"... ma la vita è così, piena di selle e di sconosciuti."
Percival Everett, del quale dovremmo tutti leggere anche Ferito e Cancellazione, mi ha parecchio divertito e coinvolto con il suo pseudo-western Il paese di Dio (3,8 carver), traduzione di Marco Rossari.
Se ne volete, ecco un assaggino:
...
Ho cavalcato fino al centro del paese e sono
capitombolato sull’arida terra tutta crepe, che all’urto è sembrata anche polverosa. Nessuno è accorso in mio aiuto e ho pensato
che forse era l’afa a rallentare i corpi, ma mi ha messo tristezza
pensare che alla gente non gliene importava più un fico secco del
prossimo.
Poi, in piedi sopra di me, è apparso Terkle, il piccolo
barman dai capelli rossi, che ha detto qualcosa.
“Curt Marder, buono a nulla, scroccone, peccatore incallito,
bestemmiatore, figlio d’un cane che non sei altro, mi devi tre dollari!”, ecco cosa ha detto.
Io l’ho fissato a bocca aperta, poi mi sono guardato, impolverato e disteso lì per terra e gli ho detto:
“I banditi mi hanno bruciato la casa”.
“Tre dollari, non ti ho addebitato un centesimo d’interessi. Se c’avessi un briciolo di buonsenso, non ti farei più credito.
Nossignore”.
“Mi hanno bruciato pure il fienile”.
“E anche Petersen giù all’emporio ha qualcosina da dirti”.
“Hanno pure rapito mia moglie”.
“Stavolta non ti approfitterai della nostra carità cristiana”.
“Mi hanno fatto fuori il cane”.
“Ti hanno fatto fuori il cane?”.
“Con questa freccia qui”.
Ho alzato quello strumento di morte e gliel’ho mostrato.
“Il cane era infilzato qui, ma me lo sono
perso per strada”.
Lui s’è seduto accanto a me. “T’hanno accoppato il cane?”.
Ha
scosso la testa. “Che razza di selvaggi girano dalle nostre parti?”.
...
Era tanto tempo che non leggevo un libro in tre giorni.
Visualizzazione post con etichetta america. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta america. Mostra tutti i post
23 maggio 2019
30 gennaio 2019
Quello che ti leva la voglia di scrivere
Forse l'ho già detto, ma Don DeLillo a me, per prima cosa, prima ancora di stupirmi, appassionarmi e guadagnarsi la mia stima a vagonate, prima di tutto mi fa passare la voglia di scrivere.
Uscire da un romanzo di DeLillo e rifiutarsi financo di vergare giù la lista della spesa - tornando poi a casa coi sofficini e i bastoncini di pesce findus e pigliandosi il peggio cazziatone da dolcemetà - è un attimo.
Proprio c'hai la nausea se pigli la penna in mano o ti avvicini a una tastiera.
Tant'è vero che L'uomo che cade (4 carver pieni - trad. Matteo Colombo) l'ho terminato un mesetto fa ma mi sento di buttar giù due righe solo adesso.
E no non lo commenterò, mi limiterò a riportarne dei pezzi. Che poi non c'è nemmeno bisogno di segnarli, aprite una pagina, leggete, e trovate sempre del bello e del buono.
=========
Apter era un uomo slanciato e riccio di capelli, che sembrava progettato per dire cose spiritose ma non lo faceva mai.
=========
Per un po' Keith smise di radersi, qualunque cosa significasse.
=========
Il padre era un cattolico tradizionalista non praticante, affezionato alla messa in latino a patto di non dovervi assistere.
=========
Le carte scivolavano sulla superficie in panno verde del tavolo rotondo. Utilizzavano l'intuito e tecniche di analisi del rischio da guerra fredda.
=========
Alla settantasettesima partita di hold'em cominciò a percepire una forma di vita in tutto ciò, che non apparteneva a lui ma agli altri, una piccola alba di significato all'interno di un tunnel.
=========
...si rese conto che il bambino aveva ripreso a utilizzare soltanto monosillabi e bisillabi.
Gli disse: - Dacci un taglio.
- Eh?
- Vedi che non sei l'unico a saper parlare massimo in bisillabi?
- Eh?
- Dacci un taglio, - ripeté lui.
- Ma perché? Dici sempre che non parlo.
- È tua madre che lo dice, non io.
- E quando parlo mi dici di darci un taglio.
Stava diventando bravo, Justin, ormai tra una parola e l'altra quasi non si fermava. All'inizio era stata una forma di gioco istruttiva, ma adesso nella sua pratica era subentrato un elemento nuovo, un'ostinazione solenne, quasi rituale.
- Guarda, a me non importa. Puoi parlare nella lingua degli inuit, se vuoi. Impara l'inuit. Loro hanno un alfabeto fatto di sillabe, anziché di lettere. Puoi parlare una sillaba alla volta. Ci metterai un minuto e mezzo per dire un'unica parola lunga. Io di fretta non ne ho. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi. E fare anche delle pause lunghe tra una sillaba e l'altra. Cominceremo a mangiare carne di tricheco, e tu potrai parlare inuit.
- Non so se mi va la carne di foca.
- Ho detto tricheco, non foca.
- È lo stesso.
- Di' "tricheco".
- È lo stesso. È come la foca. Carne di foca.
Testardo come un mulo.
=========
Uscire da un romanzo di DeLillo e rifiutarsi financo di vergare giù la lista della spesa - tornando poi a casa coi sofficini e i bastoncini di pesce findus e pigliandosi il peggio cazziatone da dolcemetà - è un attimo.
Proprio c'hai la nausea se pigli la penna in mano o ti avvicini a una tastiera.
Tant'è vero che L'uomo che cade (4 carver pieni - trad. Matteo Colombo) l'ho terminato un mesetto fa ma mi sento di buttar giù due righe solo adesso.
E no non lo commenterò, mi limiterò a riportarne dei pezzi. Che poi non c'è nemmeno bisogno di segnarli, aprite una pagina, leggete, e trovate sempre del bello e del buono.
=========
Apter era un uomo slanciato e riccio di capelli, che sembrava progettato per dire cose spiritose ma non lo faceva mai.
=========
Per un po' Keith smise di radersi, qualunque cosa significasse.
=========
Il padre era un cattolico tradizionalista non praticante, affezionato alla messa in latino a patto di non dovervi assistere.
=========
Le carte scivolavano sulla superficie in panno verde del tavolo rotondo. Utilizzavano l'intuito e tecniche di analisi del rischio da guerra fredda.
=========
Alla settantasettesima partita di hold'em cominciò a percepire una forma di vita in tutto ciò, che non apparteneva a lui ma agli altri, una piccola alba di significato all'interno di un tunnel.
=========
...si rese conto che il bambino aveva ripreso a utilizzare soltanto monosillabi e bisillabi.
Gli disse: - Dacci un taglio.
- Eh?
- Vedi che non sei l'unico a saper parlare massimo in bisillabi?
- Eh?
- Dacci un taglio, - ripeté lui.
- Ma perché? Dici sempre che non parlo.
- È tua madre che lo dice, non io.
- E quando parlo mi dici di darci un taglio.
Stava diventando bravo, Justin, ormai tra una parola e l'altra quasi non si fermava. All'inizio era stata una forma di gioco istruttiva, ma adesso nella sua pratica era subentrato un elemento nuovo, un'ostinazione solenne, quasi rituale.
- Guarda, a me non importa. Puoi parlare nella lingua degli inuit, se vuoi. Impara l'inuit. Loro hanno un alfabeto fatto di sillabe, anziché di lettere. Puoi parlare una sillaba alla volta. Ci metterai un minuto e mezzo per dire un'unica parola lunga. Io di fretta non ne ho. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi. E fare anche delle pause lunghe tra una sillaba e l'altra. Cominceremo a mangiare carne di tricheco, e tu potrai parlare inuit.
- Non so se mi va la carne di foca.
- Ho detto tricheco, non foca.
- È lo stesso.
- Di' "tricheco".
- È lo stesso. È come la foca. Carne di foca.
Testardo come un mulo.
=========
8 gennaio 2018
Il Potere del Cane
Se sei in astinenza da Narcos non ti resta che buttarti su Don Winslow e su questo potente e sanguinoso romanzo (trad. G. Costigliola - 4,1 carver).
Ora un periodo di disintossicazione, poi magari attaccherò Il Cartello.
E forse questa è la cosa migliore che possiamo fare in questo mondo, pensa tra sé mentre si alza e ricomincia a innaffiare i fiori - curare il giardino e continuare a sperare che esista un Dio.
23 marzo 2017
Questo è un romanzo magnifico, signori della Corte
Ho iniziato a leggerlo quasi per caso, un po' svogliatamente, giusto perché sta nelle liste di tutti quelli che compilano le liste dei libri che non possiamo non leggere.
Questo è un libro bello come un libro quando è bello, direbbe quel gnoccone languido di Prévert.
Oh voi che non vi siete ancora presi la briga di leggerlo, preparatevi all'agone, non indugiate, sto per svelarvi il titolo: compratelo, rubatelo su una bancarella dell'usato, ghermitelo dalla libreria di vostra zia.
Oh voi che l'avete letto e dimenticato, ricercatelo, riprendetelo a mano e gustatevelo come si gusta davvero un eccellente vino, quando non si ha sete.
Oh voi che vi dilettate nella miserevole e nobile arte dello scrivere, studiatene la struttura narrativa, l'aggettivazione, le similitudini, il lessico, l'essenzialità e la ferocia, la precisione e la leggerezza e - dopo - buttate ogni vostro scritto nel cesso.
Questo è IL romanzo, signori della Corte. Questo vale un fottuto 4,9 carver e li vale tutti, e quello 0,1 di scarto dal top sta solo nella data di uscita successiva a Il Giovane Holden, mio master meter personale di tutte le graduatorie libresche.
Dentro ci sono tutti.
C'è Salinger, per l'appunto, ma c'è Stephen King, e c'è DeLillo (oh, quanto DeLillo!), c'è anche John Fante, potete scommetterci, ci sono i fratelli Grimm con la Rowling.
Dentro c'è Agatha Christie che fa all'amore con Dostoevskij.
Dentro c'è tutto.
Manco a dirlo c'è un botto di Eros e di Thanatos, c'è il mattone e la piuma, il monsone di sud-ovest e l'aria secca di Tamanrasset, c'è il lupo e c'è l'agnello, c'è l'effluvio dei fiori a primavera e la puzza di fogna in una giornata di pioggia e vento contrario, c'è una mano di carta vetrata e uno svolazzo di seta, c'è la noia e il fuoco d'artificio, c'è Lucifero con tutti i santi, c'è il ballo delle debuttanti e il liscio in piazza la sera d'estate, c'è il pane azzimo e il controfiletto alla wellington, ci sei tu e ci sono io.
C'è quello che vorresti e quello che non vorresti trovare.
C'è il fiato lungo della vita eterna e l'espressione del mortal sospiro.
C'è la perfetta asimmetria dell'arte pura.
(segue qui)
6 ottobre 2016
E quando Il Dormiglione si sveglierà saranno cazzi per tutti
La contraddizione radicale pare diventata un'arte in tutti i luoghi in tutti i laghi.
E non mi riferisco nemmeno a ipotetici pontidimessina e ai loro opportunisti fan o detrattori.
I miei figli per esempio, da neonati metterli giù in carrozzina per dormire era un momento delicato con tutto l'ambaradan delle morti bianche a incombere. Ebbene, il primo andava rigorosamente poggiato a pancia in giù e faccia leggermente girata, nel caso vomitasse, per evitare il soffocamento; ma solo 16 anni dopo le regole dettate dai pediatri e dai vari vangeli della materia tipo "Insieme" spiegavano di come fosse caldamente consigliato poggiarlo a pancia su. Misteri della nanna!
Qualche anno fa in ufficio da noi venne fuori che fare le scale era pericoloso e ancora i cartelli son lì a intimidirti.
Allora vado in ascensore, ingenuamente pensi, ma ecco la sorpresa: nell'elevatore ti trovi un bell'adesivo che ti consiglia le scale:.
Il classico can per l'aia che non abbaia e si morde la coda con la convivenza di due comportamenti auspicati ma antitetici. Va a finire che il modo più sicuro per spostarsi da un piano all'altro diventa la tuta alare.
Comunque resto in attesa del 2173 e del risveglio del dormiglione, con i dettami che usciranno dal pool dei migliori scienziati del mondo, quando scopriremo che l'olio di palma è un toccasana, che il fritto è consigliabile quelle tre quattro volte a settimana, che la verdura è puro veleno e che i pocket coffee sono diventati obbligatori per legge.
E non mi riferisco nemmeno a ipotetici pontidimessina e ai loro opportunisti fan o detrattori.
I miei figli per esempio, da neonati metterli giù in carrozzina per dormire era un momento delicato con tutto l'ambaradan delle morti bianche a incombere. Ebbene, il primo andava rigorosamente poggiato a pancia in giù e faccia leggermente girata, nel caso vomitasse, per evitare il soffocamento; ma solo 16 anni dopo le regole dettate dai pediatri e dai vari vangeli della materia tipo "Insieme" spiegavano di come fosse caldamente consigliato poggiarlo a pancia su. Misteri della nanna!
Qualche anno fa in ufficio da noi venne fuori che fare le scale era pericoloso e ancora i cartelli son lì a intimidirti.
Allora vado in ascensore, ingenuamente pensi, ma ecco la sorpresa: nell'elevatore ti trovi un bell'adesivo che ti consiglia le scale:.
Il classico can per l'aia che non abbaia e si morde la coda con la convivenza di due comportamenti auspicati ma antitetici. Va a finire che il modo più sicuro per spostarsi da un piano all'altro diventa la tuta alare.
Comunque resto in attesa del 2173 e del risveglio del dormiglione, con i dettami che usciranno dal pool dei migliori scienziati del mondo, quando scopriremo che l'olio di palma è un toccasana, che il fritto è consigliabile quelle tre quattro volte a settimana, che la verdura è puro veleno e che i pocket coffee sono diventati obbligatori per legge.
28 settembre 2016
Baggianate alla David Copperfield
![]() |
| (trad. ancora precedente) |
Se c’è una cosa che mi piace rileggere è Il Giovane Holden.
Se c’è una cosa da cui mi piace piluccare delle pagine è Il Giovane Holden.
Se c’è una cosa che da lettore odio sono le traduzioni successive all’originale.
Almeno per i romanzi che ho già letto :)
Ora, c’era bisogno di una seconda traduzione per il capolavoro di Salinger?
Per me è no.
Con tutto che Matteo Colombo è sicuramente bravissimo, chissà mai il migliore, e magari è lui il pescebanana in grado di percepire il vero senso della storia scegliendo un lessico più appropriato, forse più giovane, magari più americano, o quello che volete.
Ho letto solo un paio di pagine in libreria, ma mi sono bastate per farmi non piacere questa operazione.
Sarò conservatore, ottuso, o forse solo
Facciamo due ipotesi:
1) Adriana Motti ha tradotto il libro perfettamente
In questo caso, la persona che si trova a ritradurre un’opera così nota, deve giocoforza ricercare elementi nel linguaggio e nella costruzione delle frasi che contraddistinguano il suo lavoro da quello precedente (altrimenti non ci sarebbe proprio alcun senso, giusto?), e questa necessità porta fatalmente ad allontanarsi dal senso originario voluto, per Il Giovane, da Salinger.
2) Il lavoro di Adriana Motti è considerato migliorabile
Le frasi dell’Adriana sono comunque mattoni cementati e anche, laddove fossero state imprecise, ormai sono quelle e, per quanto mi riguarda, sono più vere del vero.
Tanto varrebbe allora fare uscire un’edizione come Il terzino nella segale o, chessò, Vita da uomo.
p.s. E alla fine? Dopo aver messo tutti i link mi è venuta una voglia matta di leggerla questa nuova versione, è strana la mente umana.
p.p.s. e comunque, se mi chiamasse Einaudi per ri-ri-ritradurre The Catcher in the rye, ve lo dico, non ce l'avrei la statura morale per dire no. E magari potrei fare una versione in fiorentino:
Se vu volehe davvero senti' questa novella, forse pe' pprima 'osa, 'gnerebbe 'he vi dicessi indò so' naho e come faceva onco la mi' infanzia e icchè facevano i' mi' babbo e la mi' mamma prima che mi partorissano, e tutte 'uelle bischerahe alla Davidde Copperfielde, ma a me un mi garbano miha queste ciance.
Per cominciare, l'è roba che la mi fa innervare, e poi a' mi' genitori gli piglierebbe un par di coccoloni per uno se ciaccolassi a sproposito sulle su' 'ose. Se la pigliano un monte a male per queste faccende, speciarmente i' mi' babbo.
Bellini, un diho di no, ma anco di morto permalosi.
(séguita...)
9 maggio 2016
Sono pienamente d'accordo a metà con Franzen
E niente, Purity mi ha un po' deluso (2,5 Carver).
Certo un po' dipenderà dall'effetto tutto qui?, e magari anche dai miei circuiti della memoria che mi rimandano insistentemente al purity auto degli anni '80, una polverina da tenere nel posacenere della 500 che t'inebriava di mela verde o che so io e che era sostanzialmente deprimente, anche se non raggiungeva le vette dell'alberello magico.
Cosa mi ha deluso? Non saprei esattamente, forse la trama, dove ho trovato alcuni passaggi ridondanti e, di contro, carenze narrative di quantità quando invece avrei voluto altre pagine da leggere.
Poi c'è la mia parte di responsabilità che si è concretizzata in una lentezza inaccettabile di lettura (ero troppo preso dal non scrivere post per la Linea). Un romanzo così è una bella donna che non puoi corteggiare per dieci minuti al giorno sperando poi pure di farci qualcosa
S'incunea persino il dubbio che la lentezza potesse essere l'effetto, più che la causa, del mancato apprezzamento del tomo.
Attenzione però, questa specie di delusione e di insoddisfazione non è assoluta, esiste solo nel paragone con altre sue opere.
Resta inalterato, in ogni caso, quello che a mio parere è il più grande pregio di Franzen: quando leggo di un suo personaggio, specialmente nelle prime pennellate descrittive di presentazione, o nei primi dialoghi, io non vedo mai un tizio inventato, vedo una persona vera, strappata al mondo reale e trasferita su carta.
Non vedo un dipinto, vedo una foto.
Di Cartier-Bresson.
Meglio di Come lui solo Manzoni.
Certo un po' dipenderà dall'effetto tutto qui?, e magari anche dai miei circuiti della memoria che mi rimandano insistentemente al purity auto degli anni '80, una polverina da tenere nel posacenere della 500 che t'inebriava di mela verde o che so io e che era sostanzialmente deprimente, anche se non raggiungeva le vette dell'alberello magico.
Cosa mi ha deluso? Non saprei esattamente, forse la trama, dove ho trovato alcuni passaggi ridondanti e, di contro, carenze narrative di quantità quando invece avrei voluto altre pagine da leggere.
Poi c'è la mia parte di responsabilità che si è concretizzata in una lentezza inaccettabile di lettura (ero troppo preso dal non scrivere post per la Linea). Un romanzo così è una bella donna che non puoi corteggiare per dieci minuti al giorno sperando poi pure di farci qualcosa
S'incunea persino il dubbio che la lentezza potesse essere l'effetto, più che la causa, del mancato apprezzamento del tomo.
Attenzione però, questa specie di delusione e di insoddisfazione non è assoluta, esiste solo nel paragone con altre sue opere.
Resta inalterato, in ogni caso, quello che a mio parere è il più grande pregio di Franzen: quando leggo di un suo personaggio, specialmente nelle prime pennellate descrittive di presentazione, o nei primi dialoghi, io non vedo mai un tizio inventato, vedo una persona vera, strappata al mondo reale e trasferita su carta.
Non vedo un dipinto, vedo una foto.
Di Cartier-Bresson.
16 marzo 2016
Di Prinz ma più di Pickup
A me quelli col pickup mi fanno un po’ paura.
È irrazionale ma è così.
Mi fanno più paura di quelli con la Prinz NSU negli anni '70.
La sensazione non è quella che mi arrivi un calcio rotante, è più infida, sottile. Saranno i telefilm americani, non so, ma ho sempre paura che il pickup si fermi davanti a me, scendano in tre o quattro, un colpo in testa e via con me svenuto nel cassone e coperto da un telone blu, grezzo e impermeabile.
E poi dopo son pronto a essere seviziato, privato dei reni, sciolto nell'acido, preso a secchiate d'acqua gelata e interrogato in un garage sotterraneo o ficcato giù attraverso un buco nel ghiaccio di un lago (troppi Fargo?).
Ergo diffido dei pickup, sto sempre all'erta e pronto a fuggire quando ne vedo uno.
L'altro giorno ce n'era uno sul mio itinerario di corsa, su una stradella boschiva, era fermo cento metri avanti a me e non potevo né scappare né evitarlo.
A un certo punto - giuro - son scesi dal lato passeggero una donna (cinese!) e dal lato guidatore un tizio sigillato in una tuta integrale bianca modello virus letale. Non so di quali rifiuti radioattivi cercassero di liberarsi, ma io ho pensato che fosse la fine (troppi Narcos?).
E invece poi.
12 settembre 2015
Williams stai Serena
| (Vinci un asciugamano) |
Poco dopo, la numero uno del mondo ha ri-esultato per una smorzata in corridoio della nostra e ho pensato che il dio del tennis (probabilmente esiste) avrebbe dovuto punirla.
Infine, a seguito di un servizio vincente, non un ace tra l'altro, l'americana sbroccava proprio esultando in maniera esagerata e dozzinale manco avesse vinto il grandeslam dei grandislam slammosi, e Robertina povera che non sapeva più che faccia fare. Lì ho pensato che il dio del tennis (esiste matematico) sarebbe intervenuto sicuramente, magari procurando un mezzo stiramento in uno dei due prosciuttoni williamseschi.
E invece non è servito nemmeno il dio (c'è) del tennis perché l'immensa Vinci, voglio sperare incazzata come una scimmia per gli inspiegabili atteggiamenti antisportivi di Serenona, ha fatto tutto da sé.
Eccola, nella foto, sotto l'asciugamano prima di andare a servire per il match. Isolata dal pubblico e dal mondo, isolata da Serena e dal campo, alle prese con i soli suoi sogni di bambina così vicini da poterli toccare. Bellissima Miss Towel.
Ed è stata disarmante e genuina quando, oltre a scusarsi con Serena per lo slam interruptus e con il pubblico USA, ha spiegato la sua complicatissima tattica: butta la palla di là, tienila in campo e corri. La semplicità paga sempre, anche nel tennis.
Parole che spero siano giunte anche all'orecchio della nostra futura top player Camila Giorgi che dovrebbe avere il coraggio e l'umiltà di rivedere, anche se solo per frangenti particolari di partita, il suo credo del picchiala sempre.
La giornata era stata magistralmente inaugurata da una Flavia Pennetta implacabile e perfetta a completamento di questa giornata tennisticamente memorabile per i colori azzurri.
E restiamo connessi perché già da stasera ci sarà da celebrare una sola delle nostre due atlete pugliesi.
Colei che uscirà sconfitta da questa storica finale.
14 dicembre 2014
Le meraviglie di Alice
Il libro - Nemico, Amico, Amante - era da anni in giro per casa, ma ne avevo letto solo il racconto omonimo. Pur apprezzandolo, la figura di Johanna è una di quelle che ti resta dentro, l'avevo abbandonato, quasi dimenticato.
Ma solo quasi, sapevo bene che l'avrei visto passare, se fossi rimasto paziente sulla riva del fiume delle mie letture.
L'interruzione facile è uno dei vantaggi che ti offre un libro di racconti, me n'ero giusto un po' approfittato.
Il romanzo racchiude nove perle luminose. A parte la già citata che dà il titolo alla raccolta, quella che davvero mi ha rivoltato cuore e stomaco è The bear came over the mountain, cinquanta pagine da divorare.
Sarà per mia mamma o sarà per quel che volete, ma mi è sembrata davvero maestosa. Delicatissima e dolorosa, al tempo stesso leggera e profondissima, un vero bijoux. Ne è stato tratto un film che ancora non ho visto, Lontano da lei, con Julie Christie, tra un po' di tempo, magari...
L'unico neo, se posso, è il narrare monotòno, con il quale la Munro sbobina le sue storie, almeno queste. Forse è una scelta editoriale, forse è un pregio, non so, il risultato per me è un sovrapporsi di sensazioni e di sfumature tra i vari racconti. Nessun cambio di registro netto capace di trasportarti da un posto all'altro e di sradicarti da una storia per scaraventarti nella successiva.
E adesso qualche ritaglio...
Ma ormai sapeva che nella vita viene il momento in cui brutto e bello svolgono più o meno la stessa funzione.
Non sembrava nemmeno una stupida, pur avendo un'espressione disarmante come quella di un vitello o di un cervo.
Poi in quel silenzio cominciò a riversarsi un ronzio, forse del traffico in lontananza, e piccoli rumori che svanivano prima ancora di essere uditi davvero.
Quando pronunciava una battuta sarcastiva volutamente provocatoria, quei denti parevano balzare in avanti come sentinelle a guardia di un palazzo, come grotteschi alabardieri.
La mia esperienza di donna in presenza di uomini, di donna che ascolta il suo uomo nell'acuta speranza che si manifesti come qualcuno di cui lei possa ragionevolmente andar fiera, apparteneva ancora al futuro.
- Io ho smesso di smettere, - disse lei, accendendo la sigaretta. - Mi sono ripromessa di smettere di smettere, punto e basta.
Cercare di entrare nei pensieri di Fiona era sempre stata un'esperienza frustrante. Poteva ridursi alla sensazione di inseguire un miraggio. Anzi, di vivere un miraggio. Entrare in confidenza con Fiona creava poi un ulteriore problema. Era come affondare i denti in un frutto di litchi. In una polpa dallo strano aroma innaturale, dal sapore e profumo vagamente chimici, per incocciare subito nel seme sproporzionato, nel nocciolo.
Gli faceva piacere aver suscitato in lei una scintilla, un'increspatura sulla superficie della personalità. Aver percepito nella cadenza interlocutoria delle sue vocali l'ombra di una preghiera.
Ma solo quasi, sapevo bene che l'avrei visto passare, se fossi rimasto paziente sulla riva del fiume delle mie letture.
L'interruzione facile è uno dei vantaggi che ti offre un libro di racconti, me n'ero giusto un po' approfittato.
Il romanzo racchiude nove perle luminose. A parte la già citata che dà il titolo alla raccolta, quella che davvero mi ha rivoltato cuore e stomaco è The bear came over the mountain, cinquanta pagine da divorare.
Sarà per mia mamma o sarà per quel che volete, ma mi è sembrata davvero maestosa. Delicatissima e dolorosa, al tempo stesso leggera e profondissima, un vero bijoux. Ne è stato tratto un film che ancora non ho visto, Lontano da lei, con Julie Christie, tra un po' di tempo, magari...
L'unico neo, se posso, è il narrare monotòno, con il quale la Munro sbobina le sue storie, almeno queste. Forse è una scelta editoriale, forse è un pregio, non so, il risultato per me è un sovrapporsi di sensazioni e di sfumature tra i vari racconti. Nessun cambio di registro netto capace di trasportarti da un posto all'altro e di sradicarti da una storia per scaraventarti nella successiva.
E adesso qualche ritaglio...
Ma ormai sapeva che nella vita viene il momento in cui brutto e bello svolgono più o meno la stessa funzione.
Non sembrava nemmeno una stupida, pur avendo un'espressione disarmante come quella di un vitello o di un cervo.
Poi in quel silenzio cominciò a riversarsi un ronzio, forse del traffico in lontananza, e piccoli rumori che svanivano prima ancora di essere uditi davvero.
Quando pronunciava una battuta sarcastiva volutamente provocatoria, quei denti parevano balzare in avanti come sentinelle a guardia di un palazzo, come grotteschi alabardieri.
La mia esperienza di donna in presenza di uomini, di donna che ascolta il suo uomo nell'acuta speranza che si manifesti come qualcuno di cui lei possa ragionevolmente andar fiera, apparteneva ancora al futuro.
- Io ho smesso di smettere, - disse lei, accendendo la sigaretta. - Mi sono ripromessa di smettere di smettere, punto e basta.
Cercare di entrare nei pensieri di Fiona era sempre stata un'esperienza frustrante. Poteva ridursi alla sensazione di inseguire un miraggio. Anzi, di vivere un miraggio. Entrare in confidenza con Fiona creava poi un ulteriore problema. Era come affondare i denti in un frutto di litchi. In una polpa dallo strano aroma innaturale, dal sapore e profumo vagamente chimici, per incocciare subito nel seme sproporzionato, nel nocciolo.
Gli faceva piacere aver suscitato in lei una scintilla, un'increspatura sulla superficie della personalità. Aver percepito nella cadenza interlocutoria delle sue vocali l'ombra di una preghiera.
25 novembre 2014
La Morte Sospesa - Touching the Void
Qui si spoilera, ve lo dico, una vera e propria pioggia di spoiler come dio, o chi per lui, la manda.
Se hai intenzione di leggere il libro ti do due consigli. Uno, inizia direttamente dalle parole di Joe Simpson saltando tutte le varie copertine, la prefazione e la premessa; secondo, smetti di leggere ADESSO questo post.
Dalla Seconda di copertina
Nel giugno 1985, due alpinisti britannici, il venticinquenne Joe Simpson e il suo compagno di cordata, Simon Yates, hanno appena raggiunto la vetta del Siula Grande (6536 metri) nelle Ande peruviane, salendo per la prima volta la parete Ovest. Colti, sulla cima, da una violenta bufera, i due scendono lungo una ripida parete innevata, ma Simpson perde un appoggio e precipita su una roccia rompendosi una gamba. Yates cerca di calarlo per seracchi di ghiaccio con laboriose manovre di corda. Nonostante il gelo e l'oscurità tutto sembra procedere fino a quando non accade l'imprevisto: la parete è interrotta da uno strapiombo sotto il quale Joe si trova appeso, inerme. Simon non riesce a issarlo e rischia di venire trascinato anche lui nel vuoto…
Mi fermo, anche se il testo prosegue, qui mi è già venuta voglia di posare il volume se sono in libreria.
L’ebook non ha la seconda di copertina, almeno quello.
Dalla Prefazione di Mirella Tenderini (aprile 2011), 4 pagine
La morte sospesa è un libro diverso che si colloca tra i libri di alpinismo soltanto perché quando Joe Simpson, già infortunato, precipitò nel vuoto atterrando miracolosamente su una cengia di neve soffice…
per poi insistere con un vero e proprio riassunto di tutta la vicenda con una dovizia di particolari inquietante.
Dall’Introduzione di Chris Bonington (1988), 2 pagine
... una delle storie di sopravvivenza più straordinarie che abbia mai letto… Dal momento in cui Joe cadendo si rompe una gamba, fino alla fine della sua solitaria odissea, quando arriva strisciando al campo base…
Ed ecco che anche l’ultima sorpresina se ne va, e la lettura del testo dell’autore ancora non è cominciata.
Poi – FINALMENTE – prende il via La Morte Sospesa di Joe Simpson, ma è tardi, in eccezione al meglio rispetto al mai.
Davvero non riesco a comprendere una scelta editoriale così decisa e così - come dire? - SBAGLIATA. È l’unico aggettivo con il quale riesco a qualificarla.
E non che presentare una storia vera debba introdurre una sorta di tolleranza allo spoiler o, peggio, auspicarla. Non è un articolo di cronaca che per esigenze giornalistiche deve essere sintetizzato già nelle poche parole usate per il titolo, qui si tratta di vendere più copie possibili di un libro, nell’interesse di Simpson e dell’editore (Corbaccio), e l’assurda zappata che si danno sui piedi ferisce fatalmente anche il lettore.
Su Repubblica del 26 ottobre scorso esce Non dirmi come va a finire, un pezzo spregiudicato ed ironico di Gabriele Romagnoli sulla questio spoiler.
SPOILER alert: al termine di questo articolo, in Brasile, una donna morirà. E quindi, che si fa: si smette di leggere perché la fine è nota? O si prosegue per scoprire che cosa c'entra una casalinga di Recife con l'anticipazione di una trama?
Cominciamo col dire che l’incipit scelto da Romagnoli è furbescamente fuorviante e tende a generare empatia per lo spoiler, però truccando le carte. Lo spoiler è tale perché anticipa qualcosa sull’oggetto di discussione (romanzo, film, o articolo di giornale in questo caso) non perché propone divinazioni più o meno scontate su fenomeni che magari si realizzeranno sì, ma in tutt’altri contesti.
Detto ciò il pezzo prosegue:
Due amici si incontrano uno ha già visto la nuova stagione di True Detective l’altro no. Cosa succederà? Ecco l’era dello spoiler. Un tempo, da Star Wars a Psycho si riusciva a proteggere il colpo di scena. Ora viviamo in una ucronia(*) collettiva. Libri, film e serie tv fluiscono in uno spazio-tempo che elude i confini, rimbalza da satelliti, cade nella rete. La fruizione non è più guidata ma libera.
...
... chi non sa che Ulisse torna a casa e fa un massacro?
Ma anche il paragone con l’Odissea non è rispettoso di un’analisi oggettiva, perché spoilerare un classico non ha e non può avere la valenza di spoilerare un film che ancora deve uscire o il finale di una serie TV.
Ci sono da fare considerazioni sui tempi anche. Si parla, ad esempio, de Il Sesto Senso e di come la produzione impose l’assoluto riserbo sulla pellicola per preservare l’effetto sorpresa allo spettatore, ma paradossalmente adesso lo spoiler su quel film è depenalizzato e se incontri qualcuno che non l’ha ancora visto sei quasi autorizzato e tenuto a spifferarglielo, a mo’ di punizione.
Romagnoli chiude con una riflessione sulla vita…
...poiché la nostra esistenza soggiace all’unico spoiler ineludibile, viviamo eludendo il quando e il come ma non il se.
Particolare anche la visione di Guia Soncini, sulla pagina accanto, che scaglia un vero e proprio attacco contro i lagnoni dello spoiler, oltre a esporre la sua teoria di ideale lettura:
L'estate della seconda media la passai a leggere tutti i romanzi di Agatha Christie. Tutti con lo stesso metodo: prima la lista dei personaggi che c'era all'inizio; poi le ultime cinque pagine, quelle in cui miss Marple o Poirot svelavano l'assassino; infine il libro dall'inizio: sapendo già chi erano i cattivi e a chi dovevo fare attenzione, potevo godermi la storia senza concentrarmi sui personaggi sbagliati.
Ma qui siamo all’eresia pura, lascio ad altri il compito di santinquisire.
In definitiva sarei davvero curioso di conoscere le motivazioni che hanno portato Corbaccio a confezionare la storia di Joe Simpson così, magari chiedo.
(*) ucronia, devo dire, è bello.
p.s. Simpson e Yates a tutt’oggi restano gli unici alpinisti ad avere scalato la parete ovest del Siula Grande.
edit p.s. avete provato a intonare Touching the void al ritmo di Pump up the volume? Secondo me funziona.
Se hai intenzione di leggere il libro ti do due consigli. Uno, inizia direttamente dalle parole di Joe Simpson saltando tutte le varie copertine, la prefazione e la premessa; secondo, smetti di leggere ADESSO questo post.
Dalla Seconda di copertina
Nel giugno 1985, due alpinisti britannici, il venticinquenne Joe Simpson e il suo compagno di cordata, Simon Yates, hanno appena raggiunto la vetta del Siula Grande (6536 metri) nelle Ande peruviane, salendo per la prima volta la parete Ovest. Colti, sulla cima, da una violenta bufera, i due scendono lungo una ripida parete innevata, ma Simpson perde un appoggio e precipita su una roccia rompendosi una gamba. Yates cerca di calarlo per seracchi di ghiaccio con laboriose manovre di corda. Nonostante il gelo e l'oscurità tutto sembra procedere fino a quando non accade l'imprevisto: la parete è interrotta da uno strapiombo sotto il quale Joe si trova appeso, inerme. Simon non riesce a issarlo e rischia di venire trascinato anche lui nel vuoto…
Mi fermo, anche se il testo prosegue, qui mi è già venuta voglia di posare il volume se sono in libreria.
L’ebook non ha la seconda di copertina, almeno quello.
Dalla Prefazione di Mirella Tenderini (aprile 2011), 4 pagine
La morte sospesa è un libro diverso che si colloca tra i libri di alpinismo soltanto perché quando Joe Simpson, già infortunato, precipitò nel vuoto atterrando miracolosamente su una cengia di neve soffice…
per poi insistere con un vero e proprio riassunto di tutta la vicenda con una dovizia di particolari inquietante.
Dall’Introduzione di Chris Bonington (1988), 2 pagine
... una delle storie di sopravvivenza più straordinarie che abbia mai letto… Dal momento in cui Joe cadendo si rompe una gamba, fino alla fine della sua solitaria odissea, quando arriva strisciando al campo base…
Ed ecco che anche l’ultima sorpresina se ne va, e la lettura del testo dell’autore ancora non è cominciata.
Poi – FINALMENTE – prende il via La Morte Sospesa di Joe Simpson, ma è tardi, in eccezione al meglio rispetto al mai.
Davvero non riesco a comprendere una scelta editoriale così decisa e così - come dire? - SBAGLIATA. È l’unico aggettivo con il quale riesco a qualificarla.
E non che presentare una storia vera debba introdurre una sorta di tolleranza allo spoiler o, peggio, auspicarla. Non è un articolo di cronaca che per esigenze giornalistiche deve essere sintetizzato già nelle poche parole usate per il titolo, qui si tratta di vendere più copie possibili di un libro, nell’interesse di Simpson e dell’editore (Corbaccio), e l’assurda zappata che si danno sui piedi ferisce fatalmente anche il lettore.
Su Repubblica del 26 ottobre scorso esce Non dirmi come va a finire, un pezzo spregiudicato ed ironico di Gabriele Romagnoli sulla questio spoiler.
SPOILER alert: al termine di questo articolo, in Brasile, una donna morirà. E quindi, che si fa: si smette di leggere perché la fine è nota? O si prosegue per scoprire che cosa c'entra una casalinga di Recife con l'anticipazione di una trama?
Cominciamo col dire che l’incipit scelto da Romagnoli è furbescamente fuorviante e tende a generare empatia per lo spoiler, però truccando le carte. Lo spoiler è tale perché anticipa qualcosa sull’oggetto di discussione (romanzo, film, o articolo di giornale in questo caso) non perché propone divinazioni più o meno scontate su fenomeni che magari si realizzeranno sì, ma in tutt’altri contesti.
Detto ciò il pezzo prosegue:
Due amici si incontrano uno ha già visto la nuova stagione di True Detective l’altro no. Cosa succederà? Ecco l’era dello spoiler. Un tempo, da Star Wars a Psycho si riusciva a proteggere il colpo di scena. Ora viviamo in una ucronia(*) collettiva. Libri, film e serie tv fluiscono in uno spazio-tempo che elude i confini, rimbalza da satelliti, cade nella rete. La fruizione non è più guidata ma libera.
...
... chi non sa che Ulisse torna a casa e fa un massacro?
Ma anche il paragone con l’Odissea non è rispettoso di un’analisi oggettiva, perché spoilerare un classico non ha e non può avere la valenza di spoilerare un film che ancora deve uscire o il finale di una serie TV.
Ci sono da fare considerazioni sui tempi anche. Si parla, ad esempio, de Il Sesto Senso e di come la produzione impose l’assoluto riserbo sulla pellicola per preservare l’effetto sorpresa allo spettatore, ma paradossalmente adesso lo spoiler su quel film è depenalizzato e se incontri qualcuno che non l’ha ancora visto sei quasi autorizzato e tenuto a spifferarglielo, a mo’ di punizione.
Romagnoli chiude con una riflessione sulla vita…
...poiché la nostra esistenza soggiace all’unico spoiler ineludibile, viviamo eludendo il quando e il come ma non il se.
Particolare anche la visione di Guia Soncini, sulla pagina accanto, che scaglia un vero e proprio attacco contro i lagnoni dello spoiler, oltre a esporre la sua teoria di ideale lettura:
L'estate della seconda media la passai a leggere tutti i romanzi di Agatha Christie. Tutti con lo stesso metodo: prima la lista dei personaggi che c'era all'inizio; poi le ultime cinque pagine, quelle in cui miss Marple o Poirot svelavano l'assassino; infine il libro dall'inizio: sapendo già chi erano i cattivi e a chi dovevo fare attenzione, potevo godermi la storia senza concentrarmi sui personaggi sbagliati.
Ma qui siamo all’eresia pura, lascio ad altri il compito di santinquisire.
In definitiva sarei davvero curioso di conoscere le motivazioni che hanno portato Corbaccio a confezionare la storia di Joe Simpson così, magari chiedo.
(*) ucronia, devo dire, è bello.
p.s. Simpson e Yates a tutt’oggi restano gli unici alpinisti ad avere scalato la parete ovest del Siula Grande.
edit p.s. avete provato a intonare Touching the void al ritmo di Pump up the volume? Secondo me funziona.
16 novembre 2014
Interstellar Sì Interstellar No
Cinque più cinque considerazioni personali, essenzialmente spoiler free, sull'ultima opera cinematografica di Christopher Nolan.
C'è Matthew McQuelcheè, e in questo momento il ragazzo è in grado di reggere sulle sue sole spalle qualsiasi boiata (non che Interstellar lo sia);
Ha una fotografia poderosa sia sulla Terra che nello Spazio;
La parte parascientifica è sviluppata supercazzolisticamente bene. Se ti accontenti della superficie o anche di non comprendere proprio tutto, per volontà o per manifesta ignoranza, direi che il grado di soddisfazione supera la sufficienza;
L'Amore, ecco è forse la blabblata sull'amore, la stilla d'inchiostro che potrebbe rimanere tatuata sulla mia pelle di fruitore di cine;
Ci recitano attori - parlo di quelli non di primissimo piano, in particolare Jessica Chastain, la splendida crista di Zero Dark Thirty, e John Lithgow - in grado di fornire un'elevata illuminazione anche nel planetario che gira attorno al Sole Matthew.
La trama, lasciatemelo dire, è trita. Non pervenuto il germe dell'originalità. Dispiace perché su una tematica così spaziosa e da un progetto così ambizioso, ci si poteva aspettare qualcosa che lasciasse il segno, un'idea, un dialogo, una scena;
Si chiacchiera troppo, troppe spiegazioni, controspiegazioni e dialoghi creati ad arte per lo spettatore, ma che in un'ipotetica realtà reale non avrebbero avuto luogo o, almeno, non in termini così didascalici;
C'è Matt Damon che da DiCaprio ma bravo si è infilato giù per un warmhole involutivo che ci vorrà Tarantino per cavarlo fuori da lì (poi a me non piace manco la Hathaway, ma dev'essere un problema mio);
La commozione di certi passi del film io non l'ho percepita. C'è un gran dispendio di esplicitazioni sentimentali che restano intrappolate nella pellicola senza riuscire a penetrare lo spettatore. Ed è il contrario che sarebbe auspicabile;
Solo un capolavoro (non che Interstellar lo sia) dovrebbe potersi arrogare la licenza di durare 169 minuti.
14 settembre 2014
La Libertà è una rottura di palle
![]() |
| (dendroica cerulea) |
Con la storia, con la scelta delle parole, con l'uso d'immagini e metafore, con la costruzione narrativa forse, o anche senza forse, altri sono migliori di lui, ma se c'è da scavare non lo batte nessuno.
Scava dentro alla persona e quindi butta tutto nel tritacarne, poi scava la terra attorno e la setaccia col vaglio fine, piglia un granello e te lo lavora finché a te, lettore, non sembrerà un masso, un monte, una cordigliera.
La trama di questo romanzo si può sintetizzare in venti parole ed è di una banalità assoluta, ma nonostante questo, e forse proprio per questo, si tratta di un capolavoro (4,7 carver).
Per quanto mi riguarda, non mi sentivo così rimestato dai tempi di Espiazione.
Ho viaggiato nell'anima dei personaggi in questa settimana in cui il libro è stato il mio più lieto assillo.
Certo, Franzen non s'è ammazzato, e questo lo mette in una scomoda condizione di svantaggio rispetto all'amico DFW, ormai idolo di indiscussa tendenza del lettore cool dell'attuale frangente temporale, condizione che peraltro potrebbe permanere anche a parità di rapporto con l'esistenza (entrambi vivi/entrambi morti suicidi), ma non per questo, a Libertà, è da applicare una manica troppo stretta nella valutazione, non perché l'autore sia ancora colpevolmente vivo, intendo.
Mi sento di dire che, anche alla luce de Le Correzioni - certo non dimenticato e in generale più noto e apprezzato - quello che Franzen tira fuori dalla normalità dei soggetti umani e dalle loro normali vite, è inarrivabile. Almeno per l'universo, peraltro micro, degli autori che ho leggiucchiato io.
L'ho letto cartaceo (e la carta era inodore, ve lo dico), quindi apprezzate il fatto che quanto sotto è stato da me meticolosamente trascritto e non è frutto dell'agevole copincolla dai ritagli del kindle (in effetti i brani più lunghi non li ho messi, leggétevi il libro).
E Walter, insistendo così appassionatamente nel definirla interessante, si rendeva a sua volta interessante agli occhi di Patty.
(questa l'ho messa perché mi ricordava qualcosa)
Morire presto aiuta, se si vuole un grande funerale.
Patty era occupata con i bambini e con i suoi tentativi di persuadere Molly a pronunciare qualche polisillabo.
...il risentimento che si prova quando la nostra band sconosciuta finisce di colpo nelle playlist di tutti...
Proprio come la fondamentale uniformità dei corpi femminili non ne precludeva l'infinita varietà.
Jessica era in fondo alla lista di persone che Joey avrebbe chiamato nel momento del bisogno. Forse, se fosse stato solo al mondo, in una prigione della Corea del Nord, e desideroso di ascoltare una severa ramanzina: forse in quel caso l'avrebbe chiamata.
La libertà è una rottura di palle.
...psicoanalizzando in modo ossessivo i guidatori che non mettevano la freccia (quasi sempre uomini piuttosto giovani, per i quali l'uso dei lampeggiatori doveva costituire un affronto a una mascolinità già seriamente compromessa a giudicare dal gigantismo compensatorio dei loro pick-up e suv)...
- Secondo me quando una persona è sposata bisognerebbe lasciarla in pace, no? Una persona sposata non si tocca. Giusto?
- In teoria sì, ma la vita diventa complicata, con il passare degli anni.
Esiste una specie di felicità nell'infelicità, dopotutto, se si tratta dell'infelicità giusta.
15 agosto 2014
We are the Underworld
Quando ti piglia la malsana voglia di scrivere lèggiti un libro a caso, tipo questo, e vedrai che ti passa subito.
Se il sintomo persiste consultare un medico.
Underworld - Don DeLillo - (trad. Delfina Vezzoli)
Voto: 4,4 Carver
(Il contenuto che segue non è spoiler free, ma quasi)
==========
È solo un ragazzo che corre, una figura indistinta di ragazzo di strada, ma come la corsa svela alcune chiavi dell’esistenza, come il corridore si spoglia alla coscienza, cosí il ragazzo dalla pelle scura sembra aprirsi al mondo, cosí la scarica di adrenalina di una dozzina di falcate lo rende eloquente.
==========
– È questo che conta nel baseball. Fare quello che si è sempre fatto prima. È questo il collegamento che si crea. È una lunga trafila. Un uomo porta il figlio alla partita e trent’anni dopo è di questo che parlano, quando il vecchio babbeo sta tirando le cuoia in ospedale.
==========
...con una strana piega della bocca, la bocca un po’ storta che la faceva sembrare distaccata da quello che diceva.
==========
Aveva un’aria famosa e speciale, famosa persino ai suoi stessi occhi, famosa anche da sola in cucina a prepararsi un’insalata.
==========
– Anni fa passavo un sacco di tempo sulla costa del Maine.
==========
La lasciai parlare. E piú ascoltavo, trovandola sempre meno appetibile, piú volevo infilarmi nelle sue mutandine, per motivi che nessuno al mondo riesce a capire. (...) Ma non dissi neanche una parola. In cuor mio volevo convincerla a passare la notte nella mia stanza, o metà della notte, o un’ora e dieci minuti.
==========
A volte mi capita di vedere qualcosa di cosí emozionante che so di non dovermi attardare. Guardalo e vai. Se rimani troppo a lungo, esaurisci l’impatto indescrivibile. Amalo, credici e vattene.
==========
...ed eccola lí, lei, incinta che di piú non si poteva.
==========
Anche il pane migliore, diceva, se lo tagli fine, non vale niente.
==========
Ivie entra in cucina e non lo guarda. Ha un modo di non guardarlo che dovrebbe essere studiato dalla scienza. Tanto è brava a farlo, a passare in rassegna tutta la stanza con lo sguardo, riuscendo però a mancare lui, completamente – è una cosa su cui dovrebbero fare ricerche scientifiche a uso militare.
(questa è la mia preferita - ndh)
==========
Marian pensò che da piccolo doveva avere avuto un coniglio come animale domestico, ma non avrebbe saputo dire perché.
==========
Le mancavano piú che mai sua madre e suo padre, ed erano morti da nove e sei anni, e adesso erano forze piú potenti, cosí profondamente presenti nella sua vita che capiva perfettamente come mai la gente vedesse i fantasmi e parlasse con i morti.
==========
Marvin ci vedeva il primo segno del collasso totale del sistema sovietico. Stampato sulla fronte di Gorby. La pianta della Lettonia.
==========
La donna ha una memoria instabile. Mi distraggo un attimo e lei si mette a parlare d’altro. Questa qui ha un cromosoma speciale per cambiare argomento.
(beh, anche questa!)
==========
Comprò, per dopo, per sua figlia, le focacce alla cipolla, che erano una cosa da mangiare, ma anche una città, una religione e una guerra.
==========
E proprio mentre si produceva nella solita routine, recitando le vecchie battute di effetto sicuro, vide quello che gli sarebbe capitato. Clarice avrebbe dovuto noleggiare un letto d’ospedale per l’appartamento, con le sponde alte per impedirgli di cadere. Sarebbero arrivati estranei a lavargli i genitali, emigrati dai paesi del canale televisivo dei viaggi, gente che aveva una sua vita di cui lui non riusciva a immaginare un solo minuto.
==========
Si strinsero la mano scambiandosi il sorriso ironico di due avversari che non possono massacrarsi di botte solo perché il contesto non lo permette.
==========
Le era toccato l’italiano senza famiglia, il ragazzo che era arrivato all’improvviso, come un’ombra staccata dal muro.
==========
Si sentiva se stessa, con Brian, qualunque cosa volesse dire. Sapeva cosa voleva dire. Meno costretta dentro la proiezione di un altro, dentro la sua egocentrica volontà di plasmare la vita.
==========
Richard abbozzò un sorriso, tentò di buttarla sul ridere. Sentí la stupidità della propria espressione, come se una piega della bocca potesse trasformare il mondo esterno.
==========
...il sesso è l’unico segreto che si avvicini a uno stato di esaltazione condivisibile, condiviso da due persone, piú o meno senza parole e in parti piú o meno uguali, e questo lo rende potente e misterioso, e soprattutto degno di essere protetto.
==========
Il sesso è qualcosa che puoi avere. Per alcune persone, per la maggior parte delle persone, è la cosa piú importante che possono avere senza essere nati ricchi o intelligenti e senza dover rubare.
==========
Era un uomo intelligente, con una faccia che avrebbe potuto essere gradevole se non fosse sembrata senza età, il che sconcertava Marvin, perché in genere si preferisce sapere quanti anni ha la persona con cui si parla.
==========
Tommy fece un sorriso cosí fugace e impercettibile che avrebbe potuto essere impresso solo su una pellicola sviluppata dalla Nasa.
==========
Scivolarono leggeri sulla pista, ondeggiarono e accennarono un caschè – non lo fecero veramente, si limitarono a una pausa, a una dichiarazione formale che a quel punto poteva intervenire qualcosa come un caschè.
(e di questa ne vogliamo parlare?)
==========
L’unica cosa in vista è un cane di quelli pronti a squagliarsela, un cane che ha preso tanti di quei calci da scambiarli per coccole.
==========
Un uomo siede al volante. Vede arrivare Manx e tira su il finestrino, un bianco con un’espressione tipo non sono pronto a morire.
==========
– Nomini sempre persone che non conosco e di cui non ho mai sentito parlare, – disse Miles, – e insisti a nominarle in modo da farmi credere che dovrei sapere chi sono mentre in realtà non ne ho la piú pallida idea.
==========
– Acey mi ha detto che è andata a una festa e ha chiesto a un uomo, Cosa vogliono veramente gli uomini dalle donne?, e lui le ha risposto, Pompini, e lei gli ha detto, Ma quelli ve li potete fare anche tra di voi.
==========
...poi gli aerei scomparivano, ma non erano i velivoli a turbarlo ed emozionarlo, bensí la scia e l’onda sonora che si lasciavano dietro, e l’eco che rimbalzava dalle montagne, come se stessero facendo saltare una cucitura del mondo.
==========
Miles conosceva Ejzenštejn a menadito. Lo conosceva piú di quanto non fosse umanamente salutare.
==========
Avrebbe voluto che lei si sentisse responsabile, e colpevole, per averlo indotto a cambiare vita. Gli avrebbe dato un bel vantaggio negli anni a venire.
==========
Era la fine del mondo in tripla copia.
==========
Ti porti a casa Raytheon e la convinci che il mondo intero sta per saltare in aria e, neanche a dirlo, la cosa funziona, tanto che nel giro di pochi minuti è lí nuda nel tuo soggiorno, tutta ovali e linee curve, come il metodo calligrafico Palmer, e talmente bionda che potrebbe essere radioattiva.
==========
Bronzini si avvicinò a George e gli si piazzò accanto, e i due uomini rimasero lí senza parlare per un lungo momento, uniti da una strana solidarietà, come quella che potrebbero condividere due estranei guardando una casa bruciare.
==========
È incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo.
(eh, vabbè...)
==========
Quando non riesci proprio a immaginare di farcela a superare il segno a matita tracciato da tua madre sul muro della cucina per marcare la tua crescita.
==========
Se il sintomo persiste consultare un medico.
Underworld - Don DeLillo - (trad. Delfina Vezzoli)
Voto: 4,4 Carver
(Il contenuto che segue non è spoiler free, ma quasi)
==========
È solo un ragazzo che corre, una figura indistinta di ragazzo di strada, ma come la corsa svela alcune chiavi dell’esistenza, come il corridore si spoglia alla coscienza, cosí il ragazzo dalla pelle scura sembra aprirsi al mondo, cosí la scarica di adrenalina di una dozzina di falcate lo rende eloquente.
==========
– È questo che conta nel baseball. Fare quello che si è sempre fatto prima. È questo il collegamento che si crea. È una lunga trafila. Un uomo porta il figlio alla partita e trent’anni dopo è di questo che parlano, quando il vecchio babbeo sta tirando le cuoia in ospedale.
==========
...con una strana piega della bocca, la bocca un po’ storta che la faceva sembrare distaccata da quello che diceva.
==========
Aveva un’aria famosa e speciale, famosa persino ai suoi stessi occhi, famosa anche da sola in cucina a prepararsi un’insalata.
==========
– Anni fa passavo un sacco di tempo sulla costa del Maine.
==========
La lasciai parlare. E piú ascoltavo, trovandola sempre meno appetibile, piú volevo infilarmi nelle sue mutandine, per motivi che nessuno al mondo riesce a capire. (...) Ma non dissi neanche una parola. In cuor mio volevo convincerla a passare la notte nella mia stanza, o metà della notte, o un’ora e dieci minuti.
==========
A volte mi capita di vedere qualcosa di cosí emozionante che so di non dovermi attardare. Guardalo e vai. Se rimani troppo a lungo, esaurisci l’impatto indescrivibile. Amalo, credici e vattene.
==========
...ed eccola lí, lei, incinta che di piú non si poteva.
==========
Anche il pane migliore, diceva, se lo tagli fine, non vale niente.
==========
Ivie entra in cucina e non lo guarda. Ha un modo di non guardarlo che dovrebbe essere studiato dalla scienza. Tanto è brava a farlo, a passare in rassegna tutta la stanza con lo sguardo, riuscendo però a mancare lui, completamente – è una cosa su cui dovrebbero fare ricerche scientifiche a uso militare.
(questa è la mia preferita - ndh)
==========
Marian pensò che da piccolo doveva avere avuto un coniglio come animale domestico, ma non avrebbe saputo dire perché.
==========
Le mancavano piú che mai sua madre e suo padre, ed erano morti da nove e sei anni, e adesso erano forze piú potenti, cosí profondamente presenti nella sua vita che capiva perfettamente come mai la gente vedesse i fantasmi e parlasse con i morti.
==========
Marvin ci vedeva il primo segno del collasso totale del sistema sovietico. Stampato sulla fronte di Gorby. La pianta della Lettonia.
==========
La donna ha una memoria instabile. Mi distraggo un attimo e lei si mette a parlare d’altro. Questa qui ha un cromosoma speciale per cambiare argomento.
(beh, anche questa!)
==========
Comprò, per dopo, per sua figlia, le focacce alla cipolla, che erano una cosa da mangiare, ma anche una città, una religione e una guerra.
==========
E proprio mentre si produceva nella solita routine, recitando le vecchie battute di effetto sicuro, vide quello che gli sarebbe capitato. Clarice avrebbe dovuto noleggiare un letto d’ospedale per l’appartamento, con le sponde alte per impedirgli di cadere. Sarebbero arrivati estranei a lavargli i genitali, emigrati dai paesi del canale televisivo dei viaggi, gente che aveva una sua vita di cui lui non riusciva a immaginare un solo minuto.
==========
Si strinsero la mano scambiandosi il sorriso ironico di due avversari che non possono massacrarsi di botte solo perché il contesto non lo permette.
==========
Le era toccato l’italiano senza famiglia, il ragazzo che era arrivato all’improvviso, come un’ombra staccata dal muro.
==========
Si sentiva se stessa, con Brian, qualunque cosa volesse dire. Sapeva cosa voleva dire. Meno costretta dentro la proiezione di un altro, dentro la sua egocentrica volontà di plasmare la vita.
==========
Richard abbozzò un sorriso, tentò di buttarla sul ridere. Sentí la stupidità della propria espressione, come se una piega della bocca potesse trasformare il mondo esterno.
==========
...il sesso è l’unico segreto che si avvicini a uno stato di esaltazione condivisibile, condiviso da due persone, piú o meno senza parole e in parti piú o meno uguali, e questo lo rende potente e misterioso, e soprattutto degno di essere protetto.
==========
Il sesso è qualcosa che puoi avere. Per alcune persone, per la maggior parte delle persone, è la cosa piú importante che possono avere senza essere nati ricchi o intelligenti e senza dover rubare.
==========
Era un uomo intelligente, con una faccia che avrebbe potuto essere gradevole se non fosse sembrata senza età, il che sconcertava Marvin, perché in genere si preferisce sapere quanti anni ha la persona con cui si parla.
==========
Tommy fece un sorriso cosí fugace e impercettibile che avrebbe potuto essere impresso solo su una pellicola sviluppata dalla Nasa.
==========
Scivolarono leggeri sulla pista, ondeggiarono e accennarono un caschè – non lo fecero veramente, si limitarono a una pausa, a una dichiarazione formale che a quel punto poteva intervenire qualcosa come un caschè.
(e di questa ne vogliamo parlare?)
==========
L’unica cosa in vista è un cane di quelli pronti a squagliarsela, un cane che ha preso tanti di quei calci da scambiarli per coccole.
==========
Un uomo siede al volante. Vede arrivare Manx e tira su il finestrino, un bianco con un’espressione tipo non sono pronto a morire.
==========
– Nomini sempre persone che non conosco e di cui non ho mai sentito parlare, – disse Miles, – e insisti a nominarle in modo da farmi credere che dovrei sapere chi sono mentre in realtà non ne ho la piú pallida idea.
==========
– Acey mi ha detto che è andata a una festa e ha chiesto a un uomo, Cosa vogliono veramente gli uomini dalle donne?, e lui le ha risposto, Pompini, e lei gli ha detto, Ma quelli ve li potete fare anche tra di voi.
==========
...poi gli aerei scomparivano, ma non erano i velivoli a turbarlo ed emozionarlo, bensí la scia e l’onda sonora che si lasciavano dietro, e l’eco che rimbalzava dalle montagne, come se stessero facendo saltare una cucitura del mondo.
==========
Miles conosceva Ejzenštejn a menadito. Lo conosceva piú di quanto non fosse umanamente salutare.
==========
Avrebbe voluto che lei si sentisse responsabile, e colpevole, per averlo indotto a cambiare vita. Gli avrebbe dato un bel vantaggio negli anni a venire.
==========
Era la fine del mondo in tripla copia.
==========
Ti porti a casa Raytheon e la convinci che il mondo intero sta per saltare in aria e, neanche a dirlo, la cosa funziona, tanto che nel giro di pochi minuti è lí nuda nel tuo soggiorno, tutta ovali e linee curve, come il metodo calligrafico Palmer, e talmente bionda che potrebbe essere radioattiva.
==========
Bronzini si avvicinò a George e gli si piazzò accanto, e i due uomini rimasero lí senza parlare per un lungo momento, uniti da una strana solidarietà, come quella che potrebbero condividere due estranei guardando una casa bruciare.
==========
È incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo.
(eh, vabbè...)
==========
Quando non riesci proprio a immaginare di farcela a superare il segno a matita tracciato da tua madre sul muro della cucina per marcare la tua crescita.
==========
24 gennaio 2014
Breaking Bad
Prima parte [SPOILER FREE]
Non sono un cultore delle serie in genere, specialmente di quelle (come questa) che sviluppano una trama unica attraverso più episodi e più anni; preferisco ciucciarmi un episodio al volo, quando capita, dove c’è un senso finito anche singolarmente.
Qui no, te le devi guardare tutte e devi cominciare dal primo anno.
Anche se la declinazione del verbo dovere nella frase precedente è impropria, è più corretto dire ti devi guardare il primo episodio e poi ti vuoi guardare tutti gli altri.
Perché funziona così, è una serie PCD (*) e quando finisce, perché con la quinta stagione finisce, ti lascia inebetito davanti allo schermo in attesa di qualcosa che non sarà più.
L’unica altra volta che ho provato una sensazione simile è stato quando hanno chiuso Happy Days, ecco lì volevo davvero promuovere una sorta di sciopero o di marcia di protesta, non ricordo, ma non mi riuscì nemmeno di mettere insieme quattro amici per un comitato promotore ristretto.
Già con Friends mi sono fatto una ragione più alla svelta.
Il consiglio veniva da figlio grande e, considerando la musica alla quale ha cercato di introdurmi negli anni scorsi, poteva andare bene ma anche meno, ecco, ma visto che provare non costava niente l’abbiamo fatto.
In fondo avevamo a disposizione i tre elementi necessari: una connessione decente, un divano comodo e una gatta ciascuno da coccolare.
Bon, se siete convinti di portare avanti le vostre esistenze senza nemmeno conoscere Walter White e Jesse Pinkman, fatelo, ma sarebbe un po’ come morire senza aver letto un Diabolik, senza aver fatto un bagno in Sardegna o senza aver mangiato della focaccia di Recco.
Gli elementi nuovi che hanno caratterizzato la mia vita nel 2013 sono questi: Infinite Jest, la corsa, Ruzzle e Breaking Bad.
Degli altri avevo già detto, mancava giusto un accenno ad Heisenberg.
________________________________________________
Seconda Parte - The traffic lights [SPOILER]
(*) Può Causare Dipendenza
p.s. si prega di segnalare i commenti quando sono [SPOILER]
Non sono un cultore delle serie in genere, specialmente di quelle (come questa) che sviluppano una trama unica attraverso più episodi e più anni; preferisco ciucciarmi un episodio al volo, quando capita, dove c’è un senso finito anche singolarmente.
Qui no, te le devi guardare tutte e devi cominciare dal primo anno.
Anche se la declinazione del verbo dovere nella frase precedente è impropria, è più corretto dire ti devi guardare il primo episodio e poi ti vuoi guardare tutti gli altri.
Perché funziona così, è una serie PCD (*) e quando finisce, perché con la quinta stagione finisce, ti lascia inebetito davanti allo schermo in attesa di qualcosa che non sarà più.
L’unica altra volta che ho provato una sensazione simile è stato quando hanno chiuso Happy Days, ecco lì volevo davvero promuovere una sorta di sciopero o di marcia di protesta, non ricordo, ma non mi riuscì nemmeno di mettere insieme quattro amici per un comitato promotore ristretto.
Già con Friends mi sono fatto una ragione più alla svelta.
Il consiglio veniva da figlio grande e, considerando la musica alla quale ha cercato di introdurmi negli anni scorsi, poteva andare bene ma anche meno, ecco, ma visto che provare non costava niente l’abbiamo fatto.
In fondo avevamo a disposizione i tre elementi necessari: una connessione decente, un divano comodo e una gatta ciascuno da coccolare.
Bon, se siete convinti di portare avanti le vostre esistenze senza nemmeno conoscere Walter White e Jesse Pinkman, fatelo, ma sarebbe un po’ come morire senza aver letto un Diabolik, senza aver fatto un bagno in Sardegna o senza aver mangiato della focaccia di Recco.
Gli elementi nuovi che hanno caratterizzato la mia vita nel 2013 sono questi: Infinite Jest, la corsa, Ruzzle e Breaking Bad.
Degli altri avevo già detto, mancava giusto un accenno ad Heisenberg.
________________________________________________
Seconda Parte - The traffic lights [SPOILER]
- Il fatto che NON succedono le cose che sembrano scontate, non sempre almeno, e spesso gli accadimenti tradiscono inesorabilmente le preghiere dello spettatore. Alcuni episodi, se fossero stati sottoposti a quelle proiezioni pilota per far decidere il pubblico sullo svolgimento, non sarebbero andati da nessuna parte. Questo è il pregio più grande.
- La sceneggiatura è disseminata di indizi per farti arrivare a comprendere quello che sarà prima che accada davvero, e quando ci riesci son soddisfazioni.
- Il montaggio con i flashback e i flashforward che stimolano i tuoi ragionamenti e creano la giusta attesa.
- I notevoli e ripetuti cul-de-sac narrativi in cui pare andare ad infilarsi la storia salvo poi uscirne con idee straordinarie e sempre (quasi) credibili.
- La gestione dei personaggi minori, sempre curata e infarcita di piccoli e succosi particolari.
- La tensione forte di taluni passaggi, su tutti Hank e Walter in garage.
- La fotografia mirabile nelle scene per così dire desertiche.
- La sapiente contrapposizione di brani musicali allegri a fare da sottofondo alle scene più cruente.
- Un paio di illuminazioni che colpiscono il Jesse pensiero, la prima a favore di Walter e la seconda contro, che prorompono da una fiammella troppo flebile per scatenarle davvero.
- Alcune scene di violenza inaudita e assurda, tarantiniana per intendersi, che sono un po' fuori contesto rispetto alla realità che la serie sembra voglia perseguire specialmete nelle prime stagioni.
- Un paio di episodi noiosi, ma giusto 2 su 62.
- Gli interventi di chirurgia plastica a cui si è sottoposta l'attrice Anna Gunn (Skyler, moglie di Walter) tra la 2a e 3a serie. Mi hanno infastidito, fossi stato il produttore non glieli avrei permessi, oltretutto in alcuni flashback, girati dopo, la sua faccia nuova stride come gesso sulla lavagna.
(*) Può Causare Dipendenza
p.s. si prega di segnalare i commenti quando sono [SPOILER]
26 dicembre 2013
Vita di David Foster Wallace
Sapete come funziona col Kindle, no? Evidenziate le righe che vi attizzano mentre leggete un testo e poi ve le ritrovate ne I miei ritagli. Ecco, queste suppergiù sono le mie per quanto riguarda Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi (3,3 carver) il libro di D. T. Max (Einaudi - trad. Alessandro Mari) anche se il lavoro poi l’ho fatto a mano, ché l'avevo cartaceo.
Non se ne deduce il contesto, non sono legate l’una all’altra, non sono filtrate e non hanno probabilmente neppure un senso, se non il mio.
_____________________________________
La sua famiglia era nativa del Maine.
Proveniva da una famiglia di talenti in cui regnava l’amore, non tanto diversa dai Glass di Salinger.
Il torace mi sussulta come una centrifuga in azione con delle scarpe dentro.
Costello rammenta una lettera in cui l’amico gli annunciava di voler scrivere un romanzo da leggersi “anche tra mille anni”.
Avrebbe poi dichiarato che la narrativa gli impegnava il novantasette per cento del cervello, mentre la filosofia solo il cinquanta.
Per di più rimuginava ancora sul venerabile consiglio letterario ricevuta da Lelchuk: “Non dire, metti in scena”.
L’incipit del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein era uno dei due migliori incipit della letteratura occidentale: Il mondo è tutto ciò che accade. L’altro incipit che Wallace considerava d’ineguagliabile bellezza era quello de La Scialuppa di Stephen Crane: Non c’era uomo che conoscesse il colore del cielo.
Il tono piatto ma evocativo dei dialoghi (in La scopa del sistema) proviene da DeLillo, di cui Wallace aveva letto alcuni romanzi durante la stesura
Quando Wallace diede il romanzo a McLagan, l’amico lesse alcune pagine e glielo restistuì: non aveva tempo da sprecare con gli epigoni.
Nel corso degli anni Wallace sarebbe arrivato a disconoscere il romanzo parlando di un’opera scritta da un quattordicenne cervellone.
S’infatuò d’un musicista che stava componendo un brano servendosi del diabulus in musica – il tritono, la quarta aumentata che la chiesa aveva giudicato tanto ammaliante da metterla al bando.
Wallace definì lo stile dei minimalisti come “realismo catatonico anche detto ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”.
A questo punto ho ambizioni modeste che principalmente ruotano attorno al restare in vita.
Wallace si sottopose a sei sedute di elettroshock.
Di Lester Bangs Wallace apprezzava la prosa tripudiante perché, con ogni probabilità, si avvicinava più di ogni altro scritto al suo modo di parlare. L’espressione di Bangs “un’erezione del cuore” divenne una delle sue preferite.
Pochi mesi dopo il suo arrivo, Wallace aveva già abbozzato una scena basata su Big Craig, uno dei residenti più intriganti della Granada House. Big Craig – Don Gately nel romanzo.
Se le parole sono tutto ciò che abbiamo, sono dio e il mondo, allora dobbiamo trattarle con attenzione e rigore: dobbiamo venerarle.
A Syracuse [...] Franzen e Wallace passarono in automobile per la strada in cui Raymond Carver aveva abitato durante gli anni Ottanta quando lavorava all’Università; il prezzo della casa in cui aveva dimorato era stato maggiorato di diecimila dollari per via della sua fama.
Wallace annotò “Scrittura Successo Fama Sesso” Il suo proposito era di diventare un individuo per cui il desiderio delle ultime tre non motivasse la prima.
E David sentiva la mancanza di Mary Karr [...] tuttavia l’aveva portata con sé, trasformandola in un personaggio del romanzo. Joelle Van Dyne, conosciuta anche col nome di Madame Psychosis.
Wallace ricordò a Pietsch che la trama del libro che aveva comprato “si era sempre avvicinata di più a un arco, che a una linea destinata a trovare conclusione”.
Un’idea per accorciare il libro senza doverlo accorciare più del possibile: note.
Pietsch: Le conversazioni tra Marathe e Steeply sulla montagna sono la parte del romanzo che ho in assoluto meno voglia di rileggere.
Le risposte esistevano, insisteva Wallace con il suo editor, ma erano al di là dell’ultima pagina; Infinite Jest doveva proseguire nella mente dei lettori, ovvero si trattava di una narrativa pensata per descrivere la traiettoria di un ampio arco, non un triangolo di Freytag.
I parallelismi tra la vicenda biografica di Dostoevskij e la propria catturavano la sua attenzione, così come già avevano fatto al tempo della permanenza presso la Granada House.
Raccontò all’amica Debra Spark di essere caduto “nell’ottavo girone dell’inferno: i-correttori-di-bozze-dei-correttori-di-bozze”.
Leggere Infinite Jest avrebbe voluto dire accettare una sfida.
A un certo punto alcune linee parallele dovrebbero cominciare a convergere in modo che il lettore possa proiettare una “fine” al di là della struttura fisica del libro. Se nel vostro caso non si è realizzata nessuna convergenza del genere, allora vuol dire che con voi il libro ha fallito.
Penso che la mia scrittura sia migliorata, ma scrivere è meno Divertente di quanto non fosse.
Dedicò molto tempo alle lettere pur di procrastinare, e l’argomento di molte fu il suo procrastinare.
Rievocò Faulkner, secondo cui scrivere un romanzo era come erigere un pollaio durante un uragano.
Aveva l’abitudine di ripetere alle sue classi d’allievi che un romanziere è tenuto a conoscere il suo soggetto abbastanza bene da ingannare il suo vicino di posto a bordo di un aeroplano.
Il quotidiano satirico “Onion” nel 2003 pubblicò un pezzo intitolato: Fidanzata abbandona lettera di rottura di David Foster Wallace a pagina 20.
Aveva fatto tirare una riga sul nome “Mary” del suo tatuaggio ormai sbiadito, e aveva aggiunto un asterisco sotto il cuore; più sotto aveva collocato un secondo asterisco e il nome “Karen”, trasformando il proprio braccio in una nota a piè di pagina in carne e ossa.
Chad Hardbach (editor della rivista letteraria n+1): “L’opera del ’96 di David Foster Wallace è ormai assurta al ruolo di romanzo americano fondamentale degli ultimi trent’anni, la stella di prima grandezza attorno a cui orbitano lavori di minore importanza”. Infinite Jest era diventato Il Giovane Holden di una generazione che aveva letto Il Giovane Holden sui banchi di scuola.
In Infinite Jest, quando uno dei personaggi muore, si ritrova “catapultato verso casa oltre […] le palizzate di vetro della Convessità a una velocità disperata, sale verso nord e grida un richiamo alle armi chiaro e cristallino e quasi matericamente allarmato in tutte le lingue conosciute del mondo.
_________________________________
p.s. e mica lo sapevo cos’era un epigono.
Non se ne deduce il contesto, non sono legate l’una all’altra, non sono filtrate e non hanno probabilmente neppure un senso, se non il mio.
_____________________________________
La sua famiglia era nativa del Maine.
Proveniva da una famiglia di talenti in cui regnava l’amore, non tanto diversa dai Glass di Salinger.
Il torace mi sussulta come una centrifuga in azione con delle scarpe dentro.
Costello rammenta una lettera in cui l’amico gli annunciava di voler scrivere un romanzo da leggersi “anche tra mille anni”.
Avrebbe poi dichiarato che la narrativa gli impegnava il novantasette per cento del cervello, mentre la filosofia solo il cinquanta.
Per di più rimuginava ancora sul venerabile consiglio letterario ricevuta da Lelchuk: “Non dire, metti in scena”.
L’incipit del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein era uno dei due migliori incipit della letteratura occidentale: Il mondo è tutto ciò che accade. L’altro incipit che Wallace considerava d’ineguagliabile bellezza era quello de La Scialuppa di Stephen Crane: Non c’era uomo che conoscesse il colore del cielo.
Il tono piatto ma evocativo dei dialoghi (in La scopa del sistema) proviene da DeLillo, di cui Wallace aveva letto alcuni romanzi durante la stesura
Quando Wallace diede il romanzo a McLagan, l’amico lesse alcune pagine e glielo restistuì: non aveva tempo da sprecare con gli epigoni.
Nel corso degli anni Wallace sarebbe arrivato a disconoscere il romanzo parlando di un’opera scritta da un quattordicenne cervellone.
S’infatuò d’un musicista che stava componendo un brano servendosi del diabulus in musica – il tritono, la quarta aumentata che la chiesa aveva giudicato tanto ammaliante da metterla al bando.
Wallace definì lo stile dei minimalisti come “realismo catatonico anche detto ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”.
A questo punto ho ambizioni modeste che principalmente ruotano attorno al restare in vita.
Wallace si sottopose a sei sedute di elettroshock.
Di Lester Bangs Wallace apprezzava la prosa tripudiante perché, con ogni probabilità, si avvicinava più di ogni altro scritto al suo modo di parlare. L’espressione di Bangs “un’erezione del cuore” divenne una delle sue preferite.
Pochi mesi dopo il suo arrivo, Wallace aveva già abbozzato una scena basata su Big Craig, uno dei residenti più intriganti della Granada House. Big Craig – Don Gately nel romanzo.
Se le parole sono tutto ciò che abbiamo, sono dio e il mondo, allora dobbiamo trattarle con attenzione e rigore: dobbiamo venerarle.
A Syracuse [...] Franzen e Wallace passarono in automobile per la strada in cui Raymond Carver aveva abitato durante gli anni Ottanta quando lavorava all’Università; il prezzo della casa in cui aveva dimorato era stato maggiorato di diecimila dollari per via della sua fama.
Wallace annotò “Scrittura Successo Fama Sesso” Il suo proposito era di diventare un individuo per cui il desiderio delle ultime tre non motivasse la prima.
E David sentiva la mancanza di Mary Karr [...] tuttavia l’aveva portata con sé, trasformandola in un personaggio del romanzo. Joelle Van Dyne, conosciuta anche col nome di Madame Psychosis.
Wallace ricordò a Pietsch che la trama del libro che aveva comprato “si era sempre avvicinata di più a un arco, che a una linea destinata a trovare conclusione”.
Un’idea per accorciare il libro senza doverlo accorciare più del possibile: note.
Pietsch: Le conversazioni tra Marathe e Steeply sulla montagna sono la parte del romanzo che ho in assoluto meno voglia di rileggere.
Le risposte esistevano, insisteva Wallace con il suo editor, ma erano al di là dell’ultima pagina; Infinite Jest doveva proseguire nella mente dei lettori, ovvero si trattava di una narrativa pensata per descrivere la traiettoria di un ampio arco, non un triangolo di Freytag.
I parallelismi tra la vicenda biografica di Dostoevskij e la propria catturavano la sua attenzione, così come già avevano fatto al tempo della permanenza presso la Granada House.
Raccontò all’amica Debra Spark di essere caduto “nell’ottavo girone dell’inferno: i-correttori-di-bozze-dei-correttori-di-bozze”.
Leggere Infinite Jest avrebbe voluto dire accettare una sfida.
A un certo punto alcune linee parallele dovrebbero cominciare a convergere in modo che il lettore possa proiettare una “fine” al di là della struttura fisica del libro. Se nel vostro caso non si è realizzata nessuna convergenza del genere, allora vuol dire che con voi il libro ha fallito.
Penso che la mia scrittura sia migliorata, ma scrivere è meno Divertente di quanto non fosse.
Dedicò molto tempo alle lettere pur di procrastinare, e l’argomento di molte fu il suo procrastinare.
Rievocò Faulkner, secondo cui scrivere un romanzo era come erigere un pollaio durante un uragano.
Aveva l’abitudine di ripetere alle sue classi d’allievi che un romanziere è tenuto a conoscere il suo soggetto abbastanza bene da ingannare il suo vicino di posto a bordo di un aeroplano.
Il quotidiano satirico “Onion” nel 2003 pubblicò un pezzo intitolato: Fidanzata abbandona lettera di rottura di David Foster Wallace a pagina 20.
Aveva fatto tirare una riga sul nome “Mary” del suo tatuaggio ormai sbiadito, e aveva aggiunto un asterisco sotto il cuore; più sotto aveva collocato un secondo asterisco e il nome “Karen”, trasformando il proprio braccio in una nota a piè di pagina in carne e ossa.
Chad Hardbach (editor della rivista letteraria n+1): “L’opera del ’96 di David Foster Wallace è ormai assurta al ruolo di romanzo americano fondamentale degli ultimi trent’anni, la stella di prima grandezza attorno a cui orbitano lavori di minore importanza”. Infinite Jest era diventato Il Giovane Holden di una generazione che aveva letto Il Giovane Holden sui banchi di scuola.
In Infinite Jest, quando uno dei personaggi muore, si ritrova “catapultato verso casa oltre […] le palizzate di vetro della Convessità a una velocità disperata, sale verso nord e grida un richiamo alle armi chiaro e cristallino e quasi matericamente allarmato in tutte le lingue conosciute del mondo.
_________________________________
p.s. e mica lo sapevo cos’era un epigono.
29 novembre 2013
Verso l'Infinite Jest e oltre
Infinite Jest è come una Ipsilon 10: piace alla gente che piace.
Cioè non è che piace alla gente fisicamente bella, no, oddìo può essere pure che la Scarlett lo adori, ma no, Infinite Jest piace alla gente bella intellettualmente.
Per questo principale motivo avrei voluto che mi piacesse, avrei desiderato innamorarmi di Infinite Jest, più di quanto desiderassi respirare (come direbbe Michael Pietsch, l'editor del romanzo).
Però no, non è successo e non è per snobismo o per bastiancontarietà, è andata così.
Conosco una persona che lo sto leggendo per la quinta volta, ne conosco un'altra che l'ho letto in un mese, e un'altra ancora che non si può prescindere dalla sua lettura, e poi quello che c'è l'anno di Infinite Jest, ma conosco più persone che non ce l'ho fatta o l'ho mollato a pagina 100, anch'io ero tra questi del resto.
Poi mi ci son messo di buzzo, e l'ho portato a termine più come punto d'impegno che con passione e, confesso, dei tre plot narrativi primari che s'intrecciano nella trama uno proprio non mi era agevole.
C'ho messo sei mesi, se proprio volete saperlo, e avere coscienza che hanno impiegato meno tempo a tirar su il Corridoio Vasariano non è un aspetto incoraggiante.
È un libro da leggere in un mese per poterlo capire appieno (da capĕre, contenere), dice la saggia uollasiana, ma per leggerlo in un mese avrei dovuto essere allettato (da a letto) con un centinaio di costole rotte perché a forza di mezzorate non si va da nessuna parte.
È innegabile che è scritto in maniera sublime, anche se con stili diversi in conseguenza del fatto che la sua stesura ha attraversato parecchi anni nella pur breve vita del suo autore.
Leggerlo ti fa pensare che tu non dovresti scrivere più nulla nella vita, manco per la lista della spesa ti fa sentire all'altezza.
Però alla fine non è il romanzo che ricorderò come una pietra miliare della mia vita di lettore (non ancora almeno e, sì, il problema è mio, siamo d'accordo) e non è il romanzo che consiglierò a qualcuno di leggere. Chi vorrà dedicarcisi è bene che lo scelga in autonomia e si renda artefice del proprio destino.
Subito a ruota mi son buttato su Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi, biografia di David Foster Wallace curata da D.T. Max, la cui lettura, invece, mi ha preso parecchio.
Sono i retroscena di vita vera, i personaggi reali conosciuti e trasposti nelle sue opere, il contenuto delle lettere agli amici e soprattutto la pazzesca esistenza di Wallace a rendere la biografia un trattato affascinante da cui un uollasiano doc non può prescindere, un'opera da leggere in un mese o magari da leggere cinque volte.
Scherzo, ma non troppo.
E se avete letto anche solo La Scopa del Sistema o La Ragazza dai Capelli Strani ecco che le chicche svelate ripagano il tempo speso per la lettura della biografia. E che io non son proprio uno da biografie.
Per dire, leggere le trenta pagine di Infinite Jest dedicate alla partita ad Eschaton è stata per me un'esperienza allucinante che quasi mi ha condotto all'ennesimo abbandono del tomo, ma sapere che DFW aveva scritto a DeLillo sottoponendogli il pezzo per chiedergli una sorta di autorizzazione e scongiurare eventuali e future accuse di plagio riguardo all'opera End Zone di DeLillo appunto, beh, questo è succulento.
Ma se poi volete leggere qualcosa di davvero interessante sull'opera di David Foster Wallace, foss'in voi, passerei da qui.
Cioè non è che piace alla gente fisicamente bella, no, oddìo può essere pure che la Scarlett lo adori, ma no, Infinite Jest piace alla gente bella intellettualmente.
Per questo principale motivo avrei voluto che mi piacesse, avrei desiderato innamorarmi di Infinite Jest, più di quanto desiderassi respirare (come direbbe Michael Pietsch, l'editor del romanzo).
Però no, non è successo e non è per snobismo o per bastiancontarietà, è andata così.
Conosco una persona che lo sto leggendo per la quinta volta, ne conosco un'altra che l'ho letto in un mese, e un'altra ancora che non si può prescindere dalla sua lettura, e poi quello che c'è l'anno di Infinite Jest, ma conosco più persone che non ce l'ho fatta o l'ho mollato a pagina 100, anch'io ero tra questi del resto.
Poi mi ci son messo di buzzo, e l'ho portato a termine più come punto d'impegno che con passione e, confesso, dei tre plot narrativi primari che s'intrecciano nella trama uno proprio non mi era agevole.
C'ho messo sei mesi, se proprio volete saperlo, e avere coscienza che hanno impiegato meno tempo a tirar su il Corridoio Vasariano non è un aspetto incoraggiante.
È un libro da leggere in un mese per poterlo capire appieno (da capĕre, contenere), dice la saggia uollasiana, ma per leggerlo in un mese avrei dovuto essere allettato (da a letto) con un centinaio di costole rotte perché a forza di mezzorate non si va da nessuna parte.
È innegabile che è scritto in maniera sublime, anche se con stili diversi in conseguenza del fatto che la sua stesura ha attraversato parecchi anni nella pur breve vita del suo autore.
Leggerlo ti fa pensare che tu non dovresti scrivere più nulla nella vita, manco per la lista della spesa ti fa sentire all'altezza.
Però alla fine non è il romanzo che ricorderò come una pietra miliare della mia vita di lettore (non ancora almeno e, sì, il problema è mio, siamo d'accordo) e non è il romanzo che consiglierò a qualcuno di leggere. Chi vorrà dedicarcisi è bene che lo scelga in autonomia e si renda artefice del proprio destino.
Subito a ruota mi son buttato su Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi, biografia di David Foster Wallace curata da D.T. Max, la cui lettura, invece, mi ha preso parecchio.
Sono i retroscena di vita vera, i personaggi reali conosciuti e trasposti nelle sue opere, il contenuto delle lettere agli amici e soprattutto la pazzesca esistenza di Wallace a rendere la biografia un trattato affascinante da cui un uollasiano doc non può prescindere, un'opera da leggere in un mese o magari da leggere cinque volte.
Scherzo, ma non troppo.
E se avete letto anche solo La Scopa del Sistema o La Ragazza dai Capelli Strani ecco che le chicche svelate ripagano il tempo speso per la lettura della biografia. E che io non son proprio uno da biografie.
Per dire, leggere le trenta pagine di Infinite Jest dedicate alla partita ad Eschaton è stata per me un'esperienza allucinante che quasi mi ha condotto all'ennesimo abbandono del tomo, ma sapere che DFW aveva scritto a DeLillo sottoponendogli il pezzo per chiedergli una sorta di autorizzazione e scongiurare eventuali e future accuse di plagio riguardo all'opera End Zone di DeLillo appunto, beh, questo è succulento.
Ma se poi volete leggere qualcosa di davvero interessante sull'opera di David Foster Wallace, foss'in voi, passerei da qui.
17 marzo 2013
Habemus pampa
Eddai, un po' è anche merito mio se il buon Bergoglio è stato eletto papa. Avevo questa battuta pronta da giorni, quella del titolo, e mi ero informato, sì era una scalzata la scelta del cardinale argentino, ma nemmeno tanto, qualcuno il suo nome l'aveva fatto. Insomma una speranza c'era che mi permettesse di twittare la mia cazzata a commento dell'evento.
In enigmistica da papam a pampa ci s'arriva con un anagramma o, più propriamente, con uno spostamento di consonante.
Al di là del gioco di parole quando un papa s'impone il nome che tu hai scelto per un tuo figlio - l'altro sarebbe stato obiettivamente difficile - e che dolcemetà aveva incredibilmente predetto beh, fa piacere. Da credente sull'orlo dell'ateismo e da ateo sull'orlo della fede (cit.)
Il tempo ci aiuterà a capire meglio quest'uomo ma proprio il fatto che si ponga come uomo tra gli uomini mi sembra un bel viatico.
Una bacchettata invece mi va di darla a la Repubblica perché le parole sono importanti, sempre, ma di più se si scrive su un giornale e se lo si fa a proposito di un evento di tale portata.
Nel numero del 14 marzo, il giorno sucessivo alla fumata bianca, a pagina 3 scritto in piccolo si trova il testo sbobinato del primo discorso di Papa Francesco che dice testualmente, nel passo più citato e ripreso: Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo (il Vescovo di Roma, ndh). Bene, anche se con un lieve accenno di congiuntivite pure per lui.
Peccato che in prima pagina si faccia dire al neopapa: vengo dalla fine del mondo. Che ha un altro senso, cosa si vuole evocare, un'apocalisse? Mah.
E a pagina 2, virgolettato e a caratteri cubitali, cosa fanno dichiarare al buon Bergoglio? Un'altra cosa ancora: Sarò papa Francesco vengo da un altro mondo.
Vengo da un altro mondo? Cioè? È un alieno? O uno zombie?
Son pignolo? Sì, probabilmente sì, ma sintetizzare una dichiarazione per farne un titolo che acchiappa di più e stravolgerne il significato o, come in questo caso, attribuirgliene proprio uno diverso, mi pare sintomo, quantomeno, di sciatteria.
E quanto alle somiglianze come siamo messi? Un Kevin Spacey o più probabilmente un Enzo Garinei? Alla fine, però, si rivelerà un ennesimo ruolo facile per Toni Servillo.
In enigmistica da papam a pampa ci s'arriva con un anagramma o, più propriamente, con uno spostamento di consonante.
Al di là del gioco di parole quando un papa s'impone il nome che tu hai scelto per un tuo figlio - l'altro sarebbe stato obiettivamente difficile - e che dolcemetà aveva incredibilmente predetto beh, fa piacere. Da credente sull'orlo dell'ateismo e da ateo sull'orlo della fede (cit.)
Il tempo ci aiuterà a capire meglio quest'uomo ma proprio il fatto che si ponga come uomo tra gli uomini mi sembra un bel viatico.
Una bacchettata invece mi va di darla a la Repubblica perché le parole sono importanti, sempre, ma di più se si scrive su un giornale e se lo si fa a proposito di un evento di tale portata.
Nel numero del 14 marzo, il giorno sucessivo alla fumata bianca, a pagina 3 scritto in piccolo si trova il testo sbobinato del primo discorso di Papa Francesco che dice testualmente, nel passo più citato e ripreso: Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo (il Vescovo di Roma, ndh). Bene, anche se con un lieve accenno di congiuntivite pure per lui.
Peccato che in prima pagina si faccia dire al neopapa: vengo dalla fine del mondo. Che ha un altro senso, cosa si vuole evocare, un'apocalisse? Mah.
E a pagina 2, virgolettato e a caratteri cubitali, cosa fanno dichiarare al buon Bergoglio? Un'altra cosa ancora: Sarò papa Francesco vengo da un altro mondo.
Vengo da un altro mondo? Cioè? È un alieno? O uno zombie?
Son pignolo? Sì, probabilmente sì, ma sintetizzare una dichiarazione per farne un titolo che acchiappa di più e stravolgerne il significato o, come in questo caso, attribuirgliene proprio uno diverso, mi pare sintomo, quantomeno, di sciatteria.
E quanto alle somiglianze come siamo messi? Un Kevin Spacey o più probabilmente un Enzo Garinei? Alla fine, però, si rivelerà un ennesimo ruolo facile per Toni Servillo.
12 febbraio 2013
Eh meu amigo Charlie Brown
Per lo Show and Tell di oggi vi parlerò di Mr Sacco. Chi ama i Peanuts è probabile che si ricordi di questa straordinaria striscia, per gli altri un breve accenno.
Charlie Brown, notoriamente ossessionato dal baseball, si sveglia un mattino vedendo sorgere al posto del sole una palla da baseball e, poco dopo, si accorge che pure sulla sua capoccia sono spuntate le tipiche cuciture della palla. Dovendo partire per il campeggio, il nostro, altra soluzione non trova che quella di coprirsi la testa con un sacchetto al quale ha praticato due fori per gli occhi.
Al campeggio, un po' per caso un po' per il fatto che la sua timidezza è vinta dal sacchetto protettore, Charlie Brown Mr Sacco diventa in breve tempo il capo riconosciuto dei ragazzi. E l'eterno perdente vive in quella manciata di vignette un'avventura in una veste a lui sconosciuta, da leader, da vincente, finendo per risolvere facilmente svariate e intricate situazioni.
Questo per dire che quest'anno France ha partecipato alla festa in maschera al circolo tennis dove fa lezione e si è incaponito per vestirsi da Mr Sacco (le buone letture non gli mancano). Sulle prime abbiamo cercato di dissuaderlo con la psicologia fine da a) partecipare ad una noiosissima festa di carnevale e b) mascherarsi da personaggio di straculto per pochi ma sconosciuto alla massa.
Niente l'ha smosso dal suo progetto iniziale e così dolcemetà ha dovuto abbozzare e confezionare la mise mistersacchiana.
Pantoloni neri, seppure lunghi che è pur sempre inverno, e maglietta gialla ornata con la tipica fantasia da altimetria di tappa del giro, nera, più ricco sacchetto per alimenti di carta marrone bucato agli occhi.
Per farla breve, alla fine della maratona dei giochi, l'elezione della maschera più originale ci ha felicemente colto di sorpresa. L'unanimità dei consensi è stata espressa a favore di France nella concreta trasposizione dello spirito stesso che Schulz aveva voluto infondere al Charlie Brown versione Mr Sacco; laddove la timidezza lascia il passo alla realizzazione di sé.
E così abbiamo vissuto il nostro momento di gloria e, dopo una ricca abbuffata di cenci e frittelle, siamo andati a spifferare tutto a dolcemetà.
Tra l'altro oggi sono 13 anni esatti dalla morte di Schulz, il padre dei Peanuts.
Un estratto dalle Mr Sacco adventures:
5 febbraio 2013
Read Only Memory - n. 8
Leggere David Foster Wallace è un'esperienza mistica. E devastante.
Se ami leggere vieni preso per mano, a volte spinto con forza o trascinato, altre preso a calci nel culo fino a che ti guardi attorno e hai raggiunto la vetta, un punto panoramico talmente elevato da cui puoi intravedere il paradiso del lettore e percepirne l'estasi. Lassù dove senti l'odore di Omero e di Hemingway.
E ogni altro libro che hai letto sbiadirà nella tua bibliomente come fosse una banconota da mille lire centrifugata al dixan.
Se invece hai una qualche, benché misera, velleità di metter giù tre parole in fila, in un racconto, in un post o foss'anche in una lista della spesa, allora verrai ghermito e imbavagliato, infagottato stretto e macinato a testa in giù nel tritarifiuti usato da Steve Buscemi in Fargo. E ogni cazzosa cosa tu abbia scritto fino ad allora ti sembrerà elementare come una filastrocca per i bambini della materna ma, fatalmente, meno nobile.
E ogni cazzosa cosa tu abbia avuto in mente di scrivere finirà fortunatamente triturata con te.
Quindi, lettori, leggete Wallace che vi condurrà su di un celeste cammino e pseudo/aspiranti scrittori leggete Wallace che vi aiuterà a smettere.
Ho letto La scopa del sistema, ecco.
...
Vengo invitato da Rex Metalman a un qualche Rito della Pubertà in onore della figlia.
Detto rito consistente di file e file, di schiere e schiere, di intere nazioni di sfinite e nervose ragazze in smodati abiti rosa e pessimo portamento. Gracili, capo chino, mani poggiate reciprocamente sulle spalle, labbra in movimento esclusivamente se a ridosso dell'orecchio della vicina. Strabuzzo un po' gli occhi al mio terzo a quarto qualcosa e mi sento in un pantano ghiacciato e scrocchiante, gelido laghetto di fenicotteri canditi, fiori di neve che lentamente si screpolano sotto un sole di cristallo variegato. Poi le ragazze si trasformano e per un po' diventano vagamente rettilee, teste sporgenti come di tartaruga, vagamente anfibie, in apparente continuo scrutinio di premio o minaccia - con brufoli svettanti in determinati angoli di determinate bocche.
Sì, ovviamente tutte tranne Mindy Metalman, che era in abito bianco, con garofano di zucchero rosa, e capelli raccolti in una crocchia fitta ma con un'esplosione di nera ciocca qua, e là, e qua, avvisaglie della scura nova che la sua chioma era pronta a diventare da un momento all'altro purché qualcuno estraneo al mio ascendente lo volesse.
E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente.
...
Va bene, potete riprendere fiato, e magari lasciare la vostra traccia di lettura.
Se ami leggere vieni preso per mano, a volte spinto con forza o trascinato, altre preso a calci nel culo fino a che ti guardi attorno e hai raggiunto la vetta, un punto panoramico talmente elevato da cui puoi intravedere il paradiso del lettore e percepirne l'estasi. Lassù dove senti l'odore di Omero e di Hemingway.
E ogni altro libro che hai letto sbiadirà nella tua bibliomente come fosse una banconota da mille lire centrifugata al dixan.
Se invece hai una qualche, benché misera, velleità di metter giù tre parole in fila, in un racconto, in un post o foss'anche in una lista della spesa, allora verrai ghermito e imbavagliato, infagottato stretto e macinato a testa in giù nel tritarifiuti usato da Steve Buscemi in Fargo. E ogni cazzosa cosa tu abbia scritto fino ad allora ti sembrerà elementare come una filastrocca per i bambini della materna ma, fatalmente, meno nobile.
E ogni cazzosa cosa tu abbia avuto in mente di scrivere finirà fortunatamente triturata con te.
Quindi, lettori, leggete Wallace che vi condurrà su di un celeste cammino e pseudo/aspiranti scrittori leggete Wallace che vi aiuterà a smettere.
Ho letto La scopa del sistema, ecco.
...
Vengo invitato da Rex Metalman a un qualche Rito della Pubertà in onore della figlia.
Detto rito consistente di file e file, di schiere e schiere, di intere nazioni di sfinite e nervose ragazze in smodati abiti rosa e pessimo portamento. Gracili, capo chino, mani poggiate reciprocamente sulle spalle, labbra in movimento esclusivamente se a ridosso dell'orecchio della vicina. Strabuzzo un po' gli occhi al mio terzo a quarto qualcosa e mi sento in un pantano ghiacciato e scrocchiante, gelido laghetto di fenicotteri canditi, fiori di neve che lentamente si screpolano sotto un sole di cristallo variegato. Poi le ragazze si trasformano e per un po' diventano vagamente rettilee, teste sporgenti come di tartaruga, vagamente anfibie, in apparente continuo scrutinio di premio o minaccia - con brufoli svettanti in determinati angoli di determinate bocche.
Sì, ovviamente tutte tranne Mindy Metalman, che era in abito bianco, con garofano di zucchero rosa, e capelli raccolti in una crocchia fitta ma con un'esplosione di nera ciocca qua, e là, e qua, avvisaglie della scura nova che la sua chioma era pronta a diventare da un momento all'altro purché qualcuno estraneo al mio ascendente lo volesse.
E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente.
...
Va bene, potete riprendere fiato, e magari lasciare la vostra traccia di lettura.
Iscriviti a:
Post (Atom)






















