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25 giugno 2021

UEFA UEFA ma che scocciatura (*)


Abolita la regola del gol in trasferta che vale doppio.

Finalmente, anche se era tenero mio babbo quando si guardavano le partite di coppa insieme. Quante domande mi avrà fatto su questi strabenedetti gol in trasferta!

Eppure il mercoledì dopo si era daccapo, un po' come quando a me a lavoro tentano di spiegare l'organizzazione a matrice, non ce la posso fare.

All'inizio anch'io avevo confuso - ma avevo 9 anni! - probabilmente perché fu mio padre a spiegarmi quel gol che il Cagliari in Coppa dei Campioni contro l'Atletico Madrid subì a causa di una mezza papera di Albertosi: Vedi erano 2 a 0 e ora sono 2 a 2.

Ma, al di là del fatto che a tutt'oggi la regola è inconcepibile per molti di quei fruitori spot del calcio in tivù, a me un po' dispiace.

C'ero affezionato, ecco, l'avevo accettata per quello che era - una regola - e mi andava bene così.

Non so se è sintomo di anzianità, forse sì, ma tutte queste regole del calcio che cambiano continuamente mi lasciano perplesso.

Il fuorigioco, i falli di mano, la rimessa dal fondo... è tutto così fluido che sempre più spesso rinuncio a capire.

Io mi immagino la Federazione Internazionale degli scacchi, a Reykjavík nel 1972, che si presenta da Fisher e Spassky e dice: Ragazzi, da oggi il cavallo non salta più sopra gli altri pezzi, l'arrocco si fa con l'alfiere e i pedoni non possono più mangiare la Regina (questa è per la superlega).

Sai che pernacchione!

 

(*) Solo i sorcini di Bennato, gli edoardini, leggeranno un'altra cosa.

16 dicembre 2016

Mannequin challenge a Marassi

(Milic -in bianco- in una perfetta mannequin marcatura)

Cos'altro deve fare un cristiano?
Cose d'ieri:
  • Mi hanno fregato il casco, questo casco;
  • E le moffole che stavano dentro;
  • Ho trascorso ore dalla mamma in sostituzione badante, e non è tutta quella passeggiata;
  • Sono stato pure dal dentista a farmi trapanare!!!
  • E ho ripulito i pozzetti delle acque chiare (si fa per dire) con una pompa e una bacinella, una roba che chi non l'ha fatta non la può manco immaginare;
  • Non ho toccato una donna che fosse una;
  • Niente fumo, niente alcol e niente rock&roll.

E tutto questo per cosa?
Quali altri sacrifici avrei dovuto fare per garantire una vittoria, o un pareggino, alla mia squadra del cuore?
Il dio del calcio non c'è dai, anche se si sapeva.


31 marzo 2016

I giorni di Gigi Riva


L’ho letto, sì, divorato più esattamente.
Ringrazio un amico di Cagliari che me l’ha prestato. La dedica è per lui, ovviamente, che da piccolo si prese, in un dopo-allenamento del grande Cagliari all’Amsicora, una pallonata da Riva nelle costole e il giorno seguente si trovò, regalata dal nostro, la mitica maglia con i laccetti, la numero 11.
L’ho letto con estrema cura, girando ogni pagina come se avessi alle mani la Bibbia di Gutenberg.
E l’ho difeso dalle mice artigliose, riponendolo sempre in una sorta di custodia rigida inattaccabile in mia assenza.
Purtroppo non ho potuto sottolineare nulla né orecchiettare pagina alcuna e quindi non sarei in grado di riportarvi i pezzi salienti.
Fidatevi però, se siete appassionati di quel periodo calcistico attorno al 1970, questo tomo è da considerare un’imperdibile lettura.
Tra l'altro, anche di foto ce ne sono di straordinarie.
E se oltre alle gesta sportive di Gigi Riva da Leggiuno…
Volete conoscere Arturo “Sandokan” Silvestri
Volete leggere di Comunardo Niccolai o di Manlio Scopigno
Volete saperne di più su La Partita: Juventus-Cagliari 2-2, del 1970.
Volete sapere chi scambiò la maglia con Pelé nell’amichevole con il Santos
Volete sapere come Arrica abbindolò Baglini per accaparrarsi le prestazioni sportive di Enrico Albertosi aggratis
Volete conoscere Reginato o Tomasini, Zignoli o Greatti...
Allora non perdetevi I Giorni di Gigi Riva (Paolo Gabriele – ed. AIPSA - 4,2 carver)

24 marzo 2016

Tutti volevano essere Cruyff



Il problema era che tutti volevano essere Cruyff. Il giocatore dell'Ajax aveva appena iniziato a marcare la sua impronta nella storia del calcio che già, in tutta l'area del globo appartenente alle terre emerse, i ragazzini di ogni età non desideravano altro che incarnarsi nel fenomenale olandese, per una partita, per mezz'ora, o anche soltanto per il tempo necessario a calciare un rigore.
(Bande)

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Essere Johan Cruyff
Olanda desolata

1 marzo 2016

Il cestino del pane


Una pizzeria la vedi da come fa la margherita, una gelateria dalla crema e dal cioccolato e un ristorante lo vedi dal pane.
Lo so che quasi mai è il ristorante a fare il pane, ma ugualmente la cura con cui dovrebbe sceglierlo è la cartina di tornasole di un’attenzione che troverete poi nella preparazione dei piatti, nell’accoglienza, nella cortesia e nel conto.
Perché quando passi quei dieci minuti da solo con il cestino del pane, in attesa che la pappatoria decolli, è allora che fai le tue prime considerazioni.
Se vuoi giudicare in tempi brevi, devi fare un po' come quando dal cocomeraio ti fai fare il tassello per non rischiare di comprare dieci chili di zucca insapore.
E un persona, però, a parte Nino che il giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia, una persona, da cosa la valuti?
Vige sempre la regola del semplice, sarei tentato di dire da una stretta di mano, ma no, direi che ha senso solo in negativo per quelli che ce l'hanno moscia, tra quelli che stringono è pieno di ti-faccio-vedere-chi-sono-fratturandoti-una-trenina-di-dita e dio, o chi per lui, ce ne scampi.
Come si può giudicare, senza quasi correre il rischio di sbagliare, la bontà di una persona in tempi brevi? Posso capire lo spessore di qualcuno che ho conosciuto da poco, in un tempo limitato?
Forse dallo sguardo, dal sorriso? (dalle poppe?).
No, alla fine torniamo sempre lì. Le persone che stanno un gradino sopra alle altre sono quelle che ascoltano, anzi, che sanno ascoltare. Che non è banale, è una roba complicatissima.
Non devi star lì a oscillare la testa fingendo attenzione in attesa che tocchi a te parlare o, peggio, interrompendo perché tocca a te parlare. E non devi ascoltare filtrando via la monnezza e memorizzare solo quello che ti fa piacere sentire, devi essere in grado di ascoltare, di dedicare la tua attenzione vera a chi ti parla.
La persona che ascolta, che sa ascoltare, è quella che ha il pane migliore.

10 dicembre 2015

homo senza calcio


Va detto che lo stadio evolutivo successivo all'homo sapiens sapiens è l'homo senza calcio.
Anche perché, chi ancora si accalora e soffre per il famigerato mondo - malato - del pallone,   appare per forza di cose in regressione, oltreché dolosamente prosciuttofoderato ai quotidiani scandali.
Ora però, homo senza calcio, che hai anche un po' questa fortuna perché spesso ci nasci così, privo di dipendenza dalla bola di cuoio, dovresti a mio avviso salire un ultimo e decisivo gradino affinché la tua evoluzione possa definirsi completa.
La domenica quando c'è la partita (o il sabato alle 18, o il sabato sera, o la domenica a pranzo, o la domenica sera o quand'anche fosse inverosimilmente il lunedì) potresti essere così illuminato da evitare di coinvolgere famiglie, dove l'homo senza calcio ancora è utopia, per proporre sventagliate di irrinunciabili tematiche culturali cui dedicarsi tutti assieme.
Se invece, dall'alto della tua oligarchica evoluzione, programmi e proponi senza la minima accortezza al calendario di serie A, metti in difficoltà le persone più deboli di te e rischi di gettare nella disperazione l'homo vecchio stampo, quello che ancora trova rifugio alle sue paure e coronazione alla sua misera settimana in quei 90 febbrili minuti di pedate in cui è coinvolta la sua squadra del cuore, che sia viola, strisciata o a pois alla fine poco importa.
Già che l'homo in questione deve condurre faticose e interminabili guerre psicologiche al fine di mantenere l'equilibrio familiare pur continuando a fruire della cazzosa partita para- domenicale, se poi gli attacchi arrivano pure da fuori, e - non sia mai! - dal culturale, difendersi diventa davvero improbo.

4 dicembre 2015

Addavenì occhiammandorla


Son lontani i tempi in cui dolcemetà sognava di cinesi cattivissimi.
La Cina non è più vicina manco per il cavolo, ci ha superato e come va!
Poi non ditemi che non ve l'avevo detto: la schifata ricerca del made in china sui prodotti vari che andavate comprando qualche anno fa si sta trasformando in una speranzosa affermazione di qualità.
Sarà un attimo perché il talloncino made in china diventi un vero e proprio simbolo di cura e perfezione. Del resto anche i vecchi modelli di eccellenza, leggi Volkswagen (Gas Auto), con le loro cadute di stile stanno spianando la strada ai venti orientali.
Va però che anche da un punto di vista dell'educazione e della correttezza ci stanno dando dei punti.
Certo il mio pensiero è fortemente influenzato dagli ultimi 2 incidenti in motorino che ho avuto, due episodi in fondo, ma le partite si vincono e si perdono per gli episodi.
Ma andiamo con ordine:
5 anni fa mi stampo incolpevolmente in un'auto il cui guidatore, giovane italiano e calciatore (sic), aveva pensato bene di uscire da una coda con una inversione a U in un viale le cui carreggiate erano divise da doppia striscia continua. La sua dichiarazione, avallata da un testimone falso come la morte di sonno di gesuccristo, fu che io ero finito addosso alla sua auto posteggiata e FERMA.
Mi rode ancora il fegato a pensarci. Mi salvo in calcio d'angolo con un testimone (vero o falso?) che mi fa prendere il 50% di ragione. Notare che lo scooter era da buttare.
Ieri stavo seguendo un'auto in una stradina stretta quando questa ha inchiodato ed è partita a marcia indietro alla vista di un parcheggio libero appena passato. Non ho potuto evitare che mi fracassasse il parafango, niente di grave per me che non sono neppure caduto. Scende il chinese man con sua figlia spiccante italiano e mi racquetano un po'... e mi chiedono il preventivo per rifondermi al volo.
In serata chiamo il meccanico, 160 mi fa, e glielo giro in SMS.
Oggi alle 13:30 in punto son venuti sotto al mio ufficio con la busta coi soldi, padre e figlia, tutti belli e sorridenti pure se contriti per l'accaduto. Una stretta di mano e via, problema risolto.
In fondo il diavolo non è così blutto come lo si dipinge.

5 ottobre 2015

Calcio 2.0

(Roby: Gigi, non te la prendere se Hombre non ti ha mai visto in allenamento)
A te che non ci capisci di questo calcio moderno, a te che sei rimasto all'ala e alla mezzala, a te che credi ancora all'uomo sul palo, a te che ti svegli la notte preoccupato da che fine abbia fatto il libero, a te che il falso nove era il voto millantato a chimica, a te che ogni rigore che vedi tirare dici ma questo è da ribattere, ecco, è a te che voglio dare due dritte per fare bella figura quando stai con gli amici e ti ritrovi a ragionar di pallone.
Continuerai a non capirci nulla ma potrai spacciarti per il giannibrera di turno.

Lascia stare la difesa che non esiste più, nè tantomeno i difensori: c'è la fase difensiva o, meglio ancora, l'organizzazione difensiva, e ci sono i difendenti che sono tutti i calciatori di una squadra quando non sono in possesso di palla.
Attaccare gli spazi, ecco un'altra formuletta magica, che sembrerebbe destinata all'incollatore dei manifesti pubblicitari per strada e invece è roba calcistica: la squadra che vince è di certo quella che ha saputo meglio attaccare i fottuti spazi.
Ripiglia in mano il libro di geometria perché un'altra parola chiave è diagonale, i migliori son quelli che fanno le diagonali, e non sbagliarti con le bisettrici perché non sono la stessa cosa.
Altro concetto di cui puoi impastarti la bocca è il pressing ultraoffensivo che di solito lo fa il giocatore che ha gamba.
Occhio poi che stanno arrivando le transizioni, fai tue le transizioni adesso, eviterai la coda. E non aspettare che te le spieghi Caressa, sarà tardi.
Verticalizzare, ecco una sorta di jolly da usare per le vecchie azioni d'attacco.
Ah, e mi raccomando lascia stare le punizioni e i calci d'angolo, è roba da matusa, esistono solo situazioni da palla inattiva.
Bisogna poi che parli di accorciare e di circolazione di palla.
Il contropiede l'aveva già seppellito Sacchi, ma pure la ripartenza veloce sta perdendo il suo fascino.
Cita un giocatore a caso, portiere escluso, e commenta: Io lo vedo meglio come esterno basso. Caschi sempre da ritto.
E se la tua squadra ha perso non è che ha schierato troppi scarponi, mancava soltanto d'intensità.
Un'altra cosa, quelli che cominciano a parlar di numeri e di moduli, di quattrotretre di quattroquattrounouno di trecinquedue o di qualsiasi altra composizione numerica a somma dieci, ecco, quelli scànsali come un libro di Moccia, sono il classico fumo dell'arrosto.
Ma il concetto imprescindibile di cui devi far sfoggio ogni tre per due è quello del tra le linee. Quando tocca a te butta sul commentario una frase tipo "La chiave della partita è stata Bernardeschi tra le linee" o "Hai visto com'è abile Bernardeschi a farsi pescare tra le linee?".
Io lo so che tu pensi eccierto che Bernardeschi gioca tra le linee, per forza, come tutti gli altri, non è che uno debba giocare fuori dal campo. Ci son le linee apposta a delimitare, è chiaro che uno gioca tra le linee, non ci vuole il mago Herrera per insegnare a un calciatore a giocare tra le linee.
Epperò è così: solo se comincerai a infarcire i tuoi resoconti pallonari con qualche bel tra le linee potrai aspirare a una posizione di rispetto tra tutti i tuoi amici che sanno di calcio.

18 giugno 2015

Birkirkara Football Club

No che non è un remake del film d'Albertone.
È una squadra di calcio che esiste davvero, di Malta.
Maglia a strisce verticali giallorosse, allenata da Giovanni Tedesco (47 presenze e 2 reti nella Fiorentina), 4 titoli maltesi in bacheca, il Birkirkara ha chiuso il campionato nazionale al terzo posto a -13 dall'Hibernians campione, vincendo la Coppa nazionale e per questo qualificandosi al primo turno preliminare di Europa League.
Ora 'sti cristi, che pare - non sto scherzando! - sian lì lì per ingaggiare Fabrizio Miccoli, Davide Moscardelli e Mauro German Camoranesi, dove sono ad allenarsi?
Sull'erbetta fresca del campo di Roccaporena, da quelle parti là dove in questa settimana è segregato figlio due.
E quindi niente sono lì, si vedono, i maltesi occupano sempre le docce al centro sportivo, insomma ci son delle interazioni tra i giovani cestisti e i calciatori isolani.
È un po' morbosamente che ho trovato sul solo sito, qualche foto degli allenamenti, poche invero, e che quindi vado a scrutare nella speranza che tra le figure di sfondo compaia qualche pargolo di mia conoscenza.
Ma pensa te come son messo.
Questo anche per dire che nella prossima Europa League, viola a parte, 'gna tifare i giallorossi: Birkirkara alè alè.

18 marzo 2015

Primavera è quando anemone nasce


C'è qualcosa di più spettacolare della primavera?
Ehi, vi ho sentito, là in fondo!
Ok dai, un bel film, un libro e certo l'amore... ah, l'amore!
E poi? Sì forse la pizza, certo, e il vino non ci dimentichiamo di un buon vino.
Ma la primavera, a ben guardare, li batte tutti. Tutti.
Forse solo il gol di Salah alla giuve tiene botta alla primavera!

7 novembre 2014

Gigi Riva Settanta

- Biglietto d'auguri aperto a Gigi Riva -

 
Mi sento un po' come Schroeder e il compleanno di Beethoven.
Del resto la mia infantile passione per Gigi Riva calciatore, passione appesantita dalla stima e dall'assoluto rispetto per il Gigi Riva uomo, è cosa nota.
Gigi non se la tira e lo potevi già vedere da come esultava dopo un gol o da come abbracciava un compagno che aveva segnato.
E non è che servano tante smancerie per fargli sentire che ci siamo, alla fine è un uomo semplice non sarà organizzata una fottuta festa di una decina d'ore con la Raffa in sottofondo che intima a far l'amore comincia tu.
Basta meno: Auguri Gigi.
E scusa se mi sono biecamente approfittato di mio figlio per rappresentarti in un disegno. È probabilmente il disegno che ti avrei inviato quando avevo la sua età se solo avessi saputo dove spedirtelo o fossi stato un filo più intraprendente.

La foto da copiare l'ha scelta France, è tratta da un Io Proprio Io dell'Intrepido, e i ragazzi di allora sanno di cosa parlo. La ricordi?
È la finale mondiale di Messico '70 - sì settanta - e tu stai volando per colpire di testa.
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Gigi Riva - La Saga
Indovina chi è venuto a cena
BEI TEMPI
Pollice verso Pollice recto
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edit
Dal profondo del cuore voglio ringraziare tutti coloro che con tanto affetto mi hanno dedicato un pensiero augurale in occasione del mio 70° compleanno: dal vertice dello Stato al comune cittadino avete voluto farmi sentire la vostra vicinanza con intensità commovente e inaspettata. Immensamente felice vi stringo tutti in un forte abbraccio.
(Gigi Riva)

15 luglio 2014

I Filmatti di Brasile 2014: ar cine!

Löw spaccone
È una partita di biliardo la sua e la gioca alla grande buttando l’Argentina in buca d’angolo, ma resterà nella memoria del calcio per la semifinale in cui quasi gli riesce l’ottavina reale.

La prima co’ Sabella
Non gli si può imputare granché a quest’allenatore. Probabile che anche in Russia ci sarà lui a guidare l’albiceleste nella competizione mondiale: La seconda co’ Sabella.

Neuerending story
È iniziata la storia infinita da protagonista assoluto del ruolo per il portierone tedesco.

Il mago di Götze
Alla fine si è visto chi era l’Omino di Latta dalle giunture arrugginite: c’aveva il 10 sulle spalle e giocava di là. Il cielo è iridato Over the rainbow.

La Messi è finita
Nanni Moretti gira un prezioso docufilm sulle ere nel calcio. Dopo l’era Pelè e l’era Maradona sono in molti a scommettere sull’era Messi, peraltro finita prima di cominciare.

Lahm egli o gioventù
In una video-intervista Pizzul ci spiega quale sia il giusto mix tra giocatori esperti e giovani alla base di ogni buona squadra e della Germania in particolare.

The Maskerano
Un mediocre stopper argentino trova una maschera che lo trasforma in Cannavaro ogni volta che la indossa.

Grosso Higuaín a Chinatown
Teoria complottista secondo la quale il vero vero Gonzalo Higuaín è rimasto sequestrato per tutta la durata mondiale, al suo posto un Higuaín tarocco Made in China, fatto bene per carità, ma senza alcun valore.

I Kroos
La Disney ci regala un pregevole cartone con una famiglia di cavernicoli alle prese con i primi calci al pallone della storia.

Dr Dzeko e Mr Hyde
Pellicola che ripercorre le peculiarità della Bosnia: lupo nelle qualificazioni e agnellino al mondiale.

Mai dire Dzemaili
Proprio quando sta per diventare il nuovo Federer, il nuovo Alinghi, Dzemaili colpisce il fottuto palo. Da allora multa di 200 franchi svizzeri a chi osa pronunciarne anche solo il nome su tutto il territorio della Confederazione Elvetica.

Il grande Fred
Un gruppo di vecchi amici si ritrova per un funerale: è quello del Brasile.

Prince of Van Persie
Dopo il gol alla Spagna pare destinato all’incoronazione, ma resta un principino (piccino piccino).

Qualcosa di Kuijt sparlare
Questa volta che anche gli italiani avevano mogli e fidanzate al seguito - come gli Olandesi già 30 anni fa - i calciatori orange si dimostrano oltre e si portano pure le amanti.

Il cacciatore di Aquilani
Chi l’ha visto? sguinzaglia un giornalista a caccia di Alberto il desaparecido.

007 Bersaglio Immobile
L’ultimo capitolo della saga di James Bond: la spia inglese a Coverciano studia le mosse del neo centravanti del Borussia Dortmund, purtroppo per loro resterà in panca.

L’uomo che Verratti
Il solito film post-apocalittico. Se ne salverà solo uno e l’umanità ripartirà da lui.

Fascisti su Mertens
Ipotesi di un certo fascio secondo la quale un complotto nostalgico sta alla base dell’eliminazione del Belgio.

Al di là del bene e Vermaelen
Nice che dice o che avrebbe detto se interpellato sulla spedizione belga in Brasile.

Lezioni di Pjanic
Drammatica opera in cui la squadra bosniaca viene sonata dalla Nigeria.

Die Hart
Duri a morire portiere dell’Inghilterra.

Sapore di Mario
I Vanzina preparano l’ennesimo capolavoro ma Balotelli se ne va a metà film e sono costretti a ripiegare su Mario Götze. (in preparazione il seguito con Suarez protagonista in Sapore di Giorgio)

Gerrard una volta in America
Una volta quando un campione era finito andava a giocare nei Cosmos con Pelè e Chinaglia, questo si ostina a giocare nell’Inghilterra.

La Fabregas di cioccolato
È qui che salta fuori la vera natura della compagine spagnola: fondente.

Sarà Piqué ti amo
Intricata storia d’amore dove il bel Piqué, lasciato da Ibra, si accasa con Shakira. Rimarchevole la colonna sonora dei Ricchi e Poveri.

Biancaneve e i sette Nani
Hai voglia a clonarlo, il Nani, il Portogallo resta una compagine mediocre.

C’è Postiga per te
Film Horror in cui il tecnico Bento riceve una mail dalla federazione portoghese che gli impone il nome di chi schierare centravanti.

CR7 anime
Un cartone animato in cui Cristiano Ronaldo ripercorre le gesta di Holly e Benji.

L’uomo che sussurrava a Cabaye
Devi segnare alla Germania, gli diceva, ma parlava troppo piano evidentemente.

Maicon uno sconosciuto
Ma era davvero quello dell’Inter? Irriconoscibile, i bambini per strada non gli chiedono manco il selfie.

Marcelo pane e vinelo
Inizia con un’autorete che la dice lunga sul suo stato di sobrietà.

L’imprendibile Hulk
Finalmente i tifosi carioca smettono di frignare e decidono di fare qualcosa di utile: menare Hulk. Solo che lui ha subodorato l’agguato e se la dà a gambe.

Notting Cahill
Segna sempre lui in quella commediola degli equivoci che scambia l’Australia per una squadra di calcio (cmq a noi ci avrebbero rifilato 3 pippoli).

Vidal tramonto all’alba
Amaro risveglio per il cileno che scopre la triste realtà di essere trattato equamente dagli arbitri. La prossima volta voglio le strisce, dichiarerà.

9 luglio 2014

Diamo a Cesare quel che è di Cesare

Due sonori schiaffi, secondo me, e gli risparmio le coltellate.
Il Pranda ci ha deliziato in questi mesi con alcune simpatiche conferenze stampa che hanno palesato quanto l'uomo fosse un po' confuso, prima, molto confuso, durante, e persino patetico, dopo.
Questa sorta di Kung Fu Pranda senza controllo ci avrebbe guadagnato se fosse stato doppiato a braccio da Fabio Volo.
Non solo, caro Cesare, hai sputato nel piatto dove hai mangiato, mi preme ricordarti che quel piatto te l'eri pure cucinato da solo.
Mi tocca rivalutare il Lippi 2010 e lo Scolari di ieri che con "È solo colpa mia" hanno incarnato in maniera degna - laddove questo era possibile - il ruolo di capitano della nave.
Questi sono i fondamentali, ricaro Cesare, e se non li sai salli.
Lo spogliatoio non era diviso, Sostiene Prandeira. Ora, ancor caro Cesare, dobbiamo credere a 'sta minchiata smentita da tutti i personaggi vicini alla squadra e dalle soffiate degli interessati? Ok, facciamo finta di crederci, lo spogliatoio non era diviso, beh, s'è diviso subito dopo però (cfr. dichiarazioni di Buffon, De Rossi, Balotelli), questo riconoscerai che è oggettivo. E la responsabilità di ciò di chi è? Dài che ci puoi arrivare!
Del resto, come si dice per i figli, l'educazione s'insegna con l'esempio non con la teoria. E se i tuoi giocatori hanno sparlato gli uni degli altri infangandosi a più riprese è solo perché hanno seguito il tuo esempio: quello di parlare a sproposito.
Ma quando mai nel calcio si è sentito un allenatore che riporta in conferenza stampa i dialoghi tra lui e i giocatori come fossero nastri sbobinati? Avevi la coscienza così sporca da doverti giustificare in ogni occasione? Tu eri il selezionatore, pagato per gli onori e per gli oneri delle tue scelte, a nessuno dovevi spiegazioni così dettagliate delle tue convocazioni.
Rossi sì, poteva far meglio, ma si può comprendere il suo disappunto, tra l'altro condensabile in un tweet e non ripetuto in una sorta d'accanimento come il tuo. O avete giocato in quel modo indecoroso perché il tweet di Rossi vi aveva tolto la serenità? (tra l'altro altri bei tweet d'incoraggiamento alla squadra e tifo erano seguiti da parte di Pepito)
E Destro? Gran signore, è stato zitto quando tu ti sei permesso di riportare colloqui privati che tali avevano da restare.
Pure Balotelli hai scaricato, che tu e solo tu avevi fortemente voluto, difeso e imposto, in barba ai codici etici, ai pareri dei tifosi e degli altri componenti della squadra. Guarda che ci vuole una bella faccia tosta!
Questo per dirti, econquestachiudo caro Cesare, che le parole sono importanti e che la mia stima (e ti garantisco quella di molti altri, fiorentini e non) in te come uomo è crollata definitivamente ieri.
Che di calcio ci capivi pochino era invece cosa nota, e i tifosi viola sanno, sanno di Maggio, di Balzaretti, di Semioli... tanto per fare tre nomi.
Io avrei portato Toni e avrei lasciato Cassano sul divano in balìa del telecomando, ma queste son chiacchiere da bar, le scelte erano compito tuo e va bene, ma le hai rinnegate troppo presto, e ancora prima che il gallo cantasse!
E dimettersi non ti restituisce poi tutta quella dignità quando te ne vai a coprirti d'oro in Turchia.

26 marzo 2014

Come vedere Fiorentina Milan in streaming

No, perché mica lo so, è solo che mi fanno impazzire i titoli del genere lanciati da Il Post, e allora vuoi vedere che questi stanno in vetta alle classifiche dei blog perché sono un po' paraculi?
Venghino signori venghino!
E voi che passate di qui perché speravate di vedere a scrocco uno stop di Borja Valero e una simulazione di Balotelli, sappiate che La Linea non può offrire questi servigi, anche perché si andrebbe su i' penale.
Però, oramai che ci siete, approfittatene e fatevi un giro: è gratis!

5 novembre 2013

Essere Johan Cruijff

Tutti volevano essere Johan Cruijff al campino, quando si scontravano fino ad ammazzarsi nella tradizionale partitella amichevole. Ma quando quelli del campino, bici sotto al culo, si buttavano giù per il discesone per andare a sfidare quelli della draga, il Cruijff lì, il fenomeno dell'Ajax e dell'Olanda del calcio totale, ce l'avevano gli altri.
Giù alla draga, appoggiato sull'ansa del fiume, era stato tirato su qualche anno prima uno stabile condominiale enorme a forma di una esse lunga che accarezzava il profilo della sponda, proprio là
dove si dragava da sempre la migliore rena da calce dello stato. Un tale di nome Renzo era passato dalla trattoria di piazza e, non avendo soldi, s'era inteso di pagare tratteggiando il progetto d'un edificio sulla mappa del paese stampata sulla tovaglietta, c'aveva messo ben sette ore e così era girata voce che l'aveva disegnato Renzo, piano. L'ambiguità dovuta al tramando orale aveva fatto il resto e l'edilizia impopolare aveva avuto il suo totem.
Tra le mila famiglie che ci stavano giù alla draga, stipate nel condomino esselunga, era tutto un pullulare di ragazzi in età calciatoriale e, mentre al campino si dovevano sdoppiare per arrivare a undici, alla draga c'era l'imbarazzo della scelta.
C'era Zuff il portierone, noto attaccabrighe dalle mani a padella aderente.
C'erano i fratelli Robiola, una sorta di Sussi e Biribissi ma con un sano disinteresse per il centro della Terra. Robiolone troneggiava al centro della difesa nel ruolo di libero, in un anticipato contrappasso di ciò che sarebbe stato il suo rapporto con la giustizia negli anni a venire, mentre Robiolino sgusciava sulla fascia a mo' d'anguilla imburrata.
C'era Bonimba al centro dell'attacco, un tabarino tutto gomiti sputato col Boninsegna quello vero, solo un pelo meglio.
C'era pure uno straniero, il mediano, un certo Washosky, o forse Pachosky, insomma un polacco qualcosa osky in grado di mollarti un calcione e centrarti lo stinco pure se stavi in tribuna stampa.
Poi c'erano sei o sette comprimari bravi a correre e a tirar pedate, ma a orchestrarli tutti quanti c'era lui, Giova, più noto come il Johan Cruijff della draga. Bravo a stoppare, dribblare, liberare, contrare, passaggiofiltrare, intercettare, smarcare, crossare, segnare e, soprattutto, sempre in tiro con la  sgargiante maglia arancione numero quattordici, sempre lei, sempre bellissima e invidiata su gran parte del globo terracqueo: dal campino al Manzanarre e dalla draga al Reno.
Tra il fiume e il condominio, giù alla draga, erano stati tirati a esse anche una serie di fili da panni, a guisa d'un pentagramma surrealista, dove le mamme draghiane stendevano i panni al sole e al vento come fossero crome o semibiscrome. Fu a quei fili che Marco e Massimo videro sventolare il numero 14 nero in campo arancio, steso nell'asciugatura preparatoria alla partita dell'indomani. Marco e Massimo, due del campino per i quali manco un soprannome era andato sprecato.
E nottetempo, con la scusa di portare fuori Birillo, il barboncino di Marco, i due si spinsero giù fino in riva al fiume, lo costeggiarono e, quando furono sicuri che nessuno li stava osservando, inzupparono ben bene la maglia di Cruijff nella varechina, nella speranza che Giova potesse perdere assieme all'orange della sua maglia, come un Sansone rapato a zero, tutte le sue abilità pallonare.
E in fondo al loro cuore lo sapevano che non c'era da preoccuparsi di nessuna piccola cosa, perché ogni piccola cosa sarebbe andata per il verso giusto.
E il 18 a 18 maturato nella partita campino vs draga del giorno successivo sarebbe stato immortalato con una foto in bianco e nero appesa nella sede della società sportiva del campino, se qualcuno avesse fatto una foto, se fosse esistita una società sportiva del campino o anche solo una scalcinata sede.
Quel giorno i ragazzi del campino scrissero la storia pareggiando la loro unica partita dentro a una striscia di oltre trenta gare tutte comodamente dominate dalla draga, ma quella no.
Quella, con uno spaurito Giova Cruijff, dall'estro imprigionato dentro a un'irriconoscibile maglia candeggiata, quella no.

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Eds arancione del grande coccomero
In compagnia di:

Melusina 1
Dario
La Donna Camel 1
Lillina
Pendolante
Melusina 2
Angela
Cielo
Calikanto
Singlemama
Leuconoe
Fulvia
La Donna Camel 2
...

20 ottobre 2013

Fiorentina Juventus 4 a 2


Non sarà Italia Germania 4 a 3, ma anche le formiche nel loro piccolo, com'è noto, qualche cosa fanno e, nello specifico, le formiche fiorentine oggi godono. E lasciatecelo fare ché non succede spesso.
Non è un post sportivo, nonnò, non ce l'ho le capacità per scrivere con competenza di calcio io che mi rifiuto ancora di capire la differenza tra un 4-3-3 e un 3-5-2 io che sono rimasto al libero e allo stopper, alla mezzala e al centrattacco e, nel mio massimo stadio evolutivo, al centromediano metodista e al terzino fluidificante.
Ma un post tifoso, quello sì, lo posso anche buttare giù, prima che cominci ad ammorbarvi con dei post sui gatti (perché lo farò!).
Perché per noi di Firenze, questa è LA partita, purtroppo, non potendo trovare spesso palcoscenici ed occasioni più nobili.
Perché noi viola ci ricordiamo esattamente dove eravamo quando segnò Luca Cecconi a Torino: io calavo il Muraglione in moto con gli amici.
Ci ricordiamo quando Platini sigillò un memorabile 3 a 3 a Firenze: ero in maratona con il mio più grande amico, lo juventino Leo.
Ci ricordiamo dove eravamo quando la chiuse Fuser: sempre allo stadio, il giorno della memorabile coreografia in foto, il giorno in cui Baggio si rifiutò di calciare un rigore e raccolse una sciarpa viola uscendo dal campo.
E ci ricordiamo di quando Batistuta al Comunale firmò l'1 a 0: a casa Frilli, che a quei tempi era l'unico che pagava per il calcio e generosamente condivideva il salotto.
E ci ricordiamo dove eravamo quando Gobbi, Papa Waigo e Osvaldo ci regalarono l'ultima vittoria in trasferta a Torino: io in chiesa, alla Cresima di mio nipote, magari avrò pregato, chissà.
Oggi abbiamo vinto con la Juve, rimontando ben 2 gol e addirittura distanziandoli di 2, segnandone 4 in 15 minuti, con il nostro giocatore più pagato in tribuna. Insomma, tutto quello che avremmo potuto sognare s'è avverato, perfezionando una domenica da incorniciare.

P.s. per gli juventini: il nostro rigore era generoso, se c'era, e nessun arbitro ce l'avrebbe concesso sullo 0 a 0, ma è andata così, non vogliamo mica metterci a fare della dietrologia (anche recente) sugli episodi da moviola? Non credo.


27 settembre 2013

La partita di pallone (1)

Registrare la partita per poi vederla a comodo non è la stessa cosa che vederla in diretta.
Una volta, davanti al fenomeno calcio potevi distinguere la donna perché era colei che ti chiedeva Dove sono? oppure perché non conosceva la regola del fuorigioco. Adesso è quella che non arriva a comprendere l'enunciato di cui sopra.
Intanto è arduo arrivare all'orario in cui puoi sederti comodamente sul divano e dare il play alla registrazione senza sapere il risultato.
Poi, se la squadra per cui tifi è quella della tua città, i chiacchiericci della domenica pomeriggio sono intrisi di mezzi commenti e da qualunque parte tu sia, perché da qualche parte in pubblico sarai pure, metti una sagra, metti l'Ikea, metti le terme, ci sarà qualche cazzone con lo smartcosoplus1gmt) o un cavernicolo colla radiolina che urlando o inveendo darà la stura alle tue derive interpretative che, comunque, ti rovineranno il pomeriggio e delle quali cercherai applicazione a posteriori davanti al match (Gol? Vuoi vedere che l'annulla, sennò perché quel tizio smadonnava).
E se la squadra gioca in casa? Tu torni bel bello dal tuo picnic a Villa Demidoff quando passa una cabrio con un demente in piedi, solitamente non il guidatore, che ha una bandiera legata al collo in segno di giubilo. Valla a guardare adesso la partita, sai che soddisfazione.
Ma anche, ammesso e non concesso, che tu riesca ad appagare il tuo bisogno d'ignoranza, al costo di trascorrere un pomeriggio in isolamento evitando come la peste i gruppetti maschili i bar e altre forme di vita sociale attaccabili dal germe pallone, e al via della partita tu sia nella condizione ideale di visione, il problema vero e insormontabile sta nel fatto che ciò che ti appresti a guardare è già successo.
Un film è un film e, per quanto tu possa assistere alla sua prima mondiale, è già stato diretto, girato e montato. Così resta. Ma un incontro di calcio in diretta no, deve ancora sbobinarsi davvero e se, per esempio, ti fischiano un rigore contro puoi sperare, pregare, invocare il tuo dio, o il laico artefice dei destini del mondo, puoi cercare di sovvertire la trama con la forza del tuo pensiero pure se non sei Uri Geller. Puoi inginocchiarti davanti allo schermo e implorare che quel tiro finisca alle stelle a far compagnia alla palla di Roby Baggio a Pasadena (ma lo vogliamo dire che prima di lui avevano sbagliato dal dischetto anche Baresi e Massaro? E diciamolo!).
Puoi influire, ecco.
E invece se te la sciroppi registrata hai l'arrendevolezza dell'impotente, la mesta consapevolezza di chi nulla può e, al cospetto del rigore contro, sai perfettamente che ci sarà stato un tifoso avversario, da qualche parte di mondo in uno stadio o in salotto, che, mentre tu ti districavi nei labirinti svedesi tra una Billy e un'Expedit (2), si sarà inginocchiato deferente al dio del calcio nell'orazione fai entrare questo pallone.
E allora, da' retta a me, vattene pure all'Ikea e non programmarla nemmeno la registrazione, e al primo neandertaliano che incontri con la radiolina all'orecchio e l'auricolare rosa sporco chiedi quanto stanno e va bene così.

(1) Rita Pavone (5) s'è rifatta tutta e i miei colleghi hanno promosso la mozione riportiamola tra le Xabili (3).
(2) L'Expedit è il paradigma della bellezza, è l'auspicato incontro della semplicità con il gusto, è la liberazione dello spazio nel tempo, è la perfezione della linearità e dell'essenza. L'Expedit è per l'arredamento ciò che uno spaghetto al pomodoro è per la cucina e quello che un racconto di Carver è per la letteratura. È l'amore per la tua compagna di banco, è l'erba verde di un prato alpino, è un pallone di cuoio da pigliare a calci. (3)
(3) Sto (ancora!) cercando di venire a capo di Infinite Jest e sono nella mia fase note. (4)
(4) Vedi nota 3.
(5) A casa mia giocavamo con le somiglianze, mia sorella era Rita Pavone, mio padre era Claudio Villa e mio zio era Pippo Baudo. Invece mia mamma, devo dirlo, mia mamma era Nicoletta Orsomando.

17 settembre 2013

La Piccola Bellezza

In attesa di un metablog potremmo provare con un metapost.
S'era ipotizzato una volta di scrivere un pezzo, chi ne aveva voglia, rubando un titolo da un altro blog. Ecco, la situazione si è creata e potrebbe girare anche attorno alla stessa tematica, volendo, ovvero le piccole gioie della vita.
Non l'amore, i soldi, il sole che batte o la Fiorentina, no, quelle piccole, quelle che ti devi impegnare per definirle e comprenderle appieno.
Come aveva promesso, Bastian Contreras, dalle sue stanze di Nati per Pareggiare ha dato la stura e io vedo di proseguire.
Chi vuole aggregarsi non ha che da partorire un post a casa sua.

La pasta che lievita. Vedere il canovaccio che si alza sospinto dalla forza dell'impasto e scoprire la confortante slabbratura della croce incisa a priori sulla palla.

Il telefono che non suona quando ti siedi al tavolo della cena. Niente Andrei di teletù, niente sorelle siete a cena?, niente amici dispersi nel mondo del quando ci vediamo, niente.

La casella posta in arrivo vuota. Quando tutte le mail sono archiviate ammodino, anche se dura un attimo.

I fili nuovi dell'erba che spuntano su dalla terra dopo la ripiantumazione del prato. Piccoli.

La carezza rubata a un gatto di strada. Sai di quelli titubanti che fanno un passo verso di te e tre allontanandosi, di quelli che vorrei ma non posso, di quelli che hai un minuto per conquistarli e lo fai chinandoti, lentamente senza scatti, stendendo una mano e offrendo le dita per una grattatina sottomento.

Il pigiama caldo di termosifone nelle serate invernali.

Un gol a biliardino realizzato con la mediana. ____________________________________________________

26 luglio 2013

Permette signora - (7)

Dai Battilani ci vanno il brigadiere Lepore e il carabiniere Palmieri, con l’intento di occuparsi in primo luogo delle auto di famiglia, vi avrebbero cercato capelli, resti di corde o magari scaglie di pino, il maresciallo li aveva istruiti a dovere.
Spataro e Squizzi, invece, se ne vanno al Bar La Piazza, ufficialmente per parlare un po’ di calcio e magari guardarsi un po’ di partita.
Alla finale del mondiale di Spagna mancano un paio d’ore e in strada e in paese si respira un’aria gonfia. Gente in giro ancora ce n’è, ma si muovono in modo strano. L’attesa rende le camminate sincopate e le frasi smozzicate. Tutto finirà nello stesso imbuto: la partita contro la Germania delle venti.
Oggi tutto si riconduce a Madrid, tutto si compone, si sdogana e si compie a Madrid e tutti saranno lì, davanti alle tivù, aspettando un gol di Rossi.
«Possiamo dare un’occhiata al retro del bar? »
Il mandato di perquisizione non serve, basta la voce del maresciallo Spataro per attivare tutti i permessi.
«Certo, sì, maresciallo».
«Cosa cerchiamo, maresciallo?» chiede Squizzi.
«Niente di che, in realtà penso che il colpevole canterà, non ha alternative. Certo, se si riuscisse a trovare un rasoio o una bella confezione di crema da barba, non è che si buttano via».
È Squizzi che recupera dal fondo di un armadietto una confezione aperta di lamarasoio Bic, li conta e sono nove. E anche la mancanza di un elemento può divenire prova a carico.

Quando Lepore e Palmieri arrivano al bar, alla televisione impazza il collegamento con Madrid, manca un’ora ed è orgia di bandiere e di tifosi.
I due si riuniscono al Maresciallo Spataro e a Squizzi sedendosi a un tavolo del bar.
«Dunque l’auto di Pietro è pulita ma, colpo di scena, quella di Simone ha bisogno di un buon carrozziere» fa Lepore con un risolino amaro.
«Fammi indovinare, ha delle fitte sul tetto» butta là Spataro.
«Porca zozza» fa Palmieri, strabuzza gli occhi e guarda Lepore, il quale allarga le braccia:
«Marescialli si nasce, mica per nulla».
«Maresciallo, ma perché secondo lei, la tipa l’ha rasata sotto?» anche Squizzi ha le sue curiosità.
«Chi lo sa? Magari gli piace così, ce n’è di gente malata in giro, oppure è uno spregio, se ne sentono di tutti i colori ormai».
Poi arriva Simone per l’ordinazione.
«Che prendete?» chiede.
«Te» fa Spataro.
«Limone o pesca?»
«No, prendiamo proprio te. Te, Simone».
Il ragazzo realizza, incassa e barcolla mentre assume la consistenza e il colore di uno straccio. Palmieri gli allarga una sedia e lo fa accomodare.
I carabinieri adesso sono in pace con il mondo, si permettono pure un filo di compassione per il ragazzo che ha la testa poggiata su un braccio e s’è mezzo steso sul tavolino.
«Ma come?» farfuglia.
«Come, ce lo devi dire te. E anche perché, anche se un’idea ce la siamo fatta».
Il ragazzo si piglia la testa tra le mani e manda fuori simmetria la scucchiaiata di capelli predisposta dai tricologi di Cetrin, se la ritrova in mano e, a quel punto, la tira via e la scaraventa in un cestino a due metri da lì. La chioma artificiale resta appollaiata sul bordo, come un macabro scalpo.
«Le hai chiesto che fuggisse con te, vero? Solo che lei forse aveva altri progetti».
«Fuggire? Ma che fuggire! Non c’è voluta venire a letto con me, e basta».
«Cazzo, Simone, ma l’hai ammazzata per questo? Sai quante ragazze ci stanno là fuori?»
Dicendo così, butta un occhio all’esterno, sul paese ovattato e ridotto a landa desertica come ogni paese italiano in quel giorno e in quell’ora.
Magari non stasera, pensa Spataro, ma non lo dice.
«È che mi ha chiamato pelato».
Niente fuga mancata, allora, cazzo. Non ci si può più fidare nemmeno delle canzonette!
«Vuoi che andiamo dopo la partita?».
Simone li guarda, con gli occhi acquosi di chi non è lì, ma non apre bocca.
Allora lo portano via, a malincuore, nel movimento immobile di una serata mundial che va a cominciare.
Diretti alla caserma costeggiano anche il cimitero.
C’è un tizio in tuta che si appresta a ritinteggiare il muro per coprire la scritta Italia-Brasile e tutto il resto.
«Accosta, Squizzi» fa il maresciallo e poi si rivolge gridando all’uomo in tuta:
«Scusi, ma non sarà meglio aspettare almeno domani prima di cancellare questa roba? Che niente niente portasse sfiga!»
L’uomo si stringe nelle spalle. L’Alfetta blu si allontana e lui resta lì, con il pennello in mano e una decisione non facile da prendere.
Occhieggiando il pino, il maresciallo Spataro rivede per un attimo Gloria, appesa al vento. Rivede quella bambola, canticchia la sua melodia e forse capisce. Gli è balenato in mente un verso grazie al quale, alle canzonette, potrà concedere altro e incondizionato credito.
          (Da stasera la mia vita / nelle mani di un ragazzo no / non la lascerò più)
Il ragazzo era già lì, dall’inizio, sarebbe stato tutto più semplice, pensa il maresciallo Spataro, se solo avesse fischiettato il motivo giusto da subito.
«E comunque, Squizzi, se stasera si vince il mondiale, me li taglio i baffi».


FINE

5 marzo 2013

Il battesimo del Franchi (*)


Che l'irrazionale deriva cavano-partenopea di France andasse arginata non c'erano dubbi e, visto che le figu non erano sufficienti a recuperarlo al culto della viola, siamo andati allo stadio, per la sua prima volta. Il Chievo era la squadra giusta, tranquilla, da battere facile, una simpatica compagine equipaggiata con una straordinaria maglia gialla e venuta nella culla del Rinascimento, probabilmente in gita, in una splendida e calda giornata invernale di sole.
La terza maglietta posseduta dal ragazzo, dopo la storica 30 di Toni e la 11 del Gila, è la 8 di Jovetic, e quella si metterà sopra un sei sette altre maglie/golf/pile che la premurosa dolcemetà aveva imposto come condicio sine qua non.
'zzo JoJo, non dico che avresti potuto segnare una tripletta, come sarebbe stato giusto per mandare alla storia il battesimo del Franchi, ma almeno un golletto su rigore, un mezzo assist, una rabona, una partita dignitosa... e invece nulla, una prestazione da dimenticare impreziosita da una sostituzione per scarso rendimento.
Vabbè.
E il simpatico Chievo ce l'ha messa tutta per rovinarci la festa, intanto presentandosi con un'insulsa maglia bianca a righine nere, se ho visto bene, e poi impegnandosi alla morte, non finendo mai di correre ed affettando con facilità la difesa viola in più occasioni.
Alla fine l'abbiamo dovuta rubacchiare con un gol viziato da fuorigioco e segnato da Larrondo, mezzo centravanti e mezzo gerundio ma, soprattutto, uno sconosciuto per France e ancora colpevolmente al Siena nell'album calciatori.
Vabbè.
Però è andata dài, la pratica è archiviata e nell'attesa che il Napoli venda Cavani al Colo-Colo allontanandolo dalla vista, dalle cronache e dal cuore di France, vedremo di mettere in cantiere un dignitoso bis.

E per la serie vecchi tempi, lo ricordo il mio battesimo al Comunale (ché Franchi ancora era vivo): fu un Fiorentina Inter 0 a 0, abbastanza insulso se si esclude una parata di Bordon su un tiro al sette a salvare il risultato. Devo ringraziare anch'io qualcuno per avermici portato allo stadio, è Marcello, cugino di mio babbo, che se aspettavo i miei... era il 26 dicembre 1971 (dice san Gugol).

(*) Che questa storia che lo stadio Franchi è pure a Siena mica va bene. O i senesi ce lo lasciano e intitolano il loro stadio magari al Panforte, ai Ricciarelli o ad Aceto, oppure, se proprio lo vogliono tenere a Siena il nome di Franchi, cambiamo noi, dedichiamolo a Julinho, a Montuori, a Bruno Beatrice, a Gratton, a Galdiolo o magari, chessò, può andare bene pure il Conte Mascetti.
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