Sono stato al mercatino della scuola media di mio figlio.
Carini tutti questi ragazzi che si danno un gran daffare per risollevare le sorti della loro malmessa scuola.
Noi abbiamo fornito una cinquantina di vasetti di piantine grasse che sono andati via come il pane.
Mi ha colpito un ragazzino molto sveglio che mi ha appioppato il giornalino della scuola, probabilmente leggendomi nell'intimo, convincendomi con lo sguardo ammiccante che accompagnava un "Oh, c'è pure un cruciverba".
La riflessione è che un cruciverba possa avere ancora un effetto positivo sulla tiratura di uno stampato, anche sulla generazione dei nativi digitali. Bon, dai, mi pare positivo.
Anche se in realtà quello che ho apprezzato di più è stato l'oroscopo, con frasi del tipo: Sei dei Pesci? Spero che tu sappia nuotare perché affogherai nei compiti.
Piccoli umoristi crescono.
E comunque ho contribuito anche con il contante acquistando un'intera annata di Topolino (53 numeri) al prezzaccio di venti euri.
Li tengo al cesso dopo che ho sentito Bebe Vio chiosare: Chi è che non ha un Topolino in bagno?
E sì, leggetelo Topolino, fa cultura.
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7 maggio 2019
19 marzo 2019
La calma è la virtù dei genitori che hanno un figlio che studia
Oggi mi sono
Non lo so come, ma te le leva dalle mani, o te le leverebbe diciamo.
Un pomeriggio zeppo di cazzeggio e fissaggio muri per arrivare al dopocena con 3 materie dico tre ancora da affrontare con tipo: 3 paginate di inglese, tutto il programma di artistica finora fatto, le equazioni dalla a alla x e circa diciottomila piani cartesiani da realizzare graficamente e da farcirli di rette passanti per l'origine.
Alle 22 ho sclerato e sono scappato a portare fuori il cane per evitare pestaggi al minore.
Adesso c'è su dolcemetà che lo rampogna per bene, ormai sono mesi che l'unica tattica che siamo in grado di adottare con lui è: poliziotto cattivo e poliziotto cattivissimo.
Ma niente, a lui gli scivola tutto addosso, poco gli frega di un bercio, di 15 gg senza la Play o di cosa cambia o non cambia segno in un'equazione.
C'ha ragione lui? È avanti? È adolescente?
No, è solo stronzo.
E dire che è pure la festa del papà e che al mio rientro a casa mi ha accolto con un "BU" da dietro uno stipite e un regalino (che non ha manco aspettato che scartassi e se l'è filata).
Ora son qui con una sagoma di Silvan alta due metri (il magone) e sinceramente penso che quando sfilerò davanti alla sua porta per andare a nanna (vado presto che ho un capolavoro di libro per le mani, ma ve ne parlerò poi) non l'aprirò per il solito bacino della buonanotte, tirerò dritto. Orgoglione lui, orgoglione io.
E staremo incazzosi per un po'.
Ma poi tutto s'appianerà, tipo tra dieci anni, ecco.
4 marzo 2019
La mia bambina
Non tutti ce l'hanno avuta un'infanzia felice.
Prendete me, ad esempio, mica mi avrebbe fatto schifo, ma nulla.
Se mi guardo indietro non mi commuovo e non mi sciolgo, come pare funzioni ripensando agli anni da bambini.
E pure Gesù non le ascoltava le mie preghiere notturne, anche quando io ero costretta ad ascoltarmi di tutto.
Quando andava bene sentivo mio padre che rientrava tardi e mia madre che lo buttava fuori.
Quando andava meno bene non sentivo rientrare proprio nessuno.
E a quella madre mezzo abbandonata, tradita, urlata e offesa, a quella madre posso fare una colpa se non aveva voglia di venirmi ad abbracciare?
Potevo crepare in attesa di un bacino sfiorato nel buio o di una coperta rimboccata.
Fortuna che c'era una via laterale, una stradina senza sfondo, dove scorreva senza scorrere la mia esistenza a puntate, quella però felice e che non poteva rubarmi nessuno, quella dei temi dati a scuola.
Lì sì c'era un fiorire di vita da mandare a memoria, pieno di mamme che ti portano ai giardini a giocare, di vacanze al mare con i cugini e di babbi presenti e pieni d'attenzioni. Quei babbi che ti riempiono di regali e ti soffocano di abbracci al sussurro di "la mia bambina, la mia bambina...".
Ma fuori dai temi era un'altra storia.
C'erano baci da non desiderare, c'erano frasi da non sentire e facce da non vedere.
E così la notte, rannicchiata nel letto e abbracciata al cuscino, chiudevo gli occhi e li premevo forte con i polpastrelli delle dita, fino a quando dal buio non comparivano vivide, a ritinteggiare il mio mondo, le copertine dei quaderni.
Prendete me, ad esempio, mica mi avrebbe fatto schifo, ma nulla.
Se mi guardo indietro non mi commuovo e non mi sciolgo, come pare funzioni ripensando agli anni da bambini.
E pure Gesù non le ascoltava le mie preghiere notturne, anche quando io ero costretta ad ascoltarmi di tutto.
Quando andava bene sentivo mio padre che rientrava tardi e mia madre che lo buttava fuori.
Quando andava meno bene non sentivo rientrare proprio nessuno.
E a quella madre mezzo abbandonata, tradita, urlata e offesa, a quella madre posso fare una colpa se non aveva voglia di venirmi ad abbracciare?
Potevo crepare in attesa di un bacino sfiorato nel buio o di una coperta rimboccata.
Fortuna che c'era una via laterale, una stradina senza sfondo, dove scorreva senza scorrere la mia esistenza a puntate, quella però felice e che non poteva rubarmi nessuno, quella dei temi dati a scuola.
Lì sì c'era un fiorire di vita da mandare a memoria, pieno di mamme che ti portano ai giardini a giocare, di vacanze al mare con i cugini e di babbi presenti e pieni d'attenzioni. Quei babbi che ti riempiono di regali e ti soffocano di abbracci al sussurro di "la mia bambina, la mia bambina...".
Ma fuori dai temi era un'altra storia.
C'erano baci da non desiderare, c'erano frasi da non sentire e facce da non vedere.
E così la notte, rannicchiata nel letto e abbracciata al cuscino, chiudevo gli occhi e li premevo forte con i polpastrelli delle dita, fino a quando dal buio non comparivano vivide, a ritinteggiare il mio mondo, le copertine dei quaderni.
8 gennaio 2019
pa pa pa paaa
Erano a letto, sdraiati pancia in su, ognuno con il suo libro.
Lei leggeva qualcosa di De Carlo, Due di due, Tre per due, Uno di noi due, Tre fratto due o comunque una roba del genere.
Lui era su L'uomo che cade.
Lei cercava di incamerare un paio di capitoli per poi mettersi giù e crollare prima di lui e del suo rumoroso addormentarsi.
Lui cercava di portare a casa un paio di capitoli giusto per il progredire, anche se faceva un'inconsueta fatica. Nonostante il libro fosse scritto da dio, o da DeLillo che è un po' la stessa cosa, c'era spesso bisogno di rileggere dei pezzi, per meglio comprendere o apprezzare, per dare al testo tutta l'attenzione che meritava.
Poi lei stacca gli occhi dal libro e si volta verso di lui:
"Come fa la nona di Beethoven?"
"Pa pa pa paaa".
"Sicuro?"
Beethoven a lui gli fa sempre venire in mente un'interrogazione delle medie con il suo professore argentino, Diego si chiamava, o forse Lopez, o magari Diego Lopez. Di sicuro era argentino.
Della vita di Ludwig van doveva parlare e raccontò anche che da vecchio, quel gran genio della musica, diventò cieco.
Non lo corresse subito, solo alla fine, quando lo rimandò a posto con un sei:
"Ricorda di non dire più a nessuno che Beethoven divenne cieco da vecchio", questo gli disse Diego, o Lopez, o quel che era.
Eppure l'aveva visto quel ritratto del musicista piegato sul piano con il corno all'orecchio, o forse se l'era solo immaginato poi, vabbè, ormai era fatta.
Non è proprio sicuro che sia la nona sinfonia quella del pa pa pa paaa, l'indomani avrebbe googlato, ma quasi.
"Ma quasi" precisò.
Continuò a pensare al professore argentino e gli vennero in mente certi disegni che Diego buttava giù con gran maestria durante le interrogazioni dei ragazzi. Disegnava moto viste davanti, solo così, ma erano perfette.
Le disegnava con la penna, senza uno sbaffo, un'errore, non ci voleva uno scienziato per capire che era la sua specialità vera.
Fottute moto viste davanti, che invidia.
Lei leggeva qualcosa di De Carlo, Due di due, Tre per due, Uno di noi due, Tre fratto due o comunque una roba del genere.
Lui era su L'uomo che cade.
Lei cercava di incamerare un paio di capitoli per poi mettersi giù e crollare prima di lui e del suo rumoroso addormentarsi.
Lui cercava di portare a casa un paio di capitoli giusto per il progredire, anche se faceva un'inconsueta fatica. Nonostante il libro fosse scritto da dio, o da DeLillo che è un po' la stessa cosa, c'era spesso bisogno di rileggere dei pezzi, per meglio comprendere o apprezzare, per dare al testo tutta l'attenzione che meritava.
Poi lei stacca gli occhi dal libro e si volta verso di lui:
"Come fa la nona di Beethoven?"
"Pa pa pa paaa".
"Sicuro?"
Beethoven a lui gli fa sempre venire in mente un'interrogazione delle medie con il suo professore argentino, Diego si chiamava, o forse Lopez, o magari Diego Lopez. Di sicuro era argentino.
Della vita di Ludwig van doveva parlare e raccontò anche che da vecchio, quel gran genio della musica, diventò cieco.
Non lo corresse subito, solo alla fine, quando lo rimandò a posto con un sei:
"Ricorda di non dire più a nessuno che Beethoven divenne cieco da vecchio", questo gli disse Diego, o Lopez, o quel che era.
Eppure l'aveva visto quel ritratto del musicista piegato sul piano con il corno all'orecchio, o forse se l'era solo immaginato poi, vabbè, ormai era fatta.
Non è proprio sicuro che sia la nona sinfonia quella del pa pa pa paaa, l'indomani avrebbe googlato, ma quasi.
"Ma quasi" precisò.
Continuò a pensare al professore argentino e gli vennero in mente certi disegni che Diego buttava giù con gran maestria durante le interrogazioni dei ragazzi. Disegnava moto viste davanti, solo così, ma erano perfette.
Le disegnava con la penna, senza uno sbaffo, un'errore, non ci voleva uno scienziato per capire che era la sua specialità vera.
Fottute moto viste davanti, che invidia.
24 gennaio 2018
Bulli e dannati
Bullizzato da i' Bulli!Se vi chiedevate chi avesse dato il nome al fenomeno è perché non eravate con me quella quarantina e spicci di anni fa quando il Bulli, prima mi costrinse dietro una macchina, e poi mi sorbottò di calci e pugni.
Finì che caddi di faccia sull'asfalto e sanguinai pure.
La mi' mamma non fece discorsi... chi è stato? Ah, quello? Lascia fare, son strani.
E fine lì, io mi tenni dolori e croste. Nessuno teneva incontri sul bullismo all'epoca e nessuno aveva tempo per approfondire certe bischerate.
Comunque poi, quando la racconto, così com'è andata, la gente ride, per via del Bulli bullo, e ride e ride.
Non sono forse queste risate esse stesse bullismo?
23 agosto 2017
Giulietta senza Romeo
Lei aveva gli occhi di una cerbiatta, ma davvero mica per dire.
Noi avevamo quindici anni ed eravamo tutti innamorati di lei, della Giulia, che se ti capitava di toccarle il culo dai jeans per le scale si arrabbiava sì ma anche un po' per finta, quasi per ruolo.
Aveva quella fruit a V rosa fucsia e noi che le tiravamo le matite dicendo me la prendi mi è caduta. E lei che si sporgeva dal banco senza farsi pregare e si piegava generosamente verso di noi regalandoci una sbirciata su un reggiseno di pizzo nero. E non l'avevamo mai visto un reggiseno indossato, di pizzo poi.
A fine anno suo padre - un impiegato di non so che banca che dio, o chi per lui, l'abbia in gloria - fu trasferito a Verona. Non a Campi Bisenzio, cristo, a Verona!
E lei, la Giulia, l'ultimo giorno di scuola ci portò delle sue foto, quasi fossero le cartoline già autografate con cui andavano in giro i vip nell'era del preselfie.
Io mi misi timidamente in coda e riuscii ad accaparrarmene una che Giulia accompagnò con un sorrisone, no che non sembrava così dispiaciuta di partire.
Erano foto dai formati più strani, forse ritagliate da altre più grandi, forse stampate artigianalmente. La mia era pure un po' sfocata, a dirla tutta.
Caro il babbo della mia Giulia, comunque grazie, che ti sei trasferito a Verona, magari per due palanche di più, e non c'è stato più verso di ritrovarla la tua benedetta figliola dagli occhi da cerbiatta, manco sul faccialibro manco.
8 marzo 2017
A qualcuno serve un semiperimetro?
Sempre a margine della scuola del figlio e della cultura a giorni alterni.
Ora posso capire, ed è un aspetto senz'altro positivo, che gli argomenti di studio siano aggiornati rispetto a 40 anni fa per l'effettiva necessità di trattare temi che erano ignoti o non così impellenti.
Tipo tutti i risvolti legati all'ecosostenibilità, dettati dal fatale declino del pianeta. Vedi l'impronta ecologica, sapete cos'è l'impronta ecologica?
Io non lo sapevo cos'era, e adesso comunque lo so solo a grandi linee, ma è necessario che i nostri ragazzi la studino e comincino a ragionarci sopra (certo anche noi).
Epperò materie e argomenti sviscerati dai più grandi studiosi di sempre e rimasti inalterati negli anni, ma perché dovrebbero cambiare?
A parte i Sumeri, dei quali ho già parlato a suo tempo.
Ma l'aritmetica e la geometria non dovrebbero essere la stessa pappa di mille anni fa? Numero di decimali attribuibili al pi greco escluso.
Il perimetro che 40 didattici anni fa era p e basta, adesso pare che sia diventato 2p. 2p?
Cioè p pare che sia il semiperimetro, un concetto utilissimo in natura, immagino.
A chi serve la metà del perimetro di qualcosa? Proprio non dovrebbe essere una misura degna di possedere un'abbreviazione propria, figuriamoci poi usurpare la fottuta p del perimetro.
Nasce qui e oggi il movimento per l'abolizione del semiperimetro.
Firma sotto la petizione se vuoi anche tu una p che stia per perimetro e basta.
24 gennaio 2017
La cultura a giorni alterni
Va così che, con la testa che ci si ritrova a una certa età, può
considerarsi un privilegio bello e buono dare una mano ai figli con
la scuola.
Capita di riscoprire succosi particolari storici, rinfrescare sopite regole di semplificazioni algebriche e stupirsi ancora davanti agli spicchi meridianici. E non è male.
Però se siete organizzati come da me, non lo sapete cosa vi tocca. In pratica io e dolcemetà ci alterniamo - un po' in base a voglia e disponibilità ma, molto più spesso, a caso - negli impegni familiari, che siano legati allo studio di France, agli allenamenti, al dentista, al cucinare o ai bisogni di Juno (ma è femmina).
E quindi finisce che questa nuova istruzione che ci si fa, di riflesso a quella dello studente deputato, sia costruita a salto del canguro con i vantaggi e le controindicazioni del caso.
E al fin della fiera sono il massimo esperto di dittonghi e iati ma di Carlo Magno e di Aquisgrana non so un cazzo (*).
(*) A parte che Aquisgrana contiene un dittongo.
Capita di riscoprire succosi particolari storici, rinfrescare sopite regole di semplificazioni algebriche e stupirsi ancora davanti agli spicchi meridianici. E non è male.
Però se siete organizzati come da me, non lo sapete cosa vi tocca. In pratica io e dolcemetà ci alterniamo - un po' in base a voglia e disponibilità ma, molto più spesso, a caso - negli impegni familiari, che siano legati allo studio di France, agli allenamenti, al dentista, al cucinare o ai bisogni di Juno (ma è femmina).
E quindi finisce che questa nuova istruzione che ci si fa, di riflesso a quella dello studente deputato, sia costruita a salto del canguro con i vantaggi e le controindicazioni del caso.
E al fin della fiera sono il massimo esperto di dittonghi e iati ma di Carlo Magno e di Aquisgrana non so un cazzo (*).
(*) A parte che Aquisgrana contiene un dittongo.
21 settembre 2016
Non cambiare nulla affinché nulla cambi
Alla scuola italiana il Gattopardo non lega manco le scarpe.
Stamani ce l'ho alta, come si dice dalle nostre parti.
Mi son bastati 3 giorni di scuola media di figlio due per restare basito, esterrefatto, stupito e quel che è peggio DELUSO.
Quaranta lunghissimi anni, una vita, son passati da quando facevo le medie io e non è cambiato nulla. Ma nulla!
Parlo del mio comune, dello stesso plesso scolastico di allora, per il resto d'Italia non lo so di preciso, ma non credo che nella maggioranza dei casi sia molto diverso.
Ancora i libri?
Ma cristodiddìo non trovate la cosa vergognosa a livelli assurdi? Io sì.
Nei 40 anni in assoluto più rivoluzionari nel campo dell'informazione e della comunicazione per la storia dell'uomo, a scuola, in quello che dovrebbe essere il regno, il nucleo fondante. il big bang di tutto ciò che è studio e informazione, non si è fatto un passo avanti uno?
Siamo un paese indegno.
I nostri ragazzi ancora fruiscono delle, peraltro straordinarie, invenzioni di un contadino sumero di 5.000 anni fa e di un tipografo tedesco del tardo medioevo.
Ma se io adesso ho nello spazio dell'unghia del pollice un magazzino di dati equivalente a quello che si poteva ottenere 40 anni fa con un campo di calcio pieno di computer, vorrà dire qualcosa oppure no? (dico a caso, ma è per capirsi)
Cosa deve succedere? Ma subito.
Oggi:
- Spendiamo 300 euro di libri l'anno
- I ragazzi vanno a scuola schiacciati dai loro zaini e spesso senza libri dimenticati o volutamente non presi.
Domani:
- Spendo 100 euro in un tablet/e-reader
- Spendo 150 euro di libri in formato e-book (salvaguardando la lobby dell'editoria che guadagno più così che vendendomi il libro stampato)
- Risparmio 50 euro che diamo ai tipografi che si trovino un altro lavoro
- Dal secondo anno risparmio 150 euro
- I ragazzi vanno a scuola (leggeri) con un solo apparecchio che sostituisce TUTTI i libri e - IN PIU' E GRATIS - consente accesso al dizionario e al traduttore.
Per i poco esperti ricordo che sull'ebook si può sottolineare, copiare, ritagliare con una facilità estrema.
E non voglio mettermi ad analizzare altri vantaggi, di minore importanza (forse), che comunque ci sono.
E non si sta parlando di una tecnologia del futuro, si tratta di una tecnologia VECCHIA di dieci anni.
Ma cosa stiamo aspettando?
Ma se non riusciamo a realizzare nemmeno le cose semplici, già bell'e praticamente fatte, come questa (perché sarebbe davvero SEMPLICE), ma dove vogliamo andare?
Tristezza.
E la sapete l'ultima? Nei due giorni in cui fanno ginnastica, ancora si devono portare avanti e indietro le scarpe da ginnastica in una busta. Nemmeno un fetente armadietto comune (non mi azzardo a dire singolo) per tenerci le scarpe da palestra sono riusciti ad installare in 40 anni!
Tristezza al quadrato.
Sono i nostri figli, e guardateli il giorno che vanno a scuola con lo zaino sulle spalle, la busta delle scarpe in una mano e la cartelletta di tecnologia nell'altra... vergogniamoci un po' tutti.
Però una cosa, a guardar bene, è cambiata: il diario imposto. Cioè - non sto scherzando! - hanno fatto stampare un diario uguale per tutti, omologando e appiattendo la personalità di ognuno.
Senza vignette, senza curiosità, senza disegni, proprio anche brutto.
Esagero? Non credo, ma vi ricordate la gioia che era scegliere il diario che ti avrebbe accompagnato per 9 mesi?
Epurati anche Charlie Brown e Cocco Bill.
Tristezza al cubo.
28 marzo 2016
Sai copiare i temi di un bambino di quinta?
- I bambini hanno diritto alla privacy?
- Certo
- Anche i bambini di dieci anni?
- Certo
- Beh, non in questa casa!
E quando France verrà a sapere della pubblicazione degli estratti dai suoi temi io speriamo che me la cavo.
Descrivi con ricchezza di particolari un ambiente delle tue vacanze
Myrtos, la spiaggia più bella di Cefalonia, è una spiaggia di sassi, sassi piccoli, grandi, medi, neri, rosa, bianchi e anche di un po' di sabbia. A sinistra c'è un bar, non molto piccolo come i bar delle altre spiagge, è abbastanza grande tipo come due elefanti africani sdraiati.
Le mie scarpe raccontano
Ciao, io sono scarpa da basket e il mio padrone ha dieci anni, io solo due. Lui gioca a basket da quattro anni, io solo da due. Insomma, lui mi batte in tutto, tranne che in ammortizzatori, lì vinco io due a zero.
Un ippopotamo nella piscina
Guardai fuori dalla finestra e c'era l'ippopotamo, scesi in giardino ma vidi solo una roccia, risalii e vidi l'ippopotamo, scesi velocissimo (a 1000 km al mese) aprii la porta e caddi nella piscina di fango e mentre ero sotto al fango pensai che ci fosse stato un ippopotamo ma lì fuori c'era una roccia.
Poi tornai a letto pensando di essere pazzo.
Scrivi una lettera a una tua insegnante
Cara maestra Claudia, scusa se mi sono comportato male durante le ultime lezioni. Spero di non scordarmi di nuovo la chiavetta usb. Anzi, me lo scrivo sul diario: per lunedì portare la chiavetta usb.
Racconto fantasy: Rohan il guerriero
Era a due draghi di distanza dal re degli Orchi. Lanciò la sua lancia sulla mano dell'Orco, poi si avvicinò: "Mossa suprema!" e gli staccò la testa.
Pregi e difetti nel mondo delle femmine
Uno dei loro difetti è che sono femmine e i maschi non sopportano le femmine anche se non so perché. Hanno i capelli troppo lunghi, e quando si girano di scatto ti colpiscono la faccia, non vedi più nulla, perdi l'equilibrio e cadi a terra.
Poi dicono sempre "Cosa?"
Ad esempio se dici "Ciao", loro rispondono "Cosa?"
E non ascoltano, hanno cose di meglio da fare: tipo guardare le mattonelle.
Racconto giallo: Nel cortile sono comparse delle impronte misteriose
Nei dintorni di Palermo in un paesino tranquillo tranquillo sparì il sindaco e quindi Marco il detective si mise ad indagare. Marco osservò attentamente il cortile del sindaco e vide sul fango venti impronte che uscivano e dieci che entravano: "Molto strano!"
La gara di Gibo
A Cnosso viveva un ragazzo di nome Gibo che voleva vincere una gara di cavalli. Mentre tornava a casa trovò Bibo che gli disse:
"Ti sfido a un giro di tutta Cnosso, si parte da qui e il traguardo è qui".
"Quando si parte?"
"Ieri mattina!"
"Come ieri mattina?"
"No dai era uno scherzo, domani mattina".
- Certo
- Anche i bambini di dieci anni?
- Certo
- Beh, non in questa casa!
E quando France verrà a sapere della pubblicazione degli estratti dai suoi temi io speriamo che me la cavo.
Descrivi con ricchezza di particolari un ambiente delle tue vacanze
Myrtos, la spiaggia più bella di Cefalonia, è una spiaggia di sassi, sassi piccoli, grandi, medi, neri, rosa, bianchi e anche di un po' di sabbia. A sinistra c'è un bar, non molto piccolo come i bar delle altre spiagge, è abbastanza grande tipo come due elefanti africani sdraiati.
Le mie scarpe raccontano
Ciao, io sono scarpa da basket e il mio padrone ha dieci anni, io solo due. Lui gioca a basket da quattro anni, io solo da due. Insomma, lui mi batte in tutto, tranne che in ammortizzatori, lì vinco io due a zero.
Un ippopotamo nella piscina
Guardai fuori dalla finestra e c'era l'ippopotamo, scesi in giardino ma vidi solo una roccia, risalii e vidi l'ippopotamo, scesi velocissimo (a 1000 km al mese) aprii la porta e caddi nella piscina di fango e mentre ero sotto al fango pensai che ci fosse stato un ippopotamo ma lì fuori c'era una roccia.
Poi tornai a letto pensando di essere pazzo.
Scrivi una lettera a una tua insegnante
Cara maestra Claudia, scusa se mi sono comportato male durante le ultime lezioni. Spero di non scordarmi di nuovo la chiavetta usb. Anzi, me lo scrivo sul diario: per lunedì portare la chiavetta usb.
Racconto fantasy: Rohan il guerriero
Era a due draghi di distanza dal re degli Orchi. Lanciò la sua lancia sulla mano dell'Orco, poi si avvicinò: "Mossa suprema!" e gli staccò la testa.
Pregi e difetti nel mondo delle femmine
Uno dei loro difetti è che sono femmine e i maschi non sopportano le femmine anche se non so perché. Hanno i capelli troppo lunghi, e quando si girano di scatto ti colpiscono la faccia, non vedi più nulla, perdi l'equilibrio e cadi a terra.
Poi dicono sempre "Cosa?"
Ad esempio se dici "Ciao", loro rispondono "Cosa?"
E non ascoltano, hanno cose di meglio da fare: tipo guardare le mattonelle.
Racconto giallo: Nel cortile sono comparse delle impronte misteriose
Nei dintorni di Palermo in un paesino tranquillo tranquillo sparì il sindaco e quindi Marco il detective si mise ad indagare. Marco osservò attentamente il cortile del sindaco e vide sul fango venti impronte che uscivano e dieci che entravano: "Molto strano!"
La gara di Gibo
A Cnosso viveva un ragazzo di nome Gibo che voleva vincere una gara di cavalli. Mentre tornava a casa trovò Bibo che gli disse:
"Ti sfido a un giro di tutta Cnosso, si parte da qui e il traguardo è qui".
"Quando si parte?"
"Ieri mattina!"
"Come ieri mattina?"
"No dai era uno scherzo, domani mattina".
14 marzo 2016
Frazionare per resistere
Il principio era il profe, il mio profe di Diritto Economia Emilio Signorini, detto anche "è vero, naturalmente è vero". Egli, vedendoci alquanto depressi attorno ai primi d’ottobre per la fine dell’anno scolastico che appariva lontanissima e quasi irreale, ci disse:
- Su di morale, ragazzi, che del vostro anno ne è già passato un diciottesimo!
Con me funzionò subito: pensare che dopo appena altre stupide diciassette parti dell’intero sarebbero arrivate le vacanze produceva una vaga, anche se immotivata, gioia.
E da allora fraziono il frazionabile quando devo resistere a qualcosa di particolarmente lungo e/o fastidioso e/o noioso.
E frazionando la situazione migliora, il mio cervellino bacato proietta un grafico a torta con le fette trascorse colorate e tutto mi sembra più agevole.
E la fine dello strazio o il completamento dell’opera appare, se non vicino, almeno concreto.
D’accordo è soltanto una roba che origina dalla mente, siamo allineati, ma del resto è lei che comanda qui.
Questo post vi sembra lungo? Tranquilli ne avete già letti i tre quinti.
Correte? Frazionate il tratto in salita in terzi, o in sesti (coi multipli di tre mi viene meglio) e poi quando state con la lingua a terra consolatevi pensando a quanti ne avete già corsi, vi sentirete riavere.
Siete a una di quelle riunioni in cui qualcuno blatera a vanvera? Frazionate il tempo totale e mettetelo in relazione con quello già trascorso.
Attenzione - maneggiare con cautela! - non funziona con le cose buone.
Se vi mettete lì a frazionare la vita capace chi vi viene voglia di andare a tirare un calcio in culo all’Emilio su.
- Su di morale, ragazzi, che del vostro anno ne è già passato un diciottesimo!
Con me funzionò subito: pensare che dopo appena altre stupide diciassette parti dell’intero sarebbero arrivate le vacanze produceva una vaga, anche se immotivata, gioia.
E da allora fraziono il frazionabile quando devo resistere a qualcosa di particolarmente lungo e/o fastidioso e/o noioso.
E frazionando la situazione migliora, il mio cervellino bacato proietta un grafico a torta con le fette trascorse colorate e tutto mi sembra più agevole.
E la fine dello strazio o il completamento dell’opera appare, se non vicino, almeno concreto.
D’accordo è soltanto una roba che origina dalla mente, siamo allineati, ma del resto è lei che comanda qui.
Questo post vi sembra lungo? Tranquilli ne avete già letti i tre quinti.
Correte? Frazionate il tratto in salita in terzi, o in sesti (coi multipli di tre mi viene meglio) e poi quando state con la lingua a terra consolatevi pensando a quanti ne avete già corsi, vi sentirete riavere.
Siete a una di quelle riunioni in cui qualcuno blatera a vanvera? Frazionate il tempo totale e mettetelo in relazione con quello già trascorso.
Attenzione - maneggiare con cautela! - non funziona con le cose buone.
Se vi mettete lì a frazionare la vita capace chi vi viene voglia di andare a tirare un calcio in culo all’Emilio su.
19 gennaio 2016
Dal mito all'Astoria
Le frasi che non albergano in nessun libro.

I have a trim
Il sogno di avere sempre le unghie curate
Acne, tu uccidi un uomo morto
Accenni di dislessia nell'adolescente Francesco Ferrucci
Datemi un'allieva e vi solleverò il mondo
Archimede dice basta alle classi di soli maschi
Siate affamati, siate frolli
Steve Jobs cerca di capire di che pasta siete fatti
Cogito ergo Sim
Cartesio s’interroga se basti pensare per aver diritto a un cellulare
Festina lenta
L'imperatore Augusto si lamenta perché il baccanale proprio non decolla
La religione è l'oppio dei propoli
Marx istiga all'ateismo un intero alveare
Signore rendimi Castro, ma non ora
Sant'Agostino prega per essere Fidel a Dio
Il mio regno per un avallo
Riccardo III alla disperata ricerca di approvazione
Hey fu
Nel finale alternativo di Happy Days Fonzie muore

I have a trim
Il sogno di avere sempre le unghie curate
Acne, tu uccidi un uomo morto
Accenni di dislessia nell'adolescente Francesco Ferrucci
Datemi un'allieva e vi solleverò il mondo
Archimede dice basta alle classi di soli maschi
Siate affamati, siate frolli
Steve Jobs cerca di capire di che pasta siete fatti
Cogito ergo Sim
Cartesio s’interroga se basti pensare per aver diritto a un cellulare
Festina lenta
L'imperatore Augusto si lamenta perché il baccanale proprio non decolla
La religione è l'oppio dei propoli
Marx istiga all'ateismo un intero alveare
Signore rendimi Castro, ma non ora
Sant'Agostino prega per essere Fidel a Dio
Il mio regno per un avallo
Riccardo III alla disperata ricerca di approvazione
Hey fu
Nel finale alternativo di Happy Days Fonzie muore
9 luglio 2015
Chiudi gli occhi e vedrai
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| (Occhi chiusi - Kira) |
Se insegni, insegna anche a dubitare di ciò che insegni.
(José Ortega y Gasset)
C’era questa profe cieca. Arrivò un mattino di settembre da chissà dove e venne a sedersi proprio alla cattedra della quarta B, come se nulla fosse.
Violetta, profe d’italiano, storia e quant’altro. Traviata dalla vita e cieca come la morte, arrivava senza un preavviso.
La prima lezione ce la impartì sedendosi da noi, per il semplice fatto che era lì, testimonianza e risultato di una volontà indomita, anche se noi l’abbiamo capito solo molto tempo dopo.
Sottobraccio, un paio di libroni in braille che solo portarli in giro era un’impresa, una voce che ricordava vagamente una papera, capelli neri lunghi, leggermente crespi. Un paio d’occhialoni, nemmeno troppo scuri, cercavano di nascondere i globi oculari inquietanti e bianchi come il culo di due uova sode.
Si sedette, si presentò e comincio a spiegare. Non una parola sulla sua situazione di non vedente.
Noi ragazzi ci fregavamo le mani come pazzi, tutto quello che ci serviva per passare un’annata tranquilla nelle materie letterarie era una sorta di professoressa cieca. Cristo, era il cielo che la mandava!
Le prime ore di lezione non furono certo tranquille. Una volta accertato che la profe non vedeva nemmeno le sagome che le si paravano davanti, come invece si era vociferato in giro subito dopo il suo arrivo, in classe si scatenò il putiferio vero.
Durante le sue ore, ho visto con i miei occhi volare intere fette di mortadella da una parte all’altra dell’aula, ho assistito a battaglie di cancellini zuppi di gesso e di proiettili di carta scagliati da elastici. Ho partecipato ad ogni tipo di gioco immaginabile e realizzabile sui banchi di fondo, dall’utilizzo improprio di cerini alle interminabili sfide a briscola, dagli scacchi alla battaglia navale.
Ci parve rassegnazione o tolleranza il modo in cui inizialmente sopportò la chiassosa anarchia. Ciò che la profe non poteva vedere, ma sentiva benissimo, sembrava non la scalfisse. Fingeva di non udire e, a volte, addirittura, di non essere lì.
Stava solo studiandoci. Già prima di Natale, la profe era in grado di abbinare ad ogni nostro nome la relativa voce e di rifilare dei cazziatoni mirati e disarmanti.
- Mannucci, quando poi hai affondato la portaerei del Frilli, vedi se puoi farci l’onore di raccontare cosa sai di Pia de’ Tolomei.
La restituzione del primo compito scritto mi vide protagonista, e ci speravo, visto che avevo approfittato biecamente della situazione, svolgendo il tema letterario e riportando fedelmente i commenti dal libro di testo.
- Ombri, 6. Il tema è preso pari pari dal Salinari, è una fedele trascrizione del pensiero del De Sanctis, però è copiato bene, è corretto. Diciamo che l’avrebbe potuto fare tranquillamente anche il bidello. O la vicepreside.
E l’affondo non avrebbe potuto farmi più male. Tiriamo via il bidello, del quale poco si sapeva, ma il riferimento all’odiata vicepreside Cocchi, insegnante di matematica e incarnazione scolastica della perfidia, fu una stilettata letale.
La cieca sapeva il fatto suo, non c’erano discussioni, e in capo a un paio di mesi il rapporto tra lei e la classe mutò ancora. Noi imparammo a stimarla, a comprenderla e, senza che lei ce lo chiedesse mai, a rispettarla in classe. Proprio come se potesse vederci. E di fatto, ci vedeva.
E lei imparò a fidarsi di noi. Nelle mattine in cui la trovavamo verso l’ingresso della scuola, o poco più là, e le offrivamo il nostro braccio per guidarla su alle aule, lei ci si aggrappava e, dopo qualche passo, la sentivi ammorbidirsi e abbandonarsi, confidando che l’avremmo condotta in porto senza farla sfracellare su qualche gradino. E se la prima volta ci era sembrato strano, quasi ruffiano, dopo diventò la cosa più naturale del mondo.
- Profe, buongiorno, dove va stamani?
- Terza B, grazie. Stamani comincio dai bambini.
E si andava su, nel dedalo di corridoi e gradini: se c’era una scuola che faceva delle barriere architettoniche un vero e proprio vanto, era la nostra.
Da una sua lezione su illuminismo e romanticismo ancora oggi traggo ispirazione per le mie riflessioni, per le mie decisioni, per i miei credi e per il modo di mettere in discussione le cose che appaiono scontate e anche me stesso.
Parlandoci di Rousseau e di Victor Hugo e di come avessero rappresentato agli occhi del mondo l’illuminismo l’uno e il romanticismo l’altro, la cieca riuscì in venti minuti a ribaltare completamente il concetto e a convincerci che in fondo la forza, la passione e l’arte, con cui Rousseau perorava la causa illuminista altro non fossero che l’espressione della sua anima romantica, e che il buon vecchio Hugo avesse sì voluto distaccare e proiettare la sua opera così lontano dall’universo illuminista, ma che l’avesse fatto armato da una tale volontà e da un tale raziocinio che, beh, se non era illuminato lui!
Era una teoria nuova e rivoluzionaria? Oppure una solenne stronzata? Penso che a nessuno di noi, certo non a me, importasse determinare se fosse l’una o l’altra cosa.
Il concetto era chiaro ed eravamo pronti, all’occorrenza, a trasformare Kant in uno stilnovista o Marx in un futurista. O, quantomeno, a provarci.
Da allora ho imparato a dubitare. Dubito della tivù e dubito di un giornale solo. Dubito delle convenzioni, dei luoghi comuni e degli usi consolidati. Dubito di ciò che appare facile e di ciò che gli altri si aspettano che io faccia.
E mi piace dubitare se è la ragione illuminata che mi porta a farlo, ma anche se è la mia passione di sapere, di capire, o se è semplicemente il mio sogno individuale.
Ma se penso ancora oggi a Violetta, mi piace immaginarla bambina. Penso a sua madre quando, con una pena nel cuore, le avrà descritto i colori del sole e, con lo stesso amore, la forma dei gradini da scavalcare, quando le avrà accarezzato i capelli e magari le avrà fatto toccare i suoi. Quando l’avrà portata in un parco e le avrà fatto odorare i fiori o quando le avrà spiegato che tutto quel correre degli altri bambini, a pensarci bene, non era così importante e che, davvero, non era buono per lei.
E poi la penso di sera, a letto, nel buio della sua cameretta, con gli occhi spenti e chiusi, finalmente uguale a tutti gli altri bambini del mondo, cullata dalle parole sussurrate di sua madre che le racconta una storia.
16 giugno 2015
Notte prima degli esami al Piazzale
Va così che figlio piccolo è a un campus di basket, via per una settimana, e noi ce la sganziamo.
Il cucciolo è a Roccaporena, un posto sperduto in Umbria dove ci portano in ritiro le squadre di calcio perché non ci sono distrazioni, tanto che la cosa sessualmente più appetibile è la statua in bronzo di Santa Rita da Cascia.
Una settimana da soli... vi giuro che è dura.
Provateci voi: sette interi giorni senza i Dalton e Doraemon Doraemon il gatto spaziale!
Va così che tra un panino dall'Antico Vinaio (*) e un gelato bio siamo finiti al Piazzale a gustarsi un tramonto screziato (la foto non è mia, io l'ho fatta col mio tristo smartcoso faceva onco e allora l'ho presa dal web).
È stato lì che a bivacco su una marmorea panchina e su paio di scooter se ne stavano ciaccolando un bel gruppetto di giovincelli alla vigilia dell'esame. Belli come il sole.
Ed è stato lì che dopo tre episodi para-alzheimeriani registrati nella giornata (uno, non mi veniva il verbo "concordare". Due, a seguito di ciò non mi veniva il titolo del libro "La versione di Barney" dove quando a lui non gli viene la parola "mestolo" a me ricordava quando non mi veniva "concordare" e lo volevo appunto citare. Tre, un'altro fatto pomeridiano del quale però mi sono già dimenticato ogni dettaglio, solo che c'è stato mi ricordo) ho finalmente potuto rivalutare la mia performance mnemonica del dì.
I ragazzi discorrevano riguardo all'esame in generale e a Dante in particolare.
Uno fa: a un mio amico la profe d'Italiano all'esame gli ha chiesto "il magnetismo nell'opera di Dante". (**)
Un'altra fa: E i tre fiumi che Dante attraversa quali sono? (***)
Un'altra ancora: Lo Stige e il Lete, il Lete me lo ricordo per via dell'acqua. Ma il terzo? Speriamo che non me li chiedano!
Indossavo già il casco - questo casco - e avevo messo in moto il motorino, mi volto e grido: L'Acheronte (anche se quei venti secondi ci ho dovuto pensare)!
Grande - mi fa uno - perché non ci va lei domani all'esame al posto mio?
Magari, ragazzo mio che te ne stai sdraiato sullo scooter come un patrizio sul triclinio, magari.
(*) Vacci e prendi "La favolosa", un trancio di schiacciata con sbriciolona e altre prelibatezze che non mi devi nemmeno ringraziare.
(**) Non gugolerò, non so cos'è e non lo voglio manco sapere.
(***) Poi 'sti fiumi son tre son quattro, li ha attraversati non li ha attraversati, questo c'interessa il giusto.
1 giugno 2015
Rebus a scuola
Da piccolo, quando mi ammalavo, mia mamma mi comprava La Settimana Enigmistica.
Per mia fortuna mi ammalavo spesso e da un po' più grande ho ritrovato una pila di Settimane in cantina.
È da quel mucchio di riviste che nasce la mia passione per l'enigmistica e, più nello specifico, per il rebus.
Li portavo a scuola i rebus che non riuscivo a risolvere, ritagliati, dentro a una busta incollata al diario, per prendermene cura nelle ore di lezione più pallose.
Ed è da qui che partiva la storia che sono andato a raccontare a quattro classi della scuola elementare che è di figlio 2, che fu di figlio 1, e prima ancora mia e di mia mamma.
L'iniziativa è nata quasi per caso e origina anche della cronica carenza di fondi in cui versa la scuola pubblica italiana che, non avendo risorse per avvalersi di progetti didattici integrativi seri, si appoggia, dove può, alla collaborazione di volontari.
Sono stati incontri di una valenza assoluta dal punto di vista formativo, e sto parlando per me, naturalmente.
Il sacrificio fatto per recuperare il materiale, renderlo fruibile ed esporlo ai ragazzi è stato ripagato con tanto di interessi. I fotorebus, sceneggiati e realizzati con loro al termine degli incontri, un successone!
E se fare l'astronauta era l'utopia, il maestro elementare era davvero il mio lavoro da sogno, ma poi le cose sono andate diversamente. Sarà per la prossima vita.
E voi lo sapete com'è strutturato un rebus?

La vignetta: Zio Paperone e zio Paperino.
Le lettere (grafemi): NA e NTI
Il diagramma: (7 7)
La chiave (prima lettura): NA zio; nipote NTI.
La soluzione: Nazioni potenti.
Per mia fortuna mi ammalavo spesso e da un po' più grande ho ritrovato una pila di Settimane in cantina.
È da quel mucchio di riviste che nasce la mia passione per l'enigmistica e, più nello specifico, per il rebus.
Li portavo a scuola i rebus che non riuscivo a risolvere, ritagliati, dentro a una busta incollata al diario, per prendermene cura nelle ore di lezione più pallose.
Ed è da qui che partiva la storia che sono andato a raccontare a quattro classi della scuola elementare che è di figlio 2, che fu di figlio 1, e prima ancora mia e di mia mamma.
L'iniziativa è nata quasi per caso e origina anche della cronica carenza di fondi in cui versa la scuola pubblica italiana che, non avendo risorse per avvalersi di progetti didattici integrativi seri, si appoggia, dove può, alla collaborazione di volontari.
Sono stati incontri di una valenza assoluta dal punto di vista formativo, e sto parlando per me, naturalmente.
Il sacrificio fatto per recuperare il materiale, renderlo fruibile ed esporlo ai ragazzi è stato ripagato con tanto di interessi. I fotorebus, sceneggiati e realizzati con loro al termine degli incontri, un successone!
E se fare l'astronauta era l'utopia, il maestro elementare era davvero il mio lavoro da sogno, ma poi le cose sono andate diversamente. Sarà per la prossima vita.
E voi lo sapete com'è strutturato un rebus?

La vignetta: Zio Paperone e zio Paperino.
Le lettere (grafemi): NA e NTI
Il diagramma: (7 7)
La chiave (prima lettura): NA zio; nipote NTI.
La soluzione: Nazioni potenti.
10 novembre 2014
Sumeri per sempre
Parlo ai miei coetanei... gente che si ricorda di Tenco, dello sbarco sulla Luna e di Ali-Frazier dal vero.
Ma i Sumeri che c'erano ai nostri tempi a scuola? Io non me li rammento mica.
Assiro-Babilonesi l'era pieno, fitto di giardini pensili un si girava, ma i Sumeri boh?
O di dove son spuntati questi? E poi, oh, hanno inventato tutto loro, dalla ruota alla barca a vela, dalle canalizzazioni dell'acqua alla scrittura in sillabe, com'è non si sapeva quarant'anni fa che c'erano stati 'sti cristi di Sumeri intelligentoni?
È dovuto venire a dircelo Alberto Angela che avevan fatto sfracelli, perché babbo Piero non ne sapeva una mazza manco lui.
No, ma mica ce l'ho con loro, bravi davvero, solo mi stanno un po' sulle scatole perché non me li hanno fatti studiare.
Non ce l'ho più il libro ma sarei curioso di controllare, per me se c'era una paginetta l'è grassa.
Sì, la Mesopotamia quella la c'era anche negli anni settanta, ma Sumeri politeisti nemmen l'ombra.
E invece ora son protagonisti assoluti, l'è due mesi tra poco che ci siam sopra con France e chissà per quanto ancora ci si tireranno dietro, mancano davvero solo i nomi.
E poi trovare Gilgamesh sui libri di storia, andiamo, lui non c'era perdìo sul nostro sussidiario.
I soldi che ho speso per leggere la sua epopea su Lanciostory! E ora te lo sparano a lezione di storia, ha fatto carriera pure lui.
Grande Wood su Lanciostory, avanti anni luce.
Ora mi aspetto solo di beccare Dago quando arriveremo alla Repubblica di Venezia.
Ma i Sumeri che c'erano ai nostri tempi a scuola? Io non me li rammento mica.
Assiro-Babilonesi l'era pieno, fitto di giardini pensili un si girava, ma i Sumeri boh?
O di dove son spuntati questi? E poi, oh, hanno inventato tutto loro, dalla ruota alla barca a vela, dalle canalizzazioni dell'acqua alla scrittura in sillabe, com'è non si sapeva quarant'anni fa che c'erano stati 'sti cristi di Sumeri intelligentoni?
È dovuto venire a dircelo Alberto Angela che avevan fatto sfracelli, perché babbo Piero non ne sapeva una mazza manco lui.
No, ma mica ce l'ho con loro, bravi davvero, solo mi stanno un po' sulle scatole perché non me li hanno fatti studiare.
Non ce l'ho più il libro ma sarei curioso di controllare, per me se c'era una paginetta l'è grassa.
Sì, la Mesopotamia quella la c'era anche negli anni settanta, ma Sumeri politeisti nemmen l'ombra.
E invece ora son protagonisti assoluti, l'è due mesi tra poco che ci siam sopra con France e chissà per quanto ancora ci si tireranno dietro, mancano davvero solo i nomi.
E poi trovare Gilgamesh sui libri di storia, andiamo, lui non c'era perdìo sul nostro sussidiario.
I soldi che ho speso per leggere la sua epopea su Lanciostory! E ora te lo sparano a lezione di storia, ha fatto carriera pure lui.
Grande Wood su Lanciostory, avanti anni luce.
Ora mi aspetto solo di beccare Dago quando arriveremo alla Repubblica di Venezia.
20 ottobre 2014
All'ultimo respiro
Ho partecipato a un corso di formazione sulla comunicazione, una spolverata di concetti incentrata sulla gestione dell'ansia e sulla respirazione nel quadro della comunicazione verbale/paraverbale/non verbale.
Mi s'è aperto un mondo.
La due giorni è stata condotta da questa donna qui in maniera davvero splendida, chiara ed esaustiva nelle tematiche trattate.
Lo so, detto così non rende, anzi non rende nemmeno se lo si racconta a voce, ma davvero ho trovato tutto dannatamente utile.
Anche se, in effetti, un po' tardivo. Voglio dire, ho una vagonata di anni sulle spalle e le mie occasioni per parlare in pubblico me le son già belle che giocate, almeno le più importanti. A scuola, a tutti i livelli della nostra scuola, mai si accenna a quanto sia determinante essere tranquilli, oltreché preparati, per l'esposizione di un concetto. Mai si insegna con esempi o esercizi a recuperare il battito o il respiro. Mai si mostra come sia deleterio esprimersi in apnea.
Non mi dilungherò perché non ho le competenze per farlo né la padronanza del linguaggio tecnico, chi vuole può approfondire cercando in rete info sulla respirazione diaframmatica.
Incredibilmente poi, scopro che a scuola (non nella nostra sezione però) è arrivata una maestra nuova e che, all'inizio della lezione, fa respirare i bambini. Magari è l'iniziativa di un singolo oppure qualcosa si sta muovendo, chissà... e se fosse proprio il diaframma?
Mi s'è aperto un mondo.
La due giorni è stata condotta da questa donna qui in maniera davvero splendida, chiara ed esaustiva nelle tematiche trattate.
Lo so, detto così non rende, anzi non rende nemmeno se lo si racconta a voce, ma davvero ho trovato tutto dannatamente utile.
Anche se, in effetti, un po' tardivo. Voglio dire, ho una vagonata di anni sulle spalle e le mie occasioni per parlare in pubblico me le son già belle che giocate, almeno le più importanti. A scuola, a tutti i livelli della nostra scuola, mai si accenna a quanto sia determinante essere tranquilli, oltreché preparati, per l'esposizione di un concetto. Mai si insegna con esempi o esercizi a recuperare il battito o il respiro. Mai si mostra come sia deleterio esprimersi in apnea.
Non mi dilungherò perché non ho le competenze per farlo né la padronanza del linguaggio tecnico, chi vuole può approfondire cercando in rete info sulla respirazione diaframmatica.
Incredibilmente poi, scopro che a scuola (non nella nostra sezione però) è arrivata una maestra nuova e che, all'inizio della lezione, fa respirare i bambini. Magari è l'iniziativa di un singolo oppure qualcosa si sta muovendo, chissà... e se fosse proprio il diaframma?
24 settembre 2014
In proporzione I Promessi Sposi
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| (son Promessi Sposi anche loro) |
Gli chiesi a Sauro che era già stato al cine: "Ma questo Pulp Fiction s'ha da vedere o no?".
E Sauro mi rispose guardando fisso avanti senza voltarsi verso di me, come uno che la sa lunga e ti sta facendo dono di una preziosa verità, con quel modo di parlare un po' da profeta tipico suo: "Sì, sì, è da vedere: in Pulp Fiction c'è tutto!".
E Pulp Fiction sta al cinema come I Promessi Sposi stanno alla letteratura.
Nessuna definizione, nessuna sintesi, nessuna critica mi sembra più azzeccata di questa: ne I promessi Sposi c'è tutto.
Il guaio più grosso è che il mondo e la vita son fitti di spoiler e d'interpretazioni dell'opera manzoniana e quando va che te la leggi per bene, già sai, già ti aspetti determinati accadimenti, determinate scelleratezze e perfino determinate frasi.
Però, come mi ha esaltato leggere la storia di Patty e Walter in un romanzo praticamente senza trama (o, se vogliamo, con la trama più banale che c'è) altrettanto mi esalta una costruzione narrativa così perfetta come quella del Manzoni.
Sì, me ne rendo conto, fa un po' snob mettersi qui a tessere le lodi di uno scritto che è già stato sviscerato in ogni sua sillaba, da chiunque e in ogni tempo, ma faccio affidamento al vostro buon cuore e alla colpa confessata.
E questa teoria? Figuriamoci che ho sempre pensato fosse mia... e'nvece l'era della birba di Manzoni: Una delle piú gran consolazioni di questa vita è l'amicizia; e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha piú d'uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d'un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d'amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quell'immensa catena, tanto che arriva all'orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai.
29 agosto 2014
Cavallino arrancante
Siamo ormai alla quarta annata scolastica per il piccolo che persiste nell'avvalersi di uno zaino rosso fiammante della Ferrari.
Ma, diobonino, son 4 stagioni che la rossa va di male in peggio.
Ehi, di Maranello, che vogliamo fare?
Va bene sposare la causa, va bene non abbandonare la squadra nei momenti di difficoltà, ma a mio figlio cominciano a venire i primi dubbi. Intanto sul perché non abbiamo comprato uno zaino RedBull (No, ma sai, la Ferrari è italiana ed è fortissima) poi sul fatto che la Ferrari sia fortissima (e no gli anni di Schumi non li ricorda, figuriamoci quelli di Lauda) poi sul perché non abbiamo comprato una zaino di Vettel visto che è il mondiale piloti (No, ma sai, Vettel è straniero... ok sì, anche Alonso, ma parla meglio l'italiano) poi sul perché non lo cambiamo ché magari portiamo sfiga noi.
Ehi, di Maranello, mi sentite? Dobbiamo cambiarlo?
Vi garantisco che è stato faticoso distogliere le attenzioni di un bambino (di 6 anni) dagli zaini Pokemonici, Dragonballotici o Tartarugoninjevoli. Solo che questi eroi continuano a imperversare nei loro mondi, sconfiggono i Team Rocket, s'impossessano di sfere energetiche, mangiano pizze e salvano il creato, ogni anno che dio, o chi per lui, mette in terra, e ogni singolo fottuto giorno.
Solo mio figlio se ne deve andare a scuola schiacciato dal peso di uno zaino strapieno di libri e di batoste?
Ehi, di Maranello, sveglia! Siete o non siete "La scuderia più vincente nella storia della Formula 1"?
Tra due anni si va alle medie e si cambia zaino, l'anno prossimo sarà l'ultima chance affinché il nostro supporto non vada perduto per sempre come lacrime nella pioggia del Fuji.
9 giugno 2014
Che Palle! ®
Ho mai dedicato un post a dolcemetà?
Questo... questo non credo, direbbe Crozza/Razzi. Epperò mi sa che è giunta l'ora.
Ma non voglio strombazzare pomposamente i suoi meriti, perché non gradirebbe, questo lo so per certo. Proverò sottovoce.
C'è che per rimpinguare le defunte casse scolastiche è stato messo su un mercatino, l'idea risale almeno a tre mesi fa, che si sarebbe tenuto domenica 8 giugno.
Beh, le beghe che si è sciroppata questa santa donna in tre mesi lo sa il cielo! Non ve le elencherò, ovviamente, ma tra mail, telefonate e incontri garantisco che se ne sono andati un bel po' di tempo e di serenità. E questo tacendo sulla meravigliosa bigiotteria che ella stessa ha prodotto convertendo a miglior vita le capsule usate di un noto marchio di caffè - what else? - durante lunghi e laboriosi dopocena.
L'aspetto più sconfortante nell'organizzazione dell'evento è stata la difficoltà, se non l'impossibilità, di coinvolgimento di certi genitori, ché i figli a scuola si mandano tutti.
Un aspetto che definire demotivante è volergli bene.
Ora che tutto è finito, cosa fa dolcemetà quando scrive alla maestra dettagliando la giornata di mercato, gli incassi, gli articoli venduti e l'esperienza vissuta? Pensate che abbia dato soddisfazione agli assenteisti? Macché.
Questo scrive alla maestra, tra le altre cose:
Non tutti i genitori hanno partecipato allo stesso modo, alcuni proprio non li abbiamo mai visti e neanche sentiti da quando si è cominciato a parlare del mercatino fino a ieri. Ma alla fine, sono loro a perderci qualcosa. Si sono persi i sorrisi dei nostri bambini, che ieri scorrazzavano per le strade del paese senza l'occhio troppo vigile dei genitori, occupati ai banchini, e si sono persi l'entusiasmo di noi genitori, che lavoravamo insieme, nonostante il caldo torrido di questa domenica.
p.s. nella foto gli articoli preparati da me e France per il suddetto mercatino: 27 recycled tennis ball pronte a tutto, attaccabili al frigo o sulle piastrelle del bagno. Vendute tutte entro la mattinata. Sono le Che Palle!®
Questo... questo non credo, direbbe Crozza/Razzi. Epperò mi sa che è giunta l'ora.
Ma non voglio strombazzare pomposamente i suoi meriti, perché non gradirebbe, questo lo so per certo. Proverò sottovoce.
C'è che per rimpinguare le defunte casse scolastiche è stato messo su un mercatino, l'idea risale almeno a tre mesi fa, che si sarebbe tenuto domenica 8 giugno.
Beh, le beghe che si è sciroppata questa santa donna in tre mesi lo sa il cielo! Non ve le elencherò, ovviamente, ma tra mail, telefonate e incontri garantisco che se ne sono andati un bel po' di tempo e di serenità. E questo tacendo sulla meravigliosa bigiotteria che ella stessa ha prodotto convertendo a miglior vita le capsule usate di un noto marchio di caffè - what else? - durante lunghi e laboriosi dopocena.
L'aspetto più sconfortante nell'organizzazione dell'evento è stata la difficoltà, se non l'impossibilità, di coinvolgimento di certi genitori, ché i figli a scuola si mandano tutti.
Un aspetto che definire demotivante è volergli bene.
Ora che tutto è finito, cosa fa dolcemetà quando scrive alla maestra dettagliando la giornata di mercato, gli incassi, gli articoli venduti e l'esperienza vissuta? Pensate che abbia dato soddisfazione agli assenteisti? Macché.
Questo scrive alla maestra, tra le altre cose:
Non tutti i genitori hanno partecipato allo stesso modo, alcuni proprio non li abbiamo mai visti e neanche sentiti da quando si è cominciato a parlare del mercatino fino a ieri. Ma alla fine, sono loro a perderci qualcosa. Si sono persi i sorrisi dei nostri bambini, che ieri scorrazzavano per le strade del paese senza l'occhio troppo vigile dei genitori, occupati ai banchini, e si sono persi l'entusiasmo di noi genitori, che lavoravamo insieme, nonostante il caldo torrido di questa domenica.
p.s. nella foto gli articoli preparati da me e France per il suddetto mercatino: 27 recycled tennis ball pronte a tutto, attaccabili al frigo o sulle piastrelle del bagno. Vendute tutte entro la mattinata. Sono le Che Palle!®
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