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7 maggio 2019

C'è pure un cruciverba

Sono stato al mercatino della scuola media di mio figlio.
Carini tutti questi ragazzi che si danno un gran daffare per risollevare le sorti della loro malmessa scuola.
Noi abbiamo fornito una cinquantina di vasetti di piantine grasse che sono andati via come il pane.
Mi ha colpito un ragazzino molto sveglio che mi ha appioppato il giornalino della scuola, probabilmente leggendomi nell'intimo, convincendomi con lo sguardo ammiccante che accompagnava un "Oh, c'è pure un cruciverba".
La riflessione è che un cruciverba possa avere ancora un effetto positivo sulla tiratura di uno stampato, anche sulla generazione dei nativi digitali. Bon, dai, mi pare positivo.
Anche se in realtà quello che ho apprezzato di più è stato l'oroscopo, con frasi del tipo: Sei dei Pesci? Spero che tu sappia nuotare perché affogherai nei compiti. Piccoli umoristi crescono.
E comunque ho contribuito anche con il contante acquistando un'intera annata di Topolino (53 numeri) al prezzaccio di venti euri.
Li tengo al cesso dopo che ho sentito Bebe Vio chiosare: Chi è che non ha un Topolino in bagno?
E sì, leggetelo Topolino, fa cultura.

19 marzo 2019

La calma è la virtù dei genitori che hanno un figlio che studia


Oggi mi sono incazzato come una scimmia alterato ancora una volta con figlio due ch'è in terza media.
Non lo so come, ma te le leva dalle mani, o te le leverebbe diciamo.
Un pomeriggio zeppo di cazzeggio e fissaggio muri per arrivare al dopocena con 3 materie dico tre ancora da affrontare con tipo: 3 paginate di inglese, tutto il programma di artistica finora fatto, le equazioni dalla a alla x e circa diciottomila piani cartesiani da realizzare graficamente e da farcirli di rette passanti per l'origine.
Alle 22 ho sclerato e sono scappato a portare fuori il cane per evitare pestaggi al minore.
Adesso c'è su dolcemetà che lo rampogna per bene, ormai sono mesi che l'unica tattica che siamo in grado di adottare con lui è: poliziotto cattivo e poliziotto cattivissimo.
Ma niente, a lui gli scivola tutto addosso, poco gli frega di un bercio, di 15 gg senza la Play o di cosa cambia o non cambia segno in un'equazione.
C'ha ragione lui? È avanti? È adolescente?
No, è solo stronzo.
E dire che è pure la festa del papà e che al mio rientro a casa mi ha accolto con un "BU" da dietro uno stipite e un regalino (che non ha manco aspettato che scartassi e se l'è filata).
Ora son qui con una sagoma di Silvan alta due metri (il magone) e sinceramente penso che quando sfilerò davanti alla sua porta per andare a nanna (vado presto che ho un capolavoro di libro per le mani, ma ve ne parlerò poi) non l'aprirò per il solito bacino della buonanotte, tirerò dritto. Orgoglione lui, orgoglione io.
E staremo incazzosi per un po'.
Ma poi tutto s'appianerà, tipo tra dieci anni, ecco.

10 maggio 2017

E alla fine arriva Sordi

Quando cerchi qualcosa da far vedere a tuo figlio (e da rivedere per te), non dico di epocale, ma che almeno aggiunga qualcosa alle vostre vite, quando peschi a strascico nel multiverso cinematografico che va da Fantozzi fino a Mad Max, da Luke Skywalker fino a Danny Ocean, da John J. Rambo fino a Sarah Connor, alla fine arriva Sordi.
È normale, non ci si deve preoccupare, rientra nell'ordine naturale dei fenomeni esistenziali ripassare un po' d'italianità con l'albertone.
Siamo partiti da Guglielmo il dentone (regia Luigi Filippo D’Amico – terzo episodio del film I complessi), così come antipasto.
(Ma quant’è bella Gaia Germani! E pure le Kessler: due strafighe!)
Vabbè, torniamo a noi, gli do il via e France fa “Ah, ma è in bianco e nero?”
Penso, vai ora me lo stronca e mi tocca ripiegare sul professor dottor Guido Tersilli.
“Ganzo!” invece fa.
Ecco, alla fine è questo che mi ha fatto pensare.
Il fatto che un ragazzino di 12 anni associ il bianco e nero televisivo alla qualità, o alla ganzitudine insomma.
Quindi non è solo una questione di nostalgia canaglia, voglio dire.
Del resto gli Stanlio e Ollio e i Miss Marple non è che siano da buttare, e questi li avevamo già proiettati tempo addietro.
Magari invece è solo la novità, o il fatto che i porcai in bianco e nero dell’epoca nessuno se li va a cercare anche se c’erano lo stesso, ma io preferisco pensare che in quel tempo ci fosse più attenzione alla qualità, e le cose fossero pensate e fatte per essere belle e per durare (persino i film).

8 marzo 2017

A qualcuno serve un semiperimetro?


Sempre a margine della scuola del figlio e della cultura a giorni alterni.
Ora posso capire, ed è un aspetto senz'altro positivo, che gli argomenti di studio siano aggiornati rispetto a 40 anni fa per l'effettiva necessità di trattare temi che erano ignoti o non così impellenti.
Tipo tutti i risvolti legati all'ecosostenibilità, dettati dal fatale declino del pianeta. Vedi l'impronta ecologica, sapete cos'è l'impronta ecologica?
Io non lo sapevo cos'era, e adesso comunque lo so solo a grandi linee, ma è necessario che i nostri ragazzi la studino e comincino a ragionarci sopra (certo anche noi).
Epperò materie e argomenti sviscerati dai più grandi studiosi di sempre e rimasti inalterati negli anni, ma perché dovrebbero cambiare?
A parte i Sumeri, dei quali ho già parlato a suo tempo.
Ma l'aritmetica e la geometria non dovrebbero essere la stessa pappa di mille anni fa? Numero di decimali attribuibili al pi greco escluso.
Il perimetro che 40 didattici anni fa era p e basta, adesso pare che sia diventato 2p. 2p?
Cioè p pare che sia il semiperimetro, un concetto utilissimo in natura, immagino.
A chi serve la metà del perimetro di qualcosa? Proprio non dovrebbe essere una misura degna di possedere un'abbreviazione propria, figuriamoci poi usurpare la fottuta p del perimetro.
Nasce qui e oggi il movimento per l'abolizione del semiperimetro.
Firma sotto la petizione se vuoi anche tu una p che stia per perimetro e basta.

24 gennaio 2017

La cultura a giorni alterni

Va così che, con la testa che ci si ritrova a una certa età, può considerarsi un privilegio bello e buono dare una mano ai figli con la scuola.
Capita di riscoprire succosi particolari storici, rinfrescare sopite regole di semplificazioni algebriche e stupirsi ancora davanti agli spicchi meridianici. E non è male.
Però se siete organizzati come da me, non lo sapete cosa vi tocca. In pratica io e dolcemetà ci alterniamo - un po' in base a voglia e disponibilità ma, molto più spesso, a caso - negli impegni familiari, che siano legati allo studio di France, agli allenamenti, al dentista, al cucinare o ai bisogni di Juno (ma è femmina).
E quindi finisce che questa nuova istruzione che ci si fa, di riflesso a quella dello studente deputato, sia costruita a salto del canguro con i vantaggi e le controindicazioni del caso.
E al fin della fiera sono il massimo esperto di dittonghi e iati ma di Carlo Magno e di Aquisgrana non so un cazzo (*).


(*) A parte che Aquisgrana contiene un dittongo.

21 dicembre 2016

Se dici sedici


Fra dentisti, muri che crollano, gatti investiti, cani in arrivo, giardini da rifare e incidentini d'auto posso tranquillamente archiviare l'anno come il peggiore da un punto di vista economico della mia vita, se si escludono gli anni in cui ho contratto mutui.
Non ho messo da parte nemmeno un balduino.
Pare un po' un controsenso sperare nel diciassette, ma questo è.

Ma voglio ricordarmi delle cose buone di quest'anno, di alcune almeno:


  • Francesco e il calcio
  • Mad Men
  • Metti un giorno a Roma
  • L'agenda di Comix
  • Torino e il Lingotto
  • I foulard per le maestre
  • Il ritorno al rebus
  • Narcos
  • Il Salento e le pittule di Damiano
  • L'arrivo di Juno
  • Le ore in cucina
  • L'opera del Duomo
  • Metti un giorno a Bologna

18 ottobre 2016

One St3pNy Beyond

(noto youtuber al Piazzale Michelangelo)
C'è sempre un momento nella vita di un uomo (padre o figlio che sia) in cui la forbice delle aspirazioni paterne e dei desideri filiali si apre a V in una feroce premonizione di lontananza che non lascia intravedere la possibilità di una richiusura ma, più facilmente, quella di una fatale resa.
Per me - da figlio - è stato quando ho comunicato a mio babbo che sarei andato a lavorare di notte a impastar farina, quando lui mi avrebbe sempre visto in banca a contar soldi, benché di altri.
Per me - da padre - è stato stamani.
- Babbo, sai cosa voglio diventare?
E lì il tempo collassa e un secondo reale si veste da infinito con la mente che scandaglia a mo' di Terminator tra tutte le possibili risposte:

- Astronauta?
- Ingegnere?
- Medico della mutua?
- Biologo marino?
- Nutrizionista
- Calciatore?
- Velina?



Fine del time collapse.
- No, cosa?
- Voglio diventare il duemilionesimo iscritto di uno youtuber: St3pNy (la grafia l'ho gugolata adesso).

Ora premesso che youtuber è chi lo youtuber fa ma che non ho niente contro tali mitologiche creature delle quali fino a ieri praticamente ignoravo l'esistenza o almeno ne sottovalutavo la loro dimensione come forza-lavoro mi chiedo se non sarebbe meglio puntare almeno a scalzare 'sto St3pNy e a buttare giù nel tubo roba che induca non due ma tre milioni di pischelli a cliccare sul tasto iscriviti di un canale tuo. (in questa frase ho avuto difficoltà a posizionale le virgole, ve ne lascio alcune qua: ,,,,,, mettetele un po' dove vi pare)
Ma diventare uno youtuber non è una priorità, pare, solo essere il duemilionesimo iscritto ha un valenza al momento.
E c'è tutto un algoritmo che il France ha studiato - almeno quello! - e che gli fa prevedere, con ragionevole certezza, un tempo di un paio di giorni per il raggiungimento dei 2 milioni di iscritti  al canale del nostro (adesso: 1.997.633) e quindi niente di più facile che stare lì attaccato allo smartcoso in attesa dell'ora ics.

Comunque questa dello youtuber io me la segno e l'aggiungo alla lista di cose che si possono fare anche da vecchi, lista che per adesso contiene: Leggere / Nuotare / Guardare la Premier League.

21 settembre 2016

Non cambiare nulla affinché nulla cambi



Alla scuola italiana il Gattopardo non lega manco le scarpe.
Stamani ce l'ho alta, come si dice dalle nostre parti.
Mi son bastati 3 giorni di scuola media di figlio due per restare basito, esterrefatto, stupito e quel che è peggio DELUSO.
Quaranta lunghissimi anni, una vita, son passati da quando facevo le medie io e non è cambiato nulla. Ma nulla!
Parlo del mio comune, dello stesso plesso scolastico di allora, per il resto d'Italia non lo so di preciso, ma non credo che nella maggioranza dei casi sia molto diverso.
Ancora i libri?
Ma cristodiddìo non trovate la cosa vergognosa a livelli assurdi? Io sì.
Nei 40 anni in assoluto più rivoluzionari nel campo dell'informazione  e della comunicazione per la storia dell'uomo, a scuola, in quello che dovrebbe essere il regno, il nucleo fondante. il big bang di tutto ciò che è studio e informazione, non si è fatto un passo avanti uno?
Siamo un paese indegno.
I nostri ragazzi ancora fruiscono delle, peraltro straordinarie, invenzioni di un contadino sumero di 5.000 anni fa e di un tipografo tedesco del tardo medioevo.
Ma se io adesso ho nello spazio dell'unghia del pollice un magazzino di dati equivalente a quello che si poteva ottenere 40 anni fa con un campo di calcio pieno di computer, vorrà dire qualcosa oppure no? (dico a caso, ma è per capirsi)

Cosa deve succedere? Ma subito.

Oggi:
  • Spendiamo 300 euro di libri l'anno
  • I ragazzi vanno a scuola schiacciati dai loro zaini e spesso senza libri dimenticati o volutamente non presi.

Domani:
  • Spendo 100 euro in un tablet/e-reader
  • Spendo 150 euro di libri in formato e-book (salvaguardando la lobby dell'editoria che guadagno più così che vendendomi il libro stampato)
  • Risparmio 50 euro che diamo ai tipografi che si trovino un altro lavoro
  • Dal secondo anno risparmio 150 euro
  • I ragazzi vanno a scuola (leggeri) con un solo apparecchio che sostituisce TUTTI i libri e - IN PIU' E GRATIS - consente accesso al dizionario e al traduttore.

Per i poco esperti ricordo che sull'ebook si può sottolineare, copiare, ritagliare con una facilità estrema.
E non voglio mettermi ad analizzare altri vantaggi, di minore importanza (forse), che comunque ci sono.

E non si sta parlando di una tecnologia del futuro, si tratta di una tecnologia VECCHIA di dieci anni.
Ma cosa stiamo aspettando?
Ma se non riusciamo a realizzare nemmeno le cose semplici, già bell'e praticamente fatte, come questa (perché sarebbe davvero SEMPLICE), ma dove vogliamo andare?
Tristezza.

E la sapete l'ultima? Nei due giorni in cui fanno ginnastica, ancora si devono portare avanti e indietro le scarpe da ginnastica in una busta. Nemmeno un fetente armadietto comune (non mi azzardo a dire singolo) per tenerci le scarpe da palestra sono riusciti ad installare in 40 anni!
Tristezza al quadrato.

Sono i nostri figli, e guardateli il giorno che vanno a scuola con lo zaino sulle spalle, la busta delle scarpe in una mano e la cartelletta di tecnologia nell'altra... vergogniamoci un po' tutti.

Però una cosa, a guardar bene, è cambiata: il diario imposto. Cioè - non sto scherzando! - hanno fatto stampare un diario uguale per tutti, omologando e appiattendo la personalità di ognuno.
Senza vignette, senza curiosità, senza disegni, proprio anche brutto.
Esagero? Non credo, ma vi ricordate la gioia che era scegliere il diario che ti avrebbe accompagnato per 9 mesi?
Epurati anche Charlie Brown e Cocco Bill.
Tristezza al cubo.

28 marzo 2016

Sai copiare i temi di un bambino di quinta?

- I bambini hanno diritto alla privacy?
- Certo
- Anche i bambini di dieci anni?
- Certo
- Beh, non in questa casa!

E quando France verrà a sapere della pubblicazione degli estratti dai suoi temi io speriamo che me la cavo.


Descrivi con ricchezza di particolari un ambiente delle tue vacanze
Myrtos, la spiaggia più bella di Cefalonia, è una spiaggia di sassi, sassi piccoli, grandi, medi, neri, rosa, bianchi e anche di un po' di sabbia. A sinistra c'è un bar, non molto piccolo come i bar delle altre spiagge, è abbastanza grande tipo come due elefanti africani sdraiati.

Le mie scarpe raccontano
Ciao, io sono scarpa da basket e il mio padrone ha dieci anni, io solo due. Lui gioca a basket da quattro anni, io solo da due. Insomma, lui mi batte in tutto, tranne che in ammortizzatori, lì vinco io due a zero.

Un ippopotamo nella piscina
Guardai fuori dalla finestra e c'era l'ippopotamo, scesi in giardino ma vidi solo una roccia, risalii e vidi l'ippopotamo, scesi velocissimo (a 1000 km al mese) aprii la porta e caddi nella piscina di fango e mentre ero sotto al fango pensai che ci fosse stato un ippopotamo ma lì fuori c'era una roccia.
Poi tornai a letto pensando di essere pazzo.

Scrivi una lettera a una tua insegnante
Cara maestra Claudia, scusa se mi sono comportato male durante le ultime lezioni. Spero di non scordarmi di nuovo la chiavetta usb. Anzi, me lo scrivo sul diario: per lunedì portare la chiavetta usb.

Racconto fantasy: Rohan il guerriero
Era a due draghi di distanza dal re degli Orchi. Lanciò la sua lancia sulla mano dell'Orco, poi si avvicinò: "Mossa suprema!" e gli staccò la testa.

Pregi e difetti nel mondo delle femmine
Uno dei loro difetti è che sono femmine e i maschi non sopportano le femmine anche se non so perché. Hanno i capelli troppo lunghi, e quando si girano di scatto ti colpiscono la faccia, non vedi più nulla, perdi l'equilibrio e cadi a terra.
Poi dicono sempre "Cosa?"
Ad esempio se dici "Ciao", loro rispondono "Cosa?"
E non ascoltano, hanno cose di meglio da fare: tipo guardare le mattonelle.

Racconto giallo: Nel cortile sono comparse delle impronte misteriose
Nei dintorni di Palermo in un paesino tranquillo tranquillo sparì il sindaco e quindi Marco il detective si mise ad indagare. Marco osservò attentamente il cortile del sindaco e vide sul fango venti impronte che uscivano e dieci che entravano: "Molto strano!"

La gara di Gibo
A Cnosso viveva un ragazzo di nome Gibo che voleva vincere una gara di cavalli. Mentre tornava a casa trovò Bibo che gli disse:
"Ti sfido a un giro di tutta Cnosso, si parte da qui e il traguardo è qui".
"Quando si parte?"
"Ieri mattina!"
"Come ieri mattina?"
"No dai era uno scherzo, domani mattina".

13 novembre 2015

Il mattino ha loro in bocca

Alcune mattine da noi si registra una fastidiosa reticenza ad alzarzi dal letto da parte di un soggetto soggettino.
È allora che entrano in azione loro: GLI SVEGLIATORI.
Esistono svegliatori di diverso ordine e grado di efficienza. Le tattiche che adottano sono differenti e vanno alternate nel tempo perché il soggetto sviluppa assuefazione all'uso ripetuto della stessa.
I primi a entrare in campo solitamente sono gli svegliatori sbaciucchioni, ma hanno probabilità di successo vicine allo zero siderale.
Poi, a seconda delle mattine, del tempo a disposizione e del livello apparente di sonno arrivano sul posto le altre squadre.
Ci sono gli svegliatori mordicchioni e gli svegliatori pizzicottosi, ci sono gli svegliatori cheladigranchio e gli svegliatori fusadigatto, ci sono gli svegliatori che stapparellano e quelli temibilissimi che sbrandano.
A volte vengono persino dall'estero: I Despertadores sono capaci di strapparti dalle braccia di Morfeo col solo bellicoso bercio: DESPERTAMOS!
Ricordarsi che gli svegliatori raggiungono la massima efficienza se agiscono in coppia lavorando il soggetto dormiente da ambo i lati.
Gli svegliatori: collezionali tutti!

23 settembre 2015

Le parole che ti ho detto (2)


Statistica aggiornata, riferita agli ultimi quattro anni, delle espressioni più frequentemente rivolte a figlio 2:

  • France sei pronto?
  • Cosa avete fatto oggi?
  • I calziniii!
  • Spegni quell'affare!
  • Buongiorno eh?!?
  • Il pigiamaaa!
  • Questo sarebbe "lavarsi i denti"?
  • Attento c'è le macchine.
  • Queste scarpe qui?
  • Abbassaaa!

Qui la versione precedente, sembra quasi che ci siano stati dei progressi. Sembra.

18 febbraio 2015

AlterArte - Chess

Chess - End Yuòrrol

E niente, mica m'entrava in testa la corretta posizione iniziale degli scacchi.
Solo il fatto che la scacchiera debba avere la casella bianca in basso a destra per i giocatori, solo questo ero riuscito a memorizzare.
Poi con il Re e la Regina ho sempre fatto casino sulla cella dello stesso colore o del colore opposto a quello del pezzo.
Per quanto cercassi, non riuscivo a far funzionare nessun trucchetto che mi risolvesse la questione.
Poi France, reduce da un tot di lezioni di scacchi a scuola - e sì che è una bella cosa - candidamente mi fa: la Regina sta sulla casella del suo stesso colore, perché è una donna e ci tiene ad avere l'abito in tinta.
Ci voleva questo passaggio per l'impressione a fuoco.
Bon, apposto.

23 dicembre 2014

Gli anni di Cristo giri


Lo so, sono l'ennesimo coglione che, ai margini di un'operazione nostalgia, decide di insufflare nuova vita a un vecchio giradischi dimenticato da dio - o da chi per lui - e dagli uomini dentro a un informe sacchetto bleu in un recesso del ripostiglio.
L'ennesimo.
Siamo fatti cosi', siamo uomini e bambini, piu' che caporali.
E cosi' ho speso per questo Natale per una serie di acquisti paratecnologici affinche' da quei fetenti 33 giri al minuto uscisse nuovamente fuori una sequenza di note, se non accattivanti, almeno percepibili dall'orecchio umano anche in quest'era preamplificatore free.
E qualche doveroso e beato fruscio.
E ho resuscitato il vinile con lo stesso vivo entusiasmo e per le stesse motivazioni, anche se di segno opposto, di quando l'avevo pubblicamente ripudiato per una purezza di suono all'epoca irrinunciabile must.
E niente, il primo tentativo ha portato sul piatto una raccolta di brani di Mina dal foro centrale un po' strettino, tanto che l'ho dovuto scalzare via con un mestolo da frittate per non mandarlo in frantumi.
Poi le cose son andate meglio con Nuntereggae piu' (dolcemeta': Ma siamo in piena botta vintage o cosa?) e con Profumo e la nota rocker senese riconosciuta pure da France (Questa e' Gianna Nannini, c'ha sempre un po' di mal di gola).
Poi ho spento e mi son sparato una serie di mp3 in bluetooth prima che la noia e lo sconforto prendessero il sopravvento costringendomi a ricondurre tutto l'ambaradan vinilico-girevole in un luogo fuori dalla portata dei bambini.
Ad ogni buon conto, per Natale, sapete cosa regalarmi.

10 novembre 2014

Sumeri per sempre

Parlo ai miei coetanei... gente che si ricorda di Tenco, dello sbarco sulla Luna e di Ali-Frazier dal vero.
Ma i Sumeri che c'erano ai nostri tempi a scuola? Io non me li rammento mica.
Assiro-Babilonesi l'era pieno, fitto di giardini pensili un si girava, ma i Sumeri boh?
O di dove son spuntati questi? E poi, oh, hanno inventato tutto loro, dalla ruota alla barca a vela, dalle canalizzazioni dell'acqua alla scrittura in sillabe, com'è non si sapeva quarant'anni fa che c'erano stati 'sti cristi di Sumeri intelligentoni?
È dovuto venire a dircelo Alberto Angela che avevan fatto sfracelli, perché babbo Piero non ne sapeva una mazza manco lui.
No, ma mica ce l'ho con loro, bravi davvero, solo mi stanno un po' sulle scatole perché non me li hanno fatti studiare.
Non ce l'ho più il libro ma sarei curioso di controllare, per me se c'era una paginetta l'è grassa.
Sì, la Mesopotamia quella la c'era anche negli anni settanta, ma Sumeri politeisti nemmen l'ombra.
E invece ora son protagonisti assoluti, l'è due mesi tra poco che ci siam sopra con France e chissà per quanto ancora ci si tireranno dietro, mancano davvero solo i nomi.
E poi trovare Gilgamesh sui libri di storia, andiamo, lui non c'era perdìo sul nostro sussidiario.
I soldi che ho speso per leggere la sua epopea su Lanciostory! E ora te lo sparano a lezione di storia, ha fatto carriera pure lui.
Grande Wood su Lanciostory, avanti anni luce.
Ora mi aspetto solo di beccare Dago quando arriveremo alla Repubblica di Venezia.

7 novembre 2014

Gigi Riva Settanta

- Biglietto d'auguri aperto a Gigi Riva -

 
Mi sento un po' come Schroeder e il compleanno di Beethoven.
Del resto la mia infantile passione per Gigi Riva calciatore, passione appesantita dalla stima e dall'assoluto rispetto per il Gigi Riva uomo, è cosa nota.
Gigi non se la tira e lo potevi già vedere da come esultava dopo un gol o da come abbracciava un compagno che aveva segnato.
E non è che servano tante smancerie per fargli sentire che ci siamo, alla fine è un uomo semplice non sarà organizzata una fottuta festa di una decina d'ore con la Raffa in sottofondo che intima a far l'amore comincia tu.
Basta meno: Auguri Gigi.
E scusa se mi sono biecamente approfittato di mio figlio per rappresentarti in un disegno. È probabilmente il disegno che ti avrei inviato quando avevo la sua età se solo avessi saputo dove spedirtelo o fossi stato un filo più intraprendente.

La foto da copiare l'ha scelta France, è tratta da un Io Proprio Io dell'Intrepido, e i ragazzi di allora sanno di cosa parlo. La ricordi?
È la finale mondiale di Messico '70 - sì settanta - e tu stai volando per colpire di testa.
____________________________________
Gigi Riva - La Saga
Indovina chi è venuto a cena
BEI TEMPI
Pollice verso Pollice recto
____________________________________
edit
Dal profondo del cuore voglio ringraziare tutti coloro che con tanto affetto mi hanno dedicato un pensiero augurale in occasione del mio 70° compleanno: dal vertice dello Stato al comune cittadino avete voluto farmi sentire la vostra vicinanza con intensità commovente e inaspettata. Immensamente felice vi stringo tutti in un forte abbraccio.
(Gigi Riva)

29 agosto 2014

Cavallino arrancante

Siamo ormai alla quarta annata scolastica per il piccolo che persiste nell'avvalersi di uno zaino rosso fiammante della Ferrari.
Ma, diobonino, son 4 stagioni che la rossa va di male in peggio.
Ehi, di Maranello, che vogliamo fare?
Va bene sposare la causa, va bene non abbandonare la squadra nei momenti di difficoltà, ma a mio figlio cominciano a venire i primi dubbi. Intanto sul perché non abbiamo comprato uno zaino RedBull (No, ma sai, la Ferrari è italiana ed è fortissima) poi sul fatto che la Ferrari sia fortissima (e no gli anni di Schumi non li ricorda, figuriamoci quelli di Lauda) poi sul perché non abbiamo comprato una zaino di Vettel visto che è il mondiale piloti (No, ma sai, Vettel è straniero... ok sì, anche Alonso, ma parla meglio l'italiano) poi sul perché non lo cambiamo ché magari portiamo sfiga noi.
Ehi, di Maranello, mi sentite? Dobbiamo cambiarlo?
Vi garantisco che è stato faticoso distogliere le attenzioni di un bambino (di 6 anni) dagli zaini Pokemonici, Dragonballotici o Tartarugoninjevoli. Solo che questi eroi continuano a imperversare nei loro mondi, sconfiggono i Team Rocket, s'impossessano di sfere energetiche, mangiano pizze e salvano il creato, ogni anno che dio, o chi per lui, mette in terra, e ogni singolo fottuto giorno.
Solo mio figlio se ne deve andare a scuola schiacciato dal peso di uno zaino strapieno di libri e di batoste?
Ehi, di Maranello, sveglia! Siete o non siete "La scuderia più vincente nella storia della Formula 1"?
Tra due anni si va alle medie e si cambia zaino, l'anno prossimo sarà l'ultima chance affinché il nostro supporto non vada perduto per sempre come lacrime nella pioggia del Fuji.

9 giugno 2014

Che Palle! ®

Ho mai dedicato un post a dolcemetà?
Questo... questo non credo, direbbe Crozza/Razzi. Epperò mi sa che è giunta l'ora.
Ma non voglio strombazzare pomposamente i suoi meriti, perché non gradirebbe, questo lo so per certo. Proverò sottovoce.
C'è che per rimpinguare le defunte casse scolastiche è stato messo su un mercatino, l'idea risale almeno a tre mesi fa, che si sarebbe tenuto domenica 8 giugno.
Beh, le beghe che si è sciroppata questa santa donna in tre mesi lo sa il cielo! Non ve le elencherò, ovviamente, ma tra mail, telefonate e incontri garantisco che se ne sono andati un bel po' di tempo e di serenità. E questo tacendo sulla meravigliosa bigiotteria che ella stessa ha prodotto convertendo a miglior vita le capsule usate di un noto marchio di caffè - what else? - durante lunghi e laboriosi dopocena.
L'aspetto più sconfortante nell'organizzazione dell'evento è stata la difficoltà, se non l'impossibilità, di coinvolgimento di certi genitori, ché i figli a scuola si mandano tutti.
Un aspetto che definire demotivante è volergli bene.
Ora che tutto è finito, cosa fa dolcemetà quando scrive alla maestra dettagliando la giornata di mercato, gli incassi, gli articoli venduti e l'esperienza vissuta? Pensate che abbia dato soddisfazione agli assenteisti? Macché.
Questo scrive alla maestra, tra le altre cose:
Non tutti i genitori hanno partecipato allo stesso modo, alcuni proprio non li abbiamo mai visti e neanche sentiti da quando si è cominciato a parlare del mercatino fino a ieri. Ma alla fine, sono loro a perderci qualcosa. Si sono persi i sorrisi dei nostri bambini, che ieri scorrazzavano per le strade del paese senza l'occhio troppo vigile dei genitori, occupati ai banchini, e si sono persi l'entusiasmo di noi genitori, che lavoravamo insieme, nonostante il caldo torrido di questa domenica.

p.s. nella foto gli articoli preparati da me e France per il suddetto mercatino: 27 recycled tennis ball pronte a tutto, attaccabili al frigo o sulle piastrelle del bagno. Vendute tutte entro la mattinata. Sono le Che Palle!®

19 maggio 2014

Chrbprzghrstrbrzwursttrghz Jesus

Qualche mese fa France è tornato a casa con la custodia di un violino.
Era la prima volta che un affare del genere metteva piede in casa nostra, ce la siamo vista brutta.
Ho sperato quasi che ci fosse un fucile da killer smontato nella custodia, ma niente, c'era un violino davvero, e mai che ne avessimo preso in mano uno, né io né dolcemetà.
Aprendo la custodia avevamo la faccia di John Travolta e Samuel Jackson davanti al contenuto della valigetta in Pulp Fiction.
Quindi, anche solo per capire come si tiene in mano l'archetto ci siamo catapultati su youtube.
Da allora l'ha riportato a casa altre tre volte al fine di esercitarsi per il saggio di fine anno del progetto musica.
Quando France suona le gatte si agitano, non s'è capito se perché le note, spesso straziate, urtano la loro educazione musicale o se perché i suoni vanno a dipanarsi su una frequenza felina a noi non nota.
Io e dolcemetà con quell'affare in mano siamo un po' dei grandi invalidi e France non pare possedere nulla d'innato che lo avvicini a volfango amedeo o a chi per lui.
Ieri, durante le ultime esercitazioni, gli abbiamo chiesto se almeno conosceva il nome del brano per poter mirare la ricerca sul web e ascoltare cosa doveva venire fuori.
E no, ci ha detto che il brano ha un titolo impossibile, tipo: "Chrbprzghrstrbrzwursttrghz Jesus, insomma qualcosa d'impronunciabile Jesus... mi ricordo solo Jesus".
Uhm... che sia un pezzo da Jesus Christ Superstar?
Il prossimo anno ha detto che sceglierà pianoforte, voglio proprio vedere quando lo porterà a casa!

20 dicembre 2013

Alla stazione a vedere i treni

Quarant’anni dopo, tenendo per mano mio figlio e trovandomi a passare dalla stradella accanto al podere del Poggio, mi ricordai di quell’antica giornata di sole in cui mio padre mi aveva spiegato il treno.
Qualche mese prima eravamo andati a trovarlo all’ospedale, in centro a Firenze. Sbrigata la visita e stretti gli abbracci, mia madre aveva pensato bene di portare me e mia sorella alla stazione a vedere i treni.
Treni che arrivavano e treni che partivano in un andirivieni trito e ripetitivo, ma capace di abbagliare gli occhi curiosi di qualsiasi bambino del mondo, me compreso.

Tornando da mia zia verso casa nostra passavamo dal Poggio e fu qui che, camminando con mio padre, gli domandai del treno.
- Babbo, ma come fanno i treni che arrivano alla stazione a ripartire all’indietro?
Mio padre, da buon muratore, fino ad allora mi aveva insegnato soltanto come incastrare i mattoncini del Plastic City per la costruzione di blocchi solidi e sicuri, ma adesso moriva dalla voglia di darmi una seconda lezione sulle cose della vita.
- Vedi, - mi disse – funziona così!
S’inginocchiò e m’invitò a sedere sull’erba di fronte a lui. Lo guardavo ammirato, era il mio papà ed era il mio Dio. Mia mamma e mia sorella stavano chissà dove mentre io ero lì con lui. E andava bene così.
Raccolse cinque o sei sassi, locomotiva e vagoni, e li dispose in fila sulla stradella in mezzo a noi.
- Il treno arriva trainato dalla sua locomotiva e si ferma qui, dove finisce il binario, sui respingenti. Li hai visti i respingenti alla stazione?
- Sì - dissi, ma non me li ricordavo mica.
- Poi i viaggiatori scendono, mentre il treno sta fermo. Le hai viste le persone scendere?
- Sì, sì le ho viste quelle – dissi, e potete scommetterci che ne avevo viste a bizzeffe.
- E mentre chi è arrivato va via e chi parte sale sui vagoni, alla coda del treno si aggancia un’altra locomotiva che ha fatto manovra in stazione con i binari e gli scambi. Vedi, arriva da dietro.
Non è che compresi bene le parole, ma i gesti di mio padre con la sua mano che accodava un sasso nuovo in fondo al treno dei sassi-vagoni e se li portava via tutti, o quasi, quelli erano chiari.
- E quella? – dissi indicando la pietra rimasta in stazione.
- Quella è la vecchia locomotiva, poi andrà a tirare fuori un altro treno.
Mi sorrise e si alzò lasciando lì i sassi, composti e allineati in un esemplare convoglio. Ripartimmo, mano nella mano. Fatta una manciata di passi mi girai un attimo, per dare un ultimo sguardo al mio treno. Mi dispiaceva di doverlo lasciare lì.

La prima volta che France è stato in treno l’abbiamo portato da Firenze a Figline, un tragitto breve, una domenica pomeriggio, giusto per il viaggio. Aveva tre anni. Si è accomodato sul suo sedile, mani sui braccioli e sguardo fuori dal finestrino impaziente e concentrato come un grande.
- Siamo partiti, siamo partiti! – e ci guarda sgranando gli occhi.
Il treno sì è appena mosso, ma lui è già in estasi.
- Siamo partiti, siamo partiti… - quasi nient’altro per quindici minuti.
Ti viene da pensare che ci vuole poco a far felice un bambino.
Sulle prime abbiamo cercato di farlo star zitto, affinché non disturbasse, ma poi anche alla luce dei sorrisi degli altri viaggiatori, l’abbiamo lasciato dire.
Io e dolcemetà: due grandiglioni rimbecilliti dall’amore per quel frugoletto ricciolino.
Siamo rientrati con il buio e il viaggio è stato meno carico di emozioni, ma quando siamo scesi in stazione l’ho portato in testa al treno, mi sono accoccolato di fianco a lui e gli ho tenuto una lezione sui respingenti.

Un giorno poco dopo andammo nel bosco alla ricerca di funghi e di bastoni da appuntire. Lasciai la macchina abbastanza lontana dalla nostra meta perché potessimo camminare un po’ con gli zaini zeppi di panini, bevande, bussole e coltellini. Non amiamo allontanarci dalla civiltà per tempi superiori alle due ore senza avere con noi una bella scorta di generi di sopravvivenza.
Respirammo l’aria pura dei miei luoghi d’infanzia e passando di fianco al Poggio non potei resistere. C’era una staccionata nuova a delimitazione del campo e scavalcarla fu un gioco. Non mi ricordavo esattamente il posto e non speravo davvero di ritrovare il mio treno di sassi, lì composto sulla stradella. E infatti non c’era, però c’erano i sassi.
Mio figlio a ogni modo non mi chiese nulla, ero io che desideravo capitasse.
Sentivo il bisogno di annodare questa corda da mio padre a mio figlio e volevo che mi attraversasse.
- Lo sai come funzionano i treni?

16 settembre 2013

Oratorio di Santa Caterina delle Ruote

Mi sento molto Miss Fletcher stamattina, seppure non riuscirò manco a legarle un mocassino, mentre mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù (ieri) mi accadde di assistere.
L'Oratorio di Santa Caterina delle Ruote è una perla del mio comune (Bagno a Ripoli) dove ieri, appunto, si è tenuto un evento legato all'inaugurazione di una mostra pittorica dedicata anche a Francesco Granacci.
Granacci, fatevi conto, che è il Robben che nasce nell'epoca dei Messi, dei Cristiano Ronaldo e degli Iniesta. Bravo, ma storicamente non se lo può cagare nessuno. Se la doveva vedere coi calibri di Michelangelo e Raffaello e, per quanto fosse in gamba, in pochi lo ricordano.
Bagno a Ripoli ovviamente sì, che gli ha dato i natali.
La cornice della mostra, in questo caso valeva il quadro, infatti l'Oratorio di Santa Caterina è una perla nel verde, affrescato tra l'altro da Spinello Aretino, da poco restaurato al suo splendore ed eletto da me medesimo come location per il mio terzo, ma solo eventuale, matrimonio.
Tutto questo è stato condito con un concerto di musica tradizionale emiliana, e non solo, dei Bonanot Sunador, che ha degnamente introdotto e accompagnato la serata con pregevoli spunti di folklore e cultura.
Dall'Arte si Riparte, questo l'ambizioso slogan scelto dal comune per una serie d'iniziative che varrà la pena di seguire, anche se, auspicabilmente, senza France, il quale s'è sparato un'ora di sonno con la testa poggiata a un tavolino in ferro battuto che quando s'è tirato su c'aveva i ghirigori stampati in faccia.
Alla fine è andata penalizzata solo la parte ricreativa con il picnic sull'erba fortemente sconsigliato da uno scroscio battente di pioggia che pareva d'essere a Frittole.
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