15 febbraio 2017

Divisione Potente (1)

- Werner Franz?
- Ja...
- O preferisce maresciallo Badstuber?

Silvano Baldini detto Baldo veniva dall'Italia da solo, con la sua Ritmo bianca: tutta una tirata da Firenze. Le indicazioni erano precise e aveva trovato il vecchio, il sedicente Werner Franz, in una villetta monofamiliare alla periferia di Friburgo. Il vecchio doic era uscito di casa due volte quel giorno. Al mattino presto con il cane aveva fatto un giro nei dintorni. Nel pomeriggio a prendere dei presumibili nipoti a scuola che, sempre a piedi, aveva accompagnato da un presumibile figlio. Erano passati per il parco, i due nipotini belli e biondi maschio e femmina con il nonno Werner, o Franz, che manco qual era il nome si capiva.
Un nonno.
Ma Giannetto non ce l'aveva fatta a sposarsi, e così niente babbo e niente nonno, così come Smanne, Cannone e Berto, tutti troppo giovani per trovare una moglie e figliare in quei tempi così difficili. Nessun babbo e nessun nonno tra le vittime della strage alla casa del pastore. Solo Balena, il caposquadra, era sposato e la sua Rosa era già in attesa, ma non avrebbe conosciuto né Marilena, la sua bellissima figlia, né i suoi nipotini.
Cinque vite partigiane appena sbocciate ma potate via senza pietà.
Si era fatto forza ripensando a loro, aveva tirato un sospirone e si era mosso dalla panchina. Aveva aperto il cancellino sulla strada e si era presentato direttamente alla porta di casa.

Egregio dottore Baldini, così cominciava quella strana lettera senza una data, senza una firma e scritta fitta nella parte alta del foglio. Si sarebbe detto che l'autore pensasse di scrivere un poema ma poi avesse perso l'ispirazione.
Era meglio se ero dottore, pensò Baldo. La missiva poteva portare solo grattacapi, ma la lesse lo stesso, dopotutto che altro c'era da fare? L'aveva visto in tivù, proseguiva il tizio nella lettera, a quella trasmissione sui partigiani italiani, aveva ascoltato la sua storia e il caso voleva che avesse una notizia per lui. Una MOLTA BELLA NOTIZIA, così, tutto in stampatello maiuscolo.

Otto Ladstaetter si stava facendo una birra sul divano e saltellava tra i canali quando vide una vecchia foto di un soldato tedesco, di un ufficiale tedesco, a tutto schermo. Che iddìo l'accecasse se non era quel porco del suo vicino di casa, che va bene sarà stato pure un bravo soldato nella sua fottuta giovinezza, e avrà servito il cazzoso Reich, e fatto il suo sporco dovere, ma diavolo se era un rompicoglioni di prima fascia. Potava la siepe senza raccogliere le frasche, intanto, non aveva messo un euro quando c'era stato da rifare il muretto basso di confine, quando usciva in auto la teneva accesa venti minuti prima di partire davvero e levarsi di torno e, per non farsi mancare niente, aveva un cane bastardo che ti veniva in giardino a scavare e far le robe grosse e le robe piccole.
Forse lo poteva aiutare quell'ex partigiano dal viso scavato e commosso che alla tivù blaterava a proposito dei suoi compagni d'arme sterminati.

Baldo non ci voleva andare alla trasmissione, e soprattutto non voleva dei soldi per partecipare. Lo convinse suo figlio grande ad andarci, fallo per Balena, gli disse, glielo devi, glielo dobbiamo tutti. Ritornò a vedere la lapide, anche se la conosceva a memoria, parlò con i loro nomi incisi sul marmo, anzi parlò con i loro soprannomi ché come si chiamavano davvero non se lo ricordava più nessuno e certo non era importante. Sentì Balena urlare Muoviti, cazzo!
Così si mosse, si rimbellettò e si fece portare di là dalla tivù. Raccontò tutto, con lo stomaco attorcigliato come un canapo e gli occhi gonfi di chi sopravvive alla tragedia senza averne un merito specifico.

Smanne, che era di guardia quella notte, non fece quasi in tempo a tornare indietro ad avvertire.
- I tedeschi, i tedeschi - urlava - sono qui!
Si svegliarono tutti di soprassalto e si prepararono alla battaglia, ma di più si prepararono a morire.
Balena prese Baldo per la collottola come si agguanta un gattino rognoso abbandonato dalla micia, e gli mollò un calcio nel culo.
- Forza, nel buco!
- No, voglio una pistola anch'io, datemi una pistola anche a me, so sparare!
- Non dire bischerate, forza infila dentro. E muoviti, cazzo!
E Baldo, il ragazzino di quindici anni, il portafortuna, poté solo rannicchiarsi in fondo al buco e tapparsi le orecchie per benino.
Il buco era un tunnel a forma di "U" nel costone di un balzo argilloso, l'aveva scavato il pastore, ci teneva il formaggio in fresco d'estate, quando ce n'era.

Il maresciallo a capo della pattuglia in lento ripiegamento aveva mostrato ai soldati la strada sulla carta geografica del luogo e dove stava la capanna in cui dormivano i luridi partigiani. Sarebbero andati su di notte a fare il lavoro, nulla che non si potesse affrontare con una decina di soldati volonterosi e bisognosi di sfogo.

Avevano seguito la Lilla, la nipote della Dina. Era lei che ogni tre giorni caricava la bici e vedeva di portare delle provviste ai ragazzi nascosti al casone del pastore, al limitare del bosco di Fontesanta. Per la verità era tutta salita, e parecchio ripida, e la Lilla la faceva a piedi spingendo la bici, con le provviste in una cassetta di legno legata dietro.
Ma scendere giù, tornare in paese affettando l'aria, era così liberatorio da farle dimenticare persino il rischio che correva.
In certi tratti di discesa mollava i freni, socchiudeva gli occhi, ed esisteva solo il vento che le faceva scoppiettare il vestito.

5 commenti:

  1. te l 'ho detto che sei un maestro?

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    1. no, o forse sì, grazie Li'. Glielo dovevo ai miei compaesani.

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  2. E' bellissimo e ne vorrei di più, ne vorrei ancora almeno un pezzettino per chiudere il cerchio

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    1. l'ultimo tratto del cerchio si chiude ad libitum.
      In realtà c'era, ma non mi convinceva, allora l'ho GordonLishato.

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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