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24 febbraio 2021

Strada facendo

 


Siamo andati su Marte, o quasi insomma.

Una sonda terrestre si è posata sul pianeta rosso senza sfracellarsi al suolo e sta inviando video e foto dal suo account instagram suppongo.

Ma è solo l'ultimo successo di homo sapiens.

L'evoluzione dell'uomo è talmente stupefacente in ogni campo che davvero non ci si crede.

La luna, il DNA, l'energia elettrica, i vaccini, i computer, la nutella, l'energia atomica, la psicanalisi, il rock.

Ma in tutto questo, non siamo in grado di creare un manto stradale che duri nel tempo.

L'asfalto sì, o quel che è, ogni volta che piglio una buca penso che basterebbe l'uno per mille di quelle geniali menti che hanno mandato Perseverance su Marte per tirare fuori una miscela asfaltosa e perseverante davvero per le nostre strade. L'asfalto definitivo.

Tra l'altro sarebbe anche un affare molto molto redditizio... eppure niente, e non me lo spiego proprio. 

17 febbraio 2019

Il mio migliore amico era un sasso


Poi stupitevi se parlo poco o se sono un po' orso marsicano.
Il fatto è che non ho visto un bambino fino ai sei anni, tranne giusto uno che venne per sbattermi la faccia su uno scalino e rompermi il naso.
Però c'era questo sasso, mezzo interrato in mezzo alla strada, era giallognolo e spuntava quel tanto che bastava per farsi notare da un bambino bisognoso d'affetto e di amici.
Me ne stavo seduto in mezzo alla strada, che di auto non ne passavano, lì presso quel sasso un po' scivoloso. Era articolato, aveva tipo due ripiani, una sorta di gradino e un lato concavo. Solo anche lui, in un selciato disseminato di pietre rossastre.
Era il campo di una battaglia, era il mare in tempesta. Era la radura di un bosco, una piazza, una chiesa.
Era la luna prima dell'uomo sulla luna, era il mondo visto dalle stelle.
Per quanto gli volessi bene - e lui a me - non era certo un gran chiacchierone e averlo frequentato per tanto tempo può non avermi essenzialmente giovato.

13 aprile 2017

L'amore ai tempi del semaforo


Le due ragazze sono al semaforo, lei, la ragazza bionda in carrozzina, capelli corti mechati e sparati, quella mora, con qualche anno in più, camicetta bianca e occhiali da vista dalla montatura nera e spessa, che la spinge.
Aspettano il verde, il tempo è come cristallizzato.
Lei, dalla testa ciondoloni irrequieta che muove senza un criterio e senza una strategia, in su, in giù, di lato. Poi di nuovo in giù e poi di nuovo di lato onde evitare ogni possibile stallo, dall'apparenza fatale. Disegna col capo rotte empiriche e imprevedibili.
È il suo modo di essere viva e di essere lì. Di essere lei.
Poi la ferma quella testa, d'improvviso la volge all'indietro fino quasi a spezzarsi il collo e aspetta, guarda su.
Sulle prime la ragazza mora, forse una sorella maggiore o una badante venuta dall'est su un pullman zuppo di sudore e lontananza, non si accorge di nulla, sta ancora puntando la sagoma dell'omino nel semaforo.
Poi finalmente la vede la faccia di lei rivolta all'indietro, e allora si abbassa, in un fragile eppure infinito gesto d'amore, e le si avvicina con la gota.
È quella carezza, lo strusciarsi di due visi in un silenzio di parole, che ridà il via al mondo.
Solo allora il semaforo si fa verde, loro attraversano e vanno verso i giardini.
Noi tutti diamo gas e riprendiamo le nostre rotte e le nostre, un filo meno, miserande vite.
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