31 maggio 2012

Strumenti di lavoro

Mio nonno aveva un aratro con i buoi e una vanga. Dissodava, vangava e zappava. Seminava e raccoglieva, grano, baccelli, ceci, carciofi. Poi c'era una piccola vigna e un discreto numero di olivi.
Mio padre aveva una carriola e una mestola. Edificava, demoliva e ristrutturava. Ha costruito case, tra cui la mia, ha progettato e messo in piedi non so quanti archi e quanti caminetti, le sue passioni.
Io ho un computer e excel. Dissodo le mie tabelle con il cerca verticale e le edifico con i bordi, gli sfondi colorati e le font innovative.
Mio nonno mi ha insegnato a caricare il peso sulla vanga e mio padre a rimestare la calce con la pala.
Ma io cosa dirò ai miei figli? Che arte, che mestiere potrò lasciar loro in eredità?
Di quali astuzie potrò metterli a parte? Li istruirò sul testo in colonne o sul convalida dati, ma poi?
La prima sensazione è che questo srotolamento di progresso ci dipinga dentro a scenari sempre più sofisticati ma vuoti, e che la minore fatica fisica da sviluppare nelle attività moderne possa causare percezioni distorte dei valori dell'esistenza, o alterarne i pesi.
Ma quando i miei futili strumenti sembrano irrimediabilmente allontanarmi dalla tradizione familiare penso che in definitiva, lavorare con coscienza, cercando di dare il meglio, quando si rivolta una zolla, quando si tira su un muro a piombo o quando s'imposta una tabella pivot, comunque serva ad intrecciare quel filo immaginario e immaginato che, attraversandoci, ci lega.

16 commenti:

  1. L'hai detto l'importante è quello.
    E poi dovremmo smetterla di fare paragoni coi nostri genitori e porgi tante domande sul nostro essere buoni genitori o no.
    Anche se farceli è il "sintomo" che li amiamo più di ogni altra cosa.
    Non so perchè mi è venuto in mente quale orribile filo abbia legato Totò Rina ai suoi figli...ecco in alcuni casi è meglio usare le forbici ....

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  2. io odio excel, cazzo se lo odio, con tutte quelle fottute formule

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  3. finché non manca la corrente

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    1. per quello lavoro, perché non manchi

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  4. Mia madre ha fatto la sarta per la maggior parte della sua vita. Mio padre era un genio, una di quelle persone che qualunque cosa facesse otteneva la perfezione, si trattasse di costruire un mobile o di suonare la fisarmonica.
    Io spippolo al pc come te, ma ho fatto l'operaia, la cameriera, la cuoca, pure la magliaia.
    Cerco di lasciare in eredità ai miei figli l'orgoglio di guadagnarsi comunque il pane e la speranza che questa cacchio di Italia li metta in condizione di farlo.
    E l'amore per la parola scritta, letta, ascoltata.

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    1. amche mia mamma era una sartina, e quanto a varietà di lavori fatti non mi batte nessuno.
      ne parleremo, magari

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  5. Io ho riempito la casa di libri, ecco cosa lascio ai miei figli. Quando non se ne stamperanno più avranno un piccolo tesoro.

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    1. che bello avere una casa voluminosa

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    2. Che bello avere figli che apprezzeranno un'eredità in libri. A me non toccherà :-(

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    3. @melusina: una su due è meglio che niente, a parte forse i libri d'arte che erano di mio padre: sono pieni di figure, c'è il caso che li sfogli anche quello allergico ai volumi ;)

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  6. io non lascio niente.... che coi tempi che corrono è sempre meglio che ereditar debiti!

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  7. Dunque, vediamo: mia nonna era casalinga, mia madre era casalinga, io... :-(

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  8. cavolo.
    devo almeno insegnare una lingua straniera come si deve a mio figlio.
    almeno una
    devo.

    (quantomainonl'hocresciutobilinguesubitoazz)

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  9. Ecco un altro motivo da aggiungere in quella lista di motivi validi per non fare figli. Non doversi preoccupare di dover lasciare qualcosa a qualcuno.
    Le mie prezione opere d'arte diventeranno patrimonio dell'umanità ;)

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  10. E' un'ottima riflessione.

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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