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3 novembre 2016

Dello stalking al primo contatto in rubrica

(Adone ma non è lui)
Ricordati che quando cacci lo smartphone in tasca può succedere di tutto, compreso l'invio di una foto privata - e non dico altro - a un folto gruppo whatsapp tipo i genitori del calcio o quelli di scuola.
Detto questo, le attività più frequenti svolte da uno smartphone, teoricamente in standby nei vostri calzoni, sono due: foto dell'interno tasca (*) e inoltro di chiamate e/o messaggi al primo nome in rubrica.
Col vecchio telefono, dopo un paio di bonari cazziatoni da parte di Alessio, ho inserito un finto contatto AAA con un fintissimo numero 123456789 cui non inviare per errore msg o chiamate.
Col nuovo niente, anzi ho registrato il contatto di Adone, un tipo qui che gestisce un'impresa familiare di asfaltature e movimento terra.
E il buon vecchio Adone in questi anni l'ho talmente molestato con telefonate involontarie e messaggi (questo ce l'ho ancora su wa: "ma fecce versus xdcc", chissà se l'ha decifrato) che dopo un po' ha capito e ha smesso di rispondermi. Mette direttamente giù.
Va così che succede come nel noto epilogo allupallupico che quando mi serve davvero, Adone, col cavolo che riesco a parlarci.
Dovevo dare una sistemata al giardino tirando via tre metri cubi di terra o giù di lì, un gioco da ragazzi per Adone e le sue infernali macchine, ma lui prima mi ha attaccato sul viso e poi mi ha mandato direttamente in segreteria, che Adone c'ha ottant'anni e figurati se poi la riascolta la segreteria.
Così ho fatto da me e sono quasi morto.

(*) Io ci farei un museo con tutte le foto accidentali scattate nelle nostre tasche dei Jeans, non sono bellissime?


Ma alle donne succede? No perché le foto delle borse devono essere sensazionali.


2 ottobre 2015

Odio - sinfonia n. 5



odio iTunes
odio le cicche per terra
odio iTunes
odio i bolloni della coop
odio iTunes
odio le ditate sullo schermo
odio iTunes
odio il copridivano rinfrinzellato
odio iTunes
odio l'appiccicaticcio fuori dai barattoli di marmellata
odio iTunes
odio le scuse del ritardatario
odio iTunes
odio la polo dentro i calzoni
odio iTunes
odio i motorini a tre ruote
odio iTunes
odio la tramontana
odio iTunes

___________________
Odio, altre sinfonie: n. 1 - n. 2 - n. 3 - n. 4

18 giugno 2015

Birkirkara Football Club

No che non è un remake del film d'Albertone.
È una squadra di calcio che esiste davvero, di Malta.
Maglia a strisce verticali giallorosse, allenata da Giovanni Tedesco (47 presenze e 2 reti nella Fiorentina), 4 titoli maltesi in bacheca, il Birkirkara ha chiuso il campionato nazionale al terzo posto a -13 dall'Hibernians campione, vincendo la Coppa nazionale e per questo qualificandosi al primo turno preliminare di Europa League.
Ora 'sti cristi, che pare - non sto scherzando! - sian lì lì per ingaggiare Fabrizio Miccoli, Davide Moscardelli e Mauro German Camoranesi, dove sono ad allenarsi?
Sull'erbetta fresca del campo di Roccaporena, da quelle parti là dove in questa settimana è segregato figlio due.
E quindi niente sono lì, si vedono, i maltesi occupano sempre le docce al centro sportivo, insomma ci son delle interazioni tra i giovani cestisti e i calciatori isolani.
È un po' morbosamente che ho trovato sul solo sito, qualche foto degli allenamenti, poche invero, e che quindi vado a scrutare nella speranza che tra le figure di sfondo compaia qualche pargolo di mia conoscenza.
Ma pensa te come son messo.
Questo anche per dire che nella prossima Europa League, viola a parte, 'gna tifare i giallorossi: Birkirkara alè alè.

2 marzo 2015

Movimento per la liberazione del T9

 Anche se la denominazione specifica sarebbe: Movimento per la liberazione del T9, dei controlli ortografici in genere e degli errori di stampa pure.
Il movimento punta a liberarci dalle noiose rettifiche ai nostri errori di battitura o alle parole che il controllo ortografico sceglie per noi o suggerisce in prima battuta, a ragion veduta aggiungerei.
Tu considera che il T9, o chi per esso, sia pure il fottuto correttore dell'iPad o il tuo inconscio, ne sa a pacchi più di te quindi conviene accondiscendere.
E mettercisi contro non porta a nulla.
Se i tuoi amici sono stronzi ma il tuo correttore ti dice che sono arrondissement cosa ne vuoi sapere tu? Invia il tuo messaggio e lascia pure scritto brutti arrondissement, se non sono davvero così arrondissement vedrai che ci arriveranno da soli.

Ah, poi ho cambiato cellulare, non mi dice più "mottlc" al posto di notula, adesso son capace di chiedere al mio notaio una rotula. In fondo va bene anche così.

6 ottobre 2014

Il punto Gmail

Avrete sentito parlare di “How Google works” (“Come funziona Google” ed. Rizzoli Etas) dove Eric Schmidt, l’ex Ceo di Google (con Jonathan Rosenberg coautore), tra le altre cose, ci dispensa 9 consigli sulla gestione delle mail. Argomento che mi ha sempre coinvolto.
I consigli dei due soloni digitali non avevano però fatto i conti con la Linea che, per parte sua, li smonta pezzo a pezzo.

Regola 1: Rispondi velocemente. Per Eric Schmidt, “Ci sono persone su cui si può contare perché rispondono rapidamente, mentre altre no. La maggioranza delle migliori persone nonché delle più impegnate che conosciamo, agiscono velocemente e rispondono subito non solo a noi o a un gruppo ristretto di persone importanti, ma a tutti”.
Linea 1 – Non rispondere proprio. La richiesta che ti fanno, specialmente se urgente, sarà obsoleta nel giro di ore o di un giorno o due al massimo. Rispondi solo in caso di sollecito, che avviene una volta su dieci. Le altre 9 volte si saranno mossi diversamente, specialmente se era urgente.

Regola 2 - Quando scrivi un messaggio di posta elettronica, ogni parola è importante. L’obiettivo è non perdersi nella prosa e risultare chiari e cristallini. C’è un problema da esporre? È necessario definirlo con chiarezza.
Linea 2 – Una sacrosanta supercazzola ti potrà salvare il culo in più d’una occasione. Dai retta a un bischero: non disdegnare vacui paroloni e giri di parole astrusi.

Regola 3 - Fare pulizia è fondamentale. La casella di posta va tenuta pulita e ordinata, proprio come una scrivania. “Quanto tempo perdi davanti alla inbox cercando di scegliere quale mail leggere per prima? Quante volte apri e rileggi una mail che invece hai già guardato?
Linea 3 – Ricordi a 16 anni dove e come tenevi le scarpe, dove lanciavi i vestiti prima d’una doccia? L’ordine estremo è sintomo di vecchiaia, lascia che le tue mail si perdano in un archivio arruffato e adolescenziale e avrai risparmiato tutto il tempo necessario per metterle a posto. Poi, se serve, ci sarà sempre il pignolo di turno pronto a girarti copia della mail che non ritrovi.

Regola 4 - La legge del “LIFO”. LIFO è l’acronimo di “Last In, first out”, il mantra del perfetto gestore di caselle email. Iniziare dunque dalla mail in cima a tutte, quella più recente, e andare indietro una per volta, cercando di leggerle e risolverle (oltre che archiviarle) tutte. Il “LIFO” fa coppia con “OHIO” che significa “Only Hold It Once”, ovvero, ogni messaggio va visto e gestito una volta sola.
Linea 4 - Con una buona gestione dei mittenti riuscirai ad indirizzare in caselle d’archivio, o di spam meglio ancora, una bella fetta delle mail in arrivo. E se proprio non puoi rinunciare a un vezzoso acronimo spacciati per cultore dell’AIFO: All In Finally Out.

Regola 5 – Sei un router. E proprio come l’apparecchio che smista, spacchetta e instrada i dati, anche chi legge una email dovrebbe essere in grado di girare subito le informazioni in essa contenute a chi è interessato all’argomento.
Linea 5 - Quando chi ti scrive avrà imparato a conoscerti, capirà da solo che sarà meglio inserire anche altri per cc affinché il lavoro venga svolto o l’attività seguita. Al momento in cui i cc passeranno destinatari principali e tu in cc avrai vinto.

Regola 6 – Se usi il ccn chiediti perché. Mettere destinatari in “copia nascosta” significa avere qualcosa da nascondere. Dunque prima di farlo, rifletti. Sostiene Schmidt, è controproducente in una cultura professionale che deve basarsi sulla trasparenza. E questo vale anche per i messaggi email.
Linea 6 - Usa solo il copia nascosta quando mandi a decine di colleghi l’ultima barza, o la catena dell’invia questa mail ad altri 5 amici, o anche solo le renne cantanti a Natale.

Regola 7 - Vietato urlare. Se devi farlo, è meglio agire di persona, o al telefono. È troppo semplice farlo in un messaggio scritto.
Linea 7 - Quando scrivi un messaggio in maiuscolo a qualcuno che ti ha fatto innervare davvero ricorda, in fondo, di aggiungere “scusa avevo il caps lock inserito”.

Regola 8 - Mettiti sempre in condizione di seguire lo sviluppo di un compito segnalato via mail. Per non dimenticarti di un compito, rimanda a te stesso il messaggio in cui questo veniva descritto o la mail a cui rispondere.
Linea 8 - Fai capire appena puoi che non stai seguendo l’attività di cui ti chiedono e non per colpa tua. “Quale mail?”; “A me non l’hai girata” e “Ero per cc” le frasi più gettonate per uscirne. Dimenticati di un compito e il compito si dimenticherà di te.

Regola 9 - Lavora affinché le tue mail possano essere rintracciate rapidamente. Primo consiglio se c’è qualcosa di davvero importante che pensi ti servirà in futuro, rispediscilo a te stesso aggiungendovi qualche parola chiave che ti potrà essere utile quando userai il motore per ricercarla.
Linea 9 - Se proprio devi rispondere sii trasparente nelle tue mail, usa parole semplici e di uso frequente, come gestione, monitor, report, analisi operativa, tabella, file. Dopo una settimana saranno perdute per sempre come le cazzose lacrime nella fottuta pioggia. E sarai ragionevolmente salvo.

27 marzo 2013

Ics Inps Zeta

C'è la NASA e subito dopo c'è l'INPS.
Provare a ottenere il Codice Individuale del contribuente era (è?) una procedura a prova di Mossad e la riuscita del tentativo un'incognita.
Registrarsi online per ottenere i primi 6 caratteri del codice, gli altri 6 ti vengono spediti a casa in busta chiusa, protetta e assicurata. Questi ultimi sono stati scritti su un foglio con lo stuzzicadenti intinto nel succo di limone e li puoi leggere solo al buio e con la candela che illumina da dietro. Fatto? Bene, hai i tuoi 12 caratteri per il login al sito dell'INPS e la prima cosa che ti chiede appena effettui l'accesso qual è? Di segnarti il nuovo codice INPS perché te lo cambiano subito. Fate le virgolette colle dita e pronunciate tutti insieme "questioni di sicurezza".
Poi non basta, però, ti telefonano a casa e vogliono parlare con l'intestatario del codice, pure se questo ha un'invalidità del 100% e alla domanda "Sei tu davvero Tizio Caio" può rispondere, quando va bene, "Papparapà".
E così, mancando l'autenticazione vocale finale, ti bruci anche il codice già acquisito e devi ripetere la procedura dall'inizio assoldando un'anziana vicina in salute che si finga la tua mamma al momento della telefonata di verifica.
Se t'impegni, comunque, sempre che tu sia possessore e skillato fruitore di dotazioni informatiche, alla fine della fiera te lo ritrovi un buon codice individuale INPS. E qui puoi pensare che in fondo il Codice Individuale INPS è per sempre, tipo un diamante. Magari! Non appena ti ripresenti sul sito famigerato, se sei stato inattivo per più di trenta trentacinque minuti te lo fa cambiare il tuo amato codice e parte un nuovo e macchinoso iter.
Poi, se proprio ti dimentichi dell'INPS perché magari per qualche mese non hai bisogno, capace che ti chiamino loro nel mezzo della nottata e t'informino che il tuo codice è nuovamente scaduto e che tu debba rinnovarlo presentando magari l'iride del contribuente intestatario. E lì ti devi attrezzare per l'espianto, perché non t'aiuta certo nessuno.
Ma poi, mi chiedo, perché tutta 'sta sicurezza all'INPS che con una password dispositiva in banca, da 10 anni sempre la stessa, posso gestire il mio c/c o, sempre con una password, disporre pagamenti sicuri online con carta di Credito.
Chi è, mi chiedo ancora, il cazzone che vuole fregare il Codice Individuale INPS di mia mamma per poter versare in sua vece i contributi della badante? Chi è? Che mi telefonasse, glielo detto al volo il codice.

8 gennaio 2013

Alla ricerca di memo

C'è stato un periodo, Avanti Google, in cui la memoria aveva un valore.
O quantomeno un valore diverso.
Serviva a qualcosa nell'Avanti Google ricordarsi che Patrizio Oliva aveva vinto la sua medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca sconfiggendo il kazako Konakbaev o che Gilda con Ragazza del Sud aveva trionfato al Festival di Sanremo 1975. Valeva qualcosa arrovellarsi per giorni alla ricerca del nome del fottuto interprete di Lei balla sola.
Adesso no, c'è san google motore martire, che pure io l'ho fatto santo ma che, come molti santi, si presenta a noi con esempi di ardua attuazione per l'uomo della strada.
Quelle belle discussioni nei dopocena da salotto su come si chiamasse il primo marito di Julia Roberts, interprete dell'impareggiabile pasticciere di Short Cuts (America Oggi) figliato da Una cosa piccola ma buona di maestro Raymond, assumono connotazioni arcaiche. C'è sempre il ganzino che apre il piccì e cerca il nome o, peggio, quello che va in bagno a pisciare, e lì smartphoneggia fino poi a tornare dagli amici e dichiarare "M'è venuto in mente è Pinco Pallo" (1).
Lo sgami facile perché dopo 5 minuti torna a pisciare.

Addì 8 gennaio 16 d.G.

(1) - Potete arrivarci anche senza gugolare.

2 gennaio 2013

Obiettivi 2012 - consuntivo

E così questa specie di PAC-MAN per discromatopsici sintetizza il mio 2012. Ho messo un grafico, per quanto insulso, perché dice che i grafici tirano. Mah.
Vediamo il dettaglio:

1 - Arrivare al 2013 - e questo l'ho preso: vivo alla meta.

2 - Leggere almeno 24 libri - preso, anche se faticando (seguirà post).

3 - Finire la 1a stesura del "raccontone" - fallito, alla grande. Ho scritto un capitolo, faccio caà.

4 - Trombare la Cucinotta - fallito, però ho gettato le basi, la seguo su twitter e le ho mandato il link a un mio certo post (se mi dovessero arrestare per stalking spero solo non mi diano i domiciliari dalla Santanchè)

5 - Ampliare la casa di 1 vano - fatto. Mi ha ridotto sul lastrico, però fatto.

6 - Giocare almeno 48 ore di tennis - alla stragrande, obiettivo più che doppiato sulla scia dell'entusiasmo scaturito da Open e non solo.

7 - Uscire almeno 12 volte con gli amici - preso per un pelo, con la dozzina raggiunta appena prima di Natale.

8 - Cucinare almeno 24 nuove ricette - preso, anche se molto impegnativo. È l'obiettivo che mi ha dato più soddisfazione dell'anno. Mi prendo il merito dell'idea. È stato apprezzato da dolcemetà, figli, amici, parenti... insomma mangiare garba sempre. (magari seguirà un post sull'argomento)

9 - Scrivere almeno 120 nuovi post sul blog - preso, nonostante nuove energie disperse in giro su altri asocial network.

10 - Dire almeno 12 volte "ti amo" in giorni diversi, la donna va bene anche la stessa - preso.

11 - Riuscire a vedere sulla bilancia almeno una volta i 79,9 e chiudere l'anno max a 82 kg - preso, ma che stress immondo: chiudo a 81,8.


9 su 11 è un bel risultato, il migliore degli ultimi anni; mi ha stimolato senz'altro il fatto di averli resi pubblici, venire qui a raccontare il fallimento non era proprio la mia massima aspirazione.
Ho intenzione di ripetere la cosa anche per il 2013, ma mi prenderò gennaio per pensare alla scelta degli obiettivi. Una linea per quest'anno che punterà alla qualità piuttosto che alla quantità.
E l'undicesimo, quello che spariglia, ce l'ho già in testa: Zero multe!

10 dicembre 2012

Delle virgolette fatte con le dita

Non c'è riunione alla quale partecipi da un paio d'anni a questa parte in cui il relatore non citi una frase, una parola, una locuzione virgolettandola a dovere con l'arcinoto gesto di doppio piegamento di dito indice e medio di entrambe le mani.
Spesso a sproposito, senza alcuna correlazione sintattica a motivare la mimica enfatizzante. Spesso abusando di un gesto volatile che non avrebbe tale frequenza se il testo fosse scritto invece che recitato. Spesso credendosi stevejobs.
Pare che se non le usi 'ste virgolette digitali (da dito) non sei nessuno.
Devo dirlo, è una cazzata. Anzi, è proprio passato di moda, siete out con quei ditini flessi ai lati del vostro faccione.
Forse un tempo, nel Pleistocene magari, è stato fico andare in giro a vantarsi: Ehi, Grunf, oggi ho acceso (virgolette con le dita) il fuoco. Ma dopo no, la pratica s'è talmente diffusa che ha incarnato il dozzinale e il prevedibile.
Pure la badante boliviana di mia mamma si pavoneggiava non poco con l'entre comillas, in quello che a me appariva soltanto come un allarmante segno di degrado dei tempi.
Sembra che senza il corsivo, le virgolette, le sottolineature o le parentesi (io son malato di parentisi) non siamo più in grado nemmeno di scrivere, non completiamo l'opera rendendoci ridicoli nel (virgolette con le dita) parlare.
La semplicità è il marchio di chi è forte, di chi non deve ricorrere a mezzucci o a trucchi da quattro soldi e quelle virgolette mimate a chi vi ascolta ricordano tanto le opinabili colorazioni degli scarpini dei calciatori moderni laddove, spesso, si tenta di supplire alla carenza di classe con un accessorio da fighetto.

3 dicembre 2012

It's (not) the time to make a change

No, dico a Bersani.
Il difficile viene #Adesso, per dirla con il tuittero Renzi.
Il bello di queste primarie è che non dobbiamo aspettare le politiche per mettere alla prova chi si è guadagnato i nostri voti o la nostra fiducia.
In questi mesi che ci dividono dalle elezioni, quelle vere, Bersani dovrà riguadagnarsi tutti i voti conquistati alle primarie e accaparrarsene di nuovi, e lo farà, se lo farà, dando la stura al cambiamento.
L'ha sbandierato e l'ha cavalcato il cambiamento, bravo ci abbiamo creduto, adesso dimostraci che non ci abbiamo la faccia di velluto.
Il cambiamento preso ad esempio, quello per cui il candidato premier del PD ha scomodato nientepapadimeno che Giovanni XXIII, il cambiamento senza spaventare.
All'Italia ci penserai dopo, non mettiamo le macchie davanti ai giaguari, ma alla nomenclatura del PD, mio caro, ci devi pensare da subito, perché il popolo del PD te lo chiede (dove io = popolo del PD).
Fa' che non dobbiamo assistere più a spettacoli penosi come l'intervista a Rosy Bindi d'ieri sera. Mai più.
Renzi ti ha servito un assist su un vassoio d'argento, non sprecarlo calciando a lato.
Credo davvero che tu abbia il coraggio per partire con il piede giusto, altrimenti hai finito, prima di cominciare.
La battaglia di Renzi pur se a volte caciarona, in certi momenti esasperata, vissuta da alcuni come fine a se stessa, quella battaglia, va combattuta con forza e determinazione anche nel rispetto dell'onda renziana.
Non ci spaventeremo, garantito, e il tuo beato Pantheon sarà salvo.
E comunque non ho nulla contro la Bindi e D'Alema. Altrimenti l'userei.


p.s. Un altro posto parapolitico, vabbè, poi tornerà persino la fuffa.

12 novembre 2012

BEI TEMPI

Quando trovi in posta una mail da "Gigi Riva" ti può pigliare 'na certa ansia. A me sì, ecco.
E adesso sto scrivendo queste righe prima d'averla letta.
Potreste averla tutti, in effetti, bastava mandare a Gigi gli auguri di compleanno attraverso il suo sito.
Io l'ho fatto, grazie anche a Pesa, non che non mi ricordassi, che diamine, ma niente, forse serviva una spintina per realizzarla 'sta cosa, poi quest'anno, complici anche un po' tutte le storie raccontate sul blog in materia giggirriva, ecco che mi è venuto di scrivergli due righe...
Adesso però non ce la faccio più, vado ad aprire la mail, aspettatemi qui...
...
Eccomi, mi batte il cuoricione, a dirlo a voi.
Questo è ciò che gli avevo scritto io, il 7 novembre scorso:
"Auguri da un bambino degli anni ’70, uno di quelli che hai fatto sognare e che andava al campino con una maglia bianca e un numero 11 disegnato a pennarello sulla schiena."
Questo, invece, testuale e copiaincollato, il testo in risposta:
"CIAO FURIO. BEI TEMPI.GIGI"
Sì, vabbè, direte voi, sarà una risposta standard, o buttata giù dal webmaster o da chi ne cura il sito (il figlio Mauro), eppure mi piace pensare di no.
Mi piace pensare che sia stato il buon vecchio Gigi a scrivere 'ste 5 parole 5.
Intanto c'è il mio nome nel testo, anche se un buon programma avrebbe potuto recuperarlo in automatico dalla mail.
Poi perché son maiuscole ed è un po' una spia di chi non è avvezzo all'uso della comunicazione digitale da mail e da chat, un caps lock che dovrebbe rappresentare un urlo ma che non ha senso nel concepimento della frase e che, quindi, può solo essere il segnale di una scarsa dimestichezza con la netiquette (nessuno te lo chiede, Gigi, continua a fare il tuo, tranquillo, scrivi pure in cirillico se vuoi).
E poi quel mancato spazio dopo il secondo punto, quella è una prova da portare a giudizio: mai una risposta standard preconfezionata potrebbe contenere quel mancato spazio che, invece, dà proprio il senso di una cosa fatta in fretta. Precisamente sabato sera alle 19:06.
Sherlock Holmes a questo punto farebbe notare che a quell'ora sul campo di Is Arenas stava giocando il suo Cagliari, è pensabile che Gigi sminestrasse la posta mentre Cossu e compagni cercavano di abbattere il Catania? Secondo me sì, dai, magari era uno strascico di un'attività iniziata nell'intervallo (rispondere ai
cazzosi auguri dei fan residuali) e comunque la noiosità della partita è un altro punto a favore della veridicità della risposta.
Io me lo vedo Gigi, sul divano col portatile sulle ginocchia, pigiare su quei tasti con il dito giallo-nicotina.
Penserete che sono stupido, ma mi sa che dovete pigliarmi così.

Grazie Gigi


10 novembre 2012

Destra Sinistra Allegria Macarena

Essere di sinistra è per connotazione naturale essere contro.
Anche a livello di mano/piede di prioritario uso, chi preferisce servirsi dei suoi arti mancini sta nella minoranza, in un'elite, peraltro, di cui si dice un gran bene a livello intellettivo, per esempio, o anche sportivo.
E non vi ammorberò con le gesta di Leonardo da Vinci, di Gigi Riva o di John McEnroe.
Anche a livello di pensiero, essere di sinistra è sempre stato un po' contro, per quanto il significato del concetto sia molto discusso è discutibile negli ultimi anni. E Rokko Smithersons l'aveva ampiamente preconizzato.
Ad ogni buon conto, a sinistra si è alternativi per storia, alla DC, alla destra, a Berlusconi.
Ma quando l’alternativa cessa di essere il frutto di un'ispirazione alta da opporre alla stupidità, alla grettezza e alla prepotenza, quando l'alternativa diventa un dogma, una sorta di autoimposizione, un pensiero di cui si è quasi schiavi, in quel momento a sinistra ci si perde.
Quando c'è qualcosa di chiaro e definito cui opporsi la sinistra si oppone, come da suo DNA; anche se non sempre con la stessa efficacia, ma è in grado di fare da contrappeso. Quando il nemico sfuma, però, disperso nel nebbione, quando a sinistra ci si trova improvvisamente a fare l'andatura in quel gruppo che per anni ci ha visto inseguire, quando la stessa ragion d'essere dell'alternativa non è sul campo di battaglia la sinistra riesce, con un'evoluzione acrobatica, a restare alternativa, nella peggior deriva che il termine incarna: alternativa a se stessa.
Per l'uomo che si crogiola nell'illusione della minoranza che ha ragione, un fenomeno è carino, perseguibile, amabile e esemplare solo se appartiene a pochi, ma quando l'apprezzamento di molti (di troppi) lo massifica, perde d'un colpo rilevanza e nasce l'esigenza di un'ulteriore è più potente alternativa.
Finché non riusciremo a comprendere che c’è una stategia da applicare per rincorrere e inseguire e un’altra molto differente per guidare, non andremo da nessuna parte.
La parabola bertinottiana, in tal senso, è illuminante.
La sinistra è snob, irrimediabilmente.
Tutta 'sta pappardella fuori dai canoni Lineari di fuffa e brevità, per dire che sul Ground Zero della destra politica italiana di questo periodo svetta una sinistra apparentemente forte. C'è un collaudato Bersani, che però è un po' troppo classico diciamolo, fin troppo moderato e carino, ma potrebbe bastare. Eppure no, comincia a piacere a troppi e allora si punta Vendola, che è più nuovo, sarà più puro, di sicuro è più alternativo.
Ma la strada è ancora lunga perché all'orizzonte spunta Laura Puppato, massimo rispetto, bravissima persona, ma chi se la cagava fino a due mesi fa? Dove stava? Però adesso c'è, ha tutto il diritto per esserci, poi è donna, è intelligente, ed è di nicchia! E allora tutti a guardare verso la Puppato. Peccarità, va bene, che non va bene?
Finché arriverà l'ennesimo signor nessuno che farà capolino dall'angolo sinistro e, basterà che alzi la mano, sarà investito come fresca alternativa alla Puppato.
Alternativi a noi stessi. Hasta la muerte.

6 novembre 2012

Facciamo finta che me piace Re'

Sì, facciamo finta che mi piaccia Renzi, e vediamo cosa ne viene fuori.
Facciamo che tra gli oppositori i posti eran finiti e mi son seduto dalla parte dei fan di Matteino.
Intanto sono cresciuto in una famiglia contadino/operaio/partigiana delle campagne fiorentine e sono di sinistra, forse crescendo a Latina sarei stato di destra e crescendo a Mimongo un carciofo, ma tant'è, sono di sinistra e andrò a votare alle primarie di coalizione. E verserò il mio obolo, 1 o 2 euri che siano, nella speranza che non se l'inguatti qualcuno.
Alle primarie NON voterò Renzi. Però, però...
Devo confessare che Renzi esercita su di me un certo fascino e vorrei qui immedesimarmi in un suo sostenitore convinto affinché qualcuno di voi mi smonti e mi mandi a votare senza tentennamenti.
Una simulazione, io chiudo gli occhi e prendo le parti di Renzi, voi me li aprite.

È una novità. Non che il nuovo sia per forza positivo, ma conoscendo il vecchio - e purtroppo le occasioni non sono mancate ultimamente - conoscendo il vecchio, la novità, certo così negativa non può essere.
Non se la sta cavando male a Firenze, molto attento agli aspetti turistico-culturali della città, disponibile con la gente, presente.
Comunicatore abile e preparato, innovativo, trasparente.
Ha un programma vero, copiato/non copiato, è un programma concreto.
Se gli fai una domanda risponde, non con la fuffa politichese dei D'Alema, dei Fini, delle Bindi ma con argomentazioni comprensibili e senza giri di parole (ok, qui fate un po' finta anche voi).
Ha quella patina di arrogante autorità necessaria, non tanto per vincere le primarie del centrosinistra, ma per eventualmente governare dopo.
Non ha paura di raffrontarsi dialetticamente con nessuno.
Dobbiamo confrontarlo con quello che c'è in giro, non bisogna fare l'errore di pensare che si possa poi eleggere Berlinguer, el Che o Jim Morrison, chessò.
Perderà? Non vuole altri incarichi, non vuole premi di consolazione. Vi sembra poco?
Tifa Fiorentina.


Facciamo finta che... i giovani abbian sempre un'occasione - (Ombretta Colli)

p.s. sarei andato a votare alle primarie pure se ero(*) un carciofo.

(*) Aut. Min. Conc.

3 novembre 2012

Lingue e Letterature Straniere

Càpita in libreria che per darmi in tono mi soffermi nel reparto volumi in lingua straniera, inglese per lo più, e inizi a sfogliarne qualcuno. Ho provato con The Corrections di Franzen ma niente, del primo paragrafo ho compreso solo poche parole sparse e certo non il senso delle frasi.
Poi ne ho preso in mano un altro, assai accattivante a vedersi e a toccarsi (una copertina simil pergamenata), e mi supplicava di possederlo. Non so se capita anche a voi, ma io in quei luoghi sento le voci, dei libri.
Aggiungiamo che, leggendo qua e là, qualcosa capivo ed ecco che ho fatto il mio 3° acquisto di un libro in inglese della mia vita.
Il primo fu The Catcher in the Rye che presi e lessi subito dopo aver divorato la versione in italiano e che, grazie a ciò, compresi discretamente. O almeno pensai. La lettura in lingua originale, tra l'altro mi svelò che gran parte delle locuzioni "e compagnia bella" "e tutto quanto" "e via discorrendo" che tanto mi avevano affascinato nella lettura del romanzo altro non erano che una licenza, discutibile? apprezzabile?, della traduttrice Adriana Motti, in quanto, il vecchio Salinger, in chiusura a tanti periodi della storia, altro non aveva scritto che "at all".
Il secondo, acquistato a Londra quest'anno, è una raccolta di proverbi e s'intitola An apple a day, di Caroline Taggart, lo leggo a sprazzi la sera a letto, quando ho troppo sonno per concentrarmi su fasci di parole che sviluppano una trama.
Ma eccoci al terzo, è quello della foto ed è un manuale d'insulti, insulti raccolti per categoria, dalla letteratura al cinema, dalla tivù alla politica, dallo sport al lavoro, dall'amore all'odio.
Insomma, non fatevi ingannare dalle apparenze, è zeppo di materiale sfizioso, può piacere.
E poi, nel caso, potete anche solo accarezzarlo.

Un estratto:

Don't hesitate to speak your mind... you have nothing to lose.

Don't hate me because I'm beautiful... hate me because your boyfriend thinks I'm beautiful.

Of all the people I've meet... you're certainly one of them.

Some folks seems to have descended from the chimpanzee later than others.

11 settembre 2012

Apple figlio d'Apollo

Apple prenota lo special event con un discreto anticipo, e poi non si sa bene che esce fuori. Sarà iPhone5 o iPad4?
Diciamolo, con 'sti numeri ormai siamo arrivati ai livelli di Rambo e Rocky! Saranno cazzotti o smitragliate?
Stallone puntualmente metteva in cantiere la pellicola, la girava, un +1 al titolo e via andare.
Grande delusione l'evento scorso quando, al posto dell'iPhone5, quelli di Cupertino hanno rifilato ai fan sbrodolanti un iPhone4s. Manco a Sly gli era mai venuto in mente di buttare in pasto al suo pubblico un Rocky3 Special.
Vi ricordate l'epica sfida con Apollo Creed, mi son sempre chiesto ma perché Rocky s'è dovuto fare tutta la trafila con Rocky 2, poi il 3 ecc. mentre Creed ha fatto direttamente Apollo 13?
Dopo questa mi metto in punizione e in ginocchio sui ceci per 33 minuti.
Eccomi, sono tornato.
Proseguendo, mentre i primi film erano innovativi, arditi, appassionanti, poi l'interesse è andato scemando, anzi, a dirla tutta, hanno pure un po' rotto.
La regola che se ne trae è che quando il numero si fa troppo alto il prodotto non va più e diventa magari oggetto per il pubblico ludibrio.
Conviene quindi cambiare film (o nome al dispositivo) e così arrivano i Mercenari, che comunque stanno già al 2 (mi sono perso qualcosa, ma forse no).
La vera sorpresa per domani, e cosa non impossibile per Apple, sarebbe se ci scodellassero uno Steve Jobs 2.0.

5 settembre 2012

Libri che scriverò quanto prima

E che voi, o chi per voi, dovreste gentilmente acquistare.



Dimagrire mangiando come un porcellino di cinta senese

Conquistare una marea di donne senza doversi né lavare né tagliare le unghie dei piedi

Come farsi pagare testando le nuove versioni di Need for Speed, PES e Pokemon bianco e nero

Montalbano vs Augello

Guadagnare 600 euro al giorno cazzeggiando tra facebook e twitter

Cucinare for dummies

Io che volevo sposare Sylvie Vartan

Intascare la pensione della nonna morta o, in alternativa, uccidere la nonna

Non stirare più - Ultime e raffinate tecniche di stenditura panni


p.s. Si accettano prenotazioni.

13 agosto 2012

Qualcuno dovrebbe dirglielo


Forse un tempo è stata un'idea originale.
Forse un creativo sarà stato premiato per questo.
Forse l'insegna dell'esercizio commerciale avrà portato ennemila nuovi clienti, forse, ma 20 anni fa.
Adesso è finita. C'è un momento per tutto.
Se aprite uno straccio di negozio per vendere, chennesò, fiori, evitate con cura di chiamarlo Non solo begonie.
Il Non solo ha fatto il suo tempo, è obsoleto, scaduto, puzza di muffa.
Ispira giusto compassione per il fiacco tentativo di replicare un'idea che un giorno è stata - forse - vincente.
Non solo pellet, l'ultimo visto in ordine di tempo.
Esimio titolare di Non solo quelchecazzovendi, ti prego, metti allo studio il cambio della ragione sociale.
Te lo chiede La Linea: non solo post.

1 agosto 2012

So far tutto o forse niente

Io me la cavo, me la son sempre cavata un po' in tutto.
Faccio benino tante cose ma benissimo nulla, è questa la mia delizia, ma di più la mia croce.
Non ho il tocco di palla di Baggio ma so cambiare le pasticche dei freni alla macchina; non suono il piano come Bollani ma so creare un cruciverba; non canto come Mina ma sono un professionista della spesa; non fotografo come Newton ma so coltivare un prato; non servo come la Williams ma so usare un trapano; non cucino come Ramsay ma so preparare una lenza; non saprei sopravvivere mangiando schifezze come Bear Grylls ma so ascoltare le persone; non mi tuffo dalla piattaforma da 10 metri ma so cucinare i biscotti di Prato.
Alla fine cavarsela va bene, che non va bene?, però a volte quando sai fare una sola schifosissima cosa, ma la fai da dio, ecco che sei sistemato per la vita.
Pigliamo alle medie... Flavione lanciava il peso a 9 metri, il Licca saltava 1,70 in alto mentre il biondo faceva 4,80 in lungo. L'Angelotti staccava un 11 netto sui cento piani e il Martini era alto 1,90 e schiacciava di già a canestro.
Noi invece, che si era così così in tutto e non si eccelleva in niente ci buttavano sui 1.500, una gara massacrante per un ragazzetto di 12 anni che consisteva in enne giri attorno alla scuola fino al raggiungimento del chilometro e mezzo e, molto spesso, anche del coma vigile.
Anche noi, nel nostro vorticare, avevamo un idolo: il finlandese Lasse Viren.
Ma nel mezzofondo, anche tra i campioni veri, non t'ingrassavi con la fama e, mentre vincendo i 100 piani all'Olimpiade passavi alla storia ed eri conclamato l'uomo più veloce del mondo, vincevi i 5.000 e dopo tre mesi tornavi ad essere il solito signor nessuno. Uno che aveva fatto una corsetta, tutt'al più.
E allora, per assurgere al ruolo di mito, non ti bastava vincere una gara all'Olimpiade, era meglio se la bissavi. L'optimum poi era portare a casa un altro paio di medaglie d'oro all'Olimpiade successiva, come nessun altro aveva saputo fare prima (né dopo n.d.h.).
E nonostante i 4 ori nei 5.000 e 10.000 metri a Monaco e  Montreal, nonostante questo, il buon vecchio Lasse Viren non ha mai raggiunto la notorietà di un Borzov, di un Fiasconaro o di uno Stones, tanto per dirne tre.
Lasse, per entrare nella storia, dovette percorrere un giro di campo scalzo, con le scarpette in mano e dopo anche difendersi (o tentare) dalle accuse di aver omaggiato oltremodo lo sponsor, e tutto questo parecchi anni prima dell'avvento di Black Mamba.
Oggi sì che sarebbe normale, e pure dovuto, mostrare il logo, mentre meno sarebbe permesso, al buon Lasse, di avvalersi dell'allora non normata emotrasfusione.

27 luglio 2012

Una fetta di torta?



Ma sì, diamo i numeri. D'altro canto questo giro attorno al Sole la Terra l'ha compiuto davvero da quando La Linea era in fasce e allora vediamo come si è sviluppato, anche grazie a chi e a che cosa.
La maggior parte delle visite (motori di ricerca esclusi) arriva dei gentili blogroll di Ora e Qui, Sempre un po' a disagio, Sotto l'elmo di Kisciotte, Mai Maturo, La Donna Camel, Menocchio e la Sbullonata nel paese delle meraviglie.

Ma le info più succose, almeno per me, arrivano dalle parole digitate sui motori che in qualche modo, per caso o no, portano contatti alla Linea.




Pensa te, la Coca Cola! Sulla dieta avevo pochi dubbi e infatti il post era volutamente infarcito di parole note a gugol & Co., tengono botta i Cinesi e Ryanello mio. Molto amato anche l'odio, devo dire.
E beh, maialino grugnino è davvero ammirevole.

Per quanto riguarda invece le visite dall'estero (Italia padrona con 50.000 visite) stiamo a questo:


Sono in pratica tutti Paesi nei quali quest'anno è andata Giovy e quelli sono i suoi clic!
Facciamo giusto salvo il sudafrica con Claudia.

23 luglio 2012

The soccia network

Sono un paio d'anni che sto su facebook e in genere lo difendo.
Quando capita di parlarne cerco di esporre i suoi lati positivi ché qualcuno ce n'é, anche se io mi sono iscritto solamente per battere il record di Giacomo a biotronic ( - 387.210).
Ho visto filmati, inseguito link, letto storie, scambiato parole con persone che stimo, ritrovato amici d'infanzia, ho seguito le avventure dei più girelloni e, da non sottovalutare, mi presento sempre informatissimo alle cene tra parenti: sono l'unico che conosce gli ultimi passaggi amoroso-professional-vacanzieri dei miei nipoti, degli amici di mio figlio, dei miei cugini e delle zie di dolcemetà (sic).
Epperò, il famigerato The soccia network, si porta dietro risvolti di insopportabile invadenza. Un po' per colpa intrinseca sua, ma molto per l'acriticità degli iscritti, i quali si ritengono liberi di agire a cazzo solo perché schermati dall'interfaccia web. Non vi vedo, è vero, ma mi ricordo.
Tutte le richieste, gli inviti, gli aiuti per farmville et similia, le iscrizioni forzate ai gruppi... vi prego, non coinvolgetemi, fate conto che io non esista.
Prima chiedetevelo, se c'è un solo motivo perché dobbiate inchiodare il mio nome alla vostra agendina sociale. E, se c'è, non fatelo lo stesso.
Tu amico semisconosciuto e lontano, lasciami fuori dalla lista dei tuoi compleanni, ma non perché io sia uno riservato, ce l'ho scritto in chiaro quando cazzo sono nato. Se proprio vuoi, annotatelo. Ma perché mi devi rompere i coglioni con una richiesta diretta e mirata per "Il mio calendario - compleanni". Ma cosa te ne fregherà mai? Oltretutto, mi avessi mai fatto un regalo!
Lascia perdere, dice Osasco (il mio ineguagliabile muratore)... lascia perdere, davvero.
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