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25 giugno 2021

UEFA UEFA ma che scocciatura (*)


Abolita la regola del gol in trasferta che vale doppio.

Finalmente, anche se era tenero mio babbo quando si guardavano le partite di coppa insieme. Quante domande mi avrà fatto su questi strabenedetti gol in trasferta!

Eppure il mercoledì dopo si era daccapo, un po' come quando a me a lavoro tentano di spiegare l'organizzazione a matrice, non ce la posso fare.

All'inizio anch'io avevo confuso - ma avevo 9 anni! - probabilmente perché fu mio padre a spiegarmi quel gol che il Cagliari in Coppa dei Campioni contro l'Atletico Madrid subì a causa di una mezza papera di Albertosi: Vedi erano 2 a 0 e ora sono 2 a 2.

Ma, al di là del fatto che a tutt'oggi la regola è inconcepibile per molti di quei fruitori spot del calcio in tivù, a me un po' dispiace.

C'ero affezionato, ecco, l'avevo accettata per quello che era - una regola - e mi andava bene così.

Non so se è sintomo di anzianità, forse sì, ma tutte queste regole del calcio che cambiano continuamente mi lasciano perplesso.

Il fuorigioco, i falli di mano, la rimessa dal fondo... è tutto così fluido che sempre più spesso rinuncio a capire.

Io mi immagino la Federazione Internazionale degli scacchi, a Reykjavík nel 1972, che si presenta da Fisher e Spassky e dice: Ragazzi, da oggi il cavallo non salta più sopra gli altri pezzi, l'arrocco si fa con l'alfiere e i pedoni non possono più mangiare la Regina (questa è per la superlega).

Sai che pernacchione!

 

(*) Solo i sorcini di Bennato, gli edoardini, leggeranno un'altra cosa.

21 agosto 2013

Vecchi si diventa

T'hai voglia a dire che la vecchiaia è uno stato d'animo, c'è una componente anche fisica, invece, pure se magari non preponderante.
È cosa buona e giusta, alzare l'asticella dell'età che dovrebbe delimitare l'inizio della vecchiaia, in avanti, almeno un anno, un mese o un giorno più avanti rispetto alla nostra di età.
Epperò io volevo individuare un momento più oggettivo che mi facesse accettare l'idea di essere vecchio nel fisico, e questo indipendentemente dalla mente cazzeggiona che ancora potrò avere.
Quanto al lessico, anziano proprio non mi piace, non mi piace essere chiamato dislessico se sono solo zuccone e non mi piace essere chiamato strano se sono cretino. E se avrò in sorte di diventare vecchio (ah perché, non ve l'ho ancora detto, ma per adesso non lo sono, ho superato il test!) così voglio essere chiamato.
Ebbene sarò vecchio quando non riuscirò più a lavarmi la schiena da solo e senza l'ausilio dell'apposita spazzola. Voglio dire che finché le giunture mi permetteranno, entro una soglia di ragionevole sforzo e/o dolore, di raggiungere con le sole mani ogni singolo centimetro di pelle della mia fottuta schiena (da sotto, da sopra, di lato, di destro, di sinistro, ecc.) mi considererò giovane.
Voi pensatela un po' come volete.
E fate il test ora che andate in doccia.

11 febbraio 2013

Trucchi per vincere a Ruzzle

Macché, niente. Nemmeno un trucco, anzi. Delusi?
Davvero, non vi capisco, ma che gusto c'è? Qualcosa, e più di qualcosa mi sfugge.
Voi che giocate a Ruzzle e cercate dei trucchi per vincere facile? Fate tenerezza, e anche un po' schifo, ve lo dico.
Certo, rapportiamo tutto alla valenza che ha, è un gioco che probabile in 6 mesi se lo porterà via il vento anche se, vista l'eco suscitata, ci sta che resti nella storia di genere assieme a Space Invaders a Tetris a Pac-man a Simcity a Doom a Grand Theft Auto a GranPrix o a Minecraft.
Resta il fatto che voi, che utilizzate ruzzle solver o qualsiasi altra contro app che vi permette di ricopiare (perché la vostra abilità sta tutta lì) i vocaboli che vi danno più punti, non avete certo la mia stima.
Si comincia così, si cerca di fregare il prossimo stracciandolo a Ruzzle, per poi passare avanti nelle file e finire a comprare deputati in Parlamento.
Siete gli Armstrong della ricerca parole, siete i Ben Johnson dei miei stivali. E quando in tivù appare il vostro idolo Lance Armstrong (oppure Cipollini o un qualsiasi altro ciclista a vostra scelta che abbia dominato la scena per un anno o due, ma forse anche per una sola corsa o una tappa) non fingete ribrezzo e repulsione, uscite allo scoperto e ditelo ai vostri amici: Io sono come lui, baro per vincere.
Epperò siete pure più coglioni perché niente ve ne viene.
Oltretutto, gli Armstrong, i Contador, i Ben Johnson o chi per essi cercano di farlo in camuffa, invece voi vi si sgama facile. Magari fate due manche regolari dove ci si può anche illudere di battervi, ma poi nella terza e decisiva trovate, come per miracolo, le parole che vi portano a una schiacciante vittoria. Ma non una o due parole, proprio tutte.
Succede così che tu ti ammazzi per trovarne 60 e l'altro con 30 fa il triplo dei tuoi punti.
Che soddisfazione deve essere! Certo avete una classifica da scalare, già, arrivate al primo posto e quando ci siete fate un fischio che veniamo a dirvi bravi.
Alla fine il baro da ruzzle non è un problema, lo eviti e finisce lì. Tanto lui a cercarti non ci viene. Però è la purezza del gioco che si perde, la poesia della sfida che svanisce.
Vuoi mettere com'era mettersi davanti al Sinudyne in bianco e nero e aspettare Lea Pericoli su Tele MonteCarlo per potersi misurare a Paroliamo con il fenomeno di Massa Silvano Rocchi?
Mentre voi, coglioncelli, non potrete mai nemmeno capirla una roba così.

Ah, il mio nome Ruzzle è Hombreweb e le mie statistiche ad oggi dicono ciò:
Livello di abilità 2043
Punteggio più alto del turno 3134
Punteggio più alto della partita 4480
Conteggio di parole più alto 77
Numero di partite 673
Numero di vittorie 421
Numero di sconfitte 252
Numero di pareggi 0
Parola più lunga SETACCIAVI
Parola migliore AVVISTATI (409 punti)

Sono Hombreweb, sono un ruzzleista e non gioco da 3 ore.

24 gennaio 2013

Le regole della casa, sidro o non sidro



Pochi e banali consigli che vi consentiranno: single, di stare meglio con voi stessi; figli, di non far infuriare i vostri vecchi; coinquilini, di mandarvi a fanculo con una frequenza minore e, coppie, di far perdurare l'amore (parole grosse).

1 - La lavastoviglie non raggiunge mai, MAI, lo status di piena. C'è sempre lo spazio per l'inserimento postumo del bicchiere del bicchiere della staffa, della tazza della tisana e della tazzulella del deca serale. Tanto che se Zenone fosse oggi tra noi ci esporrebbe il paradosso di Achille e la lavastoviglie.

2 - Chi usa l'ultimo foglio di carta (igienica o da cucina è isctéss) è tenuto a sostituire il rotolo e, nel caso, a ripristinare la scorta. Dividere l'ultimo strappo a metà, e poi ancora e ancora fino a lasciare a chi segue il famigerato coriandolo è operazione di infima moralità.

3 - I sacchi di raccolta rifiuti dovranno essere chiusi nell'istante stesso in cui si esce per buttarli. Farlo prima porterà fatalmente un familiare (o voi) a scolarsi una lattina ulteriore di birra o ad accartocciare un giornale, scaturendo immediate questioni etiche di smaltimento o improbabili e avvilenti tentativi di riapertura legacci.

4 - Mai buttare il tubetto di dentifricio prima di averlo sostituito con il nuovo. Il tubetto assume una connotazione similare, seppure di segno opposto, al casus lavastoviglie. Se essa non è mai piena, esso non è mai vuoto. Una punta di materia, strizza strizza, ce la potete tirar fuori per mesi a venire.

5 - Mai buttare a lavare gli asciugamani prima di averli sostituiti con quelli puliti. Sempre che non abbiate installato in bagno il vortice spara aria calda fregato all'autogrill, quantunque scomodo per il bidet.

6 - Asciugare lo spazzolino da denti dopo l'uso, il manico proprio, prima di riporlo al suo posto. Metterlo nel bicchiere sgocciolante creerà un ristagno di acqua e il proliferare nella stessa d'una colonia di germi. E non è quella l'acqua di colonia.

7 - Evitare di fare una palla del vostro pigiama e metterlo via così, seppur nei vostri spazi. Abbiate rispetto per il voi che dovrà reindossarlo una manciata d'ore dopo.

8 - Tenere pulito il piano dei fornelli. Se necessario lustrarlo ogni sera e averne estrema cura anche quando cucinate. L'igiene del piano cucina è lo specchio di come siete davvero. Ricordàtelo, i vostri ospiti (anche quelli inattesi) lo sanno e potranno giudicarvi su questo.

9 - Non sbattere la porta del frigo. Si consiglia accompagnarne la chiusura sempre come se fossero le 4 di notte e foste scesi dal letto per finire il tiramisù.

10 - Mai scrivere un decalogo di regole per la casa.

2 gennaio 2013

Obiettivi 2012 - consuntivo

E così questa specie di PAC-MAN per discromatopsici sintetizza il mio 2012. Ho messo un grafico, per quanto insulso, perché dice che i grafici tirano. Mah.
Vediamo il dettaglio:

1 - Arrivare al 2013 - e questo l'ho preso: vivo alla meta.

2 - Leggere almeno 24 libri - preso, anche se faticando (seguirà post).

3 - Finire la 1a stesura del "raccontone" - fallito, alla grande. Ho scritto un capitolo, faccio caà.

4 - Trombare la Cucinotta - fallito, però ho gettato le basi, la seguo su twitter e le ho mandato il link a un mio certo post (se mi dovessero arrestare per stalking spero solo non mi diano i domiciliari dalla Santanchè)

5 - Ampliare la casa di 1 vano - fatto. Mi ha ridotto sul lastrico, però fatto.

6 - Giocare almeno 48 ore di tennis - alla stragrande, obiettivo più che doppiato sulla scia dell'entusiasmo scaturito da Open e non solo.

7 - Uscire almeno 12 volte con gli amici - preso per un pelo, con la dozzina raggiunta appena prima di Natale.

8 - Cucinare almeno 24 nuove ricette - preso, anche se molto impegnativo. È l'obiettivo che mi ha dato più soddisfazione dell'anno. Mi prendo il merito dell'idea. È stato apprezzato da dolcemetà, figli, amici, parenti... insomma mangiare garba sempre. (magari seguirà un post sull'argomento)

9 - Scrivere almeno 120 nuovi post sul blog - preso, nonostante nuove energie disperse in giro su altri asocial network.

10 - Dire almeno 12 volte "ti amo" in giorni diversi, la donna va bene anche la stessa - preso.

11 - Riuscire a vedere sulla bilancia almeno una volta i 79,9 e chiudere l'anno max a 82 kg - preso, ma che stress immondo: chiudo a 81,8.


9 su 11 è un bel risultato, il migliore degli ultimi anni; mi ha stimolato senz'altro il fatto di averli resi pubblici, venire qui a raccontare il fallimento non era proprio la mia massima aspirazione.
Ho intenzione di ripetere la cosa anche per il 2013, ma mi prenderò gennaio per pensare alla scelta degli obiettivi. Una linea per quest'anno che punterà alla qualità piuttosto che alla quantità.
E l'undicesimo, quello che spariglia, ce l'ho già in testa: Zero multe!

1 novembre 2012

Voti di corridoio


Le elezioni politiche si avvicinano a grandi passi e, nonostante la disaffezione conclamata del popolo votante verso la politica e chi la incarna in questo frangente storico, nessuno c'impedirà di tornare alle urne nel 2013.
La legge elettorale ha quasi 7 anni, s'è capito subito ch'era penosa e sono già 6 anni e mezzo che colui che la scrisse, che per rispetto di tutti eviterò di nominare, l'ha definita una porcata.
Da allora tutti (TUTTI) a infamarla e a moralmente rigettarla. Il porcellum qui, il porcellum là, non si può votare col porcellum e non si può rivotare col porcellum.
Ma proprio tutti eh, un rifiuto bipartisan, tripartisan e tutte le partisan che riuscite a immaginare.
Ricapitolando, 6 anni e mezzo che si pensa di cambiarla, tra sei mesi si vota e ancora non siamo a nulla.
Oltretutto, e qui siamo alla fantascienza pura che tra un poco ci compra la Disney pure a noi, chi è in bazzica a riscriverla? Il solito di prima. Giuro. Ma non ci credo. Nanni Loy esci fuori!
Siamo alle porte coi sassi e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel della legge elettorale. Pure la famigerata ripresa rischia davvero di arrivare prima della legge elettorale nuova.
E affidare la riscrittura della legge elettorale al solito leghista lì sarebbe un po' come affidarsi per l'uscita della crisi alla Lehman Brothers.
Non so quanti di voi abbiano avuto la fortuna di percorrere il camminamento del Corridoio Vasariano agli Uffizi di Firenze, o quanti comunque l'abbiano potuto ammirare anche da fuori. Beh, sappiate che per realizzarlo, il Corridoio Vasariano non un capanno degli attrezzi in mezzo a un campo, ci son voluti ben cinque mesi.
Cinque lunghissimi mesi.
Qualcuno si può mettere giù di buzzo buono e imbrattare 'ste due carte prima del voto? Alle brutte può bastare anche un copia incolla dalla legge di uno Stato estero qualsiasi, difficile pescare peggio.
Con un Trova Sostituisci "Stato estero qualsiasi" con "Italia" ve la dovreste cavare.
Non vi si chiede di replicare un'opera grandiosa come il Vasariano, anche perché capaci che poi la tirate su a cazzo giusto per poterla condonare subito dopo, ma di scrivere un testo decente, quello che un liceale potrebbe elaborare in una mattinata durante un compito in classe, gratis.
E rispetto al Vasari vi avanza pure un mese.

9 ottobre 2012

Panda gialla - per PS3

Finalmente la Sony colma il gap accumulato con Nintendo e Microsoft e lancia il più popolare gioco d'avvistamento anche sulla PS3 che va ad affiancarsi alle uscite estive per Wii e XBox.
Panda gialla è un arcade di ultima generazione che causa dipendenza, per questo la casa produttrice ne raccomanda una fruizione controllata, specie ai più grandi.
Funziona così, prendete la vostra consolle, staccate tutti i fili, ficcatela in un cassetto e uscite. Meglio se con un amico, la fidanzata, la famiglia, un figlio o anche un collega. Certo, si può giocare anche da soli, ma alla fine continuare a battere il proprio record può diventare noioso.
Dunque, si diceva, siete a passeggio, oppure viaggiate in auto, in bus o in bici con il vostro amico e parlate del più e del meno fino a che uno dei due, a seguito dell'avvistamento di una Panda zafferana, dal nulla, urla "Panda gialla" e tocca l'altro, come quando da ragazzi ci si passava una suora o una prinz verde.
Ma iella non ne gira, tranquilli, si tocca solo per confermare il punto, perché di questo si tratta: l'avvistatore sale a 1 e l'altro resta al palo. E poi continuate la vostra attività primaria, tipo vi pigliate il caffè, parlate dell'ennesimo rigore dubbio concesso alla Juve, v'incazzate coll'assessore di turno che s'è fregato il tesoretto, vi sedete in piazza a leccare un gelato e tutto ha un'apparenza di normalità. Ma in background gira il software di Panda gialla che sì, occuperà poco più d'uno sputo della vostra memoria, ma non crasha mai. E quando l'alone meccanico e giallognolo comparirà da uno stop o da una curva il vostro urlo sarà pronto a squarciare il cielo come un lampo "Panda gialla", cazzo, e 1 a 1.
Tutto questo va avanti in una sessione che termina solo quando vi separate dal vostro compagno di gioco. Se ello insisterà per trascorrere altro tempo con voi, non illudetevi che si sia innamorato, sta solo in svantaggio a Panda gialla e imbastisce un misero tentativo di recupero.
E anche in famiglia mia son lontani i tempi di Schiaccia il Sofficino (se dio, o chi per lui, vuole).
E un'ultima cosa... Marchionne? 'Scolta, che tanto s'è capito che tu vuoi portare tutta la baracca oltreoceano, non fare i' furbo, almeno la Panda, almeno quella gialla, lasciala in Italia.

11 settembre 2012

Apple figlio d'Apollo

Apple prenota lo special event con un discreto anticipo, e poi non si sa bene che esce fuori. Sarà iPhone5 o iPad4?
Diciamolo, con 'sti numeri ormai siamo arrivati ai livelli di Rambo e Rocky! Saranno cazzotti o smitragliate?
Stallone puntualmente metteva in cantiere la pellicola, la girava, un +1 al titolo e via andare.
Grande delusione l'evento scorso quando, al posto dell'iPhone5, quelli di Cupertino hanno rifilato ai fan sbrodolanti un iPhone4s. Manco a Sly gli era mai venuto in mente di buttare in pasto al suo pubblico un Rocky3 Special.
Vi ricordate l'epica sfida con Apollo Creed, mi son sempre chiesto ma perché Rocky s'è dovuto fare tutta la trafila con Rocky 2, poi il 3 ecc. mentre Creed ha fatto direttamente Apollo 13?
Dopo questa mi metto in punizione e in ginocchio sui ceci per 33 minuti.
Eccomi, sono tornato.
Proseguendo, mentre i primi film erano innovativi, arditi, appassionanti, poi l'interesse è andato scemando, anzi, a dirla tutta, hanno pure un po' rotto.
La regola che se ne trae è che quando il numero si fa troppo alto il prodotto non va più e diventa magari oggetto per il pubblico ludibrio.
Conviene quindi cambiare film (o nome al dispositivo) e così arrivano i Mercenari, che comunque stanno già al 2 (mi sono perso qualcosa, ma forse no).
La vera sorpresa per domani, e cosa non impossibile per Apple, sarebbe se ci scodellassero uno Steve Jobs 2.0.

10 maggio 2012

Un carciofo ci salverà

Per anni, dall'adolescenza in poi, bene o male da quando ho imparato a riconoscere lo stress, l'ho accumulato. Cose da fare, da pensare, da mettere in fila nella gestione della vita in un trend esponenziale di preoccupazioni.
Scuola, militare, relazioni, lavoro, matrimonio, figli, separazione, tutto contribuiva all'innalzamento progressivo dell'asticella dello stress scaraventandola ad anniluce di distanza dai pomeriggi infantili trascorsi giocando a macchinine.
Non c'era verso di azzerarlo il To Do mentale, per una voce che spuntavi altre se ne aggiungevano a formare un conglomerato d'impegni all'apparenza inattaccabile. Il carciofo e le sue foglie.
Me l'ha spiegato una tizia (*), un giorno, che l'unico modo per affrontarle e vincerle, le cose da fare, consisteva nell'adottare l'attacco a foglia di carciofo.
Hai mangiato un carciofo in pinzimonio? Stacchi una foglia, poi un'altra e via così. E quando mangi le prime 5 o 6 il volume del carciofo appare intatto, non sembra che l'ortaggio ne risenta.
Con le prime voci del To Do che porti a compimento è lo stesso, non ti danno tutta quella soddisfazione perché tante ne restano da sminestrare, e il fardello di preoccupazioni non sembra sgonfiarsi.
Basta continuare, però, tirare avanti con una manciata di fiducia, e i risultati arrivano. Tirando via altre foglie inizi a ridurre l'ammasso, poi sempre più veloce, in quattro e quattr'otto eccoti al nucleo, ogni altra foglia che strappi infligge un colpo ferale alla tua vecchia lista ansiogena.
E quando arrivi al cuore del carciofo è fatta, è la parte migliore e te la puoi gustare in santa pace: il To Do è defunto sotto una sfilza di spunte.
In alcune fasi della vita, tipo questa per me, il cacchio di carciofo, però, sembra addirittura che si rafforzi, oltre la sua naturale forma e dimensione, con un germogliare di foglie all'esterno in una difesa strenua del nucleo e in ostacolo alla tua serenità. Foglie anche spinose, maledette!
Ma se è vero che anche il viaggio più lungo inizia dal primo passo è lampante che tu debba semplicemente aggredire la prima foglia per andare in culo al logorio della vita moderna.


(*) Poi la tizia è andata a finire che l'ho sposata e quando è capitato l'occasione le ho pure rivenduto la regola del carciofo e le sue foglie.

26 gennaio 2012

Darsi alle macchie

Da più parti mi spinsero ad andare dallo strizzacervelli e io, per farla breve, visto che ancora seguivo i consigli altrui, mi sparai una decina di sedute.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.

Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.

E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.

3 gennaio 2012

Obiettivi 2012 - do i numeri


1 - arrivare al 2013;
2 - leggere almeno 24 libri;
3 - finire la 1a stesura del "raccontone";
4 - trombare la Cucinotta;
5 - ampliare la casa di 1 vano;
6 - giocare almeno 48 ore di tennis;
7 - uscire almeno 12 volte con gli amici;
8 - cucinare almeno 24 nuove ricette;
9 - scrivere almeno 120 nuovi post sul blog;
10 - dire almeno 12 volte "ti amo" in giorni diversi, la donna va bene anche la stessa;
11 - riuscire a vedere sulla bilancia almeno una volta i 79,9 e chiudere l'anno max a 82 kg.

Deformazione professionale m'impone di ragionare in termini più numerici che aulici. Per spunti più poetici citofonare Bianca.
In caso di involontario fallimento del primo obiettivo, pregherei Giacomo, di consuntivare gli altri  riparametrando i target ai dodicesimi di vita vissuta (considera comunque che la Cucinotta non l'avrò trombata), come puoi notare ho utilizzato i multipli di 12 per non renderti troppo complicato il calcolo. Nel caso fatti aiutare dalla mia figlioccia adorata.
Ovviamente la base 12 è molto utile anche a me per i monitor in corso d’anno così posso impormi e misurarmi con periodici microobiettivi di riferimento.
I punti sono 11 perché nel 2011, avendone 10, sono incappato in uno sbiadito pareggio e non sono stato capace di capire se ho chiuso l’anno in attivo o no.
Si accettano pronostici.

13 dicembre 2011

Friends - La lista

Il telefilm Friends per me è un toccasana. Se sono giù, pesco un episodio a caso, se ce n’è proprio bisogno due, e me lo sparo. L’alternativa è Notting Hill con quel cazzone avariato di Hugh Grant.
Capisco che questa confessione non mi spalancherà le porte per l’olimpo del machismo, ma va bene anche così. D’altra parte potrei lavorare sul mio morale paracadutandomi da tremila metri, o scalando la parete Rupal del Nanga Parbat, ma sono rimedi più complicati, oltre a non essere d’immediata fruizione temporale.
Un episodio a cui siamo particolarmente affezionati (anche mia moglie è della partita) è quello in cui Rachel e Ross (Jennifer Aniston e David Schwimmer) si concedono, come coppia, dei rispettivi tradimenti ipotetici (ep. 305 - La cassetta della posta). In soldoni, entrambi hanno la facoltà di redigere una lista di nomi di personaggi famosi con i quali potrebbero andare a letto con il permesso esplicito del partner.
Ross la fa addirittura plastificare inserendo Uma Thurman, Elizabeth Hurley, Michelle Pfeiffer, Dorothy Hammel e, come quinto nome, Winona Ryder (star locale) al posto di Isabella Rossellini perché, lo consiglia Chandler, la Rossellini è troppo internazionale e non avrebbe la minima speranza d’incontrarla. Ovviamente al termine dell’episodio Isabella, quella vera, si presenta al Central Perk e Ross ha il suo bel daffare per spiegarle che le ha preferito un'altra... e poi...
Siamo seri, chi di noi si sentirebbe di precludere al suo amore di passare una notte, nella improbabilissima ipotesi che questo potesse realizzarsi, con Scarlett Johansson o con George Clooney, a seconda dei casi e dei gusti? Certo non io.
Tutta 'sta menata perché volevo pubblicizzare una mia lista che, per ovvie ragioni, non andrò in tipografia a plastificare, chissà mai passando gli anni cambiassero pure i miei gusti.
Ma è vera la teoria per cui i gusti cambiano ogni sette anni? Nel caso è adesso.
Regole: la lista va compilata con persone tendenzialmente famose, coi vips diciamo, è vietato cacciarci dentro la commessa del negozio di intimo, la farmacista del paese, la vicina di casa o la cognata. Vietato. E no, non ci sono eccezioni. Sì, a me mi potete considerare vips.
La compilazione della lista autorizza la nostra metà a fare altrettanto, le due liste dovranno essere in qualche modo pubbliche e condivise.
La lista purtroppo non è atemporale, potete inserire pure la Marilyn o la Mangano o la Hepburn (K. o A. fate vobis), ma sprecherete soltanto delle possibilità.
Ed ecco la mia, ovvero le cinque donne con cui mia moglie mi consentirebbe di farci robe. Si tratta di un elenco senza una priorità, non è necessaria.

Maria Grazia Cucinotta (è un mio obiettivo storico, mi rendo conto che potreste obiettare, ma c’è tutta una storia personale dietro per cui devo riservarle un posto)
Scarlett Johansson (eh sì, che so’ scemo? Non è che devo per forza fare il bastian contrario pure qui, equivarrebbe a tagliarsi le palle con il mestolo)
Sienna Miller (mi ha stregato la pubblicità di Boss, che devo fa'? Ma lo sapevate che stava per sposarsi con lo sciroccato attore che fa l’amico di Hugh Grant in Notting Hill, ma lui era troppo geloso, dice)
Laura Morante (non c’è niente da spiegare)
Concita de Gregorio (ancor meno).
Aspetto le vostre liste.

p.s. Vabbè, Ryan Gosling non ce lo metto, uffi.

10 dicembre 2011

Gianni il cinese

Licenziato in tronco, questo è.
Alla MUG facevamo monitor di ultima generazione. Improvvisamente sono diventati di penultima generazione e dopo ancora di una generazione perduta nel Pleistocene o giù di lì. Erano quelli a cassettone, per intenderci, erano italiani, erano perfetti. Alla fine ingombranti.
I monitor piatti quando arrivarono sul mercato costavano troppo e il danno per noi non fu immediato. Certo erano strafighi e tutto il resto, ma all’inizio i nostri si vendevano ancora bene. Poi in azienda deliberarono di buttarsi sui nuovi modelli, ma la tecnologia per costruirli non ce l’avevamo mica. Allora li compravamo all’estero per piazzarli qua. E a molti di noi questa strategia ha portato dritto sull’avambraccio il tatuaggio con scritto esubero. Niente più straordinari, molta cassa integrazione e spirito di sacrificio a palate, questo ci chiedevano per la rinascita. Quella rinascita però s’è fermata a Taiwan.
Non l’ho manco aperta la lettera, mi son bastate le parole del capo del Personale.
-    Come si sarà certamente reso conto anche da solo…. Blabblà blabblablà blabblà.
Guardatevi attorno, è tutto un blabblà senza costrutto. In ginocchio non mi ci sono messo nemmeno alla messa di Natale, figuriamoci per un posto di lavoro di fatto evaporato da tempo.
Ho aspettato la mia ora, ho preso le mie cose, poche, e sono uscito da lì. Per sempre.
Non ho pranzato, ma adesso sento lo stomaco protestare per l’assenza di cibo. La fame arriva comunque. Il perdurare dei bisogni è in qualche modo consolatorio.
Mi fermo sulla via di casa in una specie di paninoteca, forse una friggitoria. C’è un cinese al bancone, salve, mi fa. Guardo al di là del vetro: tranci di pizza, panini, patate fritte, schiacciatine. Ordino un salsiccia e cipolla.
Leggo un cartello appeso accanto a un orologio barocco inchiodato sulle 19 e 20 minuti, c’è scritto “Cercasi aiuto in cucina”.
Il panino è sfizioso, soprattutto il pane molto ben lievitato e caldo di forno. Mangio con gusto e seguo vagamente le ordinazioni di un gruppo di ragazzini urlanti al banco, fanno razzia di patatine e pizza.
-    Cerchi sempre? – gli fo al cinese mentre con una mossa del capo indico il cartello.
-    Sì, sì. Per cucina.
Non ce l’ha la erre/elle cinese, la sua parlata ha un’inflessione buffa, tende al fiorentino, ma lo sfiora e basta, poi va per la sua strada.
-    E se vengo io?
-    Va bene.
Non mi guarda e non batte ciglio, la sua faccia resta impassibile come scolpita nella pietra.
-    Però non sono cinese.
-    Sì… ho notato.
Cala giù le chips dentro a dei coni di carta gialla costruiti all’istante con pochi e rapidi movimenti delle mani.
-    Quando si comincia?
-    Anche ora va bene.
Scuoto la testa piano in senso affermativo. Mando un messaggio a casa, faccio tardi, scrivo.
-    Io sono Chen, ma mi puoi chiamare Gianni.
-    Gianni andrà benone.
Continuo a dondolare la testa come un cretino, mastico e dondolo. Poi faccio per andare di là.
-    Finisci pure panino.
Ecco, magari sugli articoli c’è un po’ da lavorare.

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Questo testo partecipa all'EDS del ponte ideato e proposto dalla vulcanica mente de La Donna Camèl che, evidentemente, non aveva niente di meglio da fare in questo lungo weekend.

Altri racconti partecipanti:
Scrivere - di Lillina
La petite danseuse - di Dario 
La settima repubblica  - di Mai Maturo
Tronco lo spirito... - di La Carta 
Grande pino e terre rosse - di La donna Camèl

6 dicembre 2011

Novantanove e Cento

I consigli di lettura si raccolgono in giro, come i funghi.
Alcuni son deliziosi, te li porti a casa, li cucini e te li sbafi all'istante. Se vuoi, però, puoi surgelarli e tirarli fuori quando non è stagione, quando ti prende la voglia.
Altri son così, diciamo mangerecci, ma niente di più, magari a qualcuno che non sei tu piacciono o son piaciuti parecchio, ma non riscontrano i tuoi di gusti. Manco se li fai fritti.
Altri sono marci, è meglio se li cacci via senza nemmeno metterli nel paniere.
I peggiori sono quelli che all'apparenza sembrano buoni e invece risultano velenosi, se hai fortuna però te ne accorgi dopo un morso e li sputi, male che vada puoi sempre sottoporti a una lavanda gastrica riparatoria.
Solitamente quando si consiglia un libro a un amico, se questi inizia la lettura ci piace sapere l'effetto che fa. E se l'amico storce la bocca non convinto appieno da ciò che gli abbiamo suggerito ecco che giochiamo il jolly:
   - Guarda, devi solo superare le prime cento pagine, poi va via ch'è una bellezza.
È un consiglio che di recente mi hanno dato per Pastorale Americana e anche per Le Correzioni. È un consiglio che qualche volta ho buttato là anch'io, lo confesso.
Magari possiamo aspirare a un mondo ideale dove vengono proprio stracciate via le cazzo di cento insulse pagine iniziali. Chissà mai!
Ma intanto, scrittori, abbiate voi il coraggio di tagliarle. E voi, maestri dell'editor, sforbiciate!
Certo, così facendo, resterà fortemente penalizzato il metodo scientifico suggerito qui che consiglia di valutare la bontà di un libro, in merito al suo eventuale acquisto, dalla lettura di pagina 99.
Riporto lo stralcio decisivo dell'articolo:
Perché non c'è bisogno di essere Herman Melville e di attaccare con Chiamatemi Ismaele (Moby Dick) per scrivere un incipit comunque decente: la prima frase di un romanzo è una specie di trappola attira lettori, uno scrittore non completamente disastroso avrà messo molto tempo ed energie per produrre un attacco che di solito, alla fine, è almeno accettabile. Il difficile viene dopo. A pagina 99 si è generalmente, più o meno, arrivati a un terzo del libro e si può quindi capirne il ritmo (posto che ne abbia uno), i personaggi sono già tutti o quasi entrati in azione, la storia è ormai nel suo pieno svolgimento e allo stesso tempo sarà difficile incappare in un colpo di scena decisivo che rischi di rovinare la suspense. È il punto perfetto per capire se c'è tensione, e se l'argomento ci interessa.

Nel caso che  le prime cento pagine siano state cassate, fatalmente non ci sarà una pagina 99 e ci accontenteremo della 101.

20 novembre 2011

I delfini, i delfini, i delfini... o i tonni?

Non fraintendetemi, io amo i delfini.
E non li mangio, in teoria. Però anche i tonni mica mi hanno fatto niente, però li mangio, in pratica.
Ora, ogni tanto ricorre la notizia che assieme ai tonni viene accidentalmente pescato un gran numero di delfini e che GreenPeace parte in quarta per difendere i mammiferoni per eccellenza.
Ok, ma perché uccidere i delfini dovrebbe essere amorale, mentre sterminare i tonni va bene? Tra l'altro non sembra che i delfini vengano solo uccisi ma che finiscano anche proprio nelle scatolette con i tonni. E mi sa che non sono molto distinguibili al sapore visto che non senti mai qualcuno che dice: "ma che cavolo, senti com'è stopposo, ecco, lo sapevo, m'è toccato il delfino!".
Mai visto un corteo o una protesta contro le scatolette del tonno da tagliare con un grissino o di quello insuperabile.
E non ditemi che non dobbiamo mangiare i delfini perché son mammiferi, maddài pensiamo ai milioni di mucche che scaraventiamo sui barbecue, mammifere per eccellenza.
Ah, non era per quello? Non dovremmo mangiarne perché sono intelligenti... Ah, adesso capisco. Già, perché sono intelligente anch'io (lo dico per non correre il rischio di essere divorato da qualcuno del MENSA).
Cioè, siccome che questi se li pigli e li ammaestri ti stanno nel delfinario di 10 m di diametro a zompettare, a schizzare acqua sul pubblico e ad acchiappare al volo delle sarde crude (la crociata a favore delle sarde si potrebbe fare anche quella intendiamoci, ma per stasera restiamo concentrati sui tonni) porti loro rispetto e non li sbafi?
Ma cosa credete che il tonno non sia in grado di fare un salto di due metri? O di nuotare in circolo per un'ora e mezzo o di pigliarsi un pesce al volo?
Certo che lo sa fare, il tonno, ma preferisce esibirsi in mare aperto per il gusto suo personale o per conquistare la tonna, o magari per sgranchirsi le pinne.
C'ha orgoglio da vendere il tonno, è selvaggio e non gli piace di andare al delfinario a fare la figura della letterina a PassaParola, a mostrare culo e tette per due sarde crude, magari pure surgelate.
È con dignità che il tonno rifiuta di farsi addestrare come un pony. Quindi è per questo che possiamo mangiarlo senza sensi di colpa?
Mentre quell'altro ruffiano del delfino siccome va a sbaciucchiarsi con la ragazza della piscina, quella in costume, lui non si può.
Dice ma i delfini soffrono... ma perché i tonni nella tonnara invece godono? Ma per favore...
C'ha fierezza il tonno, non si doma alla prima, e con compostezza si va a stipare inscatolato nei 125 gr sgocciolati, in olio d'oliva o al naturale.
Alla fine della fiera ti presenta pure una scelta, il tonno.
E sempre con dignità.

7 novembre 2011

Per i miei 11001 lettori

Esistono due tipi di persone, quelli che classificano le persone in due tipi e gli altri.
Adoro le top five, le top ten, le top #numero a piacere#.
I decaloghi, le tre buone ragioni per, gli elenchi puntati le classificazioni di ogni genere e le suddivisioni di un insieme in due elementi.
Adoro queste semplificazioni in campo umoristico. Perché spesso, andare a esporre sinteticamente concetti complicati, ha già in sé un'anima comica legata a tutto quello che giocoforza resta fuori.
Indipendentemente poi dai punti descritti nel merito dal concetto.
Alcuni esempi più o meno famosi:
  • Gli uomini si dividono in due categorie: i geni e quelli che dicono di esserlo. Io sono un genio. (Enzo Costa)
  • Le donne si dividono in 2 categorie: quelle che amano le borse e quelle che amano le scarpe.  (Sex and the city) (Sì lo so, questa è vistosamente errata, esiste solo un tipo di donne, quello che ama le scarpe e le borse)
  • Le grandi storie d'amore si dividono in 2 categorie: quelle sfortunate e quelle infelici. (Max Greggio)
  • Le donne si dividono in due categorie: quelle che sono state a letto con me e quelle che dovrebbero farlo entro fine mese. (John Russell)
  • In Italia i pazzi si dividono in 2 categorie: quelli che si credono Napoleone e quelli che pensano che sia possibile risanare le Ferrovie dello Stato. (Giulio Andreotti)
  • I blog si dividono in 2 categorie: i free-captcha blog e quelli che saranno presi d'assalto dai black-blog (il braccio armato delle BACH).
Ma la più bella classificazione, quella che in campo umoristico mi commuove fino al midollo, quella che mi porto nel cuore come fosse una coppetta di gelato al pistacchio di Bronte e che ogni tanto tiro fuori per darle una leccata e godere - ad occhi chiusi - della sua meravigliosa genialità, è questa:

Ci sono solamente 10 tipi di persone nel mondo: chi comprende il sistema binario e chi no.

12 ottobre 2011

Decalogo anti-TuSaiCosa

Già abbiamo accennato a TuSaiCosa ®, la temibile crema spalmabile della Ferrero che anche solo a rammentarla metti su un paio d’etti.
Beh, per chi vuole combatterla, c'è un decalogo che aiuta a farlo.

·       Non mangiare Tu Sai Cosa
·       Non tenere Tu Sai Cosa in casa
·       Se ce l’avete in casa (tipo che l’acquista uno di famiglia o ve la regalano i suoceri nel cesto di Natale), occultatela in un anfratto della dispensa, possibilmente raggiungibile solo con uno scaleino, meglio se irraggiungibile
·       Non comprarla. Mai. Nemmeno come antidepressivo
·       Andare in supermercati dove non la tengono
·       In alternativa, studiare percorsi virtuosi all’interno dei negozi che non prevedano passaggi davanti allo scaffale di Tu Sai Cosa
·       Se la struttura del supermercato non consente di evitare il passaggio, una volta individuato il punto, proseguire dritto come se indossaste un cazzo di paraocchi in cuoio nero.
·       Se davvero vostra madre ve la dava a merenda, la prossima volta che la vedete ditele che a pensarci bene vi faceva schifo, e insultatela
·       Non pronunciarne mai il nome, se non in presenza del vostro avvocato. Non vale assoldare avvocati obesi
·       Selezionare il contenuto di questo post, ctrl+c aprire word ctrl+v e stampare su carta pergamenata, incorniciare e appendere in cucina.

3 ottobre 2011

La regola dell'armuà

Ho una regola che recepisce l'ultima direttiva UE sul cambio di stagione: quando metto via gli indumenti li sottopongo a un rapido esame e quelli che nei sei mesi non ho indossato nemmeno una volta li butto.
Adottatela pure o imponetela ai vostri partner se si sono accaparrati la parte più ampia dell'armadio.
È fatto divieto riporre, per esempio, una maglietta che in tutta la primavera/estate non ho mai degnato d'uno sguardo. Evidentemente non mi piace, oppure ne ho troppe o quello che vogliamo, fatto sta che impegnarsi per archiviarla e poi tirarla di nuovo fuori la primavera prossima... non vale la pena.
In questi giorni, con il cambio dell'armadio alle porte, può capitare che mi vediate in giro vestito un po' strano: non sono impazzito, sto solo cercando di salvare dallo smaltimento coatto alcuni capi che non ho avuto la voglia di mettere, ma che mi dispiace buttare.

29 settembre 2011

Lo Scolapasta Assassino

Stavamo al campeggio e io ero addetto all’asciugatura delle stoviglie. Nella dotazione della nostra casa mobile c’era uno scolapasta bianco.
Per non inzuppare troppo il canovaccio, mi sono avvalso della tecnica di pre-asciugatura brevettata e nota come scuoti-l’acqua-dalle-finestrelle-di-quei-buchetti-del-cazzo ® .
Così me lo sono battuto sulla mano sinistra infliggendomi un dolore imprevisto e lancinante. Lo scolapasta infatti aveva tre piedini, a me ignoti, e me ne sono piantato uno sul palmo della mano.
Il dolore è passato, dopo un po’, non è che ho rischiato un’amputazione, insomma.
Solo, da allora – e qui lo giurerei sulla testa dei miei figli se fossi Tu Sai Chi – ogni volta che lo prendevo in mano una scossa di brividi mi squassava dalla cervice ai talloni.
Bon, le ferie son finite e hai risolto, diranno i miei 25 adorati lettori. Manco per idea, invece!
Adesso ogni scolapasta del mondo che tocco mi provoca la stessa irritante sensazione. Brividi, brividi spessi un dito.
Quel che è peggio è che l’escalation pare senza fine. Mi basta pronunciare la parola e il brivido parte automatico, mi agguanta prima la testa e poi mi percorre in verticale, attraversandomi.
Ma dirò di più, e angosciosamente lo scopro adesso, è sufficiente scriverlo o anche solo pensarlo.
Sto valutando se tirarci fuori un horror.

20 settembre 2011

Erba di casa mia

Curare un prato è un po' come educare e crescere un figlio.
La parte della semina - che ve lo dico a fa'? - è la più divertente.
La nascita pure ha il suo fascino, i giovani germogli sono così teneri, così indifesi che daresti la vita per loro.
Poi devi concimare, mantenere fertile il terreno che accoglie la tua erba o la famiglia che accoglie il sangue del tuo sangue, con fatica e con passione. Innaffiare ogni giorno affinché resti verde, vivo, fresco.
Ma serve anche severità, e quindi tagliare per rinforzare. Devi dare aria al terreno, devi consentire alla tua creatura di aprirsi e respirare meglio. Ci devi parlare.
E anche se lo vorresti solo per te, devi imparare a condividerlo, ad accettare che altri ci possano passeggiare. Questo, inspiegabilmente, ti darà gioia.
Ma il lavoro più difficile arriva qualche anno dopo, con le erbacce da tirare via e con perfidi muschi da sconfiggere per offrire la giusta protezione al tuo amore che intanto dovrà imparare a crescere nel mondo, a contaminarsi, a riprodursi, magari quando tu ti scorderai di passare l'acqua e anche quando non sarai più della partita.

Pensandoci bene, curare un prato è anche un po' come tutelare la coppia e, sempre metaforicamente, è come preparare la nostra mente agli insegnamenti scolastici. È come allenare una squadra di calcio. Curare un prato è assimilabile a gestire le relazioni coi nostri amici. Curare un prato ricorda il sesso, ricorda la vita stessa.
Per farla breve, per ogni tipo di situazione che dovrete affrontare o descrivere potete servirvi di questa metafora del prato del cazzo ®.
Basta che versate un euro sul mio conto PayPal.
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