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3 aprile 2023

La patata nella deriva bio

Oggi due parole sulla patata. Intendo il tubero.

Non so se ci avete fatto caso, ma dopo che a qualcuno è venuta l'idea di infilare nelle cassette di verdura - quelle che ti consegnano dagli orti bio - delle patate terrose, quasi cementate alla terra bruna, il fatto è diventato di tendenza.

Ora, anche nei più globalizzati supermercati, ecco che nel reparto ortofrutta sono spuntate le patate belle terrose. E anche più di un tipo. Cosa che non ci puoi preparare un purè se prima non gli fai un risciacquo capi delicati in lavatrice.

Ma insomma, non è che più son terrose e più son bio, eh.

Coming soon le carote, occhio.



25 agosto 2020

La settimana santo

Dopo un paio di mesi nei quali mi sono strettamente attenuto alla dieta cosiddetta "del labrador", vale a dire mangio tutto quel che trovo, mi vedo costretto a intraprendere un'azione differente per recuperare un tono di dignità sufficiente a presentarsi di fronte allo specchio (obiettivo -3 kg in una settimana).

Ergo, 'sta settimana mangerò il giusto. Oltre a continuare a camminare con i minimo 10.000 passi al giorno.

Per prima cosa niente carne, e questo è abbastanza facile se si ignora il richiamo della sbriciolona dal frigo.

Poi niente dolci ad eccezion fatta di un leggero strato di marmellata di fichi a km zero da spalmare a colazione su due ostie di pane ai 5 cereali arrostito.

Quindi niente latticini, e qui vado persino contro alla mia intolleranza agli intolleranti ai latticini.

Di fritti e sughi manco a parlarne.

Infine 0 (zero) alcol, e questo è senz'altro lo scoglio più duro.

Carboidrati? Pochi ma buoni.

Non è una roba a scopo salutare, come dicevo, più dimagrante.

Lo scrivo qui per annotarmelo e per puntellare la mia forza di volontà.

O vediamo... 


Peso:

24 ago: 83,6

25 ago: 83,0

26 ago: 82,1 (corsetta)

27 ago: 82,8 (pizzetta)

28 ago: 83 (inspiegabile rimbalzo tecnico)

29 ago: 82,3

30 ago: 83 (cena fuori)


Risultato: -0,6 Fallimento completo.


22 marzo 2019

Una fetta di vita semplice ma buona

Torni a casa e trovi un cane che scodinzola
Prepari una torta di mele semplice ma buona (*)
Ceni con le persone che vorresti avere accanto quando morirai
Ti alzi all'alba
Corri all'alba
Corri all'alba per sentieri
Corri all'alba per sentieri con un cane accanto
Corri all'alba per sentieri con un cane accanto ed è primavera
Torni a casa e trovi un avanzo di torta di mele che scodinzola.



(*) Torta di mele semplice ma buona
150 gr di farina
100 gr di zucchero
100 gr. di burro fuso
2 uova
4 mele medie
1 cucchiaio di maraschino (o rum)
½ cucchiaio di lievito
scorza grattugiata di 1 limone
un pizzico di sale
Tagliare le mele a cubetti e metterle da parte. Sbattere in una terrina le uova con lo zucchero e il sale, aggiungere la farina, il rum, la scorza grattugiata di un limone, il burro e il lievito (se troppo denso aggiungere 1 cucchiaio di acqua o latte). Aggiungete le mele all’impasto, la consistenza dovrà essere molto ‘melosa’. Mettere l’impasto nella tortiera coperta di carta forno. Infornare a 180 gradi finché dorata e asciutta alla prova stecchino (30-35’ min circa).

26 febbraio 2019

Non chiamatelo pesto se è trito

 Non bisogna per forza di cose essere nati a Genova per capire la differenza.
Basta conoscere un minimo l'italiano, anche senza che uscite (*) il dizionario.
Che poi non c'è niente di male nel mettere tutti gli ingredienti nel mixer e premere ON - l'ho fatto anch'io -, talvolta per la fretta o per la comodità, vuoi mettere, o perché non ci siamo mai posti il problema.
Però, benedetti figlioli, quando usate il tritatutto, quell'impasto che viene fuori non solo NON è il fottuto pesto, ma non è nemmeno un lontano parente.
Ad ogni modo continuate a tritare che va bene anche così, ma non dite in giro e soprattutto non mentite ai vostri figli spacciando "C'è la pasta al pesto!". Rischiate che un giorno vi rincorrano con un pestello davvero.
Non lo so se avete mai provato a pestare il basilico... le sue foglie sprigionano un succo antico di un verde sovrano, un'ambrosia densa e profumata, qualcosa di molto simile all'amore.
Condire con il trito di basilico aglio e pinoli alla fine è un po' come servire a un emiliano i tortellini della coop, magari con il ragù.

(*) Aut.Accad.Crusc.Conc.

11 gennaio 2018

Il morbo di quel tedesco là


Negli interstizi dei miei deliri, quando guardo mia mamma, mi capita di pensare a cosa possa aver scatenato il morbo.
Certo, l'Alzheimeir vien così, se te lo becchi te lo tieni, fine.
Epperò chissà magari ci potrebbe essere una relazione con un comportamento tenuto in vita che ne agevola l'insorgere.
E allora penso alle cose di cui mia mamma può avere abusato che, essenzialmente, sono due: i fritti e la chiesa.
Con questo non voglio dire nulla eh... né sfidare i guru della medicina e della ricerca.
Voglio solo dire fritti e chiesachiesa e fritti, poi fate voi.
Ci sta che uno due faccia male, forse anche tutti e due.

p.s. questo post non costituisce materiale medico ufficiale, in caso di sintomi persistenti consultare un medico, sempre che vi ricordiate.

15 maggio 2017

La mia deriva bio

A parte che quando andavo a scuola io non c'erano manco i Sumeri, secondo me, di sicuro però non c'era l'impronta ecologica.
Infatti come ci dice wiki, è un concetto che nasce nel 1996 (Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth - Mathis Wackernagel;  William Rees) e quindi faccio una gran fatica a memorizzarlo, quando mi capita di rinquartarlo tra i compiti di France.
In soldoni (ma qui c'è tutto spiegato a garbo) l'impronta ecologica misura l'area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana (o da uno Stato, una regione, un individuo) e ad assorbire i rifiuti prodotti. Si misura in ettari di superficie.
Per abbatterla ci sono mille modi, ma ne riporterò qualcuno dei più semplici, cosicché possiate applicarvi e dare il vostro contributo al pianeta.
Vi propongo qui un articolo - di parte, per carità! - giusto per un'infarinata su come ognuno di noi potrebbe, in maniera del tutto autonoma e agevole, impattare positivamente su 'sta benedetta impronta, riducendola.
Ne riporto anche alcuni passi per chi non ha voglia di leggerselo tutto:

  • Il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura finalizzata agli allevamenti;
  • la principale causa di deforestazione sono gli allevamenti dei bovini e non il taglio del legname;
  • le sole deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi USA inquinano l’acqua più di tutte le altre fonti industriali raggruppate.

In ogni caso e per par condicio possiamo anche continuare a mangiare carne, avvalendoci persino di ottimi e inconfutabili motivi qui e davvero avremo tanta salute.

Per quel che mi riguarda, cercherò di vegetarizzarmi il più possibile (no vegan, che devo gestire anche il mio aspetto burrariano). La settimana scorsa ho messo in fila 5 giorni cinque di vegetarismo assoluto. Non è stato proprio facile, cazzo, devi tener conto di un sacco di tempo per cucinare e stanziare un budget più alto di spesa (o sono incapace io, o devo solo prenderci la mano), ma mi ha fatto bene, alla fine. Fisicamente non so, ma psichicamente di sicuro.
Con questo, continuerò a concedermi della carne (buona!), credo, ma sarà come fosse un premio.


30 agosto 2016

Dimmi come mangi il cocomero e ti dirò chi sei


Eh sì perché dalla tecnica, dai tempi e dai modi in cui ti fai fuori l’anguria, il melone rosso o come diamine vogliamo chiamarlo, si capiscono un sacco di cose.
James Hunt in un’intervista su Grand Hotel nel 1977 (la mia bibbia di allora) dichiarava che per capire le donne le faceva guidare… io nel mio piccolo, vi consiglio, se volete saperne di più su una persona, di portarla a mangiare il cocomero.

1 – Lo taglio prima in tanti piccoli pezzi, tolgo tutti i semi e solo dopo me lo gusto in santa pace, magari con una forchettina perché mi sono anche già sciacquato le mani e il contatto mi dà pure un po’ fastidio. (profilo Rain man)

2 – Mi prendo la classica fetta tagliata a mezzaluna e l’affronto solo ed esclusivamente a morsi, dal centro verso l’esterno; mi fermo solo quando vedo il bianco. (profilo Ronald Reagan)

3 – Coltello e forchetta, taglio la fetta via via, da un lato verso l’altro, come viene senza pormi troppe domande. Non faccio più caso nemmeno ai semi. (profilo Siddharta)

4 – Mangio prima la parte che sta più vicina all’esterno (ci sono varie tecniche adottabili allo scopo) e mi lascio in fundo la parte più dulcis, quella che sta al centro del frutto. (profilo Furio di Magda)

5 – Inizio dalla parte più dolce e penso di mangiare solo quella o poco più, poi però mi piace e vado un po’ più a fondo, e poi continuo ancora e gli ultimi bocconi sono in parte rossi e in parte bianchi.(profilo Pinocchio).

6 – Tolgo i semi lo frullo e lo bevo. (profilo Beatrix Kiddo)

7 – La tua tecnica non è prevista tra le precedenti. (profilo Ecce Bombo)


Profilo Rain man
La precisione e la puntualità sono il tuo punto forte. E il tuo punto debole. Probabilmente da piccolo facevi passare il tempo contando nella tua testa da uno a...
Sei metodico, pieno di te e anche un po' misantropo. Troppo spesso, quando servirebbe davvero, non riesci a lasciarti andare.
Odi i ritardatari, ma di più odi chi tollera i ritardatari.




Profilo Ronald Reagan

Quando senti che il mondo finirà le sue risorse nel 2050 pensi chissenefrega tanto morirò prima. Ti godi la vita senza troppe preoccupazioni, odi la politica e i politici.
Sei come un bimbo alla scoperta del mondo, il problema più grande è che non sei più un bimbo.
In coda in auto sei il primo che suona il clacson. La sera nel tuo letto però però ti accorgi che niente ti sta dando davvero soddisfazione.
Tirare il freno a mano e vivere un po' la noia, questo ti sarebbe davvero utile.



Profilo Siddharta
La pigli così, anche se non è stato facile. In anni passati hai mangiato cocomeri seguendo altre tecniche ma alla fine hai capito che non valeva la pena arrovellarsi sul metodo, ciò che contava davvero era il succo.
La tua forza sta nella pacatezza e nella riflessione. Sei arrivato, potrebbero dirti che muori domani e continueresti a fare quello che stai facendo adesso.
Sei vegetariano, almeno potenzialmente.





Profilo Furio di Magda
Il tuo cervello è un labirinto, tu sei il topo e sai che per arrivare al formaggio c'è una e una sola strada. E quella vuoi percorrere. Gli altri ti possono seguire o abbandonare, poco importa, non riusciranno a distoglierti dai tuoi abiettivi.
Obiettivi che puntualmente raggiungerai tutti, ma guardali bene... ne valeva davvero la pena?
Un paio d'ali, anche di cera, per volar via dal labirinto, questo ti servirebbe, ma non lo ammetterai mai.




Profilo Pinocchio
Sei il classico sfacciato che sta sulle palle un po' a tutti, quello che ha il coraggio di fare nella vita solo ciò che gli piace.
O almeno ci provi. La tua forza vera sta nel riconoscere un errore, nell'ammetterlo, e nel riuscire a salire sul cazzoso sgabello per guardare la vita, o quel che è, da un'altra prospettiva.
Nell'intimo sei un tenerone ma non ti piace che si sappia in giro.




Profilo Beatrix Kiddo
Venire al punto. La concretezza è il tuo mantra. Poche ciance, fai quello che serve quando serve.
Sei forte e debolissimo. Controllare le emozioni e metterle al servizio dei tuoi pensieri questa è la tua filosofia di vita.
Finché non esplode il frullatore può anche funzionare.








Profilo Ecce Bombo
Il tuo ego confina con l'Austria. Anche meno, verrebbe da dire. Sei il bastian contrario per definizione, ami il paradosso fine a se stesso.
Il classico bambino da infanzia felice che ha imparato ad allacciarsi le scarpe a dodici anni, cresciuto nella bambagia e con il cordone ombelicale ancora attaccato a mammà..
Per te conta solo distinguersi dagli altri quando invece spesso ti converrebbe nasconderti.

1 marzo 2016

Il cestino del pane


Una pizzeria la vedi da come fa la margherita, una gelateria dalla crema e dal cioccolato e un ristorante lo vedi dal pane.
Lo so che quasi mai è il ristorante a fare il pane, ma ugualmente la cura con cui dovrebbe sceglierlo è la cartina di tornasole di un’attenzione che troverete poi nella preparazione dei piatti, nell’accoglienza, nella cortesia e nel conto.
Perché quando passi quei dieci minuti da solo con il cestino del pane, in attesa che la pappatoria decolli, è allora che fai le tue prime considerazioni.
Se vuoi giudicare in tempi brevi, devi fare un po' come quando dal cocomeraio ti fai fare il tassello per non rischiare di comprare dieci chili di zucca insapore.
E un persona, però, a parte Nino che il giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia, una persona, da cosa la valuti?
Vige sempre la regola del semplice, sarei tentato di dire da una stretta di mano, ma no, direi che ha senso solo in negativo per quelli che ce l'hanno moscia, tra quelli che stringono è pieno di ti-faccio-vedere-chi-sono-fratturandoti-una-trenina-di-dita e dio, o chi per lui, ce ne scampi.
Come si può giudicare, senza quasi correre il rischio di sbagliare, la bontà di una persona in tempi brevi? Posso capire lo spessore di qualcuno che ho conosciuto da poco, in un tempo limitato?
Forse dallo sguardo, dal sorriso? (dalle poppe?).
No, alla fine torniamo sempre lì. Le persone che stanno un gradino sopra alle altre sono quelle che ascoltano, anzi, che sanno ascoltare. Che non è banale, è una roba complicatissima.
Non devi star lì a oscillare la testa fingendo attenzione in attesa che tocchi a te parlare o, peggio, interrompendo perché tocca a te parlare. E non devi ascoltare filtrando via la monnezza e memorizzare solo quello che ti fa piacere sentire, devi essere in grado di ascoltare, di dedicare la tua attenzione vera a chi ti parla.
La persona che ascolta, che sa ascoltare, è quella che ha il pane migliore.

17 febbraio 2016

5 (cinque) cose




5 cibi che mangerei in capo a un tignoso
  • Piada squacquerone e rucola
  • Spaghetti aglio olio e peperoncino
  • Pane burro e marmellata
  • La pizza di Pizzaman
  • Fiori di zucca fritti in pastella

5 cose che odio fare
  • Leggere le istruzioni
  • Ascoltare gli integralisti (in ogni campo)
  • La fila alla Posta
  • Programmare il termostato
  • Il cambio di stagione

5 sportivi anni ’70 che avrei voluto essere
  • Gigi Riva
  • Gustav Thoeni
  • Adriano Panatta
  • Niki Lauda
  • Bob Morse

5 film che guardo ogni volta che li passano
  • Pulp Fiction
  • Notting hill
  • Una giornata particolare
  • Toy Story
  • Love Actually

5 libri che mi sono piaciuti in 5 età diverse
  • Le avventure di Tom Sawyer
  • L’ombra dello scorpione
  • Alta fedeltà (questo potevate immaginarlo)
  • Il giovane Holden
  • Underworld 

5 donne famose che avrei voluto sposare ma non gliel’ho ancora mica chiesto

5 attori che non ce n’è

5 cose che non avrei dovuto fare
  • Ragioneria
  • Tirare su un blog
  • Quella maionese
  • Scommettere 50 euro su Karlovic
  • Chiederle se si voleva mettere con me

5 cose che dico spesso
  • Non scherziamo!
  • Carogna bigia
  • E quindi?
  • Te t’hai visto un bel mondo!
  • Ma che se’ grullo davvero?

5 colleghi che lasciamo perdere
  • Quello che non paga mai il caffè
  • Quello che ti sorpassa in corridoio per andare in bagno
  • Quella che ce l’ha solo lei
  • Quella che non saluta
  • Quello che ti guarda nei cassetti quando non ci sei

5 lavori che avrei voluto fare (ho fatto)
  • Astronauta (muratore)
  • Giornalista sportivo (benzinaio)
  • Critico cinematografico (venditore porta a porta di pentole)
  • Maestro elementare (fornaio)
  • Scrittore (programmatore)

5 cose in cui sono bravo (sono negato)
  • Orientarmi (cantare)
  • Il Decathlon (suonare)
  • Cazzeggiare pallido e assorto (ballare)
  • Il calembour (parlare in pubblico)
  • Fare il nodo ai piccioli di ciliegia con la lingua (la calligrafia)

7 settembre 2015

I fagiolini non sono come lo scotch

Né come il rotolo di carta da cucina o carta igienica, per dire.
Avete presente come son fatte tutte le robe arrotolate, no?
Ne hai consumate metà come spessore ma in realtà sei ben oltre a causa degli avvolgimenti esterni che son più lunghi.
Anche il serbatoio della macchina fa uguale, una vita per arrivare a mezzo e poi va giù d'un botto, ma lì non me lo spiego se non con un gombloddo delle case automobilistiche.
Insomma se state a pulire i fagiolini, via la testa via la coda, e l'attività si delinea parecchio barbosa, quando avrete dimezzato il monte non è il caso di rilassarsi pensando al rotolo di scotch (o al serbatoio della benza) perché la seconda metà dei fagiolini da nettare è una metà effettiva e ancora non siete a nulla.
È un paio d'anni che pulisco fagiolini a profusione, sai com'è... se li hai assaggiati cucinati in quella che si dice sia la maniera di Fabio Picchi (nella foto), diventano incredibilmente un alimento PCD.

Comprate i fagiolini, tanti quanti ve ne stanno nel vostro tegame di riferimento e che vi consentano di rimestare agevolmente.
Tritate una cipolla, fina quanto preferite, non tanto fina a gusto mio.
Aggiungete mezzo bicchiere scarso di olio.
Un paio di spruzzate di origano.
Una decina di foglie di basilico (o menta) sminuzzate.
Sale quanto basta e peperoncino se vi aggrada.
Un paio di etti di polpa di pomodoro.
Mescolate il tutto a freddo nel tegame e poi cuocete a fuoco lento per una quarantina di minuti o quel che serve.
Io li cuocio coperti e se si asciugano troppo in cottura intervengo con dell'acqua calda.
Servire tiepidi.
O caldi.
O freddi.
Servire, insomma.

7 agosto 2015

Dieci anni sfruttati al massimo

(dove la s è privativa)
Sono dunque già passati 10 (dieci) anni da quando un gruppo di biologi nutrizionisti dell'Università di Stanford in California elaborò una dieta assolutamente priva di frutta.
Per la sperimentazione del progetto fu scelto un bambino italiano che nasceva in quei giorni e che, per dieci lunghissimi anni, si sarebbe nutrito senza ingerire l'ombra di una frutta una: PAZZESCO!1!!!!11!
Ma di più, manco ne avrebbe toccata una con mano, per non rischiare d'inficiare l'esperimento e per evitare le seppure accidentali contaminazioni.
Ora, trascorso questo decennio sfruttato, la famiglia del piccolo si sarebbe anche rotta un po' i coglioni.
Ergo, biologi nutrizionisti del cavolo, vedete di riportare il soggetto sulla retta via di una dieta completa ché l'esperimento è bello quando dura poco.
Ai suoi genitori, anch'essi sofferenti nel vedere il loro piccolo privato dai piaceri della frutta, piacerebbe davvero che da ora in poi il ragazzino se ne andasse a rubare un po' di ciliege come fan tutti, s'ingozzasse d'albicocche ancorché transgeniche, si spremesse le arance direttamente in gola o si tuffasse di faccia in un cocomero.
E poco male se al Louvre dovessero vietargli l'ingresso per paura che si mangi un Arcimboldo.

1 maggio 2015

Lisbon story 2.0

Lisbona è la ragazza che impasta i pasteis de bacalhau al Museu da Cerveja nella Praça do Comércio. La giovinetta è imprigionata dentro a una teca di legno e vetro dal vago richiamo marinaro ed è perennemente alle prese con queste tipiche polpette. Nessun cliente o passante, ai quali peraltro ella elargisce generosi sorrisi attraverso il vetro, può parlarle o interagire con lei. Lavora il suo prodotto con maestria assoluta avvalendosi di due cucchiai e nient'altro, in uno tiene la polpetta e con l'altro accarezza l'impasto, lo rimpingua, lo lima, lo modella, lo liscia e quando sembra che abbia finito riparte daccapo in un'operazione talmente di fino che gli altri pastel de bacalhau del Portogallo e del globo terracqueo tutto retrocedono d'un colpo tre categorie sotto. E per quanto la guardi, mai la vedi posare una polpetta completa nella teglia di quelle finite da mandare in cottura.
Lisbona è i suoi sanpietrini - non so se hanno un nome proprio - bianchi e lisci che contribuiscono a rendere originale e affascinante ogni marciapiede, ogni corso, ogni piazza. Ma quando piove barricatevi in casa! La superficie del sanpietrino lisbonese si fa scivolosa come un lastrone di ghiaccio su una pista nera e camminare su e giù per i colli diventa impresa improba.
Lisbona è Sostiene Pereira, è una limonata, è un labirinto di vicoli, è la vigliaccheria che si fa coraggio.
Lisbona è la Casa do Alentejo, dal profumo un po' cubano: uno sventaglio di piastrelle incastonate in un tempo passato e mai passato davvero, un tassello di città che ha energia propria ed è ravvivato da una compagnia danzante di coppie attempate e felici, protette nelle loro vesti da sera indossate alle tre della domenica pomeriggio da un buttafuori baffuto e rognoso.
Lisbona è l'Alfama, quartiere intrico di ripide scale e vicoli bui dove risuona il fado da una finestra, da un vecchio giradischi sull'uscio di un locale o magari dalla voce diretta di due innamorati seduti sul sagrato di una chiesa sconosciuta, lui con la sua chitarra e lei con le sue labbra vermiglie.
Lisbona è l'Alfama con le sue vecchie a spazzare davanti casa e con i suoi cani sciolti che non guardarli mica negli occhi.
Lisbona è la copia di un ponte, la copia di un cristo e la copia di un lungomare.
Lisbona è l'Única Fábrica Pastéis de Belém che non si spiega perché un posto così non sia ancora dichiarato fuorilegge visto la droga che spaccia a quintalate ogni giorno. Mangia qui la tua pastéis de nata ma poi non venirci a chiedere un centro di disintossicazione.
Lisbona è il Tago, un fiume che è una carezza, un utero caldo e un cancello che si apre al mondo.
Lisbona è il paradiso dei tranvai, gialli sì ma anche rossi, verdi o cocacolati.
Lisbona è un mucchio di fragole svendute per strada.
Lisbona è un esercito di pavoni strillanti, liberi e spavaldi.
Lisbona è il sorriso puro di Massud capace di raccontarti in due minuti, sempre sorridendo, quanto sia dura la vita lì quando si arriva da fuori e come sia riuscito a farcela lui, anche grazie ai soldi che gli mandava la mamma dal Bangladesh. E Massud è così gentile che ti viene voglia davvero di andarci a mangiare al suo ristorante in rua das portas de santo Antão, ma poi anche no.
Lisbona è la mamma di Massud.

21 aprile 2015

Vip

A me questa cosa del vegetariano mi lavora dentro.
Sono una sorta di vip, vegetariano in prospettiva.
È una filosofia che negli anni passati ho sempre trattato con una certa indifferenza quand'anche non con un certo fastidio.
Per la storia del vissuto familiare poteva ben considerarsi un'eresia e come tale spesso l'ho vissuta, pur senza spingermi a santinquisire i vege che si presentavano a mangiare da me o con cui venivo a chiacchiera.
Adesso però le condizioni sono cambiate, lo stato di benessere auspicabile nel dopoguerra è stato raggiunto e superato, la nostra coscienza può - non dico evolvere - ma almeno iniziare a ragionare partendo da altre basi.
Epperò, quelli che ostentano, danno ancora sui nervi, anche se vegetariani, l'unica vegetariana famosa che amo anche per quello è Lisa Simpson.
Stringendo... senza farlo passare per un sacrificio o cosa, ho inserito nella mia alimentazione delle giornate vegetariane, così un po' a spot, come si usa dire.
A colazione è facile, al bacon ancora non ci siamo. Direi che quello che decide è il pranzo a mensa, se lì riesco a soddisfarmi mangiando vegetariano ci sto attento anche a cena per non insanguinare la giornata.
Quanto spesso? Diciamo un giorno su tre, circa. E per adesso.
Quello che è davvero positivo in questa gestione è che al termine delle giornate vege mi sento ad un passo dalla beatificazione e talmente in credito con la mia gola che una sana chiusura dolce, leggi TusaiCosa o gelato, non me la toglie nessuno.

10 marzo 2015

Vivi e Vegeta

Chissà, magari un giorno mi faccio vegetariano pure io.
La voglia ci sarebbe, ma finora l'ho rintuzzata per bene nell'angolino.
Mi piace però la politica del cerco di mangiare meno carne, se non altro per un discorso di salute quando non anche animalistico.
È difficile, anche perché è stato un punto di arrivo per i miei genitori - poveri e contadini - poter servire della carne a tavola ai loro figli, in fondo è stata un'espressione del loro amore, e io non riesco proprio a demonizzarla 'sta cosa.
Non ce ne sono molti nel mio giro di conoscenze, sono più quelli che hanno mollato rispetto a quelli che resistono.
Invece Lore tiene botta, è il fratello grande della principessa Ila e, manco a dirlo, sta per venire a cena da me... con la sua nuova fiamma vegetarianissima!!!
Un primo veloce? Un secondo? Qualche originale sfiziosità?
Presto ch'è tardi.

p.s. devo ancora fare la spesa.
p.p.s. astenersi padellate e magiccùcher ;)

1 dicembre 2014

Ieri tua madre ti dava TuSaiCosa ®


Gratta gratta siamo tutti un po' Harry Potter.
E tutti abbiamo un nemico oscuro e innominabile.
Certe volte è interpretato da Ralph Fiennes e altre volte dalla crema spalmabile alle nocciole.
Ma finalmente la Ferrero l'ha capito, pare.
Grazie
___________________________
bibliografia:
Odore di chiuso
Decalogo anti TuSaiCosa
La vita agra
Cicero pro domo sua





28 gennaio 2014

No knead bread

Da Breaking Bad a Baking Bread il passo è breve. Ringrazio Carolina, la mia pusher nambaruàn, per la ricetta e Darinka per il gioco di parole, che avrei proprio voluto fare io, mannaggia. Detto ciò ecco la ricetta, con l'aggiunta di piccole varianti in parte carolinge e in parte mie, del pane senza impasto.



300g di farina tipo 2
200g di farina integrale
(i 200g li ho messi di farina di farro: consiglio vivamente)
380g di acqua tiepida
5g di lievito di birra
10g di sale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
5g di malto in polvere o in crema
1 pugno di semi di girasole
(girasole e zucca che fanno più figura)

Preparazione:

in un contenitore capiente (che abbia il suo coperchio e sia trasparente possibilmente) mescolate le due farine e il sale. Sciogliete il lievito nell'acqua tiepida insieme al malto e versatelo sulla farina, unite l'olio e i semi e mescolate con una cucchiaio fino ad amalgamare il tutto e a idratare tutta la farina, ma senza impastare. Chiudete il contenitore con il coperchio e riponete il tutto in frigorifero da un minimo di 12 ore a un massimo di 24. (Tenetelo un po' d'occhio, deve lievitare ma non passare di lievito).
Trascorso il tempo di riposo in frigo, infarinate abbondantemente la superficie di lavoro e versateci l'impasto senza sgonfiarlo troppo. Infarinatevi le mani e fate le pieghe del tipo 1 che consistono nel tirare e piegare il lato destro del rettangolo verso il centro, per poi sovrapporgli il lato sinistro (pieghe a portafoglio). Ruotate l'impasto di 90° e ripetete le pieghe.
[Non è fiscale 'sta cosa delle pieghe, prendetevi il vostro tempo e piegate la pasta su stessa, anche varie volte, spingendo e dandole forza, fino a che non avrete un disegno di pieghe che vi aggrada: è dove il pane si spaccherà]
Capovolgete l'impasto in modo che le pieghe stiano sotto e adagiate la pagnotta in uno strofinaccio bene infarinato. Infarinate anche la superficie della pagnotta e chiudete lo strofinaccio ripiegando tutti i lembi verso il centro. Lasciate la pagnotta riposare nello strofinaccio per 1-1 1/2 ora.
[Io preferisco non tenerlo troppo nello strofinaccio a lievitare, intanto perché più che ci sta e più probabilità avrà d'imparentarsi alla stoffa creando qualche problemino nella fase d'infornamento, e poi perché preferisco calarlo nella pentola arroventata quando ha ancora la sua forza lievitante e non rischiare di sgonfiarlo perché troppo lievito]
Venti minuti prima di infornare, portate il forno al massimo (250°) mettendo al suo interno una pentola con il suo coperchio. L'ideale è usare una pentola in ghisa (diametro 24 cm).
[Io ho usato una pentola in coccio da 22cm di diametro]
Altrimenti usatene una in pyrex, in terracotta o, se proprio non ne avete, una in acciaio (meglio una in alluminio pressofuso antiaderente). Quando il forno sarà arrivato a temperatura, togliete momentaneamente il coperchio alla casseruola, aprite i lembi dello strofinaccio, appoggiate la mano destra a fianco alla pagnotta e con la sinistra aiutandovi con lo strofinaccio, capovolgetela sulla mano in modo che ora la parte con le pieghe sia verso l'alto. Adagiate la pagnotta nella casseruola, chiudetela con il coperchio e lasciate cuocere per 25 minuti, dopodiché, rimuovete il coperchio e continuate la cottura per altri 10-15 minuti.

Note:
L'impasto è molto molle, la farina nel maneggiarlo è fondamentale.
La temperatura massima del forno è altra condicio sine qua non.
La cura delle pieghe è risolutiva per l'estetica, non sottovalutatela.
I minuti di cottura nel forno sono indicativi: è una fase in cui la pagnotta va controllata e seguita come fosse un bimbo che muove i primi passi.
Deve colorarsi senza rischiare un'insolazione e deve cuocersi in modo uniforme.
Ognuno conosce il proprio forno, sarà quindi la vostra esperienza a guidarvi, in ogni caso, per quanto mi riguarda, ho usato la funzione "pollo" con una cottura forte anche e soprattutto dal basso (il rischio è ritrovarselo crudo sotto).
Attenzione, è un prodotto altamente PCD.

p.s. per Claudia: La Linea non diventerà un blog di cucina.

17 ottobre 2013

Dell’alimento PCD (*)

Ci son robe che ne mangerei una bigoncia.
Avete presente una bigoncia, sì? Quella specie di tronco di cono dogato in cui si cacciano i grappoli d’uva sforbiciati alla vendemmia, questa in foto, per intendersi.
Ecco, ci sono dei cibi che non mi danno mai l’impressione di sazietà e mi lasciano sempre con la voglia. Non si tratta di cibi particolarmente buoni, beh sì, forse un po' sì, ma ce ne sono altri di cui sono più goloso. È che questi, i cibi da bigoncia, ogni volta che mi ci trovo alle prese, sento che potrei mangiarne fino a scoppiare.
Tipo i brigidini, non riesco a fermarmi coi brigidini, mi devo violentare per chiudere il sacchetto e metterli via.
O i double whopper con formaggio.
Le noccioline salate.
O i panini de I Fratellini.
Il parmigiano, il parmigiano son convinto di poterne ingurgitare una forma.
I Lindor.
Ovviamente le patate fritte, ma più di tutti i fiori di zucca fritti in pastella.

(*) PCD ® - Può Causare Dipendenza.

13 agosto 2013

Il gioco dei film

Da 3 a ennemila giocatori.
Materiale necessario: un dizionario dei film, penne e fogli di carta.
Dopo avervi allietato con sfiziosi giochetti da lanciare quando state in macchina con la figliolanza, tipo schiaccia il sofficino o panda gialla, vi parlo di un passatempo più da grandi.
È il mio gioco da tavolo preferito, da sempre, dal mio primo Mereghetti del 1993. Ve lo spiego perché è semplice e perché non c'è un gioco più divertente - tra quelli che si fanno con i vestiti addosso, intendo - per passare una serata.
Che tu sia un cinefilo o no non fa differenza, solo la fantasia ti servirà, ma nemmeno tanta, alla fine.
A girare uno tiene il dizionario dei film e gli altri partecipano. Colui che ha il dizionario sceglie un film pescando più o meno a casaccio tra le migliaia di titoli raccolti e poi ne legge la trama, o parte di essa.
Es.: Quattro persone, si introducono di nascosto nel laboratorio segreto del dottor Diabolo. Tra invenzioni e strani macchinari ognuno di loro ha la visione di ciò che succederà se non saranno in grado di porre un freno alle loro passioni.

Magari la legge pure due volte, se qualcuno lo chiede anche tre.
Ogni giocatore a questo punto deve lavorare di fantasia e attribuire un titolo allo straccio di trama letto. I titoli che i giocatori s'inventeranno verranno trascritti in segreto su un foglietto e consegnati a chi conduce la mano, cioè colui che ha letto la trama, che aggiungerà ai titoli inventati il titolo vero scritto di suo pugno. Poi mescolerà i foglietti attribuendo loro un numero (anche al suo col titolo vero) e li leggerà alla platea, in maniera più asettica possibile (vietato ridere e/o inciampare nella lettura per non svantaggiare nessuno!).
Es.:
1 - Cuore cattivo
2 - Il giardino delle torture
3 - Futuro per quattro
4 - Il ritorno di Dottor Diabolo
5 - Passione maledetta
6 - I frutti del male
7 - Belfagor alle crociate (un cretino c'è sempre n.d.h.)

E qui viene il bello. I partecipanti a questo punto cercano d'indovinare il titolo vero tra quelli letti e scrivono il numero corrispondente su un foglio, quando tutti hanno scritto si dà lettura dei numeri. Come si assegnano i punti? Chi conduce il gioco e ha letto la trama (come detto si fa a turno) ha la possibilità di fare 1 punto se nessuno azzecca il titolo vero. Tra gli altri concorrenti ognuno farà 1 punto se indovina il titolo vero e ogni volta che il suo titolo falso viene votato. Sta qui la vera soddisfazione, essersi inventati p.e. "Futuro per quattro" e sentire che il numero 3, appunto, viene votato come titolo vero dagli altri concorrenti.
Buon Divertimento!
In realtà la fantasia non è tutto come dimostra un episodio rimasto storico nella nostra cerchia d'amici. Venne letta una trama di quelle banali, come spesso succede, forse di un lui e una lei, qualcuno che s'innamora e qualcuno che muore, e noi tutti lì ad inventarsi il titolone. Tommy, invece, si limitò a prendere spunto da una bella scatola verde di biscotti comprati all'IKEA che faceva mostra di sé su un ripiano alto del mobile del salotto e scrisse semplicemente: Gille.

Il suo titolo fu votato da tutti e lui diventò l'eroe della serata.

p.s. il titolo vero nell'esempio è questo (bianco su bianco):
Il giardino delle torture.

31 maggio 2013

Incarto non ancora riciclabile

Ebbasta. I biscotti della nota azienda del mulino riportano ancora questa sgradevole scritta.
Propongo di catalogarli, per chi non l'avesse già fatto, tra i biscotti "non ancora acquistabili".
Già perché l'impegno e la sensibilizzazione per la raccolta differenziata ha ormai raggiunto e coinvolto gran parte di noi e non è più tollerabile che un'azienda di tale rilievo adotti queste confezioni. Non è tollerabile neppure che la normativa consideri ancora lecito questo tipo d'impacchettamento. E non è più tollerabile nemmeno che grandi magazzini, persino quelli che siamo noi, si approvvigionino di e vendano prodotti con incarto non riciclabile.
Certo non sono i fumi dell'ILVA, a ogni cosa il giusto peso, però non è che la questione di coscienza debba essere sempre posta al consumatore finale. Ok, noi differenziamo ma chi produce non può esimersi dal partecipare alla rivoluzione civica.
E poi sono anni che c'è "ancora" sulla confezione, quasi a dirci che sì, finiamo le scorte che abbiamo in magazzino di questi incarti e poi vedrete... sono anni. A questo punto si ravvisa perfino il dolo in un messaggio così architettato.
Sperando che questa non si riveli una battaglia contro i mulini a vento (bianchi).

A onor del vero ho trovato anche questo in fase d'istruttoria, resto in attesa dell'effettiva adozione dei nuovi incarti e intanto mi sfondo di pane burro e marmellata, che è anche meglio.
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