Ma magari c'è.
Diciamo che non è questione di idee, né di tratti somatici o di espressioni facciali, più una roba di pelle. Di chimica, direbbe qualcuno.
Preciso che l'elenco non prevede quei personaggi che mi stanno sui coglioni ma per i quali conosco bene il motivo barra i motivi (era tanto che non scrivevo il "barra"). Non c'è Joffrey Baratheon di Game of Thrones, non c'è Capezzone, non c'è Mazzarri e non c'è Trump tanto per essere chiari
Li ho divisi un po' per settori, non volevo non sopportare troppa gente dello stesso ambiente, ecco, altrimenti poi non mi invitano più alle feste.
Letteratura:
Erri de Luca
Michela Murgia
Andrea de Carlo
Ospitoni:
Mauro Corona
Beppe Severgnini
Massimo Cacciari
Spettacolo:
Luca Laurenti
Lady Gaga
Fabio Fazio
Sport:
Gian Piero Gasperini
Gianluigi Buffon
Gonzalo Higuain
Musica:
Il Volo
Luciano Ligabue
Tiromancino
Cinema:
Gwyneth Paltrow
Russell Crowe
Colin Farrell
Politica:
Theresa May
Massimo D'Alema
Emmanuel Macron
Tivù:
Enrico Bertolino
Giancarlo Magalli
Alessia Marcuzzi
Personaggi tivù:
Phoebe di Friends
Virgilio ne La Divina Commedia
Richie Cunningham di Happy days
Letteratura:
Lucia Mondella da I Promessi Sposi
Livia quel che è da Il commissario Montalbano
Aliena da I Pilastri della terra
Fumetti:
Tex Willer
Topolino
Superman
Vita vera:
Quello che in piscina occupa sempre la corsia due
Quello più simpatico di tutti a mensa
Quella che canta come Mina, ha la testa della Montalcini e i figli di Cornelia
Visualizzazione post con etichetta odio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta odio. Mostra tutti i post
5 febbraio 2019
5 marzo 2017
Rosita
Continuava a guardare gli orecchini appoggiati sulla mensola in bagno, a un palmo dal suo naso. Piccola che era. Ma non guardava quei due avanzi di chincaglieria, che pure amava, non quelli reali, puntava la loro immagine nello specchio.
Era un gioco che aveva imparato a fare da un po' di tempo, in un estremo tentativo di difesa, nella speranza di erigere un muro oltre il quale confinare fiati alcolici e dita spudorate.
Guardava le perline opache fissate sui cerchietti in finto argento e si ricordava di quando sua madre glieli aveva regalati, quel giorno in cui era cominciato tutto. E tutto era finito.
- Rositaaa... - lui aveva fretta.
Rosita, piccola rosa che era.
Guardava gli orecchini oltre la superficie riflettente e vi costruiva un mondo attorno, senza profumi e senza dolore, un luogo quasi fisico dove rifugiarsi per una mezz'ora, risucchiata dal vuoto incomprimibile dell'universo specchiato.
Era un po' come quando da bambina chiudeva gli occhi per non fare accadere le cose.
Ma poi quelle accadevano lo stesso.
Le cose non ce l'hanno il rispetto degli occhi chiusi dei bimbi.
Era un gioco che aveva imparato a fare da un po' di tempo, in un estremo tentativo di difesa, nella speranza di erigere un muro oltre il quale confinare fiati alcolici e dita spudorate.
Guardava le perline opache fissate sui cerchietti in finto argento e si ricordava di quando sua madre glieli aveva regalati, quel giorno in cui era cominciato tutto. E tutto era finito.
- Rositaaa... - lui aveva fretta.
Rosita, piccola rosa che era.
Guardava gli orecchini oltre la superficie riflettente e vi costruiva un mondo attorno, senza profumi e senza dolore, un luogo quasi fisico dove rifugiarsi per una mezz'ora, risucchiata dal vuoto incomprimibile dell'universo specchiato.
Era un po' come quando da bambina chiudeva gli occhi per non fare accadere le cose.
Ma poi quelle accadevano lo stesso.
Le cose non ce l'hanno il rispetto degli occhi chiusi dei bimbi.
17 febbraio 2016
5 (cinque) cose
5 cibi che mangerei in capo a un tignoso
- Piada squacquerone e rucola
- Spaghetti aglio olio e peperoncino
- Pane burro e marmellata
- La pizza di Pizzaman
- Fiori di zucca fritti in pastella
5 cose che odio fare
- Leggere le istruzioni
- Ascoltare gli integralisti (in ogni campo)
- La fila alla Posta
- Programmare il termostato
- Il cambio di stagione
5 sportivi anni ’70 che avrei voluto essere
- Gigi Riva
- Gustav Thoeni
- Adriano Panatta
- Niki Lauda
- Bob Morse
5 film che guardo ogni volta che li passano
- Pulp Fiction
- Notting hill
- Una giornata particolare
- Toy Story
- Love Actually
5 libri che mi sono piaciuti in 5 età diverse
- Le avventure di Tom Sawyer
- L’ombra dello scorpione
- Alta fedeltà (questo potevate immaginarlo)
- Il giovane Holden
- Underworld
5 donne famose che avrei voluto sposare ma non gliel’ho
- Sylvie Vartan
- Jennifer Connelly
- Maria Grazia Cucinotta
- Concita De Gregorio
- Sienna Miller
5 attori che non ce n’è
- Marcello Mastroianni
- Philip Seymour Hoffman
- Gian Maria Volonté
- Tim Roth
- Robert de Niro
5 cose che non avrei dovuto fare
- Ragioneria
- Tirare su un blog
- Quella maionese
- Scommettere 50 euro su Karlovic
- Chiederle se si voleva mettere con me
5 cose che dico spesso
- Non scherziamo!
- Carogna bigia
- E quindi?
- Te t’hai visto un bel mondo!
- Ma che se’ grullo davvero?
5 colleghi che lasciamo perdere
- Quello che non paga mai il caffè
- Quello che ti sorpassa in corridoio per andare in bagno
- Quella che ce l’ha solo lei
- Quella che non saluta
- Quello che ti guarda nei cassetti quando non ci sei
5 lavori che avrei voluto fare (ho fatto)
- Astronauta (muratore)
- Giornalista sportivo (benzinaio)
- Critico cinematografico (venditore porta a porta di pentole)
- Maestro elementare (fornaio)
- Scrittore (programmatore)
5 cose in cui sono bravo (sono negato)
- Orientarmi (cantare)
- Il Decathlon (suonare)
- Cazzeggiare pallido e assorto (ballare)
- Il calembour (parlare in pubblico)
- Fare il nodo ai piccioli di ciliegia con la lingua (la calligrafia)
2 ottobre 2015
Odio - sinfonia n. 5
odio iTunes
odio le cicche per terra
odio iTunes
odio i bolloni della coop
odio iTunes
odio le ditate sullo schermo
odio iTunes
odio il copridivano rinfrinzellato
odio iTunes
odio l'appiccicaticcio fuori dai barattoli di marmellata
odio iTunes
odio le scuse del ritardatario
odio iTunes
odio la polo dentro i calzoni
odio iTunes
odio i motorini a tre ruote
odio iTunes
odio la tramontana
odio iTunes
___________________
Odio, altre sinfonie: n. 1 - n. 2 - n. 3 - n. 4
11 dicembre 2014
Odio le Poste (*)
Più del muschio
odio le Poste
Più del riccio gonfiabile dell'Ikea
odio le Poste
Più del cambio di stagione
odio le Poste
Più del formaggio sulla pomarola
odio le Poste
Più dei fogli
odio le Poste
Più della muffa
odio le Poste
Più delle penne a sfera che sbavano
odio le Poste
Più dei parenti a Natale
odio le Poste
Più dei mangiatori di patatine al cine
odio le Poste
Più degli impiccioni
odio le Poste
Più della pubalgia
odio le Poste
Più della tramontana
odio le Poste
Più di Capezzone
odio le Poste
Più delle Poste
odio solo coloro che ci vanno e potrebbero comodamente farne a meno.
(*) possibilmente leggere in due, canto e controcanto, alla ora pro nobis.
23 ottobre 2014
Odio - sinfonia n. 4 (le persone)
Ho sempre odiato poco, e male.
Ho odiato dentro e invece. Invece merita esternare, non è normale e non è sano sempre smussare o tollerare oltre i limiti umani o preferire le silenti implosioni.
Invece ho amato, tanto, non solo persone anche altro, ho amato percorrendo una strada senza dossi rallentatori.
Sì, me la son cavata meglio con l'amore, con l'odio non sono andato bene. Se fosse stata materia di studio sarei andato di certo a settembre, in odio.
Odio cose, gesti, situazioni ma necessariamente odio anche persone o, meglio, tipologie, classi di persone.
Così odio i mangiatori di patatine al cinema, e con loro chi gliele vende o chi gli permette di portarsele in sala.
Odio coloro che dimorano davanti al bancomat, si piazzano lì e pare che fanno fare l'ammmore alla loro cartina con la bocchetta. Metti e leva leva e metti, e poi stampa il riepilogo ultimi movimenti, dopo un passo per andare ma niente, tornano indietro e rimbucano, allora prelevano poi stampano il saldo e poi di nuovo tutto daccapo. Ho visto le loro donne arrivare a metà pomeriggio con il cestino della merenda.
Odio quelli che quando apre la cassa quattro si precipitano a pigliare la posizione al nastro, pure se stanno in coda in ottava posizione alla cassa numero due, e si sentono in pieno diritto per farlo. Per questi ci vorrebbe la gambizzazione.
Odio quelli che t'interrompono e che asfaltano i tuoi discorsi inascoltabili con le loro mirabili gesta. T'è morta la nonna? Non hai scampo perché a loro è sicuramente morto il nonno, il bisnonno, un cugino di primo grado, il figlio militare e il fottuto pesce rosso vinto al lunapark dalle bambine.
Odio chi semina cattiverie gratuite, chi infierisce sui deboli sapendo di essere forte, chi spara sugli assenti.
Odio anche quelli che svengono in vista della cassa del bar, tirano il freno a mano, controllano lo smartcoso, salutano un tizio, si voltano nella speranza di trovare un tizio da salutare, si fanno salutare da un tizio, e mai una volta offrire. O tentare di farlo, con dignità. Per questi la flagellazione.
E odio gli impiccioni, quelli che ti frugano nei cassetti, quelli che ti sbirciano il telefono, quelli che cercano tra i tuoi fogli, quelli che leggono la tua agenda. Questi li odio anche se sono malati.
Ho odiato dentro e invece. Invece merita esternare, non è normale e non è sano sempre smussare o tollerare oltre i limiti umani o preferire le silenti implosioni.
Invece ho amato, tanto, non solo persone anche altro, ho amato percorrendo una strada senza dossi rallentatori.
Sì, me la son cavata meglio con l'amore, con l'odio non sono andato bene. Se fosse stata materia di studio sarei andato di certo a settembre, in odio.
Odio cose, gesti, situazioni ma necessariamente odio anche persone o, meglio, tipologie, classi di persone.
Così odio i mangiatori di patatine al cinema, e con loro chi gliele vende o chi gli permette di portarsele in sala.
Odio coloro che dimorano davanti al bancomat, si piazzano lì e pare che fanno fare l'ammmore alla loro cartina con la bocchetta. Metti e leva leva e metti, e poi stampa il riepilogo ultimi movimenti, dopo un passo per andare ma niente, tornano indietro e rimbucano, allora prelevano poi stampano il saldo e poi di nuovo tutto daccapo. Ho visto le loro donne arrivare a metà pomeriggio con il cestino della merenda.
Odio quelli che quando apre la cassa quattro si precipitano a pigliare la posizione al nastro, pure se stanno in coda in ottava posizione alla cassa numero due, e si sentono in pieno diritto per farlo. Per questi ci vorrebbe la gambizzazione.
Odio quelli che t'interrompono e che asfaltano i tuoi discorsi inascoltabili con le loro mirabili gesta. T'è morta la nonna? Non hai scampo perché a loro è sicuramente morto il nonno, il bisnonno, un cugino di primo grado, il figlio militare e il fottuto pesce rosso vinto al lunapark dalle bambine.
Odio chi semina cattiverie gratuite, chi infierisce sui deboli sapendo di essere forte, chi spara sugli assenti.
Odio anche quelli che svengono in vista della cassa del bar, tirano il freno a mano, controllano lo smartcoso, salutano un tizio, si voltano nella speranza di trovare un tizio da salutare, si fanno salutare da un tizio, e mai una volta offrire. O tentare di farlo, con dignità. Per questi la flagellazione.
E odio gli impiccioni, quelli che ti frugano nei cassetti, quelli che ti sbirciano il telefono, quelli che cercano tra i tuoi fogli, quelli che leggono la tua agenda. Questi li odio anche se sono malati.
15 novembre 2012
Argo vaffanculo
Abbiamo già suonato le sinfonie dell’odio su la Linea, ma stavolta andiamo oltre.
Odio vero, profondo, viscerale per te, cazzone/a, che vai al cinema disprezzando gli altri e il cinema stesso.
Arrivi all’ultimo secondo, e questo già ti qualifica.
Mi ti siedi accanto, e qui ringrazio il fato. Commenti ininterrottamente la pellicola che manco mio figlio al cospetto di Hotel Transilvania.
Ti presenti con quantità di scorte alimentari da far invidia a un rifugio antiatomico.
Tra le altre cibarie hai una busta di popcorn da 3 ettogrammi 3, in carta argentata, sfrigolante che lèvati.
Già sentirti manducare è fastidioso, ma ogni secondo subire il ravanare scricchioloso della tua mano nel sacchetto è esasperante.
È come se tu m’invadessi la Polonia.
Potrei e dovrei dirti che hai rotto i coglioni, potrei e dovrei mollarti una gomitata sul naso e lasciarti sanguinare.
Pensaci la prossima volta che ti siederai sulla poltrona vellutata rossa, o blu, del tuo fottuto cinema, sappi che potrei esserci io lì vicino pronto a mandarti in marmellata le cartilagini nasali (non ti auguro dolcemetà che lei t'ammazza proprio).
Tu non ami il cinema, maledetto, ma che ci vieni a fare?
Vattene a sfogare i tuoi istinti spritzaioli nei luoghi deputati, vattene a ciaccolare colla tua amichetta nei peggiori bar di Caracas, vattene a inquinare acusticamente i mondi dei cafoni tuoi simili, vattene a fanculo.
E scaricateli due film dalla rete, non ci vuole un ingegnere elettronico, vai su san Gugol motore martire, digiti torrent, digiti il titolo del film e poi ti guardi un po’ in giro, vedrai che qualche santo ti aiuta. Spendi anche meno.
Al cinema NON si mangia, cazzo. Le eccezioni, qualora proprio le si debbano introdurre per salvaguardare gli incassi, riguardano fruitori sotto ai dieci anni, cibi in qualche modo silenziati (ok, il bicchierone di popcorn ve lo passo), e pellicole disturbabili (*) tipo qualche cartone animato e tutti i cinepanettoni (tanto lì non vengo io).
Ti odio davvero, tu che a 30 anni suonati ancora dimostri un livello d’inciviltà pari forse solo al mio, che mi rodo dentro ma ti lascio fare.
E mi odio per veicolare il mio istinto bellicoso fino a un livello intollerabile di tolleranza.
Odio i cinema che vendono nel loro bar interno cibarie rumorose. Gestori, vi prego, riciclatevi, aprite un ristorante ché tanto quelli son sempre pieni mentre le sale cinematografiche piangon miseria e potete solo rimetterci.
Per oziosa cronaca eravamo a vedere Argo, un gran bel film, ma solo dalla mezz’ora in poi, da quando son finiti i tuoi, francamente spero avvelenati, popcorn.
p.s. E sulla stirabilità dei film sapete già tutto?
Odio vero, profondo, viscerale per te, cazzone/a, che vai al cinema disprezzando gli altri e il cinema stesso.
Arrivi all’ultimo secondo, e questo già ti qualifica.
Mi ti siedi accanto, e qui ringrazio il fato. Commenti ininterrottamente la pellicola che manco mio figlio al cospetto di Hotel Transilvania.
Ti presenti con quantità di scorte alimentari da far invidia a un rifugio antiatomico.
Tra le altre cibarie hai una busta di popcorn da 3 ettogrammi 3, in carta argentata, sfrigolante che lèvati.
Già sentirti manducare è fastidioso, ma ogni secondo subire il ravanare scricchioloso della tua mano nel sacchetto è esasperante.
È come se tu m’invadessi la Polonia.
Potrei e dovrei dirti che hai rotto i coglioni, potrei e dovrei mollarti una gomitata sul naso e lasciarti sanguinare.
Pensaci la prossima volta che ti siederai sulla poltrona vellutata rossa, o blu, del tuo fottuto cinema, sappi che potrei esserci io lì vicino pronto a mandarti in marmellata le cartilagini nasali (non ti auguro dolcemetà che lei t'ammazza proprio).
Tu non ami il cinema, maledetto, ma che ci vieni a fare?
Vattene a sfogare i tuoi istinti spritzaioli nei luoghi deputati, vattene a ciaccolare colla tua amichetta nei peggiori bar di Caracas, vattene a inquinare acusticamente i mondi dei cafoni tuoi simili, vattene a fanculo.
E scaricateli due film dalla rete, non ci vuole un ingegnere elettronico, vai su san Gugol motore martire, digiti torrent, digiti il titolo del film e poi ti guardi un po’ in giro, vedrai che qualche santo ti aiuta. Spendi anche meno.
Al cinema NON si mangia, cazzo. Le eccezioni, qualora proprio le si debbano introdurre per salvaguardare gli incassi, riguardano fruitori sotto ai dieci anni, cibi in qualche modo silenziati (ok, il bicchierone di popcorn ve lo passo), e pellicole disturbabili (*) tipo qualche cartone animato e tutti i cinepanettoni (tanto lì non vengo io).
Ti odio davvero, tu che a 30 anni suonati ancora dimostri un livello d’inciviltà pari forse solo al mio, che mi rodo dentro ma ti lascio fare.
E mi odio per veicolare il mio istinto bellicoso fino a un livello intollerabile di tolleranza.
Odio i cinema che vendono nel loro bar interno cibarie rumorose. Gestori, vi prego, riciclatevi, aprite un ristorante ché tanto quelli son sempre pieni mentre le sale cinematografiche piangon miseria e potete solo rimetterci.
Per oziosa cronaca eravamo a vedere Argo, un gran bel film, ma solo dalla mezz’ora in poi, da quando son finiti i tuoi, francamente spero avvelenati, popcorn.
p.s. E sulla stirabilità dei film sapete già tutto?
20 settembre 2012
Chiamare l'ascensore for dummies
Premesso che io spesso e volentieri scelgo le scale, può capitare il giorno in cui, magari per educazione verso il collega con cui sto facendo due chiacchiere, prendo l'ascensore.
Io in azienda, oltre al corso di primo soccorso, programmerei anche un corsettino di primo ascensore visto che ancora non si è capito quale tasto bisognerebbe pigiare.
Se si escludono i piani più alto e più basso, dove ci dovrebbe essere un solo pulsante, agli altri piani ce ne stanno due, uno ha la freccia rivolta verso l'alto e uno verso il basso.
Dai, non ci vuole un astrofisico per sapere che tasto premere. Sei al 4° piano e vuoi scendere? Devi premere solo la freccia in basso, cazzo.
Se le premi entrambe, l'ascensore che deve venire a prendere me al 5° piano, si fermerà prima da te, poi salirà da me e, scendendo, si fermerà di nuovo al 4° a fare un apri/chiudi porta che non giova a nessuno. Nemmeno a te.
Ma la cosa che mi manda ancora più in bestia è la faccina con occhi di gatto di Shrek che tu farai quando arriverai al 5° e ti rifiuterai di scendere.
"Mi hanno chiamato su", è così che cercherai di professare tutta l'innocenza del creato e di ispirare una immeritata tenerezza.
A questo punto, l'unica cosa da fare è prenderti per il bavero, tirarti fuori e mollarti un pugno sul naso, proprio in mezzo agli occhietti supplichevoli.
Ti lascerò lì, a terra, grondante sangue, e scendendo, quando l'ascensore si fermerà, inutilmente, al 4° piano, un bel sospirone. Fatta e fatta bene.
Io in azienda, oltre al corso di primo soccorso, programmerei anche un corsettino di primo ascensore visto che ancora non si è capito quale tasto bisognerebbe pigiare.
Se si escludono i piani più alto e più basso, dove ci dovrebbe essere un solo pulsante, agli altri piani ce ne stanno due, uno ha la freccia rivolta verso l'alto e uno verso il basso.
Dai, non ci vuole un astrofisico per sapere che tasto premere. Sei al 4° piano e vuoi scendere? Devi premere solo la freccia in basso, cazzo.
Se le premi entrambe, l'ascensore che deve venire a prendere me al 5° piano, si fermerà prima da te, poi salirà da me e, scendendo, si fermerà di nuovo al 4° a fare un apri/chiudi porta che non giova a nessuno. Nemmeno a te.
Ma la cosa che mi manda ancora più in bestia è la faccina con occhi di gatto di Shrek che tu farai quando arriverai al 5° e ti rifiuterai di scendere.
"Mi hanno chiamato su", è così che cercherai di professare tutta l'innocenza del creato e di ispirare una immeritata tenerezza.
A questo punto, l'unica cosa da fare è prenderti per il bavero, tirarti fuori e mollarti un pugno sul naso, proprio in mezzo agli occhietti supplichevoli.
Ti lascerò lì, a terra, grondante sangue, e scendendo, quando l'ascensore si fermerà, inutilmente, al 4° piano, un bel sospirone. Fatta e fatta bene.
13 agosto 2012
Qualcuno dovrebbe dirglielo
Forse un tempo è stata un'idea originale.
Forse un creativo sarà stato premiato per questo.
Forse l'insegna dell'esercizio commerciale avrà portato ennemila nuovi clienti, forse, ma 20 anni fa.
Adesso è finita. C'è un momento per tutto.
Se aprite uno straccio di negozio per vendere, chennesò, fiori, evitate con cura di chiamarlo Non solo begonie.
Il Non solo ha fatto il suo tempo, è obsoleto, scaduto, puzza di muffa.
Ispira giusto compassione per il fiacco tentativo di replicare un'idea che un giorno è stata - forse - vincente.
Non solo pellet, l'ultimo visto in ordine di tempo.
Esimio titolare di Non solo quelchecazzovendi, ti prego, metti allo studio il cambio della ragione sociale.
Te lo chiede La Linea: non solo post.
27 luglio 2012
Una fetta di torta?
Ma sì, diamo i numeri. D'altro canto questo giro attorno al Sole la Terra l'ha compiuto davvero da quando La Linea era in fasce e allora vediamo come si è sviluppato, anche grazie a chi e a che cosa.
La maggior parte delle visite (motori di ricerca esclusi) arriva dei gentili blogroll di Ora e Qui, Sempre un po' a disagio, Sotto l'elmo di Kisciotte, Mai Maturo, La Donna Camel, Menocchio e la Sbullonata nel paese delle meraviglie.
Ma le info più succose, almeno per me, arrivano dalle parole digitate sui motori che in qualche modo, per caso o no, portano contatti alla Linea.
E beh, maialino grugnino è davvero ammirevole.
Per quanto riguarda invece le visite dall'estero (Italia padrona con 50.000 visite) stiamo a questo:
Sono in pratica tutti Paesi nei quali quest'anno è andata Giovy e quelli sono i suoi clic! Facciamo giusto salvo il sudafrica con Claudia.
7 giugno 2012
Cose che non stanno zitte mai
Non bastava la sveglia, cazzo, che di quella non ne puoi fare a meno.
La lavastoviglie se ha finito, il televisore se si spegne, il forno a microonde se ha scaldato, l'auto se lasci accesi i fari, il televisore se si accende, il telefono se si scarica, ma vi volete chetare un attimo?
Lasciatemi in pace, non li gradisco i rumori aggiuntivi.
Elettrodomestico che devi lavare le stoviglie? Fallo, tira l'acqua, butta il sapone, sbrillanta, sciacqua, asciuga e poi stop. Basta. Che ti metti a suonare, ma chi te l'ha chiesto? Quando vorrò sapere se hai finito il ciclo vengo a vedere. Hai mai visto una donna che quando le termina il ciclo si mette a suonare? No, e impara da loro!
Se spengo il televisore è perché non voglio vedere o sentire più niente, è inutile che dopo due secondi ti fai un PeeePè, televisore, anzi è dannoso, e mi viene pure voglia di darti un calcio.
Lasciatemi la libertà di svuotare una lavastoviglie dopo tre giorni, di dimenticare nel microonde le zucchine riscaldate e di stare qualche ora con un telefono scarico in tasca che non riceve e non chiama nessuno.
Insomma, statevi zitte cose.
La lavastoviglie se ha finito, il televisore se si spegne, il forno a microonde se ha scaldato, l'auto se lasci accesi i fari, il televisore se si accende, il telefono se si scarica, ma vi volete chetare un attimo?
Lasciatemi in pace, non li gradisco i rumori aggiuntivi.
Elettrodomestico che devi lavare le stoviglie? Fallo, tira l'acqua, butta il sapone, sbrillanta, sciacqua, asciuga e poi stop. Basta. Che ti metti a suonare, ma chi te l'ha chiesto? Quando vorrò sapere se hai finito il ciclo vengo a vedere. Hai mai visto una donna che quando le termina il ciclo si mette a suonare? No, e impara da loro!
Se spengo il televisore è perché non voglio vedere o sentire più niente, è inutile che dopo due secondi ti fai un PeeePè, televisore, anzi è dannoso, e mi viene pure voglia di darti un calcio.
Lasciatemi la libertà di svuotare una lavastoviglie dopo tre giorni, di dimenticare nel microonde le zucchine riscaldate e di stare qualche ora con un telefono scarico in tasca che non riceve e non chiama nessuno.
Insomma, statevi zitte cose.
20 maggio 2012
Buona domenikea
Questa pioggia ha rotto i coglioni, non tanto per l'acqua in sé, ma perché una domenica bagnata dalla mattina, senza una partita o un gran premio che ti possano salvare il culo, ti conduce di filato all'Ikea. L'alternativa è rimanere a casa e prepararsi ad affrontare l'ira crescente di dolcemetà, la quale, rinchiusa il dì di festa, avvicina per aspetto e pacatezza un Godzilla idrofobo.
E allora che Ikea sia, anche e soprattutto quando non ti serve niente!
L'aspetto terrificante della gimcana nei corridoi allestiti dai nostri amici svedesi non è il pericolo d'acquisire oggettistica varia, magari, è purtroppo il maturare della consapevolezza di avere già acquisito di tutto.
Giri sospinto dalla fiumana e se all'inizio ti dà quasi conforto rivedere la vecchia Billy, col passare dei prodotti conosciuti ti piglia male.
I bicchieri di plastica colorata, le insalatiere e le coppette, i tovagliolini di carta, le forbici, la grattugia, i mestoli, il colino, i sottovasi, le pile gialle, il tappeto in camerina, il tappeto per le macchinine, le bottiglie, i bicchieri, i taglieri, lo stendipasta, la coperta di pile, l'abat jour, il poster, la cornice di legno e quella d'acciaio, il letto, la sedia per il piccì, gli adesivi di Haring, il vassoio a fiori, il copriletto, il piumone, i guanciali, i contenitori in plastica per il frigo e quelli grandi per i giocattoli, il poggia notebook (novità), il tavolinetto Lack da 5 euri, l'expedit, la biscottiera, il sale e pepe, le tovagliette americane svedesi, i sottobicchieri, gli attrezzi nella scatola arancione, l'orologio modello stazione, le buste per la spesa, le stampelle in legno per gli abiti, le forchette che non infilzano, i coltelli che non tagliano, lo specchio adesivo, i cuscini da battaglia, i peluche orribili, i coccini, il trenino coi binari di legno, le ciabatte tarocche delle crocs tarocche (novità), l'affetta uovo sodo, il wok, le presine, le candeline mignon, lo scolapasta (brividi), lo schiaccianoci, le ceste in similvimini, il palo da tenda, il portaposate, il secchio dell'immondizia, il dispenser per sacchetti di plastica, il rotolo alla cannella, i biscotti colle lettere zigrinate, le patatine e, soprattutto, il fottutissimo riccio sempretraipiedi gonfiabile IKEA!
Va a finire che è normale se ti senti omologato e allora, nel regno dell'assemblaggio, ti può solo montare il nervoso.
Ma, per una tranquilla domenica piovosa, sempre meglio a te che a dolcemetà.
E allora che Ikea sia, anche e soprattutto quando non ti serve niente!
L'aspetto terrificante della gimcana nei corridoi allestiti dai nostri amici svedesi non è il pericolo d'acquisire oggettistica varia, magari, è purtroppo il maturare della consapevolezza di avere già acquisito di tutto.
Giri sospinto dalla fiumana e se all'inizio ti dà quasi conforto rivedere la vecchia Billy, col passare dei prodotti conosciuti ti piglia male.
I bicchieri di plastica colorata, le insalatiere e le coppette, i tovagliolini di carta, le forbici, la grattugia, i mestoli, il colino, i sottovasi, le pile gialle, il tappeto in camerina, il tappeto per le macchinine, le bottiglie, i bicchieri, i taglieri, lo stendipasta, la coperta di pile, l'abat jour, il poster, la cornice di legno e quella d'acciaio, il letto, la sedia per il piccì, gli adesivi di Haring, il vassoio a fiori, il copriletto, il piumone, i guanciali, i contenitori in plastica per il frigo e quelli grandi per i giocattoli, il poggia notebook (novità), il tavolinetto Lack da 5 euri, l'expedit, la biscottiera, il sale e pepe, le tovagliette americane svedesi, i sottobicchieri, gli attrezzi nella scatola arancione, l'orologio modello stazione, le buste per la spesa, le stampelle in legno per gli abiti, le forchette che non infilzano, i coltelli che non tagliano, lo specchio adesivo, i cuscini da battaglia, i peluche orribili, i coccini, il trenino coi binari di legno, le ciabatte tarocche delle crocs tarocche (novità), l'affetta uovo sodo, il wok, le presine, le candeline mignon, lo scolapasta (brividi), lo schiaccianoci, le ceste in similvimini, il palo da tenda, il portaposate, il secchio dell'immondizia, il dispenser per sacchetti di plastica, il rotolo alla cannella, i biscotti colle lettere zigrinate, le patatine e, soprattutto, il fottutissimo riccio sempretraipiedi gonfiabile IKEA!
Va a finire che è normale se ti senti omologato e allora, nel regno dell'assemblaggio, ti può solo montare il nervoso.
Ma, per una tranquilla domenica piovosa, sempre meglio a te che a dolcemetà.
1 marzo 2012
La Dieta Dukan
Digitando "Du" su san Google motore martire, dopo Ducati,
Dubai, Durex e Durc appare Dukan, la dieta che va per la maggiore. Un 5° posto
incredibile con tendenza a salire. Certo Durc lo vedo più indietro in
graduatoria, a meno che non sia il nome di un Pokemon.
Durc, usa fuoco carica! Sì, potrebbe essere.
Su La Linea siamo obbligati dallo statuto a discutere di
dieta e magrezza, e difatti non è che ci chiamiamo Le Lonze d’Hombre.
Poi, non appena La Linea d’Ombra chiederà la chiusura del
blog, cercate pure Le Lonze, perché non credo che quei fetenti di Coca Colla alzeranno un dito per me, se non il medio. Burp.
Tutti ne parlano, molti la seguono, ma non è la farfallina di
Belén: è la dieta Dukan.
Se penso alla dieta mi viene in mente questo post dell’amico
Chiagia, è meraviglioso, leggetelo, bastano 10 secondi. Di Dukan invece hanno anche già disquisito in modo amabile e disagiato
qui.
Il risultato è garantito, la prima settimana si perdono 2
chili assumendo solo proteine e 3 cucchiaiate di crusca d’avena al giorno, temo
prodotta dal buon Dukan, poi si susseguono altre fasi ma, sinceramente,
non sono né in grado né voglioso di disquisirne.
L’aspetto fantastico della dieta è che per tutti
i cazzo di giovedì della vostra vita mangerete solo e sempre proteine, niente
grassi, niente zuccheri, niente carboidrati (ripeto: niente carboidrati), questo contribuirà a rendervi
tutte strafighe (gli uomini è provato che non arrivano al primo giovedì) e, soprattutto, vi porterà a rivalutare
il lunedì, che perderà il primato di giorno più odiato della settimana.
Ah, un’ultima cosa: basta con la minchiata sono d’ossatura
grossa, non ci credete più nemmeno voi.
p.s. per chi non l’avesse capito, questo post nasce dall’esigenza
di portare nuova linfa e contatti sul sito. Non a caso sono state utilizzate alcune tra le
prime 100 chiavi di ricerca del web: Dukan, Pokemon, farfallina di Belen,
strafighe, minchiata, chiavi di ricerca del web e huge tits.
26 febbraio 2012
Di bicchieri e di binocoli
Io non ho il vizio di mettermi lì a pensare troppo sulla vita. E dico vizio perché secondo me non è una buona cosa.Intendo se la vita mi ha più dato o più preso, intendo se la devo vedere rosa o la devo vedere grigia e intendo se la devo prendere di tacco o di punta.
La prendo come viene, senza creare una partitura filosofica per ogni avvenimento che mi tocca o per ogni scelta che faccio.
E non amo svaccarmi in riflessioni sul mezzo bicchiere che la vita ogni giorno ti serve al bancone.
Anche perché non è detto che lo status di mezzo pieno sia migliore del mezzo vuoto, se dal bicchiere ci ho bevuto io.
Ma se mi costringete a usare un binocolo per guardarmi in giro, per puntarlo sulla mia famiglia, sul mio Paese, sugli amici, sul mio lavoro o sui miei piedi state pur certi che l'impugnerò dalla parte canonica.
I vedo nero per partito preso, quelli con il grugno stampato, quelli che anche se sorridono stonano tanto son disabituati, quelli che prendono lo stramaledetto binocolo e lo usano rovesciato mirando il mondo, ecco, quelli, non so... mi sembra che fanno(*) due fatiche.
(*) Aut. Min. Conc.
17 febbraio 2012
Tutto quello che non sopporto
Tutto quello che non sopporto ha un nome.
Non sopporto i vecchi. La loro bava. Le loro lamentele. La loro inutilità.
Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. La loro dipendenza.
I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. La loro aneddotica esasperata.
La centralità dei loro racconti. Il loro disprezzo verso le generazioni successive.
Ma non sopporto neanche le generazioni successive.
Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus.
Non sopporto i giovani. La loro arroganza. La loro ostentazione di forza e gioventù.
La prosopopea dell'invincibilità eroica dei giovani è patetica.
Non sopporto i giovani impertinenti che non cedono il posto ai vecchi in autobus.
Non sopporto le mamme.
Le loro combriccole di shopping e pettegolezzo ai giardinetti, coi figli sperduti tra le altalene.
Non le sopporto quando versano le loro moine smielate sui bambini altrui e quando urlano il nome del proprio figlio, senza muovere un passo.
Ancor più insopportabili i padri fuori quota ingobbiti in una partita di pallone non loro.
E insopportabili i padri separati in pizzeria, sempre la stessa, sempre di fretta e sempre a chiedere se lo vuoi un dolcino.
Non sopporto i gestori della verità.
Quelli che ce l’hanno e si guardano dal rivelarla e quelli che non ne conoscono nemmeno i contorni ma si spacciano per divulgatori incaricati.
Non sopporto i menzogneri che si nutrono di bugie povere, incancrenite dal luogo comune e prive del decoro della fantasia.
Non sopporto i colleghi zelanti, i leccaculo, quelli che arrivano presto e vanno via tardi.
Non sopporto i colleghi che si scusano, quelli che ti calpestano e quelli che tirano dritto. Non sopporto quando ti chiamano, quando ti telefonano e quando ti scrivono.
Non sopporto i colleghi che arrivano e ti salutano, vanno a pranzo e ti salutano, si riuniscono e ti salutano, vanno a casa e ti salutano.
Non sopporto i colleghi che portano i pasticcini e quelli che se li mangiano. Non sopporto i colleghi con la scopa nel culo.
Non sopporto i milanesi che vogliono fare i napoletani e i napoletani che vogliono fare i milanesi. Non sopporto i romani che vogliono fare i romani.
Non sopporto l’artefizio, la credibilità acquistata al mercato, la costruzione alterata di un rapporto, di un discorso, di una vita.
E non sopporto l’anima pura, il senza peccato, il fariseo per vocazione e il pentito per tornaconto. Non sopporto le prediche e non sopporto il pulpito.
Non sopporto le cose che vanno per la maggiore, le mode, le tendenze del momento, l’imposizione di un credo, come quello di una mise o di un programma in televisione.
Non sopporto i sondaggi d’opinione, le ricerche di mercato e gli studi di settore.
Non sopporto i premi, le medaglie, le coppe, le onorificenze, gli attestati di stima, i trofei e i cavalierati.
Non sopporto chi ama, chi assicura, chi te lo dice lui, chi non ha rimpianti, chi ha solo certezze.
Non sopporto chi potendo rinascere farebbe le stesse identiche scelte di vita.
Non sopporto niente e nessuno.
Manco voi. Soprattutto voi.
Solo una cosa sopporto.
Lo stile.
-------------------------------------------------------
Il testo partecipa a EDS incipit come anche:
Non sopporto i vecchi. La loro bava. Le loro lamentele. La loro inutilità.
Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. La loro dipendenza.
I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. La loro aneddotica esasperata.
La centralità dei loro racconti. Il loro disprezzo verso le generazioni successive.
Ma non sopporto neanche le generazioni successive.
Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus.
Non sopporto i giovani. La loro arroganza. La loro ostentazione di forza e gioventù.
La prosopopea dell'invincibilità eroica dei giovani è patetica.
Non sopporto i giovani impertinenti che non cedono il posto ai vecchi in autobus.
Non sopporto le mamme.
Le loro combriccole di shopping e pettegolezzo ai giardinetti, coi figli sperduti tra le altalene.
Non le sopporto quando versano le loro moine smielate sui bambini altrui e quando urlano il nome del proprio figlio, senza muovere un passo.
Ancor più insopportabili i padri fuori quota ingobbiti in una partita di pallone non loro.
E insopportabili i padri separati in pizzeria, sempre la stessa, sempre di fretta e sempre a chiedere se lo vuoi un dolcino.
Non sopporto i gestori della verità.
Quelli che ce l’hanno e si guardano dal rivelarla e quelli che non ne conoscono nemmeno i contorni ma si spacciano per divulgatori incaricati.
Non sopporto i menzogneri che si nutrono di bugie povere, incancrenite dal luogo comune e prive del decoro della fantasia.
Non sopporto i colleghi zelanti, i leccaculo, quelli che arrivano presto e vanno via tardi.
Non sopporto i colleghi che si scusano, quelli che ti calpestano e quelli che tirano dritto. Non sopporto quando ti chiamano, quando ti telefonano e quando ti scrivono.
Non sopporto i colleghi che arrivano e ti salutano, vanno a pranzo e ti salutano, si riuniscono e ti salutano, vanno a casa e ti salutano.
Non sopporto i colleghi che portano i pasticcini e quelli che se li mangiano. Non sopporto i colleghi con la scopa nel culo.
Non sopporto i milanesi che vogliono fare i napoletani e i napoletani che vogliono fare i milanesi. Non sopporto i romani che vogliono fare i romani.
Non sopporto l’artefizio, la credibilità acquistata al mercato, la costruzione alterata di un rapporto, di un discorso, di una vita.
E non sopporto l’anima pura, il senza peccato, il fariseo per vocazione e il pentito per tornaconto. Non sopporto le prediche e non sopporto il pulpito.
Non sopporto le cose che vanno per la maggiore, le mode, le tendenze del momento, l’imposizione di un credo, come quello di una mise o di un programma in televisione.
Non sopporto i sondaggi d’opinione, le ricerche di mercato e gli studi di settore.
Non sopporto i premi, le medaglie, le coppe, le onorificenze, gli attestati di stima, i trofei e i cavalierati.
Non sopporto chi ama, chi assicura, chi te lo dice lui, chi non ha rimpianti, chi ha solo certezze.
Non sopporto chi potendo rinascere farebbe le stesse identiche scelte di vita.
Non sopporto niente e nessuno.
Manco voi. Soprattutto voi.
Solo una cosa sopporto.
Lo stile.
-------------------------------------------------------
Il testo partecipa a EDS incipit come anche:
- Avanti di Solo Testo (Dario)
- Una giornata qualunque e Ed essi andarono di Poco mossi gli altri mari (Melusina)
- Alter ego di Ora e Qui (Lillina)
- Aefula, sulle tracce di una città scomparsa di Tempus detegit omnia (Mario)
- Quello che sono disposto a raccontarvi di Mai Maturo.
- La voce di Singlemama
- 4maggio di La Donna Camèl
23 dicembre 2011
Odio - sinfonia n. 3
odio il Natale
odio il Natale coi parenti
odio i parenti a Natale
odio i parenti
odio i regali di Natale
odio il muschio di Natale
odio il muschio di Pasqua
odio il muschio sempre
odio le strippate di Natale
odio pandoro o panettone?
odio lo zucchero a velo
odio i canditi e l'uvetta
odio chi odia lo zucchero a velo
odio chi odia i canditi e l'uvetta
odio la messa di mezzanotte
odio le ceste di Natale piene di datteri
odio le ceste
odio i datteri
odio tutti i più buoni
odio il Natale
odio la spesa di Natale
odio i tuoi
odio le liste delle cose odiate a Natale
solo il silenzio di Santo Stefano sopporto
_________________________________
Odio: sinfonia n. 1 - sinfonia n, 2
odio il Natale coi parenti
odio i parenti a Natale
odio i parenti
odio i regali di Natale
odio il muschio di Natale
odio il muschio di Pasqua
odio il muschio sempre
odio le strippate di Natale
odio pandoro o panettone?
odio lo zucchero a velo
odio i canditi e l'uvetta
odio chi odia lo zucchero a velo
odio chi odia i canditi e l'uvetta
odio la messa di mezzanotte
odio le ceste di Natale piene di datteri
odio le ceste
odio i datteri
odio tutti i più buoni
odio il Natale
odio la spesa di Natale
odio i tuoi
odio le liste delle cose odiate a Natale
solo il silenzio di Santo Stefano sopporto
_________________________________
Odio: sinfonia n. 1 - sinfonia n, 2
17 novembre 2011
Non esistono più le mezze stag
Per noi che aborriamo le frasi fatte quant’è vero Iddìo… ah, quant’è vero Iddìo si può connotare come una frase fatta? Ah, ok, riprovo.
Per noi che aborriamo le frasi fatte non ha molto senso andare a distinguerle affibbiando loro da 1 a 5 stellette di banalità, cercheremo comunque di evitarle come la peste. Ah, come la peste… ok, ok.
… di evitarle.
Epperò che in giro si continui a blaterare senza costrutto sul fatto che non esistano più le mezze stagioni a me mi urta, con l’a me mi rafforzativo.
Intanto le cosiddette mezze stagioni, sono stagioni vere, intere, intonse nella loro dignità. Hanno un nome, preciso, definito, noto a tutti e da tutti riconosciuto, sono la primavera e l’autunno e, quindi, già chiamarle mezze stagioni mi sembra offensivo.
Ma avete presente il ribollire dei campi in aprile, la forza prorompente delle nuove gemme o la straripante bellezza della campagna autunnale? Sì? Beh allora, come punto primo non le chiamerei mezze stagioni.
Sarebbe come dire che Mark Spitz è stato un mezzo nuotatore o che la Callas è stata un mezzo soprano o che moltiplicare i pani per i pesci è un mezzo miracolo o che se il cine è mezzo vuoto è perché sono venuti tutti con il mezzo pubblico o che Vivaldi ha scritto le 3 stagioni (*) o che io potrei smettere tra mezzo secolo di usare la parola mezzo.
Sì lo so cosa volete dirmi, che per mezze stagioni il pensiero comune si riferisce, più che alla primavera e all’autunno propriamente detti, ai periodi di clima intermedio quando non fa troppo caldo né troppo freddo.
Beh, mi spiace deludere gli amanti delle frasi fatte, ma adesso siamo esattamente in una cazzo di fottuta, dannata mezza stagione. Ergo, anche qualora per mezza stagione si voglia intendere questa medietà di clima, beh… la mezza stagione è viva e lotta insieme a noi.
Adesso, come un mese fa, come due mesi fa, non fanno 40 gradi all’ombra e se vi affacciate alla finestra scommetto che non vedete manco nevicate coi fiocchi. Nessuno che passa in autostrada cogli sci sul portapacchi o col gommone al seguito, vi siete chiesti perché?
Non fa caldo torrido e non fa freddo glaciale, ecco perché. Siamo in un periodo dell’anno temperato dove la gente non va in giro in bermuda e infradito (nemmeno Sandokan!) e non inizia ogni benedetta giornata smoccolando e grattando via il ghiaccio dal cristallo dell’automobile colle unghie.
Eviterò di pubblicare queste righe nuovamente ad aprile prossimo, magari mettetevi un post-it se vorrete rileggerle perché saranno attuali anche allora.
(*) 2 stagioni intere + 2 mezze stagioni = 3 stagioni
Per noi che aborriamo le frasi fatte non ha molto senso andare a distinguerle affibbiando loro da 1 a 5 stellette di banalità, cercheremo comunque di evitarle come la peste. Ah, come la peste… ok, ok.
… di evitarle.
Epperò che in giro si continui a blaterare senza costrutto sul fatto che non esistano più le mezze stagioni a me mi urta, con l’a me mi rafforzativo.
Intanto le cosiddette mezze stagioni, sono stagioni vere, intere, intonse nella loro dignità. Hanno un nome, preciso, definito, noto a tutti e da tutti riconosciuto, sono la primavera e l’autunno e, quindi, già chiamarle mezze stagioni mi sembra offensivo.
Ma avete presente il ribollire dei campi in aprile, la forza prorompente delle nuove gemme o la straripante bellezza della campagna autunnale? Sì? Beh allora, come punto primo non le chiamerei mezze stagioni.
Sarebbe come dire che Mark Spitz è stato un mezzo nuotatore o che la Callas è stata un mezzo soprano o che moltiplicare i pani per i pesci è un mezzo miracolo o che se il cine è mezzo vuoto è perché sono venuti tutti con il mezzo pubblico o che Vivaldi ha scritto le 3 stagioni (*) o che io potrei smettere tra mezzo secolo di usare la parola mezzo.
Sì lo so cosa volete dirmi, che per mezze stagioni il pensiero comune si riferisce, più che alla primavera e all’autunno propriamente detti, ai periodi di clima intermedio quando non fa troppo caldo né troppo freddo.
Beh, mi spiace deludere gli amanti delle frasi fatte, ma adesso siamo esattamente in una cazzo di fottuta, dannata mezza stagione. Ergo, anche qualora per mezza stagione si voglia intendere questa medietà di clima, beh… la mezza stagione è viva e lotta insieme a noi.
Adesso, come un mese fa, come due mesi fa, non fanno 40 gradi all’ombra e se vi affacciate alla finestra scommetto che non vedete manco nevicate coi fiocchi. Nessuno che passa in autostrada cogli sci sul portapacchi o col gommone al seguito, vi siete chiesti perché?
Non fa caldo torrido e non fa freddo glaciale, ecco perché. Siamo in un periodo dell’anno temperato dove la gente non va in giro in bermuda e infradito (nemmeno Sandokan!) e non inizia ogni benedetta giornata smoccolando e grattando via il ghiaccio dal cristallo dell’automobile colle unghie.
Eviterò di pubblicare queste righe nuovamente ad aprile prossimo, magari mettetevi un post-it se vorrete rileggerle perché saranno attuali anche allora.
(*) 2 stagioni intere + 2 mezze stagioni = 3 stagioni
30 ottobre 2011
Dei Pokémon e di quello stronzo di Pikachu
Che dire? I Pokémon mi perseguitano. Sedici anni tra un figlio e l'altro si sono rivelati un lasso di tempo insufficiente per la scomparsa del fenomeno. Carte Pokémon come se piovesse sedici anni fa, e carte Pokémon pure adesso. Con tutti quei numeri e quelle frasi che dovrebbero permettere di sviluppare giochi intelligenti ma che restano incomprensibili per la mia mente. E forse c'è un motivo.
Meno male che adesso per l'acquisto c'è ebay ché all'edicola è il salasso proprio.
In sedici anni e con la tecnologia al galoppo è cambiato il mondo, c'era una PS1 appena sfornata e oggi consolle tipo la Wii dove tu sei dentro al videogioco, c'erano delle scatolone di piccì con monitor catafalco e oggi ci stanno i netbook, i cellulari avevano le pile da portarsi dietro colle valige ed era grassa se telefonavano e adesso sono ultraslim e touch e vanno in internet e videochiamano. La domenica alle 15 le radioline su Tutto il calcio minuto per minuto ti portavano via da quante erano e adesso ti vedi tranquillamente la diretta sul cellulare oppure lo streaming, anche se si tratta dell'ultima partita del campionato di seconda divisione inglese.
C'era Berlusconi e adesso c'è... no questa la taglio.
Insomma in questo universo gattopardiano è cambiato tutto affinché non cambiassero i Pokémon del cazzo, con le loro fottutissime evoluzioni.
Leggo su wikipidia (giuro!): L'evoluzione di un Pokémon è diversa dalla evoluzione di Darwin. È più simile ad una metamorfosi.
Stamani France mi parlava di questo fenomeno evolutivo grazie al quale il noto Pikachu pare diventi un certo Raichu (dico pare ma lo so bene, son almeno 16 anni che lo so!), al che io ho cercato di buttare il discorso sulla scienza, visto che è in prima e magari non gli fa male.
- Sai, France, che anche noi uomini abbiamo un'evoluzione?
- Certo, lo so... sei nei pensieri, sei in pancia, sei un po' cresciuto, sei fuori, sei un neonato, sei un bambino, sei un cugino, sei un ragazzo, sei un uomo, sei un padre, sei uno zio, sei un nonno, sei vecchio, ancora più vecchio, sei morto e poi morto stecchito.
Ehi, Pikachu, ne devi mangiare di pappa!
Meno male che adesso per l'acquisto c'è ebay ché all'edicola è il salasso proprio.
In sedici anni e con la tecnologia al galoppo è cambiato il mondo, c'era una PS1 appena sfornata e oggi consolle tipo la Wii dove tu sei dentro al videogioco, c'erano delle scatolone di piccì con monitor catafalco e oggi ci stanno i netbook, i cellulari avevano le pile da portarsi dietro colle valige ed era grassa se telefonavano e adesso sono ultraslim e touch e vanno in internet e videochiamano. La domenica alle 15 le radioline su Tutto il calcio minuto per minuto ti portavano via da quante erano e adesso ti vedi tranquillamente la diretta sul cellulare oppure lo streaming, anche se si tratta dell'ultima partita del campionato di seconda divisione inglese.
Insomma in questo universo gattopardiano è cambiato tutto affinché non cambiassero i Pokémon del cazzo, con le loro fottutissime evoluzioni.
Leggo su wikipidia (giuro!): L'evoluzione di un Pokémon è diversa dalla evoluzione di Darwin. È più simile ad una metamorfosi.
Stamani France mi parlava di questo fenomeno evolutivo grazie al quale il noto Pikachu pare diventi un certo Raichu (dico pare ma lo so bene, son almeno 16 anni che lo so!), al che io ho cercato di buttare il discorso sulla scienza, visto che è in prima e magari non gli fa male.
- Sai, France, che anche noi uomini abbiamo un'evoluzione?
- Certo, lo so... sei nei pensieri, sei in pancia, sei un po' cresciuto, sei fuori, sei un neonato, sei un bambino, sei un cugino, sei un ragazzo, sei un uomo, sei un padre, sei uno zio, sei un nonno, sei vecchio, ancora più vecchio, sei morto e poi morto stecchito.
Ehi, Pikachu, ne devi mangiare di pappa!
25 ottobre 2011
Icona scatologica
Per anni ci siamo preoccupati delle figure di merda alle quali il presidente del consiglio ha esposto il nostro Paese, anche SOLO per il fatto di esserne il suo più quotato rappresentante.
E non parlo di processi, di condanne, di corruzione… voglio ricordare le corna nelle foto, le barzellette, le sbirciate ai culi o ai decollete, le tesi su Obama abbronzato, i baciamano ai dittatori, l’imperversare dei bunga-bunga, il lettone di Putin, le D’addario di turno, i crocifissi fra le tette, le definizioni coprologiche dell’Italia appunto, gli apprezzamenti alla culona inchiavabile o alla bellezza/intelligenza della Bindi.
Per anni ci siamo preoccupati dell’immagine che la nostra Italia stava proiettando all’estero, un’immagine sbiadita, sfocata di un Paese in declino economico, politico ma soprattutto morale. Per anni abbiamo visto l’Italia involvere sempre più verso la macchietta di un Paese.
E adesso che alla Merkel e a Sarkozy, viene servita su un vassoio d’argento la possibilità di prendersi una piccola rivincita, di far capire al mondo a quanta pazienza e compassione debbano ricorrere per trattare con il nostro, adesso ci stupiamo? O, peggio ancora, ci irritiamo o ci sentiamo offesi o toccati nel nostro sentimento patriottico? Ci sentiamo umiliati?
Ma per favore! Ma di cosa stiamo parlando?
Devo leggere che Prodi si è sentito “Irritato dalle risate di Sarkozy”?
Anch’io sono irritato dalle risate di Sarkozy.
Troppo poche.
E non parlo di processi, di condanne, di corruzione… voglio ricordare le corna nelle foto, le barzellette, le sbirciate ai culi o ai decollete, le tesi su Obama abbronzato, i baciamano ai dittatori, l’imperversare dei bunga-bunga, il lettone di Putin, le D’addario di turno, i crocifissi fra le tette, le definizioni coprologiche dell’Italia appunto, gli apprezzamenti alla culona inchiavabile o alla bellezza/intelligenza della Bindi.
Per anni ci siamo preoccupati dell’immagine che la nostra Italia stava proiettando all’estero, un’immagine sbiadita, sfocata di un Paese in declino economico, politico ma soprattutto morale. Per anni abbiamo visto l’Italia involvere sempre più verso la macchietta di un Paese.
E adesso che alla Merkel e a Sarkozy, viene servita su un vassoio d’argento la possibilità di prendersi una piccola rivincita, di far capire al mondo a quanta pazienza e compassione debbano ricorrere per trattare con il nostro, adesso ci stupiamo? O, peggio ancora, ci irritiamo o ci sentiamo offesi o toccati nel nostro sentimento patriottico? Ci sentiamo umiliati?
Ma per favore! Ma di cosa stiamo parlando?
Devo leggere che Prodi si è sentito “Irritato dalle risate di Sarkozy”?
Anch’io sono irritato dalle risate di Sarkozy.
Troppo poche.
19 settembre 2011
Odio - sinfonia n. 2
odio le frasi fatte anche se "odio le frasi fatte" è una frase fatta
odio il muschio
odio le penne a sfera che sbavano
odio i bicchieri, le tazze, le padelle che pur rovesciate conservano ancora acqua in interstizi e scanalature alla loro uscita dalla lavastoviglie
odio le erbacce
odio la pizza bianca
odio i fogli della banca, delle assicurazioni, le bollette, gli estratti conto
odio l'uovo sodo troppo sodo
odio la gonnapantalone
odio la muffa
Ascolta la sinfonia n. 1
odio il muschio
odio le penne a sfera che sbavano
odio i bicchieri, le tazze, le padelle che pur rovesciate conservano ancora acqua in interstizi e scanalature alla loro uscita dalla lavastoviglie
odio le erbacce
odio la pizza bianca
odio i fogli della banca, delle assicurazioni, le bollette, gli estratti conto
odio l'uovo sodo troppo sodo
odio la gonnapantalone
odio la muffa
Ascolta la sinfonia n. 1
Iscriviti a:
Post (Atom)


















