15 ottobre 2014

Non passa Lo Straniero

Sono in una fase di vita in cui ho pescato del tempo libero a causa di due infortuni due che mi impediscono a) di correre b) di giocare a tennis e c) talvolta di camminare senza zoppicare.
Ora, considerando le ore libere da scarpine/scarpette/runkeeper/racchette che mi ritrovo, pur impiegandone una parte in nuovi e stimolanti impegni familiari (leggasi sport filiali e pulizie straordinarie da peluria felina) mi avanzano degli sprazzi buoni per leggere.
Ma come quello che trova mille euro per terra e decide di spenderli in maniera insolita senza farli passare dal bilancio familiare, così io incappo in libri che non mi ero mai davvero ripromesso di leggere.
È andata così con I Promessi Sposi e sta andando così con Tre uomini in barca. In mezzo ci è scappato Lo Straniero di Albert Camus (2,9 carver), letto perché trovato in una qualche dotta lista dei famigerati dieci libri che ti hanno cambiato la vita nella catena virale di faccialibro del mese scorso.
Che dire? Non lo metterei nella mia lista dei 10, né mi sentirei di consigliarlo a cuor leggero se non, forse, a una mia vecchia profe d'Italiano che si auspicava scrivessimo così, alla Camus, direi ora. Senza che lei lo sapesse, suppongo, di sicuro senza che lo sapessi io.
Periodi corti, questo il mantra da ripetere fino all'assimilazione, con un paniere di punti da disseminare nel testo per spezzare frasi e rendere più comprensibile e meglio leggibile il testo.
No, non è tutto qui il libro. C'è una costruzione mirabile che mette in una relazione decisiva due eventi formalmente non legati, c'è un'atmosfera indolente nelle descrizioni e nei dialoghi che sposa l'indifferenza e la mancanza di sensibilità del Meursault, l'io narrante.
Alla fine il distacco dai sentimenti, dal mondo e dalla vita stessa di Meursault, straniero ad Algeri, ha contagiato il me lettore rendendo freddo e pigro il mio trasporto verso il romanzo, così che non ho salvato frasi, non ho fatto orecchiette.
Ma l'ho letto velocemente, pur nella sua brevità, senza aver mai la sensazione o la voglia di abbandonarlo, e questo va annoverato tra i meriti. Ho ritrovato un'essenzialità (non una semplicità) narrativa, un'ineluttabilità nell'accadimento dei fatti che mi ha ricordato Niente da capire di Luigi Bernardi, così.
Certo la sensazione di fastidio, di nausea, d'impotenza che la lettura de Lo Straniero ti lascia è sintomo di coraggio da parte dello scrittore, che non fa compromessi con i desiderata del reparto lettori facili.
Con questo, non lo scopro io Camus, ci mancherebbe.
E ora a caccia del film perché Marcello e Luchino una certa garanzia la danno.

12 commenti:

  1. Tra i tre citati, salvo Tre uomini in barca ;) Potrei consigliarti qualche classico solitamente poco gettonato, tipo L'uomo che ride di Hugo, forse il prototipo della prosa poetica..

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    1. Ottimo, me lo segno, grazie Franco.

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  2. sei già la quarta persona che consiglia tre uomini in barca.... sarà di certo il prossimo che leggerò :-D

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  3. Beato te che riesci a camminare senza zoppicare; per me ormai è impossibile.

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  4. Però io una certa ribellione, pur nell'accidia del protagonista, ce l'avevo vista, se non altro nel finale. In effetti l'ho letto molti anni fa, dovrei ripassare.

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  5. a me è capitato di leggere tre uomini in barca in una versione ridotta in inglese e mi so' tajiato, ripromettendomi di leggerla come si deve (il mio inglese era ed è scarso)
    camus invece lo ucciderei con le mie mani. ho iniziato a leggerlo e mi ha sfracassato... l'ho odiato e non ho inito di leggere il libro (una delle poche volte che è successo)

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  6. Ti rispondo qui, su Pynchon. Io, dell'arcobaleno della gravita', sono arrivata a meta'. Ma proprio perche' non volevo mollare per ragioni sentimentali. C'e' da dire che anche il tema non era proprio tra i miei preferiti, ma ai tempi vivevo sul Baltico, a due passi da dove Von Braun faceva partire le V2, quindi un po' di collegamento c'era. Per me comunque e' davvero troppo. In tutti i sensi.
    Se vuoi farti una pausa leggera (ma alta), uno dei miei primi 3 statunitensi rimane sempre il buon Thomas Eugene "Tom" Robbins (quasi quasi ci provo in lingua originale, visto che ho appena letto un articolo sulla sua maniacalita' nella costruzione delle frasi). Sappimi dire, poi :-)

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    1. Ho letto Natura morta con picchio, tanti anni fa, consigliato dal mio Ruphus che non è il tuo Ruphus, del quale non mi ricordo praticamente nulla.
      Solo un vago pensiero su quanto la vita non fosse completa finché tu non avessi conosciuto una rossa di capelli che te la faceva girare, la vita... o qualcosa del genere.

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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