12 febbraio 2017

Gigliola cara


Gigliola cara, scrivo per tranquillizzarvi.
Per quanto vostra madre non si sia ancora rimessa del tutto dalla fastidiosa bronchite che l'affligge oramai dallo scorso inverno, si può finalmente affermare che ne stia uscendo. Giusto ieri, si è tolta le scarpe sul bagnasciuga e a piedi nudi è andata giù fino al molo, tenendosi su la gonna con le mani.
Per quanto la sua ostinata contrarietà a ogni tipo di farmaco ne abbia ragionevolmente rallentato la guarigione, cominciare a vederla osare, riuscire ancora a scoprire una piega di sorriso sul suo volto, mi scalda il cuore.
Rallegratevene, Gigliola cara.
Non c'è bisogno che veniate, almeno per il momento, vederla così in salute rende meno gravosi i miei impegni e mi aiuta a superare meglio le fatiche.
Non ci crederete, ma ho persino imparato a stirare, seppure lo faccio di nascosto a vostra madre e con le imposte chiuse. Devo difendermi dagli sguardi insistenti dei Barbaglini che son sempre lì a occhieggiare, poveri loro. E povero mondo.
Tuttavia incontro ancora difficoltà al momento di ripiegare gli accappatoi, sarebbe opportuna una vostra lezione in merito, quando e se capiterà un'occasione.
Oggi, guardando il mare, mi è salita l'insana voglia di noleggiare il pattino, come si fece l'anno scorso quando poi non si riusciva più a tornare a riva e ci prese il ridere. Se non fosse stato per il buon cuore del bagnino, si sarebbe andati alla deriva, ridendo ridendo, fino in Corsica.
Non sono mai stato buono a remare. Eppure sembra così facile a vederlo fare, ma forse va bene quando a farlo sono i giovanotti sportivi di oggi, ma non si addice a un vecchio maestro in pensione dai muscoli ammutinati.
Non sono mai stato buono nemmeno a dirvi quanto vi voglio bene, Gigliola cara, e anche se non potrò mai riempire il vuoto lasciato da vostro padre - del resto nemmeno lo vorrei - vi posso promettere che starò vicino a vostra madre con dedizione e con amore, come di certo avrebbe fatto lui.
Forte dei Marmi, 27 luglio 1964

P.S. C'è una brezza vivace stasera: dal terrazzino si vede la striscia infinita di cielo appoggiata sul mare. Non c'è una nuvola, tutta la volta è azzurro purissimo, non un filo di bianco, da nessuna parte. È vero. Anche se inverosimile, è vero, dovreste vederlo.
"Non esiste un cielo così" è quello che dissi a un mio alunno diversi anni fa "mettici un po' di nuvole che è più bello, diventa più vero".
E invece no, Gigliola cara, adesso l'ho capito, non è utopia tirare via tutte le nuvole dal cielo, anche se è tardi per dirlo a quel bambino.
Anche i maestri dovrebbero prendersi dei brutti voti qualche volta, non credete?
Ecco, mi sono dilungato, come spesso mi accade quando riprendo la penna in mano dopo tanto tempo, non vogliatemene.
Vostro Piero


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7 commenti:

  1. Non è mai tardi per cambiare opinione, bello hombre!

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  2. Grazie a voi per aver dedicato del tempo a questo racconto in bianco e nero, come l'ha definito la mentoressa in testa alla fila.

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  3. Risposte
    1. Se il maestro Piero è plausibile per te, siamo un pezzo in là.

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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