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9 aprile 2019

L'eterna lotta tra l'anziano e il salvatempo


Ormai è una guerra di strategia, spietata, continua. Una battaglia psicologica fine.
Con nessuno che abbia voglia di tirarsi indietro: né l'anziano che non anela tornare a farsi tiranneggiare dalle cassiere, né tantomeno l'algoritmo che governa il salvatempo che è nato proprio per grandefratellare l'anziano o il ladruncolo matricolato.
L'anziano ha sviluppato una sopraffina tecnica d'approvvigionamento settimanale, riempie tre borsoni tre con un puzzle perfetto degli articoli derivante dalla pluriennale esperienza sui banchi del tetris.
Capite bene che arrivare alla cassa e doversi sciroppare una rilettura può risultare devastante.
Il fatto è che l'anziano, in quanto tale, è soggetto a sbagliare. Magari va a fare una spesetta di 10 articoli e se ne scorda uno. È la fine.
Viene marchiato peggio di una vacca in Texas, pure se non ha battuto una scatoletta del gatto da 35 centesimi. E poi son riletture, una ok. Due ok.
Alla terza, quando la purificazione sta per compiersi, durante una spesa da 150 euri, l'anziano manca clamorosamente 2 euro e 20 di zucchine e precipita di nuovo nell'abisso.
Probabilmente non si riprenderà più e dovrà tornare a farsela con le cassiere, anche se quella con gli occhi da cerbiatta è da mo' che l'hanno trasferita.

7 settembre 2018

L'odore del caffè


Gli piaceva l’odore del caffè.
Il gusto no, non più, la gastrite e la mancanza delle chiacchiere di contorno ne avevano da tempo demolito il fascino.
Cè da dire che da quando era morta Anna aveva perso il gusto per parecchie sfaccettature della vita, alimenatari o meno.
Un po' tutto si era sgonfiato, come un pallone calciato sul filo spinato: le sue aspettative residuali le vicende incatenate nel quotidiano, tutto era soffiato via in un sibilo senza ritorno.
Anche il ribollire delle esistenze spiate giù dalla finestra, la frenesia delle mamme, dei bimbi a scuola e dei babbi incravattati, l'intreccio confuso delle storie che balenavano per andare a snodarsi dentro a un altro meraviglioso e imprevedibile giorno, anche quello, adesso, gli rimaneva indifferente. Più facilmente gli suggeriva una punta di odio.
Ma l’odore del caffè, quello, gli piaceva sempre.

21 agosto 2013

Vecchi si diventa

T'hai voglia a dire che la vecchiaia è uno stato d'animo, c'è una componente anche fisica, invece, pure se magari non preponderante.
È cosa buona e giusta, alzare l'asticella dell'età che dovrebbe delimitare l'inizio della vecchiaia, in avanti, almeno un anno, un mese o un giorno più avanti rispetto alla nostra di età.
Epperò io volevo individuare un momento più oggettivo che mi facesse accettare l'idea di essere vecchio nel fisico, e questo indipendentemente dalla mente cazzeggiona che ancora potrò avere.
Quanto al lessico, anziano proprio non mi piace, non mi piace essere chiamato dislessico se sono solo zuccone e non mi piace essere chiamato strano se sono cretino. E se avrò in sorte di diventare vecchio (ah perché, non ve l'ho ancora detto, ma per adesso non lo sono, ho superato il test!) così voglio essere chiamato.
Ebbene sarò vecchio quando non riuscirò più a lavarmi la schiena da solo e senza l'ausilio dell'apposita spazzola. Voglio dire che finché le giunture mi permetteranno, entro una soglia di ragionevole sforzo e/o dolore, di raggiungere con le sole mani ogni singolo centimetro di pelle della mia fottuta schiena (da sotto, da sopra, di lato, di destro, di sinistro, ecc.) mi considererò giovane.
Voi pensatela un po' come volete.
E fate il test ora che andate in doccia.

6 novembre 2012

Facciamo finta che me piace Re'

Sì, facciamo finta che mi piaccia Renzi, e vediamo cosa ne viene fuori.
Facciamo che tra gli oppositori i posti eran finiti e mi son seduto dalla parte dei fan di Matteino.
Intanto sono cresciuto in una famiglia contadino/operaio/partigiana delle campagne fiorentine e sono di sinistra, forse crescendo a Latina sarei stato di destra e crescendo a Mimongo un carciofo, ma tant'è, sono di sinistra e andrò a votare alle primarie di coalizione. E verserò il mio obolo, 1 o 2 euri che siano, nella speranza che non se l'inguatti qualcuno.
Alle primarie NON voterò Renzi. Però, però...
Devo confessare che Renzi esercita su di me un certo fascino e vorrei qui immedesimarmi in un suo sostenitore convinto affinché qualcuno di voi mi smonti e mi mandi a votare senza tentennamenti.
Una simulazione, io chiudo gli occhi e prendo le parti di Renzi, voi me li aprite.

È una novità. Non che il nuovo sia per forza positivo, ma conoscendo il vecchio - e purtroppo le occasioni non sono mancate ultimamente - conoscendo il vecchio, la novità, certo così negativa non può essere.
Non se la sta cavando male a Firenze, molto attento agli aspetti turistico-culturali della città, disponibile con la gente, presente.
Comunicatore abile e preparato, innovativo, trasparente.
Ha un programma vero, copiato/non copiato, è un programma concreto.
Se gli fai una domanda risponde, non con la fuffa politichese dei D'Alema, dei Fini, delle Bindi ma con argomentazioni comprensibili e senza giri di parole (ok, qui fate un po' finta anche voi).
Ha quella patina di arrogante autorità necessaria, non tanto per vincere le primarie del centrosinistra, ma per eventualmente governare dopo.
Non ha paura di raffrontarsi dialetticamente con nessuno.
Dobbiamo confrontarlo con quello che c'è in giro, non bisogna fare l'errore di pensare che si possa poi eleggere Berlinguer, el Che o Jim Morrison, chessò.
Perderà? Non vuole altri incarichi, non vuole premi di consolazione. Vi sembra poco?
Tifa Fiorentina.


Facciamo finta che... i giovani abbian sempre un'occasione - (Ombretta Colli)

p.s. sarei andato a votare alle primarie pure se ero(*) un carciofo.

(*) Aut. Min. Conc.

9 agosto 2012

A Fiorenza, città d'arte e suocera

Dolcemetà non legge il blog, è cosa risaputa. Anche se a volte le piglia la frenesia e si rimette in pari, anche perché non ama che si parli di lei a sproposito.
Scopro invece, con sorpresa, che sua madre tutti i giorni passa sulla Linea a vedere se è uscito qualcosa.
"E tu lo sai, io feisbucche un ce l'ho, guardo due notizie, icchè l'è successo, e poi se t'hai scritto qualcosa te..."
Che onore! Stare sulla barra dei preferiti con Repubblica e il Corriere.
Considerate che la Fiorenza è una che a sessanta e dieci anni s'è catapultata in un corso per piccì e la sera, tornando a casa, è passata a comprarsi un portatile, così, come fosse un pacchetto di patatine.
"Certo però che tu ne dici di bischerate!"
E qui bisogna riconoscere che ha pure compreso appieno lo spirito del blog, per quanto anche Repubblica e il Corriere...
Almeno io lo dichiaro.

4 giugno 2012

Il perdurare dell'amore

Se lo chiede Tom Robbins in Natura morta con picchio, come me lo chiese tanti anni fa Graziano, che sembrava ossessionato da questo dilemma e che poi, alla luce dei fatti, immagino abbia risolto.
Come far perdurare l’amore?
Un quesito da niente e al tempo stesso irrisolvibile. Io non so come si possa far perdurare l’amore, ma da una settimana a questa parte ho le idee più chiare.
Eravamo a Riccione, un bel gruppo di atleti, pseudo-tennisti, essenzialmente colleghi, più o meno della mia età. In albergo, oltre a noi, era ospitato un altro gruppo numeroso. Noi eravamo quelli giovani.
Gli altri, i nonnini, erano i classici anziani di maggio in riviera. Camminavano lenti, si muovevano con accortezza e cercavano di limitare i tempi non trascorsi a sedere nella hall o in sala da pranzo.
Ero in piedi che guardavo Alonso inseguire gli altri indemoniati per le vie del Principato quando dall’ascensore è spuntata una coppia. Anzi, non si capiva ch’era una coppia, erano solo due anziani signori, di sesso opposto. Camminavano in silenzio, ondeggiando, lui due passi avanti e lei dietro usando la borsa per i delicati meccanismi del suo equilibrio.
Non avevano una vita davanti, a guardarli, anzi sembrava che ce l’avessero ripiegata dentro. Per arrivare al piano della hall c’era un gradino da scendere. Ed è qui che i due vecchietti, in prossimità del dislivello, sono diventati una cosa sola, incarnando ai miei occhi quel perdurare dell’amore che tanto avevo cercato e mai veduto.
Lui si è fermato voltandosi alla ricerca della sua lei e le ha offerto una mano, e lei gliel’ha afferrata, con naturalezza, senza dover ringraziare, sorridere o schermirsi, e senza dire una parola.
Poi lui ha sceso il gradino con gambe incerte, accompagnando il movimento di una coscia con la mano libera e ha atteso che lei fluisse verso di lui, con i suoi tempi, scendendo quei venti centimetri di pericolo stretta al braccio sicuro del suo amore, nel perdurare tenero e semplice di un attimo infinito.
E che questo non v’illuda sulla facilità della cosa perché, a dispetto dell’azione compiuta, per certi versi consumata e banale, altri vecchiarelli son venuti giù dall’inquietante scalino, ma con il solo desiderio di far perdurare la propria posizione eretta.
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