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7 marzo 2023

Tutto comincia con la casina di Giocagiò


C'era questa trasmissione alla tivù dei ragazzi, Giocagiò, e tra le altre cose mostravano i disegni che i bambini all'ascolto mandavano in redazione alla Rai. Un giorno, il conduttore Nino Fuscagni (grazie wiki) si esibì in una divertente scenetta vestito da tartaruga e io ebbi la brillante idea di ritrarlo. Così disegnai questa minuscola tartaruga umanoide al centro di un enorme foglio da disegno e, con l'aiuto della mamma suppongo, la mandai a Giocagiò, casella postale qualche cosa.

No, non mostrarono la mia opera in tivù, non che io sappia, però mi mandarono a casa una bellissima casetta di carta da montare: la strafamosa, nonché ambitissima, casina di Giocagiò. Tipo quella della foto, ma con il tetto rosso.

Considerate anche che, per citare Henny Youngman, io in quei tempi abitavo così lontano che il postino mi spediva le mie lettere.

Immaginate quindi la mia incredula gioia quando ho ricevuto - a domicilio! - la casina da montare.

Beh, l'ho montata e l'ho piazzata sull'armadio, di modo che potessi vederla quando andavo a letto e quando mi svegliavo.

Estremizzo e semplifico, ma è stata quella casina -  con la complicità di mia mamma - a farmi capire che nella vita tutto è possibile.

21 gennaio 2019

Un bambino da insegnargli ad andare in bici

I genitori di lei erano usciti per andare a lavoro e lui, che era ospite, amichetto della figlia, era andato in camera di lei per svegliarla, ma poi non l'aveva fatto.
Se lei dormisse davvero, o facesse finta di, non si capiva.
Lui le si era accoccolato accanto al letto: finalmente poteva guardarla, poteva osservare non visto ogni frammento del suo viso.
Lei giaceva su un fianco, dai capelli addormentati faceva capolino un orecchio. Sapeva di sonno e primavera.
Lui le guardava il nasino perfetto con sulla punta il neo, centrato e preciso, come dipinto.
- Mi stai guardando? - gli chiese lei quando aprì gli occhi e si tirò su appoggiandosi a un gomito.
Sì, le avrebbe voluto rispondere lui. Sì, ti stavo guardando.
Ti stavo solo guardando.
Sì, stavo guardando il disegno rosa delle tue labbra, e stavo annusando il tuo respiro. Guardavo una strada da camminarci con te, un'onda che potesse portarci a riva, inzuppati di cose da fare insieme.
Sì, riuscivo a immaginare una vita di nostri incontri, di baci, di mani intrecciate.
Una vita di fare la spesa, di sole rubato al mare, di corse sull'argine di un fiume, una vita con un bambino da insegnargli ad andare in bici.
Vedevo il rincorrersi dei nostri destini di ragazzi in una vita sognata e vicinissima che la potevi toccare, come i tuoi capelli addormentati, eppure lontanissima come una terra di ghiacci e di sale.
- Eh, mi stavi guardando? - sorrideva, l'aveva sgamato.
- No - le fece lui, e abbassò gli occhi.

13 novembre 2015

Il mattino ha loro in bocca

Alcune mattine da noi si registra una fastidiosa reticenza ad alzarzi dal letto da parte di un soggetto soggettino.
È allora che entrano in azione loro: GLI SVEGLIATORI.
Esistono svegliatori di diverso ordine e grado di efficienza. Le tattiche che adottano sono differenti e vanno alternate nel tempo perché il soggetto sviluppa assuefazione all'uso ripetuto della stessa.
I primi a entrare in campo solitamente sono gli svegliatori sbaciucchioni, ma hanno probabilità di successo vicine allo zero siderale.
Poi, a seconda delle mattine, del tempo a disposizione e del livello apparente di sonno arrivano sul posto le altre squadre.
Ci sono gli svegliatori mordicchioni e gli svegliatori pizzicottosi, ci sono gli svegliatori cheladigranchio e gli svegliatori fusadigatto, ci sono gli svegliatori che stapparellano e quelli temibilissimi che sbrandano.
A volte vengono persino dall'estero: I Despertadores sono capaci di strapparti dalle braccia di Morfeo col solo bellicoso bercio: DESPERTAMOS!
Ricordarsi che gli svegliatori raggiungono la massima efficienza se agiscono in coppia lavorando il soggetto dormiente da ambo i lati.
Gli svegliatori: collezionali tutti!

15 settembre 2015

Le mie ambizioni musicali negli anni

(L'uomo in ammollo Franco Cerri)
Ho già e più volte fatto ammenda riguardo alla mia scarsa cultura musicale che in parte deriva anche dalla mia predisposizione deficitaria e dal fatto di non aver avuto un mentore nel campo specifico, né in famiglia né fuori. Non per questo non ho cullato sogni nell'ambito delle sette note.
Più o meno, in un approssimato ordine cronologico, son questi:
  • Essere Gianni Morandi
  • Sposare Wilma Goich
  • Scrivere una canzone copiando gli uccelli disposti sui fili elettrici
  • Trovare la melodia di Mister Mandarino al pianoforte
  • Sfondare con il mio pezzo "Mabel"
  • Essere Robert Plant giovane
  • Avere l'orecchio assoluto
  • Suonare Sono solo canzonette come Bennato
  • Sposare Donatella Rettore
  • Riconoscere la marcia trionfale dell'Aida da cinque note
  • Incidere io una strofa del Vitello dai piedi di balsa con Elio
  • Imparare ad accordare la chitarra con il metodo Franco Cerri
  • Essere un pinkfloyd, uno di quelli vivi
  • Sposare Dolores O'Riordan
  • Scrivere dei testi tipo Pasquale Panella
  • Andare a Sarabanda
  • Sposare Enzo Jannacci
  • Capire i Nirvana
  • Resuscitare Rino Gaetano
  • Essere Robert Plant vecchio
  • Sposare Adele
  • Cantare Stairway to Heaven come questa crista qui.

Consuntivo sogni realizzati: 0 (zero).

27 agosto 2015

I baci che non ti ho dato

Ci son dei giorni che arrivi a sera e ti sembra di non aver fatto niente.
E probabilmente non hai fatto niente.
Niente di significativo che va oltre la routine.
Niente che tu abbia programmato prima e niente che si possa ricordare poi.
Niente che va per il verso sbagliato da raddrizzare e niente che va per il verso giusto da festeggiare.
Sono giorni che di solito finiscono su un divano manovrando un telecomando nella vaga ricerca di succose - e false - notizie di calciomercato.
Se hai fortuna e stai abbastanza attento però te ne accorgi prima e ti resta uno sputo di tempo per infilarci dentro qualcosa di buono.
E allora essicchi i peperoncini e li triti, raccogli il basilico e fai il pesto, dai una mano di cementite al nuovo tavolo da giardino ricreato da un bancale o magari fai 5.800 punti in una manche a ruzzle e ti porti al comando del torneo settimanale.
Ci sono dei giorni in cui non hai scritto una riga, in cui non hai letto manco l'1% di Shantaram.
Ci sono giorni in cui non hai dato un bacio uno, ecco quelli sono i peggiori.

p.s. la retorica contenuta in questo post può avere effetti collaterali, nel caso consultare un medico.

22 giugno 2015

Volare ma senza oh oh

Era l'estate dell'86, o giù di lì, e tutti giravano con un assegno da un milione in tasca.
Aveva preso piede questo giochino azzardoso da dopocena subito in cui ti trovavi per volare con un aereo virtualissimo.
Li vedevi 'sti assembramenti di persone davanti al bar Tizio piuttosto che al bar Caio, nella piazzetta del cimitero piuttosto che al capolinea del 23.
Andava che ti chiamava a casa un tizio, quasi sempre un vecchio amico di scuola, d'infanzia o di qualcos'altro, e dopo due stronzate di saluto veniva al dunque.
Ecco che ti proponeva un modo facile facile di buscare un bel po' di quattrini senza fare un cazzo e con un minimo, ma molto redditizio, investimento.
Ti dovevi solo preoccupare di portare un milioncino tondo tondo su un bell'assegno al portatore firmato e girato per salire come passeggero a bordo di un bell'aereo.
Poi stava te: abbindolavi due tizi (era il tuo turno di ravanare nella vecchia rubrica telefonica accanto al telefono grigio con la ruzzola) e prospettavi loro questa splendida occasione così anch'essi avrebbero consegnato un milione a capoccia per salire sull'aereo.
Tu così diventavi steward.
Poi il giochino proseguiva - se proseguiva - i due ne portavano due a testa e tu diventavi copilota. Al giro dopo eri finalmente a capo della struttura piramidale a base otto e da pilota prendevi il famigerato volo con gli otto milioni degli ultimi otto passeggeri saliti a bordo.
E via andare.



Solo che la matematica, non essendo un pignone mai, ha garantito alla fine dei salmi che per xmila milioni volati ci fossero xmila milioni persi da disgraziati rimasti a bordo senza poter né volare né tentare un atterraggio di fortuna.
Alla fine io non l'ho perso il milione perché, cincischia cincischia, volevo troppe rassicurazioni e non ne ho fatto di nulla.
Ma la cosa che mi fa stare ancora male è ripensare a quella telefonata, così falsa, in cui la mia cara amica Daria si fece beffe di me approfittando della mia mai troppo nascosta e consolidata passione per lei, facendomi credere che la chiamata fosse disinteressata e che magari saremmo potuti anche uscire una sera e che magari chissà cos'altro.
Stronza che volevi solo un milione.

p.s. girava voce che a Milano la quota fosse di dieci milioni, era vero?

15 agosto 2014

We are the Underworld

Quando ti piglia la malsana voglia di scrivere lèggiti un libro a caso, tipo questo, e vedrai che ti passa subito.
Se il sintomo persiste consultare un medico.
Underworld - Don DeLillo - (trad. Delfina Vezzoli)
Voto: 4,4 Carver
(Il contenuto che segue non è spoiler free, ma quasi)
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È solo un ragazzo che corre, una figura indistinta di ragazzo di strada, ma come la corsa svela alcune chiavi dell’esistenza, come il corridore si spoglia alla coscienza, cosí il ragazzo dalla pelle scura sembra aprirsi al mondo, cosí la scarica di adrenalina di una dozzina di falcate lo rende eloquente.
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– È questo che conta nel baseball. Fare quello che si è sempre fatto prima. È questo il collegamento che si crea. È una lunga trafila. Un uomo porta il figlio alla partita e trent’anni dopo è di questo che parlano, quando il vecchio babbeo sta tirando le cuoia in ospedale.
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...con una strana piega della bocca, la bocca un po’ storta che la faceva sembrare distaccata da quello che diceva.
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Aveva un’aria famosa e speciale, famosa persino ai suoi stessi occhi, famosa anche da sola in cucina a prepararsi un’insalata.
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– Anni fa passavo un sacco di tempo sulla costa del Maine.
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La lasciai parlare. E piú ascoltavo, trovandola sempre meno appetibile, piú volevo infilarmi nelle sue mutandine, per motivi che nessuno al mondo riesce a capire. (...) Ma non dissi neanche una parola. In cuor mio volevo convincerla a passare la notte nella mia stanza, o metà della notte, o un’ora e dieci minuti.
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A volte mi capita di vedere qualcosa di cosí emozionante che so di non dovermi attardare. Guardalo e vai. Se rimani troppo a lungo, esaurisci l’impatto indescrivibile. Amalo, credici e vattene.
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...ed eccola lí, lei, incinta che di piú non si poteva.
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Anche il pane migliore, diceva, se lo tagli fine, non vale niente.
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Ivie entra in cucina e non lo guarda. Ha un modo di non guardarlo che dovrebbe essere studiato dalla scienza. Tanto è brava a farlo, a passare in rassegna tutta la stanza con lo sguardo, riuscendo però a mancare lui, completamente – è una cosa su cui dovrebbero fare ricerche scientifiche a uso militare.
(questa è la mia preferita - ndh)
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Marian pensò che da piccolo doveva avere avuto un coniglio come animale domestico, ma non avrebbe saputo dire perché.
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Le mancavano piú che mai sua madre e suo padre, ed erano morti da nove e sei anni, e adesso erano forze piú potenti, cosí profondamente presenti nella sua vita che capiva perfettamente come mai la gente vedesse i fantasmi e parlasse con i morti.
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Marvin ci vedeva il primo segno del collasso totale del sistema sovietico. Stampato sulla fronte di Gorby. La pianta della Lettonia.
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La donna ha una memoria instabile. Mi distraggo un attimo e lei si mette a parlare d’altro. Questa qui ha un cromosoma speciale per cambiare argomento.
(beh, anche questa!)
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Comprò, per dopo, per sua figlia, le focacce alla cipolla, che erano una cosa da mangiare, ma anche una città, una religione e una guerra.
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E proprio mentre si produceva nella solita routine, recitando le vecchie battute di effetto sicuro, vide quello che gli sarebbe capitato. Clarice avrebbe dovuto noleggiare un letto d’ospedale per l’appartamento, con le sponde alte per impedirgli di cadere. Sarebbero arrivati estranei a lavargli i genitali, emigrati dai paesi del canale televisivo dei viaggi, gente che aveva una sua vita di cui lui non riusciva a immaginare un solo minuto.
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Si strinsero la mano scambiandosi il sorriso ironico di due avversari che non possono massacrarsi di botte solo perché il contesto non lo permette.
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Le era toccato l’italiano senza famiglia, il ragazzo che era arrivato all’improvviso, come un’ombra staccata dal muro.
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Si sentiva se stessa, con Brian, qualunque cosa volesse dire. Sapeva cosa voleva dire. Meno costretta dentro la proiezione di un altro, dentro la sua egocentrica volontà di plasmare la vita.
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Richard abbozzò un sorriso, tentò di buttarla sul ridere. Sentí la stupidità della propria espressione, come se una piega della bocca potesse trasformare il mondo esterno.
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...il sesso è l’unico segreto che si avvicini a uno stato di esaltazione condivisibile, condiviso da due persone, piú o meno senza parole e in parti piú o meno uguali, e questo lo rende potente e misterioso, e soprattutto degno di essere protetto.
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Il sesso è qualcosa che puoi avere. Per alcune persone, per la maggior parte delle persone, è la cosa piú importante che possono avere senza essere nati ricchi o intelligenti e senza dover rubare.
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Era un uomo intelligente, con una faccia che avrebbe potuto essere gradevole se non fosse sembrata senza età, il che sconcertava Marvin, perché in genere si preferisce sapere quanti anni ha la persona con cui si parla.
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Tommy fece un sorriso cosí fugace e impercettibile che avrebbe potuto essere impresso solo su una pellicola sviluppata dalla Nasa.
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Scivolarono leggeri sulla pista, ondeggiarono e accennarono un caschè – non lo fecero veramente, si limitarono a una pausa, a una dichiarazione formale che a quel punto poteva intervenire qualcosa come un caschè.
(e di questa ne vogliamo parlare?)
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L’unica cosa in vista è un cane di quelli pronti a squagliarsela, un cane che ha preso tanti di quei calci da scambiarli per coccole.
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Un uomo siede al volante. Vede arrivare Manx e tira su il finestrino, un bianco con un’espressione tipo non sono pronto a morire.
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– Nomini sempre persone che non conosco e di cui non ho mai sentito parlare, – disse Miles, – e insisti a nominarle in modo da farmi credere che dovrei sapere chi sono mentre in realtà non ne ho la piú pallida idea.
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– Acey mi ha detto che è andata a una festa e ha chiesto a un uomo, Cosa vogliono veramente gli uomini dalle donne?, e lui le ha risposto, Pompini, e lei gli ha detto, Ma quelli ve li potete fare anche tra di voi.
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...poi gli aerei scomparivano, ma non erano i velivoli a turbarlo ed emozionarlo, bensí la scia e l’onda sonora che si lasciavano dietro, e l’eco che rimbalzava dalle montagne, come se stessero facendo saltare una cucitura del mondo.
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Miles conosceva Ejzenštejn a menadito. Lo conosceva piú di quanto non fosse umanamente salutare.
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Avrebbe voluto che lei si sentisse responsabile, e colpevole, per averlo indotto a cambiare vita. Gli avrebbe dato un bel vantaggio negli anni a venire.
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Era la fine del mondo in tripla copia.
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Ti porti a casa Raytheon e la convinci che il mondo intero sta per saltare in aria e, neanche a dirlo, la cosa funziona, tanto che nel giro di pochi minuti è lí nuda nel tuo soggiorno, tutta ovali e linee curve, come il metodo calligrafico Palmer, e talmente bionda che potrebbe essere radioattiva.
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Bronzini si avvicinò a George e gli si piazzò accanto, e i due uomini rimasero lí senza parlare per un lungo momento, uniti da una strana solidarietà, come quella che potrebbero condividere due estranei guardando una casa bruciare.
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È incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo.
(eh, vabbè...)
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Quando non riesci proprio a immaginare di farcela a superare il segno a matita tracciato da tua madre sul muro della cucina per marcare la tua crescita.
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18 aprile 2014

Cien años de soledad

Non ho l'attitudine né la competenza per celebrare alcunché.
Tantomeno un personaggio che muore.
Mi limito a trascrivere quello che è per me, e non solo per me (ma non sono geloso), il più bell'incipit della storia della letteratura. Proprio la prima frase, nello specifico.

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.

Y como escribiò Gabo:
Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo.

Non è una novità, non è nemmeno un apprezzamento originale, ma ci sono momenti in cui non serve per forza distinguersi, anzi è vivamente sconsigliato: lascia che il tuo cuore ami Cent'anni di solitudine, come il tuo palato un buon Chianti e la tua mano la pelle di lei.

13 dicembre 2012

Sognare Sandy Marton, però cattivo

C'era questa creatura infernale dalle sembianze umane che mi cercava con indolenza. Alto e biondo, capello lungo sulle spalle tipo il ragazzone che inneggiava alla gente proveniente da Ibiza, però c'aveva due occhi di colore verde smeraldo innaturale, e fissi nel vuoto.
Fingeva di non essere interessato a me e così mi ero nascosto, ma non troppo bene. Dal mio rifugio spuntavano fuori i piedi che non passavano propriamente inosservati, infatti indossavo dei calzettoni a righe orizzontali bianche e blu in stile Sampdoria di qualche stagione fa.
Succede che il satanasso dagli occhi verdi mi vede e mi costringe a venire allo scoperto, e qui ci apprestiamo a combattere io e lui, che adesso non è più lui ma una specie di hobbit alto quanto Brunetta e dalla faccia pelosona. E però è ancora lui nella mia mente, insomma avete capito la dinamica, quella che comanda i sogni di parecchi immagino.
Fatto sta che mi alzo quasi in volo, giro su me stesso e lo colpisco in piena testa con un calcio rotante degno del miglior Chuck Norris. Qui mi accorgo che i miei guai sono appena all'inizio perché il mio piede - maronna com'ero agile! - nonostante la perfetta mira passa dall'altra parte andando a vuoto e attraversando lo spirito innaturale del demone Sandy hobbittizzato.
Va così che dolcemetà si sveglia preoccupata per il calcione che a lei, materiale com'è l'aveva colpita eccome, e dà una scrollata pure a me, liberandomi dall'incubo.
Son rimasto lì, accucciato sotto al piumone nell'infantile tentativo di resistere a Morfeo e non riprendere il filo onirico interrotto.
È la seconda volta in pochi mesi che mollo un calcio rotante in preda a incubi notturni. Non so se devo preoccuparmi, so solo che quando mi sveglio davvero mi vengono in mente i facts di Chuck e, allora, posso sorridere.
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Chuck Norris ha cambiato il mondo presentando semplicemente lo scontrino.

Chuck Norris ha comprato la borsa di Wall Street da un senegalese sotto casa.

Chuck Norris ha fatto incontrare due rette parallele: ora sono felicemente sposate e con due figli.
 
Chuck Norris ha Magneto degli X-Men attaccato al frigo.
  
Chuck Norris ha risolto il mistero del Triangolo delle Bermuda col Teorema di Pitagora.
  
Chuck Norris ha trovato Atlantide su Google Maps.
  
Chuck Norris ha usato la Cosa dei Fantastici Quattro per ripiastrellarsi il bagno.
  
Chuck Norris non ha l'altra guancia.
  
Chuck Norris può distrarre coccolino concentrato.
  
Durante una partita al Gioco dei Mimi, per far indovinare "Hitler" alla sua squadra, Chuck Norris ha invaso la Polonia.
  
Durante un recente volo da Dallas a New-York, Chuck Norris è riuscito eroicamente a liberare il carrello bloccato semplicemente utilizzando 2 euro.
     
Tempo fa Chuck Norris diede un calcio rotante così forte a Cassius Clay che gli fece cambiare nome e religione.

Un giorno Chuck Norris ha cliccato su "Crea un nuovo gruppo" in facebook: sono nati i Coldplay.

26 agosto 2012

Tutti volevano fare l'astronauta

Io per primo.
Le imprese legate alla conquista dello Spazio e della Luna ci affascinavano, e non c'era bambino che non volesse fare l'astronauta, anche perché avevamo capito che nessuno ci avrebbe pagato per fare Dick de La Freccia Nera che forse, ma dico forse, era l'unico che avremmo preferito emulare rispetto ad Armstrong.
E la mia lunare passione non sfuggì alla mia profe d'italiano di terza media che un bel giorno (ma non per dire, proprio un BEL giorno) portò in classe un numero speciale di Epoca che le apparteneva e che mi regalò, sorprendendomi non poco. Piacevolmente.
Ora capite anche da soli quanto sia difficile conservare - bene - per così tanto tempo, salvarla dai traslochi, dalle mogli incazzate, dai figli, dai repulisti, dai mercatini e, non ultimo, da eBay, una tale pregevole reliquia, ma sono orgoglioso di avercela fatta.
E ho anche brillantemente superato la dura prova imposta dalla prima legge sull'archiviazione che recita: se non sei in grado di trovarlo in un minuto, non serve.
Un pensiero stasera va al mio esame di terza media in cui ho potuto spaziare parlando di Luna, grazie anche a Neil e alla professoressa Moretti. 

4 giugno 2012

Il perdurare dell'amore

Se lo chiede Tom Robbins in Natura morta con picchio, come me lo chiese tanti anni fa Graziano, che sembrava ossessionato da questo dilemma e che poi, alla luce dei fatti, immagino abbia risolto.
Come far perdurare l’amore?
Un quesito da niente e al tempo stesso irrisolvibile. Io non so come si possa far perdurare l’amore, ma da una settimana a questa parte ho le idee più chiare.
Eravamo a Riccione, un bel gruppo di atleti, pseudo-tennisti, essenzialmente colleghi, più o meno della mia età. In albergo, oltre a noi, era ospitato un altro gruppo numeroso. Noi eravamo quelli giovani.
Gli altri, i nonnini, erano i classici anziani di maggio in riviera. Camminavano lenti, si muovevano con accortezza e cercavano di limitare i tempi non trascorsi a sedere nella hall o in sala da pranzo.
Ero in piedi che guardavo Alonso inseguire gli altri indemoniati per le vie del Principato quando dall’ascensore è spuntata una coppia. Anzi, non si capiva ch’era una coppia, erano solo due anziani signori, di sesso opposto. Camminavano in silenzio, ondeggiando, lui due passi avanti e lei dietro usando la borsa per i delicati meccanismi del suo equilibrio.
Non avevano una vita davanti, a guardarli, anzi sembrava che ce l’avessero ripiegata dentro. Per arrivare al piano della hall c’era un gradino da scendere. Ed è qui che i due vecchietti, in prossimità del dislivello, sono diventati una cosa sola, incarnando ai miei occhi quel perdurare dell’amore che tanto avevo cercato e mai veduto.
Lui si è fermato voltandosi alla ricerca della sua lei e le ha offerto una mano, e lei gliel’ha afferrata, con naturalezza, senza dover ringraziare, sorridere o schermirsi, e senza dire una parola.
Poi lui ha sceso il gradino con gambe incerte, accompagnando il movimento di una coscia con la mano libera e ha atteso che lei fluisse verso di lui, con i suoi tempi, scendendo quei venti centimetri di pericolo stretta al braccio sicuro del suo amore, nel perdurare tenero e semplice di un attimo infinito.
E che questo non v’illuda sulla facilità della cosa perché, a dispetto dell’azione compiuta, per certi versi consumata e banale, altri vecchiarelli son venuti giù dall’inquietante scalino, ma con il solo desiderio di far perdurare la propria posizione eretta.

1 giugno 2012

Noia credevamo

Raccolgo al volo l'appello alle liste di v. e butto giù la lista di cose che mi annoiano:
  • i sogni raccontati
  • le persone monotematiche
  • i libri di De Carlo
  • gli oroscopi
  • i viaggi in macchina
  • la tivù prima delle 23
  • le riunioni
  • i corsi di formazione
  • le recite / i saggi

14 maggio 2012

Error imprinting

Càpita che devo spostare il pupo perché s’è appisolato nel lettone o per depositarlo in bagno per l’ultima pipì. Insomma, se devo prenderlo in collo mentre dorme sodo, succede che mi chiedo, in una deriva paranoica ma nemmeno poi tanto, e se fosse un altro a tirarlo su, uno sconosciuto, lui sarebbe comunque così tranquillo?
C’è un momento, appena percettibile, quando lo alzo per caricarmelo addosso, in cui sento che sta in un limbo dal quale il suo inconscio e il suo sentire non hanno ancora preso posizione verso la mia invadente presenza.
Potrebbe urlare, picchiarmi, staccarmi le orecchie a morsi o scalciare, ma invece accade qualcosa, una piccola cosa della quale io non riesco a focalizzare né il nucleo né i confini, ma sento che accade, ne percepisco la vibrazione. È l’attimo in cui il suo sonar interno scandaglia le mie braccia, il mio corpo e la mia pelle e riconsegna al comando centrale una risposta.
Un esito per niente scontato, elaborato dai suoi ricettori olfattivi (forse), uditivi (forse), e tattili (forse).
Anche se quello che mi piace pensare è che la decisione di mollare gli ormeggi e abbandonarsi al mio abbraccio confortante e sicuro, la decisione di stringermi forte pur non aprendo gli occhi, altro non sia che il moto di un istinto, di un’identità genetica e di una comprensione che va oltre il babbo compagno di giochi e si avvicina con un’iperbole al riconoscimento della propria madre.
Ecco, è quello il momento che riesco a immaginare più vicino a sentirsi mamma.

11 aprile 2012

Tu mi fai girar

È un periodo che mi gira un po' i'ccapo, come si dice da noi.
Ho tipo degli sbandamenti, ecco. Direi una sorta di labirintite, per quello che ho sentito sui suoi sintomi in passato. Ma potrebbe essere anche altro. Soffro di vertigini stando a terra.
A Natale sono svenuto, per dire, una notte che ero sceso di corsa per spegnere l'allarme partito senza motivo, son crollato come una pera all'indietro, mezzo sul termosifone (elementi rotondi) e mezzo sul presepe (muschio vero).
Me la son cavata a buon mercato e ho potuto raccontare per tutte le feste un aneddoto che destava un certo interesse.
La pressione stava a posto.
Poi ho avuto qualche problema, tipo una mattina che non ero in grado di alzarmi dal letto perché, come inclinavo la testa per tirarla su, mi strottolava il mondo mondiale.
È andata che mi sora mi ha rifilato mezza scatola di pillole per la labirintite e, per queste o per altro, mi son sentito meglio e ho evitato il passaggio dal dottore.
Ora son quindici giorni che il fastidio si è ripresentato, seppure in forma più lieve. Fatto sta che, se abbasso la testa o la piego di lato o all'indietro, ecco che per uno/due secondi mi gira la testa, anche se lo faccio adesso.
Allora ho imparato a tenere il collo simil ingessato nei momenti cruciali, tipo se sto in motorino, se gioco a tennis o se discorro del più e del meno con la Cucinotta.
Insomma, mi sono adattato. Se sto a letto, mi giro e mi rivolto senza problemi, tutt'al più non mi alzo, ma se ho intenzione d'intraprendere un'attività complicata, come attraversare a piedi una corda tesa tra due grattacieli, ecco che faccio attenzione a non sottoporre le mie vertebre cervicali a movimenti bruschi, così da non rischiare di perdere i sensi.
E questo mio adeguarmi alla situazione, allo stato delle cose, mi ricorda un periodo in cui guidavo con maestria una vespa che praticamente non aveva freni, e mi sentivo parecchio fico.
Comunque, dai, non fatemi andare dal mio medico... c'è un dottore in sala?

(Foto: Philippe Petit - Man on wire)

1 febbraio 2012

All you need is boomerang

Il punto è che non riesco a mettermi in pari. In ufficio e a casa i fogli mi prendono di mira, mi circondano, mi assaltano e mi sommergono. E per quanto m'impegni a sminestrare le rogne che si portano appresso, altre ne arrivano. A frotte.
A tutto questo s'aggiungano un paio di caselle email (sempre ufficio e casa) perennemente zeppe di posta da smistare, archiviare, cancellare se va bene o, se va male, da lavorare, sempre con il fiato dell'Amministratore di Sistema sul collo. Alla fine son fogli anche quelli. E non penso di essere una mosca bianca, ma di avere un grado di sommersione da fogli nella media.
E non ce la si fa a stare al passo perché, per quanti fogli puoi far fuori, loro si riorganizzano e s'incrementano di numero, lunghezza e frequenza in un'inarrestabile progressione. Tutto quello di cui ho bisogno è il boomerang. Certo non un boomerang qualsiasi, no, bensì The Magic Boomerang.

Chi ha visto come me, nel Pleistocene, Tom, un ragazzino australiano lanciare il boomerang e risolvere tutti i suoi problemi fermando il tempo nel lasso da quando scaglia l'attrezzo ricurvo a quando gli ritorna tra le mani, non può non desiderarlo intensamente.
Tirerei il mio boomerang alto nel cielo, una parabola allungata nell'infinito e tutto sotto che si congela: persone, cose e flusso di fogli. Solo così potrei avere una chance per rimettermi in pari. D'altra parte il tempo, il vero tesoro di quest'era frenetica, è una risorsa preziosissima e impagabile.
Fatti i dovuti calcoli, non è che mi servirebbe spesso, no, basterebbe un giorno al mese, ecco. Un giorno al mese in cui tutti se ne stanno buoni, fermi immobili: mogli, figli, server, postini, capi, colleghi, celentani, ritepavoni... e io che approfitto per spuntare il To Do, archiviare i fogli, le mail e rimettermi in pari.

25 dicembre 2011

La vita sognata

- Sì ma te... quali erano i tuoi sogni da bambino?
Ci ho dovuto pensare un po', ricordare di quando ci sdraiavamo sfiniti al campino dopo l'ennesima partita di calcio durata un pomeriggio intero e lì, recuperando un po' di fiato per tornare a casa, con gli occhi incastrati in una nuvola bianca sperduta, tiravamo fuori i nostri sogni dalle tasche. Quelli raggiungibili e quelli meno.
Volevo andare sulla Luna, cazzo, e ci volevo andare in giornata. Non c'era un bambino negli anni settanta che non voleva fare l'astronauta. Non c'era. E giustamente.
Volevo poi sposare la Veronica, ci potete scommettere che volevo sposarla. Non era un fidanzamento trentennale o una convivenza il mio obiettivo, volevo proprio portarla all'altare, punto e basta.
Sognavo poi di diventare uno sportivo professionista. Calciatore, sì, tennista o sciatore. Oppure atleta, sognavo di ripetere le gesta del Caballo, Alberto Juantorena, e di farlo alle Olimpiadi successive alle sue (Montreal '76).
Mi sarebbe piaciuto cantare, mettere su un complesso con quattro sfigati che suonavano per me visto che ero negato con gli strumenti, e io a fare la voce, il cantante solista. Ero però negato pure per quello.
Restando coi piedi più attaccati al terreno, volevo diventare un giornalista sportivo, un Paolo Rosi, un Adriano De Zan, un Guido Oddo.
E poi mi sarebbe piaciuto visitare l'Australia, ero rimasto affascinato dagli aborigeni e dai koala.
Guardandoci adesso, erano tutti sogni possibili. Certo, qualcuno più arduo, ma tutti possibili.
Oh, ne avessi beccato uno!

E tu, li hai acchiappati i tuoi sogni da bambino?
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