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9 aprile 2019

L'eterna lotta tra l'anziano e il salvatempo


Ormai è una guerra di strategia, spietata, continua. Una battaglia psicologica fine.
Con nessuno che abbia voglia di tirarsi indietro: né l'anziano che non anela tornare a farsi tiranneggiare dalle cassiere, né tantomeno l'algoritmo che governa il salvatempo che è nato proprio per grandefratellare l'anziano o il ladruncolo matricolato.
L'anziano ha sviluppato una sopraffina tecnica d'approvvigionamento settimanale, riempie tre borsoni tre con un puzzle perfetto degli articoli derivante dalla pluriennale esperienza sui banchi del tetris.
Capite bene che arrivare alla cassa e doversi sciroppare una rilettura può risultare devastante.
Il fatto è che l'anziano, in quanto tale, è soggetto a sbagliare. Magari va a fare una spesetta di 10 articoli e se ne scorda uno. È la fine.
Viene marchiato peggio di una vacca in Texas, pure se non ha battuto una scatoletta del gatto da 35 centesimi. E poi son riletture, una ok. Due ok.
Alla terza, quando la purificazione sta per compiersi, durante una spesa da 150 euri, l'anziano manca clamorosamente 2 euro e 20 di zucchine e precipita di nuovo nell'abisso.
Probabilmente non si riprenderà più e dovrà tornare a farsela con le cassiere, anche se quella con gli occhi da cerbiatta è da mo' che l'hanno trasferita.

16 novembre 2017

Amici di pin

Una volta c'erano gli amici di pen, poi ci siamo involuti come nostro solito.
La mamma di Paola, la prima volta che vide la figlia ritirare soldi da un bancomat commentò così:
- Mah... vai a dirglielo a quelli del mondo di prima che da un muro esce i' sordi!
Perché quello fa un bancomat, ti dà i soldi. Fine.
Ma poi le cose son migliorate, nella nota ottica che il meglio è nemico del bene, e il bancomat ti offre - immagino e presumo - tutta una serie di succosi servizi accessori.
Fatto sta, c'era 'sto tizio ad armeggiare e io mi metto in coda, un po' di lato per non invadere la sua privacy, ma in una posizione visibile.
Mi ha visto arrivare, ma continua tranquillo, e ci mancherebbe, il bancomat è suo, c'è arrivato prima di me.
Pigia sui tasti che nemmeno Benedetti Michelangeli, fino a che gli esce una strisciata di carta lunga un paio di cento metri, probabilmente fedele diario di tutti i movimenti della vita dell'uomo, non lui in particolare, proprio l'uomo in generale.
Poi l'infernale prodigio gli sputa la tessera ma esso, l'uomo in particolare, non pago, la rinfila immantinente.
È li che comincia pure a parlarci con il macchinario, gli borbotta qualcosa che non capisco bene se sia una preghiera, un insulto o semplicemente un "Metti Insigne".
Poi pigia e guarda, quindi si leva gli occhiali si spiaccica sul monitor e osserva con un'espressione vagamente meravigliata il chissà cosa gli vien mostrato.
Smanetta per altri tre minuti buoni e parla e si confida e probabilmente piange sulla spalla del suo fidato amico di pin.
Poi se ne va - l'era l'ora! - ma tutto questo senza prelevare un dannato euro.
Ma si può passare la vita davanti a un bancomat? Pure la mamma di Paola, che non ne aveva mai visto uno, aveva capito da subito a cosa servisse rivolgersi a quella zona miracolosa di muro.
La solitudine è una brutta bestia - immagino e presumo - ma cristiodiddio pigliati magari un cane, fatti un amico immaginario, sarà sempre meglio di star lì a parlare con il bancomat.

27 luglio 2017

Francesi siete addietro


Addietro come la martinicca, direbbe i' mi' nonno.
Ho lasciato le vostre autostrade - la A8 Mentone / Aix en Provence, nello specifico - 30 anni fa, ma le ritrovo nello stesso identico stato: pietoso. Ma mica l'asfalto.
Possibile che in tutto questo tempo, nei 30 anni che hanno più inciso sul progresso tecnologico del mondo, siate rimasti ad un sistema di riscossione tributi che ricorda gli antichi dazi?
Possibile che se faccio 100 km di autostrada devo trovare 4 o 5 barriere da superare, quando pagando, quando pigliando il ticket, quando pagando senza ticket, quando non si sa bene cosa.
Cos'è, dobbiamo pagare il pedaggio autostradale direttamente ad ogni contea che attraversiamo?
Non siete in grado di fare un borsone unico e di spartirvi il malloppo la sera?
Ve la faccio io la proporzione, se serve.
Ma un ministro dei trasporti francese, o chi per lui, non sarà mai andato in vacanza a Gallipoli? Entri a Ventimiglia (ticket) esci a Taranto (fine autostrada, pedaggio): un casello ti devi sciroppare. Non ci vuole uno scienziato.
E gli abitanti della zona, cosa sono, votati al sacrificio?
Oltretutto quei caselli, agglomerati di cemento e metallaccio, fanno pure un po' schifo a vedersi.
Francesi, sveglia! Siamo nel terzo millennio ma voi siete rimasti in modalità Moyen-Age.

21 aprile 2017

Scrivere nel passato (remoto)


Non ne posso già più delle storie infarcite di cellulari, di social e di tutte quelle moderne diavolerie.
Per carità, benissimo per la realtà reale e per tutti i lestofanti che l'avrebbero fatta franca un secolo fa e invece adesso restano impigliati nelle maglie digitali e regolarmente beccati.
Ma per la fiction no, non ce la fo mica, mi viene l'orticaria.
Bene Perfetti sconosciuti, visto e piaciuto, ma anche basta.
Io voglio godermi delle storie, lette o viste, dove per ricevere una telefonata devi restare inchiodato all'apparecchio e nei pressi del suo fottuto filo che sbuca dal muro.
Voglio vedere il cazzo di protagonista sanguinante che si trascina per dei chilometri in caccia di un posto pubblico per telefonare, voglio che si frughi in tasca alla ricerca di qualche spicciolino che gli salvi il culo.
Altro che flat e 500 sms gratuiti.
Mi voglio immedisimare in tempi e luoghi dove il telefono senza fili è ancora e soltanto quello stupido gioco da fare a tavola nei dopocena un po' bevuti, quando il primo della catena bisbiglia La Coca Cola fa fare i rutti e all'ultimo gli arriva immancabile L'Eleonora la dà a tutti.
Voglio un mondo raccontato dove pullulano gli Overlook hotel isolati da tutto. Voglio un bosco dove ti puoi far azzannare in santa pace da un orso senza che tu debba rompere le palle ai tuoi contatti in rubrica per venirti a pigliare, voglio un amore tra due disperati confinati agli angoli del globo che si sviluppa a colpi di lettere scritte a mano, meglio se vergate con la stilografica. Voglio della gente che cucina spulciando un vecchio ricettario macchiato e rilegato con lo spago.
Voglio una fiction whatsapp free, dove ci siano delle foto da sviluppare e dove i messaggi vocali si lascino al massimo dentro al buco nero di una segreteria.
Oppure mi date una storia con tutta sta roba digital, ma che sia stata pensata e scritta cinquant'anni o più fa, allora va anche bene.

p.s. poi voglio anche conoscere l'Eleonora.

8 febbraio 2017

Del downgrading tecnologico


Quando ti abbandona un cinofonino hai voglia a portarlo a riparare da loro!
- Si è lotta la displei, no possibile di lipalale no avele pezzi di licambio di questa malca.
Ti attacchi e basta.
Siccome che è durato un po' poco per i miei standard (14 mesi) e non ho voglia di spendere adesso per un apparecchio nuovo, ho rimesso in carreggiata il mio cellulare precedente.
Ero abbastanza riluttante ma vedo che il suo lavoro lo fa, a parte che non c'entra manco una app oltre a quelle che già ci sono.
Telefono, messaggio e chatto, fine. E va bene così.
Ergo mi ero comprato qualcosa di inutile. Diciamo che in più potevo farci due partite di ruzzle al cesso, bada lì!
E quando si guasterà questo ho sempre pronto il 3330 della nokia, l'unico, l'indistruttibile.
Per arrivare poi, con un po' di fortuna e un altro guasto, all'antica vita senza telefonino: un'esperienza ormai smarrita alla quale però si può tendere solo per gradi.

18 gennaio 2017

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma


Temo che l'umanità abbia preso un po' troppo alla lettera l'illuminato postulato del chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier.

Perchè se, com'è vero iddio, o chi per lui, le schuko non si sa mai dove stanno, le patatine mancano sempre, e i calzini si spaiano irrimediabilmente, è altrettanto vero che stiamo assistendo a una pericolosa invasione di trasformatori (chiamateli alimentatori, chiamateli Ismaele o chiamateli come volete...).
Gran parte dei ritrovati tecnologici che agevolano le nostre vite ci sono venduti accessoriati di un rassicurante trasformatore.
Cellulari, harddisk esterni, laptop, cordless, consolle, tablet, fotocamere, giocattoli e tutta una serie di apparecchi dall'aspettativa di vita tendenzialmente molto breve.
Va così che passano gli anni, la tecnologia progredisce, i meccanismi si rompono e giocoforza vanno rimpiazzati con nuovi modelli.
I vecchi si buttano. Ma non il trasformatore, che può sempre tornare utile! (mi par di sentirvi).
C'è comunque una piccola fetta dell'umanità, studiata dalla Nasa, che riesce a gettare via il trasformatore - funzionante - assieme all'apparecchio di riferimento non più funzionante o fatalmente obsoleto. Beh, non sto dicendo a voi, iatevenne!

Noi gente normale raccogliamo i trasformatori in contenitori generalmente plastici di provenienza vagamente svedese etichettati alla meglio come "materiale elettrico", seppure negli anni si genererà l'esigenza di un'archiviazione più esclusiva e dignitosa in uno scatolone riservato marchiato "trasformatori".

Poi capita che devi comprare una tastiera elettrica per il figlio e la sua buona scuola - non sai mai ti diventi un Roby Facchinetti o un dio delle città - e che il prodotto in questione sia venduto con il trasformatore A PARTE.
Boni! Fermi tutti! Ce l'ho io il trasformatore!
Finalmente hai l'occasione per tirar giù il cavolo di contenitore zeppato negli anni di fior di trasformatori che potevano tornare utili.
E cominci a vagliare i volt e gli ampere, che non ci capisci una cippa, ma non vogliamo certo fulminare la tastierina nuova con una scarica inadeguata.
E niente, pare che il cartello mondiale dei trasformatori sia riuscito a destinare alla tastiera dei tuoi desideri un trasformatore dalle caratteristiche tecniche diverse, anche mezzo volt non di più, da tutti quelli che hai zelantemente messo via negli anni.
In ogni caso prendo quello dalle specifiche più simili all'originale e mi faccio consigliare dagli espertoni della materia che qui da me abbondano. Mi fanno: va bene lo stesso, e compro la tastiera senza alimentatore.
Va così che il cartello degli spinotti ha dotato la femmina di quel cazzo di sintetizzatorino di un buco di diametro avverso e il mio trasformatore, vanamente auspicato di riutilizzo, torna di filato nel cestone dei dimenticati.

A casa mia ce n'ho almeno venti di questi cosi. Ora... ipotizzando che il 30% delle famiglie mondiali sia messo come me, nei garage/cantine del pianeta dormono 6 miliardi sei di cazzosi trasformatori funzionanti.
Negli anni '70, ve lo dico, eravamo avanti: noi avevamo un coso rosso a cui bastava spostare un'interruttore per infondere alla pista polistil il voltaggio che volevamo. Un vero spasso.

E per la serie invenzioni da realizzare non ditemi che non sia possibile varare il trasformatore universale, ché non vi credo.

Poi, se il potere verrà preso dai trasformatori, che una notte senza luna decideranno di uscire dalle nostre scatole e pigliarsi il mondo, non lamentatevi se per salvarvi dovrà scapicollarsi qui Schwarzenegger direttamente dall'anno tremila.

23 settembre 2016

Mi dono alla scienza, da vivo però

O alla tecnologia, magari.
Io voglio che mi installino un chip sottopelle con tutte ma tutte le mie info e che possa essere decifrato dai vari lettori installati nel mondo mondiale.
Ben venga il grande grandissimo enorme fratello se in cambio mi fa stare sereno.
Intanto il chippettino dev'essere collegato al mio conto corrente o alla mia carta di credito. Devo pagare una cosa? Avvicino il polso al lettore e via pagata e in sicurezza, manco il pin voglio digitare.
E voglio pagare tutto, dalla spesa alimentare alle risalite a sciare, dal meccanico al caldaista, dal carburante ai caselli autostradali, dal dottore ai ticket sanitari, dai libri di scuola alle tasse varie alle multe.
Che poi sono tutte funzionalità già in uso, ma separate. Voglio dire non siamo in grado di raggruppare in una parte del chip quello che serve per attivare il Dolomiti SuperSkipass, il telepass, la carta della Coop, la tessera sanitaria e via e via?
Poi, ovviamente, il chip deve gestire gli sconti, le promozioni e le offerte, le rateizzazioni, tutte cose banalmente già possibili.
Il chip deve essere programmabile, non è che ci mettiamo sottopelle un apparecchietto statico. La domenica mattina vado a correre, lo passo sotto una macchinetta programmatrice (ma non sarebbe nemmeno necessario) e mi piglia i tempi della corsa.
Vado allo stadio? Sanno dove sono e quando ci sono e se tiro in campo una lattina.
Vado a mensa, mi scala direttamente i soldi e magari mi dà pure suggerimenti su cosa prendere visto che avrà in memoria il risultato delle mie ultime analisi.
Vado in un bar? Manco tiro fuori il portafoglio.
Cambio auto, pago il bollo, vado al ristorante o in farmacia? Tutto registrato.
Alla fine io VOGLIO CEDERE COMPLETAMENTE i dati della mia privacy, dei miei spostamenti e delle mie abitudini, voglio essere tracciato e monitorato in tutto, in cambio non voglio fare più settettrenti, Iseei, autocertificazioni e nemmeno voglio portarmi dietro 300 carte plastificate. Nemmeno voglio parlare se non ho voglia.
E queste sono proprio le prime funzionalità che mi sono venute in mente, le possibilità sono infinite.
Mettetemi stocazzo di chippettino e poi non rompetemi più le palle.
È che poi finisco per diventare volgare.

2 ottobre 2015

Odio - sinfonia n. 5



odio iTunes
odio le cicche per terra
odio iTunes
odio i bolloni della coop
odio iTunes
odio le ditate sullo schermo
odio iTunes
odio il copridivano rinfrinzellato
odio iTunes
odio l'appiccicaticcio fuori dai barattoli di marmellata
odio iTunes
odio le scuse del ritardatario
odio iTunes
odio la polo dentro i calzoni
odio iTunes
odio i motorini a tre ruote
odio iTunes
odio la tramontana
odio iTunes

___________________
Odio, altre sinfonie: n. 1 - n. 2 - n. 3 - n. 4

17 settembre 2015

Left & right

La prima regola delle cuffiette recita:
Se tutte le persone osservassero le leggi del quieto vivere e della buona educazione con la stessa pedissequa ostinazione con la quale rispettano il destro e sinistro negli auricolari vivremmo in un mondo ideale.

È veramente ammirevole l'impegno che mettiamo alla ricerca di quella piccola L o R per introdurla nella cavità auricolare deputata. Come se invertendole di orecchio la musica che ci veicolano potesse perforarci i timpani o mandarci in pappa il cervello o, a furia di ascolti rovesci, metterci in contatto chissà mai con Belzebù.

Tira via in teatro o al cine, lì capisco che il suono possa e debba ricondursi anche razionalmente allo spazio e alla direzione in cui si promana.
Ma a me, singolo individuo posizionato casualmente nel mondo, che differenza mi farà mai se l'elicottero dei Pink Floyd mi arriva da destra piuttosto che da sinistra?
Eppure anch'io la cerco l'indicazione del left o del right, tante volte mi fermasse un ispettore mentre corro lungo il borro.

2 marzo 2015

Movimento per la liberazione del T9

 Anche se la denominazione specifica sarebbe: Movimento per la liberazione del T9, dei controlli ortografici in genere e degli errori di stampa pure.
Il movimento punta a liberarci dalle noiose rettifiche ai nostri errori di battitura o alle parole che il controllo ortografico sceglie per noi o suggerisce in prima battuta, a ragion veduta aggiungerei.
Tu considera che il T9, o chi per esso, sia pure il fottuto correttore dell'iPad o il tuo inconscio, ne sa a pacchi più di te quindi conviene accondiscendere.
E mettercisi contro non porta a nulla.
Se i tuoi amici sono stronzi ma il tuo correttore ti dice che sono arrondissement cosa ne vuoi sapere tu? Invia il tuo messaggio e lascia pure scritto brutti arrondissement, se non sono davvero così arrondissement vedrai che ci arriveranno da soli.

Ah, poi ho cambiato cellulare, non mi dice più "mottlc" al posto di notula, adesso son capace di chiedere al mio notaio una rotula. In fondo va bene anche così.

10 dicembre 2014

Rotture

Tutto quello che si poteva rompere s'è rotto, come vaticinato dalla seconda deriva tennologica della legge di Marfi.
Kindle
Disco Fisso dati
Lavatrice
Stereo
Caldaia
Box doccia
Disco Solido Sistema Operativo
Per tacere delle infiltrazioni d'acqua in soggiorno e di tutti i pezzi sostituiti nella revisione dello scooter.
No, tranquilli, non vi sto chiedendo soldi, sto solo implorando un filo di pietà al dio, o chi per lui, della fottuta ingegneria.
E apprezzo sempre più la saggezza del detto popolare Il meglio è nemico del bene.

6 ottobre 2014

Il punto Gmail

Avrete sentito parlare di “How Google works” (“Come funziona Google” ed. Rizzoli Etas) dove Eric Schmidt, l’ex Ceo di Google (con Jonathan Rosenberg coautore), tra le altre cose, ci dispensa 9 consigli sulla gestione delle mail. Argomento che mi ha sempre coinvolto.
I consigli dei due soloni digitali non avevano però fatto i conti con la Linea che, per parte sua, li smonta pezzo a pezzo.

Regola 1: Rispondi velocemente. Per Eric Schmidt, “Ci sono persone su cui si può contare perché rispondono rapidamente, mentre altre no. La maggioranza delle migliori persone nonché delle più impegnate che conosciamo, agiscono velocemente e rispondono subito non solo a noi o a un gruppo ristretto di persone importanti, ma a tutti”.
Linea 1 – Non rispondere proprio. La richiesta che ti fanno, specialmente se urgente, sarà obsoleta nel giro di ore o di un giorno o due al massimo. Rispondi solo in caso di sollecito, che avviene una volta su dieci. Le altre 9 volte si saranno mossi diversamente, specialmente se era urgente.

Regola 2 - Quando scrivi un messaggio di posta elettronica, ogni parola è importante. L’obiettivo è non perdersi nella prosa e risultare chiari e cristallini. C’è un problema da esporre? È necessario definirlo con chiarezza.
Linea 2 – Una sacrosanta supercazzola ti potrà salvare il culo in più d’una occasione. Dai retta a un bischero: non disdegnare vacui paroloni e giri di parole astrusi.

Regola 3 - Fare pulizia è fondamentale. La casella di posta va tenuta pulita e ordinata, proprio come una scrivania. “Quanto tempo perdi davanti alla inbox cercando di scegliere quale mail leggere per prima? Quante volte apri e rileggi una mail che invece hai già guardato?
Linea 3 – Ricordi a 16 anni dove e come tenevi le scarpe, dove lanciavi i vestiti prima d’una doccia? L’ordine estremo è sintomo di vecchiaia, lascia che le tue mail si perdano in un archivio arruffato e adolescenziale e avrai risparmiato tutto il tempo necessario per metterle a posto. Poi, se serve, ci sarà sempre il pignolo di turno pronto a girarti copia della mail che non ritrovi.

Regola 4 - La legge del “LIFO”. LIFO è l’acronimo di “Last In, first out”, il mantra del perfetto gestore di caselle email. Iniziare dunque dalla mail in cima a tutte, quella più recente, e andare indietro una per volta, cercando di leggerle e risolverle (oltre che archiviarle) tutte. Il “LIFO” fa coppia con “OHIO” che significa “Only Hold It Once”, ovvero, ogni messaggio va visto e gestito una volta sola.
Linea 4 - Con una buona gestione dei mittenti riuscirai ad indirizzare in caselle d’archivio, o di spam meglio ancora, una bella fetta delle mail in arrivo. E se proprio non puoi rinunciare a un vezzoso acronimo spacciati per cultore dell’AIFO: All In Finally Out.

Regola 5 – Sei un router. E proprio come l’apparecchio che smista, spacchetta e instrada i dati, anche chi legge una email dovrebbe essere in grado di girare subito le informazioni in essa contenute a chi è interessato all’argomento.
Linea 5 - Quando chi ti scrive avrà imparato a conoscerti, capirà da solo che sarà meglio inserire anche altri per cc affinché il lavoro venga svolto o l’attività seguita. Al momento in cui i cc passeranno destinatari principali e tu in cc avrai vinto.

Regola 6 – Se usi il ccn chiediti perché. Mettere destinatari in “copia nascosta” significa avere qualcosa da nascondere. Dunque prima di farlo, rifletti. Sostiene Schmidt, è controproducente in una cultura professionale che deve basarsi sulla trasparenza. E questo vale anche per i messaggi email.
Linea 6 - Usa solo il copia nascosta quando mandi a decine di colleghi l’ultima barza, o la catena dell’invia questa mail ad altri 5 amici, o anche solo le renne cantanti a Natale.

Regola 7 - Vietato urlare. Se devi farlo, è meglio agire di persona, o al telefono. È troppo semplice farlo in un messaggio scritto.
Linea 7 - Quando scrivi un messaggio in maiuscolo a qualcuno che ti ha fatto innervare davvero ricorda, in fondo, di aggiungere “scusa avevo il caps lock inserito”.

Regola 8 - Mettiti sempre in condizione di seguire lo sviluppo di un compito segnalato via mail. Per non dimenticarti di un compito, rimanda a te stesso il messaggio in cui questo veniva descritto o la mail a cui rispondere.
Linea 8 - Fai capire appena puoi che non stai seguendo l’attività di cui ti chiedono e non per colpa tua. “Quale mail?”; “A me non l’hai girata” e “Ero per cc” le frasi più gettonate per uscirne. Dimenticati di un compito e il compito si dimenticherà di te.

Regola 9 - Lavora affinché le tue mail possano essere rintracciate rapidamente. Primo consiglio se c’è qualcosa di davvero importante che pensi ti servirà in futuro, rispediscilo a te stesso aggiungendovi qualche parola chiave che ti potrà essere utile quando userai il motore per ricercarla.
Linea 9 - Se proprio devi rispondere sii trasparente nelle tue mail, usa parole semplici e di uso frequente, come gestione, monitor, report, analisi operativa, tabella, file. Dopo una settimana saranno perdute per sempre come le cazzose lacrime nella fottuta pioggia. E sarai ragionevolmente salvo.

30 luglio 2014

Sopravvivere ai gruppi di WhatsApp

Non ci siamo mica.
Il gruppo di WhatsApp si è rivelato peggiore della pioggia d'inviti a Candy Crush Saga o a provare compleanni.
Il giochino è bellino, lì per lì, quando nasce il sodalizio e magari anche nella mezza giornata successiva, quella destinata al giro di tavolo virtuale di presentazione, saluti e amorevoli faccine.
Dopo tre ore il desiderio di cancellarsi, mattiapascalizzarsi dalle terre emerse e schiacciare lo smartcoso sotto a una pressa ha già raggiunto livelli da cima Coppi.
Un coitus non interruptus di bip ti profana nell'intimo inquinando le conversazioni della tua vita vera di Era il mio? o Era il tuo? e spingendoti a consultazioni continue del visore nel segreto terrore di poter perdere il chattino del secolo.
Nella grandinata di messaggi che si sprigionano ogni volta, a valle del semino di un singolo, si distinguono per incomprensibilità e simpatia i blabblatori di faccinese. Essi, fieri della scoperta della disponibilità di smile e oggettistica varia in pic, non ti mandano un testo leggibile manco se t'ammazzi, solo veri e propri rebus indecifrabili e farciti di fette di cocomero e di torta, di gattini, soli, calici, coppe, mani in ogni guisa, ombrelli, saette e chi più ne ha più ne mette.
Altro personaggio tipico del gruppo di WhatsApp è il ritardatario che arriva, legge l'ultimo post, risponde SOLO sulla base di quello e butta a monte un faticoso accordo raggiunto in ore di serrata cronologia.
E non venite a dirmi che ci si può cancellare senza danno perché il creatore del gruppo, quando va bene, si metterà a sparlare alle tue spalle con i residui grupparoli bollandoti come traditore anarchico quand'anche non ti denuncerà per abbandono di gruppo senza giusta causa.
L'unica soluzione è disinstallare WhatsApp e mostrarsi disorientati quando vi incontreranno per strada e vi chiederanno conto della non giustificata assenza al flash mob a difesa della pernice bianca del Baltico.

30 settembre 2013

È morto il Kindle viva il Kindle

Solo per dire che l'assistenza di Amazon merita le 5 stelle.
Che hanno fatto? Niente, solo il loro dovere, direi, ma l'hanno fatto benissimo.
Presto e bene questa volta stanno insieme.
Una parte dello schermo del mio ebook reader si era incancrenita in un'immagine fissa non scardinabile nemmeno con l'hard reset (tieni premuto 20 secondi il tasto e mangia prega ama, ma nulla di fatto) e allora ho attivato l'assistenza.
Mi hanno chiamato, mi hanno chiesto il nome utente (che ovviamente non ricordavo), hanno raccolto la descrizione del danno e fine.
Tre giorni dopo avevo il nuovo Kindle, con tutti i miei documenti recuperabili con un clic, in sostituzione del vecchio e con precise istruzioni per la restituzione a totale carico Amazon del dispositivo guasto.
Alla Posta ci son dovuto andare io, questo è l'unico neo.

11 settembre 2012

Apple figlio d'Apollo

Apple prenota lo special event con un discreto anticipo, e poi non si sa bene che esce fuori. Sarà iPhone5 o iPad4?
Diciamolo, con 'sti numeri ormai siamo arrivati ai livelli di Rambo e Rocky! Saranno cazzotti o smitragliate?
Stallone puntualmente metteva in cantiere la pellicola, la girava, un +1 al titolo e via andare.
Grande delusione l'evento scorso quando, al posto dell'iPhone5, quelli di Cupertino hanno rifilato ai fan sbrodolanti un iPhone4s. Manco a Sly gli era mai venuto in mente di buttare in pasto al suo pubblico un Rocky3 Special.
Vi ricordate l'epica sfida con Apollo Creed, mi son sempre chiesto ma perché Rocky s'è dovuto fare tutta la trafila con Rocky 2, poi il 3 ecc. mentre Creed ha fatto direttamente Apollo 13?
Dopo questa mi metto in punizione e in ginocchio sui ceci per 33 minuti.
Eccomi, sono tornato.
Proseguendo, mentre i primi film erano innovativi, arditi, appassionanti, poi l'interesse è andato scemando, anzi, a dirla tutta, hanno pure un po' rotto.
La regola che se ne trae è che quando il numero si fa troppo alto il prodotto non va più e diventa magari oggetto per il pubblico ludibrio.
Conviene quindi cambiare film (o nome al dispositivo) e così arrivano i Mercenari, che comunque stanno già al 2 (mi sono perso qualcosa, ma forse no).
La vera sorpresa per domani, e cosa non impossibile per Apple, sarebbe se ci scodellassero uno Steve Jobs 2.0.

23 luglio 2012

The soccia network

Sono un paio d'anni che sto su facebook e in genere lo difendo.
Quando capita di parlarne cerco di esporre i suoi lati positivi ché qualcuno ce n'é, anche se io mi sono iscritto solamente per battere il record di Giacomo a biotronic ( - 387.210).
Ho visto filmati, inseguito link, letto storie, scambiato parole con persone che stimo, ritrovato amici d'infanzia, ho seguito le avventure dei più girelloni e, da non sottovalutare, mi presento sempre informatissimo alle cene tra parenti: sono l'unico che conosce gli ultimi passaggi amoroso-professional-vacanzieri dei miei nipoti, degli amici di mio figlio, dei miei cugini e delle zie di dolcemetà (sic).
Epperò, il famigerato The soccia network, si porta dietro risvolti di insopportabile invadenza. Un po' per colpa intrinseca sua, ma molto per l'acriticità degli iscritti, i quali si ritengono liberi di agire a cazzo solo perché schermati dall'interfaccia web. Non vi vedo, è vero, ma mi ricordo.
Tutte le richieste, gli inviti, gli aiuti per farmville et similia, le iscrizioni forzate ai gruppi... vi prego, non coinvolgetemi, fate conto che io non esista.
Prima chiedetevelo, se c'è un solo motivo perché dobbiate inchiodare il mio nome alla vostra agendina sociale. E, se c'è, non fatelo lo stesso.
Tu amico semisconosciuto e lontano, lasciami fuori dalla lista dei tuoi compleanni, ma non perché io sia uno riservato, ce l'ho scritto in chiaro quando cazzo sono nato. Se proprio vuoi, annotatelo. Ma perché mi devi rompere i coglioni con una richiesta diretta e mirata per "Il mio calendario - compleanni". Ma cosa te ne fregherà mai? Oltretutto, mi avessi mai fatto un regalo!
Lascia perdere, dice Osasco (il mio ineguagliabile muratore)... lascia perdere, davvero.

2 luglio 2012

Distruzioni per l'uso

Il rischio c'era, in effetti, considerando che nessuno di noi aveva mai pilotato un elicottero.
Avevamo una voglia matta di vederlo andare che contrastava con l'innata idiosincrasia verso le istruzioni per l'uso.
Intanto son scritte in piccolo, sempre troppo in piccolo per chi da un po' si avvale della presbiopia del quarantenne, in più queste, nello specifico, con diversi paragrafi stampati grigio scuro su grigio chiaro e oggettivamente poco leggibili.
Sono del parere che nessun articolo dovrebbe essere messo in vendita se per farlo funzionare necessita di istruzioni per l'uso, tutto dovrebbe essere intuitivo. Vi siete mai visti consegnare una palla con il manuale d'utilizzo? Mannò, è chiaro: la vedi, è rotonda, le tiri un calcio e il più è fatto.
Io non vorrei leggermi le istruzioni manco dovessi pilotare l'Apollo 13 al posto di Jack Swigert. E del resto nemmeno lui l'ha fatto.
Abbiamo regalato a France questo modellino di elicottero radiocomandato, di quelli che vedi pilotare con maestria dai ragazzotti al reparto giocattoli di Harrods o da Hamleys, ragazzi con la faccia spocchiosa di chi nasce imparato e le istruzioni le ha gettate via subito, e nemmeno nella differenziata della carta.
Giustamente dolcemetà ci ha consigliato di andare in giardino che in casa rischiavamo di abbattere qualche gioiellino della Thun.
- Ti faccio vedere io come si fa e DOPO ti faccio provare, ok?
Che io ho passato anche il periodo delle macchinine radiocomandate e il telecomando appare simile. Con una leva si accelera/vola con l'altra si svolta, che sarà mai?
Purtroppo nell'indigesto papiello istruttivo, dove si vanno ad elencare le condizioni auspicate per evitare la distruzione del Mini Airwolf, e che io ho preso in mano solo a posteriori, tra le altre cose, sta scritto: non utilizzare l'elicottero in luoghi con luce solare diretta che può influire col sistema di comando.
Ora, oggi alle 18, per trovare un luogo che non fosse irradiato di luce solare diretta avremmo dovuto comunque cercare una grotta, un Sasso di Matera o un tunnel e non ne avevamo a portata di mano, così ci siam messi lì.
Con il primo tentativo il velivolo s'è abbattuto sulla siepe di gelsomino e con il secondo sotto la grondaia del tetto. Avevo notato che non rispondeva ai comandi, cioè una volta partito non si fermava, neppure a mollare la leva di volo sullo zero.
Ma sprezzante del pericolo ho convinto France a farmi fare l'ultimo tentativo.
Siamo rimasti lì, in giardino, come due ebeti col naso rivolto verso il cielo a guardare il nostro elicotterino da 29,90 euro all'Autogrill pigliare il volo. Su, sopra la nostra casa, quella del vicino e poi ancora su, oltre il palazzone del civico 128.
Ho abbassato la cloche, ho messo il telecomando su off e poi ho tolto pure le pile... tutto inutile, l'abbiamo visto scomparire in cielo in direzione sud-est.
Qualcuno di voi che sta a sud-est?
Per placare l'ira silente di France (domani il suo fratellone, lui sì che l'avrebbe fatto volare pure ad occhi bendati e con un braccio legato dietro la schiena) l'ho aiutato a preparare un cartello tipo di quelli per i cani.
Lui ha disegnato il Mini Airwolf copiandolo dalla scatola e io ci ho scritto: "Smarrito elicotterino radiocomandato" + numero di cellulare. Abbiamo attaccato l'annuncio al palo accanto ai bidoni della nettezza e siamo tornati a casa in posizione di attesa.
Ad ora nessuna chiamata, ma non disperiamo.

5 giugno 2012

Cronache dall'autogrill: Coco Phone

A me dovete darmi il nome - uno solo, me ne basta uno! - di quel sant'uomo che spende 20 euri in quest'aggeggio. Una cornetta telefonica vecchio stile, con tanto di filo a spirale, da collegare a dispositivi ultrapiatti e proiettati nel futuro. Un irragionevole balzo nella preistoria che intende propinarci un catafalco al posto del BlueTooth.
Non serve un uomo sano di mente, ne basta uno così così, per capire che dovrebbe essere un prodotto invendibile, eppure... eppure il fatto che sia lì, esposta a mo' di gioiello della corona, negli angusti passaggi del relax autostradale, fa pensare il contrario.
E allora, se per strada vi capiterà di vedere un daft prick (*) che usa la cornettona anni settanta di Coco Phone, vi preeego, chiedetegli come si chiama e fatemelo sapere.

In appendice, a qualcuno interesserà sapere che Grugnino non demorde, ne hanno sfornati addirittura due modelli nuovi. Il primo enorme, probabilmente una misura da alano. Il secondo, in accordo alla giornata mondiale dell'ambiente, con erba e fiorellini stampigliati sulla panciotta gommosa.
Ero coi miei figli e, come contrappasso impone, ho dovuto tirarli via a forza dalle mandrie ammaliatrici dei maialino Grugnino.

(*) cazzone avariato (grazie singlemama)

31 maggio 2012

Strumenti di lavoro

Mio nonno aveva un aratro con i buoi e una vanga. Dissodava, vangava e zappava. Seminava e raccoglieva, grano, baccelli, ceci, carciofi. Poi c'era una piccola vigna e un discreto numero di olivi.
Mio padre aveva una carriola e una mestola. Edificava, demoliva e ristrutturava. Ha costruito case, tra cui la mia, ha progettato e messo in piedi non so quanti archi e quanti caminetti, le sue passioni.
Io ho un computer e excel. Dissodo le mie tabelle con il cerca verticale e le edifico con i bordi, gli sfondi colorati e le font innovative.
Mio nonno mi ha insegnato a caricare il peso sulla vanga e mio padre a rimestare la calce con la pala.
Ma io cosa dirò ai miei figli? Che arte, che mestiere potrò lasciar loro in eredità?
Di quali astuzie potrò metterli a parte? Li istruirò sul testo in colonne o sul convalida dati, ma poi?
La prima sensazione è che questo srotolamento di progresso ci dipinga dentro a scenari sempre più sofisticati ma vuoti, e che la minore fatica fisica da sviluppare nelle attività moderne possa causare percezioni distorte dei valori dell'esistenza, o alterarne i pesi.
Ma quando i miei futili strumenti sembrano irrimediabilmente allontanarmi dalla tradizione familiare penso che in definitiva, lavorare con coscienza, cercando di dare il meglio, quando si rivolta una zolla, quando si tira su un muro a piombo o quando s'imposta una tabella pivot, comunque serva ad intrecciare quel filo immaginario e immaginato che, attraversandoci, ci lega.

9 aprile 2012

Quasi novemila lire

Sono smaccatamente a favore dei pagamenti online e di tutte le forme di corresponsione che mi affrancano dal muovermi o da intrupparmi in una coda alla posta, in banca o alla biglietteria dello stadio. Semplicemente perché amo il mio tempo libero, che m'ingegno di non sprecare, e poi anche perché mi fido dei metodi di pagamento digitali, ovvio.

Ho paypal da sempre e lo utilizzo tranquillamente per pagare e per riscuotere e ritengo sacrosanto che le tariffe paypal non vadano ad incidere su chi paga.

Pagare un bollettino alle Poste costa un euro, farlo con carta di credito sul sito delle Poste costa 2, ma è una differenza accettabile, le Poste sostengono dei costi d'incasso e li recuperano. Io poi posso scegliere di munirmi di una postepay e cmq spendere 1 solo euro. E va bene così.

Ho un c/c online da dieci anni e in banca mi hanno visto solo per cambiare delle sterline.

Il Telepass non lo comprendo e lo odio. Odio il fatto che utilizzandolo, io debba pagare il servizio. Tu, Autostrade Spa, dovresti mandarmelo gratis a casa il Telepass, mi dovrebbe arrivare recapitato in un pacco dono da una bella ragazza in bikini e dovresti praticarmi pure delle tariffe scontate, nel caso, perché così ti consento di risparmiare un botto sui costi di personale. Magari ti faccio pure introitare di più, perché chi va in giro, se sa che non trova code al casello, si avvale più volentieri dell'autostrada. Invece, usarlo, mi costa e nemmeno mi dà un premio fedeltà, uno sconto, nulla. Per me potete pure cacciarvelo, il Telepass. Io pago col mio bancomat, non faccio code comunque, perdo dieci secondi ed è un tempo ragionevole.

Ma veniamo all'amarezza che ha scaturito il post e le suddette considerazioni: tutto nasce dal pagamento online dei contributi INPS, per i servigi di una badante.
Passando dal classico bollettino al pagamento online sul sito dell'INPS, un servizio offerto da Banca Intesa Sanpaolo, sono rimasto gelato dall'importo delle commissioni: 4,51 euro (e molti di noi pensano ancora: cazzo, quasi novemila lire!). Per fare cosa? Niente, diciamolo, giusto incanalare un flusso di denaro scrivendo 5 righe di codice in un programma di contabilità.
Trattasi di furto autorizzato! Non sono in grado di entrare nel merito delle responsabilità dell'istituto bancario e/o di quello previdenziale, trovo solo scandaloso che possano applicare una tariffa così esosa laddove, per le agevolazioni amministrative e i minori costi che l'automatismo garantisce, dovrebbero praticare una riduzione.
E t'impegni a fare le cose per benino, ma davvero poi ti viene voglia di pigliare qualcuno a nero.
Quando vado a versare i miei 330 euro trimestrali, sul sito, vorrei essere accolto da un messaggio che mi dicesse: cane, grazie intanto che hai pagato e poi, cane, grazie ancora che hai pagato avvalendoti del servizio online, il mese prossimo ti facciamo uno sconto del 5%, cane, e se poi ci porti un amico che fa l'emersione lo sconto sale al 10%, cane.
Invece nulla, maledetti.
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