4 febbraio 2015

Ansia da postazione

Il numero di giorni che vanno dalla pubblicazione di un post a quella del successivo è direttamente proporzionale all'interesse che il nuovo post dovrebbe suscitare tra i lettori.
(secondo postulato di Wittgenstein)

Ergo, più tempo passa dall'ultimo scritto più cresce nel blogger sensibile l'ansia da postazione.
Se tieni un blog e lo aggiorni quotidianamente è chiaro che, se non sei Samantha fottuta Cristoforetti, puoi parlare tranquillamente delle piccole cose, di quegli accadimenti spicci che giornalmente vivi o ti capita di osservare, perché il tuo pubblico non ti chiederà di più, non si aspetterà l'evento epocale.
Ma se - vuoi per essere in altre ciambelle acciambellato, vuoi per mancanza di spunti o di voglia, vuoi perché piove c'è il sole e la Madonna la coglie un fiore - l'intervallo di tempo che decorre dall'ultimo tuo post si dilata peggio che l'universo senza che tu
a) abbia ricevuto una telefonata da Papa Francesco
b) sia stato a cena con Gigi Riva
c) abbia trombato la Cucinotta
d) esca in Sellerio con un tuo romanzo
o
e) sia diventato gay
ecco che tirare fuori qualcosa che possa soddisfare le aspettative, in primis le tue, diventa ogni giorno più arduo.
Allora puoi ricorrere al breakpost (*), questo, che azzera il contatore dei giorni rispetto alla tua ultima pubblicazione e ti abbatte il valore dell'ansia da postazione a livelli non più asteriscabili nei referti medici.

(*) È ammesso un solo breakpost a quadrimestre.

4 commenti:

  1. Chiapperi, io che posto ogno due giorni comincio a farmi delle para: spero di non essere colpito dall'ansia ...

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  2. E io che faccio solo breakpost allora?

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  3. ..e quelli buoni li pascolo in bozze?

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  4. Ecco uno dei vari motivi per cui non ho un blog

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Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui...

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