Il blog è ingordo, avido come una spugna.
E per alimentare i lettori, che poi sono la sua linfa vitale,
abbisogna di parole nuove: chi più ne ha più ne posti. Gli argomenti non
mancano, a volte manca il tempo però.
E allora passa un giorno o due che non scrivi, e le statistiche
vanno giù, i commenti languono, gli insulti pure.
Non ha importanza, dite? Massì che ce l'ha, altrimenti potevo sempre tenere un diario e allucchettarlo la sera.
È goloso il blog, assetato di concetti come di fuffa. Divoratore
ingrato d’idee e di cazzate.
Il post ha vita breve e quando muore non canta nemmeno come
un cigno, crepa e basta. Niente più clic, niente più commenti, niente più
letture.
E tu che fai, scrivi ancora? E poi domani sarà di nuovo tutto
dimenticato, inghiottito dal buco nero del web e inesorabilmente rimosso dalla memoria, come gesso dalla
lavagna.
La faccenda mi ricorda di quando il Guasti (dell’Antico Forno Guasti) c’insegnava
a fare il pane, a me e a Leo, e ci diceva:
- Il problema con il pane è che, per quanto lo fai buono, per
quanto lo fai bello arrivi a sera e te l’hanno
già bell’è mangiato tutto. (pausa) E se non te l'hanno mangiato è pure peggio!
Così va per i post.
Certo, mica per quello abbiamo smesso di fare il pane.

