26 marzo 2020

Lettera dal fronte

Qualcuno si ricorda di questa ragazza? Bella de zio!
La bimba in questione - bella pure de su' nonna, la poetessa Giovanna -, ha condiviso una riflessione su quello che da qualche giorno è il suo nuovo lavoro, nel reparto Covid dell'ospedale qui da noi.
Ve la riporto, non c'è molto da aggiungere.



Vedere questi pazienti col Covid è tosta!
Non poterci parlare. Toccarli il meno possibile.
Soli nelle loro stanze, a fissare il vuoto, tutti con le ventimask per poter respirare.
E noi infermieri quando entriamo in reparto siamo bardati da cima a fondo. E se ci manca qualcosa abbiamo un telefono interno con cui parlare con il collega che sta fuori e ti va a prendere quello che ti serve, deflussori, siringhe...

Te sei lì. Dentro, chiuso... In trappola, come loro.
Unica salvezza (e ti giuro che dopo che sei un'ora dentro, diventa una vera e propria salvezza) quella porta che ti riporta tra i "sani e i vivi"
È come se entrando tu entrassi nel regno dei morti, e sei lì con loro. E sai che se fai qualche passo falso puoi essere uno di loro.
E quella porta è la salvezza che ti riporta di là.

E loro poverini che ti chiedono "Ma sto meglio di ieri?". E te che gli dici di sì... li guardi negli occhi, ti senti morire.

20 febbraio 2020

Caprioli come se piovesse

Li vedi a trecento metri con quel loro culo bianco e la domanda nasce spontanea, diceva quello.
Ma cosa è andato storto nel processo evolutivo del mimetismo nel capriolo?

10 dicembre 2019

Rapporto di lettura: Tre libri simili e diversissimi

Non li ho scelti apposta, è stato un caso che li abbia avuti per le mani uno dopo l'altro, in sequenza. La trama grossa li accomuna parecchio, vi si narra di minoranze, di persone in lotta, di esclusione e di rivalse. Quella fina li distingue e li distanzia, sul mappamondo ma non solo.

La bastarda di Istanbul (Elif Shafak - trad. Laura Prandino - 3.2 carver) Non mi ha convinto in pieno, ma è un romanzo tosto che comunque consiglierei. Pochi fronzoli, colorati e profumati spaccati di vita.

Nato fuorilegge (Trevor Noah - trad. Andrea Carlo Cappi - 4.0 carver) Leggetelo, date retta a un bischero, anzi prima, potreste dare un'occhiata su Netflix agli spettacoli di Trevor Noah (ce ne sono un paio), così intanto vi fate un'idea sul personaggio (il libro è la sua autobiografia) e poi vi immergete nel libro per arrivare alla scoperta delle sue radici.

Patria (Fernando Aramburu - trad. Bruno Arpaia - 4.3 carver) È IL LIBRO del mio anno 2019 di lettore. Un romanzo forte e coraggioso che ti scava dentro come fosse un aratro, fin dalle prime pagine. Un libro che ti lascia tanto. Un libro che scatena quello che io chiamo "l'effetto Sardegna" (*).

(*) - Dicesi effetto Sardegna la risultanza che avrà su di te la vacanza al mare successiva a una in Sardegna. Non ti potrà piacere, per questo è consigliabile proprio cambiare genere, si può andare in montagna o in giro per il mondo, ma è da evitare qualsiasi forma di bacino salato con spiaggia. Così per il libro che leggerete dopo Patria è meglio cambiare genere o, per stare proprio tranquilli, non leggere proprio niente per un mesetto. Magari andate al cine o vi guardate Chernobyl, io ho fatto così.

15 ottobre 2019

101 LP che devi avere (#vinile)

Beh, niente, se capitate a leggere queste righe nella speranza di trovarci una lista di vinili immortali non ci siamo.
Tuttavia se volete collaborare a rendere più pregevole la mia collezione, siete nel posto giusto.
Lasciate un commento con il vostro 33 giri mito (uno e solo uno però) e giuro lo ascolterò e lo vaglierò per l'acquisto (fortunatamente siamo in un'epoca in cui si può fare).
E sì sono un neofita musicalmente, ma mi sto impegnando seriamente per colmare questa vergognosa lacuna.
Per adesso ho cominciato con quelli della foto.

101 il numero decimale dei vinili da avere per una collezione basica, e 101 il numero binario di quelli che ho adesso.

p.s. che scoperta i lynyrd skynyrd!

14 ottobre 2019

Avocado difensore

Se, come me, siete dipendenti dalla salsa guacamole vi capiterà di maneggiare diversi di questi bei fruttarelli esotici.
Ebbene, se c'è una cosa che mi scoccia buttare via, seppure nell'umido, è il nocciolo dell'avocado, quello sì.
La natura sa essere meravigliosa e, oltre a regalarci fragole e fiori di zucca, che fa? Crea una vera opera d'arte e la ricopre di polpa d'avocado.
Non provateci, nessun nocciolo è così perfetto. L'avrei voluto da piccolo quando i giocattoli scarseggiavano, chissà a quanti utilizzi ludici l'avrei potuto destinare.
Quando preparo la salsa e lo libero devo gettarlo via all'istante, prima di affezionarmi e magari dargli un nome.

23 maggio 2019

Il paese di dio, o di chi per lui

"... ma la vita è così, piena di selle e di sconosciuti."

Percival Everett, del quale dovremmo tutti leggere anche Ferito e Cancellazione, mi ha parecchio divertito e coinvolto con il suo pseudo-western Il paese di Dio (3,8 carver), traduzione di Marco Rossari.
Se ne volete, ecco un assaggino:

...
Ho cavalcato fino al centro del paese e sono capitombolato sull’arida terra tutta crepe, che all’urto è sembrata anche polverosa. Nessuno è accorso in mio aiuto e ho pensato che forse era l’afa a rallentare i corpi, ma mi ha messo tristezza pensare che alla gente non gliene importava più un fico secco del prossimo.
Poi, in piedi sopra di me, è apparso Terkle, il piccolo barman dai capelli rossi, che ha detto qualcosa.
“Curt Marder, buono a nulla, scroccone, peccatore incallito, bestemmiatore, figlio d’un cane che non sei altro, mi devi tre dollari!”, ecco cosa ha detto.
Io l’ho fissato a bocca aperta, poi mi sono guardato, impolverato e disteso lì per terra e gli ho detto:
“I banditi mi hanno bruciato la casa”.
“Tre dollari, non ti ho addebitato un centesimo d’interessi. Se c’avessi un briciolo di buonsenso, non ti farei più credito. Nossignore”.
“Mi hanno bruciato pure il fienile”.
“E anche Petersen giù all’emporio ha qualcosina da dirti”.
“Hanno pure rapito mia moglie”.
“Stavolta non ti approfitterai della nostra carità cristiana”.
“Mi hanno fatto fuori il cane”.
“Ti hanno fatto fuori il cane?”.
“Con questa freccia qui”.
Ho alzato quello strumento di morte e gliel’ho mostrato.
“Il cane era infilzato qui, ma me lo sono perso per strada”.
Lui s’è seduto accanto a me. “T’hanno accoppato il cane?”.
Ha scosso la testa. “Che razza di selvaggi girano dalle nostre parti?”.
...

Era tanto tempo che non leggevo un libro in tre giorni.


21 maggio 2019

Niki Lauda aveva la sua barzelletta

E faceva anche di molto ridere.

Di notte un coniglio e un serpente corrono nel bosco e finisce che sbattono l'uno contro l'altro. Il serpente dice: "Chi sei?" Il coniglio risponde: "Indovina..." Il serpente allunga la lingua e dice: "Orecchie grandi e pelose, denti sporgenti...sei un coniglio!"
Il coniglio risponde: "Bravo! Adesso vediamo chi sei tu!", allunga le zampe e dice: "Dunque...pelle squamosa, senza orecchie, tu venivi come una sassata... tu sei Niki Lauda!".

Mi posso permettere di riportarla perché io Niki l'ho amato proprio.
Negli anni infami della mia adolescenza quando le ragazze mi terrorizzavano (non sono cambiato molto sotto quest'aspetto) e il mio secondo sfogo favorito era lo sport in tivù il mio io politeista aveva non uno ma bensì quattro idoli.
Di Gigi Riva abbiamo ampiamente disquisito sulla Linea, gli altri tre erano Thoeni, Panatta e giustappunto Lauda.
E sulle mie scarpe da ginnastica supertarocche in tela ci avevo fregiato a biro le loro iniziali: LPRT.
Se ne va Niki, ma io voglio cogliere l'occasione di mandare un pensiero ad Arturo Merzario, uno che di coraggio ne aveva da vendere, uno che ha osato correre su una Formula 1 sponsorizzata da un'impresa di pompe funebri (ma non ora, allora quando i morti tra i piloti erano un paio a stagione) e soprattutto, l'ardire di buttarsi nel rogo del Nurburgring e tirare fuori Niki Lauda, o ciò che ne restava.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...