22 dicembre 2016

Per fare un albero

Ormai il cimitero è un luogo desueto e frequentato per lo più da anziani che vanno a vedere che aria tira.
No, occorre cominciare a pensare alla morte in termini più vivi, senza farsi intimorire dalla contraddizione in termini.
Nessuno dei nostri figli verrà a trovarci al cimitero, diciamolo, e non siamo manco quelle rockstar suicide che attirano visitatori da tutto il mondo, ergo meglio cambiare strategia.
Ogni idea è buona se ci distoglie dal nulla eterno e ci infonde nuova speranza.
In questo senso va bene Gesù, o il lampionismo, ma - perché no? - va benissimo anche reinvegetarsi in un albero.
E non è nemmeno caro, 145$.
Ecco qua, accattatevi un'urna bio per le vostre ceneri, ça va sans dire fatevi cremare e scegliete un beneamato albero in cui volete tornare a vivere, per quanto dovrete cambiare un po' le vostre abitudini, basta cinema, basta il calcetto del giovedì e basta pure le domeniche pomeriggio all'Ikea (comunque morire ha i suoi pannelli lati positivi).
Buttate le fronde al cielo, vantatevi degli anelli che vanno a incrementare il vostro girovita e magari fatevi pisciare dai cani. Vedrete, vi piacerà.

Il problema è quale albero. Quale albero vorreste diventare?
Tante volte nella vita ci chiedono gli animali preferiti (cavallo e rondine), quelli in cui vorremmo incarnarci, ma mai ci prospettano una vista vegetale della tematica.

Un leccio secolare? Un ulivo? O un ginkgo biloba?
Magari ci penso un attimo.

21 dicembre 2016

Se dici sedici


Fra dentisti, muri che crollano, gatti investiti, cani in arrivo, giardini da rifare e incidentini d'auto posso tranquillamente archiviare l'anno come il peggiore da un punto di vista economico della mia vita, se si escludono gli anni in cui ho contratto mutui.
Non ho messo da parte nemmeno un balduino.
Pare un po' un controsenso sperare nel diciassette, ma questo è.

Ma voglio ricordarmi delle cose buone di quest'anno, di alcune almeno:


  • Francesco e il calcio
  • Mad Men
  • Metti un giorno a Roma
  • L'agenda di Comix
  • Torino e il Lingotto
  • I foulard per le maestre
  • Il ritorno al rebus
  • Narcos
  • Il Salento e le pittule di Damiano
  • L'arrivo di Juno
  • Le ore in cucina
  • L'opera del Duomo
  • Metti un giorno a Bologna

16 dicembre 2016

Mannequin challenge a Marassi

(Milic -in bianco- in una perfetta mannequin marcatura)

Cos'altro deve fare un cristiano?
Cose d'ieri:
  • Mi hanno fregato il casco, questo casco;
  • E le moffole che stavano dentro;
  • Ho trascorso ore dalla mamma in sostituzione badante, e non è tutta quella passeggiata;
  • Sono stato pure dal dentista a farmi trapanare!!!
  • E ho ripulito i pozzetti delle acque chiare (si fa per dire) con una pompa e una bacinella, una roba che chi non l'ha fatta non la può manco immaginare;
  • Non ho toccato una donna che fosse una;
  • Niente fumo, niente alcol e niente rock&roll.

E tutto questo per cosa?
Quali altri sacrifici avrei dovuto fare per garantire una vittoria, o un pareggino, alla mia squadra del cuore?
Il dio del calcio non c'è dai, anche se si sapeva.


9 dicembre 2016

E per Natale panettone Motta a sfare



Non lo so chi sia il genio che sta dietro alla pubblicità di quest'anno del Panettone Motta (forse Don Draper?) ma, sta di fatto, che è una piccola opera d'arte.
Uno di quegli spot che vale da solo le notti dei pubblivori insonni dei miei vent'anni.
Ho riso di gusto, ecco, mi capita di rado e come tutte le cose che mi capitano di rado tendo a mitizzarle.
Poi preferire Le Tre Marie è fin troppo facile cavillando sul gusto, ma io voglio premiare chi ha avuto 'sta pensata?
Che poi sapendo che i vegani - i cui fondamenti alimentari vengono bonariamente presi in giro nello spot - sono per loro natura alquanto irritabili, se si è cercata volontariamente la loro reazione (che non si è fatta attendere) allora chapeau proprio.

p.s. e una cosa devo dirla anche alla crociata anti-canditi: i canditi nel panettone sono come il cetriolino di McDonald.

2 dicembre 2016

Italia Sì Italia No Italia gnamme

Mi fanno paura con le loro certezze.
Mi fate paura con le vostre certezze.

Io sono ancora sullo gnamme.
In ogni caso sono qui per il pronostico, non si sa mai l'azzecco e mi pigliano come oracolo in qualche tivù.

Sì   - 53,7%
No - 46,3%






Se volete potete commentare con il vostro di pronostici referendari.

30 novembre 2016

Sono seduto in cima a un paradosso



Io ho sempre amato Shakespeare, fin da quando nel lontano 1991, pubblicavo la mia prima battuta su Comix (la rivista caratcea, non l'agenda).

Mi piacerebbe scrivere come Shakespeare, se non altro saprei l'inglese.

Beh, l'inglese ancora non l'ho imparato nonostante Babbel, ma Shakespeare mi garba sempre, anche senza saperlo.
Cercavo infatti l'autore di questa frase Chi ha troppa fretta arriva tardi come chi va troppo piano, che mi ha folgorato quando l'ho sentita o letta, o boh, ma che non mi ricordavo di chi fosse, e che ti scopro? Che è del Bardo.
Ma ammirate il contesto, forse è ancora più bella incastrata l'ha dove l'ha scolpita l'uomo di Stratford upon Avon:

ROMEO:
Amen, amen. Venga pure qualsiasi dolore, conterà meno della gioia che mi dà un solo minuto della sua presenza. Tu unisci con parole sacre le nostre mani, poi la morte, che divora gli amori, faccia pure ciò che vuole: mi basta poterla chiamare mia.

FRATE LORENZO:
Queste gioie violente hanno fini violente.
Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco, che si consumano al primo bacio.
Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia.
Amatevi dunque moderatamente, così dura l'amore. Chi ha troppa fretta arriva tardi come chi va troppo piano.

Ed ecco trovato anche il modo di far (per)durare l'amore.

Bon, ad ogni buon conto, cercavo il paradosso citato perché mi era tornato in mente al sentir quest'altro in tivù.
Un ex-cestista italiano che parla della sua Pesaro, con una limpida naturalezza, e dice:
Se si è troppe cose non si è niente
(Gianfranco Bertini)
Io ne voglio fare un poster, una legge di vita, un verso del vangelo secondo H.
(Bertini con occhiale ante Karim Abdul)



















Mentre il più bel paradosso d'amore pare che sia:
Non sto pensando a te
(Manolo Trinci)




23 novembre 2016

Eccole: le sette fatiche

trail de vie
Intese come le sette giornate della vita più stancanti da un punto di vista fisico. L'ordine di esposizione è cronologico, difficile invece classificarle come intensità, diciamo che non vorrei ripeterne nessuna salvo, forse, il trail di Fontesanta.

12,5 ore di turno al distributore
(16 anni) - Giù a metter benzina nei serbatoi delle auto degli operai delle fabbriche del nord, nell'ultimo sabato di luglio. Ho fatto benzina a uno che era in coda da 11 ore, sì lo so non ci si crede.

L'assalto a Carpegna da militare
(20 anni) - incarico 30A fuciliere assaltatore. Una giornata di assalti dopo una notte trascorsa in bianco a vomitare, preda di attacchi di appendicite (operato pochi mesi dopo d'urgenza). Come intensità è senz'altro il giorno più faticoso della mia vita.

Andorra andata e ritorno in moto
(22 anni) - Una maratona di pieghe con una suzuki 750 di 223 kg e una passeggera. Da Tossa de Mar ad Andorra e ritorno per l'acquisto a prezzo scontato di una Yashica del piffero. Per tre giorni ho camminato parevo la Barbie.

La quadrupla di Natale '87 al forno
(25 anni) - Quando di notte si fa il pane si dice che il sabato è una doppia perché si fa il pane per due giorni. A Natale c'è invece una tripla e si fa il pane per la vigilia, Natale e Santo Stefano. Beh, quell'anno ci fu una quadrupla con la domenica 27 pure festa.

Tracce a profusione
(35 anni) - Scalpello e mazzuolo per un'infinità di ore a diritto a scolpire le tracce per l'impianto elettrico.

Il trail di Fontesanta
(52 anni) - 21 km di salite e discese in mezzo ai boschi a 30 gradi all'ombra in una torrida domenica di giugno. Ho ancora il suo ricordo: la pubalgia canaglia.

Terra da smaltire
(54 anni) - È una roba del mese scorso, 3 metri cubi di terra vangati e portati via un secchio alla volta a 60 passi e 10 scalini di distanza. Si parla di diverse centinaia di secchi. Seconda solo a Carpegna.

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