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21 aprile 2015

Vip

A me questa cosa del vegetariano mi lavora dentro.
Sono una sorta di vip, vegetariano in prospettiva.
È una filosofia che negli anni passati ho sempre trattato con una certa indifferenza quand'anche non con un certo fastidio.
Per la storia del vissuto familiare poteva ben considerarsi un'eresia e come tale spesso l'ho vissuta, pur senza spingermi a santinquisire i vege che si presentavano a mangiare da me o con cui venivo a chiacchiera.
Adesso però le condizioni sono cambiate, lo stato di benessere auspicabile nel dopoguerra è stato raggiunto e superato, la nostra coscienza può - non dico evolvere - ma almeno iniziare a ragionare partendo da altre basi.
Epperò, quelli che ostentano, danno ancora sui nervi, anche se vegetariani, l'unica vegetariana famosa che amo anche per quello è Lisa Simpson.
Stringendo... senza farlo passare per un sacrificio o cosa, ho inserito nella mia alimentazione delle giornate vegetariane, così un po' a spot, come si usa dire.
A colazione è facile, al bacon ancora non ci siamo. Direi che quello che decide è il pranzo a mensa, se lì riesco a soddisfarmi mangiando vegetariano ci sto attento anche a cena per non insanguinare la giornata.
Quanto spesso? Diciamo un giorno su tre, circa. E per adesso.
Quello che è davvero positivo in questa gestione è che al termine delle giornate vege mi sento ad un passo dalla beatificazione e talmente in credito con la mia gola che una sana chiusura dolce, leggi TusaiCosa o gelato, non me la toglie nessuno.

1 dicembre 2014

Ieri tua madre ti dava TuSaiCosa ®


Gratta gratta siamo tutti un po' Harry Potter.
E tutti abbiamo un nemico oscuro e innominabile.
Certe volte è interpretato da Ralph Fiennes e altre volte dalla crema spalmabile alle nocciole.
Ma finalmente la Ferrero l'ha capito, pare.
Grazie
___________________________
bibliografia:
Odore di chiuso
Decalogo anti TuSaiCosa
La vita agra
Cicero pro domo sua





24 ottobre 2012

La vita agra

Ho qualcosa d'irrisolto coi limoni.
Ne compro a fiotti, ho sempre il cassetto verdura del frigo zeppo di limoni, e pure fuori dal frigo.
Non lo so da cosa dipende, fatto sta che vado a far la spesa e mi s'attaccano alle mani peggio di TuSaiCosa ®. Mi si tuffano nel carrello proprio.
Posso restare senza prezzemolo, senza cipolla, senza patate (anche senza patata, per quello) ma non resto mai senza limoni.
Struffiavo quando mio padre mi diceva che c'erano da spostare le piante di limoni, prendi, tira, striscia, solleva, spingi, porta in serra; prendi, tira, striscia, solleva, spingi, leva di serra. Eran due volte l'anno, in fin dei conti, ma nella mia oziosità adolescenziale pure troppe. E quando serviva un limone? Non t'azzardare a prenderlo dalla pianta che ti taglio le manine, non è maturo, è troppo maturo, è verde, è giallo, è rosso, rovini la pianta. Se giocando a pallone tanto tanto stroncavi una ciocca conveniva ingurgitarla intera, farla sparire e negare sempre quando poi s'accorgeva (perché sempre s'accorgeva) ch'era rotta.
Mi c'incazzavo con mia mamma quando mi propinava d'ufficio la camomilla, eccolo un altro passo lemonfreudiano che forse spiega qualcosa, forse.
Certo non posso incolpare la mia mentoressa di fiducia che mi ha consigliato la lettura de L'inconfondibile tristezza della torta di limone (*), perché il fatto è troppo recente anche se, forse, subliminalmente, al super, davanti al banco frutta e verdura, entra in gioco pure questo.
Chissà, chissà che m'hanno fatto i limoni?

(*) 3,3 Carver.

10 febbraio 2012

Ti sembro ingrassata?

L’aumento di peso di una donna a dieta si misura in chiloDrammi. E una donna è sempre a dieta.
Detto questo, maschio etero che stai in coppia, puoi scolpire su marmo di Carrara le 10 fondamentali regole per andare d’accordo con la tua amata.
   1 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   2 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   3 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   4 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   5 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   6 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   7 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   8 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
   9 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.
 10 – Non dire mai a una donna che è ingrassata.

Può sembrare facile ma non è, perché la donna è subdola - non sempre scientemente, bisogna dirlo - e quindi è opportuno che ti stai accuorto.
Sono fiducioso che davanti a un “Ti sembro ingrassata?” a questo punto tu NON possa sbagliare risposta, comunque mantieniti allertato perché anche un “No” non troppo convinto o, peggio, preceduto da due millisecondi di troppo d’incertezza, contribuisce a violare le regole suddette. Tutte e 10.
“Assolutamente no” e “Ma che dici?”, corredati da strabuzzamento di occhi, le risposte più accreditate.
La finezza però sta nell’intercettare le domande tranello di lei, vere e proprie mine da disinnescare sul nascere.
Considera che domande del tipo:
   - Come sto?
   - Ti piaccio?
   - Ti sembro tonica?
   - Come mi sta questo vestito?
   - Che ne pensi dei quadri di Botero?
   - Stasera a cena vuoi la ciccia?
   - Che ha fatto il Grasshopper?
   - Ti garba il lardo di colonnata?
   - Nevica?
altro non sono che una versione camuffata e indiretta dell’esplicito quesito: “Ti sembro ingrassata?”.
Fin qui per la strategia difensiva, per quella d'attacco è tutto molto più semplice in quanto devi parlare tu e sei libero di decidere cosa dire e quali parole scegliere.
Si consiglia di usare il metodo Gattuso: qualunque sia la partita, qualunque il campo e qualunque l'avversario diretto, Ringhio, alla prima occasione, gli mollerà un calcione sulla caviglia, così, tanto per fargli capire da che parte tira il vento e per incanalare nel giusto verso gli eventi a venire.
Tu, allo stesso modo, indipendentemente dalla donna, dal momento, dal luogo e da quello che vorresti ottenere, getta una solida base tra te e lei iniziando ad argomentare sempre con un "Ma sei dimagrita?".
E non fare caso al suo "Magari", è una roba di facciata, in realtà sta pensando "Cazzo, si vede!"
Sì perché anche le donne pensano cazzo.

2 dicembre 2011

Cicero pro domo sua

Diciamo subito che il titolo non c'entra un cazzo.
Volevo solo avallare gli studi sul fenomeno di riverberazione dei post.
Si dice che se uno tira un sasso nello stagno, un sasso che parla, chessò, di Belen Rodriguez, ecco che l'argomento si promana come i cerchi nell'acqua e contamina cento, mille blogger che di colpo si mettono a dire la loro sulla stangona argentina. Direte con Belen è facile, ma pare che funzioni allo stesso modo anche con argomenti meno strafighi. Parli della ribollita, del levriero Greyhound, del grano saraceno o dei preraffaelliti ed ecco che entro qualche giorno fioriranno post a raffica nella blogosfera.
Ora, se leggo in giro di gutta cavat lapidem o di libera nos, beh allora mi butto anch'io, che cavolus!
Poi però parlo d'un'altra cosa anche se, visto che col latinismo cerco di attirare dei gonzi che pensano di venire qui ad acculturarsi sull'ennesima citatio latina da spendere a cena dai cugini della moglie, alla fine il titolo è pure azzeccato. Ma senza volere. O_o
Faccio del metablogging come dice la mia mentoressa di riferimento.
Come trovano il mio blog quelli che vengono da Gugòl? Quali sono le parole più gettonate che portano degli sconosciuti a battere il capo su un testo de La Linea?
Al 5° posto "crema spalmabile" che porta al decalogo per difendersi da TuSaiCosa®; "Cinesi / gruppi di Cinesi"  al 4° posto che porta più o meno qui; al 3° "logo Apple"; al 2° posto "anti captcha" a supporto e incentivazione della lotta intrapresa dalle BACH.
Ma al 1° posto ci sta "Grugnino / maialino Grugnino" che duce al post su Damia'.
Che dire affinché in questo sproloquio egocentrico possa trovare una lisca d'utilità anche qualcun altro che non son io?
Non vi affannate a scrivere sui massimi sistemi, su Scarlett Johansson, su Obama, su X Factor, sull'iPhone 4s, sull'ultimo disco dei Coldplay o sul nuovo romanzo di Camilleri. Prima che il motore di ricerca venga a pescare il vostro post, tra i milioni di altri taggati uguale, mostrerà decine di altre pagine.
Invece, se dedicate i vostri scritti all'Amaro Cora, alla moglie zoppa di Giampagolo, a Spadino di Happy days, al Bruno Cirino di "Diario di un maestro" o, magari, a  maialino Grugnino, ecco che i pazzi scriteriati che lanciano queste ricerche cadranno dritti dritti nelle vostre fauci statistiche.
oink oink

(nella foto ansa-autogrill suino non griffato - no Grugnino)

12 ottobre 2011

Decalogo anti-TuSaiCosa

Già abbiamo accennato a TuSaiCosa ®, la temibile crema spalmabile della Ferrero che anche solo a rammentarla metti su un paio d’etti.
Beh, per chi vuole combatterla, c'è un decalogo che aiuta a farlo.

·       Non mangiare Tu Sai Cosa
·       Non tenere Tu Sai Cosa in casa
·       Se ce l’avete in casa (tipo che l’acquista uno di famiglia o ve la regalano i suoceri nel cesto di Natale), occultatela in un anfratto della dispensa, possibilmente raggiungibile solo con uno scaleino, meglio se irraggiungibile
·       Non comprarla. Mai. Nemmeno come antidepressivo
·       Andare in supermercati dove non la tengono
·       In alternativa, studiare percorsi virtuosi all’interno dei negozi che non prevedano passaggi davanti allo scaffale di Tu Sai Cosa
·       Se la struttura del supermercato non consente di evitare il passaggio, una volta individuato il punto, proseguire dritto come se indossaste un cazzo di paraocchi in cuoio nero.
·       Se davvero vostra madre ve la dava a merenda, la prossima volta che la vedete ditele che a pensarci bene vi faceva schifo, e insultatela
·       Non pronunciarne mai il nome, se non in presenza del vostro avvocato. Non vale assoldare avvocati obesi
·       Selezionare il contenuto di questo post, ctrl+c aprire word ctrl+v e stampare su carta pergamenata, incorniciare e appendere in cucina.

10 agosto 2011

Odore di chiuso

La brutta fama in campo dietetico salutista della Nutella nonché il suo presentarsi irresistibile, a merenda sì, ma anche a fine pasto, o a colazione o la notte alle tre o, più semplicemente, ogni qual volta la vedi o ti viene in mente, ha fatto sì che durante una vacanza con mio nipote e mio figlio le trovassimo un appropriato nomignolo. Da allora, precisamente dall’estate del duemila a Palau, per noi la Nutella è “Tu sai cosa”. L’innominabile, il Voldemort dello stare in forma.
Quando abbiamo scoperto che la nostra golosità era fuori controllo anche nelle pietanze salate che immancabilmente guarnivamo con fiotti generosi di maionese, ecco che nasce l'appellativo anche per la maio “La cugina salata di Tu sai cosa”.
Ecco, in ODORE DI CHIUSO, un libro del pisano Marco Malvaldi, gradevole e magistralmente leggero oltreché permeato di ironia fine, a un certo punto si parla di maionese, pardon, della cugina salata di Tu sai cosa, ed è un bell’argomentare.
Un romanzo tutt’altro che Pellegrino.
Voto: 3 Carver (*)
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