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10 gennaio 2019

Essere Gesù oggi

In fondo cosa sono duemila anni nella storia dell'uomo passata e futura? Un intervallo di tempo trascurabile.
Ergo Gesù poteva sì (scegliere di) nascere, com'è stato, nell'anno 753 ab Urbe condita o, se preferite, nell'anno zero, ma è un caso.
Poteva benissimo scendere sulla terra nel 2000, magari sempre a Natale.
Nonostante i due millenni di differenza non avrebbe nemmeno dovuto cambiare mestiere, falegnami e predicatori ce ne sono ancora un bel po' in giro.
Magari faceva pure l'artigiano della qualità.
E poi poteva nascere in Italia - non c'è il Papa in definitiva? - che ne so, invece che in Palestina a Palestrina, vatti a fidare del T9!
Ve l'immaginate alle prese con whatsapp?
- Ecco qua, gruppo creato, i dodici, ora ci metto una bella immagine di un'apericena, magari l'ultima e poi è fatta. Giuda ha abbandonato il gruppo, boia di già?
Oppure alla falegnameria... Senti ragazzo non ti possiamo pagare più in contanti ti devi aprire un conto corrente. Sai ganzo il conto corrente di Gesù a zero spese, in fondo l'è un po' il tipo da conto arancio.
E l'agenzia delle entrate? Mica si riguardano quelli, un codice fiscale glielo affibbiano di sicuro: DNZGSE00T25G274S.
E avrebbe un'auto o magari una moto, io lo vedrei bene su una Renault 4 o su un Cagiva mentre arringa le folle in derapata. Ma forse anche scarrozzato su un NCC dai vetri oscurati.
E che miracoli potrebbe fare per far aprire quattro nuovi blog/vangelo?
Potrebbe trasformare l'acqua in spritz, rendere stabile windows, saltare la file per comprare il nuovo iPhone o trovare parcheggio a Roma.
State certi che il Ministro dell'Interno lo metterà dentro per vagabondaggio, ve lo vedete che chiede al popolo se vuole liberare Gesù o Amanda Knox?
Quella è già fuori, gli urleranno.
Vabbè allora teniamo dentro lui... la storia non si stanca mai di ripetersi.

30 dicembre 2015

Pelucchi ve odio


Avete presente il vostro bellissimo maglione quando a un certo punto gliela dà su e si riempie di pelucchi? Non vi fa sbroccare?
Ora, a parte quelli di voi che vestono Brunello Cucinelli (*), immagino che non spendiate sempre i cento euri per un golf, ma questo è un difetto grave che andrebbe saputo andrebbe.
Se il maglione è usa (una decina di volte) e getta, può anche andare bene, ma quando inizia a spelucchiare e ancora non l’ho ammortizzato a me mi manda in bestia.
E sì che ce l’ho il levapelucchi, penso di avere comprato il prototipo dei levapelucchi, l'ho preso quando ancora si chiamava removet vegrandis pilis, ma dire che il suo lavoro mi soddisfa è una bugia.
E un maglione coi pelucchi, sia chiaro, è immettibile.
Vorrei avere la competenza tessile di capire al tatto quando un maglione farà i pelucchi così da evitarne l’acquisto, ma non ce l’ho mica e vado un po’ così.
E non è una questione di tempo, badate bene, ho maglioni di dieci anni vecchi che viaggiano è un piacere, senza un pelucco che è uno.

(*) Se passate dal Trasimeno andateci a visitare quella piccola perla che è Solomeo… e non dimenticate il teatro.

5 novembre 2014

Mobili d'autore

Dante Alighieri è la cassapanca con il corredo, con le lenzuola di cotone grezzo cifrate e le federe ricamate con le rose.

Charles Bukowski è il mobiletto bar giradischi basso impiallacciato in noce lucido. Ti fornisce la più fastidiosa musica del locale, graffiata e stridente, e tutti gli strumenti per poterla dimenticare in fretta.

Andrea Camilleri è un letto sfatto, la mattina dopo una notte di sesso e di sonno. Un'arruffio apparentemente incomprensibile e poco desiderabile di lenzuola e odori, un centrifugato di vita per il quale si può morire d'invidia.

Raymond Carver è un'expedit, l'arte nella sua forma più raffinata ed essenziale, elaborata meticolosamente fino all'eccesso, tanto da risultare semplice, pura.

Agatha Christie è uno scrittoio con la ribalta che non finiresti mai di esplorare. Con dentro tutta una serie di cassettini chiusi a chiave.

Don DeLillo è una vetrina di arte povera profumata di cera che mostra il servito di calici decorati in oro della nonna accanto ai bicchieri griffati CocaCola e alle salsiere di Richard-Ginori.

Charles Dickens è la poltrona Frau, quella rossa, dalle linee inconfondibili e simmetriche. È qualcosa che tutti vorrebbero essere e qualcosa che tutti vorrebbero avere. Punto di arrivo e di partenza di ogni stupida cosa.

Roddy Doyle è il mettitutto scalcinato e tarlato schiantato in garage, lo sai che quando ti deciderai a lavorarci per bene diventerà il più prezioso di tutti, e allora lo tieni lì gelosamente, un po' nascosto, affinché non sia alla portata di tutti.

Umberto Eco è un cassettone barocco, affascinante e rigoglioso ma del quale non comprendi mai fino in fondo il significato. È tanto, è tutto, a volte è anche un filo troppo.

Jonathan Franzen è una madia piena di pane appena sfornato, sembra impossibile che dietro a quelle pagnotte profumate, sublimazione perfetta di odore, sapore e vista ci siano mani che lavorano, faticano e impastano ingredienti che presi singolarmente poi non sono niente.

Ernest Hemingway è il tavolone in massello al centro della sala del castello. Tutti quelli che arrivano lo trovano lì e sembra ci sia da sempre. Nessuno può fingere che non esista ma, soprattutto, nessuno ha la forza o l'ardire di spostarlo di un centimetro.

Nick Hornby è la panca di una birreria artigiana, forse un po' scomoda senza braccioli e senza spalliera ma, cristo, non ti alzeresti mai da lì.

Stephen King è un comodino di apparente e auspicata utilità capace di cullare e vegliare il tuo sonno ma anche di conservare segreti inconfessati e oscuri, laggiù, nell’intimo del terzo cassetto, tra vecchie lettere e regali dimenticati.

Marco Malvaldi è la libreria Billy betulla, viene il momento che per mancanza di soldi o di fantasia ti capita tra le mani e te ne innamori. Poi passa, però restate amici.

Alessandro Manzoni è un armadio a sei ante, ci trovi di tutto dentro, ci trovi la tua storia, la tua geografia, i vestiti che non hai osato buttare e persino quelli che avevi smesso di cercare.

Alice Munro è una toeletta per la zona notte, bianco lucida, leggermente bombata, illuminata da una luce fuoritempo e rilassata. Non ci vuole fretta, lo sgabello è comodo.

Daniel Pennac è il cestone dei giochi di tuo figlio, colorata e indisponente miscellanea dall'improbabile logica spazio-temporale e impossibile da mettere a posto.

Philip Roth è il tuo divano preferito, non quello buono incellofanato sul quale non ti puoi manco sedere, ma quello un po' sdrucito, macchiato, che conserva gelosamente la forma delle tue chiappe e che ha un colore indefinito che non sapresti nemmeno dire.

Jerome D. Salinger  è una sedia a dondolo su una veranda di legno della provincia americana in un'aria di fine serata, davanti a una strada dove sviaggiano i ragazzini, chi rincorso da un cane, chi in bici, chi tirandosi dietro un carretto.

George Simenon è un vecchio baule borchiato ritrovato in soffitta e pieno di tesori. Devi solo aprirlo e ficcarci il tuo curioso naso.

David Foster Wallace è il catologo stesso di Ikea però posseduto carnalmente da un negozio antiquario, sbattuto attraverso Maisons du monde e rifinito in una bottega artigiana di falegnameria di un paese sull'Appennino.

Irvine Welsh è l'armadietto dei medicinali nel bagno. Lo apri sapendo esattamente quali pillole ci troverai dentro, e prenderle non ti aiuterà a stare meglio.

8 maggio 2012

Non ci casco

Ho comprato un nuovo casco, invero un po' da finocchio.
È questo. Si chiama Peace & Love. Ed è... dorato (leggere con inflessione da ciambella alla Homer Simpson).
Non è l'unico accessorio, del quale mi sono dotato ultimamente, che mi sta proiettando agli occhi pubblici - e meno attenti - nell'universo della gaiezza.
Ho un borsello, sì, anche. Ne volevo uno in pelle, ma la donna di casa ha prima messo il veto per poi  regalarmene uno nero, sportivo, ma sempre borsello resta. Non siamo ancora tornati ai drappelli di uomini col borsello degli anni settanta e per portarlo in giro a tracollina ci vuole una discreta personalità.
Poi, vabbè, c'è pure che mi sono messo a cucinare per non perdere di vista l'obiettivo n. 8 della lista 2012 e che ho preso quella mezza scuffia là per Ryan.
Baideuei, tornando al casco, pur avendolo preso a prezzo stracciato da una collega che l'aveva vinto a non so bene che lotteria, ma la cui testa ci sguazzava, ho sganciato della pecunia per averlo e quindi lo devo ammortizzare, o con una caduta - Dio o chi per lui non voglia! - o indossandolo per svariati annetti.
Epperò, epperò c'è un problemino: quando me lo tolgo mi ritrovo la riga di una cucitura tipo impressa a fuoco su tutto l'arco frontale, da tempia a tempia.
Sembra proprio che mi abbiano sottoposto a un'operazione scoperchiandomi il capoccione, modello trapianto di cervello in Gamma. Vi ricordate Gamma? No? Vabbè.
Insomma, immaginatemi in una riunione dove arrivo, magari in giacca e cravatta, con le 64 slide nella USB e la calotta cranica appena rincollata. I partecipanti possono solo sperare che non mi abbiano impiantato il cervello del buon vecchio A.B. Qualcosa.

12 gennaio 2012

Terapia di Groupon

Tu e la tua metà vi siete chiesti perché state insieme, perché vi siete piaciuti?
Forse perché amate entrambi il cinema, il sesso estremo, le passeggiate nel bosco, lo snorkeling e le torte al cioccolato? Ci può stare, infatti, chi si somiglia si piglia.
Oppure perché siete agli antipodi e vi compensate, uno è istintivo e l'altro ragiona, uno mangia la coscia e l'altro il petto, uno ama il calcio e l'altro ama stirare? Ci può stare, infatti, gli opposti si attraggono.
O forse nella vostra storia c'è un giusto mix, un po' vi somigliate e un po' v'incastrate perché diversi. Può essere anche questo.
Io so esattamente perché io e mia moglie siamo fatti l'uno per l'altra: ognuno di noi ha un ruolo preciso. In cucina, a letto, nell'educazione della prole, nella spartizione dei giochi su La Settimana Enigmistica, nell'elaborazione e nell'attuazione dei programmi nel tempo libero.
Quest'attribuzione di mansioni dall'equilibrio jenghiano trova la sua sublimazione in quella mezz'ora quotidiana in cui lei, davanti alla sua posta elettronica, passa in rassegna le offerte dei vari Groupon, Groupalia, Poinx e compagnia cantando.
Lei legge a voce alta, quasi indifferente, ma di fatto propone. Io stronco. Il mio ruolo è quello, è la mia natura direbbe il cazzo di scorpione.
Il nostro rapporto si rinsalda se riusciamo a varare un perfetto mix tra offerte acquistate e bocciate.
Per far ciò serve della classe, non pensiate di agire a cuor leggero, magari distrattamente mentre state affettando le zucchine a julienne o spippolate col telecomando tra Bear Grylls e Gordon Ramsay. Occorre attenzione perché non potete bocciargliele tutte tutte, altrimenti, a un certo punto, lei s'innervosirà e finirà per accettare le prime 3 che gli capitano a tiro, chessò trascinandovi in un trekking di due giorni a Cesano Maderno, in un ristorante macrobiotico sui Monti Erei o portandovi a casa un'iguana verde dell'Amazzonia.
Ed ecco in esclusiva uno stralcio dei dialoghi che potreste ascoltare se solo aveste piazzato delle cimici da noi:
- Apriamo un conto WeBank?
- Conto? Con quali soldi?

- C'è un corso di lingua inglese online, l'inglese of course. Un mese 9 euro.
- A quest'età se non l'abbiamo ancora imparato non l'impariamo più.

- Piacere: Love kit con massaggiatore, manette, gel, palline da geisha e anello.
- Manette? Manette?
- C'è scritto Manette.
- Ah, beh, se c'è scritto. Anche anello poi, anello di che?

- E una poltrona-sacco BigBoy Giant Beanbag a scelta tra 10 colori?
- Uhm, però, solo dieci colori, ne aveva 16 il mio monitor Amstrad del 1985.
- Ma che c'entra?
- Sedici. (faccio sedici con le dita mostrandone prima dieci e poi sei)

- E un orologio con cardiofrequenzimetro?
- Non abbiamo manco il tempo di andarci a correre...

- Menu toscano per due a 35 euro?
- Più 30 alla babysitter, dimmi te dove sta il risparmio?

- 5 cavitazioni?
- Cavitaché?

- Biscottiera La Smilza (vedi foto) a solo 29,90?
- Ma dove la mettiamo?
- Ma è smilza, dice...
- Comunque siamo a dieta, compriamo una biscottiera?

- E abbonamento in palestra 10 ingressi 19 euro?
- Ecco sì, vai in palestra vai.

23 dicembre 2011

Quello era il tempo

Avere avuto sui vent'anni all'inizio degli anni '70, quello era il tempo.
Chiaro che se tieni in considerazione la vecchiaia vorresti essere nato dopo: negli anni '80 magari, nel terzo millennio, oppure domattina. Ma cristallizzato in una bolla atemporale io, potendo, avrei scelto di nascere attorno al 1950.
Ve lo ricordate Mark Spitz, l'uomo che venne sommerso da una pioggia di medaglie d'oro e record del mondo alle Olimpiadi del 1972? Ventidue anni e, subito dopo, ritirato a godersi la vita. Quello era l'uomo.
Un mito. E che baffi! Già, forse sono proprio i baffi che vanno a incarnare il paradigma estetico di quegli anni.
I baffi di Mark Spitz.
I baffi di Freddy Mercury o quelli di Renatino Vallanzasca, i baffi di Andrzej Szarmach o quelli di mio cognato.
Perché al tempo in cui hanno cominciato a crescere i baffi a me, il vento era cambiato e andava di moda la faccia liscia. Quando poi è tornata in auge un po' di peluria in viso eravamo già catapultati negli anni '90 tra barbe incolte e pizzetti a pelo raso. Pure Mark Spitz s'è rasato, per dirne una.
In piscina o in sala da ballo, all'inizio degli anni '70 il baffo imperversava e io sto ancora aspettando che torni a far tendenza.
Che dopo arrivo.
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