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20 ottobre 2014

All'ultimo respiro

Ho partecipato a un corso di formazione sulla comunicazione, una spolverata di concetti incentrata sulla gestione dell'ansia e sulla respirazione nel quadro della comunicazione verbale/paraverbale/non verbale.
Mi s'è aperto un mondo.
La due giorni è stata condotta da questa donna qui in maniera davvero splendida, chiara ed esaustiva nelle tematiche trattate.
Lo so, detto così non rende, anzi non rende nemmeno se lo si racconta a voce, ma davvero ho trovato tutto dannatamente utile.
Anche se, in effetti, un po' tardivo. Voglio dire, ho una vagonata di anni sulle spalle e le mie occasioni per parlare in pubblico me le son già belle che giocate, almeno le più importanti. A scuola, a tutti i livelli della nostra scuola, mai si accenna a quanto sia determinante essere tranquilli, oltreché preparati, per l'esposizione di un concetto. Mai si insegna con esempi o esercizi a recuperare il battito o il respiro. Mai si mostra come sia deleterio esprimersi in apnea.
Non mi dilungherò perché non ho le competenze per farlo né la padronanza del linguaggio tecnico, chi vuole può approfondire cercando in rete info sulla respirazione diaframmatica.
Incredibilmente poi, scopro che a scuola (non nella nostra sezione però) è arrivata una maestra nuova e che, all'inizio della lezione, fa respirare i bambini. Magari è l'iniziativa di un singolo oppure qualcosa si sta muovendo, chissà... e se fosse proprio il diaframma?

2 ottobre 2012

C'è un avvocato in sala? (*)

Il mio servomuto m'ha fatto causa.
Doveva accadere prima o poi. L'immagine di repertorio lo ritrae anni fa, l'ultima volta che l'ho visto spoglio.
Ho cercato di giungere a una conciliazione proponendogli un'indennità lavori gravosi ma il tentativo è fallito.
Ello mi guarda torvo, soverchiato dal carico di 3 paia di jeans (due blu e uno grigio) 4 maglie a manica lunga (nera, verdina, azzurra, blu) una fruit bianca, una maglietta a manica corta color ruggine e una camicia viola a righe bianche un po' da pappone.
Il fine settimana è trascorso ma pare proprio che io non abbia avuto neanche una briciola di tempo da dedicargli per alleggerirlo del peso, da qui la denuncia.
Come biasimarlo?

(*) astenersi taormini e giuliebongiorni.

10 maggio 2012

Un carciofo ci salverà

Per anni, dall'adolescenza in poi, bene o male da quando ho imparato a riconoscere lo stress, l'ho accumulato. Cose da fare, da pensare, da mettere in fila nella gestione della vita in un trend esponenziale di preoccupazioni.
Scuola, militare, relazioni, lavoro, matrimonio, figli, separazione, tutto contribuiva all'innalzamento progressivo dell'asticella dello stress scaraventandola ad anniluce di distanza dai pomeriggi infantili trascorsi giocando a macchinine.
Non c'era verso di azzerarlo il To Do mentale, per una voce che spuntavi altre se ne aggiungevano a formare un conglomerato d'impegni all'apparenza inattaccabile. Il carciofo e le sue foglie.
Me l'ha spiegato una tizia (*), un giorno, che l'unico modo per affrontarle e vincerle, le cose da fare, consisteva nell'adottare l'attacco a foglia di carciofo.
Hai mangiato un carciofo in pinzimonio? Stacchi una foglia, poi un'altra e via così. E quando mangi le prime 5 o 6 il volume del carciofo appare intatto, non sembra che l'ortaggio ne risenta.
Con le prime voci del To Do che porti a compimento è lo stesso, non ti danno tutta quella soddisfazione perché tante ne restano da sminestrare, e il fardello di preoccupazioni non sembra sgonfiarsi.
Basta continuare, però, tirare avanti con una manciata di fiducia, e i risultati arrivano. Tirando via altre foglie inizi a ridurre l'ammasso, poi sempre più veloce, in quattro e quattr'otto eccoti al nucleo, ogni altra foglia che strappi infligge un colpo ferale alla tua vecchia lista ansiogena.
E quando arrivi al cuore del carciofo è fatta, è la parte migliore e te la puoi gustare in santa pace: il To Do è defunto sotto una sfilza di spunte.
In alcune fasi della vita, tipo questa per me, il cacchio di carciofo, però, sembra addirittura che si rafforzi, oltre la sua naturale forma e dimensione, con un germogliare di foglie all'esterno in una difesa strenua del nucleo e in ostacolo alla tua serenità. Foglie anche spinose, maledette!
Ma se è vero che anche il viaggio più lungo inizia dal primo passo è lampante che tu debba semplicemente aggredire la prima foglia per andare in culo al logorio della vita moderna.


(*) Poi la tizia è andata a finire che l'ho sposata e quando è capitato l'occasione le ho pure rivenduto la regola del carciofo e le sue foglie.
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