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24 gennaio 2018

Bulli e dannati

Bullizzato da i' Bulli!
Se vi chiedevate chi avesse dato il nome al fenomeno è perché non eravate con me quella quarantina e spicci di anni fa quando il Bulli, prima mi costrinse dietro una macchina, e poi mi sorbottò di calci e pugni.
Finì che caddi di faccia sull'asfalto e sanguinai pure.
La mi' mamma non fece discorsi... chi è stato? Ah, quello? Lascia fare, son strani.
E fine lì, io mi tenni dolori e croste. Nessuno teneva incontri sul bullismo all'epoca e nessuno aveva tempo per approfondire certe bischerate.
Comunque poi, quando la racconto, così com'è andata, la gente ride, per via del Bulli bullo, e ride e ride.
Non sono forse queste risate esse stesse bullismo?

5 settembre 2013

Piriforme dove sei?

Da un recente sondaggio emerge che solo 2 persone su 100 sanno cos'è il piriforme e solo una sa pure dov'è. È quella che ce l'ha infiammato/irrigidito/ipertrofico.
Ora per colmare questa lacuna sulle vostre conoscenze anatomiche, cari i miei 98+1 che non sapete cos'è/dov'è quest'affare ci sono qua io.
Qui ve lo spiega Albanesi che cos'è questo muscolo, perché d'un muscolo si tratta, e vi fa pure un excursus sulla sua sindrome, quella del piriforme non quella d'Albanesi.
Il dolore che provoca è affine alla sciatalgia, anche perché sta a contatto proprio col nervo sciatico, ma è più circoscritto; in soldoni la zona del gluteo. Perché lì sta, all'interno della mela, quasi irraggiungibile al tatto, anche a quello di un buon fisioterapista.
Tra le varie cause che dovrebbero dissuaderti dal correre, oltre all'età, pure se ti lavi la schiena a tutto tondo, ci sta il fatto della contronatura del movimento, come si dice da più parti, e ci sta pure l'irrigidimento o l'infiammazione di 'sto benedetto piriforme.
E diciamoglielo a Speaker che anche lui ce l'ha il piriforme e la sua sciatalgia potrebbe essere altra cosa.
E ora, io che c'ho i dottori un po' come il fumo agli occhi e mi curo grazie al dottor gugol e allo specialista iutùb, oltre a pedissequamente seguire le dritte di Melusina, quando me le dà - sempre sia lodata - ho cominciato con questi esercizi di stretching, dovrebbero far bene, sicuramente meglio dell'aulin che mi avrebbe prescritto il mio caro medico condotto, prima di stringermi mollemente la mano e liquidarmi col suo Auguri!

Avvertenze: questo post non ha alcuna valenza terapeutica, al persistere del dolore consultare un medico.

2 luglio 2013

Cinque

...il tuo numero è cinque.

Ci mettevano in fila dal più basso al più alto, in una i maschi e nell'altra le femmine, e poi ci accoppiavano. Io stavo proprio attorno alla metà, quando ancora i percentili eran brutte parole.
E poi ci abbinavano pure ai regoli, quei legnetti che ti aiutano a sbrogliare le prime matasse matematiche.
Ero il numero cinque, impersonavo il regolo giallo. Ma soprattutto corrispondevo alla Veronica, nella fila delle femmine.
La Veronica era la bambina che avrei voluto sposare con il senno di allora e la mia e la sua altezza mediana erano quanto di più garbato il destino poteva inventarsi per tenerci vicini.
La questione si rivelava di preziosa utilità specie nelle uscite. Gite al museo o passeggiate a raccoglier foglie che fossero.
Tutti in fila per due, allineati e coperti, e rigorosamente per la mano l'uno dell'altra.
L'uscita per la mano di Veronica è stato il primo momento in cui ho preso coscienza della mia contrarietà al fatto che non si potesse frenare o arrestare il tempo.
Spesso anche nei lavori in classe capitava che ci dovessero abbinare per attività di coppia e quale soluzione più facile che utilizzare l'abbinamento da regoli?
Tutto filava liscio, oliato e incardinato in solidi binari.
Nessuno si sarebbe potuto imaginare che il fetente di Massimino, proprio il giorno in cui era in programma di andare a piedi in non so bene quale diamine di fattoria dei dintorni, risultasse drammaticamente assente.
Era uno di quelli più bassi di me, Massimino, proprio il numero uno, l'insulso regolo bianco da un centimetro, quando la maestra ci mise in fila non ci volle Galileo Galilei per capire che stava accadendo qualcosa di grave.
Io fui incatenato a un'altra bambina che nemmeno mi ricordo chi fosse, sinceramente, e la Veronica si ritrovò mano nella mano con Fabio, il regolo di regola al numero sei ma oggi, in eccezione, al cinque al posto mio.
La sentii ridere tutto il tempo alle barzellette su Pierino che il buon Fabio sciorinava una via l'altra, e ogni sorriso di lei mi trapassava il cuore come una freccia cheyenne che non ho ancora avuto il coraggio e la forza di tirare via.

22 aprile 2013

Ma Pippo Pippo non lo sa... o lo sa?

Dal post Tutta colpa vostra di Pippo Civati.

Care e-lettrici e cari e-lettori,
il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il «popolo della rete», quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi.
...
Peccato che i sondaggi – come quello di oggi – avessero indicato che soltanto una percentuale al di sotto del 10% degli elettori del Pd fosse d’accordo per uno schema delle larghe intese e con il Presidente scelto da Berlusconi in una rosa di nomi da noi proposta (da cui è uscito Marini).

No, è tutta colpa dei social network, dell’inadeguatezza (Bindi dixit) dei nuovi parlamentari, che non hanno idee, no, loro guardano solo i palmari e si fanno dare la linea da generici elettori scatenati.
Ora, se c’è qualcosa di palmare, è la falsità di queste posizioni e l’incredibile scarica barile (punto it) che il Pd sta facendo verso i suoi stessi elettori. Lo stesso faranno tra qualche ora per il governo Pd-Pdl: diranno che quelli che non sono d’accordo stanno sulla rete e non vogliono il bene del Paese.
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Quella che non si vede è una via d'uscita in un partito in cui i dimissionari ancora parlano e, pervicacemente ma con inossidabile coerenza, ancora sbagliano dichiarazioni, in un partito in cui si stagliano lunghe lugubri e vecchie ombre là in fondo, e in cui i giovani, di età o di ribalta, paiono già lanciati su binari sostanzialmente divergenti.
Civati, Orfini, Renzi, Barca... tanto per fare dei nomi, quali sono i punti in comune? Ce ne sono? C'è una qualche misera garanzia che l'anima del partito possa ricompattarsi attorno a un nome unico o a un paniere d'idee condiviso?
Francamente, da qui, da uno del popolo della rete, sembra proprio di no.

2 agosto 2012

Il valore di una persona


Sovente il dolore ha le fauci spalancate di un lupo, che  ti assedia, ti mette all'angolo e ti azzanna. E tu sei solo.
Oggi no, quel dolore si è addensato sopra di noi in una nube materica che grava sulle teste di tutti e di nessuno.
È il dolore collettivo, quello di un paese intero che piange un suo simbolo.
C'eravamo al funerale di Pippo, tutti.
Gli invincibili, noi, i ragazzi degli anni settanta, quelli che si scambiavano le figu, quelli che si prendevano a calci al campino, quelli che ogni occasione è buona per una pizza al circolo.
L'impressione era quella di essere immortali, che sarebbe stato anche difficile trovare un modo per distaccarsi dalla vita terrena. Eravamo ragazzi ieri, coperti di polvere in estate e di fango in inverno, e siamo ragazzi oggi con meno capelli in testa e con qualche figlio da mantenere.
Un manipolo di ragazzi invincibili e fortunati che attraversava il tempo senza sentirne l'odore.
Con Pippo se ne va un pezzo di storia del nostro paese, un pezzo di paese. E anche un pezzo di noi.
L'abbiamo portata tutti quella bara, ce la siamo caricata addosso insieme e per sempre, affinché potesse farsi più leggera sulle spalle dei suoi cari.
L'abbiamo potuto respirare quel dolore, l'abbiamo dovuto respirare, l'abbiamo
voluto respirare.
Ci guardiamo, ci abbracciamo e lasciamo andare le lacrime, le parole non servono, a quelle ci pensa il prete.
E il prete, nel suo piccolo, la tira fuori una frase da salvare.
Il valore di una persona, dice, non lo si misura dall'affluenza di persone all'esequie. Non la chiesa piena o la piazza stracolma di gente faranno di Pippo una persona migliore.
Il valore di una persona sta nei cuori di chi lo conosce.
E però c'eravamo tutti, tutti nessuno escluso, a dividerci da buoni amici un dolore imprevedibile e fetente.
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