13 gennaio 2012

Com'è profondo il mare

La storia triste, ma non del tutto (forse), di chi mi ha insegnato a leggere.
Mia cugina Fiorella è morta nel 1991, a 31 anni. Leucemia fulminante, due mesi da quando l’ha scoperto. Aveva una bimba di 5 anni che adesso è una splendida ragazza, intelligente, istintiva e brillante. E poi indipendente, come Fiorella era e come mi ha spinto a essere.
Fiorella mi ha insegnato come coltivare il libero pensiero senza inculcarmi nulla, mi ha guardato andare a messa per trent’anni senza mai un commento diretto negativo. Con l’esempio mi ha mostrato come prendere una decisione, come riconoscere un impulso vero, mio, da un condizionamento esterno, come esporre una riflessione. Fiorella mi ha aiutato a diventare me stesso.
Mi ha guardato e si è lasciata guardare negli occhi. Mi ha fatto ascoltare i suoi dischi e mi ha prestato i suoi libri. I libri. È così che ho imparato davvero a leggere. Non so, forse sarebbe successo comunque, o forse no, ma se adesso considero i libri elementi necessari alla mia stessa esistenza lo devo a un tardo pomeriggio d’estate in cui Fiorella passava Com'è profondo il mare al suo stereo, mentre dagli scaffali sceglieva i libri che mi avrebbe prestato. Anche l'inequivocabile messaggio che si trattasse di un prestito e non di un omaggio ha contribuito non poco alla formazione della mia opinione sui libri, sul loro valore e sulle dinamiche che ne regolano acquisti, prestiti e restituzioni.
Avevo 15 anni e potevo annoverare tra le mie letture solo fumetti (miei), fotoromanzi (mia sorella) e qualche libro (imposto dalla scuola); a casa mia non si leggeva.
Non ricordo tutti i volumi con i quali mia cugina stipò una borsa per me. Un paio di Luca Goldoni, La casa in collina di Pavese, Il grillo parlante di Gervaso, Bar Sport di Benni, questi sicuramente c’erano, ma l’elenco titoli non è significativo.
Decisiva fu l’aria carbonara di quel pomeriggio seduti sul suo letto, una gamba a terra e l’altra sotto il culo, la finestra spalancata sui campi e sul cicaleccio, lame di sole a straliciarsi nella stanza e Lucio Dalla in sottofondo. In un pomeriggio che non è finito mai.

È inutile
Non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare 


---------------------------------- edit del 26 marzo 2012 ----------------------------------------

Ecco, oggi ci son passato davanti alla casa dove abitava Fiorella, e l'ho fotografata la finestra:
Casa Fiorella - via Rimaggina

17 commenti:

  1. Forse vado fuori tema, ma questo post , così tenero, mi ha fatto scoprire sotto l'aria burbera che a volte trapela nel leggerti, un Hombre diverso.....

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    1. burbero i? maddài... burberega, si dice da me.

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  2. E' sempre dura quando qualcuno che conta tanto per noi se ne va.
    E' sempre importante ricordare tutta quell'importanza e tenerla viva dentro al cuore

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  3. Dio Bono. Sorrido anch'io. Bel pezzo. (Siamo recidivi)

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  4. Ma come mai gli ultimi tuoi post sono pieni di ricordi dei tempi andati? Nostalgia? Voglia di fermare il tempo?
    Dai su. ;)

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    1. si chiama "nostalgia del futuro", l'ho imparata da un grande, che tra qualche post, magari, vi farò conoscere.

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  5. Ho letto praticamente sempre e solo quello che mi imponeva la scuola. Le mie letture libere, invece, erano di umorismo, enigmistica o logica. No, non ho ancora davvero imparato a leggere.

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  6. Fortunato ad avere avuto un fiore così nella tua giovinezza.
    Nemmeno in casa mia si è mai letto, se non le offerte del tre per due al supermercato.
    E mi è sempre mancata una Fiorella. Purtroppo.
    Certamente per questo, come già detto, ho un rapporto non del tutto disinvolto, sia con la lettura sia con i libri. ;)
    Proprio vero: è prezioso avere qualcuno che ci insegni una consapevolezza che va oltre l'armonia dell'alfabeto.

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  7. Avevo anche io una cugina grande. Che c'è ancora ma vive lontano. Fui uno dei primi allievi della giovane prof. Sulla sua scrivania Erica Jong e Cesare Pavese. Sul suo giradischi lo stesso disco. Sulla frase "Dio o chi per Lui" ho iniziato una riflessione che, dopo oltre 30 anni, non è ancora finita. Grazie per il ricordo "trasversale".

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    1. Pavese... Pavese è dappertutto.
      Ce l'ho qui sopra, Il mestiere di vivere... ora apro una pagina a caso "Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri"

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  8. Che cugina grandiosa hai avuto. E anche tu non devi essere da meno visto che non ti sei chiuso a riccio ma, al contrario, le hai dato la possibilità di aiuarti a diventare te stesso.
    Grazie per aver condiviso questi ricordi.
    Un libro proprio non si regala mai,aveva ragione Fiorella, si presta e basta.
    E non si presta a chiunque, solo a persone di cui ci si può fidare.
    Io una volta ho prestato "La prosivendola" di Pennac ad un'amica ed il romanzo non è più tornato in dietro. Comprare un'altra copia NON ABBREBBE SENSO.
    Amo i libri che ho letto, sottolineato e, perchè no, anche un po' ciancicato.

    Al "seduti sul suo letto, una gamba a terra e l’altra sotto il culo, la finestra spalancata sui campi e sul cicaleccio, lame di sole a straliciarsi nella stanza e Lucio Dalla in sottofondo", mi sono quasi commossa..ho visto la scena, non ho letto il racconto :)

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    1. Ti ringrazio. Sui libri la pensiamo uguale spiccicato. Le tue parole mi fanno piacere, anche perché ho pensato molto prima di condividere questo fardello che è anche così personale. Non ero sicuro di volerlo fare né di riuscire a dargli il giusto taglio. Temevo quasi di manncare di rispetto a Fiorella, in qualche modo.

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  9. Che bel ricordo!! Anche io avrei avuto bisogno di una Fiorella. Nella mia famiglia ero l'unica che leggeva libri!

    The Life After

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  10. che bello questo post, hombre!

    (quoto lillina...)

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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