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7 marzo 2023

Tutto comincia con la casina di Giocagiò


C'era questa trasmissione alla tivù dei ragazzi, Giocagiò, e tra le altre cose mostravano i disegni che i bambini all'ascolto mandavano in redazione alla Rai. Un giorno, il conduttore Nino Fuscagni (grazie wiki) si esibì in una divertente scenetta vestito da tartaruga e io ebbi la brillante idea di ritrarlo. Così disegnai questa minuscola tartaruga umanoide al centro di un enorme foglio da disegno e, con l'aiuto della mamma suppongo, la mandai a Giocagiò, casella postale qualche cosa.

No, non mostrarono la mia opera in tivù, non che io sappia, però mi mandarono a casa una bellissima casetta di carta da montare: la strafamosa, nonché ambitissima, casina di Giocagiò. Tipo quella della foto, ma con il tetto rosso.

Considerate anche che, per citare Henny Youngman, io in quei tempi abitavo così lontano che il postino mi spediva le mie lettere.

Immaginate quindi la mia incredula gioia quando ho ricevuto - a domicilio! - la casina da montare.

Beh, l'ho montata e l'ho piazzata sull'armadio, di modo che potessi vederla quando andavo a letto e quando mi svegliavo.

Estremizzo e semplifico, ma è stata quella casina -  con la complicità di mia mamma - a farmi capire che nella vita tutto è possibile.

25 giugno 2021

UEFA UEFA ma che scocciatura (*)


Abolita la regola del gol in trasferta che vale doppio.

Finalmente, anche se era tenero mio babbo quando si guardavano le partite di coppa insieme. Quante domande mi avrà fatto su questi strabenedetti gol in trasferta!

Eppure il mercoledì dopo si era daccapo, un po' come quando a me a lavoro tentano di spiegare l'organizzazione a matrice, non ce la posso fare.

All'inizio anch'io avevo confuso - ma avevo 9 anni! - probabilmente perché fu mio padre a spiegarmi quel gol che il Cagliari in Coppa dei Campioni contro l'Atletico Madrid subì a causa di una mezza papera di Albertosi: Vedi erano 2 a 0 e ora sono 2 a 2.

Ma, al di là del fatto che a tutt'oggi la regola è inconcepibile per molti di quei fruitori spot del calcio in tivù, a me un po' dispiace.

C'ero affezionato, ecco, l'avevo accettata per quello che era - una regola - e mi andava bene così.

Non so se è sintomo di anzianità, forse sì, ma tutte queste regole del calcio che cambiano continuamente mi lasciano perplesso.

Il fuorigioco, i falli di mano, la rimessa dal fondo... è tutto così fluido che sempre più spesso rinuncio a capire.

Io mi immagino la Federazione Internazionale degli scacchi, a Reykjavík nel 1972, che si presenta da Fisher e Spassky e dice: Ragazzi, da oggi il cavallo non salta più sopra gli altri pezzi, l'arrocco si fa con l'alfiere e i pedoni non possono più mangiare la Regina (questa è per la superlega).

Sai che pernacchione!

 

(*) Solo i sorcini di Bennato, gli edoardini, leggeranno un'altra cosa.

23 giugno 2021

Kitty e compagnia


L'ottava vita di Nino Haratischwili (trad. Giovanna Agabio) è un piccolo capolavoro e si merita 4 carver pieni. Dal titolo del post si capisce qual è stato il personaggio che più ho amato di tutta la famiglia Jashi.

Sono contento di averlo scovato e di averlo più volte consigliato, è uno di quei romanzi che ti restano dentro per un bel pezzo, anche perché è piuttosto lungo e leggendolo abbiamo tutto il tempo per lasciarsi avvolgere dai luoghi e dai personaggi.

Riporto sotto una frase che mi ha colpito - non so bene se è originale- anche perché in questo periodo della mia vita, dovendo sgombrare una casa e una soffitta, ho scoperto quei gruppi facebook "te lo regalo se lo vieni a prendere" e mi stanno dando grandi soddisfazioni.

Cosa c'è di più gratificante degli occhi scintillanti di un ragazzo che viene a ritirare una bici sgangherata per rimetterla in sesto?

La frase:

Ciò che metti via è perduto. Ciò che regali sarà tuo per sempre.

Questo sarà il mio nuovo mantra d'ora in poi, è una bella prospettiva, non sempre facile, non aspettate di scoprirlo come me alla soglia dei sessanta.

5 febbraio 2021

La tattica del canotto

Eravamo a Caletta di Castiglioncello e si andava sulla spiaggia. Sul tragitto c'era il tipico emporio vendoditutto delle località di mare con fuori esposta tutta una popò di roba colorata. Coloratissima. Per noi agognata più d'un posto in paradiso.

Ma i nostri col cavolo che sganciavano un soldo per venire incontro alle esigenze di noi bambini.

Così un giorno mi venne quest'idea folgorante, c'incamminammo io e Stefano un po' più avanti del gruppo degli adulti e, giunti al negozio dei colorati, ci fermammo davanti a un canotto: "Guardalo fisso - dissi a Stefano - guardalo fisso che così ce lo comprano!"

Andò che loro, gli adulti, arrivarono, ci sorpassarono e dopo una ventina di metri si voltarono verso di noi "Andiamo, voi due, che vi siete imbambolati?"

Insomma non funzionò un granché bene.

È questo che devo ricordare ogni giorno alla mia cagnona Juno quando, all'intorno dei pasti, mi si piazza accanto e mi guarda fisso mentre mangio: la tattica del canotto non funziona.


21 maggio 2019

Niki Lauda aveva la sua barzelletta

E faceva anche di molto ridere.

Di notte un coniglio e un serpente corrono nel bosco e finisce che sbattono l'uno contro l'altro. Il serpente dice: "Chi sei?" Il coniglio risponde: "Indovina..." Il serpente allunga la lingua e dice: "Orecchie grandi e pelose, denti sporgenti...sei un coniglio!"
Il coniglio risponde: "Bravo! Adesso vediamo chi sei tu!", allunga le zampe e dice: "Dunque...pelle squamosa, senza orecchie, tu venivi come una sassata... tu sei Niki Lauda!".

Mi posso permettere di riportarla perché io Niki l'ho amato proprio.
Negli anni infami della mia adolescenza quando le ragazze mi terrorizzavano (non sono cambiato molto sotto quest'aspetto) e il mio secondo sfogo favorito era lo sport in tivù il mio io politeista aveva non uno ma bensì quattro idoli.
Di Gigi Riva abbiamo ampiamente disquisito sulla Linea, gli altri tre erano Thoeni, Panatta e giustappunto Lauda.
E sulle mie scarpe da ginnastica supertarocche in tela ci avevo fregiato a biro le loro iniziali: LPRT.
Se ne va Niki, ma io voglio cogliere l'occasione di mandare un pensiero ad Arturo Merzario, uno che di coraggio ne aveva da vendere, uno che ha osato correre su una Formula 1 sponsorizzata da un'impresa di pompe funebri (ma non ora, allora quando i morti tra i piloti erano un paio a stagione) e soprattutto, l'ardire di buttarsi nel rogo del Nurburgring e tirare fuori Niki Lauda, o ciò che ne restava.

20 maggio 2019

Pregare dio, o chi per lui

Non prego più, nessun dio.
E dire che ho pregato tanto, per me, per i miei cari, per tutti i miei affetti.
L'unica volta che ha funzionato davvero è stato quando la Madonna, o chi per lei, una cinquantina d'anni fa mi fece ritrovare la checca, la mia adorata gallina mugellese che era sparita da tre/quattro giorni.
Un vero miracolo.
Poi la checca se la pigliò in prestito mio zio che le diede l'opportunità di diventare mamma anche se, sul più bello, una volpe mise fine alla checca e alla sua prole pulcinesca.
Ho pregato tanto anche per non bocciare a scuola o per non farmi interrogare in certi giorni.
Ho pregato per far innamorare di me certe bambine.
Ho pregato perché i miei genitori restassero insieme.
Ho pregato per non perdere la fede, anche se in questo caso si genera una sorta di circolo vizioso che temo invalidi l'esito.
Ho pregato in chiesa e a letto.
Ho pregato anche solo per mantenere una routine tranquillizzante.
Adesso non prego più, dicevo, ma non sono sicuro che dovrei festeggiare come se avessi smesso di fumare.
Però pregare mi aiuta, questo devo riconoscerlo, quando non puoi fare nulla, quando non sei più l'artefice del tuo destino o di qualunque altra faccenda, quando ragionare non basta più, ecco che rispunta fuori da qualche recesso una preghiera anche fatta solo di pensieri e di brevi lampi da lanciare, come razzi da una zattera in mezzo all'oceano.
Che ne so, magari qualcuno li vede.

17 maggio 2019

Ti ho vista che coglievi le more


Non è colpa tua se mi sono innamorato di te. Non è colpa di nessuno.
Forse il tuo vestito a fiori accarezzato dal vento, forse la tua determinazione, forse il continuo alzarti sulle punte per arrivare ai rovi più alti.
Niente sapevo di te e in quell'attimo ho compreso che avrei amato tutto, tutto quello che mi era ignoto mi si sarebbe piano piano svelato e l'avrei accolto come mio.
Lo sapevo e basta.
Sapevo anche che quando ti avrei raccontato questa storia tu avresti sorriso, lusingata ma scettica, e io ti avrei amato ancora di più.
Le more, è buffo no?
All'improvviso mi sembra tutto così banale da raccontare, da leggere.
È talmente difficile srotolare un ricordo capace di scioglierti il cuore e darlo in pasto allo scritto.
Tu che cogli le more è la mia scena della fontana in Espiazione, ricordi? Che meraviglia.
Potessi dare un millesimo di quella forza descrittiva alle parole che spennellano la tua silhouette protesa verso le more più mature, con il tuo braccio nudo che sfida le spine.
Ma non riesco, seppure quell'attimo è stato il seme da cui è germinato il nostro mondo.

15 maggio 2019

In biblioteca come al bordello

Non che ci sia mai stato, ma m'immagino un fiorire d'emozioni simile.
Entrare senza un'idea precisa e lasciarsi affascinare dal bendiddìo.
Semmai chiedere alla signora anziana all'ingresso.
Guardarsi intorno, camminare, tocchicchiare, aprire un lembo e prendersi un assaggino.
Scegliere? O lasciar fare al caso?
Perdersi tra gli scaffali, abbandonarsi alla voglia di conoscere tutte le avventure del luogo, così nascoste e così a portata di mano.
Basta poco in fondo... una tessera, così come sarebbe bastata una lira.
Infine prendersi quello che la nostra passione e il nostro amore ci hanno riservato e uscire soddisfatto per essere venuto.

19 aprile 2019

La preghiera della settimana santa



In onore della mia mamma che ci ha messo tanto impegno per farmela imparare a memoria, voglio ricordare questa cosa perché, bene o male, ogni anno mi viene in mente e me la ripasso.
Ultimo e notevole risvolto il fatto che non ci sia nell'internet, da nessuna parte, in nessun anfratto.
Adesso potete trovarla qui, direttamente dai miei sensi di colpa degli anni settanta.
Pensateci a come venivano tirati su certi bambini.
Trattasi di un dialogo tra la Madonna e Gesù, come potete agilmente desumere.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Lunedì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Lunedì Santo sarò preso e legato.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Martedì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Martedì Santo sarò martirizzato.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Mercoledì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Mercoledì Santo sarò venduto per trentatré denari falsi.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Giovedì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Giovedì Santo sarò condotto al macello come un agnellino perfetto.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Venerdì Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Venerdì Santo sarò nel Santo sepolcro.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il Sabato Santo?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il Sabato Santo lieviterò come un formento su quella terrolina fresca.

Dilettissimo mio caro Figliolo dove sarete il giorno di Pasqua?
Beatissima Vergine e Creatissima Madre il giorno di Pasqua risusciterò al cielo, diventerò padrone di tutto il mondo e se ci fossero cristiani e cristiani che avessero detto questa preghierina tre volte al giorno nella settimana Santa, gli vorrei perdonar più peccati che non c'è fili d'erba su pei prati, chicchi di rena giù nel mare e tre grazie a suo piacere.

_____________________________________________________
Dai, confortatemi, ditemi che qualcuno di voi la conosce... o sua madre, o sua nonna, non lasciatemi solo in quest'abisso.

9 aprile 2019

L'eterna lotta tra l'anziano e il salvatempo


Ormai è una guerra di strategia, spietata, continua. Una battaglia psicologica fine.
Con nessuno che abbia voglia di tirarsi indietro: né l'anziano che non anela tornare a farsi tiranneggiare dalle cassiere, né tantomeno l'algoritmo che governa il salvatempo che è nato proprio per grandefratellare l'anziano o il ladruncolo matricolato.
L'anziano ha sviluppato una sopraffina tecnica d'approvvigionamento settimanale, riempie tre borsoni tre con un puzzle perfetto degli articoli derivante dalla pluriennale esperienza sui banchi del tetris.
Capite bene che arrivare alla cassa e doversi sciroppare una rilettura può risultare devastante.
Il fatto è che l'anziano, in quanto tale, è soggetto a sbagliare. Magari va a fare una spesetta di 10 articoli e se ne scorda uno. È la fine.
Viene marchiato peggio di una vacca in Texas, pure se non ha battuto una scatoletta del gatto da 35 centesimi. E poi son riletture, una ok. Due ok.
Alla terza, quando la purificazione sta per compiersi, durante una spesa da 150 euri, l'anziano manca clamorosamente 2 euro e 20 di zucchine e precipita di nuovo nell'abisso.
Probabilmente non si riprenderà più e dovrà tornare a farsela con le cassiere, anche se quella con gli occhi da cerbiatta è da mo' che l'hanno trasferita.

22 marzo 2019

Una fetta di vita semplice ma buona

Torni a casa e trovi un cane che scodinzola
Prepari una torta di mele semplice ma buona (*)
Ceni con le persone che vorresti avere accanto quando morirai
Ti alzi all'alba
Corri all'alba
Corri all'alba per sentieri
Corri all'alba per sentieri con un cane accanto
Corri all'alba per sentieri con un cane accanto ed è primavera
Torni a casa e trovi un avanzo di torta di mele che scodinzola.



(*) Torta di mele semplice ma buona
150 gr di farina
100 gr di zucchero
100 gr. di burro fuso
2 uova
4 mele medie
1 cucchiaio di maraschino (o rum)
½ cucchiaio di lievito
scorza grattugiata di 1 limone
un pizzico di sale
Tagliare le mele a cubetti e metterle da parte. Sbattere in una terrina le uova con lo zucchero e il sale, aggiungere la farina, il rum, la scorza grattugiata di un limone, il burro e il lievito (se troppo denso aggiungere 1 cucchiaio di acqua o latte). Aggiungete le mele all’impasto, la consistenza dovrà essere molto ‘melosa’. Mettere l’impasto nella tortiera coperta di carta forno. Infornare a 180 gradi finché dorata e asciutta alla prova stecchino (30-35’ min circa).

19 marzo 2019

La calma è la virtù dei genitori che hanno un figlio che studia


Oggi mi sono incazzato come una scimmia alterato ancora una volta con figlio due ch'è in terza media.
Non lo so come, ma te le leva dalle mani, o te le leverebbe diciamo.
Un pomeriggio zeppo di cazzeggio e fissaggio muri per arrivare al dopocena con 3 materie dico tre ancora da affrontare con tipo: 3 paginate di inglese, tutto il programma di artistica finora fatto, le equazioni dalla a alla x e circa diciottomila piani cartesiani da realizzare graficamente e da farcirli di rette passanti per l'origine.
Alle 22 ho sclerato e sono scappato a portare fuori il cane per evitare pestaggi al minore.
Adesso c'è su dolcemetà che lo rampogna per bene, ormai sono mesi che l'unica tattica che siamo in grado di adottare con lui è: poliziotto cattivo e poliziotto cattivissimo.
Ma niente, a lui gli scivola tutto addosso, poco gli frega di un bercio, di 15 gg senza la Play o di cosa cambia o non cambia segno in un'equazione.
C'ha ragione lui? È avanti? È adolescente?
No, è solo stronzo.
E dire che è pure la festa del papà e che al mio rientro a casa mi ha accolto con un "BU" da dietro uno stipite e un regalino (che non ha manco aspettato che scartassi e se l'è filata).
Ora son qui con una sagoma di Silvan alta due metri (il magone) e sinceramente penso che quando sfilerò davanti alla sua porta per andare a nanna (vado presto che ho un capolavoro di libro per le mani, ma ve ne parlerò poi) non l'aprirò per il solito bacino della buonanotte, tirerò dritto. Orgoglione lui, orgoglione io.
E staremo incazzosi per un po'.
Ma poi tutto s'appianerà, tipo tra dieci anni, ecco.

4 marzo 2019

La mia bambina

Non tutti ce l'hanno avuta un'infanzia felice.
Prendete me, ad esempio, mica mi avrebbe fatto schifo, ma nulla.
Se mi guardo indietro non mi commuovo e non mi sciolgo, come pare funzioni ripensando agli anni da bambini.
E pure Gesù non le ascoltava le mie preghiere notturne, anche quando io ero costretta ad ascoltarmi di tutto.
Quando andava bene sentivo mio padre che rientrava tardi e mia madre che lo buttava fuori.
Quando andava meno bene non sentivo rientrare proprio nessuno.
E a quella madre mezzo abbandonata, tradita, urlata e offesa, a quella madre posso fare una colpa se non aveva voglia di venirmi ad abbracciare?
Potevo crepare in attesa di un bacino sfiorato nel buio o di una coperta rimboccata.
Fortuna che c'era una via laterale, una stradina senza sfondo, dove scorreva senza scorrere la mia esistenza a puntate, quella però felice e che non poteva rubarmi nessuno, quella dei temi dati a scuola.
Lì sì c'era un fiorire di vita da mandare a memoria, pieno di mamme che ti portano ai giardini a giocare, di vacanze al mare con i cugini e di babbi presenti e pieni d'attenzioni. Quei babbi che ti riempiono di regali e ti soffocano di abbracci al sussurro di "la mia bambina, la mia bambina...".
Ma fuori dai temi era un'altra storia.
C'erano baci da non desiderare, c'erano frasi da non sentire e facce da non vedere.
E così la notte, rannicchiata nel letto e abbracciata al cuscino, chiudevo gli occhi e li premevo forte con i polpastrelli delle dita, fino a quando dal buio non comparivano vivide, a ritinteggiare il mio mondo, le copertine dei quaderni.

28 gennaio 2019

Vecchi dischi che nessuno avrebbe più ballato


Venne anche il momento di guardarsi attorno con occhi nuovi.
Non era una scelta, le arrivò in faccia come fa uno schiaffo.
Finite le lacrime, finite le visite parentali, finite le belle parole, restava un vuoto denso che riempiva la casa. Fin dentro i mobili.
Si lasciò andare sul divano azzurro privo di vita, perduto teatro di lotta tra i bambini, dimenticato e improvvisato nido di amplessi frettolosi, ricovero caldo per culi da teledipendenza passiva.
Vide i libri pigiati sugli scaffali, vecchi romanzi che nessuno avrebbe più aperto e che nessuna bancarella avrebbe voluto.
Vecchi dischi che nessuno avrebbe più ballato.
Vecchi testi di scuola di figli perduti fuori, in un mondo sfacciato e srotolato oltre la porta finestra.
Eppure il sole faceva il lavoro suo, ingravidava la stanza della luce dell'est mattutina, ma a lei mancava la forza per cimentarsi in un'altra spaventosa giornata.
La credenza di arte povera era stipata di piatti che avrebbero atteso invano una nuova festa, un pranzo numeroso e rigonfio di risa. Milioni di tazzine da caffè vi stavano annidate come pipistrelli dormienti in attesa di un grido, di un invito che sprigionasse il loro volo.
Insalatiere sbreccate e sepolte circondate da bicchieri male impilati, posate nuove mai usate e posate vecchie mai usate. Tutto era testimonianza silente di esistenze disilluse o finite.
Solo il quadro, la casa di contadino in mezzo alla neve, la casa con la colombaia che le ricordava quella in cui era nata, solo il quadro dai riflessi bianchi e rosati, solo il quadro le infuse uno scampolo di forza.
Allora si alzò, imprecando un dio che non c'era, e si trascinò in cucina a mettere su l'acqua per un tè.

21 gennaio 2019

Un bambino da insegnargli ad andare in bici

I genitori di lei erano usciti per andare a lavoro e lui, che era ospite, amichetto della figlia, era andato in camera di lei per svegliarla, ma poi non l'aveva fatto.
Se lei dormisse davvero, o facesse finta di, non si capiva.
Lui le si era accoccolato accanto al letto: finalmente poteva guardarla, poteva osservare non visto ogni frammento del suo viso.
Lei giaceva su un fianco, dai capelli addormentati faceva capolino un orecchio. Sapeva di sonno e primavera.
Lui le guardava il nasino perfetto con sulla punta il neo, centrato e preciso, come dipinto.
- Mi stai guardando? - gli chiese lei quando aprì gli occhi e si tirò su appoggiandosi a un gomito.
Sì, le avrebbe voluto rispondere lui. Sì, ti stavo guardando.
Ti stavo solo guardando.
Sì, stavo guardando il disegno rosa delle tue labbra, e stavo annusando il tuo respiro. Guardavo una strada da camminarci con te, un'onda che potesse portarci a riva, inzuppati di cose da fare insieme.
Sì, riuscivo a immaginare una vita di nostri incontri, di baci, di mani intrecciate.
Una vita di fare la spesa, di sole rubato al mare, di corse sull'argine di un fiume, una vita con un bambino da insegnargli ad andare in bici.
Vedevo il rincorrersi dei nostri destini di ragazzi in una vita sognata e vicinissima che la potevi toccare, come i tuoi capelli addormentati, eppure lontanissima come una terra di ghiacci e di sale.
- Eh, mi stavi guardando? - sorrideva, l'aveva sgamato.
- No - le fece lui, e abbassò gli occhi.

14 gennaio 2019

Tutti abbiamo dei segreti

Era da un po' di tempo che la risata di Adele gli urtava i nervi.
Non che lei avesse colpa, pensava, forse è tutto nella mia testa.
E dire che l'aveva conquistato con la sua risata.
Lui ci sguazzava a fare il simpatico e lei rideva, rideva di gusto, e gli si conficcava dentro a martellate. La risata di Adele, in quel tempo antico e sbiadito, aveva una duplice natura supplichevole che andava dallo smetti ti prego al darmene finché puoi.
Adesso lui la temeva quasi, e non s'impegnava certo a stimolarla, se non per verificare con una ulteriore prova se era davvero così cambiata.
Non avrebbe saputo dire cosa o come, ma di certo era cambiata. Il timbro forse, la densità, il suo modo di aprirsi un corridoio nell'aria, la lunghezza, l'eco, il suo peso... c'era un frammento che ne usciva sempre stonato, la risata di Adele era un cavallo zoppo.
Come non bastasse, si era poi convinto che l'alterazione genetica della risata di Adele fosse la spia di un segreto nuovo da non rivelare, una nuvola di vapore fuori dal loro cielo.
Che diamine, tutti abbiamo dei segreti! Anche lui ne aveva avuti, ne aveva e altri ne avrebbe accatastati.
Tutti abbiamo dei segreti, anche Adele aveva il diritto di chiudere a chiave un cofanetto di cose sue, ma era ingiusto che glielo sbattesse in faccia. Questo in generale, ancora di più manipolando la chimica di quella risata che li aveva uniti, giusto un milione di anni prima.
Ma forse è tutto nella mia testa.
E sì che avrebbe dovuto chiamare la NASA, convincerli a studiare la modificazione della risata di Adele. Loro avrebbero saputo abbinarci un fenomeno cosmico, magari era legata alla nascita di una nuova stella, alla moltiplicazione dell'universo o a un'invasione aliena imminente.
Ma di lei, della sua vecchia risata, quell'armoniosa perfezione di cui si era innamorato, non esisteva un filmato, non una registrazione.
Gli restava soltanto quella vecchia foto.

7 settembre 2018

L'odore del caffè


Gli piaceva l’odore del caffè.
Il gusto no, non più, la gastrite e la mancanza delle chiacchiere di contorno ne avevano da tempo demolito il fascino.
Cè da dire che da quando era morta Anna aveva perso il gusto per parecchie sfaccettature della vita, alimenatari o meno.
Un po' tutto si era sgonfiato, come un pallone calciato sul filo spinato: le sue aspettative residuali le vicende incatenate nel quotidiano, tutto era soffiato via in un sibilo senza ritorno.
Anche il ribollire delle esistenze spiate giù dalla finestra, la frenesia delle mamme, dei bimbi a scuola e dei babbi incravattati, l'intreccio confuso delle storie che balenavano per andare a snodarsi dentro a un altro meraviglioso e imprevedibile giorno, anche quello, adesso, gli rimaneva indifferente. Più facilmente gli suggeriva una punta di odio.
Ma l’odore del caffè, quello, gli piaceva sempre.

2 gennaio 2018

Obiettivi 2017 - consuntivo

(paella mista)


L'ho toppati di brutto, ma l'ultimo l'ho preso ;)

Ecco cosa mi prefiggevo e cosa ho combinato:
--------------

     1 - Beccare 0 (zero) multe
Col cavolo, ne ho prese 2 per eccesso di velocità (Padova e Provenza)

     2 -Dimagrire 3 (tre) chili
Col cavolissimo, mi sa che li ho messi su invece (dall'otto dieta!)

     3 -Vedere 5 (cinque) serie TV
Ci sto lavorando (Stranger Things - Games of Thrones - Suits - OJ Simpson - Narcos)
     
     4 - Uscire 12 (dodici) volte con gli amici
Bonaaa... forse due o tre

     5 - Pubblicare 15 (quindici) rebus
Qui direi che ci siamo

     6 - Leggere 20 (venti) libri
Qui no, ma vicino

     7 - Cucinare 30 (trenta) nuovi piatti
No, forse una decina, la paella mista quello di più soddisfazione

     8 -Accarezzare 44 (quarantaquattro) gatti o cani
Qui dovremmo esserci

     9 - Vedere 50 (cinquanta) film
A naso no, direi più verso la metà

     10 - Scrivere 55 (cinquantacinque) post sulla Linea
Quasi, ma no

     11 - Fare 69 (sessantanove) volte l'amore
Macché

     12 - Correre/camminare per 2000 (duemila) chilometri
No, ma non mi lamenterei, almeno la metà li ho fatti.

     13 - Arrivare al 2018 (duemiladiciotto) da vivo
Beccato in pieno.

27 novembre 2017

Una cosa in cui sono bravo ma che non mi serve a nulla

Sarà capitato anche a voi di pensare quanto siete bravi a fare questo, a capire quello o a disimpegnarvi in quell'altro.
Nel mio caso c'è un'abilità che ho sviluppato quando da ragazzo saltavo in lungo, o forse l'avevo innata, non lo so. Si tratta della capacità di capire esattamente con che piede arrivo in un determinato punto.
Fate conto, cammino per strada e venti metri avanti a me c'è una pozzanghera, io so immediatamente e con estrema precisione quale sarà il mio piede che ci batterà davanti, se il destro o il sinistro.
Lo sento dentro - capite? -, c'è un momento preciso, camminando, che mi scatta questa cosa e realizzo (appunto intorno ai 20 metri, se è più lontano non funziona). E tutto senza accorciare o allungare in modo fraudolento la falcata.
Questo vale con una riga sul marciapiede, un oggetto, una crepa o qualsiasi riconoscibile segno posso andare a incrociare sul mio cammino: io riesco a capire quale mio piede si stamperà proprio lì davanti, come fosse la fettuccia ideale del salto in lungo.
Vedo tutti i grandi saltatori in atletica punteggiare i loro percorsi di rincorsa con dei segnalini da dove partire o da dove passare, a me non servirebbero.
Però come dicevo non è un'abilità che ci campi, nemmeno ti danno due spicci se ti metti a farlo in Piazza Signoria, ecco.
Ma nel mio intimo sono campione mondiale di sai dove ti batte il piede.

16 novembre 2017

Amici di pin

Una volta c'erano gli amici di pen, poi ci siamo involuti come nostro solito.
La mamma di Paola, la prima volta che vide la figlia ritirare soldi da un bancomat commentò così:
- Mah... vai a dirglielo a quelli del mondo di prima che da un muro esce i' sordi!
Perché quello fa un bancomat, ti dà i soldi. Fine.
Ma poi le cose son migliorate, nella nota ottica che il meglio è nemico del bene, e il bancomat ti offre - immagino e presumo - tutta una serie di succosi servizi accessori.
Fatto sta, c'era 'sto tizio ad armeggiare e io mi metto in coda, un po' di lato per non invadere la sua privacy, ma in una posizione visibile.
Mi ha visto arrivare, ma continua tranquillo, e ci mancherebbe, il bancomat è suo, c'è arrivato prima di me.
Pigia sui tasti che nemmeno Benedetti Michelangeli, fino a che gli esce una strisciata di carta lunga un paio di cento metri, probabilmente fedele diario di tutti i movimenti della vita dell'uomo, non lui in particolare, proprio l'uomo in generale.
Poi l'infernale prodigio gli sputa la tessera ma esso, l'uomo in particolare, non pago, la rinfila immantinente.
È li che comincia pure a parlarci con il macchinario, gli borbotta qualcosa che non capisco bene se sia una preghiera, un insulto o semplicemente un "Metti Insigne".
Poi pigia e guarda, quindi si leva gli occhiali si spiaccica sul monitor e osserva con un'espressione vagamente meravigliata il chissà cosa gli vien mostrato.
Smanetta per altri tre minuti buoni e parla e si confida e probabilmente piange sulla spalla del suo fidato amico di pin.
Poi se ne va - l'era l'ora! - ma tutto questo senza prelevare un dannato euro.
Ma si può passare la vita davanti a un bancomat? Pure la mamma di Paola, che non ne aveva mai visto uno, aveva capito da subito a cosa servisse rivolgersi a quella zona miracolosa di muro.
La solitudine è una brutta bestia - immagino e presumo - ma cristiodiddio pigliati magari un cane, fatti un amico immaginario, sarà sempre meglio di star lì a parlare con il bancomat.
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