Non li ho scelti apposta, è stato un caso che li abbia avuti per le mani uno dopo l'altro, in sequenza.
La trama grossa li accomuna parecchio, vi si narra di minoranze, di persone in lotta, di esclusione e di rivalse.
Quella fina li distingue e li distanzia, sul mappamondo ma non solo.
La bastarda di Istanbul (Elif Shafak - trad. Laura Prandino - 3.2 carver)
Non mi ha convinto in pieno, ma è un romanzo tosto che comunque consiglierei. Pochi fronzoli, colorati e profumati spaccati di vita.
Nato fuorilegge (Trevor Noah - trad. Andrea Carlo Cappi - 4.0 carver)
Leggetelo, date retta a un bischero, anzi prima, potreste dare un'occhiata su Netflix agli spettacoli di Trevor Noah (ce ne sono un paio), così intanto vi fate un'idea sul personaggio (il libro è la sua autobiografia) e poi vi immergete nel libro per arrivare alla scoperta delle sue radici.
Patria (Fernando Aramburu - trad. Bruno Arpaia - 4.3 carver)
È IL LIBRO del mio anno 2019 di lettore. Un romanzo forte e coraggioso che ti scava dentro come fosse un aratro, fin dalle prime pagine. Un libro che ti lascia tanto. Un libro che scatena quello che io chiamo "l'effetto Sardegna" (*).
(*) - Dicesi effetto Sardegna la risultanza che avrà su di te la vacanza al mare successiva a una in Sardegna. Non ti potrà piacere, per questo è consigliabile proprio cambiare genere, si può andare in montagna o in giro per il mondo, ma è da evitare qualsiasi forma di bacino salato con spiaggia.
Così per il libro che leggerete dopo Patria è meglio cambiare genere o, per stare proprio tranquilli, non leggere proprio niente per un mesetto.
Magari andate al cine o vi guardate Chernobyl, io ho fatto così.
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10 dicembre 2019
18 gennaio 2019
Il libro più sopravvalutato di sempre
È andata così, io ti parlo di Lolita, immenso capolavoro, e tu te ne esci con una personalissima associazione di idee che ti porta a consigliarmi - in analogia - Il maestro e Margherita.
Orpo, faccio io, che culo! Finisco uno e attacco l'altro, oso pensare, in una mancata soluzione della continuità narrativa di livello alto
E invece niente, la storia non mi piace (anzi), la scrittura non mi colpisce (anzi), va che lo lascio a metà. E poi lo metto proprio via per non rischiare che mi ricapiti in mano per sbaglio.
Il voto in carver non glielo do, per correttezza visto che non l'ho finito.
Dolcemetà, che l'aveva letto in passato, interrogata sul romanzo ha sentenziato: Mi ricordo c'era un gatto, forse citando involontariamente Woody Allen con il suo Parla della Russia riferito a Guerra e Pace.
Che poi il libro abbia una sua valenza, posso anche concederlo, ma ritrovarmelo ad ogni pie' sospinto tra i classici della letteratura o tra le liste dei 10, 100, libri che dovete assolutamente leggere prima di crepare... boh, mi sembra una collocazione immeritata.
Poi ho pensato a cosa ti abbia fatto saltare da Lolita a Il Maestro e Margherita. No, non credo la rima dei titoli, ma la rima dell'autore, quello sì.
Hai pensato Nabokov, ti è venuto in mente Bulgakov, ci sta, non dico di no, e Taac me l'hai propinato.
A supporto della mia tesi, leggo una frase nell'internet che mi lascia ancora più stupefatto:
Secondo il parere di molti lettori Il maestro e Margherita è il miglior romanzo russo del secolo.
O, più semplicemente, sono un coglione io.
Orpo, faccio io, che culo! Finisco uno e attacco l'altro, oso pensare, in una mancata soluzione della continuità narrativa di livello alto
E invece niente, la storia non mi piace (anzi), la scrittura non mi colpisce (anzi), va che lo lascio a metà. E poi lo metto proprio via per non rischiare che mi ricapiti in mano per sbaglio.
Il voto in carver non glielo do, per correttezza visto che non l'ho finito.
Dolcemetà, che l'aveva letto in passato, interrogata sul romanzo ha sentenziato: Mi ricordo c'era un gatto, forse citando involontariamente Woody Allen con il suo Parla della Russia riferito a Guerra e Pace.
Che poi il libro abbia una sua valenza, posso anche concederlo, ma ritrovarmelo ad ogni pie' sospinto tra i classici della letteratura o tra le liste dei 10, 100, libri che dovete assolutamente leggere prima di crepare... boh, mi sembra una collocazione immeritata.
Poi ho pensato a cosa ti abbia fatto saltare da Lolita a Il Maestro e Margherita. No, non credo la rima dei titoli, ma la rima dell'autore, quello sì.
Hai pensato Nabokov, ti è venuto in mente Bulgakov, ci sta, non dico di no, e Taac me l'hai propinato.
A supporto della mia tesi, leggo una frase nell'internet che mi lascia ancora più stupefatto:
Secondo il parere di molti lettori Il maestro e Margherita è il miglior romanzo russo del secolo.
O, più semplicemente, sono un coglione io.
6 settembre 2016
Andiamo a leggiucchiare
C'è un tipo che legge al paese mio.
Leggiucchia camminando per le vie del borgo, e anche fuori.
Passeggia bel bello sui marciapiedi del circondario, diciamo che possa fare anche 5/6 km a seduta, e legge. Tutti i beati giorni.
Legge di solito dei fascicoli della misura dei volantini con le offerte dei supermercati, ma forse son più riviste di varia natura, per lo più di bassa lega, di quelle che ti puoi trovare nella buca della posta aggratisse o tipo informatori coop, per dire. Non libri, insomma.
E ti capita di vederlo spesso e volentieri, estate e inverno, in questo suo rito.
Badate bene che è uno che ha un lavoro, credo faccia il fornaio tra l'altro, una famiglia invece mi sa di no, sta con la mamma. Avrà ormai quasi una cinquantina d'anni ma sembra uno normale seppure potrebbe avvicinarsi come profilo anche a quello di un serial killer.
Una volta di recente l'ho sentito parlare - eravamo dall'elettrauto - e se non l'avessi saputo di mio non l'avrei detto che era uno che legge a quel modo.
Va a finire che è diventato lo scemo del villaggio per definizione.
E alle cene, ai tè, agli apericena e ai giardini va che spesso si parla di lui.
- Ma quello che legge, ma che è grullo?
- Oh, ma lo conoscete quello che legge?
- Ho visto uno che legge camminando sul marciapiede, ma chi è?
E qui salgo in cattedra io, perché diciamo che, sì, lo conosco. È il fratello minore di una mia compagna di classe, colei che mi ha ispirato questa storia qui, tra le altre cose.
A dirla tutta, è anche il figlio di uno che, quando ero piccolo, mi ha in un certo senso salvato la vita inchiodando con la sua Seicento bianca per non investire quel bambino scriteriato che attraversava la strada dietro alla curva cieca delle monache, io appunto.
Così quando viene fuori l'argomento mi vanto che lo conosco quello che legge, anche se non so se faccio bene.
E poi ieri, tornando a casa, o non ne vedo un altro con un giornale in mano che passeggia come un grullo, sotto il sole, sul marciapiede sconnesso dello stradone di fianco all'ospedale?
Occhio ragazzi: è una malattia è pericolosa stategli lontano è contagiosa.
Leggiucchia camminando per le vie del borgo, e anche fuori.
Passeggia bel bello sui marciapiedi del circondario, diciamo che possa fare anche 5/6 km a seduta, e legge. Tutti i beati giorni.
Legge di solito dei fascicoli della misura dei volantini con le offerte dei supermercati, ma forse son più riviste di varia natura, per lo più di bassa lega, di quelle che ti puoi trovare nella buca della posta aggratisse o tipo informatori coop, per dire. Non libri, insomma.
E ti capita di vederlo spesso e volentieri, estate e inverno, in questo suo rito.
Badate bene che è uno che ha un lavoro, credo faccia il fornaio tra l'altro, una famiglia invece mi sa di no, sta con la mamma. Avrà ormai quasi una cinquantina d'anni ma sembra uno normale seppure potrebbe avvicinarsi come profilo anche a quello di un serial killer.
Una volta di recente l'ho sentito parlare - eravamo dall'elettrauto - e se non l'avessi saputo di mio non l'avrei detto che era uno che legge a quel modo.
Va a finire che è diventato lo scemo del villaggio per definizione.
E alle cene, ai tè, agli apericena e ai giardini va che spesso si parla di lui.
- Ma quello che legge, ma che è grullo?
- Oh, ma lo conoscete quello che legge?
- Ho visto uno che legge camminando sul marciapiede, ma chi è?
E qui salgo in cattedra io, perché diciamo che, sì, lo conosco. È il fratello minore di una mia compagna di classe, colei che mi ha ispirato questa storia qui, tra le altre cose.
A dirla tutta, è anche il figlio di uno che, quando ero piccolo, mi ha in un certo senso salvato la vita inchiodando con la sua Seicento bianca per non investire quel bambino scriteriato che attraversava la strada dietro alla curva cieca delle monache, io appunto.
Così quando viene fuori l'argomento mi vanto che lo conosco quello che legge, anche se non so se faccio bene.
E poi ieri, tornando a casa, o non ne vedo un altro con un giornale in mano che passeggia come un grullo, sotto il sole, sul marciapiede sconnesso dello stradone di fianco all'ospedale?
Occhio ragazzi: è una malattia è pericolosa stategli lontano è contagiosa.
9 maggio 2016
Sono pienamente d'accordo a metà con Franzen
E niente, Purity mi ha un po' deluso (2,5 Carver).
Certo un po' dipenderà dall'effetto tutto qui?, e magari anche dai miei circuiti della memoria che mi rimandano insistentemente al purity auto degli anni '80, una polverina da tenere nel posacenere della 500 che t'inebriava di mela verde o che so io e che era sostanzialmente deprimente, anche se non raggiungeva le vette dell'alberello magico.
Cosa mi ha deluso? Non saprei esattamente, forse la trama, dove ho trovato alcuni passaggi ridondanti e, di contro, carenze narrative di quantità quando invece avrei voluto altre pagine da leggere.
Poi c'è la mia parte di responsabilità che si è concretizzata in una lentezza inaccettabile di lettura (ero troppo preso dal non scrivere post per la Linea). Un romanzo così è una bella donna che non puoi corteggiare per dieci minuti al giorno sperando poi pure di farci qualcosa
S'incunea persino il dubbio che la lentezza potesse essere l'effetto, più che la causa, del mancato apprezzamento del tomo.
Attenzione però, questa specie di delusione e di insoddisfazione non è assoluta, esiste solo nel paragone con altre sue opere.
Resta inalterato, in ogni caso, quello che a mio parere è il più grande pregio di Franzen: quando leggo di un suo personaggio, specialmente nelle prime pennellate descrittive di presentazione, o nei primi dialoghi, io non vedo mai un tizio inventato, vedo una persona vera, strappata al mondo reale e trasferita su carta.
Non vedo un dipinto, vedo una foto.
Di Cartier-Bresson.
Meglio di Come lui solo Manzoni.
Certo un po' dipenderà dall'effetto tutto qui?, e magari anche dai miei circuiti della memoria che mi rimandano insistentemente al purity auto degli anni '80, una polverina da tenere nel posacenere della 500 che t'inebriava di mela verde o che so io e che era sostanzialmente deprimente, anche se non raggiungeva le vette dell'alberello magico.
Cosa mi ha deluso? Non saprei esattamente, forse la trama, dove ho trovato alcuni passaggi ridondanti e, di contro, carenze narrative di quantità quando invece avrei voluto altre pagine da leggere.
Poi c'è la mia parte di responsabilità che si è concretizzata in una lentezza inaccettabile di lettura (ero troppo preso dal non scrivere post per la Linea). Un romanzo così è una bella donna che non puoi corteggiare per dieci minuti al giorno sperando poi pure di farci qualcosa
S'incunea persino il dubbio che la lentezza potesse essere l'effetto, più che la causa, del mancato apprezzamento del tomo.
Attenzione però, questa specie di delusione e di insoddisfazione non è assoluta, esiste solo nel paragone con altre sue opere.
Resta inalterato, in ogni caso, quello che a mio parere è il più grande pregio di Franzen: quando leggo di un suo personaggio, specialmente nelle prime pennellate descrittive di presentazione, o nei primi dialoghi, io non vedo mai un tizio inventato, vedo una persona vera, strappata al mondo reale e trasferita su carta.
Non vedo un dipinto, vedo una foto.
Di Cartier-Bresson.
13 febbraio 2015
Leggere è un po' come fare all'amore
Più precisamente: NON leggere è un po' come NON fare all'amore.
Nel senso che quando non lo fai - per mancanza di voglia, di tempo, di materia prima o banalmente perché sei preso da altro - tendi a dimenticare quanto farlo sia - come dire? - potente.
E vale anche per quando lo fai male, in fretta, controvoglia in quella mezz'ora rubata al sonno la sera... anche così ti scordi e rimuovi quanto sia forte quell'emozione e come si autoalimenti della sua stessa fiamma quando e se ti ci dedichi con calma, passione e magari anche con una certa frequenza.
È poi, d'improvviso, quando ti ricapita di sfilare una mutandina di sfilare un libro dallo scaffale di una biblioteca e di tuffarcisi dentro con tutto te stesso, che ti chiedi se sei pazzo, o se sia un meccanismo di inconscia e ragionevole follia a preservare la sanità della tua mente, passando una patina opaca sui tuoi ricordi di vacche grasse in amore e lettura quando sei al pascolo con le vacche magre.
E sì, son tornato dalla biblioteca, ieri sera, con il seguente bottino:
La settimana bianca - Emmanuel Carrère
L'ho preso perché consigliato da sa'a
Vite che non sono la mia - Emmanuel Carrère
Idem
L'opera struggente di un formidabile genio - Dave Eggers
Intanto per il titolo, che meraviglia, e poi in preparazione a Il cerchio che voglio leggere subito dopo.
Il piccolo amico - Donna Tartt
In preparazione a Il cardellino che è virtualmente già sul mio comodino.
Nel senso che quando non lo fai - per mancanza di voglia, di tempo, di materia prima o banalmente perché sei preso da altro - tendi a dimenticare quanto farlo sia - come dire? - potente.
E vale anche per quando lo fai male, in fretta, controvoglia in quella mezz'ora rubata al sonno la sera... anche così ti scordi e rimuovi quanto sia forte quell'emozione e come si autoalimenti della sua stessa fiamma quando e se ti ci dedichi con calma, passione e magari anche con una certa frequenza.
È poi, d'improvviso, quando ti ricapita di sfilare una mutandina di sfilare un libro dallo scaffale di una biblioteca e di tuffarcisi dentro con tutto te stesso, che ti chiedi se sei pazzo, o se sia un meccanismo di inconscia e ragionevole follia a preservare la sanità della tua mente, passando una patina opaca sui tuoi ricordi di vacche grasse in amore e lettura quando sei al pascolo con le vacche magre.
E sì, son tornato dalla biblioteca, ieri sera, con il seguente bottino:
La settimana bianca - Emmanuel Carrère
L'ho preso perché consigliato da sa'a
Vite che non sono la mia - Emmanuel Carrère
Idem
L'opera struggente di un formidabile genio - Dave Eggers
Intanto per il titolo, che meraviglia, e poi in preparazione a Il cerchio che voglio leggere subito dopo.
Il piccolo amico - Donna Tartt
In preparazione a Il cardellino che è virtualmente già sul mio comodino.
18 aprile 2014
Cien años de soledad
Non ho l'attitudine né la competenza per celebrare alcunché.
Tantomeno un personaggio che muore.
Mi limito a trascrivere quello che è per me, e non solo per me (ma non sono geloso), il più bell'incipit della storia della letteratura. Proprio la prima frase, nello specifico.
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
Y como escribiò Gabo:
Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo.
Non è una novità, non è nemmeno un apprezzamento originale, ma ci sono momenti in cui non serve per forza distinguersi, anzi è vivamente sconsigliato: lascia che il tuo cuore ami Cent'anni di solitudine, come il tuo palato un buon Chianti e la tua mano la pelle di lei.
Tantomeno un personaggio che muore.
Mi limito a trascrivere quello che è per me, e non solo per me (ma non sono geloso), il più bell'incipit della storia della letteratura. Proprio la prima frase, nello specifico.
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
Y como escribiò Gabo:
Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo.
Non è una novità, non è nemmeno un apprezzamento originale, ma ci sono momenti in cui non serve per forza distinguersi, anzi è vivamente sconsigliato: lascia che il tuo cuore ami Cent'anni di solitudine, come il tuo palato un buon Chianti e la tua mano la pelle di lei.
26 dicembre 2013
Vita di David Foster Wallace
Sapete come funziona col Kindle, no? Evidenziate le righe che vi attizzano mentre leggete un testo e poi ve le ritrovate ne I miei ritagli. Ecco, queste suppergiù sono le mie per quanto riguarda Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi (3,3 carver) il libro di D. T. Max (Einaudi - trad. Alessandro Mari) anche se il lavoro poi l’ho fatto a mano, ché l'avevo cartaceo.
Non se ne deduce il contesto, non sono legate l’una all’altra, non sono filtrate e non hanno probabilmente neppure un senso, se non il mio.
_____________________________________
La sua famiglia era nativa del Maine.
Proveniva da una famiglia di talenti in cui regnava l’amore, non tanto diversa dai Glass di Salinger.
Il torace mi sussulta come una centrifuga in azione con delle scarpe dentro.
Costello rammenta una lettera in cui l’amico gli annunciava di voler scrivere un romanzo da leggersi “anche tra mille anni”.
Avrebbe poi dichiarato che la narrativa gli impegnava il novantasette per cento del cervello, mentre la filosofia solo il cinquanta.
Per di più rimuginava ancora sul venerabile consiglio letterario ricevuta da Lelchuk: “Non dire, metti in scena”.
L’incipit del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein era uno dei due migliori incipit della letteratura occidentale: Il mondo è tutto ciò che accade. L’altro incipit che Wallace considerava d’ineguagliabile bellezza era quello de La Scialuppa di Stephen Crane: Non c’era uomo che conoscesse il colore del cielo.
Il tono piatto ma evocativo dei dialoghi (in La scopa del sistema) proviene da DeLillo, di cui Wallace aveva letto alcuni romanzi durante la stesura
Quando Wallace diede il romanzo a McLagan, l’amico lesse alcune pagine e glielo restistuì: non aveva tempo da sprecare con gli epigoni.
Nel corso degli anni Wallace sarebbe arrivato a disconoscere il romanzo parlando di un’opera scritta da un quattordicenne cervellone.
S’infatuò d’un musicista che stava componendo un brano servendosi del diabulus in musica – il tritono, la quarta aumentata che la chiesa aveva giudicato tanto ammaliante da metterla al bando.
Wallace definì lo stile dei minimalisti come “realismo catatonico anche detto ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”.
A questo punto ho ambizioni modeste che principalmente ruotano attorno al restare in vita.
Wallace si sottopose a sei sedute di elettroshock.
Di Lester Bangs Wallace apprezzava la prosa tripudiante perché, con ogni probabilità, si avvicinava più di ogni altro scritto al suo modo di parlare. L’espressione di Bangs “un’erezione del cuore” divenne una delle sue preferite.
Pochi mesi dopo il suo arrivo, Wallace aveva già abbozzato una scena basata su Big Craig, uno dei residenti più intriganti della Granada House. Big Craig – Don Gately nel romanzo.
Se le parole sono tutto ciò che abbiamo, sono dio e il mondo, allora dobbiamo trattarle con attenzione e rigore: dobbiamo venerarle.
A Syracuse [...] Franzen e Wallace passarono in automobile per la strada in cui Raymond Carver aveva abitato durante gli anni Ottanta quando lavorava all’Università; il prezzo della casa in cui aveva dimorato era stato maggiorato di diecimila dollari per via della sua fama.
Wallace annotò “Scrittura Successo Fama Sesso” Il suo proposito era di diventare un individuo per cui il desiderio delle ultime tre non motivasse la prima.
E David sentiva la mancanza di Mary Karr [...] tuttavia l’aveva portata con sé, trasformandola in un personaggio del romanzo. Joelle Van Dyne, conosciuta anche col nome di Madame Psychosis.
Wallace ricordò a Pietsch che la trama del libro che aveva comprato “si era sempre avvicinata di più a un arco, che a una linea destinata a trovare conclusione”.
Un’idea per accorciare il libro senza doverlo accorciare più del possibile: note.
Pietsch: Le conversazioni tra Marathe e Steeply sulla montagna sono la parte del romanzo che ho in assoluto meno voglia di rileggere.
Le risposte esistevano, insisteva Wallace con il suo editor, ma erano al di là dell’ultima pagina; Infinite Jest doveva proseguire nella mente dei lettori, ovvero si trattava di una narrativa pensata per descrivere la traiettoria di un ampio arco, non un triangolo di Freytag.
I parallelismi tra la vicenda biografica di Dostoevskij e la propria catturavano la sua attenzione, così come già avevano fatto al tempo della permanenza presso la Granada House.
Raccontò all’amica Debra Spark di essere caduto “nell’ottavo girone dell’inferno: i-correttori-di-bozze-dei-correttori-di-bozze”.
Leggere Infinite Jest avrebbe voluto dire accettare una sfida.
A un certo punto alcune linee parallele dovrebbero cominciare a convergere in modo che il lettore possa proiettare una “fine” al di là della struttura fisica del libro. Se nel vostro caso non si è realizzata nessuna convergenza del genere, allora vuol dire che con voi il libro ha fallito.
Penso che la mia scrittura sia migliorata, ma scrivere è meno Divertente di quanto non fosse.
Dedicò molto tempo alle lettere pur di procrastinare, e l’argomento di molte fu il suo procrastinare.
Rievocò Faulkner, secondo cui scrivere un romanzo era come erigere un pollaio durante un uragano.
Aveva l’abitudine di ripetere alle sue classi d’allievi che un romanziere è tenuto a conoscere il suo soggetto abbastanza bene da ingannare il suo vicino di posto a bordo di un aeroplano.
Il quotidiano satirico “Onion” nel 2003 pubblicò un pezzo intitolato: Fidanzata abbandona lettera di rottura di David Foster Wallace a pagina 20.
Aveva fatto tirare una riga sul nome “Mary” del suo tatuaggio ormai sbiadito, e aveva aggiunto un asterisco sotto il cuore; più sotto aveva collocato un secondo asterisco e il nome “Karen”, trasformando il proprio braccio in una nota a piè di pagina in carne e ossa.
Chad Hardbach (editor della rivista letteraria n+1): “L’opera del ’96 di David Foster Wallace è ormai assurta al ruolo di romanzo americano fondamentale degli ultimi trent’anni, la stella di prima grandezza attorno a cui orbitano lavori di minore importanza”. Infinite Jest era diventato Il Giovane Holden di una generazione che aveva letto Il Giovane Holden sui banchi di scuola.
In Infinite Jest, quando uno dei personaggi muore, si ritrova “catapultato verso casa oltre […] le palizzate di vetro della Convessità a una velocità disperata, sale verso nord e grida un richiamo alle armi chiaro e cristallino e quasi matericamente allarmato in tutte le lingue conosciute del mondo.
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p.s. e mica lo sapevo cos’era un epigono.
Non se ne deduce il contesto, non sono legate l’una all’altra, non sono filtrate e non hanno probabilmente neppure un senso, se non il mio.
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La sua famiglia era nativa del Maine.
Proveniva da una famiglia di talenti in cui regnava l’amore, non tanto diversa dai Glass di Salinger.
Il torace mi sussulta come una centrifuga in azione con delle scarpe dentro.
Costello rammenta una lettera in cui l’amico gli annunciava di voler scrivere un romanzo da leggersi “anche tra mille anni”.
Avrebbe poi dichiarato che la narrativa gli impegnava il novantasette per cento del cervello, mentre la filosofia solo il cinquanta.
Per di più rimuginava ancora sul venerabile consiglio letterario ricevuta da Lelchuk: “Non dire, metti in scena”.
L’incipit del Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein era uno dei due migliori incipit della letteratura occidentale: Il mondo è tutto ciò che accade. L’altro incipit che Wallace considerava d’ineguagliabile bellezza era quello de La Scialuppa di Stephen Crane: Non c’era uomo che conoscesse il colore del cielo.
Il tono piatto ma evocativo dei dialoghi (in La scopa del sistema) proviene da DeLillo, di cui Wallace aveva letto alcuni romanzi durante la stesura
Quando Wallace diede il romanzo a McLagan, l’amico lesse alcune pagine e glielo restistuì: non aveva tempo da sprecare con gli epigoni.
Nel corso degli anni Wallace sarebbe arrivato a disconoscere il romanzo parlando di un’opera scritta da un quattordicenne cervellone.
S’infatuò d’un musicista che stava componendo un brano servendosi del diabulus in musica – il tritono, la quarta aumentata che la chiesa aveva giudicato tanto ammaliante da metterla al bando.
Wallace definì lo stile dei minimalisti come “realismo catatonico anche detto ultraminimalismo anche detto Carver malriuscito”.
A questo punto ho ambizioni modeste che principalmente ruotano attorno al restare in vita.
Wallace si sottopose a sei sedute di elettroshock.
Di Lester Bangs Wallace apprezzava la prosa tripudiante perché, con ogni probabilità, si avvicinava più di ogni altro scritto al suo modo di parlare. L’espressione di Bangs “un’erezione del cuore” divenne una delle sue preferite.
Pochi mesi dopo il suo arrivo, Wallace aveva già abbozzato una scena basata su Big Craig, uno dei residenti più intriganti della Granada House. Big Craig – Don Gately nel romanzo.
Se le parole sono tutto ciò che abbiamo, sono dio e il mondo, allora dobbiamo trattarle con attenzione e rigore: dobbiamo venerarle.
A Syracuse [...] Franzen e Wallace passarono in automobile per la strada in cui Raymond Carver aveva abitato durante gli anni Ottanta quando lavorava all’Università; il prezzo della casa in cui aveva dimorato era stato maggiorato di diecimila dollari per via della sua fama.
Wallace annotò “Scrittura Successo Fama Sesso” Il suo proposito era di diventare un individuo per cui il desiderio delle ultime tre non motivasse la prima.
E David sentiva la mancanza di Mary Karr [...] tuttavia l’aveva portata con sé, trasformandola in un personaggio del romanzo. Joelle Van Dyne, conosciuta anche col nome di Madame Psychosis.
Wallace ricordò a Pietsch che la trama del libro che aveva comprato “si era sempre avvicinata di più a un arco, che a una linea destinata a trovare conclusione”.
Un’idea per accorciare il libro senza doverlo accorciare più del possibile: note.
Pietsch: Le conversazioni tra Marathe e Steeply sulla montagna sono la parte del romanzo che ho in assoluto meno voglia di rileggere.
Le risposte esistevano, insisteva Wallace con il suo editor, ma erano al di là dell’ultima pagina; Infinite Jest doveva proseguire nella mente dei lettori, ovvero si trattava di una narrativa pensata per descrivere la traiettoria di un ampio arco, non un triangolo di Freytag.
I parallelismi tra la vicenda biografica di Dostoevskij e la propria catturavano la sua attenzione, così come già avevano fatto al tempo della permanenza presso la Granada House.
Raccontò all’amica Debra Spark di essere caduto “nell’ottavo girone dell’inferno: i-correttori-di-bozze-dei-correttori-di-bozze”.
Leggere Infinite Jest avrebbe voluto dire accettare una sfida.
A un certo punto alcune linee parallele dovrebbero cominciare a convergere in modo che il lettore possa proiettare una “fine” al di là della struttura fisica del libro. Se nel vostro caso non si è realizzata nessuna convergenza del genere, allora vuol dire che con voi il libro ha fallito.
Penso che la mia scrittura sia migliorata, ma scrivere è meno Divertente di quanto non fosse.
Dedicò molto tempo alle lettere pur di procrastinare, e l’argomento di molte fu il suo procrastinare.
Rievocò Faulkner, secondo cui scrivere un romanzo era come erigere un pollaio durante un uragano.
Aveva l’abitudine di ripetere alle sue classi d’allievi che un romanziere è tenuto a conoscere il suo soggetto abbastanza bene da ingannare il suo vicino di posto a bordo di un aeroplano.
Il quotidiano satirico “Onion” nel 2003 pubblicò un pezzo intitolato: Fidanzata abbandona lettera di rottura di David Foster Wallace a pagina 20.
Aveva fatto tirare una riga sul nome “Mary” del suo tatuaggio ormai sbiadito, e aveva aggiunto un asterisco sotto il cuore; più sotto aveva collocato un secondo asterisco e il nome “Karen”, trasformando il proprio braccio in una nota a piè di pagina in carne e ossa.
Chad Hardbach (editor della rivista letteraria n+1): “L’opera del ’96 di David Foster Wallace è ormai assurta al ruolo di romanzo americano fondamentale degli ultimi trent’anni, la stella di prima grandezza attorno a cui orbitano lavori di minore importanza”. Infinite Jest era diventato Il Giovane Holden di una generazione che aveva letto Il Giovane Holden sui banchi di scuola.
In Infinite Jest, quando uno dei personaggi muore, si ritrova “catapultato verso casa oltre […] le palizzate di vetro della Convessità a una velocità disperata, sale verso nord e grida un richiamo alle armi chiaro e cristallino e quasi matericamente allarmato in tutte le lingue conosciute del mondo.
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p.s. e mica lo sapevo cos’era un epigono.
13 settembre 2013
Cotolette alla milanese
Se esistono le cotolette alla milanese è perché qualcuno prima le ha cotoscritte.E dov'è che si cotoscrive a Milano? Dov'è che si apprende l'arte d'impanare le parole e di dorarle, per poi portarle in tavola e servirle con un'insalata fresca e uno spicchio di limone?
S'impara qui , da lei, dalla nostra mentoressa, al Centro Studi Albatros.
(da Lunedì 3 ottobre)
È lei che c'imparò ha scrivere ha tutti noi, non andate da un'altro, fatela felicie. Premete sull'accelleratore della vostra creatività imparando a spadroneggiare la lingua itagliana. Presto: mancano solo un pò di giorni all'inizio!
7 settembre 2012
Lo zen e l'arte di andare in culo all'inverno
L’estate sta finendo davvero, maledetta lei, maledetti i Righeira e maledetti i Zorzi Vila.
Epperò c’è tutta un’arte aggrappata a virtuosismi acrobatici che possono portarci a scavalcare il generale inverno per spuntare a primavera in un baleno.
A noi tifosi, o quello che siamo, una mano ce la dà il campionato con la strisciata di partite vere e proprie e il mondo che ci gira intorno, la Premier, la Liga e tutta la compagnia calciando, ma per il resto bisogna agire, e subito, per non farsi inghiottire dall’oscurantismo dell’ora legale e dalla depressione criologica.
E non sto parlando di quelli che se la spasseranno ai tropici o sulla neve ogni weekend, sto parlando di coloro che, come me, s’addentreranno in questa coltre fitta e gelida con l’unica speranza che passi in fretta e non faccia troppi danni.
Trasciniamoci in palestra, in piscina o al tennis e cadenziamo le sedute due/tre volte alla settimana, questo andrà benissimo.
In alternativa possiamo dedicarci al bricolage, agli acquerelli o aprire un blog.
Se l’abbiamo già aperto possiamo scrivere una sequela di post sul dannato Natale o sul weekend della fottuta merla, che van sempre alla grandissima.
E poi ristrutturiamo e decoupiamo qualsiasi arnese riusciremo a strappare al cassonetto e alla raccolta rifiuti ingombranti.
Anche avvantaggiarsi a comprare i regali di Natale già da settembre può essere una buona attività, duratura e impegnativa, per lo zoccolo duro che ancora che persiste a farli.
Chi ha il caminetto l’accenda per carità e si sfaccia di bruschette appena sfrantoiano l’olio nuovo.
Cene con gli amici, o dagli amici ancora meglio, chiacchierare con persone in carne e ossa non ci farà che bene.
Se ancora ci resta del tempo libero possiamo sempre comprare un’altra expedit all’Ikea, leggere i racconti di Čechov e ripassare la completa filmografia di Alberto Sordi.
In tutto questo, il 22 dicembre esce l’album calciatori Panini 2012/13 e siamo un pezzo in là, a gennaio c'è l'Australian Open, a febbraio poi si pota la siepe e l’inverno può andare a farsi friggere.
p.s. sì lo so, la banalità di questo post è seconda solo alle indicazioni su come comportarsi nei giorni della canicola date dal TG1, ma mi piaceva il titolo.
Epperò c’è tutta un’arte aggrappata a virtuosismi acrobatici che possono portarci a scavalcare il generale inverno per spuntare a primavera in un baleno.
A noi tifosi, o quello che siamo, una mano ce la dà il campionato con la strisciata di partite vere e proprie e il mondo che ci gira intorno, la Premier, la Liga e tutta la compagnia calciando, ma per il resto bisogna agire, e subito, per non farsi inghiottire dall’oscurantismo dell’ora legale e dalla depressione criologica.
E non sto parlando di quelli che se la spasseranno ai tropici o sulla neve ogni weekend, sto parlando di coloro che, come me, s’addentreranno in questa coltre fitta e gelida con l’unica speranza che passi in fretta e non faccia troppi danni.
Trasciniamoci in palestra, in piscina o al tennis e cadenziamo le sedute due/tre volte alla settimana, questo andrà benissimo.
In alternativa possiamo dedicarci al bricolage, agli acquerelli o aprire un blog.
Se l’abbiamo già aperto possiamo scrivere una sequela di post sul dannato Natale o sul weekend della fottuta merla, che van sempre alla grandissima.
E poi ristrutturiamo e decoupiamo qualsiasi arnese riusciremo a strappare al cassonetto e alla raccolta rifiuti ingombranti.
Anche avvantaggiarsi a comprare i regali di Natale già da settembre può essere una buona attività, duratura e impegnativa, per lo zoccolo duro che ancora che persiste a farli.
Chi ha il caminetto l’accenda per carità e si sfaccia di bruschette appena sfrantoiano l’olio nuovo.
Cene con gli amici, o dagli amici ancora meglio, chiacchierare con persone in carne e ossa non ci farà che bene.
Se ancora ci resta del tempo libero possiamo sempre comprare un’altra expedit all’Ikea, leggere i racconti di Čechov e ripassare la completa filmografia di Alberto Sordi.
In tutto questo, il 22 dicembre esce l’album calciatori Panini 2012/13 e siamo un pezzo in là, a gennaio c'è l'Australian Open, a febbraio poi si pota la siepe e l’inverno può andare a farsi friggere.
p.s. sì lo so, la banalità di questo post è seconda solo alle indicazioni su come comportarsi nei giorni della canicola date dal TG1, ma mi piaceva il titolo.
28 agosto 2012
Il più grande difetto del Kindle
Mi piace sbirciare le copertine dei libri letti dagli sconosciuti.
Al mare, a bordo piscina, dove capita.
In altri e più giovanili tempi avrebbero potuto anche fornirmi un'indicazione valida per argomentare un approccio con una lei, adesso no, è solo curiosità.
Ad ogni modo, non siamo a dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei, ma l'indizio è prezioso. Potete scovare le differenze tra individui se leggono Volo piuttosto che Carver o Sparks piuttosto che Calvino anche senza aguzzare troppo la vista.
Il Kindle e gli altri ebook reader tutelano in maniera esosa la privacy del lettore. Non sarebbe male se il dispositivo sul dorso presentasse il baco di una piccola lavagna luminosa dove scorrono titolo e autore.
Magari ci potrebbe stare pure la percentuale di lettura, visto che le pagine già scorse sono note solo dal cartaceo, e la % potrebbe evitarci l'esordio con spoiler con la strafiga vicina d'ombrellone.
- Bel libro, eh? E Tom, quella sagoma di Tom il costruttore, è sempre vivo?
Al mare, a bordo piscina, dove capita.
In altri e più giovanili tempi avrebbero potuto anche fornirmi un'indicazione valida per argomentare un approccio con una lei, adesso no, è solo curiosità.
Ad ogni modo, non siamo a dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei, ma l'indizio è prezioso. Potete scovare le differenze tra individui se leggono Volo piuttosto che Carver o Sparks piuttosto che Calvino anche senza aguzzare troppo la vista.
Il Kindle e gli altri ebook reader tutelano in maniera esosa la privacy del lettore. Non sarebbe male se il dispositivo sul dorso presentasse il baco di una piccola lavagna luminosa dove scorrono titolo e autore.
Magari ci potrebbe stare pure la percentuale di lettura, visto che le pagine già scorse sono note solo dal cartaceo, e la % potrebbe evitarci l'esordio con spoiler con la strafiga vicina d'ombrellone.
- Bel libro, eh? E Tom, quella sagoma di Tom il costruttore, è sempre vivo?
7 maggio 2012
Traduttori Selvaggi
- Salve, Agente Stowe, come state? - disse Jack con la sua caratteristica R moscia.
Questo si leggeva nella traduzione di un romanzo inglese degli anni 30. Era la R di How are you, ovviamente, che si era persa, ma chi aveva riportato il testo in italiano aveva tradotto alla lettera, senza prendere in considerazione ipotesi del tipo "Salve, agente Stowe, come butta il raffreddore?".
Leggendo Cavalli Selvaggi, di Cormac McCarthy, mi sono imbattuto in questo dialogo, tra John Grady Cole, americano che sa parlare anche in spagnolo, e un comandante di Polizia messicano che non capisce la lingua di John:
- Dov'è Rawlins?
- Prego?
- Donde està mi compadre?
- Ti sta aspettando là fuori.
- Dove ci mandate?
- Vi mandiamo via, a casa.
- Quando?
- Prego?
- Cuando?
Peccato che il quando italiano abbia una sonorità in tutto simile al cuando spagnolo e il secondo "Prego?" del comandante di Polizia, in quel contesto, diventa superfluo.
Questo si leggeva nella traduzione di un romanzo inglese degli anni 30. Era la R di How are you, ovviamente, che si era persa, ma chi aveva riportato il testo in italiano aveva tradotto alla lettera, senza prendere in considerazione ipotesi del tipo "Salve, agente Stowe, come butta il raffreddore?".
Leggendo Cavalli Selvaggi, di Cormac McCarthy, mi sono imbattuto in questo dialogo, tra John Grady Cole, americano che sa parlare anche in spagnolo, e un comandante di Polizia messicano che non capisce la lingua di John:
- Dov'è Rawlins?
- Prego?
- Donde està mi compadre?
- Ti sta aspettando là fuori.
- Dove ci mandate?
- Vi mandiamo via, a casa.
- Quando?
- Prego?
- Cuando?
Peccato che il quando italiano abbia una sonorità in tutto simile al cuando spagnolo e il secondo "Prego?" del comandante di Polizia, in quel contesto, diventa superfluo.
11 aprile 2012
Tu mi fai girar
È un periodo che mi gira un po' i'ccapo, come si dice da noi.
Ho tipo degli sbandamenti, ecco. Direi una sorta di labirintite, per quello che ho sentito sui suoi sintomi in passato. Ma potrebbe essere anche altro. Soffro di vertigini stando a terra.
A Natale sono svenuto, per dire, una notte che ero sceso di corsa per spegnere l'allarme partito senza motivo, son crollato come una pera all'indietro, mezzo sul termosifone (elementi rotondi) e mezzo sul presepe (muschio vero).
Me la son cavata a buon mercato e ho potuto raccontare per tutte le feste un aneddoto che destava un certo interesse.
La pressione stava a posto.
Poi ho avuto qualche problema, tipo una mattina che non ero in grado di alzarmi dal letto perché, come inclinavo la testa per tirarla su, mi strottolava il mondo mondiale.
È andata che mi sora mi ha rifilato mezza scatola di pillole per la labirintite e, per queste o per altro, mi son sentito meglio e ho evitato il passaggio dal dottore.
Ora son quindici giorni che il fastidio si è ripresentato, seppure in forma più lieve. Fatto sta che, se abbasso la testa o la piego di lato o all'indietro, ecco che per uno/due secondi mi gira la testa, anche se lo faccio adesso.
Allora ho imparato a tenere il collo simil ingessato nei momenti cruciali, tipo se sto in motorino, se gioco a tennis o se discorro del più e del meno con la Cucinotta.
Insomma, mi sono adattato. Se sto a letto, mi giro e mi rivolto senza problemi, tutt'al più non mi alzo, ma se ho intenzione d'intraprendere un'attività complicata, come attraversare a piedi una corda tesa tra due grattacieli, ecco che faccio attenzione a non sottoporre le mie vertebre cervicali a movimenti bruschi, così da non rischiare di perdere i sensi.
E questo mio adeguarmi alla situazione, allo stato delle cose, mi ricorda un periodo in cui guidavo con maestria una vespa che praticamente non aveva freni, e mi sentivo parecchio fico.
Comunque, dai, non fatemi andare dal mio medico... c'è un dottore in sala?
(Foto: Philippe Petit - Man on wire)
Ho tipo degli sbandamenti, ecco. Direi una sorta di labirintite, per quello che ho sentito sui suoi sintomi in passato. Ma potrebbe essere anche altro. Soffro di vertigini stando a terra.
A Natale sono svenuto, per dire, una notte che ero sceso di corsa per spegnere l'allarme partito senza motivo, son crollato come una pera all'indietro, mezzo sul termosifone (elementi rotondi) e mezzo sul presepe (muschio vero).
Me la son cavata a buon mercato e ho potuto raccontare per tutte le feste un aneddoto che destava un certo interesse.
La pressione stava a posto.
Poi ho avuto qualche problema, tipo una mattina che non ero in grado di alzarmi dal letto perché, come inclinavo la testa per tirarla su, mi strottolava il mondo mondiale.
È andata che mi sora mi ha rifilato mezza scatola di pillole per la labirintite e, per queste o per altro, mi son sentito meglio e ho evitato il passaggio dal dottore.
Ora son quindici giorni che il fastidio si è ripresentato, seppure in forma più lieve. Fatto sta che, se abbasso la testa o la piego di lato o all'indietro, ecco che per uno/due secondi mi gira la testa, anche se lo faccio adesso.
Allora ho imparato a tenere il collo simil ingessato nei momenti cruciali, tipo se sto in motorino, se gioco a tennis o se discorro del più e del meno con la Cucinotta.
Insomma, mi sono adattato. Se sto a letto, mi giro e mi rivolto senza problemi, tutt'al più non mi alzo, ma se ho intenzione d'intraprendere un'attività complicata, come attraversare a piedi una corda tesa tra due grattacieli, ecco che faccio attenzione a non sottoporre le mie vertebre cervicali a movimenti bruschi, così da non rischiare di perdere i sensi.
E questo mio adeguarmi alla situazione, allo stato delle cose, mi ricorda un periodo in cui guidavo con maestria una vespa che praticamente non aveva freni, e mi sentivo parecchio fico.
Comunque, dai, non fatemi andare dal mio medico... c'è un dottore in sala?
(Foto: Philippe Petit - Man on wire)
3 marzo 2012
La Di Vino Commedia
Il servizio ChiamaOra informa che l’utente cercato è di nuovo raggiungibile.
PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,
PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
E penso al mio futuro con terrore
e 'l dubbio nella mente si dilaga
rivolgomi a Virgilio a malincuore:
Ma pe’ entra’ lì, c’è uno che ci paga?
d’andarci a gratis non mi fo persuaso
ma lo maestro mio manco mi caga
menarmi mi vorrà per lo mio naso?
poscia mi squilla lo telefonino
ma non c’è campo, esco, sarà il caso
son Guido e Lapo stanno al vinaino
saluto e scappo a gambe levate
e ‘l Duca resta lì come un cretino
a ber sotto le stelle fila il Vate.
-----------------------------------------
La Di Vino Commedia, finita di scrivere in osteria davanti a fiumi di rosso, diventa un trattato enologico suddiviso in tre parti, ciascuna delle quali contiene 33 Chianti.
PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,
PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
E penso al mio futuro con terrore
e 'l dubbio nella mente si dilaga
rivolgomi a Virgilio a malincuore:
Ma pe’ entra’ lì, c’è uno che ci paga?
d’andarci a gratis non mi fo persuaso
ma lo maestro mio manco mi caga
menarmi mi vorrà per lo mio naso?
poscia mi squilla lo telefonino
ma non c’è campo, esco, sarà il caso
son Guido e Lapo stanno al vinaino
saluto e scappo a gambe levate
e ‘l Duca resta lì come un cretino
a ber sotto le stelle fila il Vate.
-----------------------------------------
La Di Vino Commedia, finita di scrivere in osteria davanti a fiumi di rosso, diventa un trattato enologico suddiviso in tre parti, ciascuna delle quali contiene 33 Chianti.
20 febbraio 2012
Libri da scrivere - n. 2
Ecco la seconda infornata di Libri da Scrivere, i testi che nessuno ha pensato e i titoli che sono ancora utilizzabili.
OPEL
Andre Agassi, dopo la splendida autobiografia, ci regala un'altra perla parlandoci della passione di sua moglie per le auto tedesche.
ReBibbia
Galeotto fu il Libro e chi lo riscrisse. Un gruppo di detenuti decide di stendere una nuova versione delle Sacre Scritture. Ne esce fuori un testo che, francamente, fa pena.
Questo cacio vada al mondo intero
Un pecoraio di Pienza si butta sul web per l'esportazione del suo formaggio pecorino. Lancerà così il doggy style cheese.
Iliache
Vi si narra l'epopea della guerra dei Greci alla città di Troia e dei dieci anni necessari per far sì che i Troiani abbassassero le loro creste.
Hanno tutti cagione
Nevicate 2012: un prezioso documento nel quale si fa la conta dei danni.
La donna che sbatteva nelle potte
Intrigante storia d'amore saffico e violenza ambientata a Livorno.
OPEL
Andre Agassi, dopo la splendida autobiografia, ci regala un'altra perla parlandoci della passione di sua moglie per le auto tedesche.
ReBibbia
Galeotto fu il Libro e chi lo riscrisse. Un gruppo di detenuti decide di stendere una nuova versione delle Sacre Scritture. Ne esce fuori un testo che, francamente, fa pena.
Questo cacio vada al mondo intero
Un pecoraio di Pienza si butta sul web per l'esportazione del suo formaggio pecorino. Lancerà così il doggy style cheese.
Iliache
Vi si narra l'epopea della guerra dei Greci alla città di Troia e dei dieci anni necessari per far sì che i Troiani abbassassero le loro creste.
Hanno tutti cagione
Nevicate 2012: un prezioso documento nel quale si fa la conta dei danni.
La donna che sbatteva nelle potte
Intrigante storia d'amore saffico e violenza ambientata a Livorno.
15 febbraio 2012
Buongiorno, Milano
È ufficiale l’esito del concorso FingerBooks: l’Agatho Christo di Firenze ha colpito e si è portato a casa un Ipad2, un succoso ritrovato tennologico in grado di farlo regredire in breve tempo a livello di larva sociale.
Per la sezione Amore ha vinto Monya Flour con il racconto Benvenuta, mentre per la sezione Giallo è Da mezzogiorno a mezzanotte, la storia di Attilio Majorana, Majorana come il fisico e Attilio come il conte, a conquistare i favori della giuria.
La premiazione ha avuto luogo alla libreria Gogol & Company in quel di Milano, anche se a loro insaputa. La libreria, intanto, essendo in zona Giambellino, mi ha siringato in testa la ballata del Cerutti, di Gaber, e quindi una cosa buona l’ha fatta senz’altro. Ci ho preso pure un caffè al bar del Giambellino, tanto per gradire, anche se non ho avuto tempo per il biliardo.
Alla presenza del nutrito staff di Buongiorno Spa (Beatrice Grattacaso, Francesca Ferrara, Fabio Malagnini, Lucia Predolin e Chiara Viganò) e della giurata Erica Arosio, giornalista di Gioia, (assente l’altra giurata Chicca Gagliardo di Ho un libro in testa) ci sono stati consegnati gli iPremi.
Per abbassare la nostra cresta va detto che siamo stati costretti a indossare le magliette evento (tiratura limitata 2 esemplari) per le foto ufficiali di rito.
Ottimi cappuccini e brioches ad accompagnare la chiacchierata.
Per concludere al meglio la giornata meneghina e sanvalentina, Hombre e signora sono andati a godere dei capolavori esposti alla Pinacoteca di Brera riguardo ai quali ero stato informato a dovere da una recente e preziosa segnalazione di Kisciotte e a passeggiare in Galleria e in Piazza Duomo.
Non c’è niente da fare, a Milano si respira un’aria vitale che mette buonumore.
Avrei voluto vedermi anche con altri amici, non me ne vogliano, ma la giornata era già strapiena così.
Concludo con una sorta di outing e dichiaro che siamo passati anche da Abercrombie, per un’ordinazione da smaltire. Fauna notevolissima.
I racconti sono già disponibili su www.fingerbooks.it per iPhone e Android.
(Mi rendo conto che il post è un tantino autocelebrativo, me ne scuso con i fautori del falsomodestismo)
Da mezzogiorno a mezzanotte – incipit
Io so sempre dov’è il nord. Lo so e basta.
Lo sento conficcato dentro di me, da quando sono nato. Alzo la testa e tac, lo so.
Dico nord per via della bussola, ma è chiaro come la sambuca che so bene dove stanno pure gli altri tre punti cardinali, non ci vuole uno scienziato.
Ci ho fatto caso: gli accadimenti buoni della vita si realizzano sull’asse nord-sud, mentre le rogne, le pulciose gatte da pelare e le beghe, ci potete giocare la vostra mamma improfumata, che marciano come soldatini allineati sul binario est-ovest, o viceversa.
Nord-sud, e dormite fra diciotto guanciali, est-ovest invece son cazzi: è una regola. È la Regola.
E non venite ad ammorbarmi con il feng shui.
Per la sezione Amore ha vinto Monya Flour con il racconto Benvenuta, mentre per la sezione Giallo è Da mezzogiorno a mezzanotte, la storia di Attilio Majorana, Majorana come il fisico e Attilio come il conte, a conquistare i favori della giuria.
La premiazione ha avuto luogo alla libreria Gogol & Company in quel di Milano, anche se a loro insaputa. La libreria, intanto, essendo in zona Giambellino, mi ha siringato in testa la ballata del Cerutti, di Gaber, e quindi una cosa buona l’ha fatta senz’altro. Ci ho preso pure un caffè al bar del Giambellino, tanto per gradire, anche se non ho avuto tempo per il biliardo.
Alla presenza del nutrito staff di Buongiorno Spa (Beatrice Grattacaso, Francesca Ferrara, Fabio Malagnini, Lucia Predolin e Chiara Viganò) e della giurata Erica Arosio, giornalista di Gioia, (assente l’altra giurata Chicca Gagliardo di Ho un libro in testa) ci sono stati consegnati gli iPremi.
Per abbassare la nostra cresta va detto che siamo stati costretti a indossare le magliette evento (tiratura limitata 2 esemplari) per le foto ufficiali di rito.
Ottimi cappuccini e brioches ad accompagnare la chiacchierata.
Per concludere al meglio la giornata meneghina e sanvalentina, Hombre e signora sono andati a godere dei capolavori esposti alla Pinacoteca di Brera riguardo ai quali ero stato informato a dovere da una recente e preziosa segnalazione di Kisciotte e a passeggiare in Galleria e in Piazza Duomo.
Non c’è niente da fare, a Milano si respira un’aria vitale che mette buonumore.
Avrei voluto vedermi anche con altri amici, non me ne vogliano, ma la giornata era già strapiena così.
Concludo con una sorta di outing e dichiaro che siamo passati anche da Abercrombie, per un’ordinazione da smaltire. Fauna notevolissima.
I racconti sono già disponibili su www.fingerbooks.it per iPhone e Android.
(Mi rendo conto che il post è un tantino autocelebrativo, me ne scuso con i fautori del falsomodestismo)
Da mezzogiorno a mezzanotte – incipit
Io so sempre dov’è il nord. Lo so e basta.
Lo sento conficcato dentro di me, da quando sono nato. Alzo la testa e tac, lo so.
Dico nord per via della bussola, ma è chiaro come la sambuca che so bene dove stanno pure gli altri tre punti cardinali, non ci vuole uno scienziato.
Ci ho fatto caso: gli accadimenti buoni della vita si realizzano sull’asse nord-sud, mentre le rogne, le pulciose gatte da pelare e le beghe, ci potete giocare la vostra mamma improfumata, che marciano come soldatini allineati sul binario est-ovest, o viceversa.
Nord-sud, e dormite fra diciotto guanciali, est-ovest invece son cazzi: è una regola. È la Regola.
E non venite ad ammorbarmi con il feng shui.
13 febbraio 2012
Read Only Memory - n. 5
Prendete il libro o qualsiasi altra cosa stiate leggendo, cercate una frase che vi siete segnati oppure prendetene una a casaccio e trascrivetela in commento al post, indicando anche titolo dell'opera e autore.
Tutto questo ci porterà da qualche parte? Probabilmente no, è vero, ma magari un cristo che trova uno spunto di lettura ci può pure scappare.
Dalla galera sono uscito senza più la voglia di cantare e suonare. Mi va solo di ascoltare. E di continuare a bere. Ormai soltanto calvados, tutto ciò che mi rimane di una donna perduta in Francia. Un tempo tutto quello che mi capitava a tiro, perché "puoi togliere il blues dall'alcol ma non l'alcol dal blues".
(La verità dell'alligatore - Massimo Carlotto)
Tutto questo ci porterà da qualche parte? Probabilmente no, è vero, ma magari un cristo che trova uno spunto di lettura ci può pure scappare.
Dalla galera sono uscito senza più la voglia di cantare e suonare. Mi va solo di ascoltare. E di continuare a bere. Ormai soltanto calvados, tutto ciò che mi rimane di una donna perduta in Francia. Un tempo tutto quello che mi capitava a tiro, perché "puoi togliere il blues dall'alcol ma non l'alcol dal blues".
(La verità dell'alligatore - Massimo Carlotto)
2 febbraio 2012
Libri da Scrivere
Tutti lì che ti consigliano libri da leggere, ma così è facile, son buoni tutti ad additare dei libri da leggere. Beh, quasi tutti.
Io invece voglio consigliarvi dei romanzi da scrivere. Ormai ne esistono talmente tanti in giro che è anche difficile trovare un titolo libero. Ve li darò io, non spingete.
L'ufficio marketing de La Linea, dopo attenti studi, consiglia di puntare forte su titoli che magari richiamino altri testi famosi, un po' come con le scarpe Alidas, le Tob's o le borse di Grucci.
Anche perché, se non lo comprano per sbaglio un vostro libro, capirete che non ci sono molte altre possibilità.
E siccome sono in buona, vi butto là anche un accenno di trama, il resto è lavoro vostro.
La Giovane Holding
Una grossa società di New York punta a gestire una serie di ricoveri per le papere di Central Park. Il lavoro consiste solo nell'accudire le papere quei 10/15 giorni l'anno in cui il laghetto è gelato.
Il Deserto dei Tartan
Ormai le piste d'atletica sono sconsolatamente vuote. Il giovane Drogo si ritrova solo ad allenarsi sugli anelli in tartan dello stadio. I suoi ex-compagni di classe sono chi a danza, chi a karate. Va a finire che smette anche lui, perché a causa del nome viene sempre sorteggiato per il controlo antidoping.
Dislessico Famigliare
Il classico cinepanettone. Una famiglia di dislessici, madre padre e tre figli, non riesce a comunicare dando vita a una vera e propria commedia degli equivoci. Esilarante la scena in cui la madre lascia un post-it con scritto "cena da cuocere" e il marito arrostisce il cane.
L'isola del Giorno Priva
Un bel racconto di fantascienza i cui protagonisti vivono su un'isola sulla quale, per un'arcana congiunzione astrale, non sorge mai il sole. Lì è sempre notte e gli abitanti sono in eterna lotta con le bollette della luce.Verranno sterminati dai gufi.
Due di De Carlo
Pulp: un lettore esasperato dai romanzi di Andrea de Carlo si apposta sotto casa sua e quando lo scrittore arriva lo affetta in due con una scure.
Va' dove ti porta il culo
Pellicola fortemente impegnata sull'oscuro periodo degli Ani di Piombo. Una ragazza (Jennifer Lopez) si trova invischiata in un gruppo rivoluzionario, poi le va di culo e riesce ad uscirne emigrando nella Grande Mela, lì otterrà il successo che merita. Il film è accusato di fare della facile dietrologia.
(grazie a Melusina)
Io invece voglio consigliarvi dei romanzi da scrivere. Ormai ne esistono talmente tanti in giro che è anche difficile trovare un titolo libero. Ve li darò io, non spingete.
L'ufficio marketing de La Linea, dopo attenti studi, consiglia di puntare forte su titoli che magari richiamino altri testi famosi, un po' come con le scarpe Alidas, le Tob's o le borse di Grucci.
Anche perché, se non lo comprano per sbaglio un vostro libro, capirete che non ci sono molte altre possibilità.
E siccome sono in buona, vi butto là anche un accenno di trama, il resto è lavoro vostro.
La Giovane Holding
Una grossa società di New York punta a gestire una serie di ricoveri per le papere di Central Park. Il lavoro consiste solo nell'accudire le papere quei 10/15 giorni l'anno in cui il laghetto è gelato.
Il Deserto dei Tartan
Ormai le piste d'atletica sono sconsolatamente vuote. Il giovane Drogo si ritrova solo ad allenarsi sugli anelli in tartan dello stadio. I suoi ex-compagni di classe sono chi a danza, chi a karate. Va a finire che smette anche lui, perché a causa del nome viene sempre sorteggiato per il controlo antidoping.
Dislessico Famigliare
Il classico cinepanettone. Una famiglia di dislessici, madre padre e tre figli, non riesce a comunicare dando vita a una vera e propria commedia degli equivoci. Esilarante la scena in cui la madre lascia un post-it con scritto "cena da cuocere" e il marito arrostisce il cane.
L'isola del Giorno Priva
Un bel racconto di fantascienza i cui protagonisti vivono su un'isola sulla quale, per un'arcana congiunzione astrale, non sorge mai il sole. Lì è sempre notte e gli abitanti sono in eterna lotta con le bollette della luce.Verranno sterminati dai gufi.
Due di De Carlo
Pulp: un lettore esasperato dai romanzi di Andrea de Carlo si apposta sotto casa sua e quando lo scrittore arriva lo affetta in due con una scure.
Va' dove ti porta il culo
Pellicola fortemente impegnata sull'oscuro periodo degli Ani di Piombo. Una ragazza (Jennifer Lopez) si trova invischiata in un gruppo rivoluzionario, poi le va di culo e riesce ad uscirne emigrando nella Grande Mela, lì otterrà il successo che merita. Il film è accusato di fare della facile dietrologia.
(grazie a Melusina)
26 gennaio 2012
Darsi alle macchie
Da più parti mi spinsero ad andare dallo strizzacervelli e io, per farla breve, visto che ancora seguivo i consigli altrui, mi sparai una decina di sedute.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.
Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.
E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.
Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.
E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.
13 gennaio 2012
Com'è profondo il mare
La storia triste, ma non del tutto (forse), di chi mi ha insegnato a leggere.
Mia cugina Fiorella è morta nel 1991, a 31 anni. Leucemia fulminante, due mesi da quando l’ha scoperto. Aveva una bimba di 5 anni che adesso è una splendida ragazza, intelligente, istintiva e brillante. E poi indipendente, come Fiorella era e come mi ha spinto a essere.
Fiorella mi ha insegnato come coltivare il libero pensiero senza inculcarmi nulla, mi ha guardato andare a messa per trent’anni senza mai un commento diretto negativo. Con l’esempio mi ha mostrato come prendere una decisione, come riconoscere un impulso vero, mio, da un condizionamento esterno, come esporre una riflessione. Fiorella mi ha aiutato a diventare me stesso.
Mi ha guardato e si è lasciata guardare negli occhi. Mi ha fatto ascoltare i suoi dischi e mi ha prestato i suoi libri. I libri. È così che ho imparato davvero a leggere. Non so, forse sarebbe successo comunque, o forse no, ma se adesso considero i libri elementi necessari alla mia stessa esistenza lo devo a un tardo pomeriggio d’estate in cui Fiorella passava Com'è profondo il mare al suo stereo, mentre dagli scaffali sceglieva i libri che mi avrebbe prestato. Anche l'inequivocabile messaggio che si trattasse di un prestito e non di un omaggio ha contribuito non poco alla formazione della mia opinione sui libri, sul loro valore e sulle dinamiche che ne regolano acquisti, prestiti e restituzioni.
Avevo 15 anni e potevo annoverare tra le mie letture solo fumetti (miei), fotoromanzi (mia sorella) e qualche libro (imposto dalla scuola); a casa mia non si leggeva.
Non ricordo tutti i volumi con i quali mia cugina stipò una borsa per me. Un paio di Luca Goldoni, La casa in collina di Pavese, Il grillo parlante di Gervaso, Bar Sport di Benni, questi sicuramente c’erano, ma l’elenco titoli non è significativo.
Decisiva fu l’aria carbonara di quel pomeriggio seduti sul suo letto, una gamba a terra e l’altra sotto il culo, la finestra spalancata sui campi e sul cicaleccio, lame di sole a straliciarsi nella stanza e Lucio Dalla in sottofondo. In un pomeriggio che non è finito mai.
È inutile
Non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
---------------------------------- edit del 26 marzo 2012 ----------------------------------------
Ecco, oggi ci son passato davanti alla casa dove abitava Fiorella, e l'ho fotografata la finestra:
Mia cugina Fiorella è morta nel 1991, a 31 anni. Leucemia fulminante, due mesi da quando l’ha scoperto. Aveva una bimba di 5 anni che adesso è una splendida ragazza, intelligente, istintiva e brillante. E poi indipendente, come Fiorella era e come mi ha spinto a essere.
Fiorella mi ha insegnato come coltivare il libero pensiero senza inculcarmi nulla, mi ha guardato andare a messa per trent’anni senza mai un commento diretto negativo. Con l’esempio mi ha mostrato come prendere una decisione, come riconoscere un impulso vero, mio, da un condizionamento esterno, come esporre una riflessione. Fiorella mi ha aiutato a diventare me stesso.
Mi ha guardato e si è lasciata guardare negli occhi. Mi ha fatto ascoltare i suoi dischi e mi ha prestato i suoi libri. I libri. È così che ho imparato davvero a leggere. Non so, forse sarebbe successo comunque, o forse no, ma se adesso considero i libri elementi necessari alla mia stessa esistenza lo devo a un tardo pomeriggio d’estate in cui Fiorella passava Com'è profondo il mare al suo stereo, mentre dagli scaffali sceglieva i libri che mi avrebbe prestato. Anche l'inequivocabile messaggio che si trattasse di un prestito e non di un omaggio ha contribuito non poco alla formazione della mia opinione sui libri, sul loro valore e sulle dinamiche che ne regolano acquisti, prestiti e restituzioni.
Avevo 15 anni e potevo annoverare tra le mie letture solo fumetti (miei), fotoromanzi (mia sorella) e qualche libro (imposto dalla scuola); a casa mia non si leggeva.
Non ricordo tutti i volumi con i quali mia cugina stipò una borsa per me. Un paio di Luca Goldoni, La casa in collina di Pavese, Il grillo parlante di Gervaso, Bar Sport di Benni, questi sicuramente c’erano, ma l’elenco titoli non è significativo.
Decisiva fu l’aria carbonara di quel pomeriggio seduti sul suo letto, una gamba a terra e l’altra sotto il culo, la finestra spalancata sui campi e sul cicaleccio, lame di sole a straliciarsi nella stanza e Lucio Dalla in sottofondo. In un pomeriggio che non è finito mai.
È inutile
Non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
---------------------------------- edit del 26 marzo 2012 ----------------------------------------
Ecco, oggi ci son passato davanti alla casa dove abitava Fiorella, e l'ho fotografata la finestra:
![]() |
| Casa Fiorella - via Rimaggina |
5 gennaio 2012
Read Only Memory - n. 4
Va così che viene l'Anto a cena e tra una cazza e l'altra mi fa:
- E te, te... qual è l'ultimo libro che hai letto?
È una domanda che mi piace sempre. È una domanda che mi piace ancora di più se ho terminato un libro da poco cosicché me lo ricordo ancora bene e ne posso parlare compiutamente. È una domanda che mi manda in sollucchero se a tutto questo aggiungiamo che il libro appena finito è pure un ottimo libro.
- Open, di Andre Agassi.
E poi mi sono lasciato trasportare. Prima lentamente, ho sondato il terreno raccontando gli episodi forti, dell'odio di Agassi per il tennis, di suo padre, del drago sparapalle, di Connors agli Usa Open, di Brooke e di Steffi, ho parlato insomma della polpa della mela.
Poi, visto che l'auditorio reggeva bene e che l'argomento, seppur esposto a femmine pressoché digiune di tennis (l'Anto e mia moglie) non pareva suscitare sbadigli, son passato agli episodi meno forti, ma comunque pregnanti della storia, i pantaloncini di jeans, la Bollettieri Academy, i capelli dell'Andre, le sue cadute e le sue risalite, l'entourage, esponendo così le bucce.
Ma negli occhi del mio pubblico la fame non accennava a placarsi e allora ho proposto pure i torsoli, tirando giù tutto quello che mi ricordavo del libro, dall'acqua di Gyl alle auto sportive, dalla collina dei serpenti ai ratti da fango, dagli slam vinti alle ricorrenti batoste inflittegli da Sampras, dal borsone portato da solo al cortisone, da Boris Becker a Benjamin Becker.
Ero in trance, parevo Tim Roth in Reservoir Dogs quando prova il monologo, avete presente? Son sicuro che avevo pure quella faccia lì, sapete, quella un po' ebete che hanno gli innamorati quando si guardano.
Quasi quasi mi viene la voglia di andare ad alzargli il voto a Open.
Alla fine son dovuto andare a prendere il libro perché volevamo vedere/rivedere le peraltro poche foto pubblicate e dopo ancora ci siamo pure sparati mezzora di Youtube sul nostro uomo.
La rivalità con Sampras è stata uno dei punti di riferimento della mia carriera. Perdere con Pete mi ha provocato un dolore enorme, ma alla lunga mi ha reso anche più forte. Se lo avessi battuto più spesso, se fosse comparso in una generazione diversa, il mio palmares sarebbe migliore e potrei essere ricordato come un tennista migliore, ma varrei meno.
.....
(parla di una vittoria qualunque)
Lo sconfiggo in sessantanove minuti. I giornalisti lo definiscono un massacro. Mi chiedono se mi dispiace averlo battuto in quel modo.
Rispondo: Non priverei mai nessuno dell'esperienza istruttiva di perdere.
Ridono.
Ma io sono serio.
(Open - Andre Agassi - J. R. Moehringer)
E voi che state leggendo?
- E te, te... qual è l'ultimo libro che hai letto?
È una domanda che mi piace sempre. È una domanda che mi piace ancora di più se ho terminato un libro da poco cosicché me lo ricordo ancora bene e ne posso parlare compiutamente. È una domanda che mi manda in sollucchero se a tutto questo aggiungiamo che il libro appena finito è pure un ottimo libro.
- Open, di Andre Agassi.
E poi mi sono lasciato trasportare. Prima lentamente, ho sondato il terreno raccontando gli episodi forti, dell'odio di Agassi per il tennis, di suo padre, del drago sparapalle, di Connors agli Usa Open, di Brooke e di Steffi, ho parlato insomma della polpa della mela.
Poi, visto che l'auditorio reggeva bene e che l'argomento, seppur esposto a femmine pressoché digiune di tennis (l'Anto e mia moglie) non pareva suscitare sbadigli, son passato agli episodi meno forti, ma comunque pregnanti della storia, i pantaloncini di jeans, la Bollettieri Academy, i capelli dell'Andre, le sue cadute e le sue risalite, l'entourage, esponendo così le bucce.
Ma negli occhi del mio pubblico la fame non accennava a placarsi e allora ho proposto pure i torsoli, tirando giù tutto quello che mi ricordavo del libro, dall'acqua di Gyl alle auto sportive, dalla collina dei serpenti ai ratti da fango, dagli slam vinti alle ricorrenti batoste inflittegli da Sampras, dal borsone portato da solo al cortisone, da Boris Becker a Benjamin Becker.
Ero in trance, parevo Tim Roth in Reservoir Dogs quando prova il monologo, avete presente? Son sicuro che avevo pure quella faccia lì, sapete, quella un po' ebete che hanno gli innamorati quando si guardano.
Quasi quasi mi viene la voglia di andare ad alzargli il voto a Open.
Alla fine son dovuto andare a prendere il libro perché volevamo vedere/rivedere le peraltro poche foto pubblicate e dopo ancora ci siamo pure sparati mezzora di Youtube sul nostro uomo.
La rivalità con Sampras è stata uno dei punti di riferimento della mia carriera. Perdere con Pete mi ha provocato un dolore enorme, ma alla lunga mi ha reso anche più forte. Se lo avessi battuto più spesso, se fosse comparso in una generazione diversa, il mio palmares sarebbe migliore e potrei essere ricordato come un tennista migliore, ma varrei meno.
.....
(parla di una vittoria qualunque)
Lo sconfiggo in sessantanove minuti. I giornalisti lo definiscono un massacro. Mi chiedono se mi dispiace averlo battuto in quel modo.
Rispondo: Non priverei mai nessuno dell'esperienza istruttiva di perdere.
Ridono.
Ma io sono serio.
(Open - Andre Agassi - J. R. Moehringer)
E voi che state leggendo?
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