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27 gennaio 2016

Se questo è un cretino


Io per la giornata della memoria devo chiedere scusa.
Chiedo scusa perché 25 anni fa, durante una vacanza itinerante in Germania, passando da Buchenwald a visitare i luoghi della memoria, cosa ho pensato di fare nella mia troglodita ignoranza?
Ho pensato di staccare un pezzetto di filo spinato da quello che restava della recinzione.
Mi son pentito subito, quasi subito, ma comunque tardi: avevo già imboscato la reliquia nello zaino.
Qualche anno dopo, a casa, me ne sono liberato nella speranza di sentirmi un po' meno colpevole, ma non è servito.
Adesso e qui faccio un altro passo alla ricerca di una comprensione, anche da me stesso, che probabilmente non merito. La sensazione è quella di aver profanato un luogo sacro.
Vogliamo portare via tutto? Far sparire ogni traccia e ogni prova degli orrori? Certo che no, è proprio il contrario: vogliamo ricordare.
E il mio gesto non aiuta, è il gesto di un cretino, è irrispettoso.
Ed è per questo che chiedo scusa.


Intorno, tutto ci è nemico. Sopra di noi, si rincorrono le nuvole maligne, per separarci dal sole; da ogni parte ci stringe lo squallore del ferro in travaglio. I suoi confini non li abbiamo mai visti, ma sentiamo, tutto intorno, la presenza cattiva del filo spinato che ci segrega dal mondo.
(Primo Levi - Se questo è un uomo)

11 gennaio 2014

La mia sposa arrivò su una Jetta (*)

Non sono superstizioso, no davvero.
Passo sotto alle scale come se piovesse, rompo gli specchi a mazzate, non inchiodo l'auto né mi faccio sorpassare quando mi attraversa un gatto nero, inoltre parto e arrivo di venere e marte come pure do principio all'arte se capita.
E fin qui vaffanculo direte voi.
Però però c'ho un satanello dentro, un cugino di Beetlejuice o, chessò, una spina nell'anima che su un paio di circostanze piglia il nastro della mia mente di libero pensatore del ventunesimo secolo e lo riavvolge con il REW fino ai secoli bui del medioevo.
La prima è il pane, il suo verso a riposo, ma qui me la canto e me la suono perché a casa mia, lo compro, lo maneggio e lo mangio soltanto io e quindi è facile tenerlo sempre appoggiato sulla base.
La seconda è il cappello sul letto. Il cappello sul letto non ce la fo proprio. E qui devo lottare perché da me non se la filano questa cosa e capita che allestiscano una vera e propria modisteria sui nostri giacigli e io son lì che passo e ripulisco e metto in guardia e minaccio e santinquisisco ma nulla, continuano a levarsi la berrettaglia e a scaraventarla sul letto.
Non riesco neppure a mettere un'immagine che rappresenti l'incosciente combinazione, tantomeno a digitare la stringa su san Gugol motore martire e quindi posterò un gatto, ché quello va sempre bene.

(*) La Jetta ('84) sta alla Volkswagen come la Duna sta alla Fiat.

21 giugno 2012

Di Sasso restare

Matera è qualche cosa, insomma, va vista.
Ti resta negli occhi, la sua storia, il caldo torrido, la gravina, i paesaggi delle colline attorno e la sensazione privilegiata d’essere in un buco segreto di mondo.
Anche parcheggiare in piazza San Pietro Caveoso, dov’è stato flagellato Jim Caviezel in The Passion di Mel Gibson, fa un certo effetto, cristosanto.
Epperò, 'sti Sassi, son patrimonio, sì, ma di chi?
Dell’Unesco, dei materani, dell’umanità? Certo, quello è che canalizza il flusso continuo di visitatori: i Sassi.
E allora, se mi permettete, non so bene a chi rivolgermi, questi Sassi dovrebbero essere mantenuti a garbo. Non si può visitarli e scoprire che all’interno vi sono abbandonati rifiuti di ogni genere che nessuno si prende cura di togliere o di segnalarne la presenza.
Ci siamo imbattuti in alcuni Sassi davvero vergognosi. Così, a memoria, ricordo tracce inqualificabili della civiltà moderna: bottiglie vuote di birra, sacchetti in plastica pieni d’immondizia, bucce di cocomero a gogò, tavolini da giardino semi-apparecchiati, sacchi a pelo, gomme di bicicletta, ammassi indistinti di calcinacci e terra, lattine.
Va da sé che visitare i Sassi, per loro natura, ci s’immagina che non sia come andare a zonzo in un salone degli arazzi, ma un conto è il grezzo naturale, l’odore di vissuto e di muffa di un Sasso scavato nella calcarenite e un conto è l’abbandono e l’incuria in cui alcune grotte versano.
Che devo dire? Son rimasto stupito anche che ci abbiano accompagnato nel nostro giro guidato al cospetto dei Sassi profanati dalla sporcizia (e non era materiale del giorno prima, vi assicuro). Non sarebbe cambiato molto ma, almeno, fatevi  furbi: portate i turisti dov'è pulito e nel frattempo (SUBITO!) sbrattate il resto.
Basta poco, una mattinata e un manipolo di volontari.

Quanto alla soundtrack di Matera consiglio Johnny Cash, io l'ho sentita là, alla radio, venendo via e... beh.

5 giugno 2012

Cronache dall'autogrill: Coco Phone

A me dovete darmi il nome - uno solo, me ne basta uno! - di quel sant'uomo che spende 20 euri in quest'aggeggio. Una cornetta telefonica vecchio stile, con tanto di filo a spirale, da collegare a dispositivi ultrapiatti e proiettati nel futuro. Un irragionevole balzo nella preistoria che intende propinarci un catafalco al posto del BlueTooth.
Non serve un uomo sano di mente, ne basta uno così così, per capire che dovrebbe essere un prodotto invendibile, eppure... eppure il fatto che sia lì, esposta a mo' di gioiello della corona, negli angusti passaggi del relax autostradale, fa pensare il contrario.
E allora, se per strada vi capiterà di vedere un daft prick (*) che usa la cornettona anni settanta di Coco Phone, vi preeego, chiedetegli come si chiama e fatemelo sapere.

In appendice, a qualcuno interesserà sapere che Grugnino non demorde, ne hanno sfornati addirittura due modelli nuovi. Il primo enorme, probabilmente una misura da alano. Il secondo, in accordo alla giornata mondiale dell'ambiente, con erba e fiorellini stampigliati sulla panciotta gommosa.
Ero coi miei figli e, come contrappasso impone, ho dovuto tirarli via a forza dalle mandrie ammaliatrici dei maialino Grugnino.

(*) cazzone avariato (grazie singlemama)

3 maggio 2012

C'è da stupirsi

La primavera ha tuttora un potere straordinario su di me, ogni anno mi stupisce, così come la stupidità delle persone, ogni volta che si manifesta. La radice etimologica è la stessa (da stupeo – son stordito, sono attonito), sarà per quello.
Eppure non dovrei stupirmi, ho un’età. Io ne ho viste di cose, pur rimanendo a distanza di sicurezza dalle porte di Tannähuser, ma la stupidità, quella pura, senza una radice logica, quella che spunta priva di senso come gramigna sull’autostrada, quella stupidità mi lascia sempre senza fiato.
Sono come un bimbo davanti a un trenino.
Poi però sorrido, penso che non è possibile, classifico il fenomeno come frutto di un allineamento irripetibile di pianeti e, quindi, sono di nuovo pronto a stupirmi: vergine e penetrabile dal prossimo, immancabile atto della stupidità umana.
Son fatto così, e un po’ mi dispiace.


p.s. Non mi somiglia manco pe' gnente, semmai al Rampizzi.
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