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10 dicembre 2019

Rapporto di lettura: Tre libri simili e diversissimi

Non li ho scelti apposta, è stato un caso che li abbia avuti per le mani uno dopo l'altro, in sequenza. La trama grossa li accomuna parecchio, vi si narra di minoranze, di persone in lotta, di esclusione e di rivalse. Quella fina li distingue e li distanzia, sul mappamondo ma non solo.

La bastarda di Istanbul (Elif Shafak - trad. Laura Prandino - 3.2 carver) Non mi ha convinto in pieno, ma è un romanzo tosto che comunque consiglierei. Pochi fronzoli, colorati e profumati spaccati di vita.

Nato fuorilegge (Trevor Noah - trad. Andrea Carlo Cappi - 4.0 carver) Leggetelo, date retta a un bischero, anzi prima, potreste dare un'occhiata su Netflix agli spettacoli di Trevor Noah (ce ne sono un paio), così intanto vi fate un'idea sul personaggio (il libro è la sua autobiografia) e poi vi immergete nel libro per arrivare alla scoperta delle sue radici.

Patria (Fernando Aramburu - trad. Bruno Arpaia - 4.3 carver) È IL LIBRO del mio anno 2019 di lettore. Un romanzo forte e coraggioso che ti scava dentro come fosse un aratro, fin dalle prime pagine. Un libro che ti lascia tanto. Un libro che scatena quello che io chiamo "l'effetto Sardegna" (*).

(*) - Dicesi effetto Sardegna la risultanza che avrà su di te la vacanza al mare successiva a una in Sardegna. Non ti potrà piacere, per questo è consigliabile proprio cambiare genere, si può andare in montagna o in giro per il mondo, ma è da evitare qualsiasi forma di bacino salato con spiaggia. Così per il libro che leggerete dopo Patria è meglio cambiare genere o, per stare proprio tranquilli, non leggere proprio niente per un mesetto. Magari andate al cine o vi guardate Chernobyl, io ho fatto così.

11 gennaio 2016

Del diario vissuto di Giovanna (13)



Trascorre il maggio, non è più bello come una volta, quest'anno non fa che piovere.
E così non si è potuto godere una giornata di sole, in mezzo ad un campo o ad una viottola, che sarebbe stato tanto bello farmi abbracciare da te e baciare senza smettere mai.
Neno amore mio, quante volte ti ho chiamato così! E quanto ti chiamerò quando mi stringi forte con le tue braccia e mi baci e mi dici " Gianna come abbiamo fatto a incontrarci per volerci tanto bene, così ogni volta impazzo per te, Gianna anima mia tu mi ai ridato la vita e lo debbo a te".
Io ti ascolto e poi ti dico, è stato proprio Lui a farci incontrare (Lui chi?) il destino che infino a oggi ci a voluto bene.

19 giugno 1954
Una sera un po' malinconica ci si mise a parlare così, di cose, ed entrammo a parlare di questo e mi disse:
"Gianna guardami bene negl'occhi e dimmi la verità come in fino a oggi spero che tu mi abbia detto. Tu non sei stata con nessuno uomo prima di incontrare me?"
Quante volte mi aveva detto questa frase ma dicendogli la verità gli risposi così:
"Neno tu sei stato il primo uomo e sarai anche l'ultimo. Perché l'uomo che amo, che ò amato e che amerò sei solo te, e te sempre sarai."
E così è svanito oggi il più bel sogno d'Amore, il dono che avrei dovuto portare alla notte del nostro matrimonio, svanito oggi 19 giugno.
Neno ti amo e tu mi devi comprendere e credere alle mie parole sempre, perché sono state sempre sincere.
Ora, mentre sto scrivendo questa riga piango, e le mie lacrime si confondono con le mie parole e non posso seguitare ma quando tu rileggerai queste pagine mi comprenderai, e vedrai in me la verità perché ti amo tanto tanto e che non ti potrò mai mentire mai.
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- Quaderno del diario vissuto di Giovanna
- Anema e Core
- Dove si va signorine?
- Qui vedi dove dormo e ti sogno
- Se un giorno mi avverasse
- Mi bacia sulla bocca e baci e baci 
- Quando non c'è la partita di calcio manca tutto 
- Perché l'amore sarà al centro di tutto
- Qui intrecciammo la lilla 
- Montaccino si chiamava il posto dove tu stavi
- E allora forse ci parrà di sognare ancora
- Il nome non te lo scrivo intanto tu lo sai di già
- È stato un giorno di sposa, di moglie e di massaia

30 ottobre 2015

Del diario vissuto di Giovanna (12)

Un giorno dei più belli della mia vita oggi - 19 marzo 1954 - giorno di San Giuseppe.
Forse mi domanderete perché un giorno dei più belli e adesso ve lo scriverò.
La giornata non era tanto bella perché mancava il sole, ma per me era piena di sole. Stamani quando sono partita da casa mia erano le nove circa ed ero sola, sola, per la strada che mi conduceva verso la felicità.
Arrivata alla casa dei sogni dove a vissuto e vive tutt'ora il mio amore insieme coi suoi famigliari (domani anche con me), arrivata lassù benché sia un po' distante, ero felice, ero vicina a l'uomo che amo e mi sembrerà anche più bella anche la vita.
Oggi per me è stato un giorno di sposa, di moglie e di massaia.
Mi aggiravo intorno alla casa un po' confusa ma tanto contenta però non io sola contenta, anche te Neno tu eri contento quanto me vero amore, lo visto dai tuoi sguardi dolci e belli.
Neno io sono stata un giorno in casa tua. Ma Neno un giorno sarà per sempre ed all'ora sarà la nostra casa.
Poi tu mi ai portato in camera tua dove tutte le notti dormi e sogni i sogni più belli.
Poi mi ai preso per il braccio e mi ai detto "Gianna guarda quale ti piace di più per far la nostra camera?" ed io ò sorriso ed ò detto, mi piacciono tutte e due però questa mi piace un pochino di più, quella dove ci dorme tua sorella.
Poi mi portasti in salotto e mi dicesti "Guarda Gianna qui proprio qui alla finestra facciamo un ricordo nostro" e scrivemmo i nostri nomi, anche se venisse rimbiancata noi li ricorderemo.
Insomma per me è stato un giorno di felicità completa, anche del tuo babbo che pareva contento di me.
Poi mi dicesti "Ai visto come ti guardavo quando facevi le faccende, con tanta contentezza e felicità di aver trovato te Gianna eri tanto bella e facevi la seria".
Io Neno facevo la seria? Se il mio cuore rideva dalla pazza gioia, mi pareva di esser già la sposa della tua casa, ma presto lo sarò davvero.
Io penso sempre a queste frasi: "Il Si che ti dirò davanti al sacerdote, sarà la più bella delle sette note".
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- Quaderno del diario vissuto di Giovanna
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- Qui vedi dove dormo e ti sogno
- Se un giorno mi avverasse
- Mi bacia sulla bocca e baci e baci 
- Quando non c'è la partita di calcio manca tutto 
- Perché l'amore sarà al centro di tutto
- Qui intrecciammo la lilla 
- Montaccino si chiamava il posto dove tu stavi
- E allora forse ci parrà di sognare ancora
- Il nome non te lo scrivo intanto tu lo sai di già

19 gennaio 2015

Del diario vissuto di Giovanna (11)

Anchio come tutte le ragazze avevo un giovane che mi piaceva non era bello, ma in me c'era un po' di simpatia per lui, perché ci eravamo conosciuti da bambini.
Però io mi accontentavo solo di vederlo. Ci incontravamo in paese e così parlavamo tutti insieme con le mie amiche, appena poteva trovare un pochino di tempo che vedendomi sola mi parlava del più e del meno e un bel giorno mi disse se mi sarei messa a far l'amore con lui (Neno, il nome non te lo scrivo intanto tu lo sai di già di chi si tratta).
Ma però partiva per fare il militare, gli dissi proprio così:
"Tu sei uno dei miei migliori amici, se mi mettessi a far l'amore con te sarei sicura che domani non sarei più nulla".
E lui mi disse perché.
"Perché avrei giurato che non mi sarei messa con nessuno prima di fare il militare".
"Tu sbagli, mettiti con me e vedrai!" e difatti fu proprio così.
Mi misi a far all'amore e lui partì per il militare.
Io se gli volevo bene sì.
Ma ripensandoci bene oggi (Neno con te è un'altra cosa) quello non era amore, era solo un po' di simpatia e nulla più.
Ci scrivemmo e passavano i giorni ma invece di comprenderci non facevamo che liticare, ed all'ora tutte due daccordo si decise di farla finita. E così fu.
Strappai tutte le lettere per non pensarci più, ma però in fondo al cuore c'era sempre un qualche cosa.
Oggi sono tanto contenta e felice che forse nessuno ci crederebbe perché il mio cuore a dimenticato quella piccola avventura.
Se il mio cuore oggi sofre è per te Neno, se gioisce è per te Amore, solo per te perché tu sarai sempre l'uomo Indimenticabile.
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- E allora forse ci parrà di sognare ancora

30 novembre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (10)

Una sera tu mi dicesti così abbracciandomi: "Sai Gianna quando per la prima volta atraversai la tua grande aia, che mi portava sotto il tetto dell'amore", e abbracciandomi ancora più forte; "Gianna tu sei tutto per me se io non avessi te anche per confidarmi tante cose Gianna io io..."
Sì Neno forse ai ragione, perché anchio o provate tante gioie che ai provate te amore mio.
"Ma Gianna quando atraverserò la tua grande aia il giorno che ti porterò a vivere con me per sempre all'ora sarà la gioia più bella, perché all'ora sarai per sempre mia e non ti lascerò mai più".
E parlando di queste cose era commosso come lo ero io, pensando a quel giorno che sarà il più bello della nostra vita "Le Nozze".
Molti dicono chi va a sposarsi va a impiccarsi, in vece non deve essere così per noi, il nostro matrimonio deve essere pieno d'amore per tutta la vita.
Vero! Tesoro caro.

Come a fatto presto a passare questi mesi, mi pare ieri che ti o imparato a conoscere e invece è passato tutto l'estate, in un soffio, perché il cardo non si è neppure sentito quest'anno, forse gli avremmo fatto paura noi.
Ecco di già passata anche la vendemmia ed è incominciato il mese di ottobre e così finisce le belle giornate, si incomincerà a vedere gli alberi spogli, e le giornate brutte che non farà che piovere.
Insomma lasciammo stare la pioggia, l'inverno, e parlammo di noi due che ci si vuol tanto bene e mai ci verremo a noia perché ci si saprà amare e comprendere, che il nostro amore straboccherà dalla felicità.
E quando Neno saremo in casa e siamo di già sposati e le giornate non faranno che piovere, tu mi terrai nelle tue braccia stretta stretta e lì sogneremo insieme il nostro avenire, e parleremo dei nostri baci più belli, della nostra casa, dei nostri bimbi, e così via.
Come sarà bello all'ora amarsi ed amare, e farsi amare anche dai nostri bimbi, come abbiamo amato i nostri genitori.
E la nostra felicità sarà grande quando sognando raggiungeremo la realtà vera e all'ora forse ci parrà di sognare ancora.
Ma tu mi risveglierai coi tuoi baci e le tue parole e tu mi dirai "Gianna guarda non sognammo più il nostro sogno si è avverato, dopo tanti sospiri ti o sposata, tu sei veramente mia tutta mia".
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- Quaderno del diario vissuto di Giovanna
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- Qui intrecciammo la lilla 
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13 novembre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (9)


Domenica 12 luglio
Fu una giornata in pieno sole, come i nostri cuori. Facemmo la strada di Bagno a Ripoli che ci conduceva dalla mia zia e mia cugina e fu una giornata allegra e serena, per stare insieme una giornata intera con te, Nicodemo, amore mio.
Stammo sdraiati sul il greto dell'Arno come era bello, poi andammo in barca, ero tanto felice tanto.
Quanta felicità c'è in questo quaderno, forse se qualcuno leggesse non ci crederebbe.

Camminando stamani per la strada che conduceva a casa tua Neno. Era prestissimo quando è sonato le quatro eravamo al Pianigiani ero con i miei fratelli alle quatro era buio di già perché essendo il 27 luglio.
E così arrivammo a Montaccino si chiamava il posto dove tu stavi. C'era un gran silenzio, e ci si mise ascoltare e si senti fare tac tac ogni tanto. E quando spuntammo alla cantonata della capanna, ti vidi Nicodemo, eri col il tuo padre a fare i fili per battere il grano che avresti battuto quella mattina.
Ed aiutando la tua sorella per mettere a tavola tutti i battitori e fui tanto contenta di fare quello che un giorno farò quando saremo nella nostra casa.

Stamani quando è spuntata l'alba del 4 settembre '53 il giorno del mio compleanno, è stato come il giorno della mia nascita per me benché sono passati ben 22 anni.
Quest'anno non posso dimenticarlo mai.
È un giorno caldo, che alle 14 del pomeriggio correndo per prendere il tram, perché ci conducesse a Firenze, per fare una passeggiata insieme, e difatti fu proprio una passeggiata fantastica, facendo tutto il Viale dei Colli Fiorentini. Com'ero felice quando entrammo nella Chiesa delle Porte Sante che insieme ci inginochiando davanti all'Artare, pensai quando saremo davanti così! Quando ci uniremo per tutta la vita, che dalle nostre labra uscirà quel Sì! sincero come tante volte lo desidero e lo penso.
E così facendomi in dono la catenina d'oro in segno di legarci per tutta la vita. Il mio giorno finì con baci e abbracci pieni di gioia.

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- Perché l'amore sarà al centro di tutto
- Qui intrecciammo la lilla

8 novembre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (8)

"la lilla" intrecciata (originale '53)
Mentre sono nella mia cameretta lavorando, è qualche giorno siamo tutti riuniti i fratelli e i genitori che ci stanno osservando quando lavoriamo. Io penso sempre alla nostra famiglia quando sarà riunita così! Sarà una piccola casa calda di gioie e baci dei nostri figli che ci faranno passare dei giorni tristi, ma ce ne faranno passare tanti e poi tanti belli.
Mi par di vedermi già in quella casa dove sarò tanto felice. Neno quando il tuo braccio mi cinge la vita e la tua bocca mi copre di baci, e il tuo sguardo mi penetra nel cuore non so dire più parole. Ma quella che ti vorrò sempre bene sì! Quella la saprò sempre dire, perché il mio cuore è pazzo di te. Perché...
Noi siamo due cuori
ma un'anima sola
nessuno ci può separare
due cuori felici d'amore.

E così essendo due cuori in un'anima sola oggi 5 luglio nel mio giardino abbiamo intrecciato la lilla, per fare anche di lei un'anima sola. Così quando ritorneremo in quel giardino la ricorderemo e così dirremo: qui intrecciammo la lilla e le nostre anime insieme a lei che nessuno ci potrà dividere, perché il nostro amore sarà più forte di tutte e di tutti.
Non passa notte che non ti sogni o ti pensi, il mio pensiero vola sempre nella tua cameretta accosto al tuo guanciale e ti dice così: Dormi tesoro ci sarò sempre io che ti veglierò. Poi ti guardo dormire poi ti do un bacio piano piano che non ti svegli poi un sorriso e poi lascio la camera in punta di piedi, per non destare il mio sognio che è tanto bello.
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2 novembre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (7)

Essendo già alla fine di giugno che il caldo si è fatto sentire, e la sera a far l'amore stiamo al fresco dove le stelle e la luna ci stanno osservando, e così siamo circondati da un cerchio azzurro, come il nostro amore, pieno di felicità sincera.
E pensando al giorno che entrerò nella camera che riuniti in matrimonio, mi parrà di aver raggiunto lo scopo più bello della mia vita. Quando ci troveremo a letto insieme.
Neno, amore mio, cambierà le nostre vite, io diverò la madre della casa e tu il padre ed insieme dobbiamo difenderci e difendere.
Perché l'amore sarà al centro di tutto.
Tu sei Neno l'amore mio, l'uomo che ò sempre desiderato di trovare, un uomo che mi volesse bene e comprendere e ti ò trovato.
Ieri avvenne non so come che parlando dei nostri genitori io diedi in un dirotto pianto e capii che per lui fu un grosso colpo che non avendo la madre. So quanto bene si vuole a una mamma, lo comprendo che è un grande dolore.
E piangendo entrambi mi disse: Gianna ti anno abituato bene i tuoi genitori. Gianna vorrei che tu sapessi abituare anche i nostri bimbi se gli avremo.
Certo amore gli abitueremo insieme e faremo tutto il possibile. Perché se avremo dei bimbi saranno quelli che compreteranno la nostra felicità.

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25 ottobre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (6)


Domenica 3 maggio 1953
Essendo una domenica senza divertimenti, perché quando non c'è la partita di calcio manca tutto, andammo a fare una girata a il Leccio del Ginori dove abbiamo inciso le nostre iniziali in un cuore, e se qualche volta ritornassimo ricorderemo i nostri sogni. Poi mi cogliesti un fiore di biancospino e me lo donasti con un gran sorriso.

Fior di biancospino
non sono una farfalla
che va da fiore a fiore
ma sono come l'edera
dove s'attacca muore.
Io son l'ulivo e l'edera sei tu
i nostri cuori s'intrecciano
e non si lasceranno più.

Davanti allo specchio nella mia sala, la chiamiamo così perché è grande, dove quello specchio ci a visti fin dal primo giorno che venisti da me sempre felici e sorridenti, e dove ci vedrà sempre, mentre ci siamo avvicinati e ci siamo visti tu mi ai abbracciata e tu mi ai detto:
"Giovanna, guarda le nostre facce senza rughe, come si accostano e si sfiorano, ma anche quando saremo vecchi, che all'ora avremmo le rughe e che la nostra pelle non è bella fresca come ora, dovremo riaccostare insieme le nostre facce e risognare i sogni di oggi.
Sì amore lo faremo perché ci si deve volere il bene che ci si vuole oggi.
Questo non nè un romanzo questa è la vera vita dove qui non ci sarà avventure e ne frottole, qui c'è solo amore che nessuno potrà capire, soltanto chi lo leggerà, o quelli che si ameranno come ci si ama noi.
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18 ottobre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (5)

In noi donne quanti desideri e fantasie passa per la mente, di trovare un uomo bello ricco oppure che abbia una posizione buona invece. Io no!
Non lo nepure mai sognato, qualche volta qualche inlusione, ma passava presto.
Io sognavo sempre di trovare un uomo che mi volesse bene in eterno sì!
O visto anche dei cinematografi di due sposi che si volevano bene veramente e io dicevo se anch'io trovassi un uomo che mi volesse bene così.
Il 22 marzo '53 sono a far la conoscienza a casa sua, quante gioie per me quel giorno. Tante volte mi ripeto che non merito tutta questa felicità.
Ero allegra oggi chi sa il perché forse ni vedere tutte le sue cose che per me sono state tanto belle, quando salii in camera da lui per lasciare il cappotto di mia madre.
Io indossavo un taier grigio chiaro, mi disse così: "Come sei bella Giovanna!" me la vrebbe detta anche prima quella parola io lo legevo negli occhi. Ma non fummo mai soli.
Ogni sera mi ripete queste parole, che gli devono dare un gran peso sul cuore: "Giovanna ti voglio sposare presto capisci"
Sì Neno tu ai mille ragione perché anchio sono tanto contenta di vivere insieme a te per tutta la vita.
Ogni sera mi prende sulle sue ginocchia e stringendomi nelle sue braccia mi dice che sono la sua bambina, anche quando sarò mammina.
Poi mi stringe e mi bacia sulla bocca e baci e baci che non mi stancherei mai è come bere ad una fontana d'acqua fresca che non si staccherebbe mai la bocca, e così sono i suoi baci.
Mi è venuto un pensiero alla mente dei nostri anni ebbene lo scriverò:

Nicodemo
Fino a 23 anni non o
conosciuto che pensieri
e tristezze amare. Ma un
giorno tutto questo verrà
cambiato in gioie, dove a 24
anni o conosciuto l'amore
Amore in eterno così con
la mia bambina accanto
non la posso scordar
mi piace tanto...

Giovanna
Fino a 21 anni non ò
conosciuto solo bene
anche per me c'è stato
delle pene, ma però
non mi posso lamentare
la mia vita o fatto
che scavallare, e si fermò
quando conobbe il
vero amore. A 22 anni
il cor fece tremare e
come il vento gli sento
volare, e sono gli anni
dell'amore che passan presto
e un giorno sposi
si penserà al il resto.
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11 ottobre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (4)

La notte del 4-5 marzo '53.
O fatto un bellissimo sogno, e mi è piaciuto di meterlo su queste pagine, perché se un giorno mi avverasse sarei la donna più felice della terra.
Mi svegliai col il cuore in gola dalla felicità.
                    Sognai così:
Eravamo sposati e avemmo due bimbi il maschio e la femmina tutte due biondi come il babbo con tanti ricciolini, io ero in cucina e i bimbi circondati alle mie sottane poi andammo incontro al babbo, che camminando per la strada che conduceva a casa nostra.
Eri tutto sudato e in mano avevi un fiore, il bimbo era il più piccolo (*) mi si staccò dalle mie sottane per andare incontro al babbo e cadde inciampando (**), il babbo fece più presto della mamma per alzare il bimbo e lo prese imbraccio e guardò non sera fatto niente (***) e poi lo coprì di baci.
Che gioie per una madre, e avvicinandosi a me mi donò quel fiore.
"Chi dona il fiore dona l'Amore"
E all'ora il nonno che se ne stava seduto davanti alla porta disse così: "Vieni dal nonno poverino vieni" (****) e il bimbo fece un attimo per scendere dalle braccia del babbo per andare dal nonno.
E tu mi mettesti il tuo braccio in torno al collo e mi sorridesti portandomi in casa felici e tanto contenti.
Il sogno finì qui perché mi svegliai di soprasalto perché sentii suonare le sette. Però il nostro sogno che stiamo organizando non finirà mai.
La sera quando veniva da me mi fischiava e mi canterellava sempre Anema e Core e che le parole dicevan così:
Teniamoci così Anema e Core
Non ci lasciammo più nemmeno un'ora
Questo desiderio in me mi fa paura
Paura, per non murì...
Non ce dicemmo più parole amare
Io vivo sol per te del tuo respiro
Restiam sempre così Anema e Core!
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(*) - Orpo, ma sono io.
(**) - Allora sì, non v'è alcun dubbio.
(***) - Fiùùùùù
(****) - Questo è invece un vero e proprio falso onirico: di' mi' nonno io ricordo solamente dei gran nocchini brucianti (che pure mi hanno fatto del bene, ritengo).
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10 ottobre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (3)

Certo si fece presto arrivare al giorno 17 gennaio il desiderato giorno. "Che cos'era quel giorno?" Ve lo dirrò subito: "Era il giorno del mio fidanzamento".
Venendo a casa mi disse che tutta la settimana non aveva fatto che pensare a me perché gli pareva un sogno e invece era proprio realtà perché anch'io avevo fatto lostesso.
Io sorrisi e picchiai alla porta, lui mi baciò con un bacio caldo e pieno demozzione e la porta fu aperta dal mio Padre, entrammo nella grande sala e tu fosti presentato a tutti i miei famigliari.
Ti rivolgesti a mio padre un po' arrossendo e tu dicesti: "Noi ci si vuol bene, se vusiete contento io sarei..."
Ed il mio babbo disse così, ragazzi costì tocca a voi quando vi volete bene, vuol dire se c'è gioia la spartirete insieme, se c'è i dolori lostesso.
Quella sera parlammo poco entrambi, eravamo confusi, solo qualche sguardo però anche questo preso un po' a malizia.
Il 17 febbraio dopo solo un mese del nostro fidanzamento mi portò il dono che noi donne tutte preferiamo. L'anello mi piacque tanto e lo accettai con tanto amore.
Il 22 febbraio andai per la prima volta a casa sua con la mia sorella, camminando per la strada lui mi diceva che era un po' lunga e che era un posto brutto ma a me non mene importava del posto, solo lui mi importava con lui piace tutto. Quando entrammo in casa fui presentata a sua sorella e a suo padre e gli dissi: "Spero vu sia contento di me" "E come no, perché non dovrei esserlo?"
Poi mi fece vedere le stanze e mi disse: "Questa è la mia camera, qui vedi dove dormo e ti sogno".
All'ora solo all'ora compresi tante cose che non lavrei mai capite. _________________________
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- Dove si va signorine?

3 ottobre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (2)

E così il primo dell'anno in piazza ritrovai tutti gli amici della serata allegra.
E tra questi cera anche quel giovanotto che mi aveva insegnato il varser. Mi salutò con un bel sorriso e dicendoci "Dove si va Signorine?"
Siamo dirette per il cinema, ero con mia sorella.
"Veniamo anche noi".
E così con quel firme sullo stomaco finì la giornata con un saluto e una Buona Notte.
La domenica di poi era il 4 gennaio e ritornammo a vedere un altro filmen "Le ragazze di piazza di Spagna".
Rincontrai il giovanotto biondo con il sorriso da incantatore e mi disse che sarebbe ritornato con noi al cinema, e in tempo del cine mi disse "Signorina se non gli dispiace la vorrei accompagnare a casa".
Ed io acconsentii e difatti fu così!
Mi disse che io gli piacevo e se io avessi acconsentito sarebbe venuto presto in casa e mi avrebbe fatto sua sposa.
Poi mi parlò di lui e mi disse che nella sua vita non era mai stato felice, se io avessi acconsentito l'avrei fatto tanto felice.
Ebbene il suo modo di parlare mi piaceva, vi dirrò la verità che mi piacque subito ma non da quella sera, dalla prima sera che lo incontrai quando mi strinse nelle sue braccia.
Non gli potetti dare la parola difinitiva ma sentivo in me trasformarmi in un'altra, sentivo forse che stando vicino a te sarei stata davvero felice.
E così di mia spontania volontà e senza domandare nulla a nessuno, il giorno 6 Gennaio pe Le Pifania, ci rivedemmo e gli dissi la cosa che entrambi desiderammo, il Sì che ero disposta a viver con lui tutta la vita.
Lui mi parlò del suo passato triste e delle avventure che aveva fatto andando a caccia e poi mi disse prendendomi per un braccio "Tu Giovanna mi devi far smettere di andare a caccia" e io gli dissi che sarei riuscita a farlo smettere, ed all'ora mi prese tra le braccia e mi abbracciò e mi baciò per la prima volta. Quando le sue labra toccarono le mie mi parvero che mi sigillassero la bocca e non potetti dire più una parola.
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- Quaderno del diario vissuto di Giovanna
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1 ottobre 2014

Del diario vissuto di Giovanna (1)

31 Dicembre 1952
Apro di qui la mia vita, perché propio da questo giorno è iniziata, conoscendo il Vero Amore.
Forse sembrerò un po' stupida ma a me piace così, per avere un piccolo ricordo della mia vita.
E quando sarò nel sonno delle tenebre rimarrà almeno un pezzo di foglio dove legendolo parlerà di una vita vissuta, anzi due vite legate insieme per tutta la vita.
E se avessi dei miei figli e legessino questo diario capiranno anche loro cosa vuol dire Amore.
Con Gioie, Dolori e Sacrificio.

L'ultimo dell'anno del 1952 era un giorno grigio, pioveva, io quel giorno ero incqueta nervosa perché avevo da rifinire il lavoro e anche lavorando arrabbiandomi non ci sarei riuscita a finirlo.
Era le 10 del mattino quando sentii bussare alla porta. Fu aperta la Milia del Catelani e ci disse che avrebbe fatto una veglia essendo l'ultimo dell'anno, se avessimo voluto partecipare avrebbe avuto tanto piacere "dato che di donne ne abbiamo poche".
Ebbene fu acconsentito di andarci.
La sera andammo e la serata cominciò subito bene, partì di volo la malinconia che avevo avuto durante la giornata.
Così subito amica di tutti, così giocammo, ballammo e mi divertii tanto.
Però ero intusiasta di ballare un varser. Ma non lo sapevo ballare e allora che fare? A sedere.
Ma in quel momento mi venne incontro uno dei giovanotti e mi disse:
"Signorina vuole ballare un varser, gne lo insegnerò io se lei è contenta così vuol dire che sarò contento di avere insegnato qualcosa anch'io".
Alzando gli occhi vidi che era un giovanotto biondo con gli occhi neri e una bella bocca di denti bianchi che il suo sorriso faceva toccare il cuore.
Dopo il varser un tango, e che tango era! Un tango che non lo dimenticherò mai, una musica dolce, gentile come le braccia dell'uomo che mi cingevano la vita.
La mia faccia con la sua, sentivo che qualcosa cambiava in me.
Era Anema e Core quel tango che non ho potuto scordare.
E così scoccò la mezzanotte, stapparono le bottiglie e risate, in quel momento eravamo tutti quanti felici.
Ma fuori che cosa faceva fuori? Pioveva ma come pioveva!
Ma noi eravamo tanto felici che nessuno pensava alla stagione.
E così si fece l'ora di andarsene, erano le 3 del mattino.
Quella notte non dormii poco o punto pensando alla serata che avevo passata felice e contenta.
_________________________
- premessa

Quaderno del diario vissuto di Giovanna

Mia mamma non ha studiato ma ha sempre amato scrivere, in versi e in prosa.
Sono scritti di nessun valore letterario o poetico ma di un valore sentimentale per me, come potete capire, immenso.
Ha scritto la sua storia, come poteva, senza preoccuparsi troppo degli errori, su di un quaderno nero di quelli che trovavi negli anni cinquanta.
Con dedizione e amore ha riversato se stessa sulle pagine del diario vissuto di Giovanna.
Immaginate la mia emozione quando, frugando tra le sue cose in cerca di non so più quale foglio, quale documento, mi è capitato tra le mani, qualche anno fa, con lei già distaccata dalla nostra realtà.
L'ho letto d'un fiato e, vabbè, è straordinario. Sono un ragazzo fortunato.
Ci ho pensato su parecchio se poteva essere giusto riportarne qualche brano qui sulla Linea, se poteva avere una valenza anche per qualcuno che non fossi io. Alla fine ho optato per il sì, ma solo perché secondo me farebbe piacere anche a lei, certo rispettando e proteggendo i dettagli più intimi, ché quelli non sono nemmeno miei, restano solo suoi, e io li ho già dimenticati.
I post li riconoscerete dal titolo e potrete evitarli con facilità. E non fatevi un cruccio se preferite La Linea cazzeggiona, ella ritornerà più bella e più superba che prìa.
- Bravo.
- Grazie.

4 dicembre 2013

Io non voto con il porcellum

Beh, sì, l’avevo già detta questa cosa.
Il motivo della mia delusione, a conferma che andare a votare con questa legge non era né cosa buona né cosa giusta, lo possiamo chiamare Bindi, o magari larghe intese, chessò, o fors’anche farsi umiliare da Grillo o non aver trovato le palle il coraggio, caro Bersani, di uscire di scena con dignità quando ancora eri in tempo.
Fatto sta.
Quello che voglio è dare un segnale, non votando. E anche dichiarandolo con anticipo: io non voterò se resterà il porcellum.
Dite che un non voto in fondo è poca cosa? Non penso. Se è importante ogni singolo voto, allora dev’essere giocoforza importante ogni singolo non voto.
Il mio non voto è un non voto pesante considerando che dai 18 anni non ho mai saltato un turno e che la mia coscienza è in disaccordo con questa mia alzata d'ingegno.
Di conseguenza mi asterrò persino dalle primarie che anche tutta ‘sta democrazia, tutto questo prendere decisioni solo dopo aver consultato i cittadini o tutto l’arco politico, gli elettori, gli amici e i parenti fino al sedicesimo grado è un troppo che ha stroppiato.
Serve un pelo in meno di condivisione per riuscire a fare le cose in concreto.
Se questo post è una petizione? Forse… nell'accezione che viene da peto e dal suo falso derivato. Già, probabilmente è solo una scureggina nel mare magnum dell'indignazione, spero solo che puzzi un po'.
Non votate con il porcellum, date retta a un bischero, potete firmare nei commenti.
Va da sé che io sono qua, rendetemi partecipe dei vostri pensamenti, se volete, ché io non disdegno cambiare idea quando ci sono delle buone ragioni per farlo.

P.s. proprio stamattina alle 6:30 a.m., mentre correvo immerso nel gelo delle brume notturne, ascoltavo in radio la dichiarazione di Grasso di ieri: Sulla legge elettorale al momento lo stallo (da 'stallatico' n.d.H.) è evidente e la politica non sente la marea montante di una rabbia che si riverserà, più forte di prima, contro tutti i partiti.

22 aprile 2013

Ma Pippo Pippo non lo sa... o lo sa?

Dal post Tutta colpa vostra di Pippo Civati.

Care e-lettrici e cari e-lettori,
il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il «popolo della rete», quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi.
...
Peccato che i sondaggi – come quello di oggi – avessero indicato che soltanto una percentuale al di sotto del 10% degli elettori del Pd fosse d’accordo per uno schema delle larghe intese e con il Presidente scelto da Berlusconi in una rosa di nomi da noi proposta (da cui è uscito Marini).

No, è tutta colpa dei social network, dell’inadeguatezza (Bindi dixit) dei nuovi parlamentari, che non hanno idee, no, loro guardano solo i palmari e si fanno dare la linea da generici elettori scatenati.
Ora, se c’è qualcosa di palmare, è la falsità di queste posizioni e l’incredibile scarica barile (punto it) che il Pd sta facendo verso i suoi stessi elettori. Lo stesso faranno tra qualche ora per il governo Pd-Pdl: diranno che quelli che non sono d’accordo stanno sulla rete e non vogliono il bene del Paese.
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Quella che non si vede è una via d'uscita in un partito in cui i dimissionari ancora parlano e, pervicacemente ma con inossidabile coerenza, ancora sbagliano dichiarazioni, in un partito in cui si stagliano lunghe lugubri e vecchie ombre là in fondo, e in cui i giovani, di età o di ribalta, paiono già lanciati su binari sostanzialmente divergenti.
Civati, Orfini, Renzi, Barca... tanto per fare dei nomi, quali sono i punti in comune? Ce ne sono? C'è una qualche misera garanzia che l'anima del partito possa ricompattarsi attorno a un nome unico o a un paniere d'idee condiviso?
Francamente, da qui, da uno del popolo della rete, sembra proprio di no.

14 febbraio 2013

Chi non è assuefatto scagli la prima pietra

Una lettera del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, da leggere. E rileggere. E poi leggere un'altra volta ancora.

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.
Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore.

In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera.
Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.
(Giusi Nicolini)

3 dicembre 2012

It's (not) the time to make a change

No, dico a Bersani.
Il difficile viene #Adesso, per dirla con il tuittero Renzi.
Il bello di queste primarie è che non dobbiamo aspettare le politiche per mettere alla prova chi si è guadagnato i nostri voti o la nostra fiducia.
In questi mesi che ci dividono dalle elezioni, quelle vere, Bersani dovrà riguadagnarsi tutti i voti conquistati alle primarie e accaparrarsene di nuovi, e lo farà, se lo farà, dando la stura al cambiamento.
L'ha sbandierato e l'ha cavalcato il cambiamento, bravo ci abbiamo creduto, adesso dimostraci che non ci abbiamo la faccia di velluto.
Il cambiamento preso ad esempio, quello per cui il candidato premier del PD ha scomodato nientepapadimeno che Giovanni XXIII, il cambiamento senza spaventare.
All'Italia ci penserai dopo, non mettiamo le macchie davanti ai giaguari, ma alla nomenclatura del PD, mio caro, ci devi pensare da subito, perché il popolo del PD te lo chiede (dove io = popolo del PD).
Fa' che non dobbiamo assistere più a spettacoli penosi come l'intervista a Rosy Bindi d'ieri sera. Mai più.
Renzi ti ha servito un assist su un vassoio d'argento, non sprecarlo calciando a lato.
Credo davvero che tu abbia il coraggio per partire con il piede giusto, altrimenti hai finito, prima di cominciare.
La battaglia di Renzi pur se a volte caciarona, in certi momenti esasperata, vissuta da alcuni come fine a se stessa, quella battaglia, va combattuta con forza e determinazione anche nel rispetto dell'onda renziana.
Non ci spaventeremo, garantito, e il tuo beato Pantheon sarà salvo.
E comunque non ho nulla contro la Bindi e D'Alema. Altrimenti l'userei.


p.s. Un altro posto parapolitico, vabbè, poi tornerà persino la fuffa.

21 novembre 2012

Il tempo di una minestrina

L'alzheimer si è arrampicato sulla vita di mia madre come un lento ma inarrestabile autunno alle prese con una pianta testarda.
All’inizio della stagione mia madre era ancora un albero forte e rigoglioso e, per quanto sola, pareva potersela cavare, anzi, a tratti sembrava invincibile. Ma io sapevo già che non avrei potuto arrestare il moto di rivoluzione della sua mente e l’avvicinarsi inesorabile di altre stagioni, più fredde.
Via via vedi le giornate che si fanno più corte e la tendenza in calo della luminosità si abbatte feroce sullo spirito che ti anima e lo fiacca.
L’albero dapprima si fa colorito, muta, diventa quasi più affascinante, creativo. Si veste di colori improbabili e s'imbelletta come dovesse andare in scena, ma dentro, di fatto, sta morendo. E quindi si spoglia, serenamente, perde la sua chioma, i suoi ricordi, il suo senso. Pur se non le vedi cadere le foglie, ogni giorno l’albero ne perde alcune e la sua figura contro il sole s’impoverisce fino a rassomigliare sempre più a uno scheletro affranto e defraudato della linfa.
Ed è un autunno crudele che va a conficcarsi profondo come una spada nel cuore di un inverno gelido e cupo.
La differenza con l’alternarsi delle stagioni sulla Terra sta nel fatto che l’inverno dell’Alzheimer non produrrà più alcuna primavera. Non una gemma sarà in grado di fiorire sui rami secchi di mia madre. Non una gemma.
E questa è la prima cosa che devi accettare, per non morire anche tu con lei.
La Rai sembra essersi ricordata di avere un archivio da qualche parte e in queste serate fredde passa le storiche comiche di Stanlio e Ollio. La musica che arriva dal televisore, a differenza delle immagini che mia madre non recepisce più, le viene veicolata su una frequenza balzana della sua testa che a sprazzi la riceve, e allora lei inizia una strana danza sulla sedia: ballonzola puntando i piedi a terra e lo fa a tempo di musica anche se non si accorge davvero di nessuna melodia. Gli effetti del movimento invece la fanno sorridere e confezionano un omaggio involontario e sublime alle rigorose sequenze in bianco e nero animate da Laurel e Hardy.
Sono gli occhi di mia madre che ne tradiscono l'assenza.
Dietro la corteccia del suo sguardo acquoso c'è un tronco cavo, un cervello che non timbra più il cartellino. E c'è un'anima alla deriva, dispersa dentro alle falde di una irriconoscente vita.
Mia madre si nutre come un automa portandosi alla bocca quello che si trova davanti nel piatto, ma guarda il nulla.
E sono gli stessi occhi nei quali baluginava un lampo di felicità, quando, in un'altra sua vita, inciampava in una rima e correva a vergare un verso sul suo quadernetto nero di poesie. Ci teneva a precisare che aveva fatto la quinta elementare, mia madre, e che per questo il suo scrivere era povero di vocaboli e ricco di errori. Te la vedevo arrivare, quaderno in mano, fiduciosa che le potessi aggiustare le sue sviste ortografiche.
«Mi riguardi le acche?» era la sua frase tipica, non avendo mai ben compreso quando inserire e quando no la strabenedetta lettera muta.
Sta finendo la sua minestrina, finalmente in pausa dagli ormai abitudinari sproloqui, combatte col brodo che le cola lungo il mento e lo vince, con un piccolo miracolo, asciugandolo col dorso della mano.
Stacco dal muro la cornice di legno nella quale ha incastonato una poesia che le è particolarmente cara: sono i versi che parlano della sua di madre e che stanno lì da quando è morta, o poco dopo.
La demenza senile ha colpito senza pietà in famiglia mia e l'ereditarietà ci trasferisce il gene malato con una dolcezza spietata. C’è chi con la dipartita dei suoi cari entra in possesso di castelli, ori e conti correnti svizzeri e chi, come noi, si trova al cospetto di un magnanimo notaio che aprendo il testamento legge:
«Lascio l’Alzheimer alla mia adorata progenie».

          Con tristezza io ti guardo, o mamma

È scritta proprio così, con una "o" a rafforzare il vocativo, uno "o" sospirosa, una "o" che ricorre più volte nella poesia, sempre senza l'acca.

          Con dolore mi si stringe il cuore
          dove c'era amore ora non sai cos'è.


Parole rimaste appese per vent'anni in salotto senza un lettore attento, senza un giusto plauso, abbandonate a se stesse, pur nella loro sofisticata veste. Guardo la mia di mamme, mi rimanda un’occhiata vuota d'amore nel mancato riverbero di quei sentimenti già compresi e descritti con passione da lei stessa nelle sue mille poesie.
Parole come quelle che adesso schizzano fuori come lapilli da un vulcano. Ci sono momenti in cui per zittirla dovresti spararle. Parla e sparla, blatera e sragiona, sproloquia e sentenzia, sputa e s’inventa le parole di un personale argot che tende a tagliarci fuori dalle volute dei suoi pensieri.
Assonanze buffe e accentazioni improprie completano la creazione di sempre nuovi ed effimeri vocaboli che durano lo spazio di una frase buttata lì o del soffio lieve di una parola.
Così un "voglio andare a letto" può diventare un "Boggio dare abbento" e un "Hai mangiato?" si trasforma in "Cai mammato?" e poi friccito, leboli, stembari, gruttalo, sembio, lavarna e rundili, solo per citare quelle di stasera, assemblate nel tempo di una minestrina.
E queste sono perle capaci di regalarti pure un sorriso, anche quando la voglia di sorridere non ce l’hai più perché hai visto la volontà strappata via a morsi dalla mente di tua madre.

          Dove c'era un sorriso qualche volta c'è
          però non sai conoscer più le cose


Resta lì, la mia mamma, imbambolata con il cucchiaio in mano, come fosse la prima volta, lo rigira come se potesse parlarle, lo posa come se potesse da solo caricarsi di minestra e trasportargliela in bocca.
L'unica attività che ancora riesce a impegnarla per qualche minuto sono gli album di fotografie. Niente tivù, niente libri, impossibili le chiacchiere ovviamente, ma le foto le ripassa centinaia di volte avanti e indietro, le setaccia nella disperata e vana ricerca di un volto, di un nome o di uno straccio di ricordo. Marito, figli, nipoti, tutti accomunati da un non amore estremo, accarezzati da una vista assente e profanati da una memoria cattiva, capace di cancellare la vita in un minuto, come si fa col gesso dalla lavagna.

          Se ti chiamo Mamma
          tu mi guardi e non mi rispondi mai
          non lo sai se i figli tu hai


Coll'acca, ce l'ha messa, una bella acca possessiva che segna il contrappasso tra l’avere dei figli e non essere più in grado di percepirlo.
Alla fine resta un irragionevole vuoto scavato dall’amore per un figlio che nemmeno sa di avere. Quel figlio per cui ha sofferto e corso e lottato e pianto e sperato e sbroccato e desiderato e pregato, quanto ha pregato lo sa Dio, davvero, per quel figlio, quel figlio che non ha più un posto nel suo cuore pulsante ma morto, nella sua testa bucherellata e senza speranze. Quel figlio che ha stretto forte quando piangeva, per una ferita, per un voto, per una ragazza, quel figlio che non ha più un posto tra le sue braccia. Quel figlio.

          Tu che parli con lo specchio, eppure
          a ripensarci, o mamma, tu sei sempre quella.


Ci ripenso alla mia mamma, alla sua lotta con la punteggiatura, perché non li ha mai capiti quei versi moderni senza un punto, senza una virgola. Come si fanno a leggere se non sai nemmeno dove prendere fiato?
 «Mi riguardi le acche? E anche i punti e le virgole».
E io punteggiavo come potevo, poi inserivo o cassavo acche, alla bisogna. Ma che palle, pensavo. Quanto scriveva mia madre! E quante volte mi si parava davanti col quaderno o con un foglio strappato chissà da dove, una penna e il suo sguardo schietto. Non che implorasse un aiuto, si trattava soltanto d’una richiesta da madre a figlio. Come avrebbe potuto chiedermi dov'ero stato o cosa volevo per pranzo, eccola che arrivava, con le sue carabattole da poetessa contadina, a domandare una correzione a quel figlio fortunato che venivano a prenderlo con lo scuolabus giallo fino in culo al mondo, dove stavamo prima, per portarlo a scuola a studiare di acche e di virgole.

          eppur sei come cosa che cammina
          non sei più niente, o mamma.


Chissà se un giorno, il mio di figli, prendendo in mano questo scritto comprenderà il suo destino o se l'avrà magari già capito da solo. Chissà se avrà paura o se accetterà l’ineluttabile con la pacata rassegnazione e la dignità che ci passiamo in eredità, assieme al morbo. E chissà quali pensieri s’incroceranno nella sua mente, guardandomi, nel tempo di una minestrina.

          il cuore mio lo sente e si tormenta
          anche se cerco di non dargli retta
          questa sarà la strada che mi aspetta
.

Passiamo dal bagno per il tagliando serale e uscendo salutiamo quei due, la signora coi capelli grigi minuta e un po’ ingobbita che risponde al sorriso di mia madre e il ragazzone barbuto che la sorregge con le mani sotto le ascelle e sghembo sorride, anche lui.
«O, guarda chi c'è – sorriso – allora arrivederci, eh», poi saluto anch'io le due sagome dentro allo specchio e mi porto avanti coi lavori.
Quindi siamo in camera dove aiuto la mamma a cambiarsi per la notte. Mentre le tengo la giacca del pigiama, la osservo che agguanta la manica della camiciola con le dita e la tiene stretta, affinché non le scivoli su, lungo il braccio, infilando la giacca.
È una foglia dell’albero, questo gesto, una delle ultime foglie rimaste appese, e io lo so che un giorno cadrà pure questa, ma ancora no. Ancora no.
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