18 febbraio 2013

Ucci Ucci sento odor di cristianucci

Io non sono cattivo, son favole.
Certo posso capire che a vedermi non la faccio una gran bella impressione. Sono grosso, che devo fare? Un gigante, dicono.
Sudo nei campi del barone, ho mani larghe come padelle e callose, indurite dal lavoro e screpolate dal sole, ho un faccione squadrato e aspro scolpito dal vento gelato.
Ma nessuno ci ragiona che anche il mio cuore è grande, è un proporzionato cuoricione caldo, anche se accartocciato attorno a quella
spina che ha trafitto il desiderio più grande.
Io non sono cattivo, credetemi.
Amo mia moglie, la vecchia Helga, una donnona par mio, buona come il pane e rubizza che ti mette allegria, anche se il cielo non ha voluto premiarci con il dono di una creatura tutta nostra.
Amo mia moglie e quella deliziosa minestra d'avena che mi prepara, una zuppa zuppa di sentimento e capace di rinfonderti energia e spingerti di nuovo in vigna o a far legname.
Certo che la culla intagliata nel tronco d'acero è rimasta vuota, sta lì ed è una pena. Dovrei distruggerla, dovrei cacciarla nel fuoco e utilizzarne la brace per arrostirci una lepre o un capretto, ecco cosa dovrei fare.
Magari, se non fossi vegetariano.
Io non sono cattivo e non li mangio i bambini.
Poi, da quando ha iniziato a venir su Giacomino, abbiamo cominciato questo gioco, quasi per caso, e ora non possiamo più farne a meno.
Helga e io ci capiamo senza parlare, è bastato l'occhiolino e l'ammiccamento ai piedini dietro la tenda, sono entrato in casa sbattendo gli scarponi sulle assi del pavimento e facendo il vocione più profondo che potevo:
- Ucci Ucci - ho urlato mentre tiravo su rumorosamente col naso.
- Ucci Ucci, sento odor di cristianucci!
Mi scappa da ridere a pensarci, il mio odorato è defunto da un pezzo, s'è suicidato dopo tutti questi anni passati a concimare, a raccogliere le biche di vacca e a ripulire il pollaio. Ho imparato a inspirare a piccoli spruzzi, a tirar su brevi refoli d'aria nelle narici contratte proprio per non sentirli gli odori, figuriamoci se avrei potuto percepire quello di Giacomino.
Vedere la tenda che tremava e far finta di volerlo divorare è stato ganziale, come dice lui.
E gli piaceva eccome, farsi beccare nel nascondiglio quando gli cacciavo un "BU" e scappare a gambe levate mentre io fingevo di avvicinarlo e poi inciampavo o frenavo sfinito senza mai riuscire ad acchiapparlo.
- Ucci Ucci, sento odor di cristianucci. Cristosanto che bellezza, ma come t'è venuta? - mi fa Helga versandomi una sontuosa minestra di fagioli nel piatto - Ucci, Ucci... sei un grande.
- È il mio animo poetico - le fo - Helga, amore.
Sorrideva, seduta accanto a me, incantata a guardarmi e abbagliata di un amore per me che non riesco ancora a spiegarmi. La mia Helga.
Dopo, Giacomino ha avviato a portare gli amici, piccoli, anche loro non che avessero molte possibilità di distrarsi dalle loro vite grame e venire da noi a giocare a Ucci Ucci era il massimo che si potevano permettere.
Non ce la facevano a rimpiattarsi tutti dietro alla tenda e ho cominciato a trovarli nella cassapanca, sotto al tavolo, nella madia, uno s'era calato persino dentro al paiolo.
- Sento odor di cristianucci - urlavo, e Helga che mi reggeva la parte:
- Ma no, cosa dici? Sarà la tua minestra di farro.
Ah, il farro! Ve l'ho detto che adoro il farro? Santiddìo, adoro il farro. Camperei di farro.
È andata così che l'abbiamo guasi dimenticata la nostra pena grande e quando ci guardiamo negli occhi, io e Helga, con la casa fitta di bimbetti nascosti, scopriamo che non è male nemmeno così.
Io non sono cattivo ma poi, sapete, capita di perdere una dannata guerra e che, al solito, la storia la scrivano i vincitori.

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Questo testo partecipa all'EDS sniff sniff come anche:
S.Sebastiano di Dario
Terre lontane di Melusina
Odori di ricordi di Lillina (più questo)
L'abbondanza di cozze - Fevarin e carnazza
L'odore della SIPE di Pendolante (più questo)
Profumo di marsiglia ancora Lillina
Il profumo del rinnovamento di Mai Maturo
Odore della domenica di F.
La puzza di Mentoressa Donna Camèl

15 commenti:

  1. Amico, questa è una favola col lieto fine: anche i brutti hanno un cuore tenero <3

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  2. Ma come ti vengono? Ti invidio molto sappilo

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  3. E due.
    Ho appena letto quella di Illina e adesso questa.
    Le cito al femminile poiché le ritengo favole.
    Favole dolci, favole di un tempo passato, favole che sanno di poesia.
    Spero di trovarne altre lungo il cammino a ritroso per blog.
    Un grazie e un caro saluto siano il tuo premio.
    Ciao.

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  4. F A V O L O S O, almeno secondo me.
    E anche molto tenero, e geniale.

    IBAN: IT02L1234512345123456789012

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    1. Nuova disposizione di bonifico inoltrata.
      Ho applicato la rivalutazione istat alla tariffa solita, dottore.

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  5. Strepitosa! Una fiaba col sogghigno, direi. E poi, imprevedibile. Zuppe, zuppe forever!

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  6. Mi ha scaldato il cuoricione!
    Grazie :-)

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  7. anche se sei grosso sei un bell'uomo, hombre.

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  8. ecco a me è piaciuta molto... ma posso dirti che avrei tolto l'ultima frase? :-)

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    1. e ci mancherebbe... stona un po' eh?

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  9. Una versione davvero commovente della classica favola. La racconteró a mia figlia.

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  10. Bellissima:) una favola d'autore da raccontare ed interpretare.
    Non so esattamente perché ma un pezzo in particolare mi ha colpito:

    "- Sento odor di cristianucci - urlavo, e Helga che mi reggeva la parte:
    - Ma no, cosa dici? Sarà la tua minestra di farro.
    Ah, il farro! Ve l'ho detto che adoro il farro? Santiddìo, adoro il farro. Camperei di farro."

    Mi sembra la prova del grande amore corrisposto tra i due e tutto riportato in una zuppa.

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    1. E anche dopo tanti anni, stare con Helga, non è mai la solita minestra.

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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