15 ottobre 2019

101 LP che devi avere (#vinile)

Beh, niente, se capitate a leggere queste righe nella speranza di trovarci una lista di vinili immortali non ci siamo.
Tuttavia se volete collaborare a rendere più pregevole la mia collezione, siete nel posto giusto.
Lasciate un commento con il vostro 33 giri mito (uno e solo uno però) e giuro lo ascolterò e lo vaglierò per l'acquisto (fortunatamente siamo in un'epoca in cui si può fare).
E sì sono un neofita musicalmente, ma mi sto impegnando seriamente per colmare questa vergognosa lacuna.
Per adesso ho cominciato con quelli della foto.

101 il numero decimale dei vinili da avere per una collezione basica, e 101 il numero binario di quelli che ho adesso.

p.s. che scoperta i lynyrd skynyrd!

14 ottobre 2019

Avocado difensore

Se, come me, siete dipendenti dalla salsa guacamole vi capiterà di maneggiare diversi di questi bei fruttarelli esotici.
Ebbene, se c'è una cosa che mi scoccia buttare via, seppure nell'umido, è il nocciolo dell'avocado, quello sì.
La natura sa essere meravigliosa e, oltre a regalarci fragole e fiori di zucca, che fa? Crea una vera opera d'arte e la ricopre di polpa d'avocado.
Non provateci, nessun nocciolo è così perfetto. L'avrei voluto da piccolo quando i giocattoli scarseggiavano, chissà a quanti utilizzi ludici l'avrei potuto destinare.
Quando preparo la salsa e lo libero devo gettarlo via all'istante, prima di affezionarmi e magari dargli un nome.

23 maggio 2019

Il paese di dio, o di chi per lui

"... ma la vita è così, piena di selle e di sconosciuti."

Percival Everett, del quale dovremmo tutti leggere anche Ferito e Cancellazione, mi ha parecchio divertito e coinvolto con il suo pseudo-western Il paese di Dio (3,8 carver), traduzione di Marco Rossari.
Se ne volete, ecco un assaggino:

...
Ho cavalcato fino al centro del paese e sono capitombolato sull’arida terra tutta crepe, che all’urto è sembrata anche polverosa. Nessuno è accorso in mio aiuto e ho pensato che forse era l’afa a rallentare i corpi, ma mi ha messo tristezza pensare che alla gente non gliene importava più un fico secco del prossimo.
Poi, in piedi sopra di me, è apparso Terkle, il piccolo barman dai capelli rossi, che ha detto qualcosa.
“Curt Marder, buono a nulla, scroccone, peccatore incallito, bestemmiatore, figlio d’un cane che non sei altro, mi devi tre dollari!”, ecco cosa ha detto.
Io l’ho fissato a bocca aperta, poi mi sono guardato, impolverato e disteso lì per terra e gli ho detto:
“I banditi mi hanno bruciato la casa”.
“Tre dollari, non ti ho addebitato un centesimo d’interessi. Se c’avessi un briciolo di buonsenso, non ti farei più credito. Nossignore”.
“Mi hanno bruciato pure il fienile”.
“E anche Petersen giù all’emporio ha qualcosina da dirti”.
“Hanno pure rapito mia moglie”.
“Stavolta non ti approfitterai della nostra carità cristiana”.
“Mi hanno fatto fuori il cane”.
“Ti hanno fatto fuori il cane?”.
“Con questa freccia qui”.
Ho alzato quello strumento di morte e gliel’ho mostrato.
“Il cane era infilzato qui, ma me lo sono perso per strada”.
Lui s’è seduto accanto a me. “T’hanno accoppato il cane?”.
Ha scosso la testa. “Che razza di selvaggi girano dalle nostre parti?”.
...

Era tanto tempo che non leggevo un libro in tre giorni.


21 maggio 2019

Niki Lauda aveva la sua barzelletta

E faceva anche di molto ridere.

Di notte un coniglio e un serpente corrono nel bosco e finisce che sbattono l'uno contro l'altro. Il serpente dice: "Chi sei?" Il coniglio risponde: "Indovina..." Il serpente allunga la lingua e dice: "Orecchie grandi e pelose, denti sporgenti...sei un coniglio!"
Il coniglio risponde: "Bravo! Adesso vediamo chi sei tu!", allunga le zampe e dice: "Dunque...pelle squamosa, senza orecchie, tu venivi come una sassata... tu sei Niki Lauda!".

Mi posso permettere di riportarla perché io Niki l'ho amato proprio.
Negli anni infami della mia adolescenza quando le ragazze mi terrorizzavano (non sono cambiato molto sotto quest'aspetto) e il mio secondo sfogo favorito era lo sport in tivù il mio io politeista aveva non uno ma bensì quattro idoli.
Di Gigi Riva abbiamo ampiamente disquisito sulla Linea, gli altri tre erano Thoeni, Panatta e giustappunto Lauda.
E sulle mie scarpe da ginnastica supertarocche in tela ci avevo fregiato a biro le loro iniziali: LPRT.
Se ne va Niki, ma io voglio cogliere l'occasione di mandare un pensiero ad Arturo Merzario, uno che di coraggio ne aveva da vendere, uno che ha osato correre su una Formula 1 sponsorizzata da un'impresa di pompe funebri (ma non ora, allora quando i morti tra i piloti erano un paio a stagione) e soprattutto, l'ardire di buttarsi nel rogo del Nurburgring e tirare fuori Niki Lauda, o ciò che ne restava.

20 maggio 2019

Pregare dio, o chi per lui

Non prego più, nessun dio.
E dire che ho pregato tanto, per me, per i miei cari, per tutti i miei affetti.
L'unica volta che ha funzionato davvero è stato quando la Madonna, o chi per lei, una cinquantina d'anni fa mi fece ritrovare la checca, la mia adorata gallina mugellese che era sparita da tre/quattro giorni.
Un vero miracolo.
Poi la checca se la pigliò in prestito mio zio che le diede l'opportunità di diventare mamma anche se, sul più bello, una volpe mise fine alla checca e alla sua prole pulcinesca.
Ho pregato tanto anche per non bocciare a scuola o per non farmi interrogare in certi giorni.
Ho pregato per far innamorare di me certe bambine.
Ho pregato perché i miei genitori restassero insieme.
Ho pregato per non perdere la fede, anche se in questo caso si genera una sorta di circolo vizioso che temo invalidi l'esito.
Ho pregato in chiesa e a letto.
Ho pregato anche solo per mantenere una routine tranquillizzante.
Adesso non prego più, dicevo, ma non sono sicuro che dovrei festeggiare come se avessi smesso di fumare.
Però pregare mi aiuta, questo devo riconoscerlo, quando non puoi fare nulla, quando non sei più l'artefice del tuo destino o di qualunque altra faccenda, quando ragionare non basta più, ecco che rispunta fuori da qualche recesso una preghiera anche fatta solo di pensieri e di brevi lampi da lanciare, come razzi da una zattera in mezzo all'oceano.
Che ne so, magari qualcuno li vede.

17 maggio 2019

Ti ho vista che coglievi le more


Non è colpa tua se mi sono innamorato di te. Non è colpa di nessuno.
Forse il tuo vestito a fiori accarezzato dal vento, forse la tua determinazione, forse il continuo alzarti sulle punte per arrivare ai rovi più alti.
Niente sapevo di te e in quell'attimo ho compreso che avrei amato tutto, tutto quello che mi era ignoto mi si sarebbe piano piano svelato e l'avrei accolto come mio.
Lo sapevo e basta.
Sapevo anche che quando ti avrei raccontato questa storia tu avresti sorriso, lusingata ma scettica, e io ti avrei amato ancora di più.
Le more, è buffo no?
All'improvviso mi sembra tutto così banale da raccontare, da leggere.
È talmente difficile srotolare un ricordo capace di scioglierti il cuore e darlo in pasto allo scritto.
Tu che cogli le more è la mia scena della fontana in Espiazione, ricordi? Che meraviglia.
Potessi dare un millesimo di quella forza descrittiva alle parole che spennellano la tua silhouette protesa verso le more più mature, con il tuo braccio nudo che sfida le spine.
Ma non riesco, seppure quell'attimo è stato il seme da cui è germinato il nostro mondo.

15 maggio 2019

In biblioteca come al bordello

Non che ci sia mai stato, ma m'immagino un fiorire d'emozioni simile.
Entrare senza un'idea precisa e lasciarsi affascinare dal bendiddìo.
Semmai chiedere alla signora anziana all'ingresso.
Guardarsi intorno, camminare, tocchicchiare, aprire un lembo e prendersi un assaggino.
Scegliere? O lasciar fare al caso?
Perdersi tra gli scaffali, abbandonarsi alla voglia di conoscere tutte le avventure del luogo, così nascoste e così a portata di mano.
Basta poco in fondo... una tessera, così come sarebbe bastata una lira.
Infine prendersi quello che la nostra passione e il nostro amore ci hanno riservato e uscire soddisfatto per essere venuto.
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