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15 marzo 2017

Piccolo spazio pubblicità

Ovverosia le cose meglio comprate nell'ultimo anno.

Fondamentalmente due.
1 (UNO) - Lo schiacciapatate:

Lo sapevo che mi serviva, da anni, - e qualcuno me l'aveva pure detto! - per schiacciare le patate del purè e per trafilare la mozzarella della pizza. Troppo comodo, eppure traccheggiavo.
Era il prezzo a frenarmi, dai 15 ai 20 euro dalle mie parti.
Poi al mercato di Nardò ho rotto gli indugi e l'ho preso, per 5 miserevoli euri.
Mai più senza!

2 (DUE) - L'aspiragocce della Vileda, 'sto robo qua:

Non so voi ma io le mattine d'inverno morivo di mani ghiacce con la spatola e la spugnina a tirar via la condensa dalle finestre, ma anche qui ne facevo una questione di pecunia, mi pareva caro a 40 euri.
E invece li vale tutti, facile, preciso, efficiente.
Mai piuissimo senza.


9 settembre 2016

Carlsberg probably the best beer in the world



And probably the worst slogan in the world.
Ma voi vorreste bere una birra che probabilmente è la migliore del mondo? Io no davvero, io voglio bere la birra migliore del mondo, pure se ce ne sono centomila.
O, comunque, non berrei mai una birra prodotta da qualcuno che palesa incertezze di giudizio e ragiona per probabilità.
Preferirei bere una birra che si propone così:
Carlsberg: la 7a miglior birra nel mondo.
Direi, beh, non è la prima, ma tra le millemila birre prodotte mi sembra un ottimo risultato, me ne dia una cassa! Anzi due.
Io penso che se un creativo della Sterling Cooper Draper Pryce proponesse un tale slogan a Don Draper, Don in persona lo prenderebbe a calcinculo fino nel Wisconsin.
Andrà tutto bene! (Don Draper)

E niente no, non comprerò più una Carlsberg.

18 luglio 2014

El comprava i scarp del tennis

Carissimi San Gugol Motore Martire e gli dei tutti del web advertising, o chi per voi, una cosa ve la voglio dire, perché bravi siete bravi non si discute, ma per l'eccellenza dovete ancora lavorare.
Poniamo il caso che mi serva un oggetto e che per farmi un'idea, o per comprarlo proprio, mi metta navigando per siti che ne hanno. Valuto, leggo, confronto e voi vi pigliate il mio IP (d'altro canto avrò sicuramente flaggato un "acconsento" incastonato in una proposta che non potevo rifiutare) e registrate che mi urge 'sta cosa, chessò, un paio di scarpe da tennis. Bene è nel vostro diritto (almeno credo).
E quindi nei giorni a venire mi bombardate con banner di ostinazione pneumatica e mi mostrate in bella vetrina il mio modello e i millemila del suo segmento affinché io mi decida.
E vi portate a casa il meritato compenso da tutti i venditori di scarpe online che io fatalmente cliccherò.
E questo, molto cocciantemente, era già tutto previsto.
Il bug del processo si manifesta nel momento che io da un negozio online, o da Calzature Roberta sottocasa, mi doterò del mio nuovo paio di scarpe.
Chiaro come la sambuca che non avrò più bisogno di vedere alcun banner che mi proietti calzature sportive, anzi, prego il cielo che non se ne apra uno con un'offerta migliore di quella a cui ho aderito io.
Ma sembra che il flusso visivo di scarpe non si possa arrestare facilmente.
Sedetevi un attimo voi di AdSense e pensate a quanti milioni di inutili o fastidiosi banner si palesano sugli schermi di chi ha modificato il proprio status da ipotetico compratore a possessore dell'oggetto.
Milioni di visualizzazioni senza senso al posto delle quali potreste sparare ogni altro prodotto della sfera mercato, sia attinente l'articolo precedentemente cercato che non: ne guadagnerebbe chi la vende la pubblicità e chi la paga.
Probabilmente, ma questo lo dico io, dopo enne giorni (enne giorni sprecati) durante i quali il possessore di nuove e candide scarpe da tennis non avrà più cliccato, nemmeno per errore, su nessuna fottuta finestra pubblicitaria di imprese calzaturiere, l'IP in questione verrà scollegato per sfinimento dai desiderata dell'utente scarpomunito.
E alla fine della pappardella arriva anche la mia fattiva proposta:
Ma perché non mi mettete a disposizione una finestrella dove poter digitare, o un apposito numero verde liberatorio dove poter comunicare: “LE HO COMPRATE, CAZZO!”

17 settembre 2012

Doris Day

Ho portato France a fare una prova di tennis, ché con qualcosa vanno fatti sfogare e forse, dopo due anni passati sotto canestro, vale la pena provare qualcosa di diverso.
Già ai centri estivi aveva tirato qualche dritto e rovescio, ma sempre sul sintetico.
Oggi terra rossa.
E la superficie l'ha distratto. Diciamo che l'organizzazione valeva poco più di zero e i tempi morti tra un colpo e l'altro erano dilatati verso l'infinito, quindi è anche normale che un bambino, piuttosto che starsene composto in coda aspettando il suo turno, qualcosa s'inventi.
E France s'è messo lì, in mezzo al campo, quando non toccava a lui, a fare dei gran cerchi girando su se stesso, disegnandoli con la racchetta.
E la mente non poteva che andare dritta alla banca costruita intorno a te, quella del biscione e del famigerato Ennio Doris.
Oggi poteva essere ricordato come il giorno di un giovane Federer, come esperienza religiosa, e invece mi son chiesto se stavo nel posto giusto o se avrei dovuto spostarmi in filiale.

Foto: Doris Day con il campione di tennis statunitense Pancho Gonzales, cognato di Andre Agassi.

13 agosto 2012

Qualcuno dovrebbe dirglielo


Forse un tempo è stata un'idea originale.
Forse un creativo sarà stato premiato per questo.
Forse l'insegna dell'esercizio commerciale avrà portato ennemila nuovi clienti, forse, ma 20 anni fa.
Adesso è finita. C'è un momento per tutto.
Se aprite uno straccio di negozio per vendere, chennesò, fiori, evitate con cura di chiamarlo Non solo begonie.
Il Non solo ha fatto il suo tempo, è obsoleto, scaduto, puzza di muffa.
Ispira giusto compassione per il fiacco tentativo di replicare un'idea che un giorno è stata - forse - vincente.
Non solo pellet, l'ultimo visto in ordine di tempo.
Esimio titolare di Non solo quelchecazzovendi, ti prego, metti allo studio il cambio della ragione sociale.
Te lo chiede La Linea: non solo post.

1 agosto 2012

So far tutto o forse niente

Io me la cavo, me la son sempre cavata un po' in tutto.
Faccio benino tante cose ma benissimo nulla, è questa la mia delizia, ma di più la mia croce.
Non ho il tocco di palla di Baggio ma so cambiare le pasticche dei freni alla macchina; non suono il piano come Bollani ma so creare un cruciverba; non canto come Mina ma sono un professionista della spesa; non fotografo come Newton ma so coltivare un prato; non servo come la Williams ma so usare un trapano; non cucino come Ramsay ma so preparare una lenza; non saprei sopravvivere mangiando schifezze come Bear Grylls ma so ascoltare le persone; non mi tuffo dalla piattaforma da 10 metri ma so cucinare i biscotti di Prato.
Alla fine cavarsela va bene, che non va bene?, però a volte quando sai fare una sola schifosissima cosa, ma la fai da dio, ecco che sei sistemato per la vita.
Pigliamo alle medie... Flavione lanciava il peso a 9 metri, il Licca saltava 1,70 in alto mentre il biondo faceva 4,80 in lungo. L'Angelotti staccava un 11 netto sui cento piani e il Martini era alto 1,90 e schiacciava di già a canestro.
Noi invece, che si era così così in tutto e non si eccelleva in niente ci buttavano sui 1.500, una gara massacrante per un ragazzetto di 12 anni che consisteva in enne giri attorno alla scuola fino al raggiungimento del chilometro e mezzo e, molto spesso, anche del coma vigile.
Anche noi, nel nostro vorticare, avevamo un idolo: il finlandese Lasse Viren.
Ma nel mezzofondo, anche tra i campioni veri, non t'ingrassavi con la fama e, mentre vincendo i 100 piani all'Olimpiade passavi alla storia ed eri conclamato l'uomo più veloce del mondo, vincevi i 5.000 e dopo tre mesi tornavi ad essere il solito signor nessuno. Uno che aveva fatto una corsetta, tutt'al più.
E allora, per assurgere al ruolo di mito, non ti bastava vincere una gara all'Olimpiade, era meglio se la bissavi. L'optimum poi era portare a casa un altro paio di medaglie d'oro all'Olimpiade successiva, come nessun altro aveva saputo fare prima (né dopo n.d.h.).
E nonostante i 4 ori nei 5.000 e 10.000 metri a Monaco e  Montreal, nonostante questo, il buon vecchio Lasse Viren non ha mai raggiunto la notorietà di un Borzov, di un Fiasconaro o di uno Stones, tanto per dirne tre.
Lasse, per entrare nella storia, dovette percorrere un giro di campo scalzo, con le scarpette in mano e dopo anche difendersi (o tentare) dalle accuse di aver omaggiato oltremodo lo sponsor, e tutto questo parecchi anni prima dell'avvento di Black Mamba.
Oggi sì che sarebbe normale, e pure dovuto, mostrare il logo, mentre meno sarebbe permesso, al buon Lasse, di avvalersi dell'allora non normata emotrasfusione.

30 luglio 2012

Tirare l'acqua al loro mulino

Pan Goccioli non si nasce, ma si diventa. E io, modestamente, lo sto diventando.
France aveva preso a mangiarne a colazione, merenda e cena, così da noi l'approvvigionamento dell'ennesima merendina della famiglia felice si era fatto serrato.
Capitò a fagiolo un'offertona al super che proponeva la confezione extra, con anche 2 Pan Goccioli in omaggio, a prezzo stracciato. Nei venti giorni di durata dell'offerta avrò portato a casa una decina di sacchetti ignorando stupidamente la data di scadenza che cadeva pochi giorni dopo l'acquisto.
C'è sempre un motivo, anche per le offerte irripetibili, ma può capitare anche a un professionista della spesa come me di specchiarsi in un'allodola.
Mi son ritrovato con la dispensa ingolfata da queste cazzo di brioscine tonde infiltrate di cioccolato e France che, nel frattempo, come suo uso e costume, cambiava radicalmente i gusti rinnegando i Pan Goccioli prima ancora che le gallette cantassero tre volte.
E intanto scadevano. Tutti.
In ogni caso non avevo intenzione di buttare le merendine e vanificare così la redditività del fruttuoso investimento. Ne ho mangiati un paio, ho atteso un mal di pancia che non si è presentato, e così ho programmato altre enne colazioni a base di Pan Goccioli. Finisce la confezione e penso "finalmente" salvo constatare che ne sbuca sempre fuori un'altra, da un anfratto della dispensa, da dietro un angolo, da sotto il tappeto.
E m'impangocciolo, sempre di più.
E dopo due mesi di colazioni a base di Pan Goccioli scaduti ho un livello d'irascibilità pari al seguace della Dukan dopo l'ennesimo giovedì proteico della sua vita.
Me li vedo quelli della famiglia felice del noto mulino, colazionati di forza a Pan Goccioli e pronti a uccidere per un croissant o per una fetta di pane abbrustolita con burro e marmellata di fichi.

22 giugno 2012

Acqua 2 Ho

Il comune dove abito, Bagno a Ripoli, (avremmo modo di parlarne anche male, ma un'altra volta) ne ha fatta una giusta impiantando sul territorio enne distributori di acqua alta qualità, ché a noi bere proprio quella del rubinetto ci schifava un po', anche se con la brocca e i filtri si faceva.
Quindi si va ai distributori pubblici e si evita l'assurdità ecologica di approvvigionarsi ai supermercati di bottiglioni plastici ripieni del prezioso liquido proveniente dai luoghi più disparati e lontani e altissimi e purissimi della penisola (quando non dall'estero), e portato a destinazione da tutti quei bei TIR che mi passano davanti casa rilasciando gli amabili resti di polveri sottili che non riuscirebbe a tirare via manco quel matto di Pablo col Pronto, purtroppo.
Va così che, gratuitamente, ci procuriamo dell'ottima acqua da bere, financo gassata, volendo.
Solitamente io, dolcemetà e pikachu (il piccolo) beviamo quella gassata mentre goku (il grande) quando viene, va rigorosamente a naturale, essendo sempre stato avverso alle bollicine.
Ora succede uno strano fenomeno quando siamo a cena in 4 e sulla tavola coesistono i 2 tipi di acqua, naturale e minerale: pikachu beve solo ed esclusivamente acqua naturale e guai a versargli l'altra.
E io, da padre, che ci vedrò secondo voi? Una picca? No!
Ci vedo l'ammirazione, il rispetto, la stima, l'invidia, l'emulazione... l'amore, in una parola, del cucciolo per il suo fratellone.
E mi sciolgo, pure con l'aria condizionata a palla.
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