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7 marzo 2023

Tutto comincia con la casina di Giocagiò


C'era questa trasmissione alla tivù dei ragazzi, Giocagiò, e tra le altre cose mostravano i disegni che i bambini all'ascolto mandavano in redazione alla Rai. Un giorno, il conduttore Nino Fuscagni (grazie wiki) si esibì in una divertente scenetta vestito da tartaruga e io ebbi la brillante idea di ritrarlo. Così disegnai questa minuscola tartaruga umanoide al centro di un enorme foglio da disegno e, con l'aiuto della mamma suppongo, la mandai a Giocagiò, casella postale qualche cosa.

No, non mostrarono la mia opera in tivù, non che io sappia, però mi mandarono a casa una bellissima casetta di carta da montare: la strafamosa, nonché ambitissima, casina di Giocagiò. Tipo quella della foto, ma con il tetto rosso.

Considerate anche che, per citare Henny Youngman, io in quei tempi abitavo così lontano che il postino mi spediva le mie lettere.

Immaginate quindi la mia incredula gioia quando ho ricevuto - a domicilio! - la casina da montare.

Beh, l'ho montata e l'ho piazzata sull'armadio, di modo che potessi vederla quando andavo a letto e quando mi svegliavo.

Estremizzo e semplifico, ma è stata quella casina -  con la complicità di mia mamma - a farmi capire che nella vita tutto è possibile.

14 dicembre 2015

Cartoni animati con rutti e scuregge

E parlo di cartoni animati per bambini non di pseudo avventure in stile GTA vuemmeaidiciotto.
Ma il vecchio moige ma dov’è? Non c’è mai quando ti serve?
In tivù stanno passando roba terrificante e loro che fanno? Forse dopo i Beatles e i Take That si è sciolto anche il moige?
E non voglio fare il moralista, sdoganiamo pure rutti e scuregge che esistono in natura e quindi perché non dovrebbero starci in un cartone?
E non voglio arrivare a sostenere che siano diseducativi, anche se questo potrei farlo.
Semplicemente abusarne,  o affidarsi solo o prevalentemente a loro (sempre di rutti e scuregge parlo) per strappare un sorriso a un bambino, è raschiare il barile della scrittura e della buona creanza.
È capitato una volta, due, poi tre… non può essere un caso, è probabile che una vera e propria lobby dei rutti e delle scuregge agisca nell’ombra per diffondere come un virus una nuova religione devota alle emissioni aeriformi in uscita dai nostri corpi.
Sarò io?
Sarà che son vecchio?
Può darsi, sì, può darsi tutto.

1 dicembre 2014

Ieri tua madre ti dava TuSaiCosa ®


Gratta gratta siamo tutti un po' Harry Potter.
E tutti abbiamo un nemico oscuro e innominabile.
Certe volte è interpretato da Ralph Fiennes e altre volte dalla crema spalmabile alle nocciole.
Ma finalmente la Ferrero l'ha capito, pare.
Grazie
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bibliografia:
Odore di chiuso
Decalogo anti TuSaiCosa
La vita agra
Cicero pro domo sua





29 ottobre 2014

True Detective spoiler free

Quando finisce una serie
(di Cocciante-Hart-Cohle)

Quando finisce una serie così com'è finita "True"
senza una ragione né un motivo senza niente
ti senti un nodo senza Rust
ti senti un buco senza Marty
ti senti un vuoto nella tivvù e non capisci niente
e non ti basta più Salem e non basta The Walking Dead
e non ti basta bere come Marty Hart
e non ti basta fumare come Cohle
e in fondo pensi, ci sarà un motivo
e cerchi a tutti i costi una ragione
eppure non c'è mai una ragione
perché una serie debba finire
e vorresti un'altra puntata
e vorresti un'altra stagione
e vorresti vivere in Louisiana
e vorresti essere Marty e vorresti essere Cohle
ma sai perfettamente che non ti servirebbe a niente
perché c'è lei, perché c'è lei
perché c'è lei, perché c'è lei
perché c'è lei nelle tue ossa
perché c'è lei nella tua mente
perché c'è lei nella tua vita
e non potresti più mandarla via
nemmeno con un'altra puntata
nemmeno con un'altra stagione
nemmeno a vivere in Louisiana
nemmeno se tu fossi Marty nemmeno se tu fossi Cohle
però, se potessi ragionarci sopra
saprei perfettamente che domani sarà diverso
lei non sarà più lei
io non sarò lo stesso uomo
magari esce Better call Saul
magari mi riguardo tutto Breaking Bad
e se potessi ragionarci sopra
ma non posso, perché...
quando finisce una serie...


La storia ha un abbrivio potente ma, alla fine dei salmi, scivola via quasi in secondo piano rispetto alla fotografia e alla raffinata cura dei personaggi.
Poi, sentire la voce di Matthew McConaughey che dice anche solo "Dora Lange" beh, quella è libidine pura, altro che Adriano Giannini (il doppiatore italiano), magari anche bravo, ma assolutamente inadatto al ruolo specifico.
Mentre Pino Insegno ce la sfanga perché Marty ha, e deve avere, una voce più classica, Giannini junior proprio non rende un grammo dell'idea della tormentata anima di Rustin Cohle, The Taxman.
Un vero delitto per chi se la ciuccia o ciuccerà in italiano.

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Penso che l’autocoscienza sia un tragico passo falso nell’evoluzione umana. Siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi, la natura ha creato un aspetto della natura separato da se stessa.
(Rustin Spencer Cohle - True Detective Serie01-ep.01)

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17 ottobre 2014

Tre x dieci

Dalle serie Tv improbabili...
1 - Happy dei - Giorni felici sul monte Olimpo.
2 - Furia cavallo del Wess - Perché prima dell'eurofestival con Dori Ghezzi, Wess cavalcava.
3 - The Bigben Theory - Pende? Non pende? Chissà...
4 - Baking Bread - Let's coook: pane per i tuoi denti.
5 - Sex and the siti - Non solo youporn nell'universo a luci rosse della rete.
6 - Games of Trony - I videogame a offerta speciale alla fine li trovi lì.
7 - L'host - Splendida storia sui Server a supporto del web: i dvd della serie vanno aruba.
8 - Bwin peaks - Viene dagli anni ottanta, è la serie tv per antonomasia: ci puoi scommettere.
9 - Uil e Grace - Scazzi tra un sindacalista gay e la sua compagna di stanza.
10 - Cold case - Serie italo-americana ambientata in "case" senza riscaldamento.

... ai film auspicabili...
1 - Dieci piccoli indiani - con Augh Grant (nella foto)
2 - Scusi dov'è il west - con TomTom Cruise
3 - A Letto con il nemico - con Marlon Branda
4 - Moulin Rouge - con Meryl Strip
5 - I predatori dell'acca perduta - con Arrison Ford
6 - Il grido di pietra - con Urlando Bloom
7 - La Settimana bianca - con Sciaron Stone e Scian Connery
8 - Prêt-à-Porter - con Brad Pitti
9 - Piccole volpi - con Edwige Fennec
10 - Mutande pazze - con Nicolas Cagi

... per finire con i romanzi impossibili  (già su faccialibro)
1 - La storia di quando son andato con Virgilio prima e con Beatrice poi a spasso per Inferno Purgatorio e Paradiso incontrando tante e variegate anime morte - Ridondante Alighieri
2 - L'ombra del Dragone - Stephen Ching
3 - Per chi suona la campana - Din Dan Don DeLillo
4 - L'amore ai tempi della collera - Ira Fürstenberg
5 - Infinite Jet - David Foster TWAllace
6 - La Giovane Holding - S.A. Linger
7 - Il ritratto di Sonia Gray - Oscar Why?
8 - Dieci piccoli comandamenti - Agatha Cristi
9 - Alla ricerca del Senna perduto - Marcel Prost
10 - La denominazione sociale della rosa - Umberto & Co


25 settembre 2014

Pompista esattore IV livello

Quando pompavo la benzina giù nei serbatoi passavano i vips.
Perché le auto dei vips avevano il carburatore assetato di ottani anche loro.
Erano i vips che scendevano l'Autostrada del Sole verso Sud in direzione di Roma capitale.
C'erano i calciatori o gli ex-calciatori e altri sportivi in genere.
Paolo Rossi che andava a Perugia, Giuliano Terraneo che mi lasciò 200 lire di mancia, Walter Novellino che pure a Perugia tornava da Milano, Comunardo Niccolai che ci dissi "Sai ho sempre tifato Cagliari" E lui "Uhm" e io pensai ma vaffanculo tu, tutte le tue autoreti e st'alfasud marrone che ti ritrovi.
Poi Gianni Giacomini e anche Gianni Ocleppo, ma chi sono? direte voi e avete tutte le ragioni.
C'erano magari i vips dello spettacolo.
Mina, ragazzi, è passata Mina, e no, non guidava lei, i vips mica guidano, era passeggera coi suoi fanaloni sugli occhi. Nadia Cassini e il marito Yorgo Voyagis, lei scese pure di macchina, con un paio di jeans che lo sapeva di avere quel culo lì, per fare una puntatina all'Esso Shop. Rita Pavone e Teddy Reno, che un mio collega corse dalla Peldicarota e le chiese "Lei l'è Rita Pavone, vero?" e la crista disse sì, che doveva dire? ma non ci fu nessun seguito, manco il selfie con ella fatalmente.
Claudio Villa e la moglie Patrizia che viaggiavano su una moto Honda 500, arancione mi pare, ganzo lui. Adriano Celentano che era stato al bar, su, e che aveva una fruit rossa a V strappata che un tizio ci voleva dare un passaggio perché l'aveva scambiato per uno straccione.
E poi ho gonfiato le gomme a un maggiolone bordò guidato da Isa Barzizza, che sul sedile posteriore portava Eduardo, ecco, quello è stato il top.
E poi un giorno, fuori dai vips, passa questa ragazzotta inglese, le faccio il pieno, e al momento di pagare mi si presenta con le dita delle mani gonfie a mo' di salsicciotti, ma tutte, tutte e dieci così, francamente inutili, con più la forma del fuso ad essere onesti. Una roba inverosimile che non ce la faceva nemmeno a scorrere i fogli da diecimila lire, per dire, e io lì, imbambolato come un cretino, che non sapevo dove guardare e che non capivo se mi stava prendendo per il culo - chissà magari son finito su una candid camera della BBC - o se dovevo compatirla fino alle lacrime.
Non l'ho mai saputo se era uno scherzo o cosa e non ho più rivisto nessuno conciato così.
Però di faccia era carina.

27 agosto 2014

Tenniche per far succedere le cose (prima)

Ma non tutte, non illudiamoci.
Càpita che nell'arco della giornata vorresti accadessero delle cose, anche semplici, magari prima di quando avverrebbe senza l'adozione di tenniche studiate all'uopo.
Tipo sei pronto per uscire ma la signora oscilla ancora tra la camera e il bagno nonostante fosse già pronta venti minuti fa. Vuoi solo che arrivi!
Prendi il tablet e lanci Ruzzle, una partitina da due minuti, keep calm e al ventesimo secondo eccotela: "Si va? Dàì, o che sei sempre a codesto coso?"
Oppure aspetti che tuo figlio esca dallo spogliatoio della piscina in cui era entrato nel Pleistocene o giù di lì. Cacci fuori lo smartcoso per una spippolata su facebook, ma farai appena in tempo a vedere i cazzilli rossi delle notifiche che il ragazzo giungerà di corsa: "Si va al bar? Ho fame!"
Sei in attesa che termini la sequela di pubblicità in tivù, tra un episodio e l'altro di The Big Bang Theory, e ti sei già dovuto sorbire tre spot di SUV e due di aperitivi. A questo punto ti alzi per farti un caffettino, ma mentre armeggi con la tazzina, spalle alla tivù, eccoti Sheldon che entra in scena con la sua nuova t-shirt che non puoi non guardare.
È da questi esempi di vita vissuta che prende spunto il secondo postulato di John Russell:
Se intendi anticipare l'accadere di un evento tendenzialmente piacevole devi attivare un evento mooolto più piacevole al quale, l'effettivo concretarsi dell'evento originario, tolga ogni patina di gradevolezza.

30 luglio 2012

Tirare l'acqua al loro mulino

Pan Goccioli non si nasce, ma si diventa. E io, modestamente, lo sto diventando.
France aveva preso a mangiarne a colazione, merenda e cena, così da noi l'approvvigionamento dell'ennesima merendina della famiglia felice si era fatto serrato.
Capitò a fagiolo un'offertona al super che proponeva la confezione extra, con anche 2 Pan Goccioli in omaggio, a prezzo stracciato. Nei venti giorni di durata dell'offerta avrò portato a casa una decina di sacchetti ignorando stupidamente la data di scadenza che cadeva pochi giorni dopo l'acquisto.
C'è sempre un motivo, anche per le offerte irripetibili, ma può capitare anche a un professionista della spesa come me di specchiarsi in un'allodola.
Mi son ritrovato con la dispensa ingolfata da queste cazzo di brioscine tonde infiltrate di cioccolato e France che, nel frattempo, come suo uso e costume, cambiava radicalmente i gusti rinnegando i Pan Goccioli prima ancora che le gallette cantassero tre volte.
E intanto scadevano. Tutti.
In ogni caso non avevo intenzione di buttare le merendine e vanificare così la redditività del fruttuoso investimento. Ne ho mangiati un paio, ho atteso un mal di pancia che non si è presentato, e così ho programmato altre enne colazioni a base di Pan Goccioli. Finisce la confezione e penso "finalmente" salvo constatare che ne sbuca sempre fuori un'altra, da un anfratto della dispensa, da dietro un angolo, da sotto il tappeto.
E m'impangocciolo, sempre di più.
E dopo due mesi di colazioni a base di Pan Goccioli scaduti ho un livello d'irascibilità pari al seguace della Dukan dopo l'ennesimo giovedì proteico della sua vita.
Me li vedo quelli della famiglia felice del noto mulino, colazionati di forza a Pan Goccioli e pronti a uccidere per un croissant o per una fetta di pane abbrustolita con burro e marmellata di fichi.

1 giugno 2012

Noia credevamo

Raccolgo al volo l'appello alle liste di v. e butto giù la lista di cose che mi annoiano:
  • i sogni raccontati
  • le persone monotematiche
  • i libri di De Carlo
  • gli oroscopi
  • i viaggi in macchina
  • la tivù prima delle 23
  • le riunioni
  • i corsi di formazione
  • le recite / i saggi

25 marzo 2012

Chissà chi lo sa?

Probabilmente sono malato, io mi vedo come quei pazienti che si muovono per gli ospedali con il trespolo che regge la flebo.
Dalla mia flebo viene giù internet. Io vivo attaccato ad internet.
E san Google motore martire sta lì pronto a esaudire ogni mia richiesta e a placare ogni mia curiosità.
Ma questo quadro, che potrebbe rappresentare una sfaccettatura di progresso, ha le sue belle pennellate stonate, e non mi riferisco al fatto che Google venga a bracare i miei dati personali e ad allertarmi quando mi stanno per scadere le mozzarelle nel frigo.
La disponibilità immediata di ogni tipo d'informazione, al di là dell'utilità spiccia, rischia di favorire l'atrofizzazione di svariati banchi di memoria del nostro encefalo.
Una volta, passavamo mesi a rincorrere la risposta a una domanda, in ufficio, in famiglia, tra gli amici e quando, alla fine dei salmi, la risposta saltava fuori era un dato che immagazzinavi e che avresti avuto sempre disponibile nella vita. Così so che Fabio Vanni cantava Lei balla sola, che Lyle Lovett impersona il pasticciere in America oggi, che il vero nome di Tony Renis è Elio Cesari e che Febo Conti presentava Chissà chi lo sa?
Li ricordo perché i suddetti quizzoni sono sorti in un'epoca in cui, se era grassa, avevi un modem a 56K e col cavolo che l'accendevi per cercare pasticcieri dallo sguardo spiritato, anche per non doverti sorbire - diciamolo! - quei fischi laceranti, ma saranno stati così necessari? (ancora me lo chiedo)
Ti capita anche oggi di cercare il vero nome di Nek o la data di nascita di quella attrice perché tua moglie continua a sostenere che è più vecchia di lei.
Vai lì, gugoli, lo sai e poi - puff - due giorni e l'hai bello che scordato.
La facilità della ricerca e dell'acquisizione dell'info va a scapito dell'assimilazione.
In ultimo, i quiz che si lanciavano tra amici sono stati svuotati del senso. Non è bello chiedere "Chi era il cantante degli Albatros? Mi raccomando non gugolate".
Google (il web, in effetti) c'è e non ha senso rinunciarvi.
Quindi, e veniamo al punto di questo post (premessa eccessiva lo riconosco) è una ricchezza trovarsi per le mani una domanda a cui il web non sa dare una risposta e, anzi, disporre di una platea, proprio grazie al web, cui provare a proporla.
Magari la risposta c'è nel web, ma con gli elementi che ho in mano io non riesco a farmici condurre.
Dunque stavo alle medie (anni settanta) e nella mia antologia di lettere, che se non erro si chiamava Invito alla lettura, c'era un brano che leggemmo e che mi piacque parecchio ma che, poi, riparlandone in seguito, non sono riuscito a riscontrare nella memoria di nessun altro.
Quello che mi interessa, ovviamente è conoscerne il titolo e l'autore.
Indizi:
- si parlava di un supplente (o forse di un nuovo maestro) che andava a fare lezione in una classe di alunni terribili;
- la classe era identificata con il classico numero più la sezione, direi Terza C, ma non sono certo, né della Terza né della C;
- quando il nuovo profe entra in classe un alunno (il capobanda dei rivoltosi) tiene in mano un'arancia e la fa saltare sulla mano in tono intimidatorio, della serie ora te la tiro;
- alla fine gliela tira davvero, diretta in viso, e il profe fa un minimo movimento con la testa, quello che appena gli serve per scansare il frutto che va ad infrangersi sulla parete dietro di lui;
- in questo modo li conquista; anche se questo potrebbe essere il mio lieto fine applicato, non saprei.

Niente, mi piacerebbe rileggerlo, ecco.

9 febbraio 2012

Rifiutiamoci

Ancora da me non c'è la raccolta differenziata porta a porta, si va con i sacchetti nella zona bidoni e lì si suddividono i rifiuti.
L'altro giorno mentre portavo i contenitori carta, plastica, vetro ai cassonetti noto una lattina di birra vuota per strada, a una decina di metri dal suo posto destinato. La 33 cl rotolava indolente, sospinta chissà dove dal vento.
Come sempre accade coi meccanismi della memoria, dai circuiti contorti della mente lampeggia un flash, allora sorrido.
Faccio quello che devo fare e mi scopro ad aspettare quello che non può accadere.
Torno a casa, mi tolgo una voglia e benedico l'era digitale.
Parecchi di voi lo conosceranno, ma visto che son qui, lo riciclo:

23 gennaio 2012

Il peposo dei Fornaciai

Siamo invitati per il pranzo domenicale dai Fornaciai  (alias Giacomo & family). Arriviamo col Berlucchi e un dolce di cioccolato fuso e poi colato in una forma siliconica a fiorellin del prato. Andiamo preparati perché dai Fornaciai si viene solitamente rimpinzati come porcelli e quando si esce da quella casa ci abbiamo tutti la nostra bella mela in bocca.
Tanto per cominciare, un prosecchino accompagna le mani danzanti sulle arachidi, sui capperi formato XXL, sul tris di olive, sul pecorino di Pienza e sui tocchi d’un salame toscano doc; una crema di gorgonzola fa da scialuppa alla zuppiera col pinzimonio. Qui, sedanini, carotine, carciofini, cipolline, finocchini e ogni altro ortaggio passibile di diminutivo è nettato e composto in un delizioso e arruffato arcimboldo.
Per primo piatto ci viene spacciata una ricetta di Cotto e Mangiato, devo dire senza tentare di venderla per una dell’Artusi. I maccheroncini rigati sono fatti saltare in un soffritto di cipolla e pomodoro e il tutto viene addensato con una vellutata di peperoni. Di più non so, semmai chiedete direttamente a Benedetta Parodi.
Fa un po’ specie ingurgitare un piatto testato su Fabio Caressa, questo sì, però quando Giacomo mi fa notare che probabilmente anche lo zio Bergomi avrà assaggiato il manicaretto capita che, insomma, lo zio ti faccia venire in mente i mondiali ’82, la 500 tricolore di Pievepelago,  il gol di Tardelli, Zoff che alza la coppa e il turbinio di bandiere italiane; a quel punto sei così ben disposto verso il mondo che mangeresti pure la cacca della Parodi.
Il piatto forte era il secondo: il peposo dei fornaciai (nomen omen). La carne è quella del bollito, la scaraventi a freddo in un pentolone assieme ad aglio, vino e manco a dirlo pepe, fai cuocere per 5/6 ore et voila la ricetta è servita. La Parodi potrà inserirla nella sua nuova raccolta: Stracotto e mangiato.
Il piatto merita davvero. Si chiama così (o anche Peposo all’imprunetina) perché veniva cotto dai fornaciai (quelli con la "f" minuscola) nei forni utilizzati appunto per il famoso Cotto dell’Impruneta, sfruttandone il calore.
Un delicato purè di patate attenua la forte speziatura della carne e l’accompagna con discrezione durante tutto il viaggio del bolo alimentare.
E laddove non arriva il purè, è un eccellente Chianti Ruffino che si presta ad alleviare i rimanenti focolai sulle papille impepate.
Chiudono il pranzo: il dolce, i cenci della Gabriella, lo schiumante, una portentosa discesa di Christian Deville (nella foto), l’ananasso, un proficuo scambio figu Panini, il caffè, svariate sfide nell’arena Pokémon tra le MasterBall di Zekrom e Reshiram, un grappino e la più brutta partita di calcio mai disputata nella storia di tutta la serie A (Cagliari-Fiorentina n.d.a.).
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Questa testo partecipa al Volta La Carta, una raccolta di recensioni accazzo, come anche:

Regole che potete rispettare o anche no, come da statuto promulgato da La Carta, che potete rispettare o anche no:
  1. Non si può cambiare nome al gioco (Volta La Carta);
  2. Nel testo non si possono usare le parole problematica, simpatico/a, serenità;

20 gennaio 2012

Cinemah

Quando si prospetta una serata tutti presenti, io, mia moglie, nostro figlio piccolo (6), più l’altro mio figlio grande (22) e non c’è un programma preciso da onorare può succedere che mia moglie butti là:
-       C’è l’abbiamo un film che si può guardare tutti e quattro?
Il destinatario della domanda sono io, ma preferirei mi avesse chiesto la progettazione di un razzo per Marte o anche la ricetta della Coca-Cola, tanto è difficile da soddisfare l’apparente banalità di una simile esigenza.
4 Personaggi in cerca di un film loro-compatibile. Durissima.
·       P1 – donna, adulta, decisa ad attuare il progetto;
·       P2 – uomo, adulto ma di quell’adulto che bambini si nasce;
·       P3 – maschio, giovane, generalmente sfavato e poco incline ad adagiare le chiappe sul divano in compagnia di matusa e/o poppanti;
·       P4 – maschio, infante, pokémon/bear grylls-dipendente.

Partiamo da P1 e tiriamo via i film troppo dell’orrore, i troppo pulp, i troppo western, i troppo cinepanettone, i troppo arti marziali e i troppo fantascienza.  E quelli già visti (cosa per P2 incomprensibile).
Poi P2 che tira via, oltre a quelli già esclusi, i film troppo lunghi. Caro regista, se mi vai sui film di due ore e passa voglio una sorta di capolavoro, altrimenti, se mi propini una pellicola di media bellezza, un’ora e mezza ti deve bastare.
P3 cassa via i film italiani, tutti, senza una ragione precisa, semplicemente storcendo il naso e rifiutando di dar loro una chance. È giovane.
P4 a priori non eliminerebbe nulla, gli basta di sedersi accanto a P3 e strusciarsi di tanto in tanto al fratellone, ma P1 e P2 tendono ovviamente a precludergli la visione di pellicole inadatte all’età. P2 qualche anno fa gli permise di vedere Jurassik Park e ne paga ancora le conseguenze, P2 non P4.
La videoteca è piuttosto fornita ma nonostante ciò l’impresa si conferma ardua.
P2 spara titoli a raffica, ma senza una vera speranza di riuscita, infatti vengono regolarmente stroncati dai vari Pn in bazzica.
Alla fine ce ne sarebbe uno, soltanto uno, che potremmo vedere e che incarnerebbe a modo anche l'autoreferenzialità della serata. È Mission Impossible.

8 gennaio 2012

Quando sarai grande

- France, ma tu da grande che lavoro vorresti fare?
Ritenevo che ci pensasse un po' su, e invece lo sapeva, era pronto.
- Allenatore...
E qui, come percorrendo l'istante prima della propria morte, quando filmografia vuole che ci ricompaia davanti agli occhi tutta la nostra vita, o almeno, i fotogrammi salienti, sono sprofondato in uno squarcio temporale, dilatato e in bilico sull'orlo di un buco nero. Stranamente, in una valanga di pensieri frenetici e flemmatici insieme, mi sono visto in tribuna su qualche campetto di periferia, poi sulle gradinate di una palestra, e anche sugli spalti di uno stadio a guardare giù mille e mille partite tra una squadra nemica e la squadra nostra, quella allenata da mio figlio che così presto, a sei anni, aveva già capito quale fosse la sua fottuta strada nella vita e con chiarezza e decisione l'aveva imboccata e perseguìta. Due, tre decimi di secondo in cui ho sentito l'odore del fango, del sudore, le grida dei tifosi, le incazzature e il fuoco dell'orgoglio dentro al mio cuore. Due, tre decimi di secondo infiniti e scardinati dalle convenzioni temporali. Due, tre decimi di secondo in cui mi son figurato interviste in tivù, coppe alzate al cielo e camminate a testa bassa verso un esonero.
Due, tre decimi di secondo prima che sentissi il resto:
- ... di Pokémon.
Chiusura del cerchio. Fine. Due, tre decimi di secondo che mi hanno adulato, illuso, irretito fino a portarmi alla compiutezza di una frase che trafigge come uno stiletto.
Allenatore di Pokémon, signori miei.
Al ché avrei voluto dirgli che è un lavoro che non esiste, un lavoro che non è retribuito, un lavoro che non ti darà mai un diritto a pensione. Un lavoro che tu, figlio mio, non avrai la minima possibilità d'intraprendere.
Poi è bastato ripensare alla situazione che viviamo, al mondo del lavoro in Italia, per valutare che forse non è poi così utopistico un mestiere come quello.
E allora sono stato zitto.
Ma zitto.

25 dicembre 2011

La vita sognata

- Sì ma te... quali erano i tuoi sogni da bambino?
Ci ho dovuto pensare un po', ricordare di quando ci sdraiavamo sfiniti al campino dopo l'ennesima partita di calcio durata un pomeriggio intero e lì, recuperando un po' di fiato per tornare a casa, con gli occhi incastrati in una nuvola bianca sperduta, tiravamo fuori i nostri sogni dalle tasche. Quelli raggiungibili e quelli meno.
Volevo andare sulla Luna, cazzo, e ci volevo andare in giornata. Non c'era un bambino negli anni settanta che non voleva fare l'astronauta. Non c'era. E giustamente.
Volevo poi sposare la Veronica, ci potete scommettere che volevo sposarla. Non era un fidanzamento trentennale o una convivenza il mio obiettivo, volevo proprio portarla all'altare, punto e basta.
Sognavo poi di diventare uno sportivo professionista. Calciatore, sì, tennista o sciatore. Oppure atleta, sognavo di ripetere le gesta del Caballo, Alberto Juantorena, e di farlo alle Olimpiadi successive alle sue (Montreal '76).
Mi sarebbe piaciuto cantare, mettere su un complesso con quattro sfigati che suonavano per me visto che ero negato con gli strumenti, e io a fare la voce, il cantante solista. Ero però negato pure per quello.
Restando coi piedi più attaccati al terreno, volevo diventare un giornalista sportivo, un Paolo Rosi, un Adriano De Zan, un Guido Oddo.
E poi mi sarebbe piaciuto visitare l'Australia, ero rimasto affascinato dagli aborigeni e dai koala.
Guardandoci adesso, erano tutti sogni possibili. Certo, qualcuno più arduo, ma tutti possibili.
Oh, ne avessi beccato uno!

E tu, li hai acchiappati i tuoi sogni da bambino?

3 novembre 2011

Tex & Drugs & Rock & Roll

Dove per Tex s'intende ogni fumetto sul quale fosse possibile mettere gli occhi, dove per Drugs s'intendono pepe, origano e zafferano e dove per Rock & Roll s'intende la Hit Parade radiofonica condotta da Lelio Luttazzi il venerdì alle 13 o, in surrogato, i Dischi Caldi di Giancarlo Guardabassi alla domenica.
La mia citazione del brano di Ian Dury è priva di Sex perché, a casa mia, quand'ero un citto, notizie sul sesso non ne filtravano. Una coltre omertosa e antipatica ricopriva parole e fatti che non avessero almeno 7 gradi di separazione dall'argomento ludico-riproduttivo.
Scordiamoci che qualcuno (la sorella maggiore), se solo affezionato un minimo alla propria incolumità fisica, potesse anche solo tentare d'introdurre in casa una rivista illuminata come DuePiù, con il suo inserto centrale prezioso e sigillato.
Per il Sex, la fonte più chiara alla quale potessi abbeverarmi era "La posta di Eva", una rubrica di domande/risposte coi lettori tenuta da una fantomatica signora sulla rivista Grand Hotel, che mia madre comprava regolarmente per il suo fabbisogno di fotoromanzi.
C'era pure una rubrica gemella, tenuta presumibilmente da un uomo, "La posta di Adamo", ma era di gran lunga meno sfiziosa e osé, anche perché il povero Adamo doveva rispondere una settimana su due alla domanda se fosse proprio lui il cantante Adamo. Non era lui.
Il Decamerone su Tele Capodistria - dove potevi vedere dopo mezz’ora di scene inutili un paio di tette da 200 metri e magari un movimento di lombi dietro un pagliaio - era ancora lontano, ma la mia fame di sapere andava soddisfatta. E allora mi succhiellavo proprio, parola per parola, La posta di Eva. Dovevo solo stare in campana e, qualora fosse passata mia madre, aprire alla pagina con la caricatura di Walter Molino, dove tenevo il dito.
Grazie quindi ai lettori di Grand Hotel e alle piccanti risposte di Eva sono entrato in contatto con quanto di più simile ci fosse a un abbozzo di educazione sessuale.
Così ho saputo da quelle righe di essere un portatore sano di testicoli, ho scoperto dell’esistenza di un numero impressionante di labbra, dalle variegate misure, disposte un po’ in giro sui corpi femminili (trovarle!). Da queste letture sono venuto a conoscenza che alle ragazze degli anni settanta i loro fidanzati andavano sempre chiedendo la prova d’amore, certo quando non chiedevano ad Adamo se fosse proprio lui il cantante Adamo, e che questa prova, niente aveva a che vedere con le gare d’equilibrio in mezzo ai tronchi galleggianti di Giochi Senza Frontiere.
Ho potuto arricchire il mio vocabolario affiancando ai nomi volgari di organi e azioni una definizione, se non proprio scientifica, almeno corretta e spendibile in pubblico e ho appreso il significato di tanti nuovi vocaboli.
Così, mentre attendevo inconsapevole l’avvento di Tele Capodistria.
È per questi insegnamenti che ringrazio La posta di Eva: una glande rubrica.

9 ottobre 2011

Il tempo di morire

Serve tempismo nella vita. Per nascere, per esempio. O per sposarsi. Sicuramente per morire.
Voglio dire, siete liberi di nascere quando vi pare, ma se per caso vedete la luce il 10 gennaio 1980, il giorno dopo nessuno parlerà più di voi. Nemmeno i vostri parenti stretti si ricorderanno che siete nati, perché il giorno dopo, a Bibbiena, nascono i 6 gemelli Giannini. Pure vostra madre se le chiederanno com'è andato il parto dirà "penso lungo, erano in sei!"
E io che mi son sposato la settimana prima di Felipe di Spagna -un cazzo di Borbone-? Nessuna speranza che il mio potesse diventare il matrimonio dell'anno.
Ma pure a morire, cristosanto, è meglio se stiamo attenti.
Te ti puoi pure chiamare Guido Pancaldi, avere fatto la storia della televisione, esserti piegato per un milione di volte su un microfono gridando "Attention: Trois, deux, un" per poi fischiare assieme a Gennaro, puoi avere lanciato seimila fil rouge e pronunciato all'infinito l'epocale frase "Il Belgio gioca il Jolly" ma, che diamine, se vai a crepare il giorno prima di Steve Jobs, beh un po' te la sei cercata.
Chi vuoi che ti ricordi, Guidino? Chi cavolo ti degnerà d'un misero coccodrillo?
Tutti dietro al mister Apple, chi penserà a te?
Giusto io. Io che rammento quelle sere dei giovedì di giugno, fatte di pizza e pasta fritta, fatte di lucciole, di Freccia Nera e di Giochi Senza Frontiere, come gli stralci di un anticipato Paradiso. Giusto io.

3 ottobre 2011

E più non dimandare

Le riconosci tra mille, sono le donne che lottano da sempre contro gli uomini stravaccati sul divano e fatalmente rapiti dallo sport in tivù. Fateci caso, si nascondono tra le mamme, le sorelle, le fidanzate, le mogli.
Le riconosci perché nonostante abbiano sviluppato una repulsione viscerale verso lo sport in ogni sua forma, in specie quella televisiva, per non sentirsi proprio tagliate fuori, o anche solo per marcare il territorio, loro, che commentare non possono perché ignorano la differenza tra una gomma slick e una gomma per cancellare, loro, pongono una domanda. Anzi pongono La Domanda, sempre la stessa.
   -    Dove sono?
Io sto alle prese con le mie unghie e con un Valentino mai così attardato nel gruppo - ma sarebbe lo stesso se ci fosse una Ferrari sulla griglia o una Pellegrini alla virata dei 350 metri - e quello che non voglio ancora sentire è proprio La Domanda.
Non ha importanza, “dove sono”!
Mi viene davvero voglia di prendere la donna in questione da una parte per spiegare. Voglio farla sedere e accoccolarmi davanti a lei, voglio finalmente renderla edotta. Anche se sono convinto di averci già provato. Le parlerò con la voce bassa e pacata, quella che fa più presa. La informerò di quanto magari sia importante sapere quale moto cavalca Valentino o con che tipo di gomme parte Alonso. Le parlerò della rivoluzione dei supercostumi nel nuoto e di quanto incidessero sui record mondiali. Le farò capire che persino il tempo, sì il tanto vituperato argomento tempo, ha una sua valenza, che sapere se piove o se ci sono 60 gradi sull’asfalto può essere fondamentale.
Questi sono gli argomenti che hanno titolo a scheggiare l’aurea mistica dell’uomo sportivo stravaccato sul divano. Sarà mio dovere renderglieli comprensibili, servirà pazienza, sarà come insegnare a un bimbo a colorare dentro ai margini, servirà amore.
   -    Dove sono?
   -    A Donington.
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