16 settembre 2011

Se telefonando

Ci sono persone con cui non ci chiacchieri volentieri, spesso sono degli attaccabottone odiosi amanti del telefono e della vera voce. Loro vogliono parlare, sempre e comunque.
Capita che devi comunicare anche con loro, per lavoro o per diletto. Allora gli mandi una mail e loro ti telefonano. Gli mandi un sms e loro ti telefonano. Gli scrivi una lettera e loro ti telefonano. Apri un blog e loro ti telefonano.
Gli mandi un piccione viaggiatore e loro se lo mangiano. E dopo ti telefonano.
Come a un delitto è auspicabile associare l’adeguata pena, vorrei una regola che stabilisse il giusto canale di comunicazione, almeno per la risposta.
Se inizi tu, scegli l’arma con cui comunicare e va bene, ma se comincio io chi risponde deve essere tenuto a mantenere lo stesso mezzo, lo stesso ambiente.
E se ti faccio segnali di fumo, amico, inizia ad accendere il fuoco.

15 settembre 2011

Il mondo secondo Gap

Sto sempre lì a rincorrere la tecnologia, non la raggiungo mai, sono un fottuto criceto nella ruota.
Per anni ho cercato di ridurre le dimensioni del mio cellulare con acquisti successivi, ma apparecchi sempre nuovi e minuscoli uscivano sul mercato lasciandomi indietro a rispondere alle mie chiamate con telefoni sovradimensionati e fatalmente obsoleti.
Alla fine penso d’avercela fatta entrando in possesso d’un telefonino talmente piccolo che già pigiare con il dito un tasto solo è un problema serio. Vabbè, però m’ingegno, uso la punta del mignolo, non è comodissimo ma finalmente ritengo di aver azzerato il gap.
Niente, eccoli arrivare in branco: sono gli smartphone di nuova generazione, spessi e larghi almeno il doppio del mio cellulare, poi arriva l’iPad, è enorme, non si tiene con una mano sola e io sono di nuovo sprofondato nel terzo mondo tecnologico a causa delle dimensioni del mio senza fili, stavolta troppo piccolo.
Però c'è un momento in cui il gap lo colmo davvero, anzi sto addirittura avanti, sono oltre tutti gli aggiornamenti tecnologici. Proiettato al di là del prodotto di ultima generazione.
È quando esco e mi scordo il telefono a casa. In quel caso sono io che distanzio tutti e divento davvero irraggiungibile, come Coppi sul Pordoi.

14 settembre 2011

Walter ego

Non parlerò di Bonatti alpinista, le sue imprese sono note - o dovrebbero esserlo - a tutti.
Non parlerò della vicenda del K2, la cui verità è nota - o dovrebbe esserlo - a tutti.
Voglio invece ricordare il Bonatti uomo vero, il Bonatti che restituisce il Cavalierato di Gran Croce quando scopre di essere stato accomunato nell'onorificenza a Compagnoni.
Bonatti è un uomo a cui ispirarsi, un simbolo d'integrità e coraggio.
Consiglio a tutti la lettura di K2 - LA VERITA'.
3,3 Carver (*)
La storia della più grande impresa dell'alpinismo italiano va riscritta, ci vuole coraggio.



Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso.
E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso.

(Walter Bonatti)

13 settembre 2011

Indovina chi è venuto a cena

Da piccolo avevo diversi idoli, da Gianni Morandi ad Adriano Panatta, da Neil Armstrong a Raffaella Carrà, da Cochi e Renato a Gustavo Thoeni. E poi avevo un dio: Gigi Riva.
Stasera me ne stavo beato all'autogrill a farmi un trancio di pizza al salamino di Spizzico quando mi chiama Giacomo da Cagliari. Stava mangiando alla Stella Marina di Montecristo, mangi pesce mangi bene spendi poco.
Mi fa: "Ciccio sai chi c'è a cena a un tavolo accanto al mio?"
E lì ho capito, non ci vuole uno scienziato.
"Noooo, Gigi Riva? Scherzi?"
"No, non scherzo, Ciccio, è qui da solo..."
(ma perché continua a chiamarmi Ciccio? Boh!)
"Dimmi che devo fare" mi chiede.
Le immagini di una vita di tifoso, discepolo, adepto e fan sfegatato mi sono passate davanti agli occhi.
"Beh, chiedigli... chiedigli se ha rivisto Hof, digli che mio padre è andato a vederlo al Palagi quando si ruppe la gamba la seconda volta, fagli i complimenti per il sito, digli che ho scambiato delle email con suo figlio, digli che compro le sue reliquie su ebay, digli che ho un bellissimo articolo su una Domenica del Corriere di fine anni sessanta con una foto di lui in camera con alla parete un poster di De André e con ai piedi un paio di mocassini senza calzini. Digli che gli avevo scritto un paio di lettere, ma che non mi ha mai risposto. Digli che magari poteva pure. Ah, e digli che vorrei una delle sue maglie degli anni settanta, quelle bianche coi risvolti rossoblù e il filino al collo. Parlagli magari della doppietta nel 3 a 1 all'Inter a San Siro, dei suoi 35 gol in maglia azzurra e di quella incredibile rovesciata contro il Vicenza. Digli che l'amo. Fatti una foto insieme a lui o stringigli la mano. Chiedigli se davvero Greatti di nome faceva Ricciotti. Senti se puoi baciare il suo piede sinistro. Digli che ho fatto benzina a Comunardo Niccolai, quel coglione.
Anzi no guarda, non fare nulla, non dirgli un cazzo. Non disturbarlo proprio. Lasciamolo mangiare tranquillo. Non sia mai che gli rovino la digestione dopo tutte le gioie che mi ha dato."
"Se vuoi te lo passo..."
"No, non importa, magari se ti capita digli soltanto che i mocassini senza calzini non è cosa..."
Lo so che non ci crederete, ma tornando a casa, ho sentito un tuono, un Rombo di Tuono, e i brividi lungo la schiena.

12 settembre 2011

ù ù ù mi piaci tù

Vi sarà capitato di chattare o anche solo di fare delle ricerche su Google. Insomma di scrivere una cosa, una parola, una frase e dopo spingere Invio.
Sì? Avete notato quante volte l’ultima parola scritta si porta appresso una lettera clandestina? Già, è la ù.
Questo tasto altrimenti solo utilizzato dai più, da chi va giù, da chi sta lassù o da chi parla d’amore a Mariù, assume invece una straordinaria frequenza di battitura grazie alla sua vicinanza al vecchio tasto del ritorno carrello, il moderno Invio.
Ma chi ha progettato la tastiera doveva proprio disegnare il tasto Invio a forma della elle giallona del Tetris? Era chiaro da subito che la buona vecchia ù, circondata e avvolta dall’affettuoso Return sarebbe stata picchiata numerose volte involontariamente.
Chattando:
Ciao, come staiù
Sto bene grazie, quando ci vediamoù
Vaffanculoù
Almeno cercando Jennifer Lopezù su Google, lì ti sgamano subito, non ti chiedono nemmeno se Forse Cercavi: Jennifer Lopez, ti arrivano direttamente i risultati giusti, ma sicuramente ti registrano tra le statistiche di quelli che battono la ù senza motivo.
Adesso mi sono evoluto e colleziono le frasi che mi arrivano in chat con le ù in fondo alla riga, ctrl+c ctrl+v e le incollo in un file sul desktop dal nome “ù per sbaglio”. E non sono il solo a fare questa raccolta.
Mi figuro un giorno un grande raduno di noi collezionisti di ù per sbaglio, dove ognuno porta le sue frasi, racconta di quando le ha ricevute e scambia con gli altri le doppie.
Sarebbe troppo belloù

8 settembre 2011

Tener banco

Venne il primo giorno di scuola e un banco per Carlino non c'era.
Ma dico, si sarà saputo o no che saremmo stati 23 bambini? Anche 40 anni fa c'erano le iscrizioni e tutto il resto.
Niente, s'arriva il primo giorno di scuola e siamo 23, tutti presenti, da far sedere in 22 banchi. 22 banchi!
Noi che si era arrivati col pullmino, per ultimi, eravamo in 5, da far sedere in 4 banchi.
Pure andare a recuperare un banco da un'altra classe, c'erano almeno altre 10 aule, non si rivelò fattibile, tutto esaurito forse, o magari banchi di altre dimensioni, non so. Sta di fatto che nessuno si mosse.
La Maestra, una di quelle con la emme maiuscola, decise per tutti e assegnò i banchi. E di fianco ad Angelo, sullo stesso banco, piazzò il povero Carlino.
Già fossi stato Angelo non l'avrei presa bene, il primo giorno di scuola e mi trovo il banco invaso da un bambino, tra l'altro, sconosciuto fino a quel momento. Ma fossi stato Carlino ne sarei rimasto segnato per sempre.
Arrivare il primo giorno di scuola e non avere il banco, adattarsi per il lato stretto a scrivere le prime parole della vita ricopiate dalla lavagna, col gomito che spenzola fuori. "Oggi c'è il sole" mi ricordo, anche se probabilmente Carlino avrebbe voluto scrivere "Oggi è una giornata di merda: dopo 6 anni che me la menano arriva finalmente santa susina e non ho manco un banco mio dove appoggiarmi".
Fossi stato Carlino sarei certamente diventato un bambino difficile, poi un adolescente ribelle, probabilmente un delinquente giovanile e, niente di più facile, un adulto disadattato.
Signori della scuola, arriva un determinato numero di bambini in prima classe e voi lo sapete, è un giorno che bene o male conta parecchio, per tutti, vogliamo accogliere questi piccirulli col rispetto che si meritano?
A me la cosa dà ancora noia e mi fa sentire l'involontario usurpatore di un banco intero. Avrei voluto finirci io sullo strapuntino del banco di Angelo, forse a quest'ora avrei dimenticato. Forse.
Carlino invece ce l'ha fatta poi, ha reagito all'ingiustizia, ha una sua vita normale, ha trovato il suo spazio, non ha ancora ammazzato nessuno.
Quando lo incontro e gli chiedo come va, mi dice "bene". E doveste sentirlo quando racconta a noi vecchi compagni del suo primo giorno di scuola, allora sì che tiene banco.

4 settembre 2011

Garantito al limone

Mi faceva male la pancia e volevo una limonata, questi i fatti.
Mamma mi fa male la pancia, dicevo. E lei, ma la pancia pancia o lo stomaco toccandosi prima in basso e poi un po' più in su.
Sai devo sapere se farti una limonata o una camomilla.
Io non sapevo esattamente cosa mi facesse male e comunque non che m'interessasse, volevo solo quella cazzo di limonata.
Mi fa male qui, dicevo toccandomi in  basso. Ah lì, allora camomilla.
La volta dopo le dicevo che mi faceva male un po' più su, ah lo stomaco, diceva lei, allora camomilla.
Poi mi toccavo più in alto ancora, praticamente l'esofago. Ah lì? Allora camomilla.
Non c'era verso di farsela fare 'sta limonata.
Qui, camomilla. Più in alto, camomilla. Di fianco, camomilla.
Alla fine mi sa che ho capito, mia mamma voleva prepararmi una camomilla, più semplice, forse più veloce. Potevo pure avere il morbillo o la malaria, sempre una camomilla mi sarebbe toccata.
Adesso potrei farmela una limonata, che ci vuole? È che ormai preferisco la camomilla.
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