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14 ottobre 2019

Avocado difensore

Se, come me, siete dipendenti dalla salsa guacamole vi capiterà di maneggiare diversi di questi bei fruttarelli esotici.
Ebbene, se c'è una cosa che mi scoccia buttare via, seppure nell'umido, è il nocciolo dell'avocado, quello sì.
La natura sa essere meravigliosa e, oltre a regalarci fragole e fiori di zucca, che fa? Crea una vera opera d'arte e la ricopre di polpa d'avocado.
Non provateci, nessun nocciolo è così perfetto. L'avrei voluto da piccolo quando i giocattoli scarseggiavano, chissà a quanti utilizzi ludici l'avrei potuto destinare.
Quando preparo la salsa e lo libero devo gettarlo via all'istante, prima di affezionarmi e magari dargli un nome.

4 gennaio 2017

Obiettivi 2017 in cifre


Ed eccolo il crescendo rossiniano da perseguire nell'anno.
(I numeri obiettivo, escluso il primo, vanno intesi come almeno)


  1. Beccare 0 (zero) multe
  2. Dimagrire 3 (tre) chili
  3. Vedere 5 (cinque) serie TV
  4. Uscire 12 (dodici) volte con gli amici
  5. Pubblicare 15 (quindici) rebus
  6. Leggere 20 (venti) libri
  7. Cucinare 30 (trenta) nuovi piatti
  8. Accarezzare 44 (quarantaquattro) gatti o cani
  9. Vedere 50 (cinquanta) film
  10. Scrivere 55 (cinquantacinque) post sulla Linea
  11. Fare 69 (sessantanove) volte l'amore
  12. Correre/camminare per 2000 (duemila) chilometri
  13. Arrivare al 2018 (duemiladiciotto) da vivo


13 ottobre 2016

Hombre zafferano


(modellate la polpetta come se fosse una parte di voi)

Questo non è un blog di ricette, no.
Tuttavia ci piace cucinare a noi della Linea.
E ci piace anche l'effetto ratatouille e la folgorante intuizione che può scaturire da una madeleine in quella ricerca di noi stessi, o di noi stessi imbevuti in un tè o in un periodo della nostra vita nostalgicamente migliore di oggi.
Arrivo così al pastel de bacalhau, che mi aiuta a rivivere, nella decadente ma vigorosa rinascita di Lisbona, un momento di ferie, burroso e felice.
Ora, se siete a Lisbona, andate al Museu da Cerveja in Praça do Comércio e mangerete i migliori pastel della galassia, oppure seguite queste mie dritte e... Andrà tutto bene (cit. Don Draper).

Ricetta x 4 persone
400 gr di baccalà
500 gr patate
2 (o quante ne servono) uova
1 cipolla piccola
olio extravergine di oliva
un mazzetto di prezzemolo
pepe
noce moscata
olio per friggere (girasole)
formaggio (taleggio)

Metti a mollo il baccalà (24/48 ore prima)
Cuoci le patate intere con la buccia in acqua bollente salata per 40-45 minuti (o in pentola a pressione per 10). In un’altra pentola lessa il baccalà in acqua (non salata) per 15 minuti.
Soffriggi la cipolla tritata fina con un filo d’olio EVO. Se serve aggiungi un po' d'acqua calda perché la cipolla resti morbida e non bruciacchiata.
Scola le patate, sbucciale e schiacciale.
Scola il baccalà, spellalo e togli le lische, se le trovi, sfilacciandolo finemente con le dita.
In una ciotola mescola insieme il baccalà sfilacciato, le patate schiacciate, la cipolla rosolata, il prezzemolo tritato, un po’ di pepe e la noce moscata. Aggiungi un uovo alla volta e mescola bene prima di aggiungere il successivo (se devi ammorbidire di poco aggiungi solo il tuorlo).
L'impasto deve risultare morbido ma non troppo umido, passalo in frigo per una mezz'ora per compattarlo meglio.
Assaggia e aggiusta di sale.
Forma le polpettine con l’impasto aiutandoti con due cucchiai e inserendo in mezzo un listello di formaggio che si possa fondere durante la friggitura.
(certo Lei era più brava)
La ricetta ufficiale parla di queso de serra (formaggio di montagna), io ho messo il taleggio, ma si può osare anche con un cacio più forte (gorgonzola arrivo!).
Friggi in abbondante olio, scola e mangia.

p.s. leggenda vuole che per cucinare il baccalà in Portogallo esistano 365 ricette, una per ogni giorno dell'anno, e che una ragazza in cerca di marito le debba conoscere tutte. Dài, bimbe, cominciamo da questa.
(guardali dentro bellini)


3 agosto 2016

Dei mestoli in silicone


Hai inventato i mestoli in silicone?
Game, set, match!
Il nobel è tuo, cazzo.
Il pulitzer, l’oscar, il bancarella e il premio regia televisiva.
Caro cristo, chiunque tu sia, sei un fottuto genio e ogni giorno ti mando un pensiero.
Mi spiace solo che mi sa che non ce l’hai dei diritti su questa idea meravigliosa - non so perché ma mi sembra complicato (qualcuno ha notizie più precise?) - mi spiace perché se c’è uno che si merita una villa con piscina a Beverly Hills, quello sei tu!

15 dicembre 2015

Caricare la lavastoviglie for dummies


  • I piatti stanno con i piatti e le scodelle con le scodelle. Mischiare è l'errore tipico dei caricatori principianti è il qual'è apostrofato dei lavastoviglici. E quando c'è una fila sola si parte con le scodelle e poi si passa ai piatti, di modo che, nel delicato passaggio da un tipo all'altro non si verifichi il letale accostamento culo del piatto con bordo scodella. Ovviamente non è presa nemmeno in considerazione l'ipotesi di lasciare un posto vuoto nella griglia.
  • Una lavastoviglie non è mai piena, ci sarà sempre il posto per la tazza della tisana o il bicchiere della citrosodina.
  • I coltelli a punta vanno cacciati nel portaposate con la punta rivolta verso il basso, sembra ovvio e invece non si contano le mani sbucacchiate in fase di svuotatura.
  • I mestoli vanno bloccati tra le altre stoviglie, la loro posizione ideale è longitudinale rispetto ai bicchieri o alle tazze da colazione, affinché non comincino a sbattere furiosamente e vi costringano ad alzarvi sul più bello di un omicidio (spoiler) in House of Cards.
  • Il pentolone fondo della pasta è quasi sempre meglio lavarlo a mano, intanto perché é già pressoché pulito e poi perché può lasciare spazio a 6/7 piattini da dessert, tanto per dirne una.
  • Non conviene inserire nell'elettrodomestico stovigliame corredato di meccanismi e guarnizioni. Insomma non fidatevi della dicitura "può andare in lavastoviglie", certo che ci può andare, anche il vostro gatto ci può andare, non per questo l'apparecchio è da azionare con la bestiola all'interno.
  • Disporre tutti gli oggetti che hanno incavi potenzialmente ricettori di acqua in verticale/obliquo (alcuni coperchi, alcune tazze).
  • Utilizzate i coperchi delle pentole (non quelli del punto precedente) per bloccare da sopra i materiali troppo leggeri, tipo i tupperware o i bicchieri di plastica ikeici che, altrimenti, vi ritroverete a pancia in su e colmi di liquidume quando andrete a toglierli.
  • E dategliela una passata con una spazzolina ai piatti, vi consentirà di lanciare qualche lavaggio a temperatura ridotta.
  • Svuotare sempre e prima il piano di sotto, eviterete fastidiose sgocciolature sulle stoviglie asciutte.
P.s. Se avete consigli e suggerimenti utilizzate pure l'area commenti.

2 aprile 2015

Mo' te passa


(questo non è il mio, è già meglio)

Non so voi ma io uso ancora il passatutto manuale, passìno da noi.
Ora, caro ingegnere che l'hai progettato, potevi almeno farlo provare a un cristiano prima di immetterlo nella catena produttiva.
Era facile. non è che ti dovevi inventare nulla! È sempre esistito, posso chiudere gli occhi e rivedere mia mamma sul tavolo della cucina a passar giù tonnellate di pomodori per la riserva invernale di pomarola.
Ora, sia i pomodori per il sugo che le patate per il purè, quando le passi non è che vanno giù come fossero di piombo, va che ci devi premere sopra con la forchetta di tanto in tanto. E fin qui...
Ora, caro ingegnere che l'hai progettato, ma come si fa a mirare precisamente il manico della manopola con cui si gira a perpendicolo sulla parte aperta del semidisco schiacciatore?
Sì lo so, mi sono spiegato una ciofeca e manco i termini tecnici conosco, ma chiunque usi un passìno può capirmi.

1 dicembre 2014

Ieri tua madre ti dava TuSaiCosa ®


Gratta gratta siamo tutti un po' Harry Potter.
E tutti abbiamo un nemico oscuro e innominabile.
Certe volte è interpretato da Ralph Fiennes e altre volte dalla crema spalmabile alle nocciole.
Ma finalmente la Ferrero l'ha capito, pare.
Grazie
___________________________
bibliografia:
Odore di chiuso
Decalogo anti TuSaiCosa
La vita agra
Cicero pro domo sua





28 gennaio 2014

No knead bread

Da Breaking Bad a Baking Bread il passo è breve. Ringrazio Carolina, la mia pusher nambaruàn, per la ricetta e Darinka per il gioco di parole, che avrei proprio voluto fare io, mannaggia. Detto ciò ecco la ricetta, con l'aggiunta di piccole varianti in parte carolinge e in parte mie, del pane senza impasto.



300g di farina tipo 2
200g di farina integrale
(i 200g li ho messi di farina di farro: consiglio vivamente)
380g di acqua tiepida
5g di lievito di birra
10g di sale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
5g di malto in polvere o in crema
1 pugno di semi di girasole
(girasole e zucca che fanno più figura)

Preparazione:

in un contenitore capiente (che abbia il suo coperchio e sia trasparente possibilmente) mescolate le due farine e il sale. Sciogliete il lievito nell'acqua tiepida insieme al malto e versatelo sulla farina, unite l'olio e i semi e mescolate con una cucchiaio fino ad amalgamare il tutto e a idratare tutta la farina, ma senza impastare. Chiudete il contenitore con il coperchio e riponete il tutto in frigorifero da un minimo di 12 ore a un massimo di 24. (Tenetelo un po' d'occhio, deve lievitare ma non passare di lievito).
Trascorso il tempo di riposo in frigo, infarinate abbondantemente la superficie di lavoro e versateci l'impasto senza sgonfiarlo troppo. Infarinatevi le mani e fate le pieghe del tipo 1 che consistono nel tirare e piegare il lato destro del rettangolo verso il centro, per poi sovrapporgli il lato sinistro (pieghe a portafoglio). Ruotate l'impasto di 90° e ripetete le pieghe.
[Non è fiscale 'sta cosa delle pieghe, prendetevi il vostro tempo e piegate la pasta su stessa, anche varie volte, spingendo e dandole forza, fino a che non avrete un disegno di pieghe che vi aggrada: è dove il pane si spaccherà]
Capovolgete l'impasto in modo che le pieghe stiano sotto e adagiate la pagnotta in uno strofinaccio bene infarinato. Infarinate anche la superficie della pagnotta e chiudete lo strofinaccio ripiegando tutti i lembi verso il centro. Lasciate la pagnotta riposare nello strofinaccio per 1-1 1/2 ora.
[Io preferisco non tenerlo troppo nello strofinaccio a lievitare, intanto perché più che ci sta e più probabilità avrà d'imparentarsi alla stoffa creando qualche problemino nella fase d'infornamento, e poi perché preferisco calarlo nella pentola arroventata quando ha ancora la sua forza lievitante e non rischiare di sgonfiarlo perché troppo lievito]
Venti minuti prima di infornare, portate il forno al massimo (250°) mettendo al suo interno una pentola con il suo coperchio. L'ideale è usare una pentola in ghisa (diametro 24 cm).
[Io ho usato una pentola in coccio da 22cm di diametro]
Altrimenti usatene una in pyrex, in terracotta o, se proprio non ne avete, una in acciaio (meglio una in alluminio pressofuso antiaderente). Quando il forno sarà arrivato a temperatura, togliete momentaneamente il coperchio alla casseruola, aprite i lembi dello strofinaccio, appoggiate la mano destra a fianco alla pagnotta e con la sinistra aiutandovi con lo strofinaccio, capovolgetela sulla mano in modo che ora la parte con le pieghe sia verso l'alto. Adagiate la pagnotta nella casseruola, chiudetela con il coperchio e lasciate cuocere per 25 minuti, dopodiché, rimuovete il coperchio e continuate la cottura per altri 10-15 minuti.

Note:
L'impasto è molto molle, la farina nel maneggiarlo è fondamentale.
La temperatura massima del forno è altra condicio sine qua non.
La cura delle pieghe è risolutiva per l'estetica, non sottovalutatela.
I minuti di cottura nel forno sono indicativi: è una fase in cui la pagnotta va controllata e seguita come fosse un bimbo che muove i primi passi.
Deve colorarsi senza rischiare un'insolazione e deve cuocersi in modo uniforme.
Ognuno conosce il proprio forno, sarà quindi la vostra esperienza a guidarvi, in ogni caso, per quanto mi riguarda, ho usato la funzione "pollo" con una cottura forte anche e soprattutto dal basso (il rischio è ritrovarselo crudo sotto).
Attenzione, è un prodotto altamente PCD.

p.s. per Claudia: La Linea non diventerà un blog di cucina.

17 ottobre 2013

Dell’alimento PCD (*)

Ci son robe che ne mangerei una bigoncia.
Avete presente una bigoncia, sì? Quella specie di tronco di cono dogato in cui si cacciano i grappoli d’uva sforbiciati alla vendemmia, questa in foto, per intendersi.
Ecco, ci sono dei cibi che non mi danno mai l’impressione di sazietà e mi lasciano sempre con la voglia. Non si tratta di cibi particolarmente buoni, beh sì, forse un po' sì, ma ce ne sono altri di cui sono più goloso. È che questi, i cibi da bigoncia, ogni volta che mi ci trovo alle prese, sento che potrei mangiarne fino a scoppiare.
Tipo i brigidini, non riesco a fermarmi coi brigidini, mi devo violentare per chiudere il sacchetto e metterli via.
O i double whopper con formaggio.
Le noccioline salate.
O i panini de I Fratellini.
Il parmigiano, il parmigiano son convinto di poterne ingurgitare una forma.
I Lindor.
Ovviamente le patate fritte, ma più di tutti i fiori di zucca fritti in pastella.

(*) PCD ® - Può Causare Dipendenza.

21 maggio 2013

Il cetriolino di McDonald

Le persone vanno prese per quello che sono. Oppure non vanno prese proprio.
Prenderle, come amici o come partner, e passare la vita lottando ogni giorno cercando di cambiarle, di riffa o di raffa, è una roba che non va bene.
Una persona è come un Big Mac.
Arriva ad essere quello che è davvero dopo un percorso lungo, a seguito di studi, esperimenti e tentativi ma, alla fine, risponde a una ricetta determinata e immutabile. E la sua positività come persona, la sua affidabilità, la deve al rispetto infin pedissequo della ricetta.
Certo ogni persona, anche se all'inizio non lo vedi, c'ha dentro il fetido cetriolino.
La fettina di cetriolo è la magagna, il difettuccio, il lato del carattere che urterà con il vostro ma che, dovete sapere da subito, non potrà non esserci.
E non sporcatevi le mani per cavarlo via. Volete passare una vita a decontaminare il vostro panino o il vostro partner? Potete farlo una volta, due volte, ma poi? O smettete di mangiare l'hamburger di McDonald's o dovrete accettarlo così com'è, perché ogni volta che ne ordinerete uno sarà guarnito, proprio al centro, da lui: il sempre fetido cetriolino.
La rivelazione, per me, è stata proprio accettare questo fatto, seraficamente.
Ho smesso di togliere il cetriolino, ho chiuso gli occhi e ho tirato giù il Big Mac senza pregiudizi. Non ci crederete, mi è piaciuto.
Mi è piaciuto di più con il cetriolino che senza.
Tutto questo dove ci porta? Magari solo verso il frigo vista la fame che l'allegoria può stimolare.

Ah, e non pensate che andare da Burger King a prendervi il Whopper risolva la questione, c'è un vero cartello dei cetriolini, altroché Medellín!

28 gennaio 2013

Obiettivi 2013

La linea guida alla scelta degli obiettivi per l'anno 2013 è la qualità. Meno stress legato a numeri e più impegno nelle singole attività, tanto per essere chiari. Con qualche eccezione.

Strada
1 - Zero multe;

Alimentazione
2 - Elaborare 10 ricette complicate, fuori dalle mie abitudini e dalla mia padronanza (per la validazione sarà
necessaria la buona riuscita);

Cura della mente
3 - Leggere, tra le altre cose, questi 3 libri: Infinite Jest, 2666, Delitto e Castigo;

Cultura e amici
4 - Vedere al cinema almeno 6 film di livello + 6 uscite birra e/o pizza;

Piacere
5 - Trombare la Cucinotta;

Casa
6 - Riordinare il ripostiglio, gettare il gettabile, sistemare la porta va e vieni, fare le riprese di tinteggiatura;

Salute
7 - Proseguire attività tennistica + camminate + sempre scale quando si può (peso max 82 il 31/12 mattina);

Economia
8 - Incrementare il saldo del c/c vs 2012;

Famiglia
9 - Cercare di non perdere le staffe con figlio 1 per lavoro e figlio 2 per scuola;

Scrittura
10 - Ricominciare a buttar giù delle storie;

Salutissima
11 - Arrivare al 2014.

22 gennaio 2013

La cucina è vicina

Nel 2012 ho cucinato come se non ci fosse un domani, ho cucinato come se avessero ragione i Maya, ma non ho creato ché non volevo montarmi la testa, ho solo seguito la ricetta, per dirla alla Colette.
E il risultato è stato apprezzato, tanto che i fruitori delle pietanze hanno chiesto a gran voce il rispristino dell'obiettivo tra quelli del 2013 (vedremo).
Un ringraziamento particolare va alla mia pusher di fiducia che, a seconda delle mie esigenze - tempi, ospiti, ingredienti - mi ha sempre spacciato ricette di grande utilità senza troppo costringermi a complicate acrobazie culinarie.
Ne ho fatte 29 nuove in tutto l'anno (l'obiettivo era 24) e a tutte ho assegnato un livello di riuscita, che non è il gradimento dei commensali ma la soddisfazione del cuoco. Queste quelle che hanno ricevuto 5 forchettate:
  • Polpettone al cartoccio
  • Gramigna con la salsiccia
  • Faraona all'aglio in salsa di mirtilli
  • Arista alle prugne
  • Roastbeef marinato agli aromi
  • Zucchine gratinate con alici
  • Salmone agli agrumi con riso pilaf
  • Spaghetti salicornia, gamberoni e pomodorini
  • Similfonduta
  • Verdurine in agrodolce
Il primato va ex-aequo al Polpettone al cartoccio, la ricetta più replicata nel corso dell'anno e agli Spaghetti salicornia, gamberoni e pomodorini. Il piatto outsider, invece, proprio in chiusura di anno, si rivelano essere le Verdurine in agrodolce, che vi riporto di seguito. Sai mai che un giorno aprirò il blog Arancione Carota.

VERDURINE IN AGRODOLCE
1 cavolfiore piccolino
3 zucchini o 1 cima di broccolo (piccola)
3 carote 
3 coste di sedano 
1 peperone rosso
1 etto di acqua
2 etti di aceto
2 etti di olio
1 etto di zucchero scarso (90 gr)
1 cucchiaio di sale (colmo)

Mettere tutte le verdure tagliate a pezzi piuttosto grossi (ogni pezzo dovrebbe essere un boccone) nella pentola grande alta dove si cuoce la pasta. Mescolare gli ingredienti per l’agrodolce e versarli sulle verdurine (non saranno completamente coperte) poi a fuoco alto portare a bollore. Da quando bollono contare 3-4 minuti rimescolando ogni tanto e spegnere il fuoco. Lasciar freddare in pentola, quindi mettere in frigo. Si servono fredde, di contorno al lesso, o come antipasto con i salumi o piatti freddi.
Nel loro liquido si conservano in frigo per un bel po’ di giorni.
(Prepararle almeno 1 giorno prima di consumarle).

Bon Appetit

20 gennaio 2013

4 Topolini e 4 Sofficini

C'era un giorno del mese, verso la fine, che la signora dove mia mamma andava a sfaccendare le mollava gli ultimi 4 albi di Topolino, da portare a me.
Erano abbonati e non collezionavano, per fortuna, i signori. Quel giorno, tornando da scuola, assieme ai 4 Topolini accanto al piatto, avrei trovato per pranzo 4 Sofficini. Quando ancora i Sofficini non sorridevano e Carletto stava sulla luna. Avevo indottrinato la genitrice per benino. Era il compimento della giornata perfetta. Il prototipo della felicità.
Prima che arrivassero le ragazze a scombinare tutto. Anzi, prima che non arrivassero le ragazze a scombinare tutto.
Potevano avermi fatto il mazzo a scuola o caricato con badilate di compiti, ma nei trenta minuti di abbinata topolino-sofficino niente avrebbe scalfito la mia estasi.
Era una felicità semplice, fatta di paperi sfigati e di formaggio fuso.
John Helliwell, è uno scienziato co-autore del Primo Rapporto Mondiale sulla Felicità e mette in fila i Paesi del mondo sulla base di questo stato d'animo. L'Italia si piazza ventottesima.
"La felicità si può misurare" spiega Helliwell.
Certo, in topolini e sofficini.

28 ottobre 2012

Il bene e il maalox

Soffro da sempre, con rispetto parlando per chi davvero soffre, di bruciori allo stomaco. Almeno, così son sempre stati chiamati a casa mia, anzi, forse più frequentemente, fortori.
In termini medico-linguistici penso tratterebbesi di gastrite.
E infatti è il mio gaster che patisce acide pene.
Senza disturbare la psicosomatica, mi sa che il mio stomaco si è evoluto. Di AI stomacale si tratta.
Al supermercato non mi posso avvicinare a nessuna bottiglia di vino scadente, peggio che mai pigliarla in mano per valutare. Lui, il capitano del mio apparato digerente, sua maestà lo stomaco, vigila. Prendo in mano la bordolese in offerta a 2 e 75 e mi rilascia una scarica aspra, sulle prime penso a un caso, ma si può? La poso, tuttapposto. La tiro di nuovo su, acidosi immediata. La lascio definitivamente sullo scaffale. Mi sposto, considero un Castello di Pomino del 2009 e il mio sommelier interno approva e mi libera all'istante dai buoni vecchi fortori.
C'è voluto un po' per identificare gli alimenti che mi provocano il fastidio gastrico, su tutti vino scadente, conferenze stampa di TuSaiChi, caffè della moka e pomodori ma, adesso che il mio stomaco lo sa, può scegliere per me. Io non devo far altro che lasciarmi guidare negli acquisti di cibarie da lui, come un docile Linguini nelle sapienti mani del suo Remy.

5 settembre 2012

Libri che scriverò quanto prima

E che voi, o chi per voi, dovreste gentilmente acquistare.



Dimagrire mangiando come un porcellino di cinta senese

Conquistare una marea di donne senza doversi né lavare né tagliare le unghie dei piedi

Come farsi pagare testando le nuove versioni di Need for Speed, PES e Pokemon bianco e nero

Montalbano vs Augello

Guadagnare 600 euro al giorno cazzeggiando tra facebook e twitter

Cucinare for dummies

Io che volevo sposare Sylvie Vartan

Intascare la pensione della nonna morta o, in alternativa, uccidere la nonna

Non stirare più - Ultime e raffinate tecniche di stenditura panni


p.s. Si accettano prenotazioni.

24 luglio 2012

Uomini e topi

Chi ha letto il romanzo di Steinbeck può capire da sé che niente ha a che vedere con questo post, agli altri lo dico io.
Abbiamo un topino in casa, l’ha visto France che s’infrattava sotto ai mobili della cucina.
L’ipotesi più fondata è che si tratti niente popò di meno che di lui, il topino dei denti - considerato che il periodo è un po’ quello - e che s’aggiri per casa in attesa della caduta dei dentini di France per poter rilasciare l’obolo corrispondente.
Perché da noi passa il topino, niente fatina.
Ora, tendergli una trappola potrebbe parere spietato, anche perché l’ometto di casa è preoccupato per le sue possibili entrate finanziarie, però che vogliamo fare? Un ratto resta e come tale va trattato.
Tendo la trappola che per tutta la giornata viene bellamente ignorata, al che il dubbio che il piccolo abbia preso un abbaglio si fa strada.
Alle 22 però si scopre che il tassello di parmigiano è sparito e la trappola è ancora innescata.
Ricarico con il formaggio.
Verso mezzanotte, mentre cazzeggio sui vostri blog, ZACCHETE, vengo riportato alla realtà dallo scatto impietoso della tagliola.
Vado per rimuovere il cadaverino e mi accorgo che abbiamo fatto l’ennesima topica: formaggio sparito, trappola scarica e del topino nemmeno l’ombra.
Nella notte dolcemetà mi sveglia perché ha sentito rumore di zampette nel bagno (siamo nella zona notte al piano di sopra – TREDICI gradini dalla cucina). La sua teoria è che cerchi l’acqua, perché i topi cercano l’acqua, e che stia abbeverandosi al cesso.
Ora, premesso che se in casa dimorasse un sorcio che beve affacciandosi al cesso avrei davvero un problema, ho inteso assecondare dolcemetà perché contraddirla poteva rivelare una situazione peggiore del condividere la casa con un roditore di 20 chili.
Ho fatto il mio dovere di hombre di casa guardando a destra e a manca, nel cesso e in doccia (niente!) e son tornato a letto.
E poi mi sono immaginato l'ostinato topolino che s'arrampica per 13 scalini alla ricerca dell’acqua, perché di notte alle 3 tutto appare così plausibile.
Perché i topi sono intelligenti, in genere, scappano da tutti quei labirinti… ma questo sembra che non abbia pensato d’abbeverarsi al bagno del piano terra.
Comunque, ho teso nuovamente la trappola stamattina venendo via, un po’ a malincuore, essendo stato sorcino anch’io.

Questa è l'occasione tua.
E vai! E vai!
Tu stringi i denti e vai
ma attento a dove metti i piedi, sai …
c'è una trappola!

(R. Zero - La Trappola)
____________________________
edit a 38 ore dall'avvistamento:
Ma i topi vanno nel biologico?

9 maggio 2012

Non di solo panuozzo vive l'uomo (purtroppo)

Ci sono esperienze che valgono un post e altre che varrebbero un blog intero.
Tra le prime, le avventure di Grugnino maialino che continua a riscuotere un successo inusitato all'autogrill: su 10 persone che transitano, 5 gli danno una strizzata e 1 se lo compra (il campione era comunque ristretto a 10 elementi).
Tra le seconde, invece, ci sta il panuozzo di Pizza Man.
Pizza Man, a Firenze, è una sorta di mini catena di pizzerie che fanno capo a Pasquale Pometto.
Diciamolo, Pasquale, il nome fa schifo, non ti sei sforzato un granché.
Il man, quello vero, quello anglofono, la pizza non è degno nemmeno di nominarla.
Ogni altro cazzoso nome, magari italiano, meglio ancora meridionale sarebbe andato bene. Pure pizza Hombre si sarebbe guadagnato una sufficienza, seppur stiracchiata.
Ma Pizza Man, non si può sentire, ma tant'è, indietro non si torna.
Epperò Pasquale fa una pizza speciale che dopo 3 o 4 morsi ti fa dimenticare il nome assurdo dell'insegna, come ti chiami e soprattutto che ci siano altri cibi al mondo.
Avete presente quando nelle serate di svacco con gli amici si parte con quelle domande assurde del tipo ma te, te, su un'isola deserta, dovessi portare un solo alimento che ti porteresti?
Finora ho sempre risposto spaghetti al pomodoro, ma ho deciso di cambiare dopo l'esperienza mistica di stasera: il panuozzo di Pizza Man.
Se proprio non abitate ad Auckland, vi consiglio di farci un salto.

p.s. Dukan nei tag l'ho messo a spregio.

8 maggio 2012

Non ci casco

Ho comprato un nuovo casco, invero un po' da finocchio.
È questo. Si chiama Peace & Love. Ed è... dorato (leggere con inflessione da ciambella alla Homer Simpson).
Non è l'unico accessorio, del quale mi sono dotato ultimamente, che mi sta proiettando agli occhi pubblici - e meno attenti - nell'universo della gaiezza.
Ho un borsello, sì, anche. Ne volevo uno in pelle, ma la donna di casa ha prima messo il veto per poi  regalarmene uno nero, sportivo, ma sempre borsello resta. Non siamo ancora tornati ai drappelli di uomini col borsello degli anni settanta e per portarlo in giro a tracollina ci vuole una discreta personalità.
Poi, vabbè, c'è pure che mi sono messo a cucinare per non perdere di vista l'obiettivo n. 8 della lista 2012 e che ho preso quella mezza scuffia là per Ryan.
Baideuei, tornando al casco, pur avendolo preso a prezzo stracciato da una collega che l'aveva vinto a non so bene che lotteria, ma la cui testa ci sguazzava, ho sganciato della pecunia per averlo e quindi lo devo ammortizzare, o con una caduta - Dio o chi per lui non voglia! - o indossandolo per svariati annetti.
Epperò, epperò c'è un problemino: quando me lo tolgo mi ritrovo la riga di una cucitura tipo impressa a fuoco su tutto l'arco frontale, da tempia a tempia.
Sembra proprio che mi abbiano sottoposto a un'operazione scoperchiandomi il capoccione, modello trapianto di cervello in Gamma. Vi ricordate Gamma? No? Vabbè.
Insomma, immaginatemi in una riunione dove arrivo, magari in giacca e cravatta, con le 64 slide nella USB e la calotta cranica appena rincollata. I partecipanti possono solo sperare che non mi abbiano impiantato il cervello del buon vecchio A.B. Qualcosa.

22 aprile 2012

Le patate fritte mancano sempre

Un po' me l'aspetto un movimento in controtendenza sulle patate fritte.
Un'ondata snob paragonabile per trasgressione solo a chi, per scelta, non aveva il televisore negli anni ottanta.
Arriveranno quelli che le schiferanno, però, per adesso, risulta ancora che le patate fritte piacciano a tutti. E piacciano parecchio. Difficilmente trovi quello che, sì gli piacciono, ma così così e può farne anche a meno.
Quando al ristorante arrivano i vassoi con le patate fritte, i commensali ti studiano con gli occhi e sono pronti a piantarti una forchettata sulle mani se tanto tanto t'azzardi a tirartene nel piatto più della tua dose deputata, dose facilmente calcolabile con Totale patatine su vassoio fratto aperta tonda commensali fratto vassoi di patatine chiusa tonda uguale.
Trovo necessario che scienziati, dietisti, tuberologi e gianfranchivissani si mettano sotto a studiare l'ultimo dei grandi misteri che la Terra continua gelosamente a custodire, ben oltre il terzo segreto di Fatima, ormai. E cioè: perché le patate fritte mancano sempre.
Ne peli un tot, ne aggiungi due e poi ancora una per stare proprio tranquillo e quando le hai tagliate ne peli altre tre perché non si sa mai. Vai a cena e esse, le indisponenti patate fritte, mancheranno.
La volta dopo ne fai il doppio e loro mancheranno di nuovo.
Sembra che i nostri stomaci si moltiplichino bovinamente per accogliere i quintali di patate fritte che siamo disposti a cucinare.
Il mio primo giorno di lavoro, nell'estate dei sedici anni, ho pompato benzina giù nei serbatoi in una trafficata area di servizio dell'Autostrada del Sole, dalle 14 alle 22 nel turno pomeridiano.
Al rientro a casa i miei mi aspettavano sulla porta del garage orgogliosi, e io ero felice che loro fossero orgogliosi, ma soprattutto che fosse finito il turno. Mentre mi lavavo le mani mi chiesero le mie impressioni, se ero stanco, se era stato facile, se i colleghi mi avevano accolto bene.
Sinceramente non ricordo cosa risposi, ricordo però che quando salimmo in cucina trovai ad attendermi un enorme piatto di patate fritte. Probabilmente prima c'era della pasta, e poi anche della carne, ma io mi ricordo solo di loro, una cupola dorata in un vassoio, da non dover dividere con nessuno.

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(nella foto ansa-pai : Poncharello e Baker in friggitoria)

10 febbraio 2012

Ti sembro ingrassata?

L’aumento di peso di una donna a dieta si misura in chiloDrammi. E una donna è sempre a dieta.
Detto questo, maschio etero che stai in coppia, puoi scolpire su marmo di Carrara le 10 fondamentali regole per andare d’accordo con la tua amata.
   1 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   2 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   3 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   4 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   5 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   6 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   7 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   8 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   9 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
 10 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.

Può sembrare facile ma non è, perché la donna è subdola - non sempre scientemente, bisogna dirlo - e quindi è opportuno che ti stai accuorto.
Sono fiducioso che davanti a un “Ti sembro ingrassata?” a questo punto tu NON possa sbagliare risposta, comunque mantieniti allertato perché anche un “No” non troppo convinto o, peggio, preceduto da due millisecondi di troppo d’incertezza, contribuisce a violare le regole suddette. Tutte e 10.
“Assolutamente no” e “Ma che dici?”, corredati da strabuzzamento di occhi, le risposte più accreditate.
La finezza però sta nell’intercettare le domande tranello di lei, vere e proprie mine da disinnescare sul nascere.
Considera che domande del tipo:
   - Come sto?
   - Ti piaccio?
   - Ti sembro tonica?
   - Come mi sta questo vestito?
   - Che ne pensi dei quadri di Botero?
   - Stasera a cena vuoi la ciccia?
   - Che ha fatto il Grasshopper?
   - Ti garba il lardo di colonnata?
   - Nevica?
altro non sono che una versione camuffata e indiretta dell’esplicito quesito: “Ti sembro ingrassata?”.
Fin qui per la strategia difensiva, per quella d'attacco è tutto molto più semplice in quanto devi parlare tu e sei libero di decidere cosa dire e quali parole scegliere.
Si consiglia di usare il metodo Gattuso: qualunque sia la partita, qualunque il campo e qualunque l'avversario diretto, Ringhio, alla prima occasione, gli mollerà un calcione sulla caviglia, così, tanto per fargli capire da che parte tira il vento e per incanalare nel giusto verso gli eventi a venire.
Tu, allo stesso modo, indipendentemente dalla donna, dal momento, dal luogo e da quello che vorresti ottenere, getta una solida base tra te e lei iniziando ad argomentare sempre con un "Ma sei dimagrita?".
E non fare caso al suo "Magari", è una roba di facciata, in realtà sta pensando "Cazzo, si vede!"
Sì perché anche le donne pensano cazzo.
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