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25 luglio 2017

Thanatos? Ma vattene affanculo!

(Morte e Vita - Gustav Klimt - 1915)
A me questa cosa che alla lunga bisogna morire un po' m'infastidisce, son sincero.
Ho un sacco di cose in sospeso, che non me ne fo una ragione.

Ho ancora strade da correre
e bocche da baciare
ho parole da dire
e schiaffi da dare
ho cani da pisciare
e donne da dimagrare
ho negozi da aprire
e robe da comprare
foto da scattare
e semi da piantare
ho caffè da pagare
e regali da scartare
ho libri da divorare
e partite da registrare
ho colline da pedalare
e pile da cambiare
ho mari da tuffare
e figli da scompigliare
ho sassi da tirare
e frasi da ricordare
ho tasti da pigiare
e siepi da potare
e poi c'ho anche
da mettere in ordine il ripostiglio.

30 novembre 2016

Sono seduto in cima a un paradosso



Io ho sempre amato Shakespeare, fin da quando nel lontano 1991, pubblicavo la mia prima battuta su Comix (la rivista caratcea, non l'agenda).

Mi piacerebbe scrivere come Shakespeare, se non altro saprei l'inglese.

Beh, l'inglese ancora non l'ho imparato nonostante Babbel, ma Shakespeare mi garba sempre, anche senza saperlo.
Cercavo infatti l'autore di questa frase Chi ha troppa fretta arriva tardi come chi va troppo piano, che mi ha folgorato quando l'ho sentita o letta, o boh, ma che non mi ricordavo di chi fosse, e che ti scopro? Che è del Bardo.
Ma ammirate il contesto, forse è ancora più bella incastrata l'ha dove l'ha scolpita l'uomo di Stratford upon Avon:

ROMEO:
Amen, amen. Venga pure qualsiasi dolore, conterà meno della gioia che mi dà un solo minuto della sua presenza. Tu unisci con parole sacre le nostre mani, poi la morte, che divora gli amori, faccia pure ciò che vuole: mi basta poterla chiamare mia.

FRATE LORENZO:
Queste gioie violente hanno fini violente.
Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco, che si consumano al primo bacio.
Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia.
Amatevi dunque moderatamente, così dura l'amore. Chi ha troppa fretta arriva tardi come chi va troppo piano.

Ed ecco trovato anche il modo di far (per)durare l'amore.

Bon, ad ogni buon conto, cercavo il paradosso citato perché mi era tornato in mente al sentir quest'altro in tivù.
Un ex-cestista italiano che parla della sua Pesaro, con una limpida naturalezza, e dice:
Se si è troppe cose non si è niente
(Gianfranco Bertini)
Io ne voglio fare un poster, una legge di vita, un verso del vangelo secondo H.
(Bertini con occhiale ante Karim Abdul)



















Mentre il più bel paradosso d'amore pare che sia:
Non sto pensando a te
(Manolo Trinci)




19 novembre 2013

A egli gli

A egli
gli voglio buttar giù dei versi abbraccio
di quegli con parole in mescolanza
e in ogni verso "gli" ci metto o taccio
io che di sbagli ne ho fatt'abbastanza

come la peste scansa gli sbadigli
agli altri lascerai la sora noia
e coccola i fetenti dei tuoi figli
son tuoi germogli altro che la soia

quello che conta è che non te la pigli
cogli una rosa e una verbena odora
vivi di faccia e scansa i nascondigli

guarda la trave e la pagliuzza ignora
è questo quel che dico a egli gli
cura gli amici e tutto s'avvalora.

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Il testo aderisce alla campagna anomala lanciata da
A me mi a sostegno di A te ti (Sonupueti) votabile qui.

23 ottobre 2013

Il lonfo

Il lonfo è come la minestra di pane(*): ritorna sempre(**).
Nel mondo s'alternano i corsi e i ricorsi storici di Vico e nella vita mia i corsi e ricorsi lessicali del lonfo.
Vuoi una parola, o il refolo ribelle d'un ricordo antico, la voglia di giocare o chissà cosa, capita che ti torna a mente. E quando succede puoi pensare solo a quanto sia affascinante il fluire inarrestabile di quei suoni apparentemente casuali e invece precisi e cotti a puntino nella rigida griglia dei versi, che stanno lì dove devono stare, come soldatini allineati sul plastico di una battaglia.
E sempre mi vien voglia di provare.

(*) ribollita
(**) per quanta ne mangi, nel coccio in frigo, pare che non si consumi mai, che ritorni, appunto.


Il Lonfo

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.

E' frusco il Lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

(Fosco Maraini - Gnòsi delle Fànfole)

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Il blogghe'

Il blogghe' non s'affuria né rampugna
e se gli alliga il cucchio par s'affranny
pendola roba mischia arrisa o grugna
com'abbadasse sbruffi e barbagianni.

Scammella, s'ammatura oppur s'ammuta
lillando non t'alluca o si sbullona
s'appastanudo l'elmo in capa orsuta
men occhio e più recchia s'introna.

Eppure il vecchio blogghe' ora staffrutta
sgratta lo coio s'abbastiana un ponfo
prima c'arrivi un rospo che lo sputta

prìa che s'attesta solidario in tonfo
ora che s'addisagia e infin s'abbutta
zillafrasando (sempre meno) il lonfo.

17 giugno 2013

Fossi un poeta scriverei di

Giornali spaginati e ricomposti come capita sui tavolini d'un bar,
fili che hanno imbastito con perizia irriconoscenti abiti blu,
dischi disputati per girare sui piatti dove nessuno mangerà,
bottoni di riserva cuciti su lembi isolati e nascosti di camicie bianche,
nervature di foglie scheletrizzate dalle dita iperattive di un bambino,
palloni di cuoio in fuga nel fiume accompagnati dagli sguardi sudati dei ragazzini,
occhiali da sole caduti da sopra le teste durante i baci e gli abbracci di saluto.

29 marzo 2012

Ho visto dov'ero


Ho visto dov’ero prima di nascere
ero sepolto nella terra nuda di Atlantide
nel succo rosso dei frutti del melograno
nel vento perduto di una bandiera immota
nell’attimo falso del ghiaccio che si scioglie
nel tic-tac di un orologio fermo
sulla bocca di due amanti dimenticati
nel monotono frusciare della risacca
ho visto dov’ero prima di nascere
in un luogo senza luogo e senza te

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(gara estemporanea di poesia - Lido di Orrì - agosto 2010)

3 marzo 2012

La Di Vino Commedia

Il servizio ChiamaOra informa che l’utente cercato è di nuovo raggiungibile.

PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,
PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.

E penso al mio futuro con terrore
e 'l dubbio nella mente si dilaga
rivolgomi a Virgilio a malincuore:

Ma pe’ entra’ lì, c’è uno che ci paga?
d’andarci a gratis non mi fo persuaso
ma lo maestro mio manco mi caga

menarmi mi vorrà per lo mio naso?
poscia mi squilla lo telefonino
ma non c’è campo, esco, sarà il caso

son Guido e Lapo stanno al vinaino
saluto e scappo a gambe levate
e ‘l Duca resta lì come un cretino

a ber sotto le stelle fila il Vate.

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La Di Vino Commedia, finita di scrivere in osteria davanti a fiumi di rosso, diventa un trattato enologico suddiviso in tre parti, ciascuna delle quali contiene 33 Chianti.

18 gennaio 2012

Ho giocato a calcio

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo:
quelle che ci riportano indietro chiamate ricordi e 
quelle che ci spingono avanti chiamate sogni.

(H.G. Wells – The time machine)




In perfetto accordo all’ancestrale bisogno dell’uomo di pigliare a pedate oggetti tendenzialmente inanimati e rotondeggianti, io gioco, e ho giocato, a calcio. Ho cominciato che avevo tre anni e ancora non ho smesso.
Ho giocato a calcio nello spiazzo davanti casa, in strada, sulla terra bianca dietro la chiesa. Ho giocato a calcio a scuola, al campino tra le viti alle case nuove, ai giardini. Ho giocato a calcio al campo sportivo, in spiaggia, allo stadio, nel bosco, sul greto del fiume, in un campo in salita. Ho giocato a calcio in casa, in giardino, ho giocato fuori dall’Italia e fuori dall’Europa. Ho giocato sull’erba sintetica e sulle pietre di Piazza Santa Croce.
Ho giocato a calcio in porta e sulla fascia. Ho fatto il terzino e l’ala, ho giocato da mediano, ho fatto il libero e la mezzala quando ancora c’erano il libero e la mezzala, ho giocato centravanti e anche trequartista. Ho giocato coll’uno sulla schiena, oppure col due, ma anche con il quattro, con il sei e con l’otto, ho giocato col dieci e con l’undici. Ho giocato a calcio con la maglia della Fiorentina, con quella dell’Argentina, con la maglia del Brasile e con quella del Cagliari di Gigi Riva, ho giocato con la fruit bianca o con un’anonima maglietta blu, ho giocato con una maglia granata, con la tuta grigia tipo Rocky, ho giocato indossando il costume. Ho giocato a calcio con la maglia della nazionale, con la maglia del dopolavoro. Ho giocato con la fascia di capitano, con il cappello per il sole e con i guanti per il freddo.
Ho giocato a calcio a undici, calcio a otto, a sette, ho giocato a calcetto cinque contro cinque ma spesso anche cinque contro quattro, ho giocato a scartini due contro due, ho giocato a calcio con mio figlio, con l’altro mio figlio e ho giocato a calcio da solo in giardino. Ho giocato con mio padre. Ho giocato a calcio a porticine, a buca entra, a testa e rovescio, ho giocato a calcio coi portieri volanti e con i giubbotti al posto dei pali, ho giocato a calcio a sedere.
Ho giocato perché avevo voglia, per stare in forma, ho giocato perché ero in vacanza e non c’era di meglio da fare, ho giocato a calcio da militare per volere del tenente, ho giocato per i tre punti, ma ho giocato anche per i due punti, per una medaglia, ho giocato aspettando che venisse l’ora di cena e ho giocato a calcio perché mancava uno.
Ho giocato bene, ho giocato da schifo, ho segnato, ho fatto autoreti e falli di mano, sono stato ammonito ed espulso, ho colpito duro e ho preso calcioni negli stinchi e gomiti tra le costole, ho fatto assist, ho scartato e perso palla, ho protestato e ho applaudito l’arbitro, ho urlato e imprecato. Ho giocato trotterellando e uccidendomi di fatica. Ho giocato a calcio e mi sono rotto un braccio e una gamba e ancora un braccio, e mi sono rotto un piede e ho continuato a giocare col piede rotto. Ho giocato a calcio e mi sono rotto due costole, mi sono stirato il sovraspinato e poi un muscolo e un altro ancora.
Ho giocato a calcio con un supertele, col pallone di cuoio dono per la Comunione, ho giocato a calcio col pallone ad esagoni neri, col tango e con lo jabulani, ho giocato a calcio con palline da tennis e con palle da pallavolo, ho giocato a calcio con una lattina vuota di Coca Cola e ho giocato a calcio senza palla imitando Jacques Tati.
Ho giocato a calcio con le Diadora di Roberto Baggio, con i tasselli in gomma dura e con quelli in alluminio svitabili, ho giocato con la suola liscia delle Superga bianche e coi mocassini della domenica, ho giocato a calcio con le All Star, ho giocato  con i calzini antiscivolo e anche scalzo. Ho giocato a calcio con gli stivaletti col tacco fine anni settanta.
Ho giocato a calcio con gli amici, con le amiche, con perfetti sconosciuti e con professionisti. Ho giocato coi grandi quand’ero piccolo e coi piccoli quando son cresciuto. Ho giocato con i compagni di vacanza, con i genitori degli amici di mio figlio, con i colleghi e con i ragazzi del paese vicino.
Ho giocato a calcio pensando a una donna, e sono stato con una donna dicendo che ero a calcio.
Ho giocato a calcio in un campo ghiacciato, ho giocato con cinque centimetri di fango, con trenta gradi e col vento di Trieste.
Ho preso a calci centomila palloni e li ho presi a calci per cinquant’anni, e ho sempre avuto paura di sbagliare un calcio di rigore.

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Questa session di musica e parole partecipa al Premio Gigi Reder
come anche:
Sembrava un gioco - by lillina
California Dreamin'  - by melusina
We take care of our own  - by giodoc
Poi - by la donna camel
Emozioni - by melusina
Il disadorno arredo dell'amore - by dario
Il cielo sopra Milano - by rory
La banda degli ifoughthelaw  - by cielo

29 novembre 2011

Guido Catalano Poeta

Io sono l’ultimo che può parlare di poesia con cognizione di causa, ma potete pure andare avanti a leggere visto che sto per presentarvi qualcuno che di poesia ne sa a pacchi. Io penso di non capire la poesia, temo persino che non mi piaccia la poesia. Avrò comprato volontariamente tre o quattro libri di poesie in vita mia. E non mi hanno convinto, non così tanto da ricordare qualcosa, nemmeno tanto da soffermarsi sul mio comodino. Magari però hanno assolto ugualmente la loro funzione.
Poi capita che m’imbatta in poesie che mi consegnano una vista straliciata, versi che squartano il mondo, i suoi misteri e le sue carni e te li servono su un vassoio, sminuzzati e comprensibili oppure amalgamati in un succulento sformato.
E poi mi capita d’inciampare nella poesia, quella non scritta, la vedi in giro, la respiri, ne ascolti il fruscio o il tuono. Se solo ti fermi un attimo e ti lasci invadere la senti che, con un processo quasi chimico, inzuppa anima e cervello.
E sempre rischio di restare affascinato quando s’indugia su un filo d’erba, su una discussione, su una torta alle fragole o su poco più del nulla.
Riesco a proferirne di cazzate, eh?
Comunque il caso che mi ha portato sul blog di Guido Catalano, il titolo di una sua poesia (I bambini non baciano vengono baciati), è stata la frustata che serviva al mio incancrenito scetticismo verso le liriche.
Del maestro Guido Catalano, vorrei segnalare tutta l’opera: pigliatevi, quando avete voglia, cinque minuti e pescate a casaccio, non rimarrete delusi.
Intanto però potete conoscerlo meglio tramite questa: teniamoci stretti che c’è vento forte, che il maestro, che ho avuto il piacere di sentire e che straringrazio, ha scelto per noi.
E poi questa. Com’è questa?
Ah, e tra qualche giorno uscirà un suo nuovo libro, statevi in guardia.
Chiudiamo con il decalogo dettato da Guido, proprio sulla poesia, che riporto per intero.

non scrivere poesie

se ti viene da scrivere poesie non scrivere poesie
fai altro
tipo masturbazione, pesca, decespugliazione, gocard, guarda la tele, dormi

se proprio non ce la fai a non scrivere poesie
una volta scritta la poesia
cancellala subito dal compiuter
e se l’hai stampata
appallottolala e mangiala

se proprio non riesci a distruggerla
evita perlamordiddio
di andare in giro a leggere la tua poesia in giro
anche se ti invitano a farlo non farlo
mentono
ti pigliano per il culo
sono sadici o pazzi

se qualcuno ti dice, che bella questa poesia!
non credergli
ti piglia per il culo
oppure è sadico
oppure è pazzo

non fare amicizia con i poeti
i poeti non esistono
fare amicizia con qualcuno che non esiste
è sintomo di follia

se qualcuno ti si presenta dicendo, sono un poeta
colpiscilo con tutta la forza che hai sulla fronte
col palmo aperto della mano
urlando SUCA!

evita assolutamente i raduni di poeti
se per disgrazia ti trovi a un raduno di poeti
non andarci armato

uccidere un poeta a un raduno di poeti
sarà quasi certamente considerato dalla legge italiana
un eccesso colposo di legittima difesa

non usare mai una fiamma ossidrica
per accenderti una sigaretta

4 novembre 2011

Ti amo senz'apostrofo coll'apostrofo

T’amo coll’apostrofo e senza apostrofo
ti amo a braccio e t’abbraccio coll’apostrofo e senza apostrofo
ti amo senz’apostrofo coll’apostrofo
ti amo a corpo morto, e come corpo morto cade
caddi in amore per dirla con l’inglese
caddie in amore per dirla con il golf
ti amo e t’abbraccio
senz’apostrofo e coll’apostrofo
e caddi in te per abitarti
senza pagare affitto
e spese di manutenzione ordinaria
ti amo di tacco e di punta
di diritto e di rovescio
ti amo per diritto di abitazione
senz’apostrofo coll’apostrofo



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