1 maggio 2015

Lisbon story 2.0

Lisbona è la ragazza che impasta i pasteis de bacalhau al Museu da Cerveja nella Praça do Comércio. La giovinetta è imprigionata dentro a una teca di legno e vetro dal vago richiamo marinaro ed è perennemente alle prese con queste tipiche polpette. Nessun cliente o passante, ai quali peraltro ella elargisce generosi sorrisi attraverso il vetro, può parlarle o interagire con lei. Lavora il suo prodotto con maestria assoluta avvalendosi di due cucchiai e nient'altro, in uno tiene la polpetta e con l'altro accarezza l'impasto, lo rimpingua, lo lima, lo modella, lo liscia e quando sembra che abbia finito riparte daccapo in un'operazione talmente di fino che gli altri pastel de bacalhau del Portogallo e del globo terracqueo tutto retrocedono d'un colpo tre categorie sotto. E per quanto la guardi, mai la vedi posare una polpetta completa nella teglia di quelle finite da mandare in cottura.
Lisbona è i suoi sanpietrini - non so se hanno un nome proprio - bianchi e lisci che contribuiscono a rendere originale e affascinante ogni marciapiede, ogni corso, ogni piazza. Ma quando piove barricatevi in casa! La superficie del sanpietrino lisbonese si fa scivolosa come un lastrone di ghiaccio su una pista nera e camminare su e giù per i colli diventa impresa improba.
Lisbona è Sostiene Pereira, è una limonata, è un labirinto di vicoli, è la vigliaccheria che si fa coraggio.
Lisbona è la Casa do Alentejo, dal profumo un po' cubano: uno sventaglio di piastrelle incastonate in un tempo passato e mai passato davvero, un tassello di città che ha energia propria ed è ravvivato da una compagnia danzante di coppie attempate e felici, protette nelle loro vesti da sera indossate alle tre della domenica pomeriggio da un buttafuori baffuto e rognoso.
Lisbona è l'Alfama, quartiere intrico di ripide scale e vicoli bui dove risuona il fado da una finestra, da un vecchio giradischi sull'uscio di un locale o magari dalla voce diretta di due innamorati seduti sul sagrato di una chiesa sconosciuta, lui con la sua chitarra e lei con le sue labbra vermiglie.
Lisbona è l'Alfama con le sue vecchie a spazzare davanti casa e con i suoi cani sciolti che non guardarli mica negli occhi.
Lisbona è la copia di un ponte, la copia di un cristo e la copia di un lungomare.
Lisbona è l'Única Fábrica Pastéis de Belém che non si spiega perché un posto così non sia ancora dichiarato fuorilegge visto la droga che spaccia a quintalate ogni giorno. Mangia qui la tua pastéis de nata ma poi non venirci a chiedere un centro di disintossicazione.
Lisbona è il Tago, un fiume che è una carezza, un utero caldo e un cancello che si apre al mondo.
Lisbona è il paradiso dei tranvai, gialli sì ma anche rossi, verdi o cocacolati.
Lisbona è un mucchio di fragole svendute per strada.
Lisbona è un esercito di pavoni strillanti, liberi e spavaldi.
Lisbona è il sorriso puro di Massud capace di raccontarti in due minuti, sempre sorridendo, quanto sia dura la vita lì quando si arriva da fuori e come sia riuscito a farcela lui, anche grazie ai soldi che gli mandava la mamma dal Bangladesh. E Massud è così gentile che ti viene voglia davvero di andarci a mangiare al suo ristorante in rua das portas de santo Antão, ma poi anche no.
Lisbona è la mamma di Massud.

8 commenti:

  1. Lisbona l'ho nel cuore coi suoi azulejos che ti fotografano l'iride, i vicoli arrampicati e i tranvai con le pubblicità che si intersecano.
    Ma ora che ti ho letto, ci si è ficcata anche un po' di più.

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    1. Azulejos, Lisbona è azulejos a perdita d'occhio.

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  2. Fai venire voglia di andarci. Potrei cucinare baccalà dell'alba al tramonto.

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    1. Mettiamo il pastel di bacalhau nel mirino.

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  3. L'ho amata anch'io... espetada, espadarte e un mood unico.

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  4. sostiene pereira è magnifico.
    Tu che te ne intendi, sai se tabucchi ha scritto altro che dovrei leggere?

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    1. In realtà non me ne intendo affatto, ho provato a leggere Racconti con figure ma poi no. Magari ti può aiutare qualcun altro, qualcuno più tabucchiano...

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    2. pieno così di butei tabucchiani qua in zona, vado al bar, sento che dicono.

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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