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3 aprile 2023

La patata nella deriva bio

Oggi due parole sulla patata. Intendo il tubero.

Non so se ci avete fatto caso, ma dopo che a qualcuno è venuta l'idea di infilare nelle cassette di verdura - quelle che ti consegnano dagli orti bio - delle patate terrose, quasi cementate alla terra bruna, il fatto è diventato di tendenza.

Ora, anche nei più globalizzati supermercati, ecco che nel reparto ortofrutta sono spuntate le patate belle terrose. E anche più di un tipo. Cosa che non ci puoi preparare un purè se prima non gli fai un risciacquo capi delicati in lavatrice.

Ma insomma, non è che più son terrose e più son bio, eh.

Coming soon le carote, occhio.



22 marzo 2023

Acqua due O

Io devo fare a miccino con l'acqua in doccia? (lo faccio)

Io devo razionalizzare l'utilizzo dello sciacquone in capo alle pipì che deposito? (lo faccio)

Io devo chiudere il rubinetto mentre mi spazzolo i denti? (lo faccio)

Io capisco che a forza di gocce si fa un oceano e soprattutto capisco che ognuno si deve impegnare, pur nel suo piccolo, per non sprecare acqua.

Però mi manda in bestia quando si cerca di pompare questi comportamenti virtuosi come risolutivi per la siccità, magari gravando di sensi di colpa il coglione di cittadino che, putacaso, si scorda di chiudere il rubinetto o è costretto a tirare sciacquoni a gogò perché ha mangiato asparagi.

Che la rete idrica disperda circa la metà del carico di acqua che distribuisce è una roba nota da anni, da decine di anni, ma nessuno fa o ha fatto niente. E nessuno ha mai cominciato a fare qualcosa.

E allora saremo noi a salvare il mondo, noi che mentre ci insaponiamo spegniamo il getto.

Ma per piacere.

14 marzo 2023

Usa e non getta

Vogliamo mettere il nuovo con l'usato, con il vissuto?

La bellezza che sprigiona un oggetto vissuto è incomparabile. Niente vale un oggetto usato e rimesso in circolo.

Vuoi che sia un disco ascoltato mille volte, un vecchio tavolo graffiato e inciso, un tagliere consumato, il bancone di un bar, una macchina per scrivere mezzo arrugginita, un coltello del nonno dal manico d'osso, un orologio da caricare, un fiore essiccato dentro alle pagine di un romanzo, uno specchio che non specchia quasi più.

Lo stesso vale per una persona che incontri. Quanto è migliore quando è stata usata e spremuta dalla vita e per la vita? Diffidiamo di chi si è risparmiato per non consumare il cuore o di chi non ha camminato per non consumare le scarpe.


25 giugno 2021

UEFA UEFA ma che scocciatura (*)


Abolita la regola del gol in trasferta che vale doppio.

Finalmente, anche se era tenero mio babbo quando si guardavano le partite di coppa insieme. Quante domande mi avrà fatto su questi strabenedetti gol in trasferta!

Eppure il mercoledì dopo si era daccapo, un po' come quando a me a lavoro tentano di spiegare l'organizzazione a matrice, non ce la posso fare.

All'inizio anch'io avevo confuso - ma avevo 9 anni! - probabilmente perché fu mio padre a spiegarmi quel gol che il Cagliari in Coppa dei Campioni contro l'Atletico Madrid subì a causa di una mezza papera di Albertosi: Vedi erano 2 a 0 e ora sono 2 a 2.

Ma, al di là del fatto che a tutt'oggi la regola è inconcepibile per molti di quei fruitori spot del calcio in tivù, a me un po' dispiace.

C'ero affezionato, ecco, l'avevo accettata per quello che era - una regola - e mi andava bene così.

Non so se è sintomo di anzianità, forse sì, ma tutte queste regole del calcio che cambiano continuamente mi lasciano perplesso.

Il fuorigioco, i falli di mano, la rimessa dal fondo... è tutto così fluido che sempre più spesso rinuncio a capire.

Io mi immagino la Federazione Internazionale degli scacchi, a Reykjavík nel 1972, che si presenta da Fisher e Spassky e dice: Ragazzi, da oggi il cavallo non salta più sopra gli altri pezzi, l'arrocco si fa con l'alfiere e i pedoni non possono più mangiare la Regina (questa è per la superlega).

Sai che pernacchione!

 

(*) Solo i sorcini di Bennato, gli edoardini, leggeranno un'altra cosa.

24 febbraio 2021

Strada facendo

 


Siamo andati su Marte, o quasi insomma.

Una sonda terrestre si è posata sul pianeta rosso senza sfracellarsi al suolo e sta inviando video e foto dal suo account instagram suppongo.

Ma è solo l'ultimo successo di homo sapiens.

L'evoluzione dell'uomo è talmente stupefacente in ogni campo che davvero non ci si crede.

La luna, il DNA, l'energia elettrica, i vaccini, i computer, la nutella, l'energia atomica, la psicanalisi, il rock.

Ma in tutto questo, non siamo in grado di creare un manto stradale che duri nel tempo.

L'asfalto sì, o quel che è, ogni volta che piglio una buca penso che basterebbe l'uno per mille di quelle geniali menti che hanno mandato Perseverance su Marte per tirare fuori una miscela asfaltosa e perseverante davvero per le nostre strade. L'asfalto definitivo.

Tra l'altro sarebbe anche un affare molto molto redditizio... eppure niente, e non me lo spiego proprio. 

20 maggio 2019

Pregare dio, o chi per lui

Non prego più, nessun dio.
E dire che ho pregato tanto, per me, per i miei cari, per tutti i miei affetti.
L'unica volta che ha funzionato davvero è stato quando la Madonna, o chi per lei, una cinquantina d'anni fa mi fece ritrovare la checca, la mia adorata gallina mugellese che era sparita da tre/quattro giorni.
Un vero miracolo.
Poi la checca se la pigliò in prestito mio zio che le diede l'opportunità di diventare mamma anche se, sul più bello, una volpe mise fine alla checca e alla sua prole pulcinesca.
Ho pregato tanto anche per non bocciare a scuola o per non farmi interrogare in certi giorni.
Ho pregato per far innamorare di me certe bambine.
Ho pregato perché i miei genitori restassero insieme.
Ho pregato per non perdere la fede, anche se in questo caso si genera una sorta di circolo vizioso che temo invalidi l'esito.
Ho pregato in chiesa e a letto.
Ho pregato anche solo per mantenere una routine tranquillizzante.
Adesso non prego più, dicevo, ma non sono sicuro che dovrei festeggiare come se avessi smesso di fumare.
Però pregare mi aiuta, questo devo riconoscerlo, quando non puoi fare nulla, quando non sei più l'artefice del tuo destino o di qualunque altra faccenda, quando ragionare non basta più, ecco che rispunta fuori da qualche recesso una preghiera anche fatta solo di pensieri e di brevi lampi da lanciare, come razzi da una zattera in mezzo all'oceano.
Che ne so, magari qualcuno li vede.

15 maggio 2019

In biblioteca come al bordello

Non che ci sia mai stato, ma m'immagino un fiorire d'emozioni simile.
Entrare senza un'idea precisa e lasciarsi affascinare dal bendiddìo.
Semmai chiedere alla signora anziana all'ingresso.
Guardarsi intorno, camminare, tocchicchiare, aprire un lembo e prendersi un assaggino.
Scegliere? O lasciar fare al caso?
Perdersi tra gli scaffali, abbandonarsi alla voglia di conoscere tutte le avventure del luogo, così nascoste e così a portata di mano.
Basta poco in fondo... una tessera, così come sarebbe bastata una lira.
Infine prendersi quello che la nostra passione e il nostro amore ci hanno riservato e uscire soddisfatto per essere venuto.

9 febbraio 2019

Anch'io voglio fare il Cutugno-Sanremo


Premetto per i musicisti e gli esperti a sette note che io in materia sono una cippa.
Ma se si parla del Festival, signori, non sono secondo manco a Marino Bartoletti.
Tutti me li son visti, tutti da quando ho l'età della ragione (e no, non è da ieri :P)
Io c'ero ai tempi bui di Gilda o Mino Vergnaghi. C'ero per i Jalisse e perfino per Tiziana Rivale.
Beh, signori della corte, quello di quest'anno è il più bello di sempre. Lo dico senza ironia.
E forse è proprio perché è l'edizione numero 69 che Baglioni ha ribaltato tutto. Bravo il Claudio, o chi per lui ha selezionato i pezzi e gli artisti.
Beh, sì, non mi piacciono proprio tuttissimi ma ho visto, seppure a spizzichi e bocconi, delle performance davvero notevoli. Almeno accattivanti. Passabili via. Boh.
Ed eccola la mia classifica (sabato 9 febbraio 2019 - ore 16:00)

1 - Daniele Silvestri / Rancore - Argentovivo
Un capolavoro. Fine.

2 - Ultimo - I tuoi particolari
(La tua voce al mattino che grida BU)

3 - Arisa - Mi sento bene
(top Tony Hadley - che idea portare l'ex Spandau!)

4 - Mahmood - Soldi
(top Gué Pequeno)

5 - Loredana Berté - Cosa ti aspetti da me
(Voglio sempre bene a Loredana, anche in omaggio ai miei lavoretti adolescenziali dedicati a lei ed ai suoi succinti costumini su per i paginoni centrali di Sorrisi e Canzoni)
(top Irene Grandi)

Se vince uno di questi son contento.

Poi mi piacciono pure, in ordine più che sparso:

Achille Lauro - Rolls Royce
(Non vorrei, ma...)

Ghemon - Rose viola
(eh oh)

Negrita - I ragazzi stanno bene
(stanno benone)

Motta - Dov'è l'Italia
(Motta assomiglia un po' alla mi' cognata, ma a parte questo è a posto)

Nek - Mi farò trovare pronto
(Unnè male dai)

Boomdabash - Per un milione
(ma Per un miliardo proprio)

Zen Circus - L'amore è una dittatura
(Una scoperta, un'altra!)

Paola Turci - L'ultimo ostacolo
(Una sicurezza. Non vincerà mai ma è come se vincesse sempre)

Irama - La ragazza con il cuore di latta
(Sì ci sta che vinca lui, l'è bellino e l'è ruffiano. Per me però c'ha messo un po' troppa trama, bastava meno. Bello il "due" che rima con "due", magari inaugura un nuovo filone: autori sveglia! abbiamo finalmente trovato la rima per fegato)
(top Noemi)

Nigiotti ed Ex-otago non sentiti.

Il resto, no, non mi garbano.

5 febbraio 2019

Tizi che mi stanno sui coglioni senza un apparente motivo

Ma magari c'è.
Diciamo che non è questione di idee, né di tratti somatici o di espressioni facciali, più una roba di pelle. Di chimica, direbbe qualcuno.
Preciso che l'elenco non prevede quei personaggi che mi stanno sui coglioni ma per i quali conosco bene il motivo barra i motivi (era tanto che non scrivevo il "barra"). Non c'è Joffrey Baratheon di Game of Thrones, non c'è Capezzone, non c'è Mazzarri e non c'è Trump tanto per essere chiari
Li ho divisi un po' per settori, non volevo non sopportare troppa gente dello stesso ambiente, ecco, altrimenti poi non mi invitano più alle feste.

Letteratura:
Erri de Luca
Michela Murgia
Andrea de Carlo

Ospitoni:
Mauro Corona
Beppe Severgnini
Massimo Cacciari

Spettacolo:
Luca Laurenti
Lady Gaga
Fabio Fazio

Sport:
Gian Piero Gasperini
Gianluigi Buffon
Gonzalo Higuain

Musica:
Il Volo
Luciano Ligabue
Tiromancino

Cinema:
Gwyneth Paltrow
Russell Crowe
Colin Farrell

Politica:
Theresa May
Massimo D'Alema
Emmanuel Macron

Tivù:
Enrico Bertolino
Giancarlo Magalli
Alessia Marcuzzi

Personaggi tivù:
Phoebe di Friends
Virgilio ne La Divina Commedia
Richie Cunningham di Happy days

Letteratura:
Lucia Mondella da I Promessi Sposi
Livia quel che è da Il commissario Montalbano
Aliena da I Pilastri della terra

Fumetti:
Tex Willer
Topolino
Superman

Vita vera:
Quello che in piscina occupa sempre la corsia due
Quello più simpatico di tutti a mensa
Quella che canta come Mina, ha la testa della Montalcini e i figli di Cornelia

30 gennaio 2018

Due cose da tenere a mente

La prima: quando vi capita di dover esporre un concetto per punti, oppure di dover rispondere ad una domanda con un elenco di motivi o argomentazioni, evitate nella maniera più assoluta di esplicitare in premessa il numero dei concetti che andrete ad esporre.
(tipo: Fondamentalmente sono tre i motivi per cui ti amo, cara... Le cose di cui non posso fare a meno nella vita sono cinque...)
Perché poi, fatalmente, va a finire che quando sbobinate il discorso alcuni punti si fonderanno perché simili, altri perderanno importanza e deciderete di tagliarli e altri ancora sbucheranno dal nulla senza che li abbiate mai considerati prima e reclameranno un posto in elenco.
E il numero dichiarato in partenza, se non per delle fortuite combinazioni algebrico-astronomiche, non tornerà MAI.
E farete una figuretta di quelle.

27 luglio 2017

Francesi siete addietro


Addietro come la martinicca, direbbe i' mi' nonno.
Ho lasciato le vostre autostrade - la A8 Mentone / Aix en Provence, nello specifico - 30 anni fa, ma le ritrovo nello stesso identico stato: pietoso. Ma mica l'asfalto.
Possibile che in tutto questo tempo, nei 30 anni che hanno più inciso sul progresso tecnologico del mondo, siate rimasti ad un sistema di riscossione tributi che ricorda gli antichi dazi?
Possibile che se faccio 100 km di autostrada devo trovare 4 o 5 barriere da superare, quando pagando, quando pigliando il ticket, quando pagando senza ticket, quando non si sa bene cosa.
Cos'è, dobbiamo pagare il pedaggio autostradale direttamente ad ogni contea che attraversiamo?
Non siete in grado di fare un borsone unico e di spartirvi il malloppo la sera?
Ve la faccio io la proporzione, se serve.
Ma un ministro dei trasporti francese, o chi per lui, non sarà mai andato in vacanza a Gallipoli? Entri a Ventimiglia (ticket) esci a Taranto (fine autostrada, pedaggio): un casello ti devi sciroppare. Non ci vuole uno scienziato.
E gli abitanti della zona, cosa sono, votati al sacrificio?
Oltretutto quei caselli, agglomerati di cemento e metallaccio, fanno pure un po' schifo a vedersi.
Francesi, sveglia! Siamo nel terzo millennio ma voi siete rimasti in modalità Moyen-Age.

10 maggio 2017

E alla fine arriva Sordi

Quando cerchi qualcosa da far vedere a tuo figlio (e da rivedere per te), non dico di epocale, ma che almeno aggiunga qualcosa alle vostre vite, quando peschi a strascico nel multiverso cinematografico che va da Fantozzi fino a Mad Max, da Luke Skywalker fino a Danny Ocean, da John J. Rambo fino a Sarah Connor, alla fine arriva Sordi.
È normale, non ci si deve preoccupare, rientra nell'ordine naturale dei fenomeni esistenziali ripassare un po' d'italianità con l'albertone.
Siamo partiti da Guglielmo il dentone (regia Luigi Filippo D’Amico – terzo episodio del film I complessi), così come antipasto.
(Ma quant’è bella Gaia Germani! E pure le Kessler: due strafighe!)
Vabbè, torniamo a noi, gli do il via e France fa “Ah, ma è in bianco e nero?”
Penso, vai ora me lo stronca e mi tocca ripiegare sul professor dottor Guido Tersilli.
“Ganzo!” invece fa.
Ecco, alla fine è questo che mi ha fatto pensare.
Il fatto che un ragazzino di 12 anni associ il bianco e nero televisivo alla qualità, o alla ganzitudine insomma.
Quindi non è solo una questione di nostalgia canaglia, voglio dire.
Del resto gli Stanlio e Ollio e i Miss Marple non è che siano da buttare, e questi li avevamo già proiettati tempo addietro.
Magari invece è solo la novità, o il fatto che i porcai in bianco e nero dell’epoca nessuno se li va a cercare anche se c’erano lo stesso, ma io preferisco pensare che in quel tempo ci fosse più attenzione alla qualità, e le cose fossero pensate e fatte per essere belle e per durare (persino i film).

21 aprile 2017

Scrivere nel passato (remoto)


Non ne posso già più delle storie infarcite di cellulari, di social e di tutte quelle moderne diavolerie.
Per carità, benissimo per la realtà reale e per tutti i lestofanti che l'avrebbero fatta franca un secolo fa e invece adesso restano impigliati nelle maglie digitali e regolarmente beccati.
Ma per la fiction no, non ce la fo mica, mi viene l'orticaria.
Bene Perfetti sconosciuti, visto e piaciuto, ma anche basta.
Io voglio godermi delle storie, lette o viste, dove per ricevere una telefonata devi restare inchiodato all'apparecchio e nei pressi del suo fottuto filo che sbuca dal muro.
Voglio vedere il cazzo di protagonista sanguinante che si trascina per dei chilometri in caccia di un posto pubblico per telefonare, voglio che si frughi in tasca alla ricerca di qualche spicciolino che gli salvi il culo.
Altro che flat e 500 sms gratuiti.
Mi voglio immedisimare in tempi e luoghi dove il telefono senza fili è ancora e soltanto quello stupido gioco da fare a tavola nei dopocena un po' bevuti, quando il primo della catena bisbiglia La Coca Cola fa fare i rutti e all'ultimo gli arriva immancabile L'Eleonora la dà a tutti.
Voglio un mondo raccontato dove pullulano gli Overlook hotel isolati da tutto. Voglio un bosco dove ti puoi far azzannare in santa pace da un orso senza che tu debba rompere le palle ai tuoi contatti in rubrica per venirti a pigliare, voglio un amore tra due disperati confinati agli angoli del globo che si sviluppa a colpi di lettere scritte a mano, meglio se vergate con la stilografica. Voglio della gente che cucina spulciando un vecchio ricettario macchiato e rilegato con lo spago.
Voglio una fiction whatsapp free, dove ci siano delle foto da sviluppare e dove i messaggi vocali si lascino al massimo dentro al buco nero di una segreteria.
Oppure mi date una storia con tutta sta roba digital, ma che sia stata pensata e scritta cinquant'anni o più fa, allora va anche bene.

p.s. poi voglio anche conoscere l'Eleonora.

27 febbraio 2017

Easy Death - Beta version

Moriamo meno moriamo tutti.
C'ho già anche lo slogan.
No perché se hai a che fare con gente che sta male di testa - tipo il mio vicino di casa che parla con la foto della su' mamma morta cinquant'anni fa in una sorta di videochiamata continua, o tipo la mia mamma purtroppo - il primo pensiero che ti viene è: Io a questi punti non ci voglio arrivare, mi ammazzo prima.
Ecco l'ideona per non doversi sbattere troppo: serve un'app dedicata.
Io ho messo l'idea, la realizzazione e i guadagni li lascio ad altri.
Le specifiche in fin dei conti sono anche semplici.
Il processo deve essere Sicuro e Indolore.
Attivabile solo dal diretto responsabile, quindi sono da studiare tutta una serie di controlli su impronte, iride o chessò io, per evitare che se ne serva qualcun altro.
E poi c'è da inventarsi un modo pratico per indursi la morte, premendo un tasto. Senza spargimenti di sangue, una morte pulita, digitale (*) o qualcosa di simile.
E tanti saluti a chi resta.

(*) No, non è sufficiente cancellare il proprio profilo dai social.

22 febbraio 2017

Per me l'è pari

A me piace svegliarmi alle ore pari.
O ai minuti pari.
O ai minuti col "5", che son dispari ma rassicuranti nel metrico decimale.
Anche questo è un sintomo di vecchiaia, temo, una debolezza psichica.
Sono in grado di puntare la sveglia alle 7:00 (l'anno scorso) o alle 6:40 (quest'anno con Juno e le medie inferiori) e anche al minutaggio che finisce in 2, 4, 6, 8, volendo.
Eppure sono stato giovane anch'io e ho puntato sveglie alle 1:19, alle 7:01 o alle 6:47 senza che questo mi rovinasse il sonno.
Senza che la disparitudine interferisse con i miei bioritmi.
Quanto a sveglie, la meglio però l'era quella di' mi' nonno Gigi che quando la suonava la cominciava a camminare sul top del cassettone di marmo fino a cascare in terra, senza che questo ne precludesse il riutilizzo il mattino successivo.

8 febbraio 2017

Del downgrading tecnologico


Quando ti abbandona un cinofonino hai voglia a portarlo a riparare da loro!
- Si è lotta la displei, no possibile di lipalale no avele pezzi di licambio di questa malca.
Ti attacchi e basta.
Siccome che è durato un po' poco per i miei standard (14 mesi) e non ho voglia di spendere adesso per un apparecchio nuovo, ho rimesso in carreggiata il mio cellulare precedente.
Ero abbastanza riluttante ma vedo che il suo lavoro lo fa, a parte che non c'entra manco una app oltre a quelle che già ci sono.
Telefono, messaggio e chatto, fine. E va bene così.
Ergo mi ero comprato qualcosa di inutile. Diciamo che in più potevo farci due partite di ruzzle al cesso, bada lì!
E quando si guasterà questo ho sempre pronto il 3330 della nokia, l'unico, l'indistruttibile.
Per arrivare poi, con un po' di fortuna e un altro guasto, all'antica vita senza telefonino: un'esperienza ormai smarrita alla quale però si può tendere solo per gradi.

2 febbraio 2017

Ma te ci credi in Dio?

Io ci credo in Dio, ma non nell’occhione dentro al triangolo o nel vecchietto barbuto. Non credo al Dio dello Ior o a quello della CEI né al dio dell’atto di dolore. Credo al Dio di don Fabio Masi.
Credo nel Dio che sta nelle cose del mondo.
Dio è il sorriso di una ragazza all’uscita di scuola.
Dio è la parola di un amico e il respiro di un figlio che dorme.
Dio è un campo di fragole, è il primo anemone che spunta a febbraio.
Dio è una vecchia fotografia e le parole di una lettera ingiallita.
Dio è il fiatone di una corsa e una coperta di pile una sera d’inverno.
Dio è tua moglie ed è la tua amante.
Dio è il tuo cane e le rose del tuo giardino.
Dio è un viaggio alla fine del mondo come anche la partita guardata dal divano.
Dio è lo scorrere delle pagine di un libro, è dentro un pezzo di legno che arde nel camino.
Dio è una ciocca di capelli dentro a un cassettone.

27 gennaio 2017

La La Land (nessun balbuziente è stato maltrattato nella creazione di questo titolo)


Ieri sera per alzare il mio indice di QV (*) sono andato a godermi La La Land con il mio vecchio amico Giacomone, non senza prima passare da Pizzaman per i preliminari, intesi come una margherita dop che lèvati.
Seppure la tipa da Pizzaman mi fa: "Mangiate quà?" io capisco "Fate a metà?" e c'è mancato poco che la menassi.
Questo post tra l'altro è anche un ottimo pretesto per pubblicare un'altra immagine del mio uomo ideale (ryanello lì), ma vogliamo parlare del film?
Sinceramente no, lo fanno già in tanti e tutti più titolati di me, non aggiungerò trite banalità che potrebbero essere usate contro di me.
Emma Stone è fenomenale anche se il suo maggior pregio è sfoggiare due sopracciglia normali.
Ryan Gosling canta balla e suona il piano anche se il suo maggior pregio è invecchiare 5 anni e non mettere su nemmeno una ruga.
A me mi dovete solo spiegare come è stato girato quel mirabolante unico piano sequenza iniziale in autostrada, dove cacchio stava la cinepresa? Su un drone? Boh.

_____________________________________________________

(*) QV è l'indice di Qualità della Vita, generalmente si calcola su base settimanale e si ottiene con la seguente semplice formula:

     Ore di vita in Qualità
   ______________________
       Ore di vita vissuta

Facciamo un esempio: una settimana ha convenzionalmente 112 ore di vita vissuta (8 ore al giorno dedicate al sonno e scorporate, e chi dorme meno meglio per lui), sommate le ore della settimana che vi dànno vero piacere:

  • passeggiate: 5 ore
  • cinema: 2 ore
  • pizza: 2 ore
  • cena e caffè con amici: 4 ore
  • partite Fiorentina: 4 ore
  • sesso: 17 minuti 

Per un totale di 17 ore e 17 minuti dai quali vanno sottratte le ore terrifiche, gli imprevisti, le cose che vanno male proprio (non la spesa o il pulire casa che sono routine, però):

  • passare in banca/posta: 1 ora
  • aspettare al campo allenamenti: 2 ore
  • partite Fiorentina: 4 ore


Per un totale di 7 ore. Restano 10 ore e 17 minuti che rapportati alle 112 ore di cui sopra danno un indice QV di 9,2 e vi posso garantire che non è affatto male, fossero tutte settimane così!

18 gennaio 2017

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma


Temo che l'umanità abbia preso un po' troppo alla lettera l'illuminato postulato del chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier.

Perchè se, com'è vero iddio, o chi per lui, le schuko non si sa mai dove stanno, le patatine mancano sempre, e i calzini si spaiano irrimediabilmente, è altrettanto vero che stiamo assistendo a una pericolosa invasione di trasformatori (chiamateli alimentatori, chiamateli Ismaele o chiamateli come volete...).
Gran parte dei ritrovati tecnologici che agevolano le nostre vite ci sono venduti accessoriati di un rassicurante trasformatore.
Cellulari, harddisk esterni, laptop, cordless, consolle, tablet, fotocamere, giocattoli e tutta una serie di apparecchi dall'aspettativa di vita tendenzialmente molto breve.
Va così che passano gli anni, la tecnologia progredisce, i meccanismi si rompono e giocoforza vanno rimpiazzati con nuovi modelli.
I vecchi si buttano. Ma non il trasformatore, che può sempre tornare utile! (mi par di sentirvi).
C'è comunque una piccola fetta dell'umanità, studiata dalla Nasa, che riesce a gettare via il trasformatore - funzionante - assieme all'apparecchio di riferimento non più funzionante o fatalmente obsoleto. Beh, non sto dicendo a voi, iatevenne!

Noi gente normale raccogliamo i trasformatori in contenitori generalmente plastici di provenienza vagamente svedese etichettati alla meglio come "materiale elettrico", seppure negli anni si genererà l'esigenza di un'archiviazione più esclusiva e dignitosa in uno scatolone riservato marchiato "trasformatori".

Poi capita che devi comprare una tastiera elettrica per il figlio e la sua buona scuola - non sai mai ti diventi un Roby Facchinetti o un dio delle città - e che il prodotto in questione sia venduto con il trasformatore A PARTE.
Boni! Fermi tutti! Ce l'ho io il trasformatore!
Finalmente hai l'occasione per tirar giù il cavolo di contenitore zeppato negli anni di fior di trasformatori che potevano tornare utili.
E cominci a vagliare i volt e gli ampere, che non ci capisci una cippa, ma non vogliamo certo fulminare la tastierina nuova con una scarica inadeguata.
E niente, pare che il cartello mondiale dei trasformatori sia riuscito a destinare alla tastiera dei tuoi desideri un trasformatore dalle caratteristiche tecniche diverse, anche mezzo volt non di più, da tutti quelli che hai zelantemente messo via negli anni.
In ogni caso prendo quello dalle specifiche più simili all'originale e mi faccio consigliare dagli espertoni della materia che qui da me abbondano. Mi fanno: va bene lo stesso, e compro la tastiera senza alimentatore.
Va così che il cartello degli spinotti ha dotato la femmina di quel cazzo di sintetizzatorino di un buco di diametro avverso e il mio trasformatore, vanamente auspicato di riutilizzo, torna di filato nel cestone dei dimenticati.

A casa mia ce n'ho almeno venti di questi cosi. Ora... ipotizzando che il 30% delle famiglie mondiali sia messo come me, nei garage/cantine del pianeta dormono 6 miliardi sei di cazzosi trasformatori funzionanti.
Negli anni '70, ve lo dico, eravamo avanti: noi avevamo un coso rosso a cui bastava spostare un'interruttore per infondere alla pista polistil il voltaggio che volevamo. Un vero spasso.

E per la serie invenzioni da realizzare non ditemi che non sia possibile varare il trasformatore universale, ché non vi credo.

Poi, se il potere verrà preso dai trasformatori, che una notte senza luna decideranno di uscire dalle nostre scatole e pigliarsi il mondo, non lamentatevi se per salvarvi dovrà scapicollarsi qui Schwarzenegger direttamente dall'anno tremila.

11 gennaio 2017

Istruzioni per mangiare 2 (due) mandarini


Assodato che, come recita il secondo paradigma di Zeng Guofan - se mangi due mandarini il secondo sarà comunque peggiore del primo; queste le istruzioni da seguire:
  • sbucciare mandarino Uno
  • mangiare metà mandarino Uno
  • sbucciare mandarino Due
  • mangiare metà mandarino Due
  • attenzione a non confondere le due metà rimanenti
  • valutare succosità e dolcitudine delle due parti appena mangiate
  • mangiare la seconda metà del mandarino identificato come peggiore
  • mangiare la seconda metà del mandarino identificato come migliore
  • fare "Ah"
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