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18 marzo 2014

Noti nulla?

Dopo la madre di tutte le domande, della quale abbiamo già a suo tempo disquisito, è senz'altro questo l'interrogativo più infido che una donna ti può porre.
Solitamente quando lei chiede "Noti nulla?" è già tardi perché tu sei rientrato da fuori ma non hai commentato in alcun modo la novità che, se ne deduce, ti è sfuggita.
Nel 90% dei casi si tratta dei capelli, è cosa nota, e questo agevola un tentativo di rimedio al quale la tua lei, solo e se folgorata da un lampo di magnanimità, fingerà di credere.
Nell'altro 10% dei casi diventa tutto molto complicato e gli errori tragici cui vai incontro sono due, di segno opposto seppure entrambi gravi: anotismo e ipernotismo.
In caso di anotismo continui a non accorgerti di un fico secco e al termine di uno screening velocissimo in cui scansioni in un paio di secondi la STANZA - mobili, soprammobili, tende - LEI - vestiti, scarpe, capelli - lo status PULIZIA della casa - polvere, fughe tra le mattonelle, ditate sul televisore - ti conviene senza indugio arrenderti e rimetterti alla clemenza della corte.
Il caso dell'ipernotismo però, che tra l'altro il vostro istinto di sopravvivenza vi spinge a cavalcare anche perché in quei momenti non siete in grado di farvi guidare da un pensiero razionale, può portare a conseguenze indefinibili a priori e di livello altissimo.
L'ipernotismo si conclama con l'avventata proposizione di tutta una serie d'ipotesi che dire campata in aria è volerle molto bene.
«Ah sì, i capelli... più corti?»
«Naaa».
«Più chiari?»
«Naaa».
«Più mossi?»
«Naaa. Niente capelli».
«Orpo, niente capelli... sei più abbronzata, ecco, lampada?»
«Macché!»
«Sei dimagrita!»
«Prendi per il culo?»
Qui anche l'ipernotista ha esaurito gli specchi cui abbarbicarsi e può soltanto innalzare una bandiera bianca immacolata di fronte all'ineluttabile disfatta delle sue miserabili tesi.
«Comunque, ho cambiato la lampada della piantana, l'ho messa a led».
Nel caso si aspiri a una sorta di riabilitazione postuma, tipo questa: «Ecco sì, in effetti c'è una luce diversa, è per quello che i capelli...» è meglio mantenersi a distanza di sicurezza.

17 luglio 2013

Permette signora - (3)

Se il cimitero è una sorta di attrattiva turistica, il decolleté di Gloria si sarebbe dovuto trovare sulle guide del Touring. Una visita fra le rotondità delle sue tette, magari calandosi fin giù in quel canyon languido, era il sogno di tutti. Generosamente, Gloria, elargiva visioni della sua pelle in cambio di sorrisi e sguardi porcini. Non se ne curava e tirava avanti il lavoro ch’era una bellezza, per la gioia dei titolari, Pietro e Simone Battilani, padre e figlio. La famiglia Battilani era da sempre alla guida dell’ex Bar Sport, ex Bar Pietro, ex Bar chissà cos’altro e adesso Bar La Piazza.
Gloria ha già ricevuto le onoranze funebri di tutta Ponte al Drago quando, due giorni dopo, con scientifica certezza, il medico legale, dottor Crisostomo, informa il maresciallo che i suoi sospetti sono fondati. La Signora era già morta da almeno cinque ore al momento del ritrovamento e risulta strangolata, non impiccata.
«Da un uomo? » chiede Spataro.
«Diciamo da mani umane, maresciallo, certo non da una corda, certo non da quella corda. A quella corda ce l’hanno legata e poi l’hanno tirata su. Francamente, una messinscena pietosa».
Il maresciallo Spataro s’alliscia il baffo mentre Lepore lo mette al corrente sulla vita di Gloria, alias la Signora, alias l’appesa del cimitero, alias la rizzacazzi strangolata.
Quello che è stato chiaro fin da subito è che nessuno sarebbe riuscito ad appendersi a un ramo così in alto, senza una scala o una gru. E le scagliette scortecciate dal pino dimostravano lo sfregamento della corda sul ramo, e il maresciallo le teneva ancora in tasca.
«Ha presente, marescia’, la canzone Boccadirosa?»
«Certo, che fai, sfotti?»
«Non mi permetto. Quella canzone che lei lo faceva per passione, ecco, anche per la Signora era così, si dice».
          (metteva l’amore metteva l’amore la chiamavano Bocca di Rosa metteva l’amore sopra ogni cosa)
«Ma il marito che dice? Cornuto e contento?»
«Cornuto di sicuro. Sul contento non c’è certezza, che vuole, è sempre in giro, fa il rappresentante per la Brill, prodotti per pulire casa. Torna a casa il venerdì sera, molto probabile che fosse ignaro, più che contento, e comunque, no vabbè…».
«Di’, di’, non ti trattenere Lepore».
«E comunque da solo non ce la poteva fare, marescia’, ce l’ha presente la Gloria?».
«Francamente, lì appesa, non è che m’ha fatto un grande effetto, ciondoloni a quel modo. Semmai a Girolamo, la fica spelata mi sa che non l’aveva mai vista».
«Per quello nemmeno io».
«Già, un po’ di pelo ci vuole, te lo dice un esperto».
«Era una donna che l’avrebbero voluta tutti, la Signora» riflette Lepore.
«Dunque, il marito rappresentante, bene, lui se la scopava il fine settimana, e poi? Poi, chi inzuppava il biscottino?»
«Poi c’era Wilde, il fidanzato storico della Maria dell’emporio».
«Wilde eh? Il fidanzato della Maria, il fidanzato…».
          (il marito, il fidanzato)
«Altri?»
«Poi, ovvio, c’era il Battilani, Pietro, il padrone del bar».
«Perché ovvio?»
«Che vuole, già starci accanto cinque minuti c’era da prendere fuoco, s’immagina giornate intere gomito a gomito con quella lì. Ovvio, per quello».
«Lepore, io e te, stiamo un sacco di tempo a contatto di gomito, mi devo preoccupare?»
«Finché mi resta un po’ di gnegnero direi di no».
«Uhm, ottimo. E il Battilani è un uomo sposato?»
«Eh sì, sposato con tutti i crismi e con un figlio, Simone, l’altro che sta al bar».
          (con il marito, il fidanzato e l’uomo sposato che non la lascia mai… permette, Signora)
«Cristosanto!»
«È sposato, che ci posso fare?»
«Sì, non dicevo per quello, senti, ma il bar, ha già riaperto?»
«Sì, stamattina, dice che anche la Signora avrebbe voluto così, in fondo».
«Allora andiamo a pigliarci un caffettino. E chissà che non riusciamo a sbattere dentro qualcuno».
(venga a prendere il caffè da noi, Ucciardone cella 26)
L’aria delle canzonette continuava magicamente a sospingerlo e il maresciallo Spataro non osava opporsi, anzi, issava la vela e si lasciava trasportare.
«Andiamo a piedi?»
«Ma che sei matto? Acchiappa l’Alfetta e non fare discorsi a cretino. Mi rado e arrivo».
La sbarbata pomeridiana è un piccolo rito che mette il maresciallo Spataro di buon umore e al quale non rinuncia mai. Si rade con cura collo e guance, delimita i baffi con precisione e poi con due manate d’Aqua Velva s’incendia il viso.
In tempo di guerra se la bevevano l’Aqua Velva, suo padre se l’era bevuta alla ricerca disperata di stordimento.

24 settembre 2012

Non di solo pene vive l'omo

Se ho ben capito quello che dice, il camaleontico Renzi è contrario ai matrimoni gay e contrarissimo alle adozioni, Barbara Berlusconi è a favore dei matrimoni gay ma contraria alle adozioni, e Pisapia, notizia di oggi, ha preso posizione a favore sia dei matrimoni gay che delle adozioni da parte di coppie omosessuali.
Ho pescato tre dichiarazioni a caso tra quelle delle ultime settimane.
Manca soltanto una voce che si professi contraria ai matrimoni e favorevole alle adozioni, ma sinceramente appare una combinazione poco comprensibile.
Anch'io vorrei poter dare un giudizio così netto, avere un'idea chiara sulla questione, ma non ce l'ho.
Non ce l'ho mica un'idea mia a cui attaccarmi, un'idea da esporre e da difendere in pubblico.
Per il matrimonio, diciamolo, dov'è il problema? Alla fine se serve, e sottolineo se, a cementare un'unione o a regolamentare un rapporto da un punto di vista civile, quale importanza può avere il sesso degli interessati? E quindi qui metto una spunta: sono a favore.
La paura di allinearmi al pensiero di Barbara Berlusconi, però, è grande, e allora, per differenziarsi dalla figlia di TuSaiChi resterebbe solo il coraggioso Pisapia.
Ma riguardo alle adozioni non riesco a schierarmi con tutto me stesso a favore, c'ho delle resistenze, ecco, va così.
Quello però che c'è da considerare è che io ragiono da etero, penso invece che Se sarei gay (*) la cosa che più vorrei, molto più del matrimonio, sarebbe un figlio e lotterei per questo diritto.
E se fossi un cucciolo da adottare perduto in un orfanotrofio nel culo al mondo?
Sinceramente, in uno scenario simile, chi non vorrebbe essere adottato da Dolce e Gabbana? O da Martina Navratilova e la sua lei?

(*) Aut. Min. Conc.

31 agosto 2012

Stendi i panni Stendi i panni

La stendipannologia non è una scienza esatta.
E tuttavia esiste una tecnica formalmente corretta nella stenditura, seppure empirica e frutto di anni di esperienza e cazziatoni: è la tecnica universalmente riconosciuta con il nome di come li vuole tua moglie.
Eppure piazzare gli acchiappini all'estremità superiore dei pantaloni, da rovescio, mica mi convince, io pinzerei la molletta proprio al cavallo dove se fa la pieghetta ma chi la vede?
E le magliette? Le accavallerei altezza ascella con molletta proprio sulla cucitura sotto braccio, e invece non va bene: maglietta appesa quasi tutta a testa in giù con mollette sui fianchi.
E gli accappatoi, magari col cappuccio? Non venite a dirmi che esiste un metodo codificato per stenderli! Le gonne proprio mi spiazzano, le appoggio senza acchiapparle perché dovunque lo metto, il cazzo di acchiappino, è un posto sbagliato.
Colgo l'occasione, da vero stenditore semi-professionista quale sono, per ringraziare FoppaPedretti nella persona dello stendino Gulliver che mi coadiuva da sempre in maniera efficiente e decisiva nell'operazione panni stesi.
E comunque, come forse si deduce anche dal fatto che alla fine ne abbia confezionato un post, tutta questa iperattività di stenditura non mi fa bene. Nell'ultima sessione mi sono scoperto maniacale: le due mollette che tengono lo stesso capo devono essere uguali per colore, forma e materiale.

9 agosto 2012

A Fiorenza, città d'arte e suocera

Dolcemetà non legge il blog, è cosa risaputa. Anche se a volte le piglia la frenesia e si rimette in pari, anche perché non ama che si parli di lei a sproposito.
Scopro invece, con sorpresa, che sua madre tutti i giorni passa sulla Linea a vedere se è uscito qualcosa.
"E tu lo sai, io feisbucche un ce l'ho, guardo due notizie, icchè l'è successo, e poi se t'hai scritto qualcosa te..."
Che onore! Stare sulla barra dei preferiti con Repubblica e il Corriere.
Considerate che la Fiorenza è una che a sessanta e dieci anni s'è catapultata in un corso per piccì e la sera, tornando a casa, è passata a comprarsi un portatile, così, come fosse un pacchetto di patatine.
"Certo però che tu ne dici di bischerate!"
E qui bisogna riconoscere che ha pure compreso appieno lo spirito del blog, per quanto anche Repubblica e il Corriere...
Almeno io lo dichiaro.

17 giugno 2012

Read Only Memory - n. 7

Gli enigmisti, e non solo, sanno bene che la definizione perfetta che inquadra il bibliotecario è beato coi libri, anche e soprattutto perché si tratta del suo anagramma.
Alla biblioteca dove vado io, ché nonostante il Kindle leggo ancora 'sti cosi cartacei, di solito mi serve un bibliotecario che beato non è di certo. Sempre immusonito, sempre incacchiato con chi lascia la porta aperta, con chi la lascia chiusa, col collega che non gli dà mano o col collega che s'intromette, coi bimbetti che giocano e coi ragazzi che posano il casco nell'armadietto. E poi dorme, per registrare i tuoi noleggi ci sta una vita, guarda in qua, guarda in là, pare sbarcato da Alpha Centauri col diretto delle tre. E penso che quella meravigliosa definizione non regge con lui, non regge se non la modifichi un po'. Alla fine ce la fa, passa i miei volumi e io, sfibrato, posso andarmene, e lo lascio lì: beota coi libri.
 

-    Sai perché ho sposato Carol? – Questa volta pronunciò il suo nome, come per rendere a bella posta più brutalmente indiscreto ciò che stava per confessare. Ma non era, in effetti, la brutalità di Henry; era la brutalità della sua coscienza, che lo sorprendeva prima ancora che lui avesse cominciato a violarne i principî.
-    No, - rispose Zuckerman, al quale Carol era sempre sembrata carina, ma noiosa, - no, davvero.
-    Non è stato perché piangeva. Non è stato perché le avevo messo il distintivo all’occhiello e l’anello al dito. Non è stato neanche perché i nostri genitori si aspettavano che lo facessimo… Le avevo prestato un libro. Le avevo prestato un libro, e sapevo che se non l’avessi sposata non l’avrei più rivisto.


(Zuckerman scatenato - Philip Roth)

E voi che state leggendo? A parte le dichiarazioni del Trap, intendo.

10 marzo 2012

Sul carrello dei vincitori

Non è che sono aduso a tessere le lodi di mia moglie, non qui almeno.
Questo per vari motivi. Primo perché non si fa: il cliché del marito che la sfotte un po' tiene ancora bene. Secondo perché lei NON legge il blog e questo mi fa mediamente incazzare.
Certo ne ha mille di motivi per non leggere qui in quanto spolvera, lava, stira, ammira, sbrina il frigo, pulisce tonnellate di verdure, corre in qua e corre in là, e tutto questo aggiungetelo al fatto che lavora. Io invece sto al cazzeggio davanti al monitor spesso e volentieri.
Oggi però voglio segnalare una sua pregevole iniziativa, l'inserimento nel corredo d'utilità familiare di quest'aggeggio qua:











Non so se ha un nome, convenzionalmente è un Euro Plastificato Giallo da Carrello (EPGC - Eppiggiccì - mi scuso per la qualità della foto).
Per me è stato un vero è proprio toccasana ed è andato a risolvere i miei atavici problemi di reperimento moneta da carrello.
Tendo a liberarmi, per il peso, dei soldi in metallo e quindi spesso ne sono sprovvisto (con le lire era anche peggio) inoltre, dalle mie parti, vai alla Coop e van bene 50 cc e un euro, mentre all'Esselunga un euro e due. Insomma, ti puoi trovare spiazzato in un attimo ed essere costetto ad ammassare i prodotti della spesona del venerdì su di un carrellino mignon che ribalta al primo cambio di corsia.
Se invece, appeso al portachiavi dell'auto tieni il tuo EPGC, niente ti può fermare perché, l'altra cosa notevole, è che l'aggeggio ha una tacca che permette comodamente di gestire una sorta d'attaccastacca dal portachiavi. Quindi non rischi neppure di lasciarlo in macchina, come può succedere se tieni qualche moneta ad uso carrello in zona cruscotto.
Interrogata sull'argomento, la signora dichiara che gliel'ha dato "un omino in un negozio", ergo non so neppure come consigliarvi per procurarvene uno, sappiate solo che esiste.
Ah, non vi pensate usandolo di poter abbandonare il carrello dove vi pare perché dentro non c'avete messo una vera moneta in quanto, ovviamente, l'EPGC ha un valore corrente ben al di sopra dell'euro.
L'ultima emissione di Titoli Nazionali Tedeschi aveva come valuta proprio l'EPGC, fate voi.

p.s. già m'immagino le telefonate, gli sms e i commenti... tutti a chiedere se il colore giallo sia indispensabile. Chiaramente sì, che v' 'o dico a fa'?

10 febbraio 2012

Ti sembro ingrassata?

L’aumento di peso di una donna a dieta si misura in chiloDrammi. E una donna è sempre a dieta.
Detto questo, maschio etero che stai in coppia, puoi scolpire su marmo di Carrara le 10 fondamentali regole per andare d’accordo con la tua amata.
   1 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   2 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   3 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   4 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   5 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   6 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   7 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   8 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   9 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
 10 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.

Può sembrare facile ma non è, perché la donna è subdola - non sempre scientemente, bisogna dirlo - e quindi è opportuno che ti stai accuorto.
Sono fiducioso che davanti a un “Ti sembro ingrassata?” a questo punto tu NON possa sbagliare risposta, comunque mantieniti allertato perché anche un “No” non troppo convinto o, peggio, preceduto da due millisecondi di troppo d’incertezza, contribuisce a violare le regole suddette. Tutte e 10.
“Assolutamente no” e “Ma che dici?”, corredati da strabuzzamento di occhi, le risposte più accreditate.
La finezza però sta nell’intercettare le domande tranello di lei, vere e proprie mine da disinnescare sul nascere.
Considera che domande del tipo:
   - Come sto?
   - Ti piaccio?
   - Ti sembro tonica?
   - Come mi sta questo vestito?
   - Che ne pensi dei quadri di Botero?
   - Stasera a cena vuoi la ciccia?
   - Che ha fatto il Grasshopper?
   - Ti garba il lardo di colonnata?
   - Nevica?
altro non sono che una versione camuffata e indiretta dell’esplicito quesito: “Ti sembro ingrassata?”.
Fin qui per la strategia difensiva, per quella d'attacco è tutto molto più semplice in quanto devi parlare tu e sei libero di decidere cosa dire e quali parole scegliere.
Si consiglia di usare il metodo Gattuso: qualunque sia la partita, qualunque il campo e qualunque l'avversario diretto, Ringhio, alla prima occasione, gli mollerà un calcione sulla caviglia, così, tanto per fargli capire da che parte tira il vento e per incanalare nel giusto verso gli eventi a venire.
Tu, allo stesso modo, indipendentemente dalla donna, dal momento, dal luogo e da quello che vorresti ottenere, getta una solida base tra te e lei iniziando ad argomentare sempre con un "Ma sei dimagrita?".
E non fare caso al suo "Magari", è una roba di facciata, in realtà sta pensando "Cazzo, si vede!"
Sì perché anche le donne pensano cazzo.

25 gennaio 2012

Le due Antonelle

Io sono contrario ai nomi originali, troppo originali, tipo il mio, insomma.
Possono segnare la vita, specie se verso i tuoi 15 anni va spopolando un telefilm con uno stallone nero che beve solo caffè, e si chiama quasi uguale a te.
Insomma, può dare noia.
Però ha i suoi vantaggi, nessuno che mi chiami per cognome per esempio: per parenti, conoscenti, amici io sono sempre e solo il mio nome di battesimo e non c'è rischio di far confusione.
Ma se ti chiami Carla, Fabio, Antonella, Massimo, Alessandro, Alessandra e mi telefoni una volta l'anno sotto Natale, dimmi come cavolo dovrei fare io a riconoscerti al volo.
- Ciao, sono Carla, come va?
- Uhm, bene... - (Carla chi?)
- E quindi questo Natale...?
E via con discorsi generici e buoni per tutte le occasioni e per tutte le carle del mondo. Fino a che un dettaglio ti rivela la vera identità del chiamante.
- E voi dove lo passate?
- A casa perché i bambini hanno la febbre, Agilulfo 38,2 e Dulcinea quasi 39.
(ah, quella Carla!)
Anche gli SMS, cristosanto, se cambiate scheda (e ce ne sono 3 o 4 che cambiano scheda ogni benedettissimo anno) e mandate un messaggino di "Buon Natale", se avete un nome comune scrivete pure qualcosa che possa identificarvi.
Chessò "Buon Natale a tutti - Rossana, quella zoccola" o "Auguri - Mario, quello pelato col doppiomento" potrebbero già aiutare a capire.
Ma ho divagato, veniamo al titolo.
Due amiche di mia moglie hanno lo stesso nome e quando lei mi parla di una di loro non precisa mai se si tratta dell'Antonella C, o dell'Antonella S. Mai.
Io per un po' ho chiesto (anni) poi mi sono sdato.
E quindi non domando più nulla e vado un po' a intuito, archiviando le info nel file dell'Anto C o dell'Anto S a piacer mio.
- L'Anto ha fatto parapendio domenica. (Ci penso e poi archivio come Anto C)
- L'Anto ha preso la scarlattina. (Uhm... Anto S)
- L'Anto si è sposata. (Anto C)
- L'Anto si è lasciata. (Anto S)
- L'Anto ha avuto la promozione. (Anto C)
- L'Anto ha visto la mostra dei Macchiaioli. (Anto S)
- L'Anto si è messa con il tale. (cestino)
- L'Anto ha cambiato la macchina. (Anto *)
- L'Anto qui. (Anto C)
- L'Anto là. (Anto S)
Alla fine ne ricavo un quadro composito e sicuramente inesatto, dell'Anto C e dell'Anto S, ma almeno non son più lì che chiedo:
- Quale Anto?
Tra le altre cose i miei gusti cinematografici sono simili a quelli dell'Anto S, mentre differiscono piuttosto dall'Anto C.
- L'Anto è stata a vedere Le Idi di Marzo, molto bello, dice.
Capite che così, io non so se andarci o no a vederlo (ok, in questo caso ci vado comunque, c'è Ryanello mio).
- Ottimo, andiamo a vederlo anche noi? C'è Ryan Gosling.
- Chi?
- Quello di Drive.
- Ah ok.


p.s. Le due Antonelle vere, so' meglio di 'ste due della foto!

20 gennaio 2012

Cinemah

Quando si prospetta una serata tutti presenti, io, mia moglie, nostro figlio piccolo (6), più l’altro mio figlio grande (22) e non c’è un programma preciso da onorare può succedere che mia moglie butti là:
-       C’è l’abbiamo un film che si può guardare tutti e quattro?
Il destinatario della domanda sono io, ma preferirei mi avesse chiesto la progettazione di un razzo per Marte o anche la ricetta della Coca-Cola, tanto è difficile da soddisfare l’apparente banalità di una simile esigenza.
4 Personaggi in cerca di un film loro-compatibile. Durissima.
·       P1 – donna, adulta, decisa ad attuare il progetto;
·       P2 – uomo, adulto ma di quell’adulto che bambini si nasce;
·       P3 – maschio, giovane, generalmente sfavato e poco incline ad adagiare le chiappe sul divano in compagnia di matusa e/o poppanti;
·       P4 – maschio, infante, pokémon/bear grylls-dipendente.

Partiamo da P1 e tiriamo via i film troppo dell’orrore, i troppo pulp, i troppo western, i troppo cinepanettone, i troppo arti marziali e i troppo fantascienza.  E quelli già visti (cosa per P2 incomprensibile).
Poi P2 che tira via, oltre a quelli già esclusi, i film troppo lunghi. Caro regista, se mi vai sui film di due ore e passa voglio una sorta di capolavoro, altrimenti, se mi propini una pellicola di media bellezza, un’ora e mezza ti deve bastare.
P3 cassa via i film italiani, tutti, senza una ragione precisa, semplicemente storcendo il naso e rifiutando di dar loro una chance. È giovane.
P4 a priori non eliminerebbe nulla, gli basta di sedersi accanto a P3 e strusciarsi di tanto in tanto al fratellone, ma P1 e P2 tendono ovviamente a precludergli la visione di pellicole inadatte all’età. P2 qualche anno fa gli permise di vedere Jurassik Park e ne paga ancora le conseguenze, P2 non P4.
La videoteca è piuttosto fornita ma nonostante ciò l’impresa si conferma ardua.
P2 spara titoli a raffica, ma senza una vera speranza di riuscita, infatti vengono regolarmente stroncati dai vari Pn in bazzica.
Alla fine ce ne sarebbe uno, soltanto uno, che potremmo vedere e che incarnerebbe a modo anche l'autoreferenzialità della serata. È Mission Impossible.

12 gennaio 2012

Terapia di Groupon

Tu e la tua metà vi siete chiesti perché state insieme, perché vi siete piaciuti?
Forse perché amate entrambi il cinema, il sesso estremo, le passeggiate nel bosco, lo snorkeling e le torte al cioccolato? Ci può stare, infatti, chi si somiglia si piglia.
Oppure perché siete agli antipodi e vi compensate, uno è istintivo e l'altro ragiona, uno mangia la coscia e l'altro il petto, uno ama il calcio e l'altro ama stirare? Ci può stare, infatti, gli opposti si attraggono.
O forse nella vostra storia c'è un giusto mix, un po' vi somigliate e un po' v'incastrate perché diversi. Può essere anche questo.
Io so esattamente perché io e mia moglie siamo fatti l'uno per l'altra: ognuno di noi ha un ruolo preciso. In cucina, a letto, nell'educazione della prole, nella spartizione dei giochi su La Settimana Enigmistica, nell'elaborazione e nell'attuazione dei programmi nel tempo libero.
Quest'attribuzione di mansioni dall'equilibrio jenghiano trova la sua sublimazione in quella mezz'ora quotidiana in cui lei, davanti alla sua posta elettronica, passa in rassegna le offerte dei vari Groupon, Groupalia, Poinx e compagnia cantando.
Lei legge a voce alta, quasi indifferente, ma di fatto propone. Io stronco. Il mio ruolo è quello, è la mia natura direbbe il cazzo di scorpione.
Il nostro rapporto si rinsalda se riusciamo a varare un perfetto mix tra offerte acquistate e bocciate.
Per far ciò serve della classe, non pensiate di agire a cuor leggero, magari distrattamente mentre state affettando le zucchine a julienne o spippolate col telecomando tra Bear Grylls e Gordon Ramsay. Occorre attenzione perché non potete bocciargliele tutte tutte, altrimenti, a un certo punto, lei s'innervosirà e finirà per accettare le prime 3 che gli capitano a tiro, chessò trascinandovi in un trekking di due giorni a Cesano Maderno, in un ristorante macrobiotico sui Monti Erei o portandovi a casa un'iguana verde dell'Amazzonia.
Ed ecco in esclusiva uno stralcio dei dialoghi che potreste ascoltare se solo aveste piazzato delle cimici da noi:
- Apriamo un conto WeBank?
- Conto? Con quali soldi?

- C'è un corso di lingua inglese online, l'inglese of course. Un mese 9 euro.
- A quest'età se non l'abbiamo ancora imparato non l'impariamo più.

- Piacere: Love kit con massaggiatore, manette, gel, palline da geisha e anello.
- Manette? Manette?
- C'è scritto Manette.
- Ah, beh, se c'è scritto. Anche anello poi, anello di che?

- E una poltrona-sacco BigBoy Giant Beanbag a scelta tra 10 colori?
- Uhm, però, solo dieci colori, ne aveva 16 il mio monitor Amstrad del 1985.
- Ma che c'entra?
- Sedici. (faccio sedici con le dita mostrandone prima dieci e poi sei)

- E un orologio con cardiofrequenzimetro?
- Non abbiamo manco il tempo di andarci a correre...

- Menu toscano per due a 35 euro?
- Più 30 alla babysitter, dimmi te dove sta il risparmio?

- 5 cavitazioni?
- Cavitaché?

- Biscottiera La Smilza (vedi foto) a solo 29,90?
- Ma dove la mettiamo?
- Ma è smilza, dice...
- Comunque siamo a dieta, compriamo una biscottiera?

- E abbonamento in palestra 10 ingressi 19 euro?
- Ecco sì, vai in palestra vai.

18 dicembre 2011

Le Affinità Lettive

Quando due persone, A e B, vanno a vivere insieme unendo i loro patrimoni intellettuali, a casa di A, a casa di B, in affitto a casa di C, o in una casa magari di A e B, capita che nella libreria, così come nella discoteca, si vadano a formare coppie di due articoli uguali. Stessi libri o stessi dischi.
Questa clonazione materiale che sprigiona dal sentimento che unisce A e B è un fenomeno a cui prestare molta attenzione perché può essere spia di scenari futuri, di normalità, di battaglie di coppia o di sempiterna comunione di anima e di fisico.
Fateci caso ai libri che si sono duplicati sui vostri scaffali (più che ai dischi, secondo me) perché possono fornire preziose rivelazioni riguardo alle affinità sulle quali avete puntato, sulla loro solidità o sulla loro fatale precarietà.
La riflessione del resto nasce spontanea quando A apre lo scatolone coi libri di B.
- Ehi, anche tu hai letto Guida all'imbalsamazione dei ratti?
State tranquilli che si tratta proprio della vostra cazzo di anima gemella.
Chiaramente più il volume che raddoppia è strampalato o di nicchia e più acqua porta al mulino della vostra felicità di coppia e della vostra intimità.
Ma se volete fare una cosa buona, anche se meno facile, potete indagare e soffermarvi anche sui testi che vi sareste aspettati sbucassero dallo scatolone dei libri del vostro partner ma che, inspiegabilmente, pare non ci fossero.
Se cercate sullo scaffale della letteratura americana Vuoi star zitta per favore? ma rinvenite soltanto la vostra vecchia copia, allora conviene che ci pensiate. Riflettete sul fatto che la vostra probabile metà non ha sentito la necessità di acquistarlo. Magari indagate se l'ha letto perché preso in prestito in biblioteca o da un amico, anche se vale di meno perché, comunque, non l'avrà ritenuto un libro da possedere(*).
La teoria può essere applicata anche in un'ottica preventiva, quando A, ancora indeciso se andare a vivere assieme a B, sbircia nella libreria a casa di B alla ricerca del suo romanzo feticcio. Nel caso, sarà d'uopo accertarsi che il volume non sia stato acquistato dalla futura suocera, nonché mamma di B.

Per quanto mi riguarda i libri (antecedenti al 1998) che ci siamo ritrovati doppi sono:
  • Il Bar sotto il mare - Stefano Benni
  • È già mercoledì e io no - Alessandro Bergonzoni
  • L'Alchimista - Paulo Coelho
  • Madame Bovary - Gustave Flaubert
  • Rimini - Pier Vittorio Tondelli (da cui lo spunto per questo post, grazie Alligatore)

(*) - I libri da possedere sono quelli che dopo la lettura da biblioteca o da amico ci si sente di dover acquistare per averne una copia con noi.

13 dicembre 2011

Friends - La lista

Il telefilm Friends per me è un toccasana. Se sono giù, pesco un episodio a caso, se ce n’è proprio bisogno due, e me lo sparo. L’alternativa è Notting Hill con quel cazzone avariato di Hugh Grant.
Capisco che questa confessione non mi spalancherà le porte per l’olimpo del machismo, ma va bene anche così. D’altra parte potrei lavorare sul mio morale paracadutandomi da tremila metri, o scalando la parete Rupal del Nanga Parbat, ma sono rimedi più complicati, oltre a non essere d’immediata fruizione temporale.
Un episodio a cui siamo particolarmente affezionati (anche mia moglie è della partita) è quello in cui Rachel e Ross (Jennifer Aniston e David Schwimmer) si concedono, come coppia, dei rispettivi tradimenti ipotetici (ep. 305 - La cassetta della posta). In soldoni, entrambi hanno la facoltà di redigere una lista di nomi di personaggi famosi con i quali potrebbero andare a letto con il permesso esplicito del partner.
Ross la fa addirittura plastificare inserendo Uma Thurman, Elizabeth Hurley, Michelle Pfeiffer, Dorothy Hammel e, come quinto nome, Winona Ryder (star locale) al posto di Isabella Rossellini perché, lo consiglia Chandler, la Rossellini è troppo internazionale e non avrebbe la minima speranza d’incontrarla. Ovviamente al termine dell’episodio Isabella, quella vera, si presenta al Central Perk e Ross ha il suo bel daffare per spiegarle che le ha preferito un'altra... e poi...
Siamo seri, chi di noi si sentirebbe di precludere al suo amore di passare una notte, nella improbabilissima ipotesi che questo potesse realizzarsi, con Scarlett Johansson o con George Clooney, a seconda dei casi e dei gusti? Certo non io.
Tutta 'sta menata perché volevo pubblicizzare una mia lista che, per ovvie ragioni, non andrò in tipografia a plastificare, chissà mai passando gli anni cambiassero pure i miei gusti.
Ma è vera la teoria per cui i gusti cambiano ogni sette anni? Nel caso è adesso.
Regole: la lista va compilata con persone tendenzialmente famose, coi vips diciamo, è vietato cacciarci dentro la commessa del negozio di intimo, la farmacista del paese, la vicina di casa o la cognata. Vietato. E no, non ci sono eccezioni. Sì, a me mi potete considerare vips.
La compilazione della lista autorizza la nostra metà a fare altrettanto, le due liste dovranno essere in qualche modo pubbliche e condivise.
La lista purtroppo non è atemporale, potete inserire pure la Marilyn o la Mangano o la Hepburn (K. o A. fate vobis), ma sprecherete soltanto delle possibilità.
Ed ecco la mia, ovvero le cinque donne con cui mia moglie mi consentirebbe di farci robe. Si tratta di un elenco senza una priorità, non è necessaria.

Maria Grazia Cucinotta (è un mio obiettivo storico, mi rendo conto che potreste obiettare, ma c’è tutta una storia personale dietro per cui devo riservarle un posto)
Scarlett Johansson (eh sì, che so’ scemo? Non è che devo per forza fare il bastian contrario pure qui, equivarrebbe a tagliarsi le palle con il mestolo)
Sienna Miller (mi ha stregato la pubblicità di Boss, che devo fa'? Ma lo sapevate che stava per sposarsi con lo sciroccato attore che fa l’amico di Hugh Grant in Notting Hill, ma lui era troppo geloso, dice)
Laura Morante (non c’è niente da spiegare)
Concita de Gregorio (ancor meno).
Aspetto le vostre liste.

p.s. Vabbè, Ryan Gosling non ce lo metto, uffi.

30 novembre 2011

Frasi Celibi - n. 1

(ovvero le tesi che nessuno ha mai sposato)

LA LEGGE DI MUFFIN
Se un soffice dolcetto può andar a male lo farà.
Preparate i muffin seguendo una ricetta che potete facilmente trovare in rete.
Una volta fatti gustateveli tutti, tranne uno che lascerete da una parte, fuori dal frigo.
Dopo qualche tempo diventerà immangiabile.
Allora vi sarà chiara anche l'origine del suo nome.

DUE PETI E DUE MISURE
Secondo la classificazione che Fibonacci, prima di occuparsi di stravaganti sequenze, volle applicare ai peti, questi si suddividono in tre Ordini primari, sulla base di udito, olfatto e misurabilità.
All'interno degli Ordini, le Classi: rumorosi e silenti; maleodoranti e neutri; lunghi e brevi.
Fibonacci provò anche che, riguardo alla misurabilità, a peto lungo segue quasi sistematicamente un peto breve, da qui il celebre modo di dire.

FARSI IN QUATTRO
Cinque amici blogger in partenza per l'Iran per un seminario dal titolo "come sbattere le persiane" si iscrivono a un corso per apprendere i primi rudimenti della lingua farsi. All'ultimo momento però, uno di loro preferisce optare per il creolo-haitiano, cosicché affronteranno il corso di farsi in quattro.

19 ottobre 2011

Per Elisa

Ovvero Il padrino parte seconda.
Una volta, quando ancora la Chiesa non mi aveva scomunicato per la mia improvvida adesione alle aperture della legge Fortuna, ero molto richiesto sul fronte battesimale. Così sono stato richiamato la prima volta da mia sorella, per mia nipote, ed è stato quando sono arrivato alla cerimonia in anticipo su tutti perché ero nella fase Il Padrino parte prima.
Le mie figliocce salirono a due, quando il buon Giacomo (sì quello che mi chiama Ciccio) mi precettò per il ruolo di padrino, anzi semipadrino perché c'era pure la Betta, per la sua primogenita, l'Elisa appunto. Era il 1996 e la pupa aveva finalmente visto la luce dopo una gravidanza da non prendere sotto tacco.
Approfitto quindi per fare un uso privato del blog pubblico e postare i miei più cari auguri alla mia figlioccia Elisa (vedi foto).
Di una cosa, Elisa, mi scuso... di averti costretto in quel di Tarquinia a sciropparti 15 puntate di Dragonball con quella cazzo di sfera di energia che veniva dal cielo e giù e giù senza arrivare mai, quando invece tu avevi espresso chiaramente la tua volontà: "Epperò io volevo colorare!".
Spero che poi ti sia potuta sfogare colorando uno, dieci e mille fogli così come hai colorato vivacemente le vite di Giacomo e Lucia.
E scusami anche per Pietro, lo so quanto possano essere fastidiosi i fratelli minori, probabilmente se non andavo a tirarlo via io stava ancora impalato là, nel corso di Massa Marittima. Capita a tutti di sbagliare, non farmene una colpa.
Certo, con i genitori che ti ritrovi, il mio ruolo è svilito assai, per dirla tutta mi sento mobbizzato come padrino. Mai una volta che ci sia stato un bisogno chessò di portarti a pallavolo o di venirti a pigliare davanti a una discoteca. Ti giuro che l'avrei fatto volentieri, scommetto che hai un sacco di amiche con le mamme bone.
Vabbè, seddarcaso fischia e io arriverò al galoppo, manco fossi il cavallo di Zorro.
The last but not the least I want to say goodbye in English so I'm sure your father will not undestand these words although exists Google Translate. I embrace you and send you a big kiss. Your godfather.

Ti lascio con un testo dei Vicini di casa, trattasi non di Cinesi di via di Peretola e nemmeno dei miei dal cantiere sempiterno, sono un gruppo musicale degli anni '70 che si eran presi la briga di descrivere quest'età (15 anni) che non ritorna. A dirlo a te, a me non sono tornati indietro nemmeno i sedici, i trentotto o i quarantaquattro. Tienilo a mente.

Ti ricordi più i nostri quindic'anni
sulla strada della scuola
ci s'incontrava
e parlando del più e del meno
dei nostri affanni con la radio sull'orecchio
si sentiva:
"I'm so young and you're so old
this my darling I've been told"
e quando uscivamo dal liceo
prendevamo insieme il primo tram al volo
e scandalizzando un prete mi baciavi
e guardandomi negl'occhi sussurravi:
"oh Carol I am but a fool
darling I love you though you treat me cruel"
quindic'anni quindic'anni quindic'anni
poesia di un'età che non ritorna
sulla bicicletta in due senza mani
matti come due cavalli io e te..
ogni sabato io ti aspettavo in casa
ma la geografia era una scusa
tu sapevi che correvi certi rischi
quando al buio sentivamo il giradischi:
"forever love me forever
forever say you'll be mine"
quindic'anni quindic'anni quindic'anni
poesia di un'età che non ritorna
una sigaretta un prato e le canzoni
i padroni del domani io e..
..anni quindic'anni quindic'anni
poesia di un'età che non ritorna
sulla bicicletta in due senza mani
matti come due cavalli io e te...


E se li volete riascoltare 'sti 15 anni...

18 settembre 2011

Moglie e blog

Detto a voi, mia moglie non legge il blog. Proprio se ne strabatte e io non so più come incuriosirla.
Gli inizi non furono certo incoraggianti "Ho aperto un blog" "Pure? Ma non ne vorrai fare troppe?"
Ma io duro, tengo botta. Poi se si cerca di smontarmi è proprio quando m'incaponisco. Ditemi che non sono in grado di stendere i panni e diventerò il re dell'acchiappino, ditemi che scrivo da schifo e prenderò il Pulitzer. Son fatto così.
A volte mi sente parlare con amici degli argomenti trattati in Linea d'Hombre e s'infastidisce perché non ne sa mezza, ma di andare a leggerseli non le passa per l'anticamera.
L’aspetto positivo è che qui sono libero di scrivere qualunque cosa, tipo che mi sono innamorato di Sienna Miller o della mia compagna di stanza, che sto pensando di vendere un rene (suo) a un anziano signore di Birmingham e che, se c'è una cosa che davvero adoro, è stirare.
Tanto non lo saprà mai.
__________________
Aggiornamento del 28 settembre: ok, mia moglie non ha ancora letto, ma quello ci sta. Come ci sta che nemmeno Sienna Miller abbia postato un commento. Mi stupisce un po' che non l'abbia letto la mia compagna di stanza, ma quello che mi lascia di stucco è che nemmeno l'anziano signore di Birmingham si sia fatto vivo. Su di lui ci contavo, ecco.
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