Era da un po' di tempo che la risata di Adele gli urtava i nervi.
Non che lei avesse colpa, pensava, forse è tutto nella mia testa.
E dire che l'aveva conquistato con la sua risata.
Lui ci sguazzava a fare il simpatico e lei rideva, rideva di gusto, e gli si conficcava dentro a martellate.
La risata di Adele, in quel tempo antico e sbiadito, aveva una duplice natura supplichevole che andava dallo smetti ti prego al darmene finché puoi.
Adesso lui la temeva quasi, e non s'impegnava certo a stimolarla, se non per verificare con una ulteriore prova se era davvero così cambiata.
Non avrebbe saputo dire cosa o come, ma di certo era cambiata.
Il timbro forse, la densità, il suo modo di aprirsi un corridoio nell'aria, la lunghezza, l'eco, il suo peso... c'era un frammento che ne usciva sempre stonato, la risata di Adele era un cavallo zoppo.
Come non bastasse, si era poi convinto che l'alterazione genetica della risata di Adele fosse la spia di un segreto nuovo da non rivelare, una nuvola di vapore fuori dal loro cielo.
Che diamine, tutti abbiamo dei segreti! Anche lui ne aveva avuti, ne aveva e altri ne avrebbe accatastati.
Tutti abbiamo dei segreti, anche Adele aveva il diritto di chiudere a chiave un cofanetto di cose sue, ma era ingiusto che glielo sbattesse in faccia.
Questo in generale, ancora di più manipolando la chimica di quella risata che li aveva uniti, giusto un milione di anni prima.
Ma forse è tutto nella mia testa.
E sì che avrebbe dovuto chiamare la NASA, convincerli a studiare la modificazione della risata di Adele. Loro avrebbero saputo abbinarci un fenomeno cosmico, magari era legata alla nascita di una nuova stella, alla moltiplicazione dell'universo o a un'invasione aliena imminente.
Ma di lei, della sua vecchia risata, quell'armoniosa perfezione di cui si era innamorato, non esisteva un filmato, non una registrazione.
Gli restava soltanto quella vecchia foto.
14 gennaio 2019
10 gennaio 2019
Essere Gesù oggi
In fondo cosa sono duemila anni nella storia dell'uomo passata e futura?
Un intervallo di tempo trascurabile.
Ergo Gesù poteva sì (scegliere di) nascere, com'è stato, nell'anno 753 ab Urbe condita o, se preferite, nell'anno zero, ma è un caso.
Poteva benissimo scendere sulla terra nel 2000, magari sempre a Natale.
Nonostante i due millenni di differenza non avrebbe nemmeno dovuto cambiare mestiere, falegnami e predicatori ce ne sono ancora un bel po' in giro.
Magari faceva pure l'artigiano della qualità.
E poi poteva nascere in Italia - non c'è il Papa in definitiva? - che ne so, invece che in Palestina a Palestrina, vatti a fidare del T9!
Ve l'immaginate alle prese con whatsapp?
- Ecco qua, gruppo creato, i dodici, ora ci metto una bella immagine di un'apericena, magari l'ultima e poi è fatta. Giuda ha abbandonato il gruppo, boia di già?
Oppure alla falegnameria... Senti ragazzo non ti possiamo pagare più in contanti ti devi aprire un conto corrente. Sai ganzo il conto corrente di Gesù a zero spese, in fondo l'è un po' il tipo da conto arancio.
E l'agenzia delle entrate? Mica si riguardano quelli, un codice fiscale glielo affibbiano di sicuro: DNZGSE00T25G274S.
E avrebbe un'auto o magari una moto, io lo vedrei bene su una Renault 4 o su un Cagiva mentre arringa le folle in derapata. Ma forse anche scarrozzato su un NCC dai vetri oscurati.
E che miracoli potrebbe fare per far aprire quattro nuovi blog/vangelo?
Potrebbe trasformare l'acqua in spritz, rendere stabile windows, saltare la file per comprare il nuovo iPhone o trovare parcheggio a Roma.
State certi che il Ministro dell'Interno lo metterà dentro per vagabondaggio, ve lo vedete che chiede al popolo se vuole liberare Gesù o Amanda Knox?
Quella è già fuori, gli urleranno.
Vabbè allora teniamo dentro lui... la storia non si stanca mai di ripetersi.
Ergo Gesù poteva sì (scegliere di) nascere, com'è stato, nell'anno 753 ab Urbe condita o, se preferite, nell'anno zero, ma è un caso.
Poteva benissimo scendere sulla terra nel 2000, magari sempre a Natale.
Nonostante i due millenni di differenza non avrebbe nemmeno dovuto cambiare mestiere, falegnami e predicatori ce ne sono ancora un bel po' in giro.
Magari faceva pure l'artigiano della qualità.
E poi poteva nascere in Italia - non c'è il Papa in definitiva? - che ne so, invece che in Palestina a Palestrina, vatti a fidare del T9!
Ve l'immaginate alle prese con whatsapp?
- Ecco qua, gruppo creato, i dodici, ora ci metto una bella immagine di un'apericena, magari l'ultima e poi è fatta. Giuda ha abbandonato il gruppo, boia di già?
Oppure alla falegnameria... Senti ragazzo non ti possiamo pagare più in contanti ti devi aprire un conto corrente. Sai ganzo il conto corrente di Gesù a zero spese, in fondo l'è un po' il tipo da conto arancio.
E l'agenzia delle entrate? Mica si riguardano quelli, un codice fiscale glielo affibbiano di sicuro: DNZGSE00T25G274S.
E avrebbe un'auto o magari una moto, io lo vedrei bene su una Renault 4 o su un Cagiva mentre arringa le folle in derapata. Ma forse anche scarrozzato su un NCC dai vetri oscurati.
E che miracoli potrebbe fare per far aprire quattro nuovi blog/vangelo?
Potrebbe trasformare l'acqua in spritz, rendere stabile windows, saltare la file per comprare il nuovo iPhone o trovare parcheggio a Roma.
State certi che il Ministro dell'Interno lo metterà dentro per vagabondaggio, ve lo vedete che chiede al popolo se vuole liberare Gesù o Amanda Knox?
Quella è già fuori, gli urleranno.
Vabbè allora teniamo dentro lui... la storia non si stanca mai di ripetersi.
8 gennaio 2019
pa pa pa paaa
Erano a letto, sdraiati pancia in su, ognuno con il suo libro.
Lei leggeva qualcosa di De Carlo, Due di due, Tre per due, Uno di noi due, Tre fratto due o comunque una roba del genere.
Lui era su L'uomo che cade.
Lei cercava di incamerare un paio di capitoli per poi mettersi giù e crollare prima di lui e del suo rumoroso addormentarsi.
Lui cercava di portare a casa un paio di capitoli giusto per il progredire, anche se faceva un'inconsueta fatica. Nonostante il libro fosse scritto da dio, o da DeLillo che è un po' la stessa cosa, c'era spesso bisogno di rileggere dei pezzi, per meglio comprendere o apprezzare, per dare al testo tutta l'attenzione che meritava.
Poi lei stacca gli occhi dal libro e si volta verso di lui:
"Come fa la nona di Beethoven?"
"Pa pa pa paaa".
"Sicuro?"
Beethoven a lui gli fa sempre venire in mente un'interrogazione delle medie con il suo professore argentino, Diego si chiamava, o forse Lopez, o magari Diego Lopez. Di sicuro era argentino.
Della vita di Ludwig van doveva parlare e raccontò anche che da vecchio, quel gran genio della musica, diventò cieco.
Non lo corresse subito, solo alla fine, quando lo rimandò a posto con un sei:
"Ricorda di non dire più a nessuno che Beethoven divenne cieco da vecchio", questo gli disse Diego, o Lopez, o quel che era.
Eppure l'aveva visto quel ritratto del musicista piegato sul piano con il corno all'orecchio, o forse se l'era solo immaginato poi, vabbè, ormai era fatta.
Non è proprio sicuro che sia la nona sinfonia quella del pa pa pa paaa, l'indomani avrebbe googlato, ma quasi.
"Ma quasi" precisò.
Continuò a pensare al professore argentino e gli vennero in mente certi disegni che Diego buttava giù con gran maestria durante le interrogazioni dei ragazzi. Disegnava moto viste davanti, solo così, ma erano perfette.
Le disegnava con la penna, senza uno sbaffo, un'errore, non ci voleva uno scienziato per capire che era la sua specialità vera.
Fottute moto viste davanti, che invidia.
Lei leggeva qualcosa di De Carlo, Due di due, Tre per due, Uno di noi due, Tre fratto due o comunque una roba del genere.
Lui era su L'uomo che cade.
Lei cercava di incamerare un paio di capitoli per poi mettersi giù e crollare prima di lui e del suo rumoroso addormentarsi.
Lui cercava di portare a casa un paio di capitoli giusto per il progredire, anche se faceva un'inconsueta fatica. Nonostante il libro fosse scritto da dio, o da DeLillo che è un po' la stessa cosa, c'era spesso bisogno di rileggere dei pezzi, per meglio comprendere o apprezzare, per dare al testo tutta l'attenzione che meritava.
Poi lei stacca gli occhi dal libro e si volta verso di lui:
"Come fa la nona di Beethoven?"
"Pa pa pa paaa".
"Sicuro?"
Beethoven a lui gli fa sempre venire in mente un'interrogazione delle medie con il suo professore argentino, Diego si chiamava, o forse Lopez, o magari Diego Lopez. Di sicuro era argentino.
Della vita di Ludwig van doveva parlare e raccontò anche che da vecchio, quel gran genio della musica, diventò cieco.
Non lo corresse subito, solo alla fine, quando lo rimandò a posto con un sei:
"Ricorda di non dire più a nessuno che Beethoven divenne cieco da vecchio", questo gli disse Diego, o Lopez, o quel che era.
Eppure l'aveva visto quel ritratto del musicista piegato sul piano con il corno all'orecchio, o forse se l'era solo immaginato poi, vabbè, ormai era fatta.
Non è proprio sicuro che sia la nona sinfonia quella del pa pa pa paaa, l'indomani avrebbe googlato, ma quasi.
"Ma quasi" precisò.
Continuò a pensare al professore argentino e gli vennero in mente certi disegni che Diego buttava giù con gran maestria durante le interrogazioni dei ragazzi. Disegnava moto viste davanti, solo così, ma erano perfette.
Le disegnava con la penna, senza uno sbaffo, un'errore, non ci voleva uno scienziato per capire che era la sua specialità vera.
Fottute moto viste davanti, che invidia.
7 gennaio 2019
L'amore ai tempi della demenza senile
Bisogna ricominciare a scrivere.
Sforzarsi se necessario.
In qualche modo e per qualche motivo.
Fosse anche solo perché non c'è molto altro da fare.
Perché le storie che non verranno scritte non saranno mai di nessuno.
C'è da trovare il coraggio per attraversare la strada e andare a dare un'occhiata dall'altra parte.
Seppure rischiando di fare la fine del rospo.
Ho letto L'amore ai tempi del colera (3.4 carver), l'ho cominciato un po' così, dubbioso. E non ho evidenziato le prime frasi che mi colpivano, così poi ho evitato di segnare anche le successive perché non volevo fare un lavoro zoppo. Ma ne ho mandata a memoria una, non ho fatto poco.
Lo constatò con la compassione dei figli che la vita ha trasformato a poco a poco in padri dei loro padri...
Sforzarsi se necessario.
In qualche modo e per qualche motivo.
Fosse anche solo perché non c'è molto altro da fare.
Perché le storie che non verranno scritte non saranno mai di nessuno.
C'è da trovare il coraggio per attraversare la strada e andare a dare un'occhiata dall'altra parte.
Seppure rischiando di fare la fine del rospo.
Ho letto L'amore ai tempi del colera (3.4 carver), l'ho cominciato un po' così, dubbioso. E non ho evidenziato le prime frasi che mi colpivano, così poi ho evitato di segnare anche le successive perché non volevo fare un lavoro zoppo. Ma ne ho mandata a memoria una, non ho fatto poco.
Lo constatò con la compassione dei figli che la vita ha trasformato a poco a poco in padri dei loro padri...
9 ottobre 2018
Però il profumo della carta, vuoi mettere?
Senza scomodare Giambattista Vico, che comunque cito nel presuntuoso tentativo di sfoggiare uno sprazzo di cultura, non è difficile immaginare che certi discorsi, quelli che si fanno quando si è di fronte al grande dilemma se acquistare un ebook reader oppure no, siano già stati fatti in passato.
Qualche secolo fa:
- Ehi, cara, ti ho comprato una nuova bibbia. Di carta!
- Oddio, ma ci sta tutta lì dentro? È così piccola...
- È il progresso, puoi buttare i sette tomi di pergamena.
- Eh, però, vuoi mettere quel sano odor di pecora... eh no, questa carta non mi convince mica.
Qualche millennio fa:
- Ecco qua, può firmare l'atto di compravendita qui.
- Ma cos'è quella roba? E poi sta scritto tutto lì? L'altra volta ci sono volute diciotto tavolette d'argilla.
- È il progresso, l'argilla è morta, dia retta a un bischero.
- Eh, però, vuoi mettere quel sano odor di terra... eh no, questa pergamena non mi convince mica.
7 settembre 2018
L'odore del caffè
Gli piaceva l’odore del caffè.
Il gusto no, non più, la gastrite e la mancanza delle chiacchiere di contorno ne avevano da tempo demolito il fascino.
Cè da dire che da quando era morta Anna aveva perso il gusto per parecchie sfaccettature della vita, alimenatari o meno.
Un po' tutto si era sgonfiato, come un pallone calciato sul filo spinato: le sue aspettative residuali le vicende incatenate nel quotidiano, tutto era soffiato via in un sibilo senza ritorno.
Anche il ribollire delle esistenze spiate giù dalla finestra, la frenesia delle mamme, dei bimbi a scuola e dei babbi incravattati, l'intreccio confuso delle storie che balenavano per andare a snodarsi dentro a un altro meraviglioso e imprevedibile giorno, anche quello, adesso, gli rimaneva indifferente. Più facilmente gli suggeriva una punta di odio.
Ma l’odore del caffè, quello, gli piaceva sempre.
2 marzo 2018
Una luce accesa è un rubinetto aperto
È una lotta dura quella per non lasciare luci accese nelle stanze deserte, una lotta che ci tramandiamo di generazione in generazione.
Lo sento ancora il mi' babbo che bociava: spengi la luce!
Ed è un po' una battaglia persa con i figli che non hanno un diretto interesse sull'importo della bolletta, a volte pure con qualche adulto che magari minimizza a sproposito.
Allora ho trovato questo stratagemma che pare funzionare, ho detto ai miei che lasciare una luce accesa è un po' come lasciare una cannella aperta.
Lasceresti l'acqua aperta uscendo dal bagno?
NO, è la risposta.
Allora quando troverete l'ennesima luce accesa in bagno o nel corridoio deserti, chiamateli e dite loro che hanno lasciato il rubinetto aperto. Vedrete, funzionerà.
Oppure vi allagheranno la casa.
Lo sento ancora il mi' babbo che bociava: spengi la luce!
Ed è un po' una battaglia persa con i figli che non hanno un diretto interesse sull'importo della bolletta, a volte pure con qualche adulto che magari minimizza a sproposito.
Allora ho trovato questo stratagemma che pare funzionare, ho detto ai miei che lasciare una luce accesa è un po' come lasciare una cannella aperta.
Lasceresti l'acqua aperta uscendo dal bagno?
NO, è la risposta.
Allora quando troverete l'ennesima luce accesa in bagno o nel corridoio deserti, chiamateli e dite loro che hanno lasciato il rubinetto aperto. Vedrete, funzionerà.
Oppure vi allagheranno la casa.
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