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31 agosto 2020

La vera sconfitta di Homo Sapiens (*)

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Yuval Noah Harari, l'Aranzulla della Storia

Homo Sapiens, quante ne hai combinate da quando sei sulla Terra dio solo - o chi per lui - lo sa.

Ho letto Sapiens , da animali a dei (grazie a Franca) e l'ho trovato meraviglioso. 5 carver, nel suo genere.

L'ho comprato cartaceo perché avevo già capito che sarebbe restato sul mio comodino anche a fine lettura. Nello stesso momento ho comprato un evidenziatore giallo per segnare tutti i punti che meriterà rileggersi. Certo poi, quando dolcemetà mi ha visto all'opera, ha chiosato che meglio sarebbe stato comprare una barattolo di vernice gialla e tuffarci dentro il libro.

Non mi entusiasmavo così, leggendo, dalla mia seconda passata ai Promessi Sposi. Ma ho divagato.

Homo sapiens si è evoluto, ha sopraffatto le altre razze di homo, in qualche modo, si è rivoluzionato agricolarmente e dopo ancora si è rivoluzionato industrialmente. Ha domesticato il grano e le bestie, ha costruito ruote e veicoli, ha imparato a volare, se n'è andato a giro nello spazio e ha pure scisso l'atomo, qualunque cosa voglia dire.

Epperò caro il mio homo sapiens del piffero, non ti sei scordato di qualcosa?

Sempre dal libro di Harari, sopracitato, apprendo quanti milioni di razze animali hai portato agevolmente all'estinzione nella tua plurimillenaria esistenza.

Quante non avete idea, ma tante. Troppe.

Epperò caro il mio homo sapiens del flauto traverso mi chiedo perché non ti sei applicato con lo stesso ardore e lo stesso entusiasmo che hai messo per esplorare i cieli e sconfiggere - che ne so - il coronavirus o la peste, perché non hai messo la stessa energia per estinguere l'unica cazzosa razza animale che dovevi.

Homo sapiens te lo dico, con tutte le tue rivoluzioni e le tue pose da primo della classe: finché al mondo resterà una sola zanzara consìderati una bella incompiuta.

E non voglio nemmeno immaginarti in combutta con la lobby del Vape e degli zampironi.

Un'ultima cosa, non ti ho chiesto di andare su Marte o di fondere a freddo l'atomo, qualunque cosa voglia dire, non ti ho chiesto manco di scovare la logica della sequenza dei numeri primi e - giuro finisco - non ti ho manco chiesto di verificare l'esistenza di dio, o chi per lui. In fondo è anche una roba semplice.

Il giudizio su homo sapiens, alla fine di questi 70.000 anni scolastici è positivo, sì, ma il ragazzo potrebbe fare di più.


(*) - E lasciamo stare Sanremo e Bella da morire.


10 dicembre 2019

Rapporto di lettura: Tre libri simili e diversissimi

Non li ho scelti apposta, è stato un caso che li abbia avuti per le mani uno dopo l'altro, in sequenza. La trama grossa li accomuna parecchio, vi si narra di minoranze, di persone in lotta, di esclusione e di rivalse. Quella fina li distingue e li distanzia, sul mappamondo ma non solo.

La bastarda di Istanbul (Elif Shafak - trad. Laura Prandino - 3.2 carver) Non mi ha convinto in pieno, ma è un romanzo tosto che comunque consiglierei. Pochi fronzoli, colorati e profumati spaccati di vita.

Nato fuorilegge (Trevor Noah - trad. Andrea Carlo Cappi - 4.0 carver) Leggetelo, date retta a un bischero, anzi prima, potreste dare un'occhiata su Netflix agli spettacoli di Trevor Noah (ce ne sono un paio), così intanto vi fate un'idea sul personaggio (il libro è la sua autobiografia) e poi vi immergete nel libro per arrivare alla scoperta delle sue radici.

Patria (Fernando Aramburu - trad. Bruno Arpaia - 4.3 carver) È IL LIBRO del mio anno 2019 di lettore. Un romanzo forte e coraggioso che ti scava dentro come fosse un aratro, fin dalle prime pagine. Un libro che ti lascia tanto. Un libro che scatena quello che io chiamo "l'effetto Sardegna" (*).

(*) - Dicesi effetto Sardegna la risultanza che avrà su di te la vacanza al mare successiva a una in Sardegna. Non ti potrà piacere, per questo è consigliabile proprio cambiare genere, si può andare in montagna o in giro per il mondo, ma è da evitare qualsiasi forma di bacino salato con spiaggia. Così per il libro che leggerete dopo Patria è meglio cambiare genere o, per stare proprio tranquilli, non leggere proprio niente per un mesetto. Magari andate al cine o vi guardate Chernobyl, io ho fatto così.

23 maggio 2019

Il paese di dio, o di chi per lui

"... ma la vita è così, piena di selle e di sconosciuti."

Percival Everett, del quale dovremmo tutti leggere anche Ferito e Cancellazione, mi ha parecchio divertito e coinvolto con il suo pseudo-western Il paese di Dio (3,8 carver), traduzione di Marco Rossari.
Se ne volete, ecco un assaggino:

...
Ho cavalcato fino al centro del paese e sono capitombolato sull’arida terra tutta crepe, che all’urto è sembrata anche polverosa. Nessuno è accorso in mio aiuto e ho pensato che forse era l’afa a rallentare i corpi, ma mi ha messo tristezza pensare che alla gente non gliene importava più un fico secco del prossimo.
Poi, in piedi sopra di me, è apparso Terkle, il piccolo barman dai capelli rossi, che ha detto qualcosa.
“Curt Marder, buono a nulla, scroccone, peccatore incallito, bestemmiatore, figlio d’un cane che non sei altro, mi devi tre dollari!”, ecco cosa ha detto.
Io l’ho fissato a bocca aperta, poi mi sono guardato, impolverato e disteso lì per terra e gli ho detto:
“I banditi mi hanno bruciato la casa”.
“Tre dollari, non ti ho addebitato un centesimo d’interessi. Se c’avessi un briciolo di buonsenso, non ti farei più credito. Nossignore”.
“Mi hanno bruciato pure il fienile”.
“E anche Petersen giù all’emporio ha qualcosina da dirti”.
“Hanno pure rapito mia moglie”.
“Stavolta non ti approfitterai della nostra carità cristiana”.
“Mi hanno fatto fuori il cane”.
“Ti hanno fatto fuori il cane?”.
“Con questa freccia qui”.
Ho alzato quello strumento di morte e gliel’ho mostrato.
“Il cane era infilzato qui, ma me lo sono perso per strada”.
Lui s’è seduto accanto a me. “T’hanno accoppato il cane?”.
Ha scosso la testa. “Che razza di selvaggi girano dalle nostre parti?”.
...

Era tanto tempo che non leggevo un libro in tre giorni.


17 maggio 2019

Ti ho vista che coglievi le more


Non è colpa tua se mi sono innamorato di te. Non è colpa di nessuno.
Forse il tuo vestito a fiori accarezzato dal vento, forse la tua determinazione, forse il continuo alzarti sulle punte per arrivare ai rovi più alti.
Niente sapevo di te e in quell'attimo ho compreso che avrei amato tutto, tutto quello che mi era ignoto mi si sarebbe piano piano svelato e l'avrei accolto come mio.
Lo sapevo e basta.
Sapevo anche che quando ti avrei raccontato questa storia tu avresti sorriso, lusingata ma scettica, e io ti avrei amato ancora di più.
Le more, è buffo no?
All'improvviso mi sembra tutto così banale da raccontare, da leggere.
È talmente difficile srotolare un ricordo capace di scioglierti il cuore e darlo in pasto allo scritto.
Tu che cogli le more è la mia scena della fontana in Espiazione, ricordi? Che meraviglia.
Potessi dare un millesimo di quella forza descrittiva alle parole che spennellano la tua silhouette protesa verso le more più mature, con il tuo braccio nudo che sfida le spine.
Ma non riesco, seppure quell'attimo è stato il seme da cui è germinato il nostro mondo.

28 marzo 2017

E voi lo conoscete il segreto dei pigmenti duraturi?

(segue da Questo è un romanzo magnifico, Signori della Corte)

E nel caso lo conosceste il segreto dei pigmenti duraturi, o non lo conosceste ma comunque sapeste di cosa si tratta, vi verrebbe mai voglia di pensarci? O di scriverne?


Diciamolo, alla fine erano più i brani sottolineati che quelli no, ergo sarebbe stato meglio non citare, meglio non selezionare, meglio non filtrare via impropriamente qualcosa.
Immaginatevi di vedere ogni pagina, ogni riga, immaginatevi ogni parola compiutamente evidenziata in giallo.
Questo è Lolita - luce dei miei occhi, fuoco dei miei lombi - respiratelo, mangiatelo, assimilatelo, non perdetene una stilla. Lo.Li.Ta. (4,9 Ca.Rv.Er.)
(Lolita - Vladimir Nabokov - Traduzione di Giulia Arborio Mella)
Riporterò poche cose, pescate per lo più a casaccio, tra tutte quelle che ho amato. Ognuno di voi potrà ritenersi offeso per non vedere trascritta in calce la sua citazione preferita, e io lo capirò.

Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata.

Creerò un Dio nuovo di zecca e lo ringrazierò con grida lancinanti.

Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte.

Ho notato spesso che siamo inclini a dotare i nostri amici della stabilità tipologica che nella mente del lettore acquistano i personaggi letterari. Per quante volte possiamo riaprire Re Lear, non troveremo mai il buon re che fa gazzarra e picchia il boccale sul tavolo, dimentico di tutte le sue pene, durante un’allegra riunione con tutte e tre le figlie e i loro cani da compagnia. Mai Emma si riavrà, animata dai sali soccorrevoli contenuti nella tempestiva lacrima del padre di Flaubert. Qualunque sia stata l’evoluzione di questo o quel popolare personaggio fra la prima e la quarta di copertina, il suo fato si è fissato nella nostra mente, e allo stesso modo ci aspettiamo che i nostri amici seguano questo o quello schema logico e convenzionale che noi abbiamo fissato per loro. Così X non comporrà mai la musica immortale che stonerebbe con le mediocri sinfonie alle quali ci ha abituato. Y non commetterà mai un omicidio. In nessuna circostanza Z potrà tradirci. Una volta predisposto tutto nella nostra mente, quanto più di rado vediamo una particolare persona, tanto più ci dà soddisfazione verificare con quale obbedienza essa si conformi, ogni volta che ci giungono sue notizie, all’idea che abbiamo di lei. Ogni diversione nei fati che abbiamo stabilito ci sembrerebbe non solo anomala, ma addirittura immorale. Preferiremmo non aver mai conosciuto il nostro vicino, il venditore di hot-dog in pensione, se dovesse saltar fuori che ha appena pubblicato il più grande libro di poesia della sua epoca.

A Kasbeam un barbiere molto vecchio mi fece un taglio molto mediocre: blaterava di un suo figlio che giocava a baseball, e a ogni consonante esplosiva mi sputava nel collo, e di tanto in tanto si puliva gli occhiali sulla mia mantellina bianca, o interrompeva il tremulo lavorio delle sue forbici per mostrarmi sbiaditi ritagli di giornale, e io ero così distratto che fu uno choc rendermi conto, mentre lui mi indicava una fotografia incorniciata in mezzo alle vetuste lozioni grigie, che il giovane giocatore coi baffi era morto da trent’anni.
[...il barbiere di Kasbeam (che mi è costato un mese di lavoro)]

23 marzo 2017

Questo è un romanzo magnifico, signori della Corte


Ho iniziato a leggerlo quasi per caso, un po' svogliatamente, giusto perché sta nelle liste di tutti quelli che compilano le liste dei libri che non possiamo non leggere.
Questo è un libro bello come un libro quando è bello, direbbe quel gnoccone languido di Prévert.
Oh voi che non vi siete ancora presi la briga di leggerlo, preparatevi all'agone, non indugiate, sto per svelarvi il titolo: compratelo, rubatelo su una bancarella dell'usato, ghermitelo dalla libreria di vostra zia.
Oh voi che l'avete letto e dimenticato, ricercatelo, riprendetelo a mano e gustatevelo come si gusta davvero un eccellente vino, quando non si ha sete.
Oh voi che vi dilettate nella miserevole e nobile arte dello scrivere, studiatene la struttura narrativa, l'aggettivazione, le similitudini, il lessico, l'essenzialità e la ferocia, la precisione e la leggerezza e - dopo - buttate ogni vostro scritto nel cesso.
Questo è IL romanzo, signori della Corte. Questo vale un fottuto 4,9 carver e li vale tutti, e quello 0,1 di scarto dal top sta solo nella data di uscita successiva a Il Giovane Holden, mio master meter personale di tutte le graduatorie libresche.
Dentro ci sono tutti.
C'è Salinger, per l'appunto, ma c'è Stephen King, e c'è DeLillo (oh, quanto DeLillo!), c'è anche John Fante, potete scommetterci, ci sono i fratelli Grimm con la Rowling.
Dentro c'è Agatha Christie che fa all'amore con Dostoevskij.
Dentro c'è tutto.
Manco a dirlo c'è un botto di Eros e di Thanatos, c'è il mattone e la piuma, il monsone di sud-ovest e l'aria secca di Tamanrasset, c'è il lupo e c'è l'agnello, c'è l'effluvio dei fiori a primavera e la puzza di fogna in una giornata di pioggia e vento contrario, c'è una mano di carta vetrata e uno svolazzo di seta, c'è la noia e il fuoco d'artificio, c'è Lucifero con tutti i santi, c'è il ballo delle debuttanti e il liscio in piazza la sera d'estate, c'è il pane azzimo e il controfiletto alla wellington, ci sei tu e ci sono io.
C'è quello che vorresti e quello che non vorresti trovare.
C'è il fiato lungo della vita eterna e l'espressione del mortal sospiro.
C'è la perfetta asimmetria dell'arte pura.

(segue qui)

2 gennaio 2017

Lui è tornato, e anch'io!

Eccomi qua, reduce da un'appassionante lettura: Lui è tornato (*) di Timur Vermes (trad. Francesca Gabelli).
Purtroppo non l'avevo sul kindle, quindi ho pochi ritagli facilmente riportabili.
L'ho preso in biblioteca e l'ho diligentemente orecchiato dal basso nelle pagine contenenti i brani più pregevoli, ma niente, l'ho restituito senza trascrivere gli stralci.
E allora, direte, cos'è 'sto post inutile?
Gnente, è solo uno spottone per il romanzo che, se siete appassionati di storia - ma non solo -, non potete perdervi.
E stasera mi guardo magari il film.

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Mi guardai intorno. Sotto la panchina scorsi qualcosa che assomigliava a un giornale, anche se la stampa mi parve subito un po' troppo vistosa. Il foglio era a colori e non l'avevo mai visto: si chiamava "Media World".
Nonostante i miei sforzi, non riuscii a ricordare di aver autorizzato una simile pubblicazione. Conteneva informazioni incomprensibili.

E dopo poco tempo constatai che qualsiasi cosa scrivessi, finivo sempre allo stesso indirizzo protogermanico, chiamato Wikipedia; era chiaro che quel nome derivava dalla combinazione di "enciclopedia" e di "vichinghi", una stirpe germanica ben nota per il suo spirito esploratore.

Quante bombe avremmo dovuto gettare sulle loro città per fargli capire che eravamo amici?
(riferita agli Inglesi)


(*) 3,4 carver

16 novembre 2016

Libri da scrivere - n. 5



Se questo è un duomo
Le bonarie prese di ‘ulo tra Brunelleschi e Michelangelo.


La montagna incartata
Maometto riceve un regalo per il suo compleanno, Ma nn gli piace.


I dolori del giovane inverter
Un elettricista gay alle prese con una fastidiosa sciatica.


La coscienza di Zen
Guida per smettere di fumare con il buddismo.


Il grande Grisbi
Un grande biscotto prodotto in un biscottificio della Grande Mela.


Il codice da Linci
Un tizio tiene il pin del bancomat annotato nel portafoglio, ma scritto piccolo.


Siddhartela
Dopo mesi di resistenze una fidanzata decide di lasciarsi andare.


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Altri libri da scrivere: 1 - 2 - 3 - 4

28 settembre 2016

Baggianate alla David Copperfield

(trad. ancora precedente)
Se c’è una cosa che mi piace leggere è Il Giovane Holden (5 carver).
Se c’è una cosa che mi piace rileggere è Il Giovane Holden.
Se c’è una cosa da cui mi piace piluccare delle pagine è Il Giovane Holden.
Se c’è una cosa che da lettore odio sono le traduzioni successive all’originale.
Almeno per i romanzi che ho già letto :)
Ora, c’era bisogno di una seconda traduzione per il capolavoro di Salinger?
Per me è no.
Con tutto che Matteo Colombo è sicuramente bravissimo, chissà mai il migliore, e magari è lui il pescebanana in grado di percepire il vero senso della storia scegliendo un lessico più appropriato, forse più giovane, magari più americano, o quello che volete.
Ho letto solo un paio di pagine in libreria, ma mi sono bastate per farmi non piacere questa operazione.
Sarò conservatore, ottuso, o forse solo stronzo incapace di comprendere, ma io mi sono affezionato alle frasi tradotte per noi poveri italioti da Adriana Motti, le ho fatte mie, e ho un rifiuto forte ad accettarne di diverse.
Facciamo due ipotesi:
1) Adriana Motti ha tradotto il libro perfettamente
In questo caso, la persona che si trova a ritradurre un’opera così nota, deve giocoforza ricercare elementi nel linguaggio e nella costruzione delle frasi che contraddistinguano il suo lavoro da quello precedente (altrimenti non ci sarebbe proprio alcun senso, giusto?), e questa necessità porta fatalmente ad allontanarsi dal senso originario voluto, per Il Giovane, da Salinger.
2) Il lavoro di Adriana Motti è considerato migliorabile
Le frasi dell’Adriana sono comunque mattoni cementati e anche, laddove fossero state imprecise, ormai sono quelle e, per quanto mi riguarda, sono più vere del vero.
Tanto varrebbe allora fare uscire un’edizione come Il terzino nella segale o, chessò, Vita da uomo.

p.s. E alla fine? Dopo aver messo tutti i link mi è venuta una voglia matta di leggerla questa nuova versione, è strana la mente umana.
p.p.s. e comunque, se mi chiamasse Einaudi per ri-ri-ritradurre The Catcher in the rye, ve lo dico, non ce l'avrei la statura morale per dire no. E magari potrei fare una versione in fiorentino:

Se vu volehe davvero senti' questa novella, forse pe' pprima 'osa, 'gnerebbe 'he vi dicessi indò so' naho e come faceva onco la mi' infanzia e icchè facevano i' mi' babbo e la mi' mamma prima che mi partorissano, e tutte 'uelle bischerahe alla Davidde Copperfielde, ma a me un mi garbano miha queste ciance.
Per cominciare, l'è roba che la mi fa innervare, e poi a' mi' genitori gli piglierebbe un par di coccoloni per uno se ciaccolassi a sproposito sulle su' 'ose. Se la pigliano un monte a male per queste faccende, speciarmente i' mi' babbo.
Bellini, un diho di no, ma anco di morto permalosi.
(séguita...)

30 agosto 2016

Dimmi come mangi il cocomero e ti dirò chi sei


Eh sì perché dalla tecnica, dai tempi e dai modi in cui ti fai fuori l’anguria, il melone rosso o come diamine vogliamo chiamarlo, si capiscono un sacco di cose.
James Hunt in un’intervista su Grand Hotel nel 1977 (la mia bibbia di allora) dichiarava che per capire le donne le faceva guidare… io nel mio piccolo, vi consiglio, se volete saperne di più su una persona, di portarla a mangiare il cocomero.

1 – Lo taglio prima in tanti piccoli pezzi, tolgo tutti i semi e solo dopo me lo gusto in santa pace, magari con una forchettina perché mi sono anche già sciacquato le mani e il contatto mi dà pure un po’ fastidio. (profilo Rain man)

2 – Mi prendo la classica fetta tagliata a mezzaluna e l’affronto solo ed esclusivamente a morsi, dal centro verso l’esterno; mi fermo solo quando vedo il bianco. (profilo Ronald Reagan)

3 – Coltello e forchetta, taglio la fetta via via, da un lato verso l’altro, come viene senza pormi troppe domande. Non faccio più caso nemmeno ai semi. (profilo Siddharta)

4 – Mangio prima la parte che sta più vicina all’esterno (ci sono varie tecniche adottabili allo scopo) e mi lascio in fundo la parte più dulcis, quella che sta al centro del frutto. (profilo Furio di Magda)

5 – Inizio dalla parte più dolce e penso di mangiare solo quella o poco più, poi però mi piace e vado un po’ più a fondo, e poi continuo ancora e gli ultimi bocconi sono in parte rossi e in parte bianchi.(profilo Pinocchio).

6 – Tolgo i semi lo frullo e lo bevo. (profilo Beatrix Kiddo)

7 – La tua tecnica non è prevista tra le precedenti. (profilo Ecce Bombo)


Profilo Rain man
La precisione e la puntualità sono il tuo punto forte. E il tuo punto debole. Probabilmente da piccolo facevi passare il tempo contando nella tua testa da uno a...
Sei metodico, pieno di te e anche un po' misantropo. Troppo spesso, quando servirebbe davvero, non riesci a lasciarti andare.
Odi i ritardatari, ma di più odi chi tollera i ritardatari.




Profilo Ronald Reagan

Quando senti che il mondo finirà le sue risorse nel 2050 pensi chissenefrega tanto morirò prima. Ti godi la vita senza troppe preoccupazioni, odi la politica e i politici.
Sei come un bimbo alla scoperta del mondo, il problema più grande è che non sei più un bimbo.
In coda in auto sei il primo che suona il clacson. La sera nel tuo letto però però ti accorgi che niente ti sta dando davvero soddisfazione.
Tirare il freno a mano e vivere un po' la noia, questo ti sarebbe davvero utile.



Profilo Siddharta
La pigli così, anche se non è stato facile. In anni passati hai mangiato cocomeri seguendo altre tecniche ma alla fine hai capito che non valeva la pena arrovellarsi sul metodo, ciò che contava davvero era il succo.
La tua forza sta nella pacatezza e nella riflessione. Sei arrivato, potrebbero dirti che muori domani e continueresti a fare quello che stai facendo adesso.
Sei vegetariano, almeno potenzialmente.





Profilo Furio di Magda
Il tuo cervello è un labirinto, tu sei il topo e sai che per arrivare al formaggio c'è una e una sola strada. E quella vuoi percorrere. Gli altri ti possono seguire o abbandonare, poco importa, non riusciranno a distoglierti dai tuoi abiettivi.
Obiettivi che puntualmente raggiungerai tutti, ma guardali bene... ne valeva davvero la pena?
Un paio d'ali, anche di cera, per volar via dal labirinto, questo ti servirebbe, ma non lo ammetterai mai.




Profilo Pinocchio
Sei il classico sfacciato che sta sulle palle un po' a tutti, quello che ha il coraggio di fare nella vita solo ciò che gli piace.
O almeno ci provi. La tua forza vera sta nel riconoscere un errore, nell'ammetterlo, e nel riuscire a salire sul cazzoso sgabello per guardare la vita, o quel che è, da un'altra prospettiva.
Nell'intimo sei un tenerone ma non ti piace che si sappia in giro.




Profilo Beatrix Kiddo
Venire al punto. La concretezza è il tuo mantra. Poche ciance, fai quello che serve quando serve.
Sei forte e debolissimo. Controllare le emozioni e metterle al servizio dei tuoi pensieri questa è la tua filosofia di vita.
Finché non esplode il frullatore può anche funzionare.








Profilo Ecce Bombo
Il tuo ego confina con l'Austria. Anche meno, verrebbe da dire. Sei il bastian contrario per definizione, ami il paradosso fine a se stesso.
Il classico bambino da infanzia felice che ha imparato ad allacciarsi le scarpe a dodici anni, cresciuto nella bambagia e con il cordone ombelicale ancora attaccato a mammà..
Per te conta solo distinguersi dagli altri quando invece spesso ti converrebbe nasconderti.

11 maggio 2016

La verità sul caso Harry Qwerty

È così che l'ho chiamato per alcune settimane, quelle in cui il romanzo di Joël Dicker ha stazionato sul comodino in attesa del suo turno di lettura (che poi Qwerty parlando di scrittori - fine spoiler - andava anche bene). Non riuscivo a memorizzare Quebert, ecco.
Che dire? La verità sul caso Harry Quebert (trad. Vincenzo Vega - 4 Carver) è un giallo straordinario. Bello bello.
E no, non è un'opera letteraria da incorniciare. Ma è un libro di quasi 800 pagine che ho letto in una settimana, e non mi succedeva dai tempi de L'ombra dello scorpione (Ah, Stu dove sei finito?).
C'è tecnica fina, c'è trama e c'è ironia. Una cosa è certa: non è un libro che si lascia a metà.
Un libro facile oserei dire, da leggere intendo, ma nel senso buono del termine.
Stasera dovrò farne a meno e non sarà affar semplice.
Vorrei che ne venisse subito fatto un film, anzi no, una serie, una di quelle belle serie americane, magari HBO o magari diretta dai Coen. 10 fottuti episodi per fissare per sempre questa storia e i suoi personaggi.
Nel frattempo me la voglio immaginare, e voglio sognare di essere il responsabile del casting.
Queste le mie scelte:
(qui sono andato a gugolare, così per scrupolo, e cosa ti scopro? Che quelli della Warner Bros. hanno già in cantiere il film e la regia sarà di Ron Howard, beh allora sai che ti dico Richie Cunnignham che non sei altro? Lo farò per te questo casting, sei pregato di tenerne conto come io ho tenuto conto dei tuoi preziosi consigli dispensati in Happy Days, uno su tutti: quando ti lavi i denti spazzola anche la lingua se vuoi un alito da bacio).
Ci riprovo, queste sono le mie scelte (e non gugolerò in inglese per scoprire che hanno bell'e fatto pure il casting e che Ron ha chiamato ancora Tom Hanks):

Marcus Goldman (Jake Gyllenhaal): giovane scrittore di successo e amico di Harry Quebert.
Harry Quebert (Harrison Ford): scrittore di successo e professore universitario.
Nola Kellergan (Dakota Fanning): quindicenne misteriosamente scomparsa.
La mamma di Marcus (Kathleen Turner). 
Capitano Gareth Pratt (Robert Duvall): capitano della polizia di Aurora.
Travis Dawn (Colin Farrell): ufficiale della polizia di Aurora.
Jenny Dawn (Olivia Newton-John): sposata con Travis Dawn. Gestisce una frequentata tavola calda di Aurora.
Sergente Perry Gahalowood (Laurence Fishburne): capo delle indagini sul delitto
Luther Caleb (Jaquin Phoenix): autista del ricco uomo d'affari Elijah Stern.
Tamara Quinn (Frances McDormand): madre di Jenny Dawn.
Robert Quinn (William H. Macy): padre di Jenny Dawn.
David Kellergan (Terence Hill): reverendo, padre di Nola
Roy Barnaski (Alan Arkin): Editore di Marcus.

Cristosanto che filmone! Ehi voi, della produzione, se poi volete proprio risparmiare un po' pigliatevi Clint Eastwood al posto di Terence Hill e stiamo a posto così.

p.s. E tu, ragazza, che in un commento, da qualche parte della bloggheria, citavi e consigliavi il libro, vorrei ringraziarti anche se non mi ricordo assolutamente dove ti ho letta.

31 marzo 2016

I giorni di Gigi Riva


L’ho letto, sì, divorato più esattamente.
Ringrazio un amico di Cagliari che me l’ha prestato. La dedica è per lui, ovviamente, che da piccolo si prese, in un dopo-allenamento del grande Cagliari all’Amsicora, una pallonata da Riva nelle costole e il giorno seguente si trovò, regalata dal nostro, la mitica maglia con i laccetti, la numero 11.
L’ho letto con estrema cura, girando ogni pagina come se avessi alle mani la Bibbia di Gutenberg.
E l’ho difeso dalle mice artigliose, riponendolo sempre in una sorta di custodia rigida inattaccabile in mia assenza.
Purtroppo non ho potuto sottolineare nulla né orecchiettare pagina alcuna e quindi non sarei in grado di riportarvi i pezzi salienti.
Fidatevi però, se siete appassionati di quel periodo calcistico attorno al 1970, questo tomo è da considerare un’imperdibile lettura.
Tra l'altro, anche di foto ce ne sono di straordinarie.
E se oltre alle gesta sportive di Gigi Riva da Leggiuno…
Volete conoscere Arturo “Sandokan” Silvestri
Volete leggere di Comunardo Niccolai o di Manlio Scopigno
Volete saperne di più su La Partita: Juventus-Cagliari 2-2, del 1970.
Volete sapere chi scambiò la maglia con Pelé nell’amichevole con il Santos
Volete sapere come Arrica abbindolò Baglini per accaparrarsi le prestazioni sportive di Enrico Albertosi aggratis
Volete conoscere Reginato o Tomasini, Zignoli o Greatti...
Allora non perdetevi I Giorni di Gigi Riva (Paolo Gabriele – ed. AIPSA - 4,2 carver)

2 marzo 2016

Con Isee e con i ma (la storia non si fa)

Uomo affranto

Volta la carta e pèggiora, si dice da noi.
Ve le ricordate le tre i? Poi venne l'informatizzazione, la digitalizzazione e la rulloditamburi SEMPLIFICAZIONE.
Mah. Come si può intuire dal titolo sono stato a fare l'Isee (ora DSU) e ho delle recriminazioni.
Premesso che tutto quello che gli gira attorno assume sempre più l'aspetto di una macchina infernale e che forse basterebbe integrare qualche dato sul 730 per ottenere lo stesso risultato, premesso questo, e al di là di questo, mi chiedo in che direzione stiamo andando.
L'avevo fatto due anni fa, semplice, anche se la preparazione degli incartamente è una pippa terribile.
Andai lì, portai tutto, e mi rilasciarono la mia attestazione, al volo.

Epopea Isee 2016:
1° appuntamento (27 gennaio)
E niente, questo lo devo disdire io perché in banca, nonostante i botti di fine d'anno siano ormai un lontano ricordo, non hanno disponibile il dato della giacenza media (era richiesto già lo scorso anno, tra l'altro), dato che - ovviamente e non ve lo devo dire io - il sistema ha già in pancia. Oh, non sono in grado di farglielo sputare, troppo impegnati a evitare il fallimento, si vede.

2° appuntamento (12 febbraio)
Porto tutto, anzi no, non porto tutto perché era impossibile portare tutto: un documento che avrei dovuto produrre solo se avevo un figlio universitario (la sentenza di divorzio) andava portato a prescindere, nonostante il chiarimento avuto con il numero verde.

3° appuntamento (1° marzo)
Porto la documentazione mancante. Registrano tutto, bene, aspetto l'attestazione fiducioso. E illuso.
"Il suo Isee sarà pronto tra 15 giorni (QUINDICI), allora potrà passare a prenderlo!"
Cosa? COSA?
Cioè devo tornare, devo tornarci un'altra volta!
Probabilmente dietro c'è un algoritmo megaloide dato in pasto a Pensiero Profondo che dovrà partorire la risposta alla domanda fondamentale sull'Isee, l'universo e tutto quanto.
Fa 42, alla fine, ve lo posso dire anch'io.
Ma roba da pazzi, devo tornare.
E non me lo possono mandare nemmeno per email.

4° appuntamento (16 marzo p.v.)
Magari rammentatemelo.


8 giugno 2015

Cosa resta di Cosa resta di noi

Il punto è che resta qualcosa.
Spesso negli ultimi anni mi sono ritrovato a leggere romanzi che non mi hanno lasciato nulla.
Anche la memoria piena - per amor di verità - incide su questo e non posso più pretendere di ricordarmi intere frasi da libri come in gioventù mi è capitato con Stephen King o con Il Nome della Rosa.
Ma incide anche il fatto che, più spesso, non c’è molto che valga la pena tenere a mente.
Beh, della storia di Edo, bagnino a Viareggio, sì.
È una storia che si snoda al mare e come una giornata di mare ti lascia cose.
Alla sera, ti ritrovi la sabbia tra le dita dei piedi, o una scottatura sulla pelle da lenire con la crema, ti ritrovi gli occhi rossi bruciati dal sale e ti ritrovi anche quella sensazione di soddisfazione al fresco di un portico con una bibita ghiacciata in mano.
Anche il romanzo precedente di Simi mi era piaciuto assai, ma con Cosa Resta di Noi (3,5 carver) l’autore ha salito altri gradini sulla scala del suo percorso.
La tensione che cresce palpabile nello sviluppo della trama è la cosa a mio parere più riuscita, in termini generali. Per i dettagli vi lascio alla lettura che ritengo di potervi davvero consigliare.
Simi non cerca di arruffianarsi il lettore con mezzucci poco chiari, gioca a carte scoperte con lui, sicuramente in segno di rispetto ma soprattutto di sfida, e la vince.

Le frasi che riporto non spoilerano la trama, ve le potete pigliare così, sono stuzzichini.
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La donna raggiunse l’ospedale in tempo per partorire soltanto grazie all’intervento di un veicolo spazzaneve. La cosa non mancò di suscitare una polemica furibonda sulla sanità pubblica e, risvolto ancora più grave, il neonato venne chiamato Maicol.
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E chi fa lo scrittore non vorrebbe sentirsi dire frasi che non metterebbe in un suo romanzo.
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«Perché?» chiede Guia, come una che deve piantare un chiodo con una sola martellata.
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Il giorno che spariranno le api, l’umanità avrà i giorni contati. Sulle api non mi sbilancio, ma il giorno che spariscono i baci, la fine dell’amore non è lontana.
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L’anno scorso sono affogati un tunisino, un cinese e un bulgaro. Una polacca l’abbiamo agguantata giusto in tempo Diego e io. E per forza: gli italiani non si spingono a più di cinque metri dalla riva. Anche affogare è uno di quei lavori che hanno lasciato agli immigrati.
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La fica è sopravvalutata solo dalle donne che non hanno altro da offrire. Tenersela stretta è l’unica maniera per avere qualche maschio attorno.
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Ne ho visti, di maschi, sventrare matrimoni per l’amante che li attendeva in un motel, vicino a uno svincolo autostradale, in un pomeriggio lavorativo d’inverno. In quei grigiori ogni dolciastra banalità sembra scintillare, ma è solo il riflesso ingannevole della clandestinità, contrapposta ai bicchieri opachi nella lavastoviglie, ai sabato sera in cui si è rinunciato a uscire senza un vero motivo, a quando si sono appena messe in forno due pizze congelate e alla tele l’unica cosa guardabile è Pretty woman.
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La risata aveva il timbro secco della ghiaia polverosa, o della grandine cattiva sopra i tetti traballanti.
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la sua pelle mandava sempre l’odore della sabbia dopo la pioggia e di un agrume sconosciuto
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10 febbraio 2015

Per legge superiore (*)

Oh, scrittori contemporanei, animo in pace, il più bravo di tutti è Giorgio Fontana.
Non che lo scopra io, intendiamoci, semmai Ella, però ve lo consiglio come foste figli miei.
Non leggo moltissimi romanzi di gente viva, anche perché i morti sono in numero maggiore e la statistica fa il suo lavoro, ma quando lo faccio è raro imbattersi in uno scrittore vero. In uno che scrive talmente bene che sarà ricordato come scrittore anche quando sarà morto (tra mille anni e mille libri, facciamo).
Compiutezza di linguaggio e una dannata purezza espositiva che scaturisce da un percorso di studio, da applicazione e metodo, da una rigorosa scelta dei vocaboli.
Una semplicità picassiana, per certi versi, e uno stile volutamente privo di fuochi artificiali stilistici.
Alla fine la sua scrittura ti colpisce senza darti l'impressione di volerlo fare, e questo è un gran merito: è una dote dello Scrittore essemaiuscolato.
È sempre così fastidioso quando il novelliere di turno cerca di sbatterti in faccia ad ogni pagina, ad ogni similitudine, ad ogni costruzione di frase, la sua presunta, o magari anche reale, abilità letteraria. A meno che il cristo in questione non si chiami Chuck Palahniuk, ovviamente.

(*) - 3,9 carver

2 gennaio 2015

Quanti amori conquistano il Cielo

Alla fine l'ho letto il libro di Giorgio Fontana vincitore del Campiello.
L'ho preso in biblio e me l'hanno dato pur se non ero troppo lucido quando l'ho chiesto:
- Volevo l'ultimo di Fontana, non ricordo il nome, il titolo è qualcosa tipo Vita di un uomo tranquillo.
- Ah sì, Fontana... Giovanni mi pare. (la bibliotecaria)
- Uhm, può essere. (ero sicuro di no, ma del resto anche io...)
- Eccolo qua, Morte di un uomo felice! (3,2 carver)
- Lui.
E l'ho letto. Niente da dire, un gran bel romanzo, pregno di riferimenti alla nostra storia recente. Una trama cupa per certi versi e lieve per altri e forse sta proprio qui la sua forza più grande.
Io ci ho ritrovato Scerbanenco, per dire, soprattutto per certe atmosfere, per l'asciuttezza dei dialoghi e per le descrizioni di luoghi e tempi molto accurate ma mai prolisse.
C'è tanto cielo nel romanzo, è un aspetto che mi ha colpito.
C'è cielo che incombe, cielo che rasserena, cielo che prepara, cielo che accompagna, c'è cielo che minaccia e cielo che si apre alla speranza.
Non lo so se è una cosa programmata e voluta o se gli sia venuto naturale a Fontana d'infarcire con tanto cielo la sua storia. Più di strade o luoghi, più di odori o suoni sono dettagliati i colori e le forme dei cieli e non è una roba brutta.
Una volta ho sentito Paolo Conte disquisire flemmatico sulla parola cielo e di come una semplice sfumatura, tipo usare cieli, al plurale, potesse conferire al testo una sensazione di spazi e di movimento.
Non che c'entri qualcosa col romanzo. O forse sì.

14 dicembre 2014

Le meraviglie di Alice

Il libro - Nemico, Amico, Amante - era da anni in giro per casa, ma ne avevo letto solo il racconto omonimo. Pur apprezzandolo, la figura di Johanna è una di quelle che ti resta dentro, l'avevo abbandonato, quasi dimenticato.
Ma solo quasi, sapevo bene che l'avrei visto passare, se fossi rimasto paziente sulla riva del fiume delle mie letture.
L'interruzione facile è uno dei vantaggi che ti offre un libro di racconti, me n'ero giusto un po' approfittato.
Il romanzo racchiude nove perle luminose. A parte la già citata che dà il titolo alla raccolta, quella che davvero mi ha rivoltato cuore e stomaco è The bear came over the mountain, cinquanta pagine da divorare.
Sarà per mia mamma o sarà per quel che volete, ma mi è sembrata davvero maestosa. Delicatissima e dolorosa, al tempo stesso leggera e profondissima, un vero bijoux. Ne è stato tratto un film che ancora non ho visto, Lontano da lei, con Julie Christie, tra un po' di tempo, magari...
L'unico neo, se posso, è il narrare monotòno, con il quale la Munro sbobina le sue storie, almeno queste. Forse è una scelta editoriale, forse è un pregio, non so, il risultato per me è un sovrapporsi di sensazioni e di sfumature tra i vari racconti. Nessun cambio di registro netto capace di trasportarti da un posto all'altro e di sradicarti da una storia per scaraventarti nella successiva.

E adesso qualche ritaglio...

Ma ormai sapeva che nella vita viene il momento in cui brutto e bello svolgono più o meno la stessa funzione.

Non sembrava nemmeno una stupida, pur avendo un'espressione disarmante come quella di un vitello o di un cervo.

Poi in quel silenzio cominciò a riversarsi un ronzio, forse del traffico in lontananza, e piccoli rumori che svanivano prima ancora di essere uditi davvero.

Quando pronunciava una battuta sarcastiva volutamente provocatoria, quei denti parevano balzare in avanti come sentinelle a guardia di un palazzo, come grotteschi alabardieri.

La mia esperienza di donna in presenza di uomini, di donna che ascolta il suo uomo nell'acuta speranza che si manifesti come qualcuno di cui lei possa ragionevolmente andar fiera, apparteneva ancora al futuro.

- Io ho smesso di smettere, - disse lei, accendendo la sigaretta. - Mi sono ripromessa di smettere di smettere, punto e basta.

Cercare di entrare nei pensieri di Fiona era sempre stata un'esperienza frustrante. Poteva ridursi alla sensazione di inseguire un miraggio. Anzi, di vivere un miraggio. Entrare in confidenza con Fiona creava poi un ulteriore problema. Era come affondare i denti in un frutto di litchi. In una polpa dallo strano aroma innaturale, dal sapore e profumo vagamente chimici, per incocciare subito nel seme sproporzionato, nel nocciolo.

Gli faceva piacere aver suscitato in lei una scintilla, un'increspatura sulla superficie della personalità. Aver percepito nella cadenza interlocutoria delle sue vocali l'ombra di una preghiera.

25 novembre 2014

La Morte Sospesa - Touching the Void

Qui si spoilera, ve lo dico, una vera e propria pioggia di spoiler come dio, o chi per lui, la manda.
Se hai intenzione di leggere il libro ti do due consigli. Uno, inizia direttamente dalle parole di Joe Simpson saltando tutte le varie copertine, la prefazione e la premessa; secondo, smetti di leggere ADESSO questo post.

Dalla Seconda di copertina
Nel giugno 1985, due alpinisti britannici, il venticinquenne Joe Simpson e il suo compagno di cordata, Simon Yates, hanno appena raggiunto la vetta del Siula Grande (6536 metri) nelle Ande peruviane, salendo per la prima volta la parete Ovest. Colti, sulla cima, da una violenta bufera, i due scendono lungo una ripida parete innevata, ma Simpson perde un appoggio e precipita su una roccia rompendosi una gamba. Yates cerca di calarlo per seracchi di ghiaccio con laboriose manovre di corda. Nonostante il gelo e l'oscurità tutto sembra procedere fino a quando non accade l'imprevisto: la parete è interrotta da uno strapiombo sotto il quale Joe si trova appeso, inerme. Simon non riesce a issarlo e rischia di venire trascinato anche lui nel vuoto…

Mi fermo, anche se il testo prosegue, qui mi è già venuta voglia di posare il volume se sono in libreria.
L’ebook non ha la seconda di copertina, almeno quello.

Dalla Prefazione di Mirella Tenderini (aprile 2011), 4 pagine
La morte sospesa è un libro diverso che si colloca tra i libri di alpinismo soltanto perché quando Joe Simpson, già infortunato, precipitò nel vuoto atterrando miracolosamente su una cengia di neve soffice…

per poi insistere con un vero e proprio riassunto di tutta la vicenda con una dovizia di particolari inquietante.

Dall’Introduzione di Chris Bonington (1988), 2 pagine
... una delle storie di sopravvivenza più straordinarie che abbia mai letto… Dal momento in cui Joe cadendo si rompe una gamba, fino alla fine della sua solitaria odissea, quando arriva strisciando al campo base…

Ed ecco che anche l’ultima sorpresina se ne va, e la lettura del testo dell’autore ancora non è cominciata.

Poi – FINALMENTE – prende il via La Morte Sospesa di Joe Simpson, ma è tardi, in eccezione al meglio rispetto al mai.

Davvero non riesco a comprendere una scelta editoriale così decisa e così - come dire? - SBAGLIATA. È l’unico aggettivo con il quale riesco a qualificarla.
E non che presentare una storia vera debba introdurre una sorta di tolleranza allo spoiler o, peggio, auspicarla. Non è un articolo di cronaca che per esigenze giornalistiche deve essere sintetizzato già nelle poche parole usate per il titolo, qui si tratta di vendere più copie possibili di un libro, nell’interesse di Simpson e dell’editore (Corbaccio), e l’assurda zappata che si danno sui piedi ferisce fatalmente anche il lettore.

Su Repubblica del 26 ottobre scorso esce Non dirmi come va a finire, un pezzo spregiudicato ed ironico di Gabriele Romagnoli sulla questio spoiler.
SPOILER alert: al termine di questo articolo, in Brasile, una donna morirà. E quindi, che si fa: si smette di leggere perché la fine è nota? O si prosegue per scoprire che cosa c'entra una casalinga di Recife con l'anticipazione di una trama?

Cominciamo col dire che l’incipit scelto da Romagnoli è furbescamente fuorviante e tende a generare empatia per lo spoiler, però truccando le carte. Lo spoiler è tale perché anticipa qualcosa sull’oggetto di discussione (romanzo, film, o articolo di giornale in questo caso) non perché propone divinazioni più o meno scontate su fenomeni che magari si realizzeranno sì, ma in tutt’altri contesti.

Detto ciò il pezzo prosegue:
Due amici si incontrano uno ha già visto la nuova stagione di True Detective l’altro no. Cosa succederà? Ecco l’era dello spoiler. Un tempo, da Star Wars a Psycho si riusciva a proteggere il colpo di scena. Ora viviamo in una ucronia(*) collettiva. Libri, film e serie tv fluiscono in uno spazio-tempo che elude i confini, rimbalza da satelliti, cade nella rete. La fruizione non è più guidata ma libera.
...
... chi non sa che Ulisse torna a casa e fa un massacro?

Ma anche il paragone con l’Odissea non è rispettoso di un’analisi oggettiva, perché spoilerare un classico non ha e non può avere la valenza di spoilerare un film che ancora deve uscire o il finale di una serie TV.
Ci sono da fare considerazioni sui tempi anche. Si parla, ad esempio, de Il Sesto Senso e di come la produzione impose l’assoluto riserbo sulla pellicola per preservare l’effetto sorpresa allo spettatore, ma paradossalmente adesso lo spoiler su quel film è depenalizzato e se incontri qualcuno che non l’ha ancora visto sei quasi autorizzato e tenuto a spifferarglielo, a mo’ di punizione.
Romagnoli chiude con una riflessione sulla vita…
...poiché la nostra esistenza soggiace all’unico spoiler ineludibile, viviamo eludendo il quando e il come ma non il se.

Particolare anche la visione di Guia Soncini, sulla pagina accanto, che scaglia un vero e proprio attacco contro i lagnoni dello spoiler, oltre a esporre la sua teoria di ideale lettura:
L'estate della seconda media la passai a leggere tutti i romanzi di Agatha Christie. Tutti con lo stesso metodo: prima la lista dei personaggi che c'era all'inizio; poi le ultime cinque pagine, quelle in cui miss Marple o Poirot svelavano l'assassino; infine il libro dall'inizio: sapendo già chi erano i cattivi e a chi dovevo fare attenzione, potevo godermi la storia senza concentrarmi sui personaggi sbagliati.

Ma qui siamo all’eresia pura, lascio ad altri il compito di santinquisire.

In definitiva sarei davvero curioso di conoscere le motivazioni che hanno portato Corbaccio a confezionare la storia di Joe Simpson così, magari chiedo.

(*) ucronia, devo dire, è bello.

p.s. Simpson e Yates a tutt’oggi restano gli unici alpinisti ad avere scalato la parete ovest del Siula Grande.
edit p.s. avete provato a intonare Touching the void al ritmo di Pump up the volume? Secondo me funziona.

19 novembre 2014

Libri vs ebook in 10 round

PESO
Il kindle (o l'ebook reader che ti pare) è leggero, è fine di spessore, te lo ficchi nella tasca dietro dei jeans, lo porti in borsa, non grava il tuo bagaglio e, qualsiasi cosa tu stia leggendo, è sempre dello stesso peso/dimensione.
Con i libri può capitarti lo smilzo o un bestione tipo Infinite Jest e in quel caso son cavoli, te ne devi uscire attrezzato se vuoi portartelo dietro.
(ebook 1)

ODORE
Il kindle non odora, quindi niente profumo di carta, ed eviterei di comprare le bombolette che lo riproducono, ma neanche odore di muffa, ad esempio.
Confesso che odoravo gli Alan Ford appena presi in edicola, ma era una ragazzata, non ricorderò Libertà perché l'ho letto cartaceo ma per i contenuti.
In ogni caso la materia disponibile, toccata, odorata, sentita fa pendere la bilancia a favore del cartaceo.
(libri 1)

MANEGGEVOLEZZA
Con il kindle impugnato bene (non ho il touch) ti gestisci il cambio pagina con una mano sola, in bus, a letto, in sala d'attesa. Se sei fortunato puoi usare la mano libera per accarezzare un gatto.
Il libro ha dalla sua l'abitudine consolidata, ma generalmente il sorreggerlo e lo scorrerlo generano un impegno maggiore rispetto al digitale.
(ebook 1)

SOTTOLINEATURE / RICERCHE
Quanto a efficacia il kindle è fenomenale, tu sottolinei e lui mette via, alla fine se vuoi ti scodella pure un bel file txt da gestire come credi.
Il libro però è più poetico, riaprire un volume letto anni prima ed andare alla ricerca di parti evidenziate o sottolineate è tenero, ti permette di riscoprire tesori dimentcati. Il libro vissuto, nella mia visione, acquista valore.
Un ebook non è mai vissuto: puoi anche averne sottolineato il 30% del testo, ma lui resta lì asettico e immutabile in un imprecisato luogo/non luogo.
(1-1)

PRIVACY
Il kindle la tutela, nessuno può sbirciare fra le tue dita per vedere che libro stai leggendo.
D'altro canto può capitare che non sai più cosa legge il tuo partner e se dovessi partecipare a una di quelle trasmissioni sulle affinità di coppia, sai tipo quelle che teneva Columbro, la domanda specifica ti metterebbe in difficoltà; diverso è vedere un libro sul comodino per un mese.
(ebook 1)

COSTO (se voglio possedere)
L'ebook è più economico, ma solo in teoria. Intanto non è così economico come dovrebbe, secondo me. Non lo so se è una scelta per tenere in vita la carta ma, facciamo un esempio con un libro che vorrei leggere adesso (Morte di un uomo felice - Giorgio Fontana) il cartaceo viene 12€ e il digitale 10€. Il disagio di non poterlo poi sistemare in libreria vale molto di più dei 2 euro non spesi. Vedrei più adeguato un costo del libro digitale di circa la metà rispetto alla versione su carta.
Il libro di carta lo puoi leggere, ma anche far leggere alla moglie, prestare a un amico o persino regalarlo alla biblioteca. È molto più flessibile in questo senso e in relazione alla rigidità del kindle (mi risulta ancora non utilizzabile la funzione del prestito, invece attiva negli USA da kindle a kindle) diventa persino più economico.
Il discorso con i classici, che puoi trovare a pochi centesimi o gratis, ovviamente non regge e non si fa.
Edit: Anche l'IVA fa la sua parte in questa valutazione, purtroppo, 4% sui libri e 22% sugli ebook.
(libri 1)

COSTO (se voglio solo leggere)
Qualche ebook lo si trova libero da DRM (in realtà poca roba e magari non quella che vorresti leggere, e va bene così), in quel caso spendi zero, se la tua coscienza ti lascia un pertugio sgombro dai sensi di colpa per poter leggere senza rimorsi.
In biblioteca trovi tutto quello che può valere la pena di essere letto, e GRATIS.
(libri 1)

SOTTOBOSCO LETTERARIO
Ormai un ebook non si nega a nessuno.
Con il kindle puoi fruire facilmente di libercoli che nessuna casa editrice avrebbe avuto l'ardire di imprimere su carta.
Con il kindle puoi subire facilmente certi libercoli che nessuna casa editrice avrebbe avuto l'ardire di imprimere su carta.
(0-0)

FRUIBILITA'
Il possesso del libro in digitale ti consente di portarne avanti la lettura anche su uno smartcoso o su un tablet grazie all'applicazione gratuita che puoi installare. Questo può avere una valenza perché la volta che te lo scordi o non hai previsto che ti si sarebbe aperta una mezz'ora di tempo libero in una serata altrimenti programmata puoi sopperire con un altro dispositivo.
Il libro o ce l'hai dietro o ciccia.
(ebook 1)

FACILITA' DI ACQUISTO
Sono le 22, hai appena terminato un libro e non vedi l'ora di buttarti su un altro. Se leggi digitale puoi avere a disposizione in pochi minuti il nuovo libro senza doverti spostare, al limite, nemmeno dal letto.
Con il cartaceo, devi organizzarti prima. È chiaro che qualcosa in casa c'è sempre, a qualunque ora, però la voglia specifica di un testo può capitare che resti inevasa nel tempo brevissimo.
(ebook 1)

Il match si chiude con un combattuto 6-4 degli ebook sui libri, anche se il risultato va interpretato perché alcuni dei punti messi a segno dai libri sono belli pesanti. Fate voi, io una scelta definitiva non l'ho fatta e penso che la convivenza sia la soluzione ideale.

5 novembre 2014

Mobili d'autore

Dante Alighieri è la cassapanca con il corredo, con le lenzuola di cotone grezzo cifrate e le federe ricamate con le rose.

Charles Bukowski è il mobiletto bar giradischi basso impiallacciato in noce lucido. Ti fornisce la più fastidiosa musica del locale, graffiata e stridente, e tutti gli strumenti per poterla dimenticare in fretta.

Andrea Camilleri è un letto sfatto, la mattina dopo una notte di sesso e di sonno. Un'arruffio apparentemente incomprensibile e poco desiderabile di lenzuola e odori, un centrifugato di vita per il quale si può morire d'invidia.

Raymond Carver è un'expedit, l'arte nella sua forma più raffinata ed essenziale, elaborata meticolosamente fino all'eccesso, tanto da risultare semplice, pura.

Agatha Christie è uno scrittoio con la ribalta che non finiresti mai di esplorare. Con dentro tutta una serie di cassettini chiusi a chiave.

Don DeLillo è una vetrina di arte povera profumata di cera che mostra il servito di calici decorati in oro della nonna accanto ai bicchieri griffati CocaCola e alle salsiere di Richard-Ginori.

Charles Dickens è la poltrona Frau, quella rossa, dalle linee inconfondibili e simmetriche. È qualcosa che tutti vorrebbero essere e qualcosa che tutti vorrebbero avere. Punto di arrivo e di partenza di ogni stupida cosa.

Roddy Doyle è il mettitutto scalcinato e tarlato schiantato in garage, lo sai che quando ti deciderai a lavorarci per bene diventerà il più prezioso di tutti, e allora lo tieni lì gelosamente, un po' nascosto, affinché non sia alla portata di tutti.

Umberto Eco è un cassettone barocco, affascinante e rigoglioso ma del quale non comprendi mai fino in fondo il significato. È tanto, è tutto, a volte è anche un filo troppo.

Jonathan Franzen è una madia piena di pane appena sfornato, sembra impossibile che dietro a quelle pagnotte profumate, sublimazione perfetta di odore, sapore e vista ci siano mani che lavorano, faticano e impastano ingredienti che presi singolarmente poi non sono niente.

Ernest Hemingway è il tavolone in massello al centro della sala del castello. Tutti quelli che arrivano lo trovano lì e sembra ci sia da sempre. Nessuno può fingere che non esista ma, soprattutto, nessuno ha la forza o l'ardire di spostarlo di un centimetro.

Nick Hornby è la panca di una birreria artigiana, forse un po' scomoda senza braccioli e senza spalliera ma, cristo, non ti alzeresti mai da lì.

Stephen King è un comodino di apparente e auspicata utilità capace di cullare e vegliare il tuo sonno ma anche di conservare segreti inconfessati e oscuri, laggiù, nell’intimo del terzo cassetto, tra vecchie lettere e regali dimenticati.

Marco Malvaldi è la libreria Billy betulla, viene il momento che per mancanza di soldi o di fantasia ti capita tra le mani e te ne innamori. Poi passa, però restate amici.

Alessandro Manzoni è un armadio a sei ante, ci trovi di tutto dentro, ci trovi la tua storia, la tua geografia, i vestiti che non hai osato buttare e persino quelli che avevi smesso di cercare.

Alice Munro è una toeletta per la zona notte, bianco lucida, leggermente bombata, illuminata da una luce fuoritempo e rilassata. Non ci vuole fretta, lo sgabello è comodo.

Daniel Pennac è il cestone dei giochi di tuo figlio, colorata e indisponente miscellanea dall'improbabile logica spazio-temporale e impossibile da mettere a posto.

Philip Roth è il tuo divano preferito, non quello buono incellofanato sul quale non ti puoi manco sedere, ma quello un po' sdrucito, macchiato, che conserva gelosamente la forma delle tue chiappe e che ha un colore indefinito che non sapresti nemmeno dire.

Jerome D. Salinger  è una sedia a dondolo su una veranda di legno della provincia americana in un'aria di fine serata, davanti a una strada dove sviaggiano i ragazzini, chi rincorso da un cane, chi in bici, chi tirandosi dietro un carretto.

George Simenon è un vecchio baule borchiato ritrovato in soffitta e pieno di tesori. Devi solo aprirlo e ficcarci il tuo curioso naso.

David Foster Wallace è il catologo stesso di Ikea però posseduto carnalmente da un negozio antiquario, sbattuto attraverso Maisons du monde e rifinito in una bottega artigiana di falegnameria di un paese sull'Appennino.

Irvine Welsh è l'armadietto dei medicinali nel bagno. Lo apri sapendo esattamente quali pillole ci troverai dentro, e prenderle non ti aiuterà a stare meglio.
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