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28 gennaio 2019

Vecchi dischi che nessuno avrebbe più ballato


Venne anche il momento di guardarsi attorno con occhi nuovi.
Non era una scelta, le arrivò in faccia come fa uno schiaffo.
Finite le lacrime, finite le visite parentali, finite le belle parole, restava un vuoto denso che riempiva la casa. Fin dentro i mobili.
Si lasciò andare sul divano azzurro privo di vita, perduto teatro di lotta tra i bambini, dimenticato e improvvisato nido di amplessi frettolosi, ricovero caldo per culi da teledipendenza passiva.
Vide i libri pigiati sugli scaffali, vecchi romanzi che nessuno avrebbe più aperto e che nessuna bancarella avrebbe voluto.
Vecchi dischi che nessuno avrebbe più ballato.
Vecchi testi di scuola di figli perduti fuori, in un mondo sfacciato e srotolato oltre la porta finestra.
Eppure il sole faceva il lavoro suo, ingravidava la stanza della luce dell'est mattutina, ma a lei mancava la forza per cimentarsi in un'altra spaventosa giornata.
La credenza di arte povera era stipata di piatti che avrebbero atteso invano una nuova festa, un pranzo numeroso e rigonfio di risa. Milioni di tazzine da caffè vi stavano annidate come pipistrelli dormienti in attesa di un grido, di un invito che sprigionasse il loro volo.
Insalatiere sbreccate e sepolte circondate da bicchieri male impilati, posate nuove mai usate e posate vecchie mai usate. Tutto era testimonianza silente di esistenze disilluse o finite.
Solo il quadro, la casa di contadino in mezzo alla neve, la casa con la colombaia che le ricordava quella in cui era nata, solo il quadro dai riflessi bianchi e rosati, solo il quadro le infuse uno scampolo di forza.
Allora si alzò, imprecando un dio che non c'era, e si trascinò in cucina a mettere su l'acqua per un tè.

13 marzo 2017

Sandalini con gli occhi e un cane

(copyright LaDonnaCamèl)
Prima li odiavo i sandalini con gli occhi, troppo blu, troppo comuni, troppo da domenica alla messa e shhh stai zitta.
Non ci riuscivo a correre bene e Marco, Stefano e gli altri di via Goito mi lasciavano sempre indietro, con le loro scarpe di tela, fiche e mezzo strappate.
Un pregio ce l'avevano però, i sandalini con gli occhi: la sera quando ti toglievi i calzini, ti trovavi sulla pelle dei piedi gli occhi dipinti dalla polvere, ed era dallo spessore dello strato di polvere e dall'intensità della macchia che potevi valutare senza rischio di sbagliare la tua giornata da zero a cento, da sprecata a vissuta.
Era un vero peccato lavarsi i piedi.
Ma poi, quella volta là, la mamma me ne ha presi un paio chiari, panna per la precisione.
E lì ho fatto un passo per diventare una ragazzina perbene o quello che sono adesso, e ho cominciato a lasciarli correre Marco e Stefano.
Non c'era mica da sporcarli i sandalini con gli occhi, volevo metterli e basta, quand'anche fosse solo a messa e shhh stai zitta.
E con tutto che ero più affezionata a Fuffi che a Cinzia, quando il mio cucciolo me li ha fatti a brandelli, ecco lì c'è stato un tempo in cui ho voluto davvero più bene a mia sorella che al cane.
Ma saranno stati un paio di giorni.

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Dedicated to Bianca (mi sono permesso)


9 marzo 2017

Voglio vedere voi con un fratello zoppo


Un fratello zoppo non te lo dimentichi mica, ti resta appiccicato come un francobollo leccato per bene e non lo tiri via manco con il vapore.
Eccolo là il tuo fratello zoppo, come un'ombra, più di un'ombra nella vita tua.
Almeno l'ombra spegni la luce e sparisce. Prova a spegnere tutto il mondo: tuo fratello sarà lì e sarà zoppo.
Che "zoppo" sta nel gruppone delle parolacce, bandite in casa e sulla bocca di qualsiasi coglione capace a parlare fuori.
A casa aiuta tuo fratello, lo zoppo è sottinteso. Fuori invece è tutto esplicito, nessuna miseranda pietà, sei il fratello dello zoppo ed è quasi meglio così.
Se ti arriva in dono uno zoppo è come se ti arriva un anatema, è per sempre, cari miei.
Ti puoi imparare La Divina Commedia a ritroso, puoi salire e scendere le scale zompettando sulle braccia, puoi vincere il nobèl per la pace o fare i nodi ai piccioli delle ciliege con la lingua, sempre il fratello dello zoppo sarai.
Perfino se lo zoppo lo vanno a operare, come sembra, con una protesi per l'anca e una staffa per la tibia, pure se lo zoppo alla fine di questa lacrimevole storia diventa un campione di ballo, o magari si mette a correre la maratona, o chessò finisce modello e sfila in passerella, pure se lo zoppo tutto questo, tu rimani sempre il fratello dello zoppo.
È che ce la metto tutta fratello mio, credimi, per camminare normale.

12 febbraio 2017

Gigliola cara


Gigliola cara, scrivo per tranquillizzarvi.
Per quanto vostra madre non si sia ancora rimessa del tutto dalla fastidiosa bronchite che l'affligge oramai dallo scorso inverno, si può finalmente affermare che ne stia uscendo. Giusto ieri, si è tolta le scarpe sul bagnasciuga e a piedi nudi è andata giù fino al molo, tenendosi su la gonna con le mani.
Per quanto la sua ostinata contrarietà a ogni tipo di farmaco ne abbia ragionevolmente rallentato la guarigione, cominciare a vederla osare, riuscire ancora a scoprire una piega di sorriso sul suo volto, mi scalda il cuore.
Rallegratevene, Gigliola cara.
Non c'è bisogno che veniate, almeno per il momento, vederla così in salute rende meno gravosi i miei impegni e mi aiuta a superare meglio le fatiche.
Non ci crederete, ma ho persino imparato a stirare, seppure lo faccio di nascosto a vostra madre e con le imposte chiuse. Devo difendermi dagli sguardi insistenti dei Barbaglini che son sempre lì a occhieggiare, poveri loro. E povero mondo.
Tuttavia incontro ancora difficoltà al momento di ripiegare gli accappatoi, sarebbe opportuna una vostra lezione in merito, quando e se capiterà un'occasione.
Oggi, guardando il mare, mi è salita l'insana voglia di noleggiare il pattino, come si fece l'anno scorso quando poi non si riusciva più a tornare a riva e ci prese il ridere. Se non fosse stato per il buon cuore del bagnino, si sarebbe andati alla deriva, ridendo ridendo, fino in Corsica.
Non sono mai stato buono a remare. Eppure sembra così facile a vederlo fare, ma forse va bene quando a farlo sono i giovanotti sportivi di oggi, ma non si addice a un vecchio maestro in pensione dai muscoli ammutinati.
Non sono mai stato buono nemmeno a dirvi quanto vi voglio bene, Gigliola cara, e anche se non potrò mai riempire il vuoto lasciato da vostro padre - del resto nemmeno lo vorrei - vi posso promettere che starò vicino a vostra madre con dedizione e con amore, come di certo avrebbe fatto lui.
Forte dei Marmi, 27 luglio 1964

P.S. C'è una brezza vivace stasera: dal terrazzino si vede la striscia infinita di cielo appoggiata sul mare. Non c'è una nuvola, tutta la volta è azzurro purissimo, non un filo di bianco, da nessuna parte. È vero. Anche se inverosimile, è vero, dovreste vederlo.
"Non esiste un cielo così" è quello che dissi a un mio alunno diversi anni fa "mettici un po' di nuvole che è più bello, diventa più vero".
E invece no, Gigliola cara, adesso l'ho capito, non è utopia tirare via tutte le nuvole dal cielo, anche se è tardi per dirlo a quel bambino.
Anche i maestri dovrebbero prendersi dei brutti voti qualche volta, non credete?
Ecco, mi sono dilungato, come spesso mi accade quando riprendo la penna in mano dopo tanto tempo, non vogliatemene.
Vostro Piero


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