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13 aprile 2023

I giorni in cui gioca Sinner e quelli no

Non c'è niente da fare, quando gioca questo ragazzo - come oggi - la giornata è diversa.

Ci ha stregato un po' tutti, noi appassionati di tennis e anche noi tifosi in generale.

Non lo so bene perché, è forte e va bene, ma altri campioni italiani hanno in questo momento storico potenzialità simili alle sue, vedi Berrettini o vedi Musetti, ma Sinner acchiappa di più.

Forse perché lo vediamo già tutti come il prossimo italiano che vincerà un torneo dello Slam? Forse per quel chilometro di buona sorte che l'ha fatto nascere in Italia piuttosto che in Austria, o forse per quella cesta di capelli rossi da musical anni settanta. Chissà.

Era da tanto, direi da Alberto Tomba, che non mi appassionavo con tanto trasporto alle vicende sportive di qualcuno.

E quando gioca ti fa stare meglio.

Forza Jannik.

p.s. intanto è sotto 0-3 con Hurkacz a Montecarlo. (edit: alla fine ha vinto Jannik, in rimonta, annullando un matchpoint. E son soddisfazioni.)

21 maggio 2019

Niki Lauda aveva la sua barzelletta

E faceva anche di molto ridere.

Di notte un coniglio e un serpente corrono nel bosco e finisce che sbattono l'uno contro l'altro. Il serpente dice: "Chi sei?" Il coniglio risponde: "Indovina..." Il serpente allunga la lingua e dice: "Orecchie grandi e pelose, denti sporgenti...sei un coniglio!"
Il coniglio risponde: "Bravo! Adesso vediamo chi sei tu!", allunga le zampe e dice: "Dunque...pelle squamosa, senza orecchie, tu venivi come una sassata... tu sei Niki Lauda!".

Mi posso permettere di riportarla perché io Niki l'ho amato proprio.
Negli anni infami della mia adolescenza quando le ragazze mi terrorizzavano (non sono cambiato molto sotto quest'aspetto) e il mio secondo sfogo favorito era lo sport in tivù il mio io politeista aveva non uno ma bensì quattro idoli.
Di Gigi Riva abbiamo ampiamente disquisito sulla Linea, gli altri tre erano Thoeni, Panatta e giustappunto Lauda.
E sulle mie scarpe da ginnastica supertarocche in tela ci avevo fregiato a biro le loro iniziali: LPRT.
Se ne va Niki, ma io voglio cogliere l'occasione di mandare un pensiero ad Arturo Merzario, uno che di coraggio ne aveva da vendere, uno che ha osato correre su una Formula 1 sponsorizzata da un'impresa di pompe funebri (ma non ora, allora quando i morti tra i piloti erano un paio a stagione) e soprattutto, l'ardire di buttarsi nel rogo del Nurburgring e tirare fuori Niki Lauda, o ciò che ne restava.

12 febbraio 2019

Non è l'attesa di giugno essa stessa giugno?

E così dopo la merla è passato pure Sanremo.
Pensavo al mio anno solare e a come sia scandito da tanti piccoli sbuffi d'attesa, che magari non sono sempre stati questi e saranno senz'altro diversi in futuro.

Gennaio - La Befana, gli Australian Open di tennis e la merla.

Febbraio - Sanremo, il bollo e la potatura della siepe.

Marzo - Il primo GP della stagione di F1 e le frittelle.

Aprile - La vacanzetta di fine mese e la camminata di Pasquetta (sì lo so che a volte vien di marzo).

Maggio - Compleanni e anniversari, il Giro e le rose.

Giugno - A giugno non si aspetta nulla, siamo a giugno e non c'è niente di meglio. Non è l'attesa di giugno essa stessa giugno?

Luglio - Le ferie, il cocomero e Wimbledon.

Agosto - Compleanni, cene in giardino e il campionato.

Settembre - La fine di tutto, la ripresa forsennata del lavoro, le giornate che striminziscono.

Ottobre - L'olio nuovo, finalmente.

Novembre - I morti e il mio periodo fertile (vedi compleanni d'agosto).

Dicembre - Banalmente la cena del 24, Natale e l'ultimo.

5 febbraio 2019

Tizi che mi stanno sui coglioni senza un apparente motivo

Ma magari c'è.
Diciamo che non è questione di idee, né di tratti somatici o di espressioni facciali, più una roba di pelle. Di chimica, direbbe qualcuno.
Preciso che l'elenco non prevede quei personaggi che mi stanno sui coglioni ma per i quali conosco bene il motivo barra i motivi (era tanto che non scrivevo il "barra"). Non c'è Joffrey Baratheon di Game of Thrones, non c'è Capezzone, non c'è Mazzarri e non c'è Trump tanto per essere chiari
Li ho divisi un po' per settori, non volevo non sopportare troppa gente dello stesso ambiente, ecco, altrimenti poi non mi invitano più alle feste.

Letteratura:
Erri de Luca
Michela Murgia
Andrea de Carlo

Ospitoni:
Mauro Corona
Beppe Severgnini
Massimo Cacciari

Spettacolo:
Luca Laurenti
Lady Gaga
Fabio Fazio

Sport:
Gian Piero Gasperini
Gianluigi Buffon
Gonzalo Higuain

Musica:
Il Volo
Luciano Ligabue
Tiromancino

Cinema:
Gwyneth Paltrow
Russell Crowe
Colin Farrell

Politica:
Theresa May
Massimo D'Alema
Emmanuel Macron

Tivù:
Enrico Bertolino
Giancarlo Magalli
Alessia Marcuzzi

Personaggi tivù:
Phoebe di Friends
Virgilio ne La Divina Commedia
Richie Cunningham di Happy days

Letteratura:
Lucia Mondella da I Promessi Sposi
Livia quel che è da Il commissario Montalbano
Aliena da I Pilastri della terra

Fumetti:
Tex Willer
Topolino
Superman

Vita vera:
Quello che in piscina occupa sempre la corsia due
Quello più simpatico di tutti a mensa
Quella che canta come Mina, ha la testa della Montalcini e i figli di Cornelia

27 novembre 2017

Una cosa in cui sono bravo ma che non mi serve a nulla

Sarà capitato anche a voi di pensare quanto siete bravi a fare questo, a capire quello o a disimpegnarvi in quell'altro.
Nel mio caso c'è un'abilità che ho sviluppato quando da ragazzo saltavo in lungo, o forse l'avevo innata, non lo so. Si tratta della capacità di capire esattamente con che piede arrivo in un determinato punto.
Fate conto, cammino per strada e venti metri avanti a me c'è una pozzanghera, io so immediatamente e con estrema precisione quale sarà il mio piede che ci batterà davanti, se il destro o il sinistro.
Lo sento dentro - capite? -, c'è un momento preciso, camminando, che mi scatta questa cosa e realizzo (appunto intorno ai 20 metri, se è più lontano non funziona). E tutto senza accorciare o allungare in modo fraudolento la falcata.
Questo vale con una riga sul marciapiede, un oggetto, una crepa o qualsiasi riconoscibile segno posso andare a incrociare sul mio cammino: io riesco a capire quale mio piede si stamperà proprio lì davanti, come fosse la fettuccia ideale del salto in lungo.
Vedo tutti i grandi saltatori in atletica punteggiare i loro percorsi di rincorsa con dei segnalini da dove partire o da dove passare, a me non servirebbero.
Però come dicevo non è un'abilità che ci campi, nemmeno ti danno due spicci se ti metti a farlo in Piazza Signoria, ecco.
Ma nel mio intimo sono campione mondiale di sai dove ti batte il piede.

17 febbraio 2016

5 (cinque) cose




5 cibi che mangerei in capo a un tignoso
  • Piada squacquerone e rucola
  • Spaghetti aglio olio e peperoncino
  • Pane burro e marmellata
  • La pizza di Pizzaman
  • Fiori di zucca fritti in pastella

5 cose che odio fare
  • Leggere le istruzioni
  • Ascoltare gli integralisti (in ogni campo)
  • La fila alla Posta
  • Programmare il termostato
  • Il cambio di stagione

5 sportivi anni ’70 che avrei voluto essere
  • Gigi Riva
  • Gustav Thoeni
  • Adriano Panatta
  • Niki Lauda
  • Bob Morse

5 film che guardo ogni volta che li passano
  • Pulp Fiction
  • Notting hill
  • Una giornata particolare
  • Toy Story
  • Love Actually

5 libri che mi sono piaciuti in 5 età diverse
  • Le avventure di Tom Sawyer
  • L’ombra dello scorpione
  • Alta fedeltà (questo potevate immaginarlo)
  • Il giovane Holden
  • Underworld 

5 donne famose che avrei voluto sposare ma non gliel’ho ancora mica chiesto

5 attori che non ce n’è

5 cose che non avrei dovuto fare
  • Ragioneria
  • Tirare su un blog
  • Quella maionese
  • Scommettere 50 euro su Karlovic
  • Chiederle se si voleva mettere con me

5 cose che dico spesso
  • Non scherziamo!
  • Carogna bigia
  • E quindi?
  • Te t’hai visto un bel mondo!
  • Ma che se’ grullo davvero?

5 colleghi che lasciamo perdere
  • Quello che non paga mai il caffè
  • Quello che ti sorpassa in corridoio per andare in bagno
  • Quella che ce l’ha solo lei
  • Quella che non saluta
  • Quello che ti guarda nei cassetti quando non ci sei

5 lavori che avrei voluto fare (ho fatto)
  • Astronauta (muratore)
  • Giornalista sportivo (benzinaio)
  • Critico cinematografico (venditore porta a porta di pentole)
  • Maestro elementare (fornaio)
  • Scrittore (programmatore)

5 cose in cui sono bravo (sono negato)
  • Orientarmi (cantare)
  • Il Decathlon (suonare)
  • Cazzeggiare pallido e assorto (ballare)
  • Il calembour (parlare in pubblico)
  • Fare il nodo ai piccioli di ciliegia con la lingua (la calligrafia)

17 ottobre 2015

Un sabato qualunque un sabato italiano

Alle sei mi sveglia la Lizzy la gatta pelosa che salendo sul comodino nazzica con la sveglia fino a farne illuminare lo schermo e menala e cacciala alle sette eccoti dolcemetà nella sua mise da corsa stile la Jennifer quel che è ne Il lato positivo che mi chiede se vado con lei e allora mi alzo che tanto riprender sonno era un'impresa e si esce con la bruma e si cammina e un po' si corre e si chiacchiera che è un bel momento per sfogarsi e aggiornarsi sulle cose scuola lavoro famiglia poi a casa colazione e sgarro a base di TuSaiCosa poi via con un cambio armadio a tempo di record tipo un'ora non di più grazie alla tipa giapponese e al cazzo di riordino e grazie a chi l'ha letto e a chi me l'ha raccontato è presto fatto per me può pure nevicare poi mi spoglio e mi peso 82,2 ma tanto lo so che in questi mesi preletargici non cali di un etto se pure stai a dieta e poi aspetto il parametro della bilancia che mi dà la fat percentual ma il 26,2 è esso stesso peggiorativo mah  sono pronto poi una doccettina apro le ante scorrevoli e mi complimento con me stesso per la centoventisettesima volta per la riparazione fatta al sistema di scorrimento a cuscinetti mi lavo apro le ante e fanno centoventotto e poi mi ripeso non si sa mai in doccia un po' di pipì e non ditemi che non fate pipì in doccia un po' di pipì magari grassa mi faccia non dico calare il peso ma almeno la fat percentual e invece nulla poi mi metto un paio di pantaloni improbabili sbucati fuori non so come da una gruccia nel cambio armadio piglio gli insulti di dolcemetà ma decido di affrontare il pubblico così combinato e vado in paese a spendere 17 euri di medicine per la mamma e 137 euri centotrentasette per quattro borsoni di spesa tra noi e mamma che sono una bella cifra che mah è meglio se controllo lo scontrino e poi siamo pronti per un pranzo a base di tortelli di zucca e pane fresco con burro e acciuga e di virgole ancora non se ne parla anche se il peggio sembra essere passato 

5 ottobre 2015

Calcio 2.0

(Roby: Gigi, non te la prendere se Hombre non ti ha mai visto in allenamento)
A te che non ci capisci di questo calcio moderno, a te che sei rimasto all'ala e alla mezzala, a te che credi ancora all'uomo sul palo, a te che ti svegli la notte preoccupato da che fine abbia fatto il libero, a te che il falso nove era il voto millantato a chimica, a te che ogni rigore che vedi tirare dici ma questo è da ribattere, ecco, è a te che voglio dare due dritte per fare bella figura quando stai con gli amici e ti ritrovi a ragionar di pallone.
Continuerai a non capirci nulla ma potrai spacciarti per il giannibrera di turno.

Lascia stare la difesa che non esiste più, nè tantomeno i difensori: c'è la fase difensiva o, meglio ancora, l'organizzazione difensiva, e ci sono i difendenti che sono tutti i calciatori di una squadra quando non sono in possesso di palla.
Attaccare gli spazi, ecco un'altra formuletta magica, che sembrerebbe destinata all'incollatore dei manifesti pubblicitari per strada e invece è roba calcistica: la squadra che vince è di certo quella che ha saputo meglio attaccare i fottuti spazi.
Ripiglia in mano il libro di geometria perché un'altra parola chiave è diagonale, i migliori son quelli che fanno le diagonali, e non sbagliarti con le bisettrici perché non sono la stessa cosa.
Altro concetto di cui puoi impastarti la bocca è il pressing ultraoffensivo che di solito lo fa il giocatore che ha gamba.
Occhio poi che stanno arrivando le transizioni, fai tue le transizioni adesso, eviterai la coda. E non aspettare che te le spieghi Caressa, sarà tardi.
Verticalizzare, ecco una sorta di jolly da usare per le vecchie azioni d'attacco.
Ah, e mi raccomando lascia stare le punizioni e i calci d'angolo, è roba da matusa, esistono solo situazioni da palla inattiva.
Bisogna poi che parli di accorciare e di circolazione di palla.
Il contropiede l'aveva già seppellito Sacchi, ma pure la ripartenza veloce sta perdendo il suo fascino.
Cita un giocatore a caso, portiere escluso, e commenta: Io lo vedo meglio come esterno basso. Caschi sempre da ritto.
E se la tua squadra ha perso non è che ha schierato troppi scarponi, mancava soltanto d'intensità.
Un'altra cosa, quelli che cominciano a parlar di numeri e di moduli, di quattrotretre di quattroquattrounouno di trecinquedue o di qualsiasi altra composizione numerica a somma dieci, ecco, quelli scànsali come un libro di Moccia, sono il classico fumo dell'arrosto.
Ma il concetto imprescindibile di cui devi far sfoggio ogni tre per due è quello del tra le linee. Quando tocca a te butta sul commentario una frase tipo "La chiave della partita è stata Bernardeschi tra le linee" o "Hai visto com'è abile Bernardeschi a farsi pescare tra le linee?".
Io lo so che tu pensi eccierto che Bernardeschi gioca tra le linee, per forza, come tutti gli altri, non è che uno debba giocare fuori dal campo. Ci son le linee apposta a delimitare, è chiaro che uno gioca tra le linee, non ci vuole il mago Herrera per insegnare a un calciatore a giocare tra le linee.
Epperò è così: solo se comincerai a infarcire i tuoi resoconti pallonari con qualche bel tra le linee potrai aspirare a una posizione di rispetto tra tutti i tuoi amici che sanno di calcio.

12 settembre 2015

Williams stai Serena

(Vinci un asciugamano)
Quando all'inizio del terzo set Serenona ha esultato per un diritto in rete di Robertina ho pensato che il dio del tennis (non so se esiste) avrebbe potuto punirla.
Poco dopo, la numero uno del mondo ha ri-esultato per una smorzata in corridoio della nostra e ho pensato che il dio del tennis (probabilmente esiste) avrebbe dovuto punirla.
Infine, a seguito di un servizio vincente, non un ace tra l'altro, l'americana sbroccava proprio esultando in maniera esagerata e dozzinale manco avesse vinto il grandeslam dei grandislam slammosi, e Robertina povera che non sapeva più che faccia fare. Lì ho pensato che il dio del tennis (esiste matematico) sarebbe intervenuto sicuramente, magari procurando un mezzo stiramento in uno dei due prosciuttoni williamseschi.
E invece non è servito nemmeno il dio (c'è) del tennis perché l'immensa Vinci, voglio sperare incazzata come una scimmia per gli inspiegabili atteggiamenti antisportivi di Serenona, ha fatto tutto da sé.
Eccola, nella foto, sotto l'asciugamano prima di andare a servire per il match. Isolata dal pubblico e dal mondo, isolata da Serena e dal campo, alle prese con i soli suoi sogni di bambina così vicini da poterli toccare. Bellissima Miss Towel.
Ed è stata disarmante e genuina quando, oltre a scusarsi con Serena per lo slam interruptus e con il pubblico USA, ha spiegato la sua complicatissima tattica: butta la palla di là, tienila in campo e corri. La semplicità paga sempre, anche nel tennis.
Parole che spero siano giunte anche all'orecchio della nostra futura top player Camila Giorgi che dovrebbe avere il coraggio e l'umiltà di rivedere, anche se solo per frangenti particolari di partita, il suo credo del picchiala sempre.
La giornata era stata magistralmente inaugurata da una Flavia Pennetta implacabile e perfetta a completamento di questa giornata tennisticamente memorabile per i colori azzurri.
E restiamo connessi perché già da stasera ci sarà da celebrare una sola delle nostre due atlete pugliesi.
Colei che uscirà sconfitta da questa storica finale.

25 settembre 2014

Pompista esattore IV livello

Quando pompavo la benzina giù nei serbatoi passavano i vips.
Perché le auto dei vips avevano il carburatore assetato di ottani anche loro.
Erano i vips che scendevano l'Autostrada del Sole verso Sud in direzione di Roma capitale.
C'erano i calciatori o gli ex-calciatori e altri sportivi in genere.
Paolo Rossi che andava a Perugia, Giuliano Terraneo che mi lasciò 200 lire di mancia, Walter Novellino che pure a Perugia tornava da Milano, Comunardo Niccolai che ci dissi "Sai ho sempre tifato Cagliari" E lui "Uhm" e io pensai ma vaffanculo tu, tutte le tue autoreti e st'alfasud marrone che ti ritrovi.
Poi Gianni Giacomini e anche Gianni Ocleppo, ma chi sono? direte voi e avete tutte le ragioni.
C'erano magari i vips dello spettacolo.
Mina, ragazzi, è passata Mina, e no, non guidava lei, i vips mica guidano, era passeggera coi suoi fanaloni sugli occhi. Nadia Cassini e il marito Yorgo Voyagis, lei scese pure di macchina, con un paio di jeans che lo sapeva di avere quel culo lì, per fare una puntatina all'Esso Shop. Rita Pavone e Teddy Reno, che un mio collega corse dalla Peldicarota e le chiese "Lei l'è Rita Pavone, vero?" e la crista disse sì, che doveva dire? ma non ci fu nessun seguito, manco il selfie con ella fatalmente.
Claudio Villa e la moglie Patrizia che viaggiavano su una moto Honda 500, arancione mi pare, ganzo lui. Adriano Celentano che era stato al bar, su, e che aveva una fruit rossa a V strappata che un tizio ci voleva dare un passaggio perché l'aveva scambiato per uno straccione.
E poi ho gonfiato le gomme a un maggiolone bordò guidato da Isa Barzizza, che sul sedile posteriore portava Eduardo, ecco, quello è stato il top.
E poi un giorno, fuori dai vips, passa questa ragazzotta inglese, le faccio il pieno, e al momento di pagare mi si presenta con le dita delle mani gonfie a mo' di salsicciotti, ma tutte, tutte e dieci così, francamente inutili, con più la forma del fuso ad essere onesti. Una roba inverosimile che non ce la faceva nemmeno a scorrere i fogli da diecimila lire, per dire, e io lì, imbambolato come un cretino, che non sapevo dove guardare e che non capivo se mi stava prendendo per il culo - chissà magari son finito su una candid camera della BBC - o se dovevo compatirla fino alle lacrime.
Non l'ho mai saputo se era uno scherzo o cosa e non ho più rivisto nessuno conciato così.
Però di faccia era carina.

29 agosto 2014

Cavallino arrancante

Siamo ormai alla quarta annata scolastica per il piccolo che persiste nell'avvalersi di uno zaino rosso fiammante della Ferrari.
Ma, diobonino, son 4 stagioni che la rossa va di male in peggio.
Ehi, di Maranello, che vogliamo fare?
Va bene sposare la causa, va bene non abbandonare la squadra nei momenti di difficoltà, ma a mio figlio cominciano a venire i primi dubbi. Intanto sul perché non abbiamo comprato uno zaino RedBull (No, ma sai, la Ferrari è italiana ed è fortissima) poi sul fatto che la Ferrari sia fortissima (e no gli anni di Schumi non li ricorda, figuriamoci quelli di Lauda) poi sul perché non abbiamo comprato una zaino di Vettel visto che è il mondiale piloti (No, ma sai, Vettel è straniero... ok sì, anche Alonso, ma parla meglio l'italiano) poi sul perché non lo cambiamo ché magari portiamo sfiga noi.
Ehi, di Maranello, mi sentite? Dobbiamo cambiarlo?
Vi garantisco che è stato faticoso distogliere le attenzioni di un bambino (di 6 anni) dagli zaini Pokemonici, Dragonballotici o Tartarugoninjevoli. Solo che questi eroi continuano a imperversare nei loro mondi, sconfiggono i Team Rocket, s'impossessano di sfere energetiche, mangiano pizze e salvano il creato, ogni anno che dio, o chi per lui, mette in terra, e ogni singolo fottuto giorno.
Solo mio figlio se ne deve andare a scuola schiacciato dal peso di uno zaino strapieno di libri e di batoste?
Ehi, di Maranello, sveglia! Siete o non siete "La scuderia più vincente nella storia della Formula 1"?
Tra due anni si va alle medie e si cambia zaino, l'anno prossimo sarà l'ultima chance affinché il nostro supporto non vada perduto per sempre come lacrime nella pioggia del Fuji.

18 luglio 2014

El comprava i scarp del tennis

Carissimi San Gugol Motore Martire e gli dei tutti del web advertising, o chi per voi, una cosa ve la voglio dire, perché bravi siete bravi non si discute, ma per l'eccellenza dovete ancora lavorare.
Poniamo il caso che mi serva un oggetto e che per farmi un'idea, o per comprarlo proprio, mi metta navigando per siti che ne hanno. Valuto, leggo, confronto e voi vi pigliate il mio IP (d'altro canto avrò sicuramente flaggato un "acconsento" incastonato in una proposta che non potevo rifiutare) e registrate che mi urge 'sta cosa, chessò, un paio di scarpe da tennis. Bene è nel vostro diritto (almeno credo).
E quindi nei giorni a venire mi bombardate con banner di ostinazione pneumatica e mi mostrate in bella vetrina il mio modello e i millemila del suo segmento affinché io mi decida.
E vi portate a casa il meritato compenso da tutti i venditori di scarpe online che io fatalmente cliccherò.
E questo, molto cocciantemente, era già tutto previsto.
Il bug del processo si manifesta nel momento che io da un negozio online, o da Calzature Roberta sottocasa, mi doterò del mio nuovo paio di scarpe.
Chiaro come la sambuca che non avrò più bisogno di vedere alcun banner che mi proietti calzature sportive, anzi, prego il cielo che non se ne apra uno con un'offerta migliore di quella a cui ho aderito io.
Ma sembra che il flusso visivo di scarpe non si possa arrestare facilmente.
Sedetevi un attimo voi di AdSense e pensate a quanti milioni di inutili o fastidiosi banner si palesano sugli schermi di chi ha modificato il proprio status da ipotetico compratore a possessore dell'oggetto.
Milioni di visualizzazioni senza senso al posto delle quali potreste sparare ogni altro prodotto della sfera mercato, sia attinente l'articolo precedentemente cercato che non: ne guadagnerebbe chi la vende la pubblicità e chi la paga.
Probabilmente, ma questo lo dico io, dopo enne giorni (enne giorni sprecati) durante i quali il possessore di nuove e candide scarpe da tennis non avrà più cliccato, nemmeno per errore, su nessuna fottuta finestra pubblicitaria di imprese calzaturiere, l'IP in questione verrà scollegato per sfinimento dai desiderata dell'utente scarpomunito.
E alla fine della pappardella arriva anche la mia fattiva proposta:
Ma perché non mi mettete a disposizione una finestrella dove poter digitare, o un apposito numero verde liberatorio dove poter comunicare: “LE HO COMPRATE, CAZZO!”

17 luglio 2014

Un anno di corsa in numeri



È passato esattamente un anno da quando ho ri-preso a correre, galeotto fu il parco di Rimigliano.
Un anno fa pesavo 83 kg, adesso ne peso 78 Kg.
Ho speso circa 700 € tra certificazione medica (150), abbigliamento tecnico (400) e iscrizioni alle varie competizioni (150).
In un anno sono uscito 121 volte a correre che fa 1 volta ogni 3 giorni. Un quarto di queste attività le ho svolte nei giorni feriali prima di recarmi in ufficio con la sveglia puntata alle 5:45.
Sono stato fuori 129 ore con tre paia di scarpe diverse.
Ho percorso 1.329 km di cui 20 a Barceloneta.
Ho corso su asfalto, acciottolato, strade bianche, sentieri, boschi, sabbia e fango. Ho corso al mare, in montagna, in città.
Ho corso in salita e ho corso al buio con la lampada da minatore sulla testa. Ho corso col sole a picco, con la neve e con la pioggia. Ho visto lepri, fagiani, caprioli, cinghiali. Ho corso ascoltando la natura e ascoltando Radio Capital.
Ho fatto 4 volte le valige sempre includendo le scarpe da running.
Ho sofferto di infiammazione al piriforme, fascite plantare, tendinite, crampi, capezzolo del podista.
Ho scritto 10 post, più questo, che parlano di corsa.
Ho corso 3 mezze maratone con un personale di 1h 44m 28s.
Da quando corro mangio tutto quello che mi va senza l’ombra di un senso di colpa. Niente rinunce a pasta, a pizza, a dolci o a vino.
Sono andato a letto prima e più stanco. Ho dormito meglio.
Ho solo letto meno libri, e direi che questo è l’unico cruccio.

11 luglio 2014

Che piovesse!

Ieri giornata campale di lotta, mouse tra i denti, coll'Inps, con la banca, con l'Aci e, ciliegina, pure con l'Enel.
Un intreccio mortale di bolli, fatture, bonifici e telefonate capace di strangolare un toro.
E il livello d'incazzatura tocca vette apicali e va a braccetto con lo sconforto.
Forse è un discorso da vecchio, non lo so, ma è deprimente constatare di come le cose che funzionavano a meraviglia venti anni fa adesso s'incriccano peggio che le mie ginocchia. Un RID, un pagamento automatico, un bonifico online che nel 2014 si perdono manco fossero bambini di due anni ad una fiera mi fanno uscire pazzo.
Tornato a casa sono andato a correre, era l'unica soluzione possibile, e dolcemetà, che stava all'asse da stiro non in panciolle, mi ha accompagnato con uno sguardo che non sarà stato una benedizione ma almeno non era un fulmine di zeus.
Era piovuto e rischiarato, l'aria era fresca e luminosa e i campi pullulavano di lepri.
Ci siamo incontrati con Franco in via del Carota. Questo tizio è un signore con la barba che venti anni fa, quando correvo davvero, beccavo sempre in via Montisoni o giù di lì, dalle mie parti insomma, e dopo un po' che ci s'incrociava avevamo cominciato a salutarci con gran sfoggio di denti, uniti dalla fatica, anche se mai s'era scambiato due parole.
In questo tempo mai più l'ho rivisto in giro, pur se da me il mondo è piccolo proprio: mai a un mercato, a fare la spesa, mai in un bar o in un negozio. Mai. Non lo so dove abiti, né cosa fa. Chissà magari è solo il mio angelo custode. E ci può stare, se dio o chi per lui vedrai è femmina, non metterei limiti ad angeli custodi barbuti e corridori.
In effetti manco il nome so, però c'ha una faccia da Franco, forse potrebbe essere un Mauro o al limite un Pietro se avete capito il tipo, ma di più un Franco, ecco. Già vent'anni fa era un vecchietto d'una cinquantina d'anni a mio vedere.
Non l'ho riconosciuto subitissimo, ma quasi. E anche lui. Abbiamo disteso i nostri migliori sorrisi in un misto di stupore e di nostalgia.
"Andrà a finire si piglia l'acqua" mi fa, indicando il cielo.
"Speriamo di no..." gli rispondo io.
Ma in fondo, che piovesse, che importanza poteva avere?

9 luglio 2014

Diamo a Cesare quel che è di Cesare

Due sonori schiaffi, secondo me, e gli risparmio le coltellate.
Il Pranda ci ha deliziato in questi mesi con alcune simpatiche conferenze stampa che hanno palesato quanto l'uomo fosse un po' confuso, prima, molto confuso, durante, e persino patetico, dopo.
Questa sorta di Kung Fu Pranda senza controllo ci avrebbe guadagnato se fosse stato doppiato a braccio da Fabio Volo.
Non solo, caro Cesare, hai sputato nel piatto dove hai mangiato, mi preme ricordarti che quel piatto te l'eri pure cucinato da solo.
Mi tocca rivalutare il Lippi 2010 e lo Scolari di ieri che con "È solo colpa mia" hanno incarnato in maniera degna - laddove questo era possibile - il ruolo di capitano della nave.
Questi sono i fondamentali, ricaro Cesare, e se non li sai salli.
Lo spogliatoio non era diviso, Sostiene Prandeira. Ora, ancor caro Cesare, dobbiamo credere a 'sta minchiata smentita da tutti i personaggi vicini alla squadra e dalle soffiate degli interessati? Ok, facciamo finta di crederci, lo spogliatoio non era diviso, beh, s'è diviso subito dopo però (cfr. dichiarazioni di Buffon, De Rossi, Balotelli), questo riconoscerai che è oggettivo. E la responsabilità di ciò di chi è? Dài che ci puoi arrivare!
Del resto, come si dice per i figli, l'educazione s'insegna con l'esempio non con la teoria. E se i tuoi giocatori hanno sparlato gli uni degli altri infangandosi a più riprese è solo perché hanno seguito il tuo esempio: quello di parlare a sproposito.
Ma quando mai nel calcio si è sentito un allenatore che riporta in conferenza stampa i dialoghi tra lui e i giocatori come fossero nastri sbobinati? Avevi la coscienza così sporca da doverti giustificare in ogni occasione? Tu eri il selezionatore, pagato per gli onori e per gli oneri delle tue scelte, a nessuno dovevi spiegazioni così dettagliate delle tue convocazioni.
Rossi sì, poteva far meglio, ma si può comprendere il suo disappunto, tra l'altro condensabile in un tweet e non ripetuto in una sorta d'accanimento come il tuo. O avete giocato in quel modo indecoroso perché il tweet di Rossi vi aveva tolto la serenità? (tra l'altro altri bei tweet d'incoraggiamento alla squadra e tifo erano seguiti da parte di Pepito)
E Destro? Gran signore, è stato zitto quando tu ti sei permesso di riportare colloqui privati che tali avevano da restare.
Pure Balotelli hai scaricato, che tu e solo tu avevi fortemente voluto, difeso e imposto, in barba ai codici etici, ai pareri dei tifosi e degli altri componenti della squadra. Guarda che ci vuole una bella faccia tosta!
Questo per dirti, econquestachiudo caro Cesare, che le parole sono importanti e che la mia stima (e ti garantisco quella di molti altri, fiorentini e non) in te come uomo è crollata definitivamente ieri.
Che di calcio ci capivi pochino era invece cosa nota, e i tifosi viola sanno, sanno di Maggio, di Balzaretti, di Semioli... tanto per fare tre nomi.
Io avrei portato Toni e avrei lasciato Cassano sul divano in balìa del telecomando, ma queste son chiacchiere da bar, le scelte erano compito tuo e va bene, ma le hai rinnegate troppo presto, e ancora prima che il gallo cantasse!
E dimettersi non ti restituisce poi tutta quella dignità quando te ne vai a coprirti d'oro in Turchia.

18 dicembre 2013

Corri ragazzo vai


Categorie di runner che partecipano alle non competitive della domenica mattina:

Il veterano
Ha settant'anni compiuti, è un diesel, parte lento e affronta la salita nelle retrovie, per lunghi tratti corre nell'ombra, ma quando meno te l'aspetti ti raggiunge e, se fai l'errore di salutarlo, ti racconta della sua ultima maratona corsa in 3h e 53m. Naturalmente, ti arriverà davanti.

Il vecchio amico
Quello colla pancetta, quello che non vedevi dai tempi del "Divina" disco club. Quello dalle gran pacche sulle spalle e del bisogna organizzare una cena che di correre sembra non gliene possa fregare di meno. Eppure ti arriverà davanti.

Lo sciancato
Lo vedi partire che pensi non arrivi alla prima curva, corre tutto storto, un po' come Pollentier mandava i pedali, butta i piedi in fuori e le ginocchia in alto in un condensato d'ineleganza unico. Non te lo spieghi mica, ma ti arriverà davanti.

Il fighetto
Parte in quarta per farsi notare, ogni tre per due s'aggiusta il ciuffo e la maglietta sulle spalle. Appena la strada comincia a salire accusa dolori addominali o crampi assortiti per portarsi avanti con le giustificazioni, non si sa mai. Soffiandosi via il ciuffo dagli occhi ti arriverà davanti.

L'ex calciatore
Che difatti indossa la maglia viola sbiadita j.d. farrow's di Luciano Miani, che lui viene solo per avere più fiato quando gioca a calcetto e che questo non è certo il suo sport principe che la corsa per lui viene dopo il calcio, il basket, la pallamano e la pallacorda epperò, pure lui, con la maglia numero 10, ti arriverà davanti.

La donna di spalle
Che la vedi, la punti e decidi che sarà il tuo ghost, il tuo obiettivo, il tuo riferimento assoluto nella gara, da seguire e da non perdere d'occhio per poi raggiungerla e staccarla nel finale perché non ce l'ha quest'andatura irresistibile, diciamolo. Ma non la vedrai mai di faccia e ti arriverà davanti.

Il moribondo
È più di là che di qua, ansima come e peggio della locomotiva di Stephenson, eppure osa passarti avanti in salita, ma si capisce che morirà di lì a breve. Comunque preferendo morire a pancia piena, dopo il rifocillo finale, persino lui ti arriverà davanti.

Il salutone
Conosce tutti, quelli di una società e quelli di un'altra, saluta e stringe mani come fosse il leader di una qualche fazione politica. A metà gara supera un vecchio in tuta che arranca nei pressi del coma vigile e che probabilmente è partito mezzo secolo prima di tutti, e gli urla il si presume solito "Buongiorno maresciallo!". Ti arriverà davanti e poi verrà a salutarti.

Il culo
Sì vabbè che c'è anche una donna attorno, pare, della polisportiva Nave, forse, ma tutto quello che conta è che c'è un culo scolpito che corre, si muove sinuoso nella corrente alternando cambi di peso, contrazioni e distensioni della mela destra, della mela sinistra e di tutto l'ambaradàn. Manco a dirlo ti arriverà davanti.

Il chiacchierone
Non si cheta un secondo anche se in realtà non c'ha un cazzo da dire. Niente di nuovo almeno, le solite pippe su Renzi sindaco, Renzi segretario e Renzi però quelle facce lì; oppure sul tale che stava colla tale ma poi si son lasciati che la tale gli ha letto gli essemmesse della talaltra. Parla in circolo solo per dimostrare che a lui il fiato gli avanza e, fatalmente, ti arriverà davanti.

Il maresciallo

20 ottobre 2013

Fiorentina Juventus 4 a 2


Non sarà Italia Germania 4 a 3, ma anche le formiche nel loro piccolo, com'è noto, qualche cosa fanno e, nello specifico, le formiche fiorentine oggi godono. E lasciatecelo fare ché non succede spesso.
Non è un post sportivo, nonnò, non ce l'ho le capacità per scrivere con competenza di calcio io che mi rifiuto ancora di capire la differenza tra un 4-3-3 e un 3-5-2 io che sono rimasto al libero e allo stopper, alla mezzala e al centrattacco e, nel mio massimo stadio evolutivo, al centromediano metodista e al terzino fluidificante.
Ma un post tifoso, quello sì, lo posso anche buttare giù, prima che cominci ad ammorbarvi con dei post sui gatti (perché lo farò!).
Perché per noi di Firenze, questa è LA partita, purtroppo, non potendo trovare spesso palcoscenici ed occasioni più nobili.
Perché noi viola ci ricordiamo esattamente dove eravamo quando segnò Luca Cecconi a Torino: io calavo il Muraglione in moto con gli amici.
Ci ricordiamo quando Platini sigillò un memorabile 3 a 3 a Firenze: ero in maratona con il mio più grande amico, lo juventino Leo.
Ci ricordiamo dove eravamo quando la chiuse Fuser: sempre allo stadio, il giorno della memorabile coreografia in foto, il giorno in cui Baggio si rifiutò di calciare un rigore e raccolse una sciarpa viola uscendo dal campo.
E ci ricordiamo di quando Batistuta al Comunale firmò l'1 a 0: a casa Frilli, che a quei tempi era l'unico che pagava per il calcio e generosamente condivideva il salotto.
E ci ricordiamo dove eravamo quando Gobbi, Papa Waigo e Osvaldo ci regalarono l'ultima vittoria in trasferta a Torino: io in chiesa, alla Cresima di mio nipote, magari avrò pregato, chissà.
Oggi abbiamo vinto con la Juve, rimontando ben 2 gol e addirittura distanziandoli di 2, segnandone 4 in 15 minuti, con il nostro giocatore più pagato in tribuna. Insomma, tutto quello che avremmo potuto sognare s'è avverato, perfezionando una domenica da incorniciare.

P.s. per gli juventini: il nostro rigore era generoso, se c'era, e nessun arbitro ce l'avrebbe concesso sullo 0 a 0, ma è andata così, non vogliamo mica metterci a fare della dietrologia (anche recente) sugli episodi da moviola? Non credo.


23 settembre 2013

Passa le corse

Era il nonno Gigi di solito che, dalla sua postazione domenicale privilegiata in terrazza, in attesa dei ragazzi che portavano L'Unità, veniva dentro e dava l'allarme.
Passa le corse, diceva. E basta, poi tornava fuori e s'appoggiava alla ringhiera.
Noi ci si girava voce coi vicini e ci s'assiepava sul ciglio della strada che ancora c'eran le moto coi clacson e gli addetti a sbracciarsi per fermare le macchine in controsenso.
Non ci sedevamo sul paracarro ma era come se.
Poi però di corse ne son passate sempre meno o forse non ci abbiamo più fatto caso, o è dipeso dal fatto che il nonno Gigi non c'era più, non so, e comunque se n'è andata anche la poesia.
Son tutti drogati si sente dire e, per quanto bene ne vuoi pensare, le nefandezze che vengono fuori sono sempre più evidenti. Restano dei ricordi guasi antichi incastonati in una parvenza di fatica vera, di fatica onesta, anche se magari era solo un problema di scienza non ancora al passo con il doping del tempo.
Ma questa settimana passa le corse a Firenze e, che te ne freghi o no qualcosa del ciclismo, l'affare finisce che ti tocca, almeno per le ripercussioni sul traffico.
In attesa del grande picco sportivo di domenica prossima, oggi la città era messa alla prova dalle prime gare in giorno feriale, con chiusura di strade, sensi invertiti, semafori temporanei e cartelli di deviazioni coatte ad ogni incrocio.
E quindi tutti ci siamo attrezzati, ancora tristemente memori della nevicata di due anni fa che paralizzò la città, con viaggi più o meno intelligenti, per affrontare l'inferno.
L'utilizzo dei mezzi privati è stato ottimizzato, gli autobus stipati, i treni urbani addirittura riscoperti e le ciclabili - cristo le ciclabili! - strapiene che pareva di stare ad Amsterdam.
E durante la giornata? Un silenzio irreale, un piccolo e insperato paradiso. Vie libere da auto, un formicolìo di pedoni e di paraciclisti dappertutto. Si guardano in giro, scrutano le strade transennate pronti a diffondere viralmente la voce: Passa le corse.
Oh Renzi, altro che brontolare, a noi i mondiali di ciclismo tu ce li devi organizzare tutto l'anno a diritto.

5 settembre 2013

Piriforme dove sei?

Da un recente sondaggio emerge che solo 2 persone su 100 sanno cos'è il piriforme e solo una sa pure dov'è. È quella che ce l'ha infiammato/irrigidito/ipertrofico.
Ora per colmare questa lacuna sulle vostre conoscenze anatomiche, cari i miei 98+1 che non sapete cos'è/dov'è quest'affare ci sono qua io.
Qui ve lo spiega Albanesi che cos'è questo muscolo, perché d'un muscolo si tratta, e vi fa pure un excursus sulla sua sindrome, quella del piriforme non quella d'Albanesi.
Il dolore che provoca è affine alla sciatalgia, anche perché sta a contatto proprio col nervo sciatico, ma è più circoscritto; in soldoni la zona del gluteo. Perché lì sta, all'interno della mela, quasi irraggiungibile al tatto, anche a quello di un buon fisioterapista.
Tra le varie cause che dovrebbero dissuaderti dal correre, oltre all'età, pure se ti lavi la schiena a tutto tondo, ci sta il fatto della contronatura del movimento, come si dice da più parti, e ci sta pure l'irrigidimento o l'infiammazione di 'sto benedetto piriforme.
E diciamoglielo a Speaker che anche lui ce l'ha il piriforme e la sua sciatalgia potrebbe essere altra cosa.
E ora, io che c'ho i dottori un po' come il fumo agli occhi e mi curo grazie al dottor gugol e allo specialista iutùb, oltre a pedissequamente seguire le dritte di Melusina, quando me le dà - sempre sia lodata - ho cominciato con questi esercizi di stretching, dovrebbero far bene, sicuramente meglio dell'aulin che mi avrebbe prescritto il mio caro medico condotto, prima di stringermi mollemente la mano e liquidarmi col suo Auguri!

Avvertenze: questo post non ha alcuna valenza terapeutica, al persistere del dolore consultare un medico.

24 giugno 2013

Tutto quello che avreste voluto sapere sul seNso ma non avete mai osato chiedere

In principio era il senso e il senso era presso Dio, o presso chi per lui.
Ma del sesto qual è il senso o quale quello del se sto? Il se sto ha un senso a sette e mezzo dove se di mano hai un tre no ma se hai un sei allora sì che ha senso il se sto. Specie se sei il banco il se sto ce l'ha il senso anche se sarebbe meglio un sette oppure un tette, lì c'è sempre un senso per stare. A me piaceva, ma giocavo come un cane perciò lo chiamavamo setter e mezzo e dovevi dire stor per la regola della simmetria dell'erre.
D'altra parte se sto non Vado via come cantava quel tipo da balera detto Drupi imperversando nelle sale disco degli anni '70 al motto di Balla co'i' Drupi.
Sempre meglio che ballare sui dirupi e rischiare di cadere in un burrone, burrone a cui s'ispirò Bernardo per la nota scena di Ultimo tangone a Parigi dove questi due fanno sesso a tutta randa, di poppa ma soprattutto di bolina.
Ma dei Bertolucci cineasti preferisco l'opera della sorella Bernarda, un vero e proprio cul-movie: Ultimo tanga a Parigi. In definitiva un cortometraggio in costume.
Di Bertolucci ricordo anche Paolo, noto doppista assieme a Panatta, Adriano, prima che la Yourcenar ne raccogliesse le memorie nel suo capolavoro. Notevole il racconto in cui Adriano, dopo uno smash sbagliato da Paolo, gli tronca la maxima torneo sulla testa al grido di Paolo Paolo pa Paolo maledetto così da doverlo tradurre al mutuo soccorso dove diventa Pablo, Pauli e Paul.
Paul poi era il nome del polpo indovino, il quale morì poco prima di entrare in concorrenza con il frate sui calendari, povero polpo Paul e la sua vita tentacolare sempre appresso a polpe spolpate e spoppate in quella trasmissione osé Polpo Grosso, dove il presentatore non faceva ridere manco pe' gnente a dispetto del nome: Umberto Smile.
Sì Smile, proprio lui, quando stando coi gatti imparò a gattonare.
E comunque il sesto un senso ce l'ha negli archi, specie se è un sesto acuto, se è cretino come quelli di oggigiorno non vi ci perdete. È proprio vero: non ci sono più gli archi di una volta, tutte navate.

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Questo testo partecipa indegnamente e impunemente (spero) all’eds della donna Camèl, come:
- Incanto - Dario
- Serenissima - Melusina
- C'era quella cosa - Melusina
- Io non c'entro - Bianca
- Il viaggio - Pendolante
- Mercoledì - *Cla
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