Non che ci sia mai stato, ma m'immagino un fiorire d'emozioni simile.
Entrare senza un'idea precisa e lasciarsi affascinare dal bendiddìo.
Semmai chiedere alla signora anziana all'ingresso.
Guardarsi intorno, camminare, tocchicchiare, aprire un lembo e prendersi un assaggino.
Scegliere? O lasciar fare al caso?
Perdersi tra gli scaffali, abbandonarsi alla voglia di conoscere tutte le avventure del luogo, così nascoste e così a portata di mano.
Basta poco in fondo... una tessera, così come sarebbe bastata una lira.
Infine prendersi quello che la nostra passione e il nostro amore ci hanno riservato e uscire soddisfatto per essere venuto.
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15 maggio 2019
23 marzo 2017
Questo è un romanzo magnifico, signori della Corte
Ho iniziato a leggerlo quasi per caso, un po' svogliatamente, giusto perché sta nelle liste di tutti quelli che compilano le liste dei libri che non possiamo non leggere.
Questo è un libro bello come un libro quando è bello, direbbe quel gnoccone languido di Prévert.
Oh voi che non vi siete ancora presi la briga di leggerlo, preparatevi all'agone, non indugiate, sto per svelarvi il titolo: compratelo, rubatelo su una bancarella dell'usato, ghermitelo dalla libreria di vostra zia.
Oh voi che l'avete letto e dimenticato, ricercatelo, riprendetelo a mano e gustatevelo come si gusta davvero un eccellente vino, quando non si ha sete.
Oh voi che vi dilettate nella miserevole e nobile arte dello scrivere, studiatene la struttura narrativa, l'aggettivazione, le similitudini, il lessico, l'essenzialità e la ferocia, la precisione e la leggerezza e - dopo - buttate ogni vostro scritto nel cesso.
Questo è IL romanzo, signori della Corte. Questo vale un fottuto 4,9 carver e li vale tutti, e quello 0,1 di scarto dal top sta solo nella data di uscita successiva a Il Giovane Holden, mio master meter personale di tutte le graduatorie libresche.
Dentro ci sono tutti.
C'è Salinger, per l'appunto, ma c'è Stephen King, e c'è DeLillo (oh, quanto DeLillo!), c'è anche John Fante, potete scommetterci, ci sono i fratelli Grimm con la Rowling.
Dentro c'è Agatha Christie che fa all'amore con Dostoevskij.
Dentro c'è tutto.
Manco a dirlo c'è un botto di Eros e di Thanatos, c'è il mattone e la piuma, il monsone di sud-ovest e l'aria secca di Tamanrasset, c'è il lupo e c'è l'agnello, c'è l'effluvio dei fiori a primavera e la puzza di fogna in una giornata di pioggia e vento contrario, c'è una mano di carta vetrata e uno svolazzo di seta, c'è la noia e il fuoco d'artificio, c'è Lucifero con tutti i santi, c'è il ballo delle debuttanti e il liscio in piazza la sera d'estate, c'è il pane azzimo e il controfiletto alla wellington, ci sei tu e ci sono io.
C'è quello che vorresti e quello che non vorresti trovare.
C'è il fiato lungo della vita eterna e l'espressione del mortal sospiro.
C'è la perfetta asimmetria dell'arte pura.
(segue qui)
4 aprile 2014
Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
Se c’era una cosa che mi faceva schifo era pescare.
Io ci andavo solo perché c’era Davide.
A pescare ci sono attività rivestite di sopportabilità, come stare lì con la canna in mano e lo sguardo fisso sul sughero. Ma la fase di ricerca lombrichi, o anche solo la gestione dei bachi da sego o la slamatura dei pesci, quelle stanno una tacca sotto ai crimini contro l’umanità, quanto a simpatia.
Davide giocava a calcio, a subbuteo, saltava in alto, costruiva carretti, riparava bici, giocava a tappini e si ravviava i lunghi capelli chiari dietro le orecchie, tutto da professionista.
Andavamo al lago del Bardi, poco più d’una pozza recintata da filo spinato e in teoria non accessibile, ma il Bardi nessuno l’aveva mai visto e fiorivano dubbi sulla sua esistenza.
Girava voce che nel lago vivesse un’enorme carpa, e qualcuno dei ragazzi era pronto a giurare sulla mamma di averla vista bighellonare lungo la riva; per i più era solo una leggenda, un animale mitologico al pari del Bardi.
Per abboccare, abboccavano sempre e solo dei persici. Non so se l’avete mai visto un persico, certo non dal pesciaiolo, il persico è immangiabile: ha le lische dentro alle lische. E non è consigliabile avventurarsi in imprese di sfilettatura o di cucina con un persico lacustre tra le mani. Il persico sta all’acqua come la rondine all’aria.
Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine? Eppure la rondine è fascinosa, elegante. Così il persico, a guardarlo: il colore verdastro, i riflessi azzurri, le striature grigio perla e le pinne voltate al rosso, starebbe bene in un acquario, quello sì, certo non dovrebbe stazionare nel melmoso lago del Bardi, né in una padella con dell'olio.
Per quanto Davide vestisse estivo, con gambe e braccia scoperte, la sua pelle color bianco del latte era refrattaria al sole, portava in giro quell’aria vagamente da malato che lo rendeva irresistibile.
Era l’unico di noi che ci faceva pure il bagno nel lago.
Tirai su un persico mentre Davide era in acqua, ma lo chiamai perché il pesce s’era ingozzato l’amo un bel po’ e non ero capace di slamarlo senza eviscerarlo.
Venne sbuffando, ma gli piaceva il ruolo di abile tuttofare che gli riconoscevamo.
Non lo so che mi prese, o lo so benissimo.
Io reggevo la canna e lui slamava il persico per rendergli una dignità e una vita, eravamo vicinissimi e con uno scatto della testa posai le mie labbra sulle sue.
«Ehi, ma che cazzo fai? Cristodiddìo ma sei impazzito?»
Davide strappò il pesce con forza dalla lenza, lo sbatté a terra e poi sputò, si passò il dorso della mano sulla bocca e poi sputò di nuovo. E ancora.
«Cosa sei, un frocio?»
Seguitò inveendo e sputando mentre riponeva le sue cose, si rivestì e se ne andò saltando il filo spinato.
A me tremavano le mani, ma ero ferito più dagli sputi che dalle parole. Presi il persico da terra e con tutta la grazia che potevo lo feci scivolare in acqua. Il pesce rimase lì, lievemente inclinato a pelo d’acqua, senza segnali evidenti di vita se non il passivo luccichìo screziato di un raggio di sole riflesso dalle sue squame.
Restai ancora un po’ lì, accoccolato, nella speranza di vederlo muovere, ma niente. E nemmeno la carpa gigante si degnò di passare da quelle parti.
E se gli eventi avessero preso un'altra deriva? Se solo Davide non avesse sputato a terra un numero irriverente di volte, o se io avessi saputo slamare un pesce da solo, chissà, il mio futuro avrebbe potuto essere diverso.
O forse, più prosaicamente, è il presente in cui sto dentro, il mio futuro diverso.
____________________________________________________________
EDS ><))))°> La balena non è un pesce by TuttiNoiSappiamoChi:
Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
Lamento di una giovane morta
Il soffio della vita
Austinu
Caramelle
Una mano di bianco
L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
Missisippi
La lista
Diffidenza
L'occhio del branzino dev'essere bianco
Io ci andavo solo perché c’era Davide.
A pescare ci sono attività rivestite di sopportabilità, come stare lì con la canna in mano e lo sguardo fisso sul sughero. Ma la fase di ricerca lombrichi, o anche solo la gestione dei bachi da sego o la slamatura dei pesci, quelle stanno una tacca sotto ai crimini contro l’umanità, quanto a simpatia.
Davide giocava a calcio, a subbuteo, saltava in alto, costruiva carretti, riparava bici, giocava a tappini e si ravviava i lunghi capelli chiari dietro le orecchie, tutto da professionista.
Andavamo al lago del Bardi, poco più d’una pozza recintata da filo spinato e in teoria non accessibile, ma il Bardi nessuno l’aveva mai visto e fiorivano dubbi sulla sua esistenza.
Girava voce che nel lago vivesse un’enorme carpa, e qualcuno dei ragazzi era pronto a giurare sulla mamma di averla vista bighellonare lungo la riva; per i più era solo una leggenda, un animale mitologico al pari del Bardi.
Per abboccare, abboccavano sempre e solo dei persici. Non so se l’avete mai visto un persico, certo non dal pesciaiolo, il persico è immangiabile: ha le lische dentro alle lische. E non è consigliabile avventurarsi in imprese di sfilettatura o di cucina con un persico lacustre tra le mani. Il persico sta all’acqua come la rondine all’aria.
Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine? Eppure la rondine è fascinosa, elegante. Così il persico, a guardarlo: il colore verdastro, i riflessi azzurri, le striature grigio perla e le pinne voltate al rosso, starebbe bene in un acquario, quello sì, certo non dovrebbe stazionare nel melmoso lago del Bardi, né in una padella con dell'olio.
Per quanto Davide vestisse estivo, con gambe e braccia scoperte, la sua pelle color bianco del latte era refrattaria al sole, portava in giro quell’aria vagamente da malato che lo rendeva irresistibile.
Era l’unico di noi che ci faceva pure il bagno nel lago.
Tirai su un persico mentre Davide era in acqua, ma lo chiamai perché il pesce s’era ingozzato l’amo un bel po’ e non ero capace di slamarlo senza eviscerarlo.
Venne sbuffando, ma gli piaceva il ruolo di abile tuttofare che gli riconoscevamo.
Non lo so che mi prese, o lo so benissimo.
Io reggevo la canna e lui slamava il persico per rendergli una dignità e una vita, eravamo vicinissimi e con uno scatto della testa posai le mie labbra sulle sue.
«Ehi, ma che cazzo fai? Cristodiddìo ma sei impazzito?»
Davide strappò il pesce con forza dalla lenza, lo sbatté a terra e poi sputò, si passò il dorso della mano sulla bocca e poi sputò di nuovo. E ancora.
«Cosa sei, un frocio?»
Seguitò inveendo e sputando mentre riponeva le sue cose, si rivestì e se ne andò saltando il filo spinato.
A me tremavano le mani, ma ero ferito più dagli sputi che dalle parole. Presi il persico da terra e con tutta la grazia che potevo lo feci scivolare in acqua. Il pesce rimase lì, lievemente inclinato a pelo d’acqua, senza segnali evidenti di vita se non il passivo luccichìo screziato di un raggio di sole riflesso dalle sue squame.
Restai ancora un po’ lì, accoccolato, nella speranza di vederlo muovere, ma niente. E nemmeno la carpa gigante si degnò di passare da quelle parti.
E se gli eventi avessero preso un'altra deriva? Se solo Davide non avesse sputato a terra un numero irriverente di volte, o se io avessi saputo slamare un pesce da solo, chissà, il mio futuro avrebbe potuto essere diverso.
O forse, più prosaicamente, è il presente in cui sto dentro, il mio futuro diverso.
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EDS ><))))°> La balena non è un pesce by TuttiNoiSappiamoChi:
Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
Lamento di una giovane morta
Il soffio della vita
Austinu
Caramelle
Una mano di bianco
L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
Missisippi
La lista
Diffidenza
L'occhio del branzino dev'essere bianco
7 gennaio 2014
Present continuous
Diversi erano i motivi che potevano rendere seccante il fatto di andare a ripetizione d’inglese. Intanto andarci con Paolo, un demente fatto e finito mio vicino di casa e di sventura nell’anglofono esprimersi, i pomeriggi di studio forzoso strappati al cazzeggio, il fatto che la profe delle ripetizioni fosse la mamma di un nostro compagno di classe, tale Simone il secchione che chiaramente ci avrebbe sputtanato un po’ con tutti e in più la prevedibile ovvietà con cui quella avrebbe capito che le mie lacune erano riconducibili "solo” a carenza di studio, con conseguenze potenzialmente disastrose.
Ma un motivo, un solo motivo, rischiava invece di rendere l’esperienza imperitura. La tipa lì, la profe, la mamma di Simone, la Marta per dirla col nome suo, ha un seno enorme, due poppe irriverenti che potrebbero stare in bacheca alla bocciofila. Non so se avete presenti due robe così, sempre in generosa mostra, con un solco lucido e soffocato in mezzo.
Ci andiamo e ci innamoriamo nella prima mezz’ora. Capite, non è che questa ti spiega i logaritmi e le figure retoriche, questa dice the, dice the con la lingua tra i denti sporgendosi mammellosamente verso di te, povero cristo sfigato e angloriluttante.
- The, the… lo vedi come la metto la lingua? – e si indica le labbra con un dito smaltato vermiglio.
- The.
Lei guarda me, ma risponde Paolo, che lui è più sciolto colle ragazze anche se qui siamo di fronte a un caso un po’ più complicato. Ci sono anni, ci sono unghie, ci sono labbra e ci sono poppe.
- Certo, the, che ci vuole? Lingua fra i denti, the… the… the.
Insomma va così che come on baby let’s all right si fanno una decina d’ore di ripetizione e si parla come si fosse di Cambridge. Almeno io via, Paolo è proprio zuccone, lui più là del the non ci arriva.
È che all’ultima lezione, quella dei saluti, la Marta a un certo punto s’alza e c’informa che deve arrivare in bagno. Io e Paolo ci si guarda come due coglioni, solo immaginarla sul vaso a far pipì ci spara gli ormoni in orbita attorno a Plutone.
- Icché si fa?
- Icché tu vo’ fare? S’aspetta che torni.
- Col cazzo, io vo alla finestra del bagno, magari è aperta.
- E io?
- Che ne so? Vai alla porta, ci sta che vedi qualcosa dal buco della serratura.
Paolo schizza fuori in terrazza mentre io resto lì, insaccato come una salamella a fissare il quaderno con i cazzo di esercizi sul present continuous. Non mi ricapiterà, penso, allora trovo la forza di alzarmi e in un attimo I’m looking through the keyhole.
Lo vedo il cespuglio quando si rialza dal water e giuro mi pare che indugi un po’ prima di tirar su le mutandine, respiro a fatica come succhiassi l’aria da un bucatino.
È un attimo, lo spazio serratura si riempie di lei e la porta si apre. Faccio appena in tempo a tirarmi su, ma sono lì e non c’è modo di scappare, né di scomparire.
- Mi hai guardato pisciare?
Ci provo a deglutire, ci provo a darmi un contegno, ma l’unico risultato che ottengo è una vampa rosso fuoco sulla faccia, per quella parola detta così più che per questioni di pelo. Vorrei dire no, ma forse vorrei dire anche sì, alla fine muovo leggermente il capo verso il basso in quella che è mezza affermazione e mezza ammissione di colpa.
- Lo sai che è un peccato?
- …
- È un peccato!
- …
- È un peccato che non sei venuto solo! - mi sussurra.
Il compito in classe successivo mi tocca passarglielo a Paolo che è lì che si lambicca e rischia di beccarsi l’ennesimo tre, povero Paolo. Glielo preparo perfetto, e ci metto pure un paio di errorini, giusto perché si capisca che non l’ha copiato da Simone il secchione.
Io invece non voglio correre rischi inutili di sufficienza e lo consegno praticamente in bianco.
______________________________________________________
Il testo partecipa all'EDS Rosso come il peccato by La donna Camèl.
- Melusina con Gloria mundi
- Dario con Lisa Borletti
- Dario con Turi Pappalardo
- Dario con Lucevan li occhi suoi più che la stella
- Gordon Comstock con Il peccato più grande
- Fulvia con Biancaneve
- Melusina con Red Velvet
- Angela con Pensiero stupendo
- Angela con un altro Pensiero stupendo rosso jungla
- Gabriele con Cave cave deus videt
Ma un motivo, un solo motivo, rischiava invece di rendere l’esperienza imperitura. La tipa lì, la profe, la mamma di Simone, la Marta per dirla col nome suo, ha un seno enorme, due poppe irriverenti che potrebbero stare in bacheca alla bocciofila. Non so se avete presenti due robe così, sempre in generosa mostra, con un solco lucido e soffocato in mezzo.
Ci andiamo e ci innamoriamo nella prima mezz’ora. Capite, non è che questa ti spiega i logaritmi e le figure retoriche, questa dice the, dice the con la lingua tra i denti sporgendosi mammellosamente verso di te, povero cristo sfigato e angloriluttante.
- The, the… lo vedi come la metto la lingua? – e si indica le labbra con un dito smaltato vermiglio.
- The.
Lei guarda me, ma risponde Paolo, che lui è più sciolto colle ragazze anche se qui siamo di fronte a un caso un po’ più complicato. Ci sono anni, ci sono unghie, ci sono labbra e ci sono poppe.
- Certo, the, che ci vuole? Lingua fra i denti, the… the… the.
Insomma va così che come on baby let’s all right si fanno una decina d’ore di ripetizione e si parla come si fosse di Cambridge. Almeno io via, Paolo è proprio zuccone, lui più là del the non ci arriva.
È che all’ultima lezione, quella dei saluti, la Marta a un certo punto s’alza e c’informa che deve arrivare in bagno. Io e Paolo ci si guarda come due coglioni, solo immaginarla sul vaso a far pipì ci spara gli ormoni in orbita attorno a Plutone.
- Icché si fa?
- Icché tu vo’ fare? S’aspetta che torni.
- Col cazzo, io vo alla finestra del bagno, magari è aperta.
- E io?
- Che ne so? Vai alla porta, ci sta che vedi qualcosa dal buco della serratura.
Paolo schizza fuori in terrazza mentre io resto lì, insaccato come una salamella a fissare il quaderno con i cazzo di esercizi sul present continuous. Non mi ricapiterà, penso, allora trovo la forza di alzarmi e in un attimo I’m looking through the keyhole.
Lo vedo il cespuglio quando si rialza dal water e giuro mi pare che indugi un po’ prima di tirar su le mutandine, respiro a fatica come succhiassi l’aria da un bucatino.
È un attimo, lo spazio serratura si riempie di lei e la porta si apre. Faccio appena in tempo a tirarmi su, ma sono lì e non c’è modo di scappare, né di scomparire.
- Mi hai guardato pisciare?
Ci provo a deglutire, ci provo a darmi un contegno, ma l’unico risultato che ottengo è una vampa rosso fuoco sulla faccia, per quella parola detta così più che per questioni di pelo. Vorrei dire no, ma forse vorrei dire anche sì, alla fine muovo leggermente il capo verso il basso in quella che è mezza affermazione e mezza ammissione di colpa.
- Lo sai che è un peccato?
- …
- È un peccato!
- …
- È un peccato che non sei venuto solo! - mi sussurra.
Il compito in classe successivo mi tocca passarglielo a Paolo che è lì che si lambicca e rischia di beccarsi l’ennesimo tre, povero Paolo. Glielo preparo perfetto, e ci metto pure un paio di errorini, giusto perché si capisca che non l’ha copiato da Simone il secchione.
Io invece non voglio correre rischi inutili di sufficienza e lo consegno praticamente in bianco.
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Il testo partecipa all'EDS Rosso come il peccato by La donna Camèl.
- Melusina con Gloria mundi
- Dario con Lisa Borletti
- Dario con Turi Pappalardo
- Dario con Lucevan li occhi suoi più che la stella
- Gordon Comstock con Il peccato più grande
- Fulvia con Biancaneve
- Melusina con Red Velvet
- Angela con Pensiero stupendo
- Angela con un altro Pensiero stupendo rosso jungla
- Gabriele con Cave cave deus videt
24 giugno 2013
Tutto quello che avreste voluto sapere sul seNso ma non avete mai osato chiedere
In principio era il senso e il senso era presso Dio, o presso chi per lui.
Ma del sesto qual è il senso o quale quello del se sto? Il se sto ha un senso a sette e mezzo dove se di mano hai un tre no ma se hai un sei allora sì che ha senso il se sto. Specie se sei il banco il se sto ce l'ha il senso anche se sarebbe meglio un sette oppure un tette, lì c'è sempre un senso per stare. A me piaceva, ma giocavo come un cane perciò lo chiamavamo setter e mezzo e dovevi dire stor per la regola della simmetria dell'erre.
D'altra parte se sto non Vado via come cantava quel tipo da balera detto Drupi imperversando nelle sale disco degli anni '70 al motto di Balla co'i' Drupi.
Sempre meglio che ballare sui dirupi e rischiare di cadere in un burrone, burrone a cui s'ispirò Bernardo per la nota scena di Ultimo tangone a Parigi dove questi due fanno sesso a tutta randa, di poppa ma soprattutto di bolina.
Ma dei Bertolucci cineasti preferisco l'opera della sorella Bernarda, un vero e proprio cul-movie: Ultimo tanga a Parigi. In definitiva un cortometraggio in costume.
Di Bertolucci ricordo anche Paolo, noto doppista assieme a Panatta, Adriano, prima che la Yourcenar ne raccogliesse le memorie nel suo capolavoro. Notevole il racconto in cui Adriano, dopo uno smash sbagliato da Paolo, gli tronca la maxima torneo sulla testa al grido di Paolo Paolo pa Paolo maledetto così da doverlo tradurre al mutuo soccorso dove diventa Pablo, Pauli e Paul.
Paul poi era il nome del polpo indovino, il quale morì poco prima di entrare in concorrenza con il frate sui calendari, povero polpo Paul e la sua vita tentacolare sempre appresso a polpe spolpate e spoppate in quella trasmissione osé Polpo Grosso, dove il presentatore non faceva ridere manco pe' gnente a dispetto del nome: Umberto Smile.
Sì Smile, proprio lui, quando stando coi gatti imparò a gattonare.
E comunque il sesto un senso ce l'ha negli archi, specie se è un sesto acuto, se è cretino come quelli di oggigiorno non vi ci perdete. È proprio vero: non ci sono più gli archi di una volta, tutte navate.
_________________________________________________________________
Questo testo partecipa indegnamente e impunemente (spero) all’eds della donna Camèl, come:
- Incanto - Dario
- Serenissima - Melusina
- C'era quella cosa - Melusina
- Io non c'entro - Bianca
- Il viaggio - Pendolante
- Mercoledì - *Cla
Ma del sesto qual è il senso o quale quello del se sto? Il se sto ha un senso a sette e mezzo dove se di mano hai un tre no ma se hai un sei allora sì che ha senso il se sto. Specie se sei il banco il se sto ce l'ha il senso anche se sarebbe meglio un sette oppure un tette, lì c'è sempre un senso per stare. A me piaceva, ma giocavo come un cane perciò lo chiamavamo setter e mezzo e dovevi dire stor per la regola della simmetria dell'erre.
D'altra parte se sto non Vado via come cantava quel tipo da balera detto Drupi imperversando nelle sale disco degli anni '70 al motto di Balla co'i' Drupi.
Sempre meglio che ballare sui dirupi e rischiare di cadere in un burrone, burrone a cui s'ispirò Bernardo per la nota scena di Ultimo tangone a Parigi dove questi due fanno sesso a tutta randa, di poppa ma soprattutto di bolina.
Ma dei Bertolucci cineasti preferisco l'opera della sorella Bernarda, un vero e proprio cul-movie: Ultimo tanga a Parigi. In definitiva un cortometraggio in costume.
Di Bertolucci ricordo anche Paolo, noto doppista assieme a Panatta, Adriano, prima che la Yourcenar ne raccogliesse le memorie nel suo capolavoro. Notevole il racconto in cui Adriano, dopo uno smash sbagliato da Paolo, gli tronca la maxima torneo sulla testa al grido di Paolo Paolo pa Paolo maledetto così da doverlo tradurre al mutuo soccorso dove diventa Pablo, Pauli e Paul.
Paul poi era il nome del polpo indovino, il quale morì poco prima di entrare in concorrenza con il frate sui calendari, povero polpo Paul e la sua vita tentacolare sempre appresso a polpe spolpate e spoppate in quella trasmissione osé Polpo Grosso, dove il presentatore non faceva ridere manco pe' gnente a dispetto del nome: Umberto Smile.
Sì Smile, proprio lui, quando stando coi gatti imparò a gattonare.
E comunque il sesto un senso ce l'ha negli archi, specie se è un sesto acuto, se è cretino come quelli di oggigiorno non vi ci perdete. È proprio vero: non ci sono più gli archi di una volta, tutte navate.
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Questo testo partecipa indegnamente e impunemente (spero) all’eds della donna Camèl, come:
- Incanto - Dario
- Serenissima - Melusina
- C'era quella cosa - Melusina
- Io non c'entro - Bianca
- Il viaggio - Pendolante
- Mercoledì - *Cla
25 settembre 2012
A domanda rispondi - n. 8
Come si entra nella Folgore?
Aspetta un temporale e mettiti sotto una quercia.
Secondo voi il nome può influenzare la vita di una persona?
Se sei Pippa Middleton, ad esempio, ti dà una mano.
Non si fa toccare da me...perchè?
Freddie? Freddie Kruger?
Raga aiutatemi, mi sono spuntati 4 brufoli enormi, e domani devo andare ad una festa..10 punti?
Te li apri con un trincetto e usi i 10 punti per la sutura.
Credete nel paradiso o inferno?
Come ogni stitico credo più nel purgatorio.
Stasera vorrei invitarla ad uscire.. ke mi invento per convincerla?
Dille che al posto tuo mandi il tuo amico, quello discreto.
Ma se prendo la pillola e per caso rimanessi incinta...il ciclo mi viene lo stesso?
Credimi, sarebbe il male minore.
Come posso scaricare windows xp?
Illegalmente.
A cosa vi fa pensare una ragazza a cui piace charlie chaplin?
Son tempi moderni, valla a capi'.
Come definireste una storia che dura da 2 anni?
Biennale.
Come posso abbinare maglia e pantaloni con borsa e scarpe?
Ambarabacciccoccò.
Quando due fratelli litigano, i genitori?
Scommettono.
Quale frangetta è adatta a viso lungo e fronte alta e spaziosa?
La frangia estremista.
C'è qualche bella ragazza di 18-19 anni di Firenze disposta a masturbarmi con i suoi piedi?
Quindi una di 20 anni di Bologna, non va bene? Faccio per capire...
SESSO ORALE: come chiederlo al mio ragazzo?
Vogliamo andare da Maria a C'è potta per te?
Ho paura di aver sbagliato scuola (terzo anno) cosa devo fare?
Se all'appello ti chiamano, sei in quella giusta.
Secondo voi è giusto che giochino i giovani in nazionale?
Sono gli unici giovani che hanno un lavoro.
Ma per te è una cosa romantica, l'avere l'orgasmo contemporaneamente al tuo partner?
Volevi dire utopistica, vero?
Ragazze ho bisogno di un aiuto: dopo una settimana mi sono venute di nuovo le mestruazioni, è normale?
E' tutta 'sta mania del riciclo.
Quante di voi vorrebbero un uomo-straccio?
Ho delle amiche che s'accontenterebbero d'uno straccio d'uomo.
Che uscita devo prendere dal GRA per andare ad Ottavia?
Quella giusta.
Come faccio a sapere se nel mio palazzo ci sono persone in linea su facebook?
Bussi e chiedi: "Aho, che stai su feisbucche?"
Mi potete dire i tre motivi fondamentali del perchè si legge poco?
I tre motivi di che?
Quanti etti devo togliere se mi peso vestita?
Cristosanto, gnùdati! Ah, sei in farmacia? Ops
Sono alta 1.61 e peso 51 chili, vorrei arrivare a pesarne 48. Cosa devo fare?
Dimagrire 3 chili.
Scuse efficaci per evitare interrogazioni?
Ho passato tutto il pomeriggio su Yahoo Answers.
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Qui trovi le sessioni precedenti: 1 2 3 4 5 6 7 SE
Aspetta un temporale e mettiti sotto una quercia.
Secondo voi il nome può influenzare la vita di una persona?
Se sei Pippa Middleton, ad esempio, ti dà una mano.
Non si fa toccare da me...perchè?
Freddie? Freddie Kruger?
Raga aiutatemi, mi sono spuntati 4 brufoli enormi, e domani devo andare ad una festa..10 punti?
Te li apri con un trincetto e usi i 10 punti per la sutura.
Credete nel paradiso o inferno?
Come ogni stitico credo più nel purgatorio.
Stasera vorrei invitarla ad uscire.. ke mi invento per convincerla?
Dille che al posto tuo mandi il tuo amico, quello discreto.
Ma se prendo la pillola e per caso rimanessi incinta...il ciclo mi viene lo stesso?
Credimi, sarebbe il male minore.
Come posso scaricare windows xp?
Illegalmente.
A cosa vi fa pensare una ragazza a cui piace charlie chaplin?
Son tempi moderni, valla a capi'.
Come definireste una storia che dura da 2 anni?
Biennale.
Come posso abbinare maglia e pantaloni con borsa e scarpe?
Ambarabacciccoccò.
Quando due fratelli litigano, i genitori?
Scommettono.
Quale frangetta è adatta a viso lungo e fronte alta e spaziosa?
La frangia estremista.
C'è qualche bella ragazza di 18-19 anni di Firenze disposta a masturbarmi con i suoi piedi?
Quindi una di 20 anni di Bologna, non va bene? Faccio per capire...
SESSO ORALE: come chiederlo al mio ragazzo?
Vogliamo andare da Maria a C'è potta per te?
Ho paura di aver sbagliato scuola (terzo anno) cosa devo fare?
Se all'appello ti chiamano, sei in quella giusta.
Secondo voi è giusto che giochino i giovani in nazionale?
Sono gli unici giovani che hanno un lavoro.
Ma per te è una cosa romantica, l'avere l'orgasmo contemporaneamente al tuo partner?
Volevi dire utopistica, vero?
Ragazze ho bisogno di un aiuto: dopo una settimana mi sono venute di nuovo le mestruazioni, è normale?
E' tutta 'sta mania del riciclo.
Quante di voi vorrebbero un uomo-straccio?
Ho delle amiche che s'accontenterebbero d'uno straccio d'uomo.
Che uscita devo prendere dal GRA per andare ad Ottavia?
Quella giusta.
Come faccio a sapere se nel mio palazzo ci sono persone in linea su facebook?
Bussi e chiedi: "Aho, che stai su feisbucche?"
Mi potete dire i tre motivi fondamentali del perchè si legge poco?
I tre motivi di che?
Quanti etti devo togliere se mi peso vestita?
Cristosanto, gnùdati! Ah, sei in farmacia? Ops
Sono alta 1.61 e peso 51 chili, vorrei arrivare a pesarne 48. Cosa devo fare?
Dimagrire 3 chili.
Scuse efficaci per evitare interrogazioni?
Ho passato tutto il pomeriggio su Yahoo Answers.
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Qui trovi le sessioni precedenti: 1 2 3 4 5 6 7 SE
24 settembre 2012
Non di solo pene vive l'omo
Se ho ben capito quello che dice, il camaleontico Renzi è contrario ai matrimoni gay e contrarissimo alle adozioni, Barbara Berlusconi è a favore dei matrimoni gay ma contraria alle adozioni, e Pisapia, notizia di oggi, ha preso posizione a favore sia dei matrimoni gay che delle adozioni da parte di coppie omosessuali.
Ho pescato tre dichiarazioni a caso tra quelle delle ultime settimane.
Manca soltanto una voce che si professi contraria ai matrimoni e favorevole alle adozioni, ma sinceramente appare una combinazione poco comprensibile.
Anch'io vorrei poter dare un giudizio così netto, avere un'idea chiara sulla questione, ma non ce l'ho.
Non ce l'ho mica un'idea mia a cui attaccarmi, un'idea da esporre e da difendere in pubblico.
Per il matrimonio, diciamolo, dov'è il problema? Alla fine se serve, e sottolineo se, a cementare un'unione o a regolamentare un rapporto da un punto di vista civile, quale importanza può avere il sesso degli interessati? E quindi qui metto una spunta: sono a favore.
La paura di allinearmi al pensiero di Barbara Berlusconi, però, è grande, e allora, per differenziarsi dalla figlia di TuSaiChi resterebbe solo il coraggioso Pisapia.
Ma riguardo alle adozioni non riesco a schierarmi con tutto me stesso a favore, c'ho delle resistenze, ecco, va così.
Quello però che c'è da considerare è che io ragiono da etero, penso invece che Se sarei gay (*) la cosa che più vorrei, molto più del matrimonio, sarebbe un figlio e lotterei per questo diritto.
E se fossi un cucciolo da adottare perduto in un orfanotrofio nel culo al mondo?
Sinceramente, in uno scenario simile, chi non vorrebbe essere adottato da Dolce e Gabbana? O da Martina Navratilova e la sua lei?
(*) Aut. Min. Conc.
Ho pescato tre dichiarazioni a caso tra quelle delle ultime settimane.
Manca soltanto una voce che si professi contraria ai matrimoni e favorevole alle adozioni, ma sinceramente appare una combinazione poco comprensibile.
Anch'io vorrei poter dare un giudizio così netto, avere un'idea chiara sulla questione, ma non ce l'ho.
Non ce l'ho mica un'idea mia a cui attaccarmi, un'idea da esporre e da difendere in pubblico.
Per il matrimonio, diciamolo, dov'è il problema? Alla fine se serve, e sottolineo se, a cementare un'unione o a regolamentare un rapporto da un punto di vista civile, quale importanza può avere il sesso degli interessati? E quindi qui metto una spunta: sono a favore.
La paura di allinearmi al pensiero di Barbara Berlusconi, però, è grande, e allora, per differenziarsi dalla figlia di TuSaiChi resterebbe solo il coraggioso Pisapia.
Ma riguardo alle adozioni non riesco a schierarmi con tutto me stesso a favore, c'ho delle resistenze, ecco, va così.
Quello però che c'è da considerare è che io ragiono da etero, penso invece che Se sarei gay (*) la cosa che più vorrei, molto più del matrimonio, sarebbe un figlio e lotterei per questo diritto.
E se fossi un cucciolo da adottare perduto in un orfanotrofio nel culo al mondo?
Sinceramente, in uno scenario simile, chi non vorrebbe essere adottato da Dolce e Gabbana? O da Martina Navratilova e la sua lei?
(*) Aut. Min. Conc.
12 luglio 2012
A domanda rispondi - Special Edition
Ci siamo! È uscita l'agenda Comix 2012/13 e la Linea è onorata di partecipare con una pagina personale, tra il 24 e il 25 aprile 2013. Un sentito GRAZIE va a chi ha apprezzato le puntate precedenti ( 1 2 3 4 5 6 7 ) qui sul blog.
Cari figlioli, tornando a casa, troverete i bambini. Date un'agenda ai vostri bambini e dite: questa è l'agenda di Comix, quella con le domande idiote.
_____________________
In teoria cosa dovrebbe succedere se un aereo raggiungesse la velocità della luce?
Si dovrebbero potenziare i freni.
Come si contatta utente yahoo in privato?
Psss, hey, psss...
È utile comprare una friggitrice?
A volte sì.
Le auto di oggi possono essere rubate in qualche modo? Se si come?
Senza farsi vedere, come quelle d'ieri.
Ho il computer rotto? ke faccio?
Se sei arrivato fin qui non è abbastanza rotto. Usa il martello.
Come mai le ragazze ingiustamente mi vedono sempre come una specie di maniaco sessuale?
Comincia a cavarti l'impermeabile.
Mi ha lasciata, e adesso?
Còmprati una friggitrice.
C'è qualche ragazza 18/40 anni disposta a farsi baciare i piedi con ottimo compenso?
Sei il solito fetticista.
Cosa succede dopo la morte?
Cercano le tue password e ti leggono posta e chat di facebook.
Come si fa a farsi desiderare da un ragazzo?
Si respira!
(io continuo a dare la stessa risposta, ma loro continuano a fare la stessa domanda!)
Una ragazza di 15 anni che ha ancora la prima di reggiseno non potrà mai essere definita bella?
Non c'è nessuna relazione tra la bellezza di una donna e la misura del suo... vabbè, io c'ho provato.
Cari figlioli, tornando a casa, troverete i bambini. Date un'agenda ai vostri bambini e dite: questa è l'agenda di Comix, quella con le domande idiote.
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In teoria cosa dovrebbe succedere se un aereo raggiungesse la velocità della luce?
Si dovrebbero potenziare i freni.
Come si contatta utente yahoo in privato?
Psss, hey, psss...
È utile comprare una friggitrice?
A volte sì.
Le auto di oggi possono essere rubate in qualche modo? Se si come?
Senza farsi vedere, come quelle d'ieri.
Ho il computer rotto? ke faccio?
Se sei arrivato fin qui non è abbastanza rotto. Usa il martello.
Come mai le ragazze ingiustamente mi vedono sempre come una specie di maniaco sessuale?
Comincia a cavarti l'impermeabile.
Mi ha lasciata, e adesso?
Còmprati una friggitrice.
C'è qualche ragazza 18/40 anni disposta a farsi baciare i piedi con ottimo compenso?
Sei il solito fetticista.
Cosa succede dopo la morte?
Cercano le tue password e ti leggono posta e chat di facebook.
Come si fa a farsi desiderare da un ragazzo?
Si respira!
(io continuo a dare la stessa risposta, ma loro continuano a fare la stessa domanda!)
Una ragazza di 15 anni che ha ancora la prima di reggiseno non potrà mai essere definita bella?
Non c'è nessuna relazione tra la bellezza di una donna e la misura del suo... vabbè, io c'ho provato.
9 luglio 2012
La Terra è sempre più rotonda
Eppur si muove direbbe il buon Galileo di fronte al traffico che s'immette nella rotonda cittadina, e non ci sarebbe da mandarlo al rogo per questo.
Quando il blogger va a ravanare nelle chiavi di ricerca che portano contatti, dice la nostra mentoressa che si è toccato il fondo.
Ma c'è di peggio, succede che poi scavi, ed è quando cerchi ispirazione per un nuovo post nel tragitto casa-lavoro o viceversa, comunque guidando.
E qui, se ti va male finisci a disquisire sul malfunzionamento e sui tempi d'attesa del Pronto Soccorso (altro che See and Treat!), se invece ti va bene fai un post sulle rotatorie.
Ora, siccome vi ho graziato riguardo alle chiavi di ricerca, evitando di dissertare sul perché capitassero sulla Linea navigatori in caccia di "piercing su vagine", non frequentando da vicino né piercing né, purtroppo, vagine, vi beccate lo sproloquio sulle rotonde.
Che di rotonde negli anni '70 ce ne saranno state cento in tutt'Italia e quando dovevi fissare un ritrovo o dare indicazioni, bastava citare LA rotonda e tutti capivano, perché nei tuoi paraggi una ce n'era.
Le vedevamo al Tour, questo sì, quando il gruppone dei ciclisti ripreso dall'elicottero, si divideva magicamente in due ali simmetriche e sinuose, di un fascino quasi erotico, che sfioravano abbracciandola l'enorme rotondità transalpina. E ce n'erano dieci per ogni tappa, manca poco che le facessero pure all'Alpe d'Huez.
Però noi guardavamo il fenomeno arricciando un po' il naso, snobbando i cugini e le loro idee stravaganti in fatto di circolazione stradale, dall'alto dei nostri semafori e dei nostri incroci disseminati di STOP.
Wiki ci dice che la prima rotatoria risale al tempo dei Romani di fronte alle terme di Diocleziano (oggi Piazza Esedra) e che l'inventore per quanto riguarda la circolazione stradale è, ça va sans dire, un urbanista francese: Eugène Hénard.
Poi le rotonde hanno preso a spuntare come funghi anche da noi ed è sicuramente un bene, salvo il fatto di realizzarle in siti congrui. Scordiamoci il mega cerchio interno del rondeau francese, che sarà qualche ettaro di superficie e all'interno del quale si sviluppano flora e fauna così peculiari che nemmeno in Madagascar, da noi ci accontentiamo di meno, anche perché quasi sempre lo spazio da dedicare è delimitato da case non demolibili alla prima. Per riuscire a mandare le autovetture in circolo a un'incrocio cittadino vecchia concezione, va a finire che si riduce lo spazio dell'aiola interna sempre di più, fino alla dimensione di un tappo a corona, di un tollino. Sotto quella misura, si ha la buona creanza di non andare.
Circolare!
Quando il blogger va a ravanare nelle chiavi di ricerca che portano contatti, dice la nostra mentoressa che si è toccato il fondo.
Ma c'è di peggio, succede che poi scavi, ed è quando cerchi ispirazione per un nuovo post nel tragitto casa-lavoro o viceversa, comunque guidando.
E qui, se ti va male finisci a disquisire sul malfunzionamento e sui tempi d'attesa del Pronto Soccorso (altro che See and Treat!), se invece ti va bene fai un post sulle rotatorie.
Ora, siccome vi ho graziato riguardo alle chiavi di ricerca, evitando di dissertare sul perché capitassero sulla Linea navigatori in caccia di "piercing su vagine", non frequentando da vicino né piercing né, purtroppo, vagine, vi beccate lo sproloquio sulle rotonde.
Che di rotonde negli anni '70 ce ne saranno state cento in tutt'Italia e quando dovevi fissare un ritrovo o dare indicazioni, bastava citare LA rotonda e tutti capivano, perché nei tuoi paraggi una ce n'era.
Le vedevamo al Tour, questo sì, quando il gruppone dei ciclisti ripreso dall'elicottero, si divideva magicamente in due ali simmetriche e sinuose, di un fascino quasi erotico, che sfioravano abbracciandola l'enorme rotondità transalpina. E ce n'erano dieci per ogni tappa, manca poco che le facessero pure all'Alpe d'Huez.
Però noi guardavamo il fenomeno arricciando un po' il naso, snobbando i cugini e le loro idee stravaganti in fatto di circolazione stradale, dall'alto dei nostri semafori e dei nostri incroci disseminati di STOP.
Wiki ci dice che la prima rotatoria risale al tempo dei Romani di fronte alle terme di Diocleziano (oggi Piazza Esedra) e che l'inventore per quanto riguarda la circolazione stradale è, ça va sans dire, un urbanista francese: Eugène Hénard.
Poi le rotonde hanno preso a spuntare come funghi anche da noi ed è sicuramente un bene, salvo il fatto di realizzarle in siti congrui. Scordiamoci il mega cerchio interno del rondeau francese, che sarà qualche ettaro di superficie e all'interno del quale si sviluppano flora e fauna così peculiari che nemmeno in Madagascar, da noi ci accontentiamo di meno, anche perché quasi sempre lo spazio da dedicare è delimitato da case non demolibili alla prima. Per riuscire a mandare le autovetture in circolo a un'incrocio cittadino vecchia concezione, va a finire che si riduce lo spazio dell'aiola interna sempre di più, fino alla dimensione di un tappo a corona, di un tollino. Sotto quella misura, si ha la buona creanza di non andare.
Circolare!
19 giugno 2012
Faccio lo sborone
Uno, due, tre…
Al casino mi ha portato il mio cugino grande, il Loris.
Che io, per me, ci sarei anche andato prima, ma era che lui ci teneva troppo a questa cosa. C’aveva portato già suo fratello.
Ma ora toccava a me, diobono, sedici anni finiti e tanta voglia di veder della passera.
Che io, per me, avevo già visto quella della Barbarina, se vale dal buco della gabina al mare. Che lei lo sapeva che quando si cambiava il costume c’era la fila di noi a spintonarsi lì fuori, ma non s’affrettava mica, anzi pareva che lo faceva apposta.
Che poi ce lo dissi pure, Barbarina tanto te l’ho vista, non è che me la fai anche toccare. Vamolà e uno spintone, ma secondo me, prima o poi…
Pedala il Loris, che io devo mantenere le forze, dice, e quindi sto dietro, in piedi sul portapacchi, faccio il signore. Il posto sta sullo stradone lungo che porta a Riosparuto, per quello lo sanno pure i cinnazzi di sei anni, fa un caldo boia e meno male che non fatico.
L’ho capito adesso cos’aveva da ridacchiare mio papà, a pranzo, con tutto che era strano che di sabato il Loris fosse a mangiare da noi. Mia mamma stava zitta, invece, ma per sapere sapeva anche lei, e mi ha sbucciato pure una mela, senza che le chiedevo nulla.
Prendo il vento in faccia, fischio alle ragazze e canto. Faccio lo sborone, ma in realtà mi sto cagando sotto, mica per nulla. Che per me il Loris l’ha capito, ma che devo fare? Se c’è una via per farla finita di bastonare il cieco è questa.
Quando s’arriva ho le gambe molli, nemmeno avessi pedalato io e venissi dalla riviera.
Trecentoventisei, trecentoventisette, trecentoventotto…
Il Loris mi fa accomodare in una specie di salottino dove c’è già un signore coi baffi, anzi, sarebbe meglio dire ci son due baffi con un signore, visto che i mustacchi hanno l’aspetto e la dimensione di code di martora ed è la prima cosa che si nota.
Che c’abbiamo, un’entratura? Chiede una tipa tracagnotta e mezza ignuda che pregavo il cielo non era la mia, ecco.
Sì, fa il Loris, c’è il mio cuginetto che da oggi entra nel giro.
Poi confabulano un po’ e il Loris s’infratta dietro una tenda, un corridoio e chissà cos’altro.
‘Spetta mo’ qua, e io fermo.
Immobile come la statua biancobarbuta di Garibaldi in piazza, accanto al mustacchione che nel frattempo s’è messo a leggere, che per me faceva finta e voleva solo sembrare che stava lì per caso.
Se mi concentravo potevo sentire le cicale fuori dalla finestra che s’accordavano al tapùm tapùm del mio cuore.
Una mora, alta un paio di metri, viene a pigliarsi l’altro, e come le va lesto dietro, il baffone.
Ora non ci sono che io ed è come se una morsa mi agguanta le budella. Vorrei scappare e scapperei se solo posso evitare che lo sanno tutti in paese. E allora resto, con queste gambe burrose e un affarino tra le gambe così rattrappito che nemmeno quando si fa il bagno nell’acqua gelata della pescaia.
Bionda, è l’unica cosa che riesco a pensare, vorrei proprio che appare una bionda, non m’importa se tinta, che io mica lo so. E poi è uguale.
Dopo uso il trucchetto, quello mio per rilassarmi quando c’ho troppa strizza: inizio a contare. Da uno in su, fin dove arrivo prima che succeda la cosa, la cosa che son lì per quella. E conto, niente di specifico, metto solo in fila dei numeri, uno via l’altro e andare oltre il cento, verso il mille.
E al cinquecentosettantuno una mano rosso smaltata scosta la tenda.
-----------------------------------------------
Il testo partecipa all'EDS Attesa come anche :
Ti aspetto by SpeakerMuto (Radio Free Mouth)
God save the Queen - by Melusina (Poco mossi gli altri mari)
E tu come stai? - by firulì firulà...
Anime - by Lillina (Ora e Qui)
Ombre di fiori sul mio cammino - by Dario (Solo Testo)
In-attesa - by Chiagia (La pipa di Magritte)
Al casino mi ha portato il mio cugino grande, il Loris.
Che io, per me, ci sarei anche andato prima, ma era che lui ci teneva troppo a questa cosa. C’aveva portato già suo fratello.
Ma ora toccava a me, diobono, sedici anni finiti e tanta voglia di veder della passera.
Che io, per me, avevo già visto quella della Barbarina, se vale dal buco della gabina al mare. Che lei lo sapeva che quando si cambiava il costume c’era la fila di noi a spintonarsi lì fuori, ma non s’affrettava mica, anzi pareva che lo faceva apposta.
Che poi ce lo dissi pure, Barbarina tanto te l’ho vista, non è che me la fai anche toccare. Vamolà e uno spintone, ma secondo me, prima o poi…
Pedala il Loris, che io devo mantenere le forze, dice, e quindi sto dietro, in piedi sul portapacchi, faccio il signore. Il posto sta sullo stradone lungo che porta a Riosparuto, per quello lo sanno pure i cinnazzi di sei anni, fa un caldo boia e meno male che non fatico.
L’ho capito adesso cos’aveva da ridacchiare mio papà, a pranzo, con tutto che era strano che di sabato il Loris fosse a mangiare da noi. Mia mamma stava zitta, invece, ma per sapere sapeva anche lei, e mi ha sbucciato pure una mela, senza che le chiedevo nulla.
Prendo il vento in faccia, fischio alle ragazze e canto. Faccio lo sborone, ma in realtà mi sto cagando sotto, mica per nulla. Che per me il Loris l’ha capito, ma che devo fare? Se c’è una via per farla finita di bastonare il cieco è questa.
Quando s’arriva ho le gambe molli, nemmeno avessi pedalato io e venissi dalla riviera.
Trecentoventisei, trecentoventisette, trecentoventotto…
Il Loris mi fa accomodare in una specie di salottino dove c’è già un signore coi baffi, anzi, sarebbe meglio dire ci son due baffi con un signore, visto che i mustacchi hanno l’aspetto e la dimensione di code di martora ed è la prima cosa che si nota.
Che c’abbiamo, un’entratura? Chiede una tipa tracagnotta e mezza ignuda che pregavo il cielo non era la mia, ecco.
Sì, fa il Loris, c’è il mio cuginetto che da oggi entra nel giro.
Poi confabulano un po’ e il Loris s’infratta dietro una tenda, un corridoio e chissà cos’altro.
‘Spetta mo’ qua, e io fermo.
Immobile come la statua biancobarbuta di Garibaldi in piazza, accanto al mustacchione che nel frattempo s’è messo a leggere, che per me faceva finta e voleva solo sembrare che stava lì per caso.
Se mi concentravo potevo sentire le cicale fuori dalla finestra che s’accordavano al tapùm tapùm del mio cuore.
Una mora, alta un paio di metri, viene a pigliarsi l’altro, e come le va lesto dietro, il baffone.
Ora non ci sono che io ed è come se una morsa mi agguanta le budella. Vorrei scappare e scapperei se solo posso evitare che lo sanno tutti in paese. E allora resto, con queste gambe burrose e un affarino tra le gambe così rattrappito che nemmeno quando si fa il bagno nell’acqua gelata della pescaia.
Bionda, è l’unica cosa che riesco a pensare, vorrei proprio che appare una bionda, non m’importa se tinta, che io mica lo so. E poi è uguale.
Dopo uso il trucchetto, quello mio per rilassarmi quando c’ho troppa strizza: inizio a contare. Da uno in su, fin dove arrivo prima che succeda la cosa, la cosa che son lì per quella. E conto, niente di specifico, metto solo in fila dei numeri, uno via l’altro e andare oltre il cento, verso il mille.
E al cinquecentosettantuno una mano rosso smaltata scosta la tenda.
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Il testo partecipa all'EDS Attesa come anche :
Ti aspetto by SpeakerMuto (Radio Free Mouth)
God save the Queen - by Melusina (Poco mossi gli altri mari)
E tu come stai? - by firulì firulà...
Anime - by Lillina (Ora e Qui)
Ombre di fiori sul mio cammino - by Dario (Solo Testo)
In-attesa - by Chiagia (La pipa di Magritte)
28 maggio 2012
Puzzle
Cosa c'è che non va in me? Come sono finita in un'esistenza rinsecchita, rosicata dal tarlo del rimpianto? Cosa avrei dovuto o potuto fare che invece non ho voluto o osato fare per completare il puzzle della mia vita.
Cosa mi ha impedito di procreare in 40 anni di onorata vita di femmina? Cosa non ha permesso alle mie cellule di trasmigrare in un altro essere vivente, così come la natura aveva deliberato nel suo disegno arcano e semplice?
Ho perduto il conto delle volte che, come una cretina, sono corsa in bagno al mattino, con un ritardo di due giorni o forse di due ore, a far pipì su quelle benedette asticelle.
Dove seminerò i miei ovuli senza futuro? In quale arido terreno mi farò seppellire?
Chi mi porterà un fiore?
Questi sono i pensieri che accompagnano ogni mio respiro.
Così ho deciso di avere un figlio mio, ad ogni costo.
In biblioteca arriva Diego, restituisce la solita dozzina di libri da bambini e ne prende di nuovi. Diego, carino proprio no, anche un po’ goffo, con tre figli loro sì carini, Diego che mi ha sempre filato un po’.
- Lara, è l’ultima volta che prendo i libri. Sabato li riporto e poi parto per Barcellona.
- Barcellona? Davvero? Solo?
- No, andiamo tutti. Per via del mio lavoro - e fa un gesto con la mano a simulare un volo aereo.
- Allora salutiamoci, andiamo a mangiare una pizza o a bere qualcosa? – e lui ha già capito.
E ho capito anch’io. Non ci vuole un indovino per immaginarsi il film che Diego sta sceneggiando nella sua testolina di maschio.
- Magari – farfuglia sorpreso.
Ci scambiamo i numeri di telefono e sento lo scatto soffice di una tessera che s’incastra alla parte del puzzle già assemblata sul tavolo della mia vita.
Lo guardo uscire, non mi piace, ma non ho ripensamenti, niente paranoie da quindicenne. È lui lo stallone predestinato.
E non venite a parlarmi di questione morale. Ormai sto a un livello di bassezza tale che, scendere un altro gradino, equivarrebbe a finire in un parco e rapire un neonato da una carrozzina.
Va che mi telefona e fissiamo. Se solo mi piacesse un po’. Ma non mi deve piacere, non mi deve sposare e non mi deve coprire di fiori. Non mi deve pagare la cena e non mi deve nemmeno scopare bene. Dieci minuti di sesso. Chiudo gli occhi, mi concentro sulla semina e il raccolto mi ripagherà di tutto.
È Diego l’eletto. Ha famiglia, non mi cercherà più. E sarà in Catalogna prima che la mia pipì sgoccioli sull'asticella magica.
Usciamo. La cena e le chiacchiere della serata non rendono l’affaire più gradevole. Due ore in cui si parla solo di a) calcio e b) famiglia, la sua. Se non fosse per una giusta causa mi sarei alzata dopo l’aperitivo. Devo distrarmi, non pensare, distogliere lo sguardo da quelle mani sudaticce e non immaginarle su di me. Devo voltarmi lato muro, fingendo di ravviare i capelli, quando lui s’avvicina e sento il fiato carico. L’euforia per il piano di maternità mi ha portato a glissare sui dettagli estetico-culturali di Diego, di questo mi rendo conto, nonostante stia cercando di perdere i sensi ammazzandomi col vino.
Domattina, però, tutto sarà compiuto e apprezzerò le cose per quello che sono davvero.
Già per le scale, salendo da me, comincia a infastidirmi con dita, mani e lingue. Aprire la porta e farlo entrare è il momento più duro, sono costretta a prendere un'altra volta la decisione.
Un minuto e siamo in camera. Due minuti e siamo nudi. Tre minuti e le coccole sono finite. Quattro minuti e la sua faccia oltre la mia spalla sfiata sul cuscino. Cinque minuti e mani e lingue. Sei minuti e dal respiro capisco che non manca molto al traguardo.
- Diegooo – affondo la stoccata – vai tranquillo, prendo la pillola.
Non è corretto lo so, ma non deve esserlo.
Rantoli ritmati, urla strozzate e spinte rapide. Finisce così, con un’altra tessera che vado fiduciosa a incastrare, proprio là, in mezzo al puzzle.
Lui si schioda da sopra sbuffando, e si lascia andare di schianto di fianco a me.
- Fantastico Lara, è un sogno – dice sfiorandomi una coscia - e non ci sono problemi, davvero... mi sono fatto la vasectomia due anni fa. Dopo tre figli...
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Il testo partecipa all'EDS InterSex come anche :
All'ombra dell'ultimo sole / Paolino by Melusina (Poco mossi gli altri mari)
Tentar non nuoce by Lillina (Ora e qui)
Al pensiero by Speaker Muto (Radio Free Mouth)
Kronos e Kairos. by OBi (Orsa Bipolare)
Gli Sguardi del cuore by Maimà (Mai Maturo)
E' un gioco by SingleMama (SingleMama)
Sono io by Bianca (La Donna Camèl)
Se lavessi saputo prima by Dario (Solo Testo)
Cosa mi ha impedito di procreare in 40 anni di onorata vita di femmina? Cosa non ha permesso alle mie cellule di trasmigrare in un altro essere vivente, così come la natura aveva deliberato nel suo disegno arcano e semplice?
Ho perduto il conto delle volte che, come una cretina, sono corsa in bagno al mattino, con un ritardo di due giorni o forse di due ore, a far pipì su quelle benedette asticelle.
Dove seminerò i miei ovuli senza futuro? In quale arido terreno mi farò seppellire?
Chi mi porterà un fiore?
Questi sono i pensieri che accompagnano ogni mio respiro.
Così ho deciso di avere un figlio mio, ad ogni costo.
In biblioteca arriva Diego, restituisce la solita dozzina di libri da bambini e ne prende di nuovi. Diego, carino proprio no, anche un po’ goffo, con tre figli loro sì carini, Diego che mi ha sempre filato un po’.
- Lara, è l’ultima volta che prendo i libri. Sabato li riporto e poi parto per Barcellona.
- Barcellona? Davvero? Solo?
- No, andiamo tutti. Per via del mio lavoro - e fa un gesto con la mano a simulare un volo aereo.
- Allora salutiamoci, andiamo a mangiare una pizza o a bere qualcosa? – e lui ha già capito.
E ho capito anch’io. Non ci vuole un indovino per immaginarsi il film che Diego sta sceneggiando nella sua testolina di maschio.
- Magari – farfuglia sorpreso.
Ci scambiamo i numeri di telefono e sento lo scatto soffice di una tessera che s’incastra alla parte del puzzle già assemblata sul tavolo della mia vita.
Lo guardo uscire, non mi piace, ma non ho ripensamenti, niente paranoie da quindicenne. È lui lo stallone predestinato.
E non venite a parlarmi di questione morale. Ormai sto a un livello di bassezza tale che, scendere un altro gradino, equivarrebbe a finire in un parco e rapire un neonato da una carrozzina.
Va che mi telefona e fissiamo. Se solo mi piacesse un po’. Ma non mi deve piacere, non mi deve sposare e non mi deve coprire di fiori. Non mi deve pagare la cena e non mi deve nemmeno scopare bene. Dieci minuti di sesso. Chiudo gli occhi, mi concentro sulla semina e il raccolto mi ripagherà di tutto.
È Diego l’eletto. Ha famiglia, non mi cercherà più. E sarà in Catalogna prima che la mia pipì sgoccioli sull'asticella magica.
Usciamo. La cena e le chiacchiere della serata non rendono l’affaire più gradevole. Due ore in cui si parla solo di a) calcio e b) famiglia, la sua. Se non fosse per una giusta causa mi sarei alzata dopo l’aperitivo. Devo distrarmi, non pensare, distogliere lo sguardo da quelle mani sudaticce e non immaginarle su di me. Devo voltarmi lato muro, fingendo di ravviare i capelli, quando lui s’avvicina e sento il fiato carico. L’euforia per il piano di maternità mi ha portato a glissare sui dettagli estetico-culturali di Diego, di questo mi rendo conto, nonostante stia cercando di perdere i sensi ammazzandomi col vino.
Domattina, però, tutto sarà compiuto e apprezzerò le cose per quello che sono davvero.
Già per le scale, salendo da me, comincia a infastidirmi con dita, mani e lingue. Aprire la porta e farlo entrare è il momento più duro, sono costretta a prendere un'altra volta la decisione.
Un minuto e siamo in camera. Due minuti e siamo nudi. Tre minuti e le coccole sono finite. Quattro minuti e la sua faccia oltre la mia spalla sfiata sul cuscino. Cinque minuti e mani e lingue. Sei minuti e dal respiro capisco che non manca molto al traguardo.
- Diegooo – affondo la stoccata – vai tranquillo, prendo la pillola.
Non è corretto lo so, ma non deve esserlo.
Rantoli ritmati, urla strozzate e spinte rapide. Finisce così, con un’altra tessera che vado fiduciosa a incastrare, proprio là, in mezzo al puzzle.
Lui si schioda da sopra sbuffando, e si lascia andare di schianto di fianco a me.
- Fantastico Lara, è un sogno – dice sfiorandomi una coscia - e non ci sono problemi, davvero... mi sono fatto la vasectomia due anni fa. Dopo tre figli...
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Il testo partecipa all'EDS InterSex come anche :
All'ombra dell'ultimo sole / Paolino by Melusina (Poco mossi gli altri mari)
Tentar non nuoce by Lillina (Ora e qui)
Al pensiero by Speaker Muto (Radio Free Mouth)
Kronos e Kairos. by OBi (Orsa Bipolare)
Gli Sguardi del cuore by Maimà (Mai Maturo)
E' un gioco by SingleMama (SingleMama)
Sono io by Bianca (La Donna Camèl)
Se lavessi saputo prima by Dario (Solo Testo)
24 aprile 2012
Dietro la notizia: Ruby
L'avrete sentito, Ruby sostiene che il berlusca la foraggiasse con 47.000 euro a settimana.
Ora, mi chiedo, ammesso e non concesso che ella offrisse dei servigi remunerabili o comunque, anche se così non fosse, che il cavaliere le volesse attribuire una rendita, perché proprio 47.000 euro a settimana?
La cifra è improponibile, così schisa, sia come richiesta che come proposta, in qualsiasi tipo di accordo, allora mi chiedo da cosa derivi.
Forse da una trattativa sfiancante in stile Paperone/Rockerduck durante la quale lei parte da 100.000 lui da 0 e a un certo punto finisce che trovano l'accordo verso metà strada? Mah, da quanto emergerebbe da altre conversazioni no, perché il nostro pareva non badare a a spese per la piccola Ruby.
E allora? Che siano il frutto di una moltiplicazione o una divisione di una cifra più tonda e pattuita per un altro periodo di riferimento?
È uno scenario già più credibile: "Ti do 5.000 euro al giorno, oppure 10000, crepi l'avarizia!"
Epperò non torna il conto ed è impensabile un'offerta sui 6.714 euro al giorno.
Magari l'emolumento arcoriano era calcolato su base mensile o annua ed è stata la Ruby a semplificarlo in settimanale.
Si ragiona di un mensile di 203.667 euro o di un importo annuo di 2.444.000 che comunque non sono tondi e non verrebbero mai in mente, dai.
Potrebbero essere stati 2.500.000 annui? Sì, come lancio ci può stare, ma se lo dividi per 52 viene oltre 48.000 e la marocchina pare un tipo così preciso da non perdersi un migliaio d'euro facilmente, nel suo resoconto telefonico.
E allora forse son 200.000 al mese che li dividi per 4,3 arrotondato fa 46.512 che ancora arrotondato ti porta dritto ai 47.000.
Uffa però, che fatica!
Ma poi, alla fine, cerchi un'immagine da corredo al post e trovi la soluzione più probabile di tutte: una valigetta di denaro di dubbia provenienza da spendere alla svelta, o alla sveltina.
Ora, mi chiedo, ammesso e non concesso che ella offrisse dei servigi remunerabili o comunque, anche se così non fosse, che il cavaliere le volesse attribuire una rendita, perché proprio 47.000 euro a settimana?
La cifra è improponibile, così schisa, sia come richiesta che come proposta, in qualsiasi tipo di accordo, allora mi chiedo da cosa derivi.
Forse da una trattativa sfiancante in stile Paperone/Rockerduck durante la quale lei parte da 100.000 lui da 0 e a un certo punto finisce che trovano l'accordo verso metà strada? Mah, da quanto emergerebbe da altre conversazioni no, perché il nostro pareva non badare a a spese per la piccola Ruby.
E allora? Che siano il frutto di una moltiplicazione o una divisione di una cifra più tonda e pattuita per un altro periodo di riferimento?
È uno scenario già più credibile: "Ti do 5.000 euro al giorno, oppure 10000, crepi l'avarizia!"
Epperò non torna il conto ed è impensabile un'offerta sui 6.714 euro al giorno.
Magari l'emolumento arcoriano era calcolato su base mensile o annua ed è stata la Ruby a semplificarlo in settimanale.
Si ragiona di un mensile di 203.667 euro o di un importo annuo di 2.444.000 che comunque non sono tondi e non verrebbero mai in mente, dai.
Potrebbero essere stati 2.500.000 annui? Sì, come lancio ci può stare, ma se lo dividi per 52 viene oltre 48.000 e la marocchina pare un tipo così preciso da non perdersi un migliaio d'euro facilmente, nel suo resoconto telefonico.
E allora forse son 200.000 al mese che li dividi per 4,3 arrotondato fa 46.512 che ancora arrotondato ti porta dritto ai 47.000.
Uffa però, che fatica!
Ma poi, alla fine, cerchi un'immagine da corredo al post e trovi la soluzione più probabile di tutte: una valigetta di denaro di dubbia provenienza da spendere alla svelta, o alla sveltina.
19 aprile 2012
A domanda rispondi - n. 7
Dove posso vedere le puntate di pokemon bianco e nero?
Procurati un vecchio Sinudyne.
Importantissimo: Chi era San Manuel Bueno?
Il fratello morigerato di Kinder Bueno.
Come si fa a sapere se un sito è illegale?
Se va a manetta.
Uomini, può esserci una correlazione tra guida spericolata e pène piccolo?
Sì, la stessa che c’è tra domanda stupida e prima di reggiseno.
Assicurare motorino 125 in romania e circolare in italia?
Certo, e magari mangiare asparagi a Roma e pisciare a Bucarest.
Come funziona la scuola americana? Che differenze ci sono con quella italiana?
Loro studiano, da noi non USA.
Come si traduce in Inglese: quest'anno ho frequentato l'ultimo anno di liceo classico e ho fatto l'esame di m?
I never study and i made a shit examination.
Ma secondo voi è giusto che a scuola tutti i voti facciano media?
Non è sempre vero, i voti di Piersilvio facevano mediaset.
Quanto costa oggi prendere la patente A?
Completa la domanda! “Prendere la patente A chi?” Ad Alonso, per esempio, costa tanto, ma se la prendi A Massa risparmi parecchio.
Chi mi aiuta con algebra?
Questa è una bella incognita.
Un laureato, un dottore, uno che ha studiato a lungo, può essere un imbecille in altri campi?
Può essere imbecille anche nel suo, se è per quello.
Cos'ha a che fare Lutero con l'etica del lavoro?
Compra un apostrofo e chiedi a un ginecologo.
Salve, sabato prossimo ho un matrimonio e ho un vestito con solo una spallina, quindi il reggiseno devo usarlo senza bretelline.. non sta su, come posso farlo stare su senza comprare un nuovo reggiseno?
Posso venire io che di secondo mestiere faccio il pushup umano.
Mi date delle battute squallide?
Puoi prendere queste, non sono geloso.
Perché non esistono più i comunisti in questo paese?
Se li son mangiati i bambini, prima o poi doveva accadere.
Che senso ha nascere, sapendo che un giorno bisogna morire?
Morire? Aaaaaaaaaargh! Non scherziamo.
Vorrei vendere la mia FIAT 126 del 1971, mi sapete indicare un sito specifico?
www.autousate126del71.net
Non so se ancora piaccio alla mia ragazza?
Se te lo chiedi, la risposta è no.
Avreste pregiudizi nei miei confronti se vi dicessi che preferisco i trans alle donne?
No, i pregiudizi sarebbero penosi.
Qual è la scena che si ripete ogni giorno uguale nella tua vita? Bella o brutta che sia?
Son qui che leggo yahoo answers alla ricerca di stronzate.
Consiglio per tatuaggio (scritta) sulla schiena?
Scriverei "Vai così che vai bene".
Sognare chiodi nei piedi.. cosa significa?
Non so, comunque cerca di evitare le entrate coi piedi a martello.
Si può ancora mangiare una mozzarella che scade oggi?
Che la mozzarella abbia una scadenza è una bufala.
Mamme e non, avete il dono della sintesi?
Sì.
Ma a tutti voi uomini piacciono le taglie enormi di seno? Cosa vi piace delle tette giganti?
Sono tette! Sono giganti!
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Qui trovi le sessioni precedenti: 1 2 3 4 5 6
Procurati un vecchio Sinudyne.
Importantissimo: Chi era San Manuel Bueno?
Il fratello morigerato di Kinder Bueno.
Come si fa a sapere se un sito è illegale?
Se va a manetta.
Uomini, può esserci una correlazione tra guida spericolata e pène piccolo?
Sì, la stessa che c’è tra domanda stupida e prima di reggiseno.
Assicurare motorino 125 in romania e circolare in italia?
Certo, e magari mangiare asparagi a Roma e pisciare a Bucarest.
Come funziona la scuola americana? Che differenze ci sono con quella italiana?
Loro studiano, da noi non USA.
Come si traduce in Inglese: quest'anno ho frequentato l'ultimo anno di liceo classico e ho fatto l'esame di m?
I never study and i made a shit examination.
Ma secondo voi è giusto che a scuola tutti i voti facciano media?
Non è sempre vero, i voti di Piersilvio facevano mediaset.
Quanto costa oggi prendere la patente A?
Completa la domanda! “Prendere la patente A chi?” Ad Alonso, per esempio, costa tanto, ma se la prendi A Massa risparmi parecchio.
Chi mi aiuta con algebra?
Questa è una bella incognita.
Un laureato, un dottore, uno che ha studiato a lungo, può essere un imbecille in altri campi?
Può essere imbecille anche nel suo, se è per quello.
Cos'ha a che fare Lutero con l'etica del lavoro?
Compra un apostrofo e chiedi a un ginecologo.
Salve, sabato prossimo ho un matrimonio e ho un vestito con solo una spallina, quindi il reggiseno devo usarlo senza bretelline.. non sta su, come posso farlo stare su senza comprare un nuovo reggiseno?
Posso venire io che di secondo mestiere faccio il pushup umano.
Mi date delle battute squallide?
Puoi prendere queste, non sono geloso.
Perché non esistono più i comunisti in questo paese?
Se li son mangiati i bambini, prima o poi doveva accadere.
Che senso ha nascere, sapendo che un giorno bisogna morire?
Morire? Aaaaaaaaaargh! Non scherziamo.
Vorrei vendere la mia FIAT 126 del 1971, mi sapete indicare un sito specifico?
www.autousate126del71.net
Non so se ancora piaccio alla mia ragazza?
Se te lo chiedi, la risposta è no.
Avreste pregiudizi nei miei confronti se vi dicessi che preferisco i trans alle donne?
No, i pregiudizi sarebbero penosi.
Qual è la scena che si ripete ogni giorno uguale nella tua vita? Bella o brutta che sia?
Son qui che leggo yahoo answers alla ricerca di stronzate.
Consiglio per tatuaggio (scritta) sulla schiena?
Scriverei "Vai così che vai bene".
Sognare chiodi nei piedi.. cosa significa?
Non so, comunque cerca di evitare le entrate coi piedi a martello.
Si può ancora mangiare una mozzarella che scade oggi?
Che la mozzarella abbia una scadenza è una bufala.
Mamme e non, avete il dono della sintesi?
Sì.
Ma a tutti voi uomini piacciono le taglie enormi di seno? Cosa vi piace delle tette giganti?
Sono tette! Sono giganti!
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31 marzo 2012
E Cenere ritorneremo
Viene giù una pioggerella fine, di quella che nemmeno bagna, dà solo fastidio.
Mi ero accollato io la bega di passare dal forno, ed era anche logico visto che risultavo l’unico a possedere uno scooter nella cerchia dei parenti stretti e c’era da attraversare mezza città.
L’unico forno crematorio della provincia lavora 24 ore su 24 ma, nonostante il ciclo continuo d’attività, accumula sempre maggior ritardo nello smaltire i clienti.
Farsi cremare è l’ultima moda a quanto pare. Viene quasi voglia di morire, giusto per farsi mandare in fumo e non dare soddisfazione ai vermi.
Mio nonno va in scena questo pomeriggio alle tre, dodici giorni dopo la sua dipartita. Abbiamo scelto la cremazione, d’accordo con mio padre, non perché il vecchio l’avesse lasciato scritto o detto, ma solo per spendere meno.
Ce l’avrebbero polverizzato e raccolto in un’urna dalle dimensioni di una scatola di scarpe da donna e poi, noi, così confezionato, l’avremmo introdotto nello stesso loculo di nonna. Sarebbe stato sufficiente aggiornare la scritta sulla lapide.
Marina, un’amica di mamma abita sulla via per andare al cimitero dove sta il forno, e mi stavano venendo dei pensieri. Niente di che, mi faccio un film in cui mi fermo a trovarla con lei che mi offre da bere e magari pure qualche cos’altro. D’altra parte era stata proprio Marina, cinque anni prima, quand’ero ancora un pischello in erba, a farmi toccare le sue tette e a gettare le basi per il monopolio delle mie fantasie erotiche dei successivi mille e mille anni.
«Ho notato che le stai guardando» mi fece ammiccando al decolleté «beh, puoi dare anche una palpatina, se ti va».
In effetti, mi andò parecchio abbrancare le due mammelle e massaggiarle, fino a che sentimmo rientrare mia madre.
Il lavoro era rimasto incompiuto e la mia inesperienza non aveva facilitato altri rendez vous con Marina.
Avevo pensato di partire con un certo anticipo e presentarmi da lei sbarbato e docciato ma, tra un foglio da compilare e un paio di telefonate da fare, passai sotto casa di Marina che erano già quasi le tre e decisi di non fermarmi. Correvo il rischio, dopo tutta l’attesa, che alle cremazioni mi dessero via il nonno. Che lì aspetti e aspetti, alla fine se ti danno una scatola, pure se non è la tua te la pigli, non ti conviene fare il difficile.
Ai forni manco una tettoia c’era, e la pioggerella, a furia d’insistere, era riuscita nell’impresa bastarda di bagnarmi.
Mentre aspetto le ceneri di nonno non c’è molto da fare, sto in zona, leggo le epigrafi e respiro. I morti cremati hanno un odore dolciastro, non so se è il legno della bara o il materiale organico proprio, fatto sta che pare di stare fuori a una rosticceria cinese, con quello che ne consegue. Dopo cinque minuti sei intriso d’odore di morto bruciato e senti in bocca il gusto dolciastro. L’essenza ti penetra e ti opprime e, quando pensi di allontanarti, ti chiamano.
«Centurioni Otello?»
«Eccomi, è mio nonno».
Consegno le carte, spargo una decina di firme e mi sistemo l’urna acciaiata sotto a un braccio. Lascio finalmente il ricettacolo del tanfo, che tanfo poi non è, ma stucca, che è quasi peggio.
Al nostro cimitero, dove dobbiamo tumulare il nonno, mi aspettano per le 16, ci sono i miei familiari, qualche zio e un paio di cugini, insomma, una decina di parenti in croce.
Sono in perfetto orario e so che dovrei filare dritto dai miei, ma mi torna la voglia di Marina, del suo caffè e della sua morbidezza. D’altra parte il nonno ormai l’ho agguantato.
Mi fermo, che sarà mai, tutt’al più tardo dieci minuti, sempre che sia in casa. Mi butto giù per i tornanti piegando e accelerando per guadagnare qualche minuto e spero che l’urna con il nonno, nel bauletto, non ne risenta. Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare che soffrisse pure di mal d’auto, il nonno.
Suono, e una parte di me spera che non ci sia nessuno, l’altra parte di me, invece, quella che corrisponde al 99%, trema di desiderio e prega che Marina apra.
«Chi è?»
«Sono Giacomo, il figlio della Piera…»
Attimi infiniti e muti. Ecco, adesso mi manda a cagare e poi chiama la mamma per dirle che mi sono perso. Penso al nonno nel bauletto che sorride sornione e mi fa:
«Ehi, che cazzo, non vorrai lasciarmi qui!»
Salgo. Una volta su, gli abbracci e i saluti si sprecano, con tanto di baci sulle guance. È un po’ arruffata ma è sempre una bella donna, ed è sola. Mi fa sedere.
«Prendi qualcosa? Un caffè?»
Faccio di sì con il capo ma non esce un fiato dalla mia bocca impastata. Un enorme e pacchiano orologio da parete segna le 16, saranno già tutti in fibrillazione giù al cimitero. Li posso quasi vedere che scalpitano e sbuffano, impazienti di murare il nonno e ripartire, chi per l’ufficio, chi per casa e chi per un qualsiasi posto del mondo meno merdoso di un cimitero.
Marina è appoggiata al mobile di cucina, mi guarda con una smorfia che è la vita:
«Non è che sei venuto per me, per caso?»
Cristo sì, vorrei dire, invece scappo.
«Scusa» le faccio.
Scendo e filo al motorino, apro il bauletto e prendo le ceneri del nonno.
E torno su, da Marina, di corsa. Mi assale di nuovo l’aria dolciastra che pare sprigionarsi dall’urna. Eppure dovrebbe essere sigillata, forse l’odore mi si è piantato nel naso, forse ne ho impregnati i vestiti.
La trovo sulla porta, sorride di quel sorriso che dice tutto. Le indico un mobile basso appena all’interno:
«Ti spiace se la metto qui, non mi arrischio a lasciarla al motorino».
«Certo, appoggia pure. Poi mi dici cos’hai lì di così prezioso…»
È allora che mi ritrovo un metro di lingua in bocca e il corpo di Marina spiaccicato sul mio, mentre sento che passa il caffè. L’aroma si spande per casa e sormonta implacabile ogni altro olezzo.
Qualcuno aspetterà.
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Il testo partecipa all'EDS Il nome della cosa come anche :
Mi ero accollato io la bega di passare dal forno, ed era anche logico visto che risultavo l’unico a possedere uno scooter nella cerchia dei parenti stretti e c’era da attraversare mezza città.
L’unico forno crematorio della provincia lavora 24 ore su 24 ma, nonostante il ciclo continuo d’attività, accumula sempre maggior ritardo nello smaltire i clienti.
Farsi cremare è l’ultima moda a quanto pare. Viene quasi voglia di morire, giusto per farsi mandare in fumo e non dare soddisfazione ai vermi.
Mio nonno va in scena questo pomeriggio alle tre, dodici giorni dopo la sua dipartita. Abbiamo scelto la cremazione, d’accordo con mio padre, non perché il vecchio l’avesse lasciato scritto o detto, ma solo per spendere meno.
Ce l’avrebbero polverizzato e raccolto in un’urna dalle dimensioni di una scatola di scarpe da donna e poi, noi, così confezionato, l’avremmo introdotto nello stesso loculo di nonna. Sarebbe stato sufficiente aggiornare la scritta sulla lapide.
Marina, un’amica di mamma abita sulla via per andare al cimitero dove sta il forno, e mi stavano venendo dei pensieri. Niente di che, mi faccio un film in cui mi fermo a trovarla con lei che mi offre da bere e magari pure qualche cos’altro. D’altra parte era stata proprio Marina, cinque anni prima, quand’ero ancora un pischello in erba, a farmi toccare le sue tette e a gettare le basi per il monopolio delle mie fantasie erotiche dei successivi mille e mille anni.
«Ho notato che le stai guardando» mi fece ammiccando al decolleté «beh, puoi dare anche una palpatina, se ti va».
In effetti, mi andò parecchio abbrancare le due mammelle e massaggiarle, fino a che sentimmo rientrare mia madre.
Il lavoro era rimasto incompiuto e la mia inesperienza non aveva facilitato altri rendez vous con Marina.
Avevo pensato di partire con un certo anticipo e presentarmi da lei sbarbato e docciato ma, tra un foglio da compilare e un paio di telefonate da fare, passai sotto casa di Marina che erano già quasi le tre e decisi di non fermarmi. Correvo il rischio, dopo tutta l’attesa, che alle cremazioni mi dessero via il nonno. Che lì aspetti e aspetti, alla fine se ti danno una scatola, pure se non è la tua te la pigli, non ti conviene fare il difficile.
Ai forni manco una tettoia c’era, e la pioggerella, a furia d’insistere, era riuscita nell’impresa bastarda di bagnarmi.
Mentre aspetto le ceneri di nonno non c’è molto da fare, sto in zona, leggo le epigrafi e respiro. I morti cremati hanno un odore dolciastro, non so se è il legno della bara o il materiale organico proprio, fatto sta che pare di stare fuori a una rosticceria cinese, con quello che ne consegue. Dopo cinque minuti sei intriso d’odore di morto bruciato e senti in bocca il gusto dolciastro. L’essenza ti penetra e ti opprime e, quando pensi di allontanarti, ti chiamano.
«Centurioni Otello?»
«Eccomi, è mio nonno».
Consegno le carte, spargo una decina di firme e mi sistemo l’urna acciaiata sotto a un braccio. Lascio finalmente il ricettacolo del tanfo, che tanfo poi non è, ma stucca, che è quasi peggio.
Al nostro cimitero, dove dobbiamo tumulare il nonno, mi aspettano per le 16, ci sono i miei familiari, qualche zio e un paio di cugini, insomma, una decina di parenti in croce.
Sono in perfetto orario e so che dovrei filare dritto dai miei, ma mi torna la voglia di Marina, del suo caffè e della sua morbidezza. D’altra parte il nonno ormai l’ho agguantato.
Mi fermo, che sarà mai, tutt’al più tardo dieci minuti, sempre che sia in casa. Mi butto giù per i tornanti piegando e accelerando per guadagnare qualche minuto e spero che l’urna con il nonno, nel bauletto, non ne risenta. Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare che soffrisse pure di mal d’auto, il nonno.
Suono, e una parte di me spera che non ci sia nessuno, l’altra parte di me, invece, quella che corrisponde al 99%, trema di desiderio e prega che Marina apra.
«Chi è?»
«Sono Giacomo, il figlio della Piera…»
Attimi infiniti e muti. Ecco, adesso mi manda a cagare e poi chiama la mamma per dirle che mi sono perso. Penso al nonno nel bauletto che sorride sornione e mi fa:
«Ehi, che cazzo, non vorrai lasciarmi qui!»
Salgo. Una volta su, gli abbracci e i saluti si sprecano, con tanto di baci sulle guance. È un po’ arruffata ma è sempre una bella donna, ed è sola. Mi fa sedere.
«Prendi qualcosa? Un caffè?»
Faccio di sì con il capo ma non esce un fiato dalla mia bocca impastata. Un enorme e pacchiano orologio da parete segna le 16, saranno già tutti in fibrillazione giù al cimitero. Li posso quasi vedere che scalpitano e sbuffano, impazienti di murare il nonno e ripartire, chi per l’ufficio, chi per casa e chi per un qualsiasi posto del mondo meno merdoso di un cimitero.
Marina è appoggiata al mobile di cucina, mi guarda con una smorfia che è la vita:
«Non è che sei venuto per me, per caso?»
Cristo sì, vorrei dire, invece scappo.
«Scusa» le faccio.
Scendo e filo al motorino, apro il bauletto e prendo le ceneri del nonno.
E torno su, da Marina, di corsa. Mi assale di nuovo l’aria dolciastra che pare sprigionarsi dall’urna. Eppure dovrebbe essere sigillata, forse l’odore mi si è piantato nel naso, forse ne ho impregnati i vestiti.
La trovo sulla porta, sorride di quel sorriso che dice tutto. Le indico un mobile basso appena all’interno:
«Ti spiace se la metto qui, non mi arrischio a lasciarla al motorino».
«Certo, appoggia pure. Poi mi dici cos’hai lì di così prezioso…»
È allora che mi ritrovo un metro di lingua in bocca e il corpo di Marina spiaccicato sul mio, mentre sento che passa il caffè. L’aroma si spande per casa e sormonta implacabile ogni altro olezzo.
Qualcuno aspetterà.
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Il testo partecipa all'EDS Il nome della cosa come anche :
- C by MagneTICo (Okkietti Spenti)
- Storia d'amore e di cerotti by Melusina (Poco mossi gli altri mari)
- Principesse by Dario (Solo Testo)
- Catena di perle by Lillina (Ora e qui)
- Carta e corsa 5 by La Carta (La Carta)
- C come cioccolato by La Donna Camèl (La Donna Camel)
- Cera fusa by Mai Maturo (Mai Maturo)
- Gisella Clio by Singlemama (Singlemama)
- La Centrifuga by Speaker Muto (Radio Free Mouth)
21 marzo 2012
Incarnazione della vanità
Lezione numero uno sulla seduzione (da Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino):
Mi rivolgo a voi, a quelli che, come me, bellissimi non lo sono mai stati. Quelli, insomma, che non è che una passa e vi muore dietro, magari non vi nota neanche e allora, è palese, resta una sola e unica arma nel vostro bagaglio, ma un'arma che può essere possente e smisurata e può smuovere le montagne: la parola.
Lezione numero uno sulla seduzione by Hombre:
Il primo passo per sedurre una donna (dico donna solo perché scrivo io, ma vale anche a sessi invertiti) consiste nel farle capire quanto vi piace. Dovete essere chiari e utilizzare il sistema che più vi è congeniale per comunicare alla donna dei vostri sogni quanto la desiderate. Parlatele, scrivetele una lettera, chiamatela a telefono, smessaggiatela, mandatele una mail o quello che vi pare ma, assolutamente, ficcatele in testa che vi fa impazzire, che pensate a lei ogni istante e che, secondo voi, è straordinaria.
Soprattutto se lei è veramente bellissima e tendete a reputarla inarrivabile, se vi sembra che abbia tutt'altra classe e tutt'altre mire che non voi, ecco, se avete una singola speranza di fare breccia nel suo cuore e nei suoi sogni è palesandole quanto vi piace.
E magari, se non avete la certezza che abbia capito, ripeteteglielo.
Perché dal momento che lei avrà ben compreso di essere desiderata da voi, in quel preciso istante, voi non sarete più un individuo, uno tra tanti, non sarete più insignificante, o trasparente, o neutro, no, in quel preciso istante, diverrete l'incarnazione della sua vanità, e lei vi guarderà con occhi nuovi.
Allora si apre un varco e nasce una speranza.
E se non doveste notare risultati nell'immediato, non disperate, perché il semino l'avete buttato e potrà iniziare a germinare da un momento all'altro.
Se ve ne state zitti, lì, a cogitare su quanto è bella lei, siete già fuori dai giochi, non foss'altro perché altri faranno a cazzotti per incarnare la sua vanità.
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(Vanity - John William Waterhouse)
Mi rivolgo a voi, a quelli che, come me, bellissimi non lo sono mai stati. Quelli, insomma, che non è che una passa e vi muore dietro, magari non vi nota neanche e allora, è palese, resta una sola e unica arma nel vostro bagaglio, ma un'arma che può essere possente e smisurata e può smuovere le montagne: la parola.
Lezione numero uno sulla seduzione by Hombre:
Il primo passo per sedurre una donna (dico donna solo perché scrivo io, ma vale anche a sessi invertiti) consiste nel farle capire quanto vi piace. Dovete essere chiari e utilizzare il sistema che più vi è congeniale per comunicare alla donna dei vostri sogni quanto la desiderate. Parlatele, scrivetele una lettera, chiamatela a telefono, smessaggiatela, mandatele una mail o quello che vi pare ma, assolutamente, ficcatele in testa che vi fa impazzire, che pensate a lei ogni istante e che, secondo voi, è straordinaria.
Soprattutto se lei è veramente bellissima e tendete a reputarla inarrivabile, se vi sembra che abbia tutt'altra classe e tutt'altre mire che non voi, ecco, se avete una singola speranza di fare breccia nel suo cuore e nei suoi sogni è palesandole quanto vi piace.
E magari, se non avete la certezza che abbia capito, ripeteteglielo.
Perché dal momento che lei avrà ben compreso di essere desiderata da voi, in quel preciso istante, voi non sarete più un individuo, uno tra tanti, non sarete più insignificante, o trasparente, o neutro, no, in quel preciso istante, diverrete l'incarnazione della sua vanità, e lei vi guarderà con occhi nuovi.
Allora si apre un varco e nasce una speranza.
E se non doveste notare risultati nell'immediato, non disperate, perché il semino l'avete buttato e potrà iniziare a germinare da un momento all'altro.
Se ve ne state zitti, lì, a cogitare su quanto è bella lei, siete già fuori dai giochi, non foss'altro perché altri faranno a cazzotti per incarnare la sua vanità.
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(Vanity - John William Waterhouse)
20 febbraio 2012
Libri da scrivere - n. 2
Ecco la seconda infornata di Libri da Scrivere, i testi che nessuno ha pensato e i titoli che sono ancora utilizzabili.
OPEL
Andre Agassi, dopo la splendida autobiografia, ci regala un'altra perla parlandoci della passione di sua moglie per le auto tedesche.
ReBibbia
Galeotto fu il Libro e chi lo riscrisse. Un gruppo di detenuti decide di stendere una nuova versione delle Sacre Scritture. Ne esce fuori un testo che, francamente, fa pena.
Questo cacio vada al mondo intero
Un pecoraio di Pienza si butta sul web per l'esportazione del suo formaggio pecorino. Lancerà così il doggy style cheese.
Iliache
Vi si narra l'epopea della guerra dei Greci alla città di Troia e dei dieci anni necessari per far sì che i Troiani abbassassero le loro creste.
Hanno tutti cagione
Nevicate 2012: un prezioso documento nel quale si fa la conta dei danni.
La donna che sbatteva nelle potte
Intrigante storia d'amore saffico e violenza ambientata a Livorno.
OPEL
Andre Agassi, dopo la splendida autobiografia, ci regala un'altra perla parlandoci della passione di sua moglie per le auto tedesche.
ReBibbia
Galeotto fu il Libro e chi lo riscrisse. Un gruppo di detenuti decide di stendere una nuova versione delle Sacre Scritture. Ne esce fuori un testo che, francamente, fa pena.
Questo cacio vada al mondo intero
Un pecoraio di Pienza si butta sul web per l'esportazione del suo formaggio pecorino. Lancerà così il doggy style cheese.
Iliache
Vi si narra l'epopea della guerra dei Greci alla città di Troia e dei dieci anni necessari per far sì che i Troiani abbassassero le loro creste.
Hanno tutti cagione
Nevicate 2012: un prezioso documento nel quale si fa la conta dei danni.
La donna che sbatteva nelle potte
Intrigante storia d'amore saffico e violenza ambientata a Livorno.
26 gennaio 2012
Darsi alle macchie
Da più parti mi spinsero ad andare dallo strizzacervelli e io, per farla breve, visto che ancora seguivo i consigli altrui, mi sparai una decina di sedute.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.
Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.
E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.
Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.
E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.
15 gennaio 2012
Sottoposti
La ditta non sta andando bene.
Il nostro datore di lavoro, che è anche il nostro diretto superiore, è una testa di cazzo.
Non siamo avvezzi a usare il turpiloquio, non è nel nostro stile, ma con lui non si può fare diversamente, credeteci.
Noi ci sbattiamo per il titolare, da sempre. Siamo un’impresa di produzione e il nostro prodotto è uno soltanto, il lavoro è lo stesso da quando abbiamo cominciato, ed è palloso all'inverosimile, ma continuiamo a farlo col massimo impegno anche se nessuno pare che ci voglia gratificare per questo.
Il capo è un istintivo e, diciamocelo, non è facile anche andar dietro a tutte le sue alzate di testa. Noi facciamo il lavoro oscuro ed è lui che si prende i meriti. Come da copione lui ci gode e noi patiamo. Pene dell’inferno.
Lavoriamo a coppia e siamo praticamente indivisibili. Nel nome il presagio s’insegna, e noi che ci chiamiamo Giacomo e Giovanni, proprio come i figli di Zebedeo, siamo destinati a stare insieme. Né abbiamo mai pensato che uno potesse abbandonare l’altro, a onor del vero.
Succede pure che il boss ci faccia lavorare per nulla o magari ci tenga lì a candire, giornate intere senza uno stimolo, senza ordini da evadere.
Siamo come due gemelli dello stesso sacco. C’è però una cosa per cui ci distinguiamo: è lo schieramento, siamo uno di destra e uno di sinistra. Per la verità uno di noi è anche un po' più basso, ma non ama sentirselo dire, ecco.
All’ultimo controllo di qualità il prodotto è risultato scadente con evidenti problemi di morfologia, ma vaglielo a dire, al capo, che aveva personalmente preparato gli schizzi del nuovo modello buttato fuori.
Se glielo facciamo notare, va a finire che s’incazza, urla, sbraita e poi conclude, come sempre, e ci accusa di non capire una sega.
Ma forse ha ragione lui, in fondo non siamo altro che due coglioni.
-------------------------------------------------------------------------------
Il testo partecipa a EDS ideato da La Donna Camèl insieme a:
- Ho visto un re - di Melusina - blog Poco mossi gli altri mari
- Factory - di Dario D'Angelo - blog Solo testo
- Le voci nel silenzio - di Lillina - blog Ora e qui
- Addicted to love - di Cielo sopra Milano - il blog di Vasco Pausini
- Quelli dell'EDS - di Mai Maturo - blog Mai maturo
- My Sharona - di Giodoc - blog La via per Shambhala
- Cronache dell'anno mille - di Mai Maturo - blog Mai maturo
- E quando suonano le sirene ti sembra quasi che canti il gallo - blog La Donna Camèl
Il nostro datore di lavoro, che è anche il nostro diretto superiore, è una testa di cazzo.
Non siamo avvezzi a usare il turpiloquio, non è nel nostro stile, ma con lui non si può fare diversamente, credeteci.
Noi ci sbattiamo per il titolare, da sempre. Siamo un’impresa di produzione e il nostro prodotto è uno soltanto, il lavoro è lo stesso da quando abbiamo cominciato, ed è palloso all'inverosimile, ma continuiamo a farlo col massimo impegno anche se nessuno pare che ci voglia gratificare per questo.
Il capo è un istintivo e, diciamocelo, non è facile anche andar dietro a tutte le sue alzate di testa. Noi facciamo il lavoro oscuro ed è lui che si prende i meriti. Come da copione lui ci gode e noi patiamo. Pene dell’inferno.
Lavoriamo a coppia e siamo praticamente indivisibili. Nel nome il presagio s’insegna, e noi che ci chiamiamo Giacomo e Giovanni, proprio come i figli di Zebedeo, siamo destinati a stare insieme. Né abbiamo mai pensato che uno potesse abbandonare l’altro, a onor del vero.
Succede pure che il boss ci faccia lavorare per nulla o magari ci tenga lì a candire, giornate intere senza uno stimolo, senza ordini da evadere.
Siamo come due gemelli dello stesso sacco. C’è però una cosa per cui ci distinguiamo: è lo schieramento, siamo uno di destra e uno di sinistra. Per la verità uno di noi è anche un po' più basso, ma non ama sentirselo dire, ecco.
All’ultimo controllo di qualità il prodotto è risultato scadente con evidenti problemi di morfologia, ma vaglielo a dire, al capo, che aveva personalmente preparato gli schizzi del nuovo modello buttato fuori.
Se glielo facciamo notare, va a finire che s’incazza, urla, sbraita e poi conclude, come sempre, e ci accusa di non capire una sega.
Ma forse ha ragione lui, in fondo non siamo altro che due coglioni.
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Il testo partecipa a EDS ideato da La Donna Camèl insieme a:
- Ho visto un re - di Melusina - blog Poco mossi gli altri mari
- Factory - di Dario D'Angelo - blog Solo testo
- Le voci nel silenzio - di Lillina - blog Ora e qui
- Addicted to love - di Cielo sopra Milano - il blog di Vasco Pausini
- Quelli dell'EDS - di Mai Maturo - blog Mai maturo
- My Sharona - di Giodoc - blog La via per Shambhala
- Cronache dell'anno mille - di Mai Maturo - blog Mai maturo
- E quando suonano le sirene ti sembra quasi che canti il gallo - blog La Donna Camèl
13 dicembre 2011
Friends - La lista
Il telefilm Friends per me è un toccasana. Se sono giù, pesco un episodio a caso, se ce n’è proprio bisogno due, e me lo sparo. L’alternativa è Notting Hill con quel cazzone avariato di Hugh Grant.
Capisco che questa confessione non mi spalancherà le porte per l’olimpo del machismo, ma va bene anche così. D’altra parte potrei lavorare sul mio morale paracadutandomi da tremila metri, o scalando la parete Rupal del Nanga Parbat, ma sono rimedi più complicati, oltre a non essere d’immediata fruizione temporale.
Un episodio a cui siamo particolarmente affezionati (anche mia moglie è della partita) è quello in cui Rachel e Ross (Jennifer Aniston e David Schwimmer) si concedono, come coppia, dei rispettivi tradimenti ipotetici (ep. 305 - La cassetta della posta). In soldoni, entrambi hanno la facoltà di redigere una lista di nomi di personaggi famosi con i quali potrebbero andare a letto con il permesso esplicito del partner.
Ross la fa addirittura plastificare inserendo Uma Thurman, Elizabeth Hurley, Michelle Pfeiffer, Dorothy Hammel e, come quinto nome, Winona Ryder (star locale) al posto di Isabella Rossellini perché, lo consiglia Chandler, la Rossellini è troppo internazionale e non avrebbe la minima speranza d’incontrarla. Ovviamente al termine dell’episodio Isabella, quella vera, si presenta al Central Perk e Ross ha il suo bel daffare per spiegarle che le ha preferito un'altra... e poi...
Siamo seri, chi di noi si sentirebbe di precludere al suo amore di passare una notte, nella improbabilissima ipotesi che questo potesse realizzarsi, con Scarlett Johansson o con George Clooney, a seconda dei casi e dei gusti? Certo non io.
Tutta 'sta menata perché volevo pubblicizzare una mia lista che, per ovvie ragioni, non andrò in tipografia a plastificare, chissà mai passando gli anni cambiassero pure i miei gusti.
Ma è vera la teoria per cui i gusti cambiano ogni sette anni? Nel caso è adesso.
Regole: la lista va compilata con persone tendenzialmente famose, coi vips diciamo, è vietato cacciarci dentro la commessa del negozio di intimo, la farmacista del paese, la vicina di casa o la cognata. Vietato. E no, non ci sono eccezioni. Sì, a me mi potete considerare vips.
La compilazione della lista autorizza la nostra metà a fare altrettanto, le due liste dovranno essere in qualche modo pubbliche e condivise.
La lista purtroppo non è atemporale, potete inserire pure la Marilyn o la Mangano o la Hepburn (K. o A. fate vobis), ma sprecherete soltanto delle possibilità.
Ed ecco la mia, ovvero le cinque donne con cui mia moglie mi consentirebbe di farci robe. Si tratta di un elenco senza una priorità, non è necessaria.
Maria Grazia Cucinotta (è un mio obiettivo storico, mi rendo conto che potreste obiettare, ma c’è tutta una storia personale dietro per cui devo riservarle un posto)
Scarlett Johansson (eh sì, che so’ scemo? Non è che devo per forza fare il bastian contrario pure qui, equivarrebbe a tagliarsi le palle con il mestolo)
Sienna Miller (mi ha stregato la pubblicità di Boss, che devo fa'? Ma lo sapevate che stava per sposarsi con lo sciroccato attore che fa l’amico di Hugh Grant in Notting Hill, ma lui era troppo geloso, dice)
Laura Morante (non c’è niente da spiegare)
Concita de Gregorio (ancor meno).
Aspetto le vostre liste.
p.s. Vabbè, Ryan Gosling non ce lo metto, uffi.
Capisco che questa confessione non mi spalancherà le porte per l’olimpo del machismo, ma va bene anche così. D’altra parte potrei lavorare sul mio morale paracadutandomi da tremila metri, o scalando la parete Rupal del Nanga Parbat, ma sono rimedi più complicati, oltre a non essere d’immediata fruizione temporale.
Un episodio a cui siamo particolarmente affezionati (anche mia moglie è della partita) è quello in cui Rachel e Ross (Jennifer Aniston e David Schwimmer) si concedono, come coppia, dei rispettivi tradimenti ipotetici (ep. 305 - La cassetta della posta). In soldoni, entrambi hanno la facoltà di redigere una lista di nomi di personaggi famosi con i quali potrebbero andare a letto con il permesso esplicito del partner.
Ross la fa addirittura plastificare inserendo Uma Thurman, Elizabeth Hurley, Michelle Pfeiffer, Dorothy Hammel e, come quinto nome, Winona Ryder (star locale) al posto di Isabella Rossellini perché, lo consiglia Chandler, la Rossellini è troppo internazionale e non avrebbe la minima speranza d’incontrarla. Ovviamente al termine dell’episodio Isabella, quella vera, si presenta al Central Perk e Ross ha il suo bel daffare per spiegarle che le ha preferito un'altra... e poi...
Siamo seri, chi di noi si sentirebbe di precludere al suo amore di passare una notte, nella improbabilissima ipotesi che questo potesse realizzarsi, con Scarlett Johansson o con George Clooney, a seconda dei casi e dei gusti? Certo non io.
Tutta 'sta menata perché volevo pubblicizzare una mia lista che, per ovvie ragioni, non andrò in tipografia a plastificare, chissà mai passando gli anni cambiassero pure i miei gusti.
Ma è vera la teoria per cui i gusti cambiano ogni sette anni? Nel caso è adesso.
Regole: la lista va compilata con persone tendenzialmente famose, coi vips diciamo, è vietato cacciarci dentro la commessa del negozio di intimo, la farmacista del paese, la vicina di casa o la cognata. Vietato. E no, non ci sono eccezioni. Sì, a me mi potete considerare vips.
La compilazione della lista autorizza la nostra metà a fare altrettanto, le due liste dovranno essere in qualche modo pubbliche e condivise.
La lista purtroppo non è atemporale, potete inserire pure la Marilyn o la Mangano o la Hepburn (K. o A. fate vobis), ma sprecherete soltanto delle possibilità.
Ed ecco la mia, ovvero le cinque donne con cui mia moglie mi consentirebbe di farci robe. Si tratta di un elenco senza una priorità, non è necessaria.
Maria Grazia Cucinotta (è un mio obiettivo storico, mi rendo conto che potreste obiettare, ma c’è tutta una storia personale dietro per cui devo riservarle un posto)
Scarlett Johansson (eh sì, che so’ scemo? Non è che devo per forza fare il bastian contrario pure qui, equivarrebbe a tagliarsi le palle con il mestolo)
Sienna Miller (mi ha stregato la pubblicità di Boss, che devo fa'? Ma lo sapevate che stava per sposarsi con lo sciroccato attore che fa l’amico di Hugh Grant in Notting Hill, ma lui era troppo geloso, dice)
Laura Morante (non c’è niente da spiegare)
Concita de Gregorio (ancor meno).
Aspetto le vostre liste.
p.s. Vabbè, Ryan Gosling non ce lo metto, uffi.
12 dicembre 2011
Piselli nella potta
Come spesso capita, la domenica andiamo in centro. Firenze è di una bellezza straordinaria e non la scopro certo io. In questo periodo, quando non piove, la si apprezza ancora di più, con meno turisti a spasso. Va a finire che mangiamo imbucandoci in qualche bettola o ci facciamo un panino in giro, cercando di evitare i luoghi per soli giapponesi con la pizza alta come la fiorentina e viceversa.
Ieri abbiamo pranzato al Tripp&Zampa in via de’ Neri, un posto alla mano, carino.
Lampredotto, porchetta e Chianti.
Ma la notizia sfiziosa stava in una pietanza che ho notato solo uscendo e che poi, ripensandoci, mi ha costretto a tornare indietro per fotografarla, come potete vedere.
Già perché io la potta l’ho adottata, proprio come parola, e devo occuparmi della sua diffusione, vigilare sul suo corretto uso e incentivarne l’utilizzo (si parla sempre del lemma).
Il piatto gioca su un doppio senso di bassalega, forse, ma non inganna nessuno alla fine: di piselli (legumi) e di potta (della scrofa) si tratta, e del loro incontro in una terrina amalgamati in salsa.
Non sono in grado di esporre la ricetta perché non l’ho chiesta al titolare e anche perché mi suonerebbe strano pronunciare frasi del tipo “procuratevi 200 grammi di potta di maiala”, ma mi corre l’obbligo di segnalarla qualora qualcuno decida d’importarla e proporla sul suo territorio. Nel caso, prego di mantenere il nome originario della pietanza.
Una variazione sperimentabile prevederebbe le fave al posto dei piselli.
Ieri abbiamo pranzato al Tripp&Zampa in via de’ Neri, un posto alla mano, carino.
Lampredotto, porchetta e Chianti.
Ma la notizia sfiziosa stava in una pietanza che ho notato solo uscendo e che poi, ripensandoci, mi ha costretto a tornare indietro per fotografarla, come potete vedere.
Già perché io la potta l’ho adottata, proprio come parola, e devo occuparmi della sua diffusione, vigilare sul suo corretto uso e incentivarne l’utilizzo (si parla sempre del lemma).
Il piatto gioca su un doppio senso di bassalega, forse, ma non inganna nessuno alla fine: di piselli (legumi) e di potta (della scrofa) si tratta, e del loro incontro in una terrina amalgamati in salsa.
Non sono in grado di esporre la ricetta perché non l’ho chiesta al titolare e anche perché mi suonerebbe strano pronunciare frasi del tipo “procuratevi 200 grammi di potta di maiala”, ma mi corre l’obbligo di segnalarla qualora qualcuno decida d’importarla e proporla sul suo territorio. Nel caso, prego di mantenere il nome originario della pietanza.
Una variazione sperimentabile prevederebbe le fave al posto dei piselli.
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