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11 marzo 2019

Yellow Green Book

"Te guidi, io ti do 125 $ a settimana"
Per la serie: Cosa non si fa con un Trova Sostituisci.

Avellino City, 2016. Gigi di Maio, detto Giggino, fa il buttafuori allo stadio, ma quando gli scade il contratto a termine deve trovare il modo di sbarcare il lunario. L'occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Salviny, un politico che sta per partire per un tour di comizi attraverso le regioni del Sud. Peccato che Salviny sia leghista, in un'epoca in cui la Lega non è la benvenuta, soprattutto nel Sud. Ma nonostante Giggino sia italonapoletano cresciuto con l'idea che i leghisti siano animali, e abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo, va a finire che la strana coppia formata da due persone che più diverse non si può questo viaggio insieme lo fa davvero.


5 febbraio 2019

Tizi che mi stanno sui coglioni senza un apparente motivo

Ma magari c'è.
Diciamo che non è questione di idee, né di tratti somatici o di espressioni facciali, più una roba di pelle. Di chimica, direbbe qualcuno.
Preciso che l'elenco non prevede quei personaggi che mi stanno sui coglioni ma per i quali conosco bene il motivo barra i motivi (era tanto che non scrivevo il "barra"). Non c'è Joffrey Baratheon di Game of Thrones, non c'è Capezzone, non c'è Mazzarri e non c'è Trump tanto per essere chiari
Li ho divisi un po' per settori, non volevo non sopportare troppa gente dello stesso ambiente, ecco, altrimenti poi non mi invitano più alle feste.

Letteratura:
Erri de Luca
Michela Murgia
Andrea de Carlo

Ospitoni:
Mauro Corona
Beppe Severgnini
Massimo Cacciari

Spettacolo:
Luca Laurenti
Lady Gaga
Fabio Fazio

Sport:
Gian Piero Gasperini
Gianluigi Buffon
Gonzalo Higuain

Musica:
Il Volo
Luciano Ligabue
Tiromancino

Cinema:
Gwyneth Paltrow
Russell Crowe
Colin Farrell

Politica:
Theresa May
Massimo D'Alema
Emmanuel Macron

Tivù:
Enrico Bertolino
Giancarlo Magalli
Alessia Marcuzzi

Personaggi tivù:
Phoebe di Friends
Virgilio ne La Divina Commedia
Richie Cunningham di Happy days

Letteratura:
Lucia Mondella da I Promessi Sposi
Livia quel che è da Il commissario Montalbano
Aliena da I Pilastri della terra

Fumetti:
Tex Willer
Topolino
Superman

Vita vera:
Quello che in piscina occupa sempre la corsia due
Quello più simpatico di tutti a mensa
Quella che canta come Mina, ha la testa della Montalcini e i figli di Cornelia

10 gennaio 2019

Essere Gesù oggi

In fondo cosa sono duemila anni nella storia dell'uomo passata e futura? Un intervallo di tempo trascurabile.
Ergo Gesù poteva sì (scegliere di) nascere, com'è stato, nell'anno 753 ab Urbe condita o, se preferite, nell'anno zero, ma è un caso.
Poteva benissimo scendere sulla terra nel 2000, magari sempre a Natale.
Nonostante i due millenni di differenza non avrebbe nemmeno dovuto cambiare mestiere, falegnami e predicatori ce ne sono ancora un bel po' in giro.
Magari faceva pure l'artigiano della qualità.
E poi poteva nascere in Italia - non c'è il Papa in definitiva? - che ne so, invece che in Palestina a Palestrina, vatti a fidare del T9!
Ve l'immaginate alle prese con whatsapp?
- Ecco qua, gruppo creato, i dodici, ora ci metto una bella immagine di un'apericena, magari l'ultima e poi è fatta. Giuda ha abbandonato il gruppo, boia di già?
Oppure alla falegnameria... Senti ragazzo non ti possiamo pagare più in contanti ti devi aprire un conto corrente. Sai ganzo il conto corrente di Gesù a zero spese, in fondo l'è un po' il tipo da conto arancio.
E l'agenzia delle entrate? Mica si riguardano quelli, un codice fiscale glielo affibbiano di sicuro: DNZGSE00T25G274S.
E avrebbe un'auto o magari una moto, io lo vedrei bene su una Renault 4 o su un Cagiva mentre arringa le folle in derapata. Ma forse anche scarrozzato su un NCC dai vetri oscurati.
E che miracoli potrebbe fare per far aprire quattro nuovi blog/vangelo?
Potrebbe trasformare l'acqua in spritz, rendere stabile windows, saltare la file per comprare il nuovo iPhone o trovare parcheggio a Roma.
State certi che il Ministro dell'Interno lo metterà dentro per vagabondaggio, ve lo vedete che chiede al popolo se vuole liberare Gesù o Amanda Knox?
Quella è già fuori, gli urleranno.
Vabbè allora teniamo dentro lui... la storia non si stanca mai di ripetersi.

7 maggio 2017

1984 - George Orwell, e chi se no?

Nel 1984 dormivo, cullato dalla beatitudine dei vent'anni e da un insalubre edonismo reaganiano, quando andava in fact checking il libro forse più noto di quel pazzo visionario che fu George Orwell.
Scritto nel 1948 il romanzo (trad. Stefano Manferlotti) - in realtà e ovviamente è ben più di un romanzo - è una roba che fa venire i brividi. Un'opera d'arte, un pezzo unico.
Certo non ho le capacità di parlarvene in termini critici, posso solo dirvi che se sta nelle liste dei libri che dovremmo leggere prima di crepare, beh un motivo c'è.
Mi limito a riportare una delle parti che mi hanno più colpito.
Leggetelo tutto, comunque, non aspettate il 4189!

La manipolazione del passato ha però uno scopo di gran lunga più importante: salvaguardare l'infallibilità del Partito. Discorsi, dati statistici e documenti di ogni genere debbono essere continuamente aggiornati per dimostrare innanzitutto che le previsioni del Partito erano sempre e comunque giuste, ma anche perché non è possibile ammettere cambiamenti di dottrina o di linea politica. Cambiare opinione, o addirittura linea politica, è infatti un segno di debolezza. Volendo fare un esempio, se l'Eurasia o l'Estasia (è del tutto indifferente che si tratti dell'una o dell'altra) è il nemico di oggi, allora quella nazione deve essere sempre stata nemica. E se i fatti lo negano, bisogna cambiare i fatti. In tal modo la Storia viene continuamente riscritta. L'attuale falsificazione del passato posta in essere dal Ministero della Verità è indispensabile alla stabilità del regime allo stesso modo in cui lo è l'attività di repressione e spionaggio portata avanti dal Ministero dell'Amore. La mutabilità del passato è il cardine stesso del Socing. Gli eventi trascorsi, si argomenta, non posseggono un'esistenza oggettiva, ma sopravvivono solo nei documenti scritti e nella memoria degli uomini. Il passato è quanto viene riconosciuto dai documenti e dalla memoria dei singoli individui. Ora, poiché il Partito detiene a un tempo il controllo integrale di tutti i documenti e delle menti dei suoi affiliati, ne consegue che il passato è ciò che il Partito decide essere tale. Ne consegue pure che, sebbene il passato sia modificabile, non esiste un caso specifico che porti il segno di questo mutamento. Infatti, una volta che sia stata data al passato la forma ritenuta necessaria nel momento contingente, la nuova versione dei fatti è il passato, e non può mai esserne esistito uno diverso. Ciò vale perfino nei casi in cui, come spesso accade, il medesimo avvenimento deve essere radicalmente modificato più volte nel corso di un anno. Il Partito è in ogni circostanza il detentore dell'assoluto, e l'assoluto non può mai essere diverso da ciò che è in quel dato momento. Si vedrà che il controllo del passato dipende soprattutto da una sorta di addestramento della memoria. Fare in modo che tutti i documenti scritti siano conformi all'ortodossia del momento è un atto puramente meccanico. È però anche necessario ricordare che gli avvenimenti specifici hanno avuto luogo in quel modo desiderato. Se poi si deve dare un nuovo ordine a ciò che si ricorda o falsificare i documenti scritti, diviene necessario dimenticare di aver agito in quel modo. Si tratta di uno stratagemma che può essere appreso come qualsiasi altra tecnica mentale. Certamente lo apprendono quasi tutti i membri del Partito e tutte le persone intelligenti e perfettamente osservanti dell'ortodossia. In archelingua un simile procedimento viene definito, in maniera affatto esplicita, "controllo della realtà"; in neolingua viene detto bipensiero, anche se questo termine abbraccia molto altro.
Il bipensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe. L'intellettuale di Partito sa in che modo vanno trattati i suoi ricordi. Sa quindi di essere impegnato in una manipolazione della realtà, e tuttavia la pratica del bipensiero fa sì che egli creda che la realtà non venga violata. Un simile procedimento deve essere conscio, altrimenti non potrebbe essere applicato con sufficiente precisione, ma al tempo stesso ha da essere inconscio, altrimenti produrrebbe una sensazione di falso e quindi un senso di colpa. Il bipensiero è l'anima del Socing, perché l'azione fondamentale del Partito consiste nel fare uso di una forma consapevole di inganno, conservando al tempo stesso quella fermezza di intenti che si accompagna alla più totale sincerità. Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall'oblio per tutto il tempo che serva, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile. Perfino quando si usa la parola bipensiero è necessario ricorrere al bipensiero. Nel farne uso, infatti, si ammette di manipolare la realtà, ma con un novello colpo di bipensiero si cancella questa consapevolezza, e così via, all'infinito, con la menzogna in costante posizione di vantaggio rispetto alla verità. In fin dei conti, è per mezzo del bipensiero che il Partito è riuscito (e, per quanto ne sappiamo, una simile impresa potrebbe andare avanti per migliaia d'anni) ad arrestare il corso della Storia.

2 dicembre 2016

Italia Sì Italia No Italia gnamme

Mi fanno paura con le loro certezze.
Mi fate paura con le vostre certezze.

Io sono ancora sullo gnamme.
In ogni caso sono qui per il pronostico, non si sa mai l'azzecco e mi pigliano come oracolo in qualche tivù.

Sì   - 53,7%
No - 46,3%






Se volete potete commentare con il vostro di pronostici referendari.

15 novembre 2016

Di bicchieri da bottiglie e referendum

Mi è presa 'sta fissa: ricavare dei bicchieri dalle bottiglie bevute, vino birra coca o quel che è.
Ma niente, nonostante mille tutorial sorbiti giù dal tubo e i mirati consigli di esperti tagliatori di vetro, non riesco a cavar fuori un contenitore degno di essere accostato alle labbra.
Ho anche impiegato risorse economiche e di tempo in quest'impresa che poteva proiettarmi dritto dritto sulla strada di un secondo e redditizio lavoro; non avete idea di quante spose agognino ricevere questi meravigliosi bicchieri di riciclo. Ricordate che per ogni donna, dopo le scarpe e le borse, vengono i bicchieri.
Quello in foto è - finora - il miglior esemplare che sono riuscito a ritagliare ma, devo ammetterlo, fa schifo e dolcemetà mi ha sommerso di sguardi compassionevoli quando me lo sono apparecchiato per la cena.
Tutto nasce da certe bellissime bottiglie che, con tutto che il vetro si ricicla eccetera eccetera, mi dispiace un casino buttare via, tipo quelle dei Mastri Birrai Umbri.


Epperò, nonostante girare per casa con spago, liquido infiammabile e bottiglie mi connota quasi come rivoluzionario e, indubbiamente, faffiga (*), i risultati non si vedono.
Che fare, dunque? Tagliare o non tagliare ancora le bottiglie, questo è il dilemma.
Devo insistere con questa storia cercando di cambiare la costituzione della bottiglia () o devo smettere d'incaponirmi in un'attività per la quale emerge chiaramente che non sono chiavato (No)?
Per decidere ho chiamato gli Italiani alle urne il prossimo 4 dicembre, un personalissimo referendum che mi aiuterà a capire che cosa devo fare.
Non perdete quest'occasione per esercitare il vostro diritto di voto: è la bicchierocrazia.


(*) by Fabio Celenza.

8 settembre 2016

Contro i tagli a

(Firenze, via di Ripoli – set 2016)

CONTRO I TAGLI ALLA VERNICE

Ho una vera passione per il coitus interruptus delle scritte sui muri.
No perché ti lascia una speranza.
È una sentenza che rimane sospesa e che apre un ventaglio di possibili chiusure.
Scegli da te l’adeguata conclusione ché nessuno potrà interferire.

  • Contro i tagli alla scuola
  • Contro i tagli alla salute
  • Contro i tagli alla difesa
  • Contro i tagli ai lavori pubblici
  • Contro i tagli al Senato
  • Contro i tagli a una firma per la droga
  • Contro i tagli a Svegliatevi!
  • Contro i tagli alla stracazzo
  • Contro i tagli alle tele di Fontana
  • Contro i tagli alla gola
  • Contro i tagli a Simona
  • Contro i tagli a...

(continua a piacere)

25 agosto 2014

Renzi erre

Me lo vedo il writer guardingo di notte mentre spruzza quando, al luminar di fari, se la dà e lascia la scritta interrotta e la curiosità intatta a me, o a chi per me.
RENZI R, pochi dubbi sull'incompletezza, quella erre da sola non vuol dire nulla.
Come sarà stato questo Renzi? Come avrebbero voluto qualificarlo? Rottamatore forse? La logica potrebbe portarci lì, ma chi si prenderebbe la briga di andare a vergarlo?
Magari Riformista illuminato? Retto? Rivoluzionario? Redentore? E Renzi Ruba ai ricchi per dare ai poveri, come la vedete?
Ma il colore nero lascia ben pochi spiragli a un'immagine positiva, anche perché le altre scritte a contorno erano tutto fuorché poesie d'amore. C'era il MAT (Movimento Autonomo Toscano), Autonomia Operaia e altre robe tutte incazzose.
E quindi il writer fuggitivo cos'avrà voluto dirci? Che a suo dire Renzi è un Rompiballe, o un Rottoingufo, chissà?
Oppure sarà Reprobo questo Renzi, e dovrei consultare un dizionario per capire bene.
Renzi Rimbambito o magari Rammollito, Ributtante? Chi può dirlo? Ridicolo, in fondo ci potrebbe anche stare, che qualcuno lo pensi intendo.
Ma forse era solo una nota anagrafica per un Renzi Rignanese o magari un auspicio: Renzi Restituisci la dignità all'Italia.
E tu come completeresti la scritta?

21 maggio 2014

Una volta qui era tutta campagna elettorale

Detto a voi una chance al Beppe, o a chi per lui, gliela vorrei pure dare, certo se non avessi un grillino in stanza a farmi shakubuku pentastelluto ogni santissimo giorno.
Poi mi trattengono i toni grilleschi, ovviamente, le offese a prescindere anche quelle che scaturiscono da sprazzi di ragione.
Però bisogna avere anche il coraggio di guardarsi in casa, da quella parte di casa che finora è stata la mia parte e non importa alzare il tappeto per vedere del gran sudicio.
A parte che la tempistica sbandierata da Renzi in fase d'insediamento, in quello stile sobrio e tipico di TuSaiChi, risulta clamorosamente smentita dal più elementare dei fact checking, il malessere si estende se si dedicano dieci minuti alla lista dei candidati per l'Europa che il Partito - e quella P maiuscola ci vuole tutta, ahimè - ci propone e ci propina nella circoscrizione Centro (sulle altre magari ditemi voi).
Ci abbiamo dei volti nuovissimi, con tutto il rispetto che posso avere per le persone, quali David Sassoli e Leonardo Domenici, per esempio, che non incarnano certo lo spirito innovativo che era stato il motore propagandistico principale del buon Renzi nella scalata alla popolarità.
Ci abbiamo poi anche Claudio Bucci, signori miei, un uomo che Francia o Spagna purché se magna, un uomo che cambia partito ogni volta che si alza la mattina, un uomo che sinceramente accogliere tra le fila dei candidati è un autogol alla Niccolai.
Un uomo che però si sposa come nessun altro al Cambiare Verso tanto caro a oettaM.

E niente, mi piace come parla Di Battista e mi piace Civati, ecco, sto in questa nassa qua.

4 dicembre 2013

Io non voto con il porcellum

Beh, sì, l’avevo già detta questa cosa.
Il motivo della mia delusione, a conferma che andare a votare con questa legge non era né cosa buona né cosa giusta, lo possiamo chiamare Bindi, o magari larghe intese, chessò, o fors’anche farsi umiliare da Grillo o non aver trovato le palle il coraggio, caro Bersani, di uscire di scena con dignità quando ancora eri in tempo.
Fatto sta.
Quello che voglio è dare un segnale, non votando. E anche dichiarandolo con anticipo: io non voterò se resterà il porcellum.
Dite che un non voto in fondo è poca cosa? Non penso. Se è importante ogni singolo voto, allora dev’essere giocoforza importante ogni singolo non voto.
Il mio non voto è un non voto pesante considerando che dai 18 anni non ho mai saltato un turno e che la mia coscienza è in disaccordo con questa mia alzata d'ingegno.
Di conseguenza mi asterrò persino dalle primarie che anche tutta ‘sta democrazia, tutto questo prendere decisioni solo dopo aver consultato i cittadini o tutto l’arco politico, gli elettori, gli amici e i parenti fino al sedicesimo grado è un troppo che ha stroppiato.
Serve un pelo in meno di condivisione per riuscire a fare le cose in concreto.
Se questo post è una petizione? Forse… nell'accezione che viene da peto e dal suo falso derivato. Già, probabilmente è solo una scureggina nel mare magnum dell'indignazione, spero solo che puzzi un po'.
Non votate con il porcellum, date retta a un bischero, potete firmare nei commenti.
Va da sé che io sono qua, rendetemi partecipe dei vostri pensamenti, se volete, ché io non disdegno cambiare idea quando ci sono delle buone ragioni per farlo.

P.s. proprio stamattina alle 6:30 a.m., mentre correvo immerso nel gelo delle brume notturne, ascoltavo in radio la dichiarazione di Grasso di ieri: Sulla legge elettorale al momento lo stallo (da 'stallatico' n.d.H.) è evidente e la politica non sente la marea montante di una rabbia che si riverserà, più forte di prima, contro tutti i partiti.

22 aprile 2013

Ma Pippo Pippo non lo sa... o lo sa?

Dal post Tutta colpa vostra di Pippo Civati.

Care e-lettrici e cari e-lettori,
il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il «popolo della rete», quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi.
...
Peccato che i sondaggi – come quello di oggi – avessero indicato che soltanto una percentuale al di sotto del 10% degli elettori del Pd fosse d’accordo per uno schema delle larghe intese e con il Presidente scelto da Berlusconi in una rosa di nomi da noi proposta (da cui è uscito Marini).

No, è tutta colpa dei social network, dell’inadeguatezza (Bindi dixit) dei nuovi parlamentari, che non hanno idee, no, loro guardano solo i palmari e si fanno dare la linea da generici elettori scatenati.
Ora, se c’è qualcosa di palmare, è la falsità di queste posizioni e l’incredibile scarica barile (punto it) che il Pd sta facendo verso i suoi stessi elettori. Lo stesso faranno tra qualche ora per il governo Pd-Pdl: diranno che quelli che non sono d’accordo stanno sulla rete e non vogliono il bene del Paese.
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Quella che non si vede è una via d'uscita in un partito in cui i dimissionari ancora parlano e, pervicacemente ma con inossidabile coerenza, ancora sbagliano dichiarazioni, in un partito in cui si stagliano lunghe lugubri e vecchie ombre là in fondo, e in cui i giovani, di età o di ribalta, paiono già lanciati su binari sostanzialmente divergenti.
Civati, Orfini, Renzi, Barca... tanto per fare dei nomi, quali sono i punti in comune? Ce ne sono? C'è una qualche misera garanzia che l'anima del partito possa ricompattarsi attorno a un nome unico o a un paniere d'idee condiviso?
Francamente, da qui, da uno del popolo della rete, sembra proprio di no.

18 aprile 2013

Il problema non è Marini

Caro (*) Bersani, il problema non è Marini, francamente.
E anche la gogna mediatica a cui hai fatto sottoporre quest'uomo ce l'hai sulla coscienza tu.
Il problema risiede nel con chi hai concordato questa candidatura, chi hai abbracciato in Parlamento e cosa hai contrattato in cambio, per venderti così.
Il problema non è Marini, che sarebbe un Capo dello Stato possibile, più che dignitoso, forse non il migliore, ma accettabile a senz'altro super partes più di altri. Ammettendo anche, che dall'inciucio fosse venuto fuori il nome di un Sandro Pertini redivivo, non sarebbe stata una buona cosa per i modi con cui hai portato avanti questa scelta in aperto spregio al tuo elettorato e a molti (troppi) dei tuoi parlamentari.
Se, per assurdo, il nome di Marini fosse uscito dalle quirinarie del M5s sarebbe andato bene, lo capisci questo?
Hai rincorso Grillo per mesi, strusciando e inginocchiandoti al cospetto anche di persone il cui valore è tutto da dimostrare, quando nessuno te lo chiedeva. Sei andato a prenderti dei sonori schiaffoni, peraltro dichiarati e prevedibili, mollati dal buon Grillo e quando questi, nell'unico momento di apertura vera, ti offre lo spiraglio per una carezza (e che carezza, Rodotà mica Casaleggio!) tu ti volti dall'altra parte?
Tutto ciò va oltre la mia possibilità di comprendere e, temo, oltre quella di molti.
E su twitter che ci stai a fare? L'hai preso per fare il figo l'account? E il tuo staff che fa? Non lavora? Non si abbassa a dedicare mezz'ora per tirarti giù una rassegna di tweet della serata di ieri prima che tu ti possa imbarcare su una rotta fatale e senza ritorno?
Leggilo il tuitter, o comunque ascolta gli umori della gente, bastava aprire la porta del teatro Capranica se ti trovi meglio con il metodo tradizionale.
Civati, la Serracchiani, Serra... ti sembrano voci che puoi permetterti d'ignorare così?
Avresti evitato almeno questa figura di.
Sì, perché, mi sa, che non son finite.

(*) Bene o male mi sei costato due eurini più di tutti gli altri.

(nella foto Franco Marini in "Una pallottola spuntata")

26 febbraio 2013

È l'ora di andare


Bersani, vai
Contribuisco al riempimento delle fosse con un po’ del mio senno di poi convinto che si possa arrivare tardi, che è sempre meglio che arrivare fuori tempo massimo.
Davvero, Bersani, vai.
Non ce l’hai un’alternativa.
Prendi le tue carabattole, saluta e sparisci. È tutto.
Io mi sono tappato non solo il naso, ma tutto l’otorinolaringoiame del caso pur di votarti. Ti ho votato alla primarie, primo e secondo turno. E ti ho dato 2 euri.
La delusione di rivedere la Bindi in carreggiata (nome esemplare ma non sola, purtroppo) mi ha fatto immediatamente pentire di non aver sostenuto Renzi.
Il cambiamento promesso e sbandierato non si è visto proprio.
I tuoi interventi televisivi soporiferi hanno fatto il resto.
Ti sei addormentato in campagna elettorale e hai russato proprio a dispetto dei segnali inquietanti che arrivavano.
Certo il vantaggio era tale che hai pensato di potertelo permettere senza considerare la caimanità di Tu Sai Chi e dei suoi scherani.
Non hai vinto, come ripeti nel tuo mantra desolante di auto convincimento. Non hai nemmeno perso, no, hai straperso. Devi solo andare.
E non ti siano di giustificazione una legge elettorale che avete infamato per anni senza però porvi rimedio né, tantomeno, il potere mediatico della controparte, avete avuto tutti gli spazi richiesti, pure troppi, né Ingroia porello.
Esci a testa alta (ok, “alta” è un parolone) e vai.
Se cerchi d’avvicinarti a Grillo dimostri proprio di non avere capito nulla, ma nulla, e allora probabilmente ti meriti che te le fracassino proprio quelle ossa invece di rompertele e basta. Vuoi governare con Tu sai Chi, accomodati nuovo D’alema, fai pure, completa l'opera e manda tutto a puttane.
Oltre al fallimento dovrai prenderti carico pure dell’odio dei tuoi.
Dopo questa mazzata il PD è in fin di vita, prendine atto prima possibile, subito, non puoi non vedere i nuvoloni all’orizzonte. Vai, e forse resterà qualcosa di quel partito a cui hai voluto tanto bene da non imbrattare con il tuo nome (grazie), ma se solo la tua vanità (non certo la ragione) e la tua faccia tosta ti porteranno ad accettare il mandato scellerato che Napolitano magari vorrà darti, ecco, allora poi non venire a cercare noi, te la sei proprio cercata.
Te la ricordi la prima cosa che avresti dovuto varare da capo del governo? Sì, è la legge sul conflitto d’interessi, ce l’hai promesso (ah già le promesse), pensi di farla con il consenso di Berlusconi al Senato?
No, non la farai, e non puoi venir meno al tuo primo proposito, lo capisci almeno questo? È semplice. Bersani, vai.
Ogni altra tua mossa diversa dallo sparire mi farà solo pentire di non avere, già da questo giro, votato Grillo. E alla fin fine, non sarà nemmeno un male.


22 febbraio 2013

Ammazza che notizia!

Riceviamo e pubblichiamo un pezzo di Urlo.
(edit 25/2 - la soluzione)

Domenica notte, dopo la strepitosa vittoria della Fiorellona sull’Inter, AL FAN, Ora più famoso (causa la scomparsa, orson tre dì, del Ciuffi) e Presidente di un quasi saCRO SETTOre della Fiesole, accadde di ascoltare una persona dell’entourage viola. È successo in una pizzeria, dove il nostro fan viola, erano circa le una, unico cliente vista l’ora, aveva cenato e, doVENDO LAvarsi le mani, era entrato nella toilette. Mentre ne stava uscendo, intravide non visto, E.M. un ben conosciuto componente dell’organigramma viola, accompagnato da altra persona. Il proprietario del locale salutò calorosamente il famoso cliente che gli presentò l’amico dicendo “este es mi amigo RaMON TIago, grande procuratore di tanti calciatori delle cantere basche”. Il nostro nascosTOSI dietro la porta socchiusa, curioso, sperò di scoprire qualche segreta novità sul mercato viola; cosa che infatti avvenne. Mentre gustavano le pizze che avevano ordinato, i due intavolarono sommessamente un pourparler, il contenuto del quale si può così riassumere: la Società ha già opzionato diciannove giovani giocatori ed a giugno con la ratifiCA S'INIzierà a valutarne il loro valore, per vedere se tutti mantengono le promesse fino ad ora fatte, anche perché, più spesso che si creda, l’aMARO NIdifica nei giovani spinto daI DEMoni. Per farla breve: alla fine della cena E.M. pagò il conto ed i due uscirono allontanandosi, e, con una canzone di GaBER, S'ANImarono cantando nella notte. Il nostro, FINIto di star sugli accesi carBONI NOn mette tempo in mezzo e tonFA VIA; rientrato a casa pensa alla BANDA NAzionale che fra un anno, per lo scudetto, suonerà l’inno della Viola e felice si fa sul GRILL Otto salsicce di suino che, come dicono i romani, fan ben AR CORE ed infine chiude con un BONDI' Motta.

Dal nostro agente ALLA Mano (che disseMELO NIcchiando il 21 febbraio 2013).

p.s. Quando arriveranno, i nuovi candidati al gioco cadranno nelle grinfie DI PIE TROiette dai capelli BIONDI.
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Il tema sono le elezioni 2013 e i riferimenti (sostanzialmente nomi) sono celati nel testo, potete provare a scovarli in una sorta di Dov'è Wally, come aspettare la soluzione lunedì, sempre che io non abbia già restituito la cittadinanza allo Stato e non sia fuggito nelle Ardenne. O nelle Asturie.

14 febbraio 2013

Chi non è assuefatto scagli la prima pietra

Una lettera del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, da leggere. E rileggere. E poi leggere un'altra volta ancora.

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.
Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore.

In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera.
Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.
(Giusi Nicolini)

3 dicembre 2012

It's (not) the time to make a change

No, dico a Bersani.
Il difficile viene #Adesso, per dirla con il tuittero Renzi.
Il bello di queste primarie è che non dobbiamo aspettare le politiche per mettere alla prova chi si è guadagnato i nostri voti o la nostra fiducia.
In questi mesi che ci dividono dalle elezioni, quelle vere, Bersani dovrà riguadagnarsi tutti i voti conquistati alle primarie e accaparrarsene di nuovi, e lo farà, se lo farà, dando la stura al cambiamento.
L'ha sbandierato e l'ha cavalcato il cambiamento, bravo ci abbiamo creduto, adesso dimostraci che non ci abbiamo la faccia di velluto.
Il cambiamento preso ad esempio, quello per cui il candidato premier del PD ha scomodato nientepapadimeno che Giovanni XXIII, il cambiamento senza spaventare.
All'Italia ci penserai dopo, non mettiamo le macchie davanti ai giaguari, ma alla nomenclatura del PD, mio caro, ci devi pensare da subito, perché il popolo del PD te lo chiede (dove io = popolo del PD).
Fa' che non dobbiamo assistere più a spettacoli penosi come l'intervista a Rosy Bindi d'ieri sera. Mai più.
Renzi ti ha servito un assist su un vassoio d'argento, non sprecarlo calciando a lato.
Credo davvero che tu abbia il coraggio per partire con il piede giusto, altrimenti hai finito, prima di cominciare.
La battaglia di Renzi pur se a volte caciarona, in certi momenti esasperata, vissuta da alcuni come fine a se stessa, quella battaglia, va combattuta con forza e determinazione anche nel rispetto dell'onda renziana.
Non ci spaventeremo, garantito, e il tuo beato Pantheon sarà salvo.
E comunque non ho nulla contro la Bindi e D'Alema. Altrimenti l'userei.


p.s. Un altro posto parapolitico, vabbè, poi tornerà persino la fuffa.

27 novembre 2012

Michele l'intenditore

Mi piace Michele Serra da tempi non sospetti, da molti anni prima, per intendersi, che si adagiasse sulla sua confortevole amaca.
Sono in possesso di Tutti al mare, ad esempio, un libriccino incantevole e curioso che descrive alcuni dei luoghi di villeggiatura più caratteristici (non solo per la paesaggistica) della nostra Italia, luoghi raggiunti e attraversati dal nostro nel percorso di un suo viaggio perimetral-costiero da Ventimiglia a Trieste.
Ritengo che godere di questa megavacanza pagata e in più scriverne, pagato anche per questo, possa essere annoverato tra i lavori più belli del mondo, anche preferibile all'agognato collaudo di materassi di Paolino Paperino.
Per la verità, del diario di viaggio, non mi rammento che pochissimi episodi, anzi forse uno, il fatto che si parlasse di Zanza, una volta arrivati in quel di Rimini. E per chi non sa chi è Zanza e cosa ha rappresentato per noi in quegli anni, beh non si può certo spiegare qui, in poche righe di un post che, oltretutto, parla d'altro.
Il libro mi diede modo di conoscere e apprezzare Michele Serra prima che salisse alla ribalta del grande pubblico come cofondatore di Cuore, il settimanale di resistenza umana.
Adesso mi piace la precisa acutezza di Serra e su Repubblica, quando la compro, L'amaca è il primo pezzo che leggo.
Ecco, tornando a noi e ai temi politici caldi di questi giorni, io ne L'amaca di domenica 25 mi ci sono riconosciuto in toto. Potete leggervela, servono due minuti, ad ogni modo ne seleziono anch'io delle righe.

          Stamattina vado a votare perché votare mi piace moltissimo.

Questo è l'incipit. Bello forte, eh? Non siamo ai livelli di Chiamatemi Ismaele ma, cristoddìo, è un signor incipit.

          ...quando vado al seggio mi torna in mente la vecchia partigiana Carla che al mio debutto da elettore mi disse con gli occhi rossi "sono morti tanti ragazzi, per questo straccio di democrazia, non dimenticartelo mai..."

Anch'io ho avuto la mia partigiana Carla, era mio nonno, era mio zio, era anche il fratello di mia nonna, era mia cugina. Gente dalle mani screpolate che odoravano di terra, gente che si è fatta il mazzo per campare, per mantenere la testa alta, per lasciare ai propri figli qualcosa di più del niente che aveva. Gente coi fratelli morti in guerra. Gente che sarebbe andata a votare camminando sulle mani.
E quindi, ci vado a votare, perché in fondo mi piace e perché ho rispetto della mia gente e di ciò che mi ha trasmesso.

         Alla fine, dopo dubbi e rovelli infiniti, voterò Bersani perché sono, senza possibilità di redenzione, il tipico banale di sinistra.

Fa outing Michele, non ci dice che mangia i bambini ma poco ci manca, non è redimibile nella sua banalità, nella sua pacatezza, nella sua educazione.
Se non ce l'avete avuta una partigiana Carla tutta per voi, probabile che tutto questo vi appaia melenso, e facilmente un po' fuori luogo, così, appena a valle dei Lusi, dei Fiorito o dei Maruccio, e sì, diventano comprensibili pure lo scetticismo e la nausea senza la Carla o chi per lei.
Alla fine, dopo dubbi e rovelli infiniti, ho votato Bersani perché sono, senza possibilità di redenzione, il tipico banale di sinistra che legge pure L'Amaca.


p.s. Ho votato prima della lettura del pezzo.

19 novembre 2012

La Befana vien di notte

Solo che non ci volevo andare a letto, tutto qui.
Avevo chiesto le mie costruzioni alla Befana, ci contavo, e volevo entrarne in possesso per giocarci prima possibile.
- Non puoi aspettare la Befana.
- E perché?
- Perché passerà molto tardi, devi dormire.
- Non è vero!
Mia mamma cercava di convincermi, ma sapevo esattamente ciò che volevo.
- E poi è brutta e vecchia, ti farebbe paura.
- Non è vero!
Sarà stata pure brutta e vecchia, ma portava le mie costruzioni e il suo aspetto fisico poco avrebbe significato.
- Ma se vede la luce accesa non si ferma.
- Non è vero!
Volevo le mie cavolo di costruzioni, erano giorni che aspettavo e non ce la facevo più.
Mia mamma sospirò, non avrebbe voluto giocare sporco, ma la mia cocciutaggine non le dava scelta.
- Va bene - disse - però...
Sbarrai gli occhi, incredulo per quella che sembrava una vittoria.
- Però devi sapere che, a Roma, un bambino che voleva aspettare la Befana è stato portato in prigione.
Perfida.
Non ci avrei creduto se solo fosse stato "un bambino che voleva aspettare la Befana è stato portato in prigione", non avrei esitato a spararle in faccia l'ennesimo "Non è vero".
E invece era vero, doveva per forza essere vero, con quella precisazione logistica "a Roma" che conferiva all'episodio tutta l'autenticità necessaria.
"A Roma", "a Roma", per forza che era vero, me lo vedevo il bambino, a Roma. Nonostante non avessi nemmeno una vaga idea di come fosse Roma l'avevo sentito che esisteva, e allora pure l'ostinato bambino appostato in attesa della Befana doveva essere semplicemente reale.
Filai a letto sconfitto, rassegnato ad assemblare i miei mattoncini Plastic City (*)  solo il mattino seguente.
Una bugia circostanziata è una verità assolutamente credibile.
Lo sapeva la mia mamma e lo sa bene qualche politico (leggi Renzi). E lo sai bene anche tu che, dopo una birra fuori, dici a tua moglie "sono stato a bere una birra" ma dopo una serata passata con chissà chi ti premuri di informarla così: "Sono stato a bere una birra allo Scott Duff con il Fuffa, Trippella e Zazzà. Sai Zazzà, quello che ho conosciuto in palestra che fa l'avvocato e ha due figlie, una bionda di 9 anni in quarta elementare che è la più brava della classe e una piccolina, tre anni, intollerante ai latticini, che va alla materna dalle suore, una teppistella che te la raccomando tutta..."
Ed è la perla "intolleranete ai latticini" che ti salverà il culo.

(*) Perché questo sarebbe arrivato, mica roba Lego, sgrunt!

p.s. the Befan comes by night with the shoes not all right.

10 novembre 2012

Destra Sinistra Allegria Macarena

Essere di sinistra è per connotazione naturale essere contro.
Anche a livello di mano/piede di prioritario uso, chi preferisce servirsi dei suoi arti mancini sta nella minoranza, in un'elite, peraltro, di cui si dice un gran bene a livello intellettivo, per esempio, o anche sportivo.
E non vi ammorberò con le gesta di Leonardo da Vinci, di Gigi Riva o di John McEnroe.
Anche a livello di pensiero, essere di sinistra è sempre stato un po' contro, per quanto il significato del concetto sia molto discusso è discutibile negli ultimi anni. E Rokko Smithersons l'aveva ampiamente preconizzato.
Ad ogni buon conto, a sinistra si è alternativi per storia, alla DC, alla destra, a Berlusconi.
Ma quando l’alternativa cessa di essere il frutto di un'ispirazione alta da opporre alla stupidità, alla grettezza e alla prepotenza, quando l'alternativa diventa un dogma, una sorta di autoimposizione, un pensiero di cui si è quasi schiavi, in quel momento a sinistra ci si perde.
Quando c'è qualcosa di chiaro e definito cui opporsi la sinistra si oppone, come da suo DNA; anche se non sempre con la stessa efficacia, ma è in grado di fare da contrappeso. Quando il nemico sfuma, però, disperso nel nebbione, quando a sinistra ci si trova improvvisamente a fare l'andatura in quel gruppo che per anni ci ha visto inseguire, quando la stessa ragion d'essere dell'alternativa non è sul campo di battaglia la sinistra riesce, con un'evoluzione acrobatica, a restare alternativa, nella peggior deriva che il termine incarna: alternativa a se stessa.
Per l'uomo che si crogiola nell'illusione della minoranza che ha ragione, un fenomeno è carino, perseguibile, amabile e esemplare solo se appartiene a pochi, ma quando l'apprezzamento di molti (di troppi) lo massifica, perde d'un colpo rilevanza e nasce l'esigenza di un'ulteriore è più potente alternativa.
Finché non riusciremo a comprendere che c’è una stategia da applicare per rincorrere e inseguire e un’altra molto differente per guidare, non andremo da nessuna parte.
La parabola bertinottiana, in tal senso, è illuminante.
La sinistra è snob, irrimediabilmente.
Tutta 'sta pappardella fuori dai canoni Lineari di fuffa e brevità, per dire che sul Ground Zero della destra politica italiana di questo periodo svetta una sinistra apparentemente forte. C'è un collaudato Bersani, che però è un po' troppo classico diciamolo, fin troppo moderato e carino, ma potrebbe bastare. Eppure no, comincia a piacere a troppi e allora si punta Vendola, che è più nuovo, sarà più puro, di sicuro è più alternativo.
Ma la strada è ancora lunga perché all'orizzonte spunta Laura Puppato, massimo rispetto, bravissima persona, ma chi se la cagava fino a due mesi fa? Dove stava? Però adesso c'è, ha tutto il diritto per esserci, poi è donna, è intelligente, ed è di nicchia! E allora tutti a guardare verso la Puppato. Peccarità, va bene, che non va bene?
Finché arriverà l'ennesimo signor nessuno che farà capolino dall'angolo sinistro e, basterà che alzi la mano, sarà investito come fresca alternativa alla Puppato.
Alternativi a noi stessi. Hasta la muerte.

6 novembre 2012

Facciamo finta che me piace Re'

Sì, facciamo finta che mi piaccia Renzi, e vediamo cosa ne viene fuori.
Facciamo che tra gli oppositori i posti eran finiti e mi son seduto dalla parte dei fan di Matteino.
Intanto sono cresciuto in una famiglia contadino/operaio/partigiana delle campagne fiorentine e sono di sinistra, forse crescendo a Latina sarei stato di destra e crescendo a Mimongo un carciofo, ma tant'è, sono di sinistra e andrò a votare alle primarie di coalizione. E verserò il mio obolo, 1 o 2 euri che siano, nella speranza che non se l'inguatti qualcuno.
Alle primarie NON voterò Renzi. Però, però...
Devo confessare che Renzi esercita su di me un certo fascino e vorrei qui immedesimarmi in un suo sostenitore convinto affinché qualcuno di voi mi smonti e mi mandi a votare senza tentennamenti.
Una simulazione, io chiudo gli occhi e prendo le parti di Renzi, voi me li aprite.

È una novità. Non che il nuovo sia per forza positivo, ma conoscendo il vecchio - e purtroppo le occasioni non sono mancate ultimamente - conoscendo il vecchio, la novità, certo così negativa non può essere.
Non se la sta cavando male a Firenze, molto attento agli aspetti turistico-culturali della città, disponibile con la gente, presente.
Comunicatore abile e preparato, innovativo, trasparente.
Ha un programma vero, copiato/non copiato, è un programma concreto.
Se gli fai una domanda risponde, non con la fuffa politichese dei D'Alema, dei Fini, delle Bindi ma con argomentazioni comprensibili e senza giri di parole (ok, qui fate un po' finta anche voi).
Ha quella patina di arrogante autorità necessaria, non tanto per vincere le primarie del centrosinistra, ma per eventualmente governare dopo.
Non ha paura di raffrontarsi dialetticamente con nessuno.
Dobbiamo confrontarlo con quello che c'è in giro, non bisogna fare l'errore di pensare che si possa poi eleggere Berlinguer, el Che o Jim Morrison, chessò.
Perderà? Non vuole altri incarichi, non vuole premi di consolazione. Vi sembra poco?
Tifa Fiorentina.


Facciamo finta che... i giovani abbian sempre un'occasione - (Ombretta Colli)

p.s. sarei andato a votare alle primarie pure se ero(*) un carciofo.

(*) Aut. Min. Conc.

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