Löw spaccone
È una partita di biliardo la sua e la gioca alla grande buttando l’Argentina in buca d’angolo, ma resterà nella memoria del calcio per la semifinale in cui quasi gli riesce l’ottavina reale.
La prima co’ Sabella
Non gli si può imputare granché a quest’allenatore. Probabile che anche in Russia ci sarà lui a guidare l’albiceleste nella competizione mondiale: La seconda co’ Sabella.
Neuerending story
È iniziata la storia infinita da protagonista assoluto del ruolo per il portierone tedesco.
Il mago di Götze
Alla fine si è visto chi era l’Omino di Latta dalle giunture arrugginite: c’aveva il 10 sulle spalle e giocava di là. Il cielo è iridato Over the rainbow.
La Messi è finita
Nanni Moretti gira un prezioso docufilm sulle ere nel calcio. Dopo l’era Pelè e l’era Maradona sono in molti a scommettere sull’era Messi, peraltro finita prima di cominciare.
Lahm egli o gioventù
In una video-intervista Pizzul ci spiega quale sia il giusto mix tra giocatori esperti e giovani alla base di ogni buona squadra e della Germania in particolare.
The Maskerano
Un mediocre stopper argentino trova una maschera che lo trasforma in Cannavaro ogni volta che la indossa.
Grosso Higuaín a Chinatown
Teoria complottista secondo la quale il vero vero Gonzalo Higuaín è rimasto sequestrato per tutta la durata mondiale, al suo posto un Higuaín tarocco Made in China, fatto bene per carità, ma senza alcun valore.
I Kroos
La Disney ci regala un pregevole cartone con una famiglia di cavernicoli alle prese con i primi calci al pallone della storia.
Dr Dzeko e Mr Hyde
Pellicola che ripercorre le peculiarità della Bosnia: lupo nelle qualificazioni e agnellino al mondiale.
Mai dire Dzemaili
Proprio quando sta per diventare il nuovo Federer, il nuovo Alinghi, Dzemaili colpisce il fottuto palo. Da allora multa di 200 franchi svizzeri a chi osa pronunciarne anche solo il nome su tutto il territorio della Confederazione Elvetica.
Il grande Fred
Un gruppo di vecchi amici si ritrova per un funerale: è quello del Brasile.
Prince of Van Persie
Dopo il gol alla Spagna pare destinato all’incoronazione, ma resta un principino (piccino piccino).
Qualcosa di Kuijt sparlare
Questa volta che anche gli italiani avevano mogli e fidanzate al seguito - come gli Olandesi già 30 anni fa - i calciatori orange si dimostrano oltre e si portano pure le amanti.
Il cacciatore di Aquilani
Chi l’ha visto? sguinzaglia un giornalista a caccia di Alberto il desaparecido.
007 Bersaglio Immobile
L’ultimo capitolo della saga di James Bond: la spia inglese a Coverciano studia le mosse del neo centravanti del Borussia Dortmund, purtroppo per loro resterà in panca.
L’uomo che Verratti
Il solito film post-apocalittico. Se ne salverà solo uno e l’umanità ripartirà da lui.
Fascisti su Mertens
Ipotesi di un certo fascio secondo la quale un complotto nostalgico sta alla base dell’eliminazione del Belgio.
Al di là del bene e Vermaelen
Nice che dice o che avrebbe detto se interpellato sulla spedizione belga in Brasile.
Lezioni di Pjanic
Drammatica opera in cui la squadra bosniaca viene sonata dalla Nigeria.
Die Hart
Duri a morire portiere dell’Inghilterra.
Sapore di Mario
I Vanzina preparano l’ennesimo capolavoro ma Balotelli se ne va a metà film e sono costretti a ripiegare su Mario Götze. (in preparazione il seguito con Suarez protagonista in Sapore di Giorgio)
Gerrard una volta in America
Una volta quando un campione era finito andava a giocare nei Cosmos con Pelè e Chinaglia, questo si ostina a giocare nell’Inghilterra.
La Fabregas di cioccolato
È qui che salta fuori la vera natura della compagine spagnola: fondente.
Sarà Piqué ti amo
Intricata storia d’amore dove il bel Piqué, lasciato da Ibra, si accasa con Shakira. Rimarchevole la colonna sonora dei Ricchi e Poveri.
Biancaneve e i sette Nani
Hai voglia a clonarlo, il Nani, il Portogallo resta una compagine mediocre.
C’è Postiga per te
Film Horror in cui il tecnico Bento riceve una mail dalla federazione portoghese che gli impone il nome di chi schierare centravanti.
CR7 anime
Un cartone animato in cui Cristiano Ronaldo ripercorre le gesta di Holly e Benji.
L’uomo che sussurrava a Cabaye
Devi segnare alla Germania, gli diceva, ma parlava troppo piano evidentemente.
Maicon uno sconosciuto
Ma era davvero quello dell’Inter? Irriconoscibile, i bambini per strada non gli chiedono manco il selfie.
Marcelo pane e vinelo
Inizia con un’autorete che la dice lunga sul suo stato di sobrietà.
L’imprendibile Hulk
Finalmente i tifosi carioca smettono di frignare e decidono di fare qualcosa di utile: menare Hulk. Solo che lui ha subodorato l’agguato e se la dà a gambe.
Notting Cahill
Segna sempre lui in quella commediola degli equivoci che scambia l’Australia per una squadra di calcio (cmq a noi ci avrebbero rifilato 3 pippoli).
Vidal tramonto all’alba
Amaro risveglio per il cileno che scopre la triste realtà di essere trattato equamente dagli arbitri. La prossima volta voglio le strisce, dichiarerà.
Visualizzazione post con etichetta figurine. Mostra tutti i post
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15 luglio 2014
22 marzo 2013
Anche le formiche nel loro piccolo sono Mennea
Non ce le avevamo le carte Pokémon, per fortuna, tantomeno le Yu-Gi-Oh e di consolle manco a parlarne. In estate poi non giravano più nemmeno le figurine Panini. Però c’erano le formiche, quelle sì.
Avevamo degli scatolotti trasparenti da pasticche che trafugava da casa il mio amico, il figlio dei farmacisti, tutti belli etichettati coi nomi dei velocisti più noti in quel momento e dentro, assieme a cibarie da formiche tipo semini pane insalata, ci cacciavamo una formica. Era una colonia, sì quasi un carcere, ma le accudivamo al meglio (*).
Poi, su un compensato, con dei chiodi ritorti, avevamo fissato una forassite da elettricisti di quelle grigie, ché quelle colorate son venute dopo. La forassite faceva una curva e poi dritta a riprodurre il tratto di pista percorso dai velocisti sui 200 metri.
L'idea era quella di cronometrare il tempo di percorrenza del canale da parte delle formiche e poi moltiplicarlo per un coefficiente che lo rendesse confrontabile con il 19,83 di Tommie Smith, allora ancora record del mondo.
Al momento della gara il bussolotto veniva accostato all'entrata della forassite/pista che la formica avrebbe dovuto percorrere più velocemente possibile. Pure se nessuno gliel'aveva detto, restavamo fiduciosi.
Avevamo Don Quarrie, Valery Borzov, Hasely Crawford, Steve Williams e Pietro Mennea, tanto per capirsi.
I formiconi che potevamo catturare, lasciando stare le specie troppo piccole, erano di due tipi. C'era il tipo flemmatico, quelle belle cicciotte, che se la pigliavano comoda nella vita come nella nostra pista, facevano qualche passetto e poi capace che stavano mezza giornata dentro alla curva a contemplare non si sapeva bene cosa. E poi c'era il tipo più snello, l'addome più ovale che tondo, che quelle non stavano ferme mai, anche di più difficile cattura. Queste ultime non facevi a tempo ad introdurle nel tubo che erano già uscite dall'altra parte e te rimanevi lì, col casio nero in mano, incapace pure di farlo partire il tuo adorato cronometro al centesimo di secondo, figuriamoci fermarlo a dovere.
Andò così che Don Quarrie rimase in pista finché non lo soffiammo via colla forza, mentre Mennea riconquistò la sua libertà in un lampo e il coefficiente di ricalcolo non fu mai nemmeno ipotizzato.
Il gioco durò perciò poco e, come saggezza popolare vuole, risultò assai bello.
(*) Nessun animale è stato maltrattato nella produzione dei 200 metri piani in forassite.
24 dicembre 2012
Non di solo pane vive l'uomo un anno dopo
Eccoci qua, dopo lo scampato pericolo, a celebrare l'uscita dell'album calciatori Panini 2012/13.
E voi, nel frattempo, avete fatto coming out oppure alimentate ancora la facciata in cui dichiarate che il lato migliore del calcio è quello giocato, o visto in tivù.
Abbiamo aperto già sabato scorso le prime bustine, quando ancora neppure il blister ufficiale era stato diffuso. Prima figu in assoluto: lo scudo del Torino. Prima figu viola: l'immenso Borja Valero. Per la statistica.
Ve lo dico, dovesse capitarmi di stare in coma (spero di no), non lo so se qualcuno si vorrà pigliare la briga di stimolare il mio risveglio ma, nel caso, lasciate stare la musica, manco De André dovete farmi sentire, manco i Led Zeppelin. Provateci solo col rumore di una bustina calciatori aperta a strappo da un bambino dagli occhi luminosi.
Va bene anche un bambino di 50 anni.
p.s. Non di solo pane vive l'uomo, ma anche di Panini.
E voi, nel frattempo, avete fatto coming out oppure alimentate ancora la facciata in cui dichiarate che il lato migliore del calcio è quello giocato, o visto in tivù.
Abbiamo aperto già sabato scorso le prime bustine, quando ancora neppure il blister ufficiale era stato diffuso. Prima figu in assoluto: lo scudo del Torino. Prima figu viola: l'immenso Borja Valero. Per la statistica.
Ve lo dico, dovesse capitarmi di stare in coma (spero di no), non lo so se qualcuno si vorrà pigliare la briga di stimolare il mio risveglio ma, nel caso, lasciate stare la musica, manco De André dovete farmi sentire, manco i Led Zeppelin. Provateci solo col rumore di una bustina calciatori aperta a strappo da un bambino dagli occhi luminosi.
Va bene anche un bambino di 50 anni.
p.s. Non di solo pane vive l'uomo, ma anche di Panini.
12 novembre 2012
BEI TEMPI
Quando trovi in posta una mail da "Gigi Riva" ti può pigliare 'na certa ansia. A me sì, ecco.
E adesso sto scrivendo queste righe prima d'averla letta.
Potreste averla tutti, in effetti, bastava mandare a Gigi gli auguri di compleanno attraverso il suo sito.
Io l'ho fatto, grazie anche a Pesa, non che non mi ricordassi, che diamine, ma niente, forse serviva una spintina per realizzarla 'sta cosa, poi quest'anno, complici anche un po' tutte le storie raccontate sul blog in materia giggirriva, ecco che mi è venuto di scrivergli due righe...
Adesso però non ce la faccio più, vado ad aprire la mail, aspettatemi qui...
...
Eccomi, mi batte il cuoricione, a dirlo a voi.
Questo è ciò che gli avevo scritto io, il 7 novembre scorso:
"Auguri da un bambino degli anni ’70, uno di quelli che hai fatto sognare e che andava al campino con una maglia bianca e un numero 11 disegnato a pennarello sulla schiena."
Questo, invece, testuale e copiaincollato, il testo in risposta:
"CIAO FURIO. BEI TEMPI.GIGI"
Sì, vabbè, direte voi, sarà una risposta standard, o buttata giù dal webmaster o da chi ne cura il sito (il figlio Mauro), eppure mi piace pensare di no.
Mi piace pensare che sia stato il buon vecchio Gigi a scrivere 'ste 5 parole 5.
Intanto c'è il mio nome nel testo, anche se un buon programma avrebbe potuto recuperarlo in automatico dalla mail.
Poi perché son maiuscole ed è un po' una spia di chi non è avvezzo all'uso della comunicazione digitale da mail e da chat, un caps lock che dovrebbe rappresentare un urlo ma che non ha senso nel concepimento della frase e che, quindi, può solo essere il segnale di una scarsa dimestichezza con la netiquette (nessuno te lo chiede, Gigi, continua a fare il tuo, tranquillo, scrivi pure in cirillico se vuoi).
E poi quel mancato spazio dopo il secondo punto, quella è una prova da portare a giudizio: mai una risposta standard preconfezionata potrebbe contenere quel mancato spazio che, invece, dà proprio il senso di una cosa fatta in fretta. Precisamente sabato sera alle 19:06.
Sherlock Holmes a questo punto farebbe notare che a quell'ora sul campo di Is Arenas stava giocando il suo Cagliari, è pensabile che Gigi sminestrasse la posta mentre Cossu e compagni cercavano di abbattere il Catania? Secondo me sì, dai, magari era uno strascico di un'attività iniziata nell'intervallo (rispondere ai
cazzosi auguri dei fan residuali) e comunque la noiosità della partita è un altro punto a favore della veridicità della risposta.
Io me lo vedo Gigi, sul divano col portatile sulle ginocchia, pigiare su quei tasti con il dito giallo-nicotina.
Penserete che sono stupido, ma mi sa che dovete pigliarmi così.
Grazie Gigi
E adesso sto scrivendo queste righe prima d'averla letta.
Potreste averla tutti, in effetti, bastava mandare a Gigi gli auguri di compleanno attraverso il suo sito.
Io l'ho fatto, grazie anche a Pesa, non che non mi ricordassi, che diamine, ma niente, forse serviva una spintina per realizzarla 'sta cosa, poi quest'anno, complici anche un po' tutte le storie raccontate sul blog in materia giggirriva, ecco che mi è venuto di scrivergli due righe...
Adesso però non ce la faccio più, vado ad aprire la mail, aspettatemi qui...
...
Eccomi, mi batte il cuoricione, a dirlo a voi.
Questo è ciò che gli avevo scritto io, il 7 novembre scorso:
"Auguri da un bambino degli anni ’70, uno di quelli che hai fatto sognare e che andava al campino con una maglia bianca e un numero 11 disegnato a pennarello sulla schiena."
Questo, invece, testuale e copiaincollato, il testo in risposta:
"CIAO FURIO. BEI TEMPI.GIGI"
Sì, vabbè, direte voi, sarà una risposta standard, o buttata giù dal webmaster o da chi ne cura il sito (il figlio Mauro), eppure mi piace pensare di no.
Mi piace pensare che sia stato il buon vecchio Gigi a scrivere 'ste 5 parole 5.
Intanto c'è il mio nome nel testo, anche se un buon programma avrebbe potuto recuperarlo in automatico dalla mail.
Poi perché son maiuscole ed è un po' una spia di chi non è avvezzo all'uso della comunicazione digitale da mail e da chat, un caps lock che dovrebbe rappresentare un urlo ma che non ha senso nel concepimento della frase e che, quindi, può solo essere il segnale di una scarsa dimestichezza con la netiquette (nessuno te lo chiede, Gigi, continua a fare il tuo, tranquillo, scrivi pure in cirillico se vuoi).
E poi quel mancato spazio dopo il secondo punto, quella è una prova da portare a giudizio: mai una risposta standard preconfezionata potrebbe contenere quel mancato spazio che, invece, dà proprio il senso di una cosa fatta in fretta. Precisamente sabato sera alle 19:06.
Sherlock Holmes a questo punto farebbe notare che a quell'ora sul campo di Is Arenas stava giocando il suo Cagliari, è pensabile che Gigi sminestrasse la posta mentre Cossu e compagni cercavano di abbattere il Catania? Secondo me sì, dai, magari era uno strascico di un'attività iniziata nell'intervallo (rispondere ai
cazzosi auguri dei fan residuali) e comunque la noiosità della partita è un altro punto a favore della veridicità della risposta.
Io me lo vedo Gigi, sul divano col portatile sulle ginocchia, pigiare su quei tasti con il dito giallo-nicotina.
Penserete che sono stupido, ma mi sa che dovete pigliarmi così.
Grazie Gigi
12 ottobre 2012
Paniniani si nasce
Son giornate d'incazzature, che ci volete fare?
Avete letto qua?
Ad ogni modo, vi faccio un sunto io: è scaduta l'esclusiva della Panini, con la Lega e l'Associazione Italiana Calciatori, per la riproduzione tramite figurine dei volti degli eroi delcalcioscommesse nostro calcio.
Non la sto a fare tanto palloccolosa, lo dico a Topps (azienda di figu USA papabile come erede della gloriosa ditta modenese), a qualunque altra impresa ci volesse provare, ma soprattutto lo dico alla Lega e all'Aic: già vi state dando un gran daffare per affossare il calcio italiano, non dategli questo colpo di grazia definitivo.
Ah, e noi (*) non compreremo manco una fottuta bustina che non sia targata Panini, questo è pacifico.
(*) - paniniani
___________________________
edit del 23 ottobre 2012 - pericolo scampato. Grazie Panini.
Avete letto qua?
Ad ogni modo, vi faccio un sunto io: è scaduta l'esclusiva della Panini, con la Lega e l'Associazione Italiana Calciatori, per la riproduzione tramite figurine dei volti degli eroi del
Non la sto a fare tanto palloccolosa, lo dico a Topps (azienda di figu USA papabile come erede della gloriosa ditta modenese), a qualunque altra impresa ci volesse provare, ma soprattutto lo dico alla Lega e all'Aic: già vi state dando un gran daffare per affossare il calcio italiano, non dategli questo colpo di grazia definitivo.
Ah, e noi (*) non compreremo manco una fottuta bustina che non sia targata Panini, questo è pacifico.
(*) - paniniani
___________________________
edit del 23 ottobre 2012 - pericolo scampato. Grazie Panini.
2 agosto 2012
Il valore di una persona
Sovente il dolore ha le fauci spalancate di un lupo, che ti assedia, ti mette all'angolo e ti azzanna. E tu sei solo.
Oggi no, quel dolore si è addensato sopra di noi in una nube materica che grava sulle teste di tutti e di nessuno.
È il dolore collettivo, quello di un paese intero che piange un suo simbolo.
C'eravamo al funerale di Pippo, tutti.
Gli invincibili, noi, i ragazzi degli anni settanta, quelli che si scambiavano le figu, quelli che si prendevano a calci al campino, quelli che ogni occasione è buona per una pizza al circolo.
L'impressione era quella di essere immortali, che sarebbe stato anche difficile trovare un modo per distaccarsi dalla vita terrena. Eravamo ragazzi ieri, coperti di polvere in estate e di fango in inverno, e siamo ragazzi oggi con meno capelli in testa e con qualche figlio da mantenere.
Un manipolo di ragazzi invincibili e fortunati che attraversava il tempo senza sentirne l'odore.
Con Pippo se ne va un pezzo di storia del nostro paese, un pezzo di paese. E anche un pezzo di noi.
L'abbiamo portata tutti quella bara, ce la siamo caricata addosso insieme e per sempre, affinché potesse farsi più leggera sulle spalle dei suoi cari.
L'abbiamo potuto respirare quel dolore, l'abbiamo dovuto respirare, l'abbiamo
voluto respirare.
Ci guardiamo, ci abbracciamo e lasciamo andare le lacrime, le parole non servono, a quelle ci pensa il prete.
E il prete, nel suo piccolo, la tira fuori una frase da salvare.
Il valore di una persona, dice, non lo si misura dall'affluenza di persone all'esequie. Non la chiesa piena o la piazza stracolma di gente faranno di Pippo una persona migliore.
Il valore di una persona sta nei cuori di chi lo conosce.
E però c'eravamo tutti, tutti nessuno escluso, a dividerci da buoni amici un dolore imprevedibile e fetente.
28 giugno 2012
Italie-Germanie
Copio Chiagia che s'ispira a Gramellini e fermo le istantanee delle mie 3 Italie-Germanie, anzi aggiungo una bonus track.
1970 - L'ho vista solo il giorno dopo, in bianco e nero sul già citato Radio Allocchio Bacchini. Ricordo la frase di mio padre che, incredulo, raccontava della gente che a Firenze per la gioia aveva fatto il bagno nelle fontane. Ecco, lui era più stupito da questa cosa che dalla rocambolesca partita dell'Azteca. Il mio idolo Gigi Riva segnò un gol straordinario (riguardatevelo dall'inizio, è lui che recupera quel pallone nella nostra metà campo) e fu il primo ad abbracciare Gianni Rivera alla rete del definitivo 4 a 3. Quell'abbraccio, ogni volta che lo vedo o che lo penso, mi dà i brividi, né più né meno dello scolapasta assassino.
1978 (extra) - Non era una finale e non era un'eliminazione diretta, era la partita di un gironcino al mundial argentino. Era l'estate del mio primo lavoro (in vacanza da scuola) al distributore Esso dell'area di servizio Chianti Ovest, pompavo bnezina giù nei serbatoi ed ero di turno. Fu Pasco, un collega - che dio o chi per lui lo benedica! - ad arrivare con un Sinudyne 14 pollici in rigoroso bianco e nero che fu piazzato all'Esso Shop. Era una grande Germania, erano i campioni del mondo in carica, giocavano con Sepp Maier in porta, ma tenemmo il campo bene, meglio di loro e pareggiammo 0 a 0. Rammento Antognoni, col 9, sostituito da Zaccarelli.
1982 - Ero militare a Pistoia e dovevo rientare alle 11, tassativo. Se fossero andati ai supplementari, li avrei persi. La vedemmo a casa mia con mia sorella, mio cognato e una coppia di loro amici di Pontassieve, mai visti prima e poi spariti nel nulla. Rientrai in caserma con il tricolore appeso al collo come un mantello e mi presi l'applauso dell'ufficiale di guardia. Ma la cosa che più ho impressa nella memoria è la delusione al rigore di Cabrini e la sequela di insulti che gli ho urlato contro, altro che il vaffa bonario di Pertini.
2006 - Ero in campeggio, alle Rocchette, e l'ho vista coi villeggianti allo schermo gigante, compresi parecchi tedeschi. Anche il mio France era piccolo e dormiva in roulotte con dolcemetà che si era sacrificata... ricordo anch'io molto bene quella fava di Fabio Caressa che alla fine disse "E ora andiamo a Berlino a prenderci la coppa" e che ci toccammo tutti, proprio lì (ognuno i suoi).
2012 - Quello che mi vien da dire è che fuori non percepisco un clima da Italia-Germania, non si respira il sapore acre di certe vigilie. Non si parla di formazione, non la si discute. Dove son finiti i 50 milioni di Commissari Tecnici? Hanno perso il lavoro pure loro?
1970 - L'ho vista solo il giorno dopo, in bianco e nero sul già citato Radio Allocchio Bacchini. Ricordo la frase di mio padre che, incredulo, raccontava della gente che a Firenze per la gioia aveva fatto il bagno nelle fontane. Ecco, lui era più stupito da questa cosa che dalla rocambolesca partita dell'Azteca. Il mio idolo Gigi Riva segnò un gol straordinario (riguardatevelo dall'inizio, è lui che recupera quel pallone nella nostra metà campo) e fu il primo ad abbracciare Gianni Rivera alla rete del definitivo 4 a 3. Quell'abbraccio, ogni volta che lo vedo o che lo penso, mi dà i brividi, né più né meno dello scolapasta assassino.
1978 (extra) - Non era una finale e non era un'eliminazione diretta, era la partita di un gironcino al mundial argentino. Era l'estate del mio primo lavoro (in vacanza da scuola) al distributore Esso dell'area di servizio Chianti Ovest, pompavo bnezina giù nei serbatoi ed ero di turno. Fu Pasco, un collega - che dio o chi per lui lo benedica! - ad arrivare con un Sinudyne 14 pollici in rigoroso bianco e nero che fu piazzato all'Esso Shop. Era una grande Germania, erano i campioni del mondo in carica, giocavano con Sepp Maier in porta, ma tenemmo il campo bene, meglio di loro e pareggiammo 0 a 0. Rammento Antognoni, col 9, sostituito da Zaccarelli.
1982 - Ero militare a Pistoia e dovevo rientare alle 11, tassativo. Se fossero andati ai supplementari, li avrei persi. La vedemmo a casa mia con mia sorella, mio cognato e una coppia di loro amici di Pontassieve, mai visti prima e poi spariti nel nulla. Rientrai in caserma con il tricolore appeso al collo come un mantello e mi presi l'applauso dell'ufficiale di guardia. Ma la cosa che più ho impressa nella memoria è la delusione al rigore di Cabrini e la sequela di insulti che gli ho urlato contro, altro che il vaffa bonario di Pertini.
2006 - Ero in campeggio, alle Rocchette, e l'ho vista coi villeggianti allo schermo gigante, compresi parecchi tedeschi. Anche il mio France era piccolo e dormiva in roulotte con dolcemetà che si era sacrificata... ricordo anch'io molto bene quella fava di Fabio Caressa che alla fine disse "E ora andiamo a Berlino a prenderci la coppa" e che ci toccammo tutti, proprio lì (ognuno i suoi).
2012 - Quello che mi vien da dire è che fuori non percepisco un clima da Italia-Germania, non si respira il sapore acre di certe vigilie. Non si parla di formazione, non la si discute. Dove son finiti i 50 milioni di Commissari Tecnici? Hanno perso il lavoro pure loro?
22 maggio 2012
Il sorpasso
Ve li ricordate Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant nel film di Risi?
Non dite di no che non sta bene, fate finta, semmai, abbozzate un'espressione d'apprezzamento e qualora non l'aveste davvero mai visto è meglio che non si sappia in giro.
"Chi è 'sta cicciona?"
"Mia mamma".
"Ah, perbacco, bella donna!"
Inarrivabile Gassman.
Anche Alessandro Gassman ha effettuato un sorpasso, nello specifico ha superato il sottoscritto nelle preferenze di dolcemetà, ma tanto lui chissà dov'è, e qua ci sto io a tenere salda la posizione.
Ma in realtà, il titolo e tutta 'sta manfrina, sono solo per segnalare lo storico sorpasso della Dieta Dukan ai danni delle figurine Panini tra tutte le bischerate di cui ho scritto sulla Linea.
D'altra parte il campionato è finito, la raccolta dei calciatori più o meno quasi, mentre la prova costume incombe, quindi, niente di così sorprendente.
Ma un po' mi spiace, ecco, anche se ho pensato di rendere onore a Dukan, nuovo primatista, offrendovi un Piccolo momento di trascurabile felicità con la lettura di questo pezzo in merito.
Non dite di no che non sta bene, fate finta, semmai, abbozzate un'espressione d'apprezzamento e qualora non l'aveste davvero mai visto è meglio che non si sappia in giro.
"Chi è 'sta cicciona?"
"Mia mamma".
"Ah, perbacco, bella donna!"
Inarrivabile Gassman.
Anche Alessandro Gassman ha effettuato un sorpasso, nello specifico ha superato il sottoscritto nelle preferenze di dolcemetà, ma tanto lui chissà dov'è, e qua ci sto io a tenere salda la posizione.
Ma in realtà, il titolo e tutta 'sta manfrina, sono solo per segnalare lo storico sorpasso della Dieta Dukan ai danni delle figurine Panini tra tutte le bischerate di cui ho scritto sulla Linea.
D'altra parte il campionato è finito, la raccolta dei calciatori più o meno quasi, mentre la prova costume incombe, quindi, niente di così sorprendente.
Ma un po' mi spiace, ecco, anche se ho pensato di rendere onore a Dukan, nuovo primatista, offrendovi un Piccolo momento di trascurabile felicità con la lettura di questo pezzo in merito.
17 aprile 2012
Due gocce d'acqua
C'ho un sosia, il Rampizzi.
Ma non a Milwaukee o a Monterrey, al paese mio!
Questo può creare qualche problema, ma è anche inesauribile fonte d'aneddoti.
La somiglianza pare sia parecchio marcata e ciò non depone troppo a mio favore avendo, il Rampizzi, 3 anni più di me.
All'inizio non avevo capito bene, in paese hanno cominciato a salutarmi calorosamente tipi che io non conoscevo. Che faccio? Li risaluto e punto, per cortesia.
Va a finire che uno mi fa:
- No, scusa, ma ti avevo scambiato per il Rampizzi.
Orca l'oca, il Rampizzi. Considerate che tutti conoscono il Rampizzi da noi, perché è figlio di un dottore storico del paese. Mentre, praticamente, nessuno conosce me.
Quindi, ogni tre per due, quando sono in giro, capitano questi incontri con personaggi che mi salutano, mi danno pacche sulle spalle, mi chiedono come sta mio babbo e, soprattutto, mi sorridono a ottantaquattro denti.
Adesso io li guardo, metto loro una mano sul braccio e faccio:
- E un so' io!
- Ah, no? Davvero? Ma siete uguali!
Dai oggi e dai domani, non che sia così fastidioso, ma alla fine scassa un po'. Anche perché penso che nessuno vada da lui a dirgli che è uguale a me. Soprattutto per questo.
Uno dei miei obiettivi nella vita è da ritenersi, a questo punto, diventare più famoso del Rampizzi, affinché comincino a rompere le palle a lui per la somiglianza con Hombre.
Le migliori perle di questi anni:
Quello che invece comincio a sospettare è che il dottore, a suo tempo, abbia visitato pure mia mamma.
------------------------------------------------------------
p.s. prima che qualcuno mi chieda cosa ci fa gigi riva tra i tag... ricordo una domenica mattina di 40 anni fa, in piazza dopo la messa a scartare figurine Panini, quando si sparse la voce che qualcuno aveva finalmente beccato la figu più rara dell'album "Ehi, ragazzi, il Rampizzi ha trovato Riva!"
Bastardo.
Ma non a Milwaukee o a Monterrey, al paese mio!
Questo può creare qualche problema, ma è anche inesauribile fonte d'aneddoti.
La somiglianza pare sia parecchio marcata e ciò non depone troppo a mio favore avendo, il Rampizzi, 3 anni più di me.
All'inizio non avevo capito bene, in paese hanno cominciato a salutarmi calorosamente tipi che io non conoscevo. Che faccio? Li risaluto e punto, per cortesia.
Va a finire che uno mi fa:
- No, scusa, ma ti avevo scambiato per il Rampizzi.
Orca l'oca, il Rampizzi. Considerate che tutti conoscono il Rampizzi da noi, perché è figlio di un dottore storico del paese. Mentre, praticamente, nessuno conosce me.
Quindi, ogni tre per due, quando sono in giro, capitano questi incontri con personaggi che mi salutano, mi danno pacche sulle spalle, mi chiedono come sta mio babbo e, soprattutto, mi sorridono a ottantaquattro denti.
Adesso io li guardo, metto loro una mano sul braccio e faccio:
- E un so' io!
- Ah, no? Davvero? Ma siete uguali!
Dai oggi e dai domani, non che sia così fastidioso, ma alla fine scassa un po'. Anche perché penso che nessuno vada da lui a dirgli che è uguale a me. Soprattutto per questo.
Uno dei miei obiettivi nella vita è da ritenersi, a questo punto, diventare più famoso del Rampizzi, affinché comincino a rompere le palle a lui per la somiglianza con Hombre.
Le migliori perle di questi anni:
- in ufficio, quando faccio una cazzata, il capo mi guarda e mi dice "Ma sei te o t'hai mandato il Rampizzi, oggi?";
- una volta, alla coop, pur riconoscendo che non ero lui, una tipa fa al suo ragazzo "Guarda, c'è il sosia del Rampizzi!"
- lo zio del Rampizzi, a distanza di un anno, nello stesso posto (in gioielleria sotto Natale), mi ha scambiato per lui, anche se la seconda volta mi ha pure detto "L'ho fatto anche l'anno scorso, vero?";
- una volta all'asilo una maestra mi ha informato che avevo già preso mia figlia dieci minuti prima (era la sua, io ho solo maschietti);
- nel lunghissimo corridoio dell'ospedale, un paio d'anni fa incontrai suo fratello, ci guardavamo e ci avvicinavamo, implacabili, potevate sentire Morricone in sottofondo, e io pensavo se mi saluta pure lui e magari mi chiede se ho preso il pane è la prova definitiva, ci sfioriammo e lui zitto, il fratello quindi aveva ben chiaro che io non ero il Rampizzi, oppure avevano litigato;
- oggi camminavo in strada, ma da parte, mentre scrivevo un SMS. A un certo punto sento un clacson che mi suona, ma non ero d'intralcio, quindi mi avvicino un po' incazzato come a dire "Che problemi hai?" e vedo che alla guida dell'auto c'è una signora anziana, la quale mi fa:
- Scusa, scusa, sì ho suonato io, tu mi sembravi tutto i' mi' figliolo: due gemelli!
Quello che invece comincio a sospettare è che il dottore, a suo tempo, abbia visitato pure mia mamma.
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p.s. prima che qualcuno mi chieda cosa ci fa gigi riva tra i tag... ricordo una domenica mattina di 40 anni fa, in piazza dopo la messa a scartare figurine Panini, quando si sparse la voce che qualcuno aveva finalmente beccato la figu più rara dell'album "Ehi, ragazzi, il Rampizzi ha trovato Riva!"
Bastardo.
23 febbraio 2012
Olanda desolata
Se nel calcio esistesse una giustizia, probabilmente, la Fiorentina avrebbe vinto lo scudetto del 1981-82 ma, SICURAMENTE, l'Olanda avrebbe vinto un mondiale, e non mi riferisco all'ultimo, meritato dalla Spagna.
Mi riferisco ai mondiali 1974 e 1978 quando gli arancioni si giocarono la finale con la nazionale del Paese organizzatore, quando ancora al Paese organizzatore erano concessi dei, nemmeno troppo impliciti, favori.
Nel 1974 fu la coriacea Germania di Franz Beckenbauer e Gerd Müller ad alzare la Coppa nonostante il calcio migliore l'avessero indubbiamente espresso gli olandesi, dominatori della scena europea con le squadre di club, ma probabilmente un po' inesperti. Nel 1978 fu l'Argentina di Osvaldo Ardiles e Mario Kempes a vincere, grazie anche a un arbitraggio, duole dirlo, inadeguato e di parte, dell'italiano Sergio Gonella in finale e alla scandalosa marmellata peruviana confezionata per poter raggiungere la finale ai danni del Brasile: un 6 a 0 vergognoso inflitto dai padroni di casa al Perù, la cui porta era difesa dall'oriundo argentino, e indiziato numero uno, Ramon Quiroga.
E così la nazionale olandese, guidata da Rinus Michels nel '74 (eletto allenatore del secolo dalla FIFA) e Ernst Happel nel '78, quella meravigliosa squadra che ha rivoluzionato il calcio moderno proponendo con successo il dispendioso calcio totale, che ha sconvolto ogni tattica con l'applicazione sistematica del pressing e del fuorigioco (assieme all'Ajax e al Feyenord tra le formazioni di club), quella fantastica banda arancione per cui tutti noi negli anni settanta facevamo il tifo, non ha mai conquistato il trofeo più prestigioso.
E i vari Neeskens, Cruijff, Rep e Rensenbrink non possono annoverare nel proprio palmares una vittoria che avrebbero francamente meritato.
Ma ciò che non riesco a togliermi dalla mente è l'azione che avrebbe potuto ristabilire un ordine sacro delle cose, quando al 90° minuto della finalissima con l'Argentina a Buenos Aires, sul risultato di 1 a 1, l'ala sinistra della formazione Orange, Robby Rensenbrink, dopo aver superato il portiere Fillol con un delizioso sinistro, mandò il pallone a incocciare irragionevolmente sul palo della porta argentina. Il palo più stronzo della storia.
Quel pallone avrebbe dovuto gonfiare la rete. E basta.
Mi riferisco ai mondiali 1974 e 1978 quando gli arancioni si giocarono la finale con la nazionale del Paese organizzatore, quando ancora al Paese organizzatore erano concessi dei, nemmeno troppo impliciti, favori.
Nel 1974 fu la coriacea Germania di Franz Beckenbauer e Gerd Müller ad alzare la Coppa nonostante il calcio migliore l'avessero indubbiamente espresso gli olandesi, dominatori della scena europea con le squadre di club, ma probabilmente un po' inesperti. Nel 1978 fu l'Argentina di Osvaldo Ardiles e Mario Kempes a vincere, grazie anche a un arbitraggio, duole dirlo, inadeguato e di parte, dell'italiano Sergio Gonella in finale e alla scandalosa marmellata peruviana confezionata per poter raggiungere la finale ai danni del Brasile: un 6 a 0 vergognoso inflitto dai padroni di casa al Perù, la cui porta era difesa dall'oriundo argentino, e indiziato numero uno, Ramon Quiroga.
E così la nazionale olandese, guidata da Rinus Michels nel '74 (eletto allenatore del secolo dalla FIFA) e Ernst Happel nel '78, quella meravigliosa squadra che ha rivoluzionato il calcio moderno proponendo con successo il dispendioso calcio totale, che ha sconvolto ogni tattica con l'applicazione sistematica del pressing e del fuorigioco (assieme all'Ajax e al Feyenord tra le formazioni di club), quella fantastica banda arancione per cui tutti noi negli anni settanta facevamo il tifo, non ha mai conquistato il trofeo più prestigioso.
E i vari Neeskens, Cruijff, Rep e Rensenbrink non possono annoverare nel proprio palmares una vittoria che avrebbero francamente meritato.
Ma ciò che non riesco a togliermi dalla mente è l'azione che avrebbe potuto ristabilire un ordine sacro delle cose, quando al 90° minuto della finalissima con l'Argentina a Buenos Aires, sul risultato di 1 a 1, l'ala sinistra della formazione Orange, Robby Rensenbrink, dopo aver superato il portiere Fillol con un delizioso sinistro, mandò il pallone a incocciare irragionevolmente sul palo della porta argentina. Il palo più stronzo della storia.
Quel pallone avrebbe dovuto gonfiare la rete. E basta.
23 gennaio 2012
Il peposo dei Fornaciai
Siamo invitati per il pranzo domenicale dai Fornaciai (alias Giacomo & family). Arriviamo col Berlucchi e un dolce di cioccolato fuso e poi colato in una forma siliconica a fiorellin del prato. Andiamo preparati perché dai Fornaciai si viene solitamente rimpinzati come porcelli e quando si esce da quella casa ci abbiamo tutti la nostra bella mela in bocca.
Tanto per cominciare, un prosecchino accompagna le mani danzanti sulle arachidi, sui capperi formato XXL, sul tris di olive, sul pecorino di Pienza e sui tocchi d’un salame toscano doc; una crema di gorgonzola fa da scialuppa alla zuppiera col pinzimonio. Qui, sedanini, carotine, carciofini, cipolline, finocchini e ogni altro ortaggio passibile di diminutivo è nettato e composto in un delizioso e arruffato arcimboldo.
Per primo piatto ci viene spacciata una ricetta di Cotto e Mangiato, devo dire senza tentare di venderla per una dell’Artusi. I maccheroncini rigati sono fatti saltare in un soffritto di cipolla e pomodoro e il tutto viene addensato con una vellutata di peperoni. Di più non so, semmai chiedete direttamente a Benedetta Parodi.
Fa un po’ specie ingurgitare un piatto testato su Fabio Caressa, questo sì, però quando Giacomo mi fa notare che probabilmente anche lo zio Bergomi avrà assaggiato il manicaretto capita che, insomma, lo zio ti faccia venire in mente i mondiali ’82, la 500 tricolore di Pievepelago, il gol di Tardelli, Zoff che alza la coppa e il turbinio di bandiere italiane; a quel punto sei così ben disposto verso il mondo che mangeresti pure la cacca della Parodi.
Il piatto forte era il secondo: il peposo dei fornaciai (nomen omen). La carne è quella del bollito, la scaraventi a freddo in un pentolone assieme ad aglio, vino e manco a dirlo pepe, fai cuocere per 5/6 ore et voila la ricetta è servita. La Parodi potrà inserirla nella sua nuova raccolta: Stracotto e mangiato.
Il piatto merita davvero. Si chiama così (o anche Peposo all’imprunetina) perché veniva cotto dai fornaciai (quelli con la "f" minuscola) nei forni utilizzati appunto per il famoso Cotto dell’Impruneta, sfruttandone il calore.
Un delicato purè di patate attenua la forte speziatura della carne e l’accompagna con discrezione durante tutto il viaggio del bolo alimentare.
E laddove non arriva il purè, è un eccellente Chianti Ruffino che si presta ad alleviare i rimanenti focolai sulle papille impepate.
Chiudono il pranzo: il dolce, i cenci della Gabriella, lo schiumante, una portentosa discesa di Christian Deville (nella foto), l’ananasso, un proficuo scambio figu Panini, il caffè, svariate sfide nell’arena Pokémon tra le MasterBall di Zekrom e Reshiram, un grappino e la più brutta partita di calcio mai disputata nella storia di tutta la serie A (Cagliari-Fiorentina n.d.a.).
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Questa testo partecipa al Volta La Carta, una raccolta di recensioni accazzo, come anche:
Regole che potete rispettare o anche no, come da statuto promulgato da La Carta, che potete rispettare o anche no:
Tanto per cominciare, un prosecchino accompagna le mani danzanti sulle arachidi, sui capperi formato XXL, sul tris di olive, sul pecorino di Pienza e sui tocchi d’un salame toscano doc; una crema di gorgonzola fa da scialuppa alla zuppiera col pinzimonio. Qui, sedanini, carotine, carciofini, cipolline, finocchini e ogni altro ortaggio passibile di diminutivo è nettato e composto in un delizioso e arruffato arcimboldo.
Per primo piatto ci viene spacciata una ricetta di Cotto e Mangiato, devo dire senza tentare di venderla per una dell’Artusi. I maccheroncini rigati sono fatti saltare in un soffritto di cipolla e pomodoro e il tutto viene addensato con una vellutata di peperoni. Di più non so, semmai chiedete direttamente a Benedetta Parodi.
Fa un po’ specie ingurgitare un piatto testato su Fabio Caressa, questo sì, però quando Giacomo mi fa notare che probabilmente anche lo zio Bergomi avrà assaggiato il manicaretto capita che, insomma, lo zio ti faccia venire in mente i mondiali ’82, la 500 tricolore di Pievepelago, il gol di Tardelli, Zoff che alza la coppa e il turbinio di bandiere italiane; a quel punto sei così ben disposto verso il mondo che mangeresti pure la cacca della Parodi.
Il piatto forte era il secondo: il peposo dei fornaciai (nomen omen). La carne è quella del bollito, la scaraventi a freddo in un pentolone assieme ad aglio, vino e manco a dirlo pepe, fai cuocere per 5/6 ore et voila la ricetta è servita. La Parodi potrà inserirla nella sua nuova raccolta: Stracotto e mangiato.
Il piatto merita davvero. Si chiama così (o anche Peposo all’imprunetina) perché veniva cotto dai fornaciai (quelli con la "f" minuscola) nei forni utilizzati appunto per il famoso Cotto dell’Impruneta, sfruttandone il calore.
Un delicato purè di patate attenua la forte speziatura della carne e l’accompagna con discrezione durante tutto il viaggio del bolo alimentare.
E laddove non arriva il purè, è un eccellente Chianti Ruffino che si presta ad alleviare i rimanenti focolai sulle papille impepate.
Chiudono il pranzo: il dolce, i cenci della Gabriella, lo schiumante, una portentosa discesa di Christian Deville (nella foto), l’ananasso, un proficuo scambio figu Panini, il caffè, svariate sfide nell’arena Pokémon tra le MasterBall di Zekrom e Reshiram, un grappino e la più brutta partita di calcio mai disputata nella storia di tutta la serie A (Cagliari-Fiorentina n.d.a.).
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Questa testo partecipa al Volta La Carta, una raccolta di recensioni accazzo, come anche:
- Una truffa ridicola - by Giovanni
Regole che potete rispettare o anche no, come da statuto promulgato da La Carta, che potete rispettare o anche no:
- Non si può cambiare nome al gioco (Volta La Carta);
- Nel testo non si possono usare le parole problematica, simpatico/a, serenità;
10 gennaio 2012
Panini assortiti
Da quando è uscito Non di solo pane vive l'uomo mi sento un po' in colpa.
Nel senso che mi arrivano sul blog un fiotto di contatti direttamente da Gugol, una fonte che prima era calma come il mare della sera. Son paniniani, suppongo, e non cercano La Linea nello specifico, ma proprio notizie su figurine e album di calciatori Panini. Come biasimarli?
Per ripagare i membri del flusso che, pur non essendo dei commentoni, alla fine stanno nelle mie statistiche, volevo dedicare loro alcuni pezzi tratti dai miei primi album.
Considerando che il primissimo (1969-70) l'ho perduto; nessuno è perfetto.
Sono esempi a campione (peraltro mirato), non voglio sostituirmi alla Panini nel raccontare la loro epopea. Ma, in ogni caso, sono brandelli della mia storia.
Questo, lo riconoscerete, è Gianni Rivera, la raccolta è del 1970-71, c'è il Cagliari scudettato.
La figu di Rivera era rarissima, ma io ce l'avevo.
E ricordo di aver rifiutato un pacchetto di figu alto due dita per tenermela.
C'erano dei fantastici scudetti di raso, straordinariamente belli e rarissimi, non come oggi che ne trovi uno in ogni bustina, o quasi.
Ancora le figu adesive non c'erano e nel rettangolo destinato alla figu da attaccare campeggiava la scritta "Spazio per la colla o per la CELLINA" (La “cellina”, introdotta nella stagione 1967-68, era un triangolino e in quelle successive un rettangolino di materiale biadesivo che la Panini creò per facilitare l’applicazione delle figurine sull’album - dal sito ufficiale Panini)
Con quest'uomo invece vi ho già stressato abbastanza, non andrò oltre.
Siamo nella stagione 1971-72, il calciatore ha acquisito il nome di battesimo, e la figu è ancora bella cartonata.
1972-73: arrivano le figurine adesive ed è un vero e proprio evento per noi collezionisti.
Questa raccolta mi ha visto arrivare sul podio, infatti, associato a due compagni di scuola, abbiamo completato l'album come terzi nel paese. Alle spalle dei fratelli Smercia e dei fratelli Sferrazzi.
Nella foto Roberto Vieri, il vero Bobo.
Eh sì, è proprio il padre del vecchio Christian.
Stesso anno, eccoci al Franchi di Firenze, sullo sfondo s'intravede la torre di maratona.
Formazione: Merlo, X, Brizi, Orlandini, Clerici, Galdiolo, Superchi. Perego, De Sisti, Saltutti, Longoni, Scala, Caso.
Nella foto anche il portiere di riserva (Favaro?) e il tredicesimo, che aveva la sua importanza quando la sostituzione era una sola.
L'allenatore era Nils Liedholm e tra le riserve figurava pure un giovanotto di Marsciano: Giancarlo Antognoni, che compare la prima volta tra le figu Panini proprio in quest'album.
p.s. mi scuso per la qualità e per la stortitudine delle scansioni, non è Rivera che pende, ecco...
Nel senso che mi arrivano sul blog un fiotto di contatti direttamente da Gugol, una fonte che prima era calma come il mare della sera. Son paniniani, suppongo, e non cercano La Linea nello specifico, ma proprio notizie su figurine e album di calciatori Panini. Come biasimarli?
Per ripagare i membri del flusso che, pur non essendo dei commentoni, alla fine stanno nelle mie statistiche, volevo dedicare loro alcuni pezzi tratti dai miei primi album.
Considerando che il primissimo (1969-70) l'ho perduto; nessuno è perfetto.
Sono esempi a campione (peraltro mirato), non voglio sostituirmi alla Panini nel raccontare la loro epopea. Ma, in ogni caso, sono brandelli della mia storia.
Questo, lo riconoscerete, è Gianni Rivera, la raccolta è del 1970-71, c'è il Cagliari scudettato.
La figu di Rivera era rarissima, ma io ce l'avevo.
E ricordo di aver rifiutato un pacchetto di figu alto due dita per tenermela.
C'erano dei fantastici scudetti di raso, straordinariamente belli e rarissimi, non come oggi che ne trovi uno in ogni bustina, o quasi.
Ancora le figu adesive non c'erano e nel rettangolo destinato alla figu da attaccare campeggiava la scritta "Spazio per la colla o per la CELLINA" (La “cellina”, introdotta nella stagione 1967-68, era un triangolino e in quelle successive un rettangolino di materiale biadesivo che la Panini creò per facilitare l’applicazione delle figurine sull’album - dal sito ufficiale Panini)
Con quest'uomo invece vi ho già stressato abbastanza, non andrò oltre.
Siamo nella stagione 1971-72, il calciatore ha acquisito il nome di battesimo, e la figu è ancora bella cartonata.
1972-73: arrivano le figurine adesive ed è un vero e proprio evento per noi collezionisti.
Questa raccolta mi ha visto arrivare sul podio, infatti, associato a due compagni di scuola, abbiamo completato l'album come terzi nel paese. Alle spalle dei fratelli Smercia e dei fratelli Sferrazzi.
Nella foto Roberto Vieri, il vero Bobo.
Eh sì, è proprio il padre del vecchio Christian.
Stesso anno, eccoci al Franchi di Firenze, sullo sfondo s'intravede la torre di maratona.
Formazione: Merlo, X, Brizi, Orlandini, Clerici, Galdiolo, Superchi. Perego, De Sisti, Saltutti, Longoni, Scala, Caso.
Nella foto anche il portiere di riserva (Favaro?) e il tredicesimo, che aveva la sua importanza quando la sostituzione era una sola.
L'allenatore era Nils Liedholm e tra le riserve figurava pure un giovanotto di Marsciano: Giancarlo Antognoni, che compare la prima volta tra le figu Panini proprio in quest'album.
p.s. mi scuso per la qualità e per la stortitudine delle scansioni, non è Rivera che pende, ecco...
27 dicembre 2011
Non di solo pane vive l'uomo
Ma anche di Panini.
L'album calciatori Panini 2011-2012 è in edicola. Il blister oltre all'album contiene 5 bustine e 6 figu omaggio spillate all'interno. Niente male.
Anche quest'anno farò la raccolta, della quale sono schiavo, quasi ininterrottamente, dal 1969.
Quanti sudati soldini ho convogliato verso la mitica casa editrice modenese lo sa Dio.
Certo qualche remora ce l'ho, o ce l'ho avuta, nel recarmi dal giornalaio per comprare i pacchi di figu, specie da quando la mia età appare più idonea ad occuparsi di robe serie... ma, si sa, bambini si nasce.
I figli sono stati per anni il mio alibi. Essendo maschi, i miei cuccioli, bastava portarseli dietro in edicola per salvaguardare la reputazione. Seppure, quando li avevo nel marsupio, l'edicolante uno sguardo compassionevole me lo rifilava.
Il trucco è mettere al mondo un figlio maschio ogni decina d'anni, così ti puoi occupare ogni anno della tua bella raccolta calciatori senza che nessuno ti scannagatti la minchia.
L'anno scorso comunque, stanco dei sotterfugi e delle menzogne e spinto da esempi importanti come Ricky Martin e Tiziano Ferro, ho portato avanti il mio personale outing.
In edicola chiedevo la mia dose e gentilmente mi porgevano 10 metadonici pacchetti di figu. E via andare.
I miei figli non hanno mai avuto un alto livello d'accesso all'album - salvo in alcune annate nelle quali ne hanno curato uno loro riempito per lo più con le doppie - perché attaccare una figurina è un'operazione delicata, di precisione. Non la puoi delegare manco alle piume delle tue piume.
È un lavoro da professionista. Serve vista buona, esperienza, mano ferma e molta calma, calma. La fretta t'ammazza proprio.
Ritrovarsi con una figurina storta, oppure appiccicata con una pieghetta, o magari attaccata nel posto sbagliato è un attimo.
Quindi, ogni tanto, sì ho delegato l'apertura delle bustine, ma sempre io ho attaccato, dopo aver messo in ordine le figu e scorrendo l'album da cima a fondo per sottoporlo alla minore usura possibile.
Da quest'anno ho ceduto il comando a mio figlio piccolo, con un gesto di fiducia immenso, Gli permetto di aprire le buste, sparpagliare le figu sul tavolo, prendere quelle che gli va e - rullo di tamburi - attaccarle come gli pare e come gli viene.
Oggi stesso, io ero di spalle perché non ce la facevo a guardare, l'ho sentito più volte mettere giù il calciatore di turno per poi staccarlo perché storto o spiegazzato e poi farlo di nuovo, con facili e immaginabili rischi per la figurina e per l'album.
Se non è amore questo!
E se sei interessato qui trovi dei Panini assortiti.
L'album calciatori Panini 2011-2012 è in edicola. Il blister oltre all'album contiene 5 bustine e 6 figu omaggio spillate all'interno. Niente male.
Anche quest'anno farò la raccolta, della quale sono schiavo, quasi ininterrottamente, dal 1969.
Quanti sudati soldini ho convogliato verso la mitica casa editrice modenese lo sa Dio.
Certo qualche remora ce l'ho, o ce l'ho avuta, nel recarmi dal giornalaio per comprare i pacchi di figu, specie da quando la mia età appare più idonea ad occuparsi di robe serie... ma, si sa, bambini si nasce.
I figli sono stati per anni il mio alibi. Essendo maschi, i miei cuccioli, bastava portarseli dietro in edicola per salvaguardare la reputazione. Seppure, quando li avevo nel marsupio, l'edicolante uno sguardo compassionevole me lo rifilava.
Il trucco è mettere al mondo un figlio maschio ogni decina d'anni, così ti puoi occupare ogni anno della tua bella raccolta calciatori senza che nessuno ti scannagatti la minchia.
L'anno scorso comunque, stanco dei sotterfugi e delle menzogne e spinto da esempi importanti come Ricky Martin e Tiziano Ferro, ho portato avanti il mio personale outing.
In edicola chiedevo la mia dose e gentilmente mi porgevano 10 metadonici pacchetti di figu. E via andare.
I miei figli non hanno mai avuto un alto livello d'accesso all'album - salvo in alcune annate nelle quali ne hanno curato uno loro riempito per lo più con le doppie - perché attaccare una figurina è un'operazione delicata, di precisione. Non la puoi delegare manco alle piume delle tue piume.
È un lavoro da professionista. Serve vista buona, esperienza, mano ferma e molta calma, calma. La fretta t'ammazza proprio.
Ritrovarsi con una figurina storta, oppure appiccicata con una pieghetta, o magari attaccata nel posto sbagliato è un attimo.
Quindi, ogni tanto, sì ho delegato l'apertura delle bustine, ma sempre io ho attaccato, dopo aver messo in ordine le figu e scorrendo l'album da cima a fondo per sottoporlo alla minore usura possibile.
Da quest'anno ho ceduto il comando a mio figlio piccolo, con un gesto di fiducia immenso, Gli permetto di aprire le buste, sparpagliare le figu sul tavolo, prendere quelle che gli va e - rullo di tamburi - attaccarle come gli pare e come gli viene.
Oggi stesso, io ero di spalle perché non ce la facevo a guardare, l'ho sentito più volte mettere giù il calciatore di turno per poi staccarlo perché storto o spiegazzato e poi farlo di nuovo, con facili e immaginabili rischi per la figurina e per l'album.
Se non è amore questo!
E se sei interessato qui trovi dei Panini assortiti.
15 dicembre 2011
Pollice verso - Pollice recto
È un post lungo, personale, probabilmente noioso per molti di voi (Giacomo a parte).
Siete fin d'ora esentati dal leggerlo, anche perché tra breve ve ne dovrò indicare pure un altro, per completezza d’informazione.
Se proprio volete dire la vostra, magari anche senza leggere, potete copiare e incollare una di queste frasi nei commenti, vi assicuro che sono attinenti al testo e non rischiate di fare la figura di quelli che non hanno letto il post.
Il gladiatore si è battuto, con coraggio. È ferito ma vivo, per adesso.
Già perché sono a chiedere il vostro giudizio: sono a chiedervi di orientare il vostro pollice per salvarlo e affrancarlo da ogni colpa o per scaraventarlo nella polvere dell’umiliazione e della sconfitta.
I fatti. Il gladiatore in attesa di giudizio è Giacomo, mio fedele amico, padre di Elisa e maestro di vita, seppure più giovane di me.
Ha lottato strenuamente e questo potrebbe salvarlo dall’essere preso a calci nelle palle dal sottoscritto, ma poi, proprio quando stava per elevarsi al mio cospetto come un onnipotente dio capace di stupirmi e inzupparmi di sempiterna felicità, è inciampato, come un coglione qualunque.
Che devo fare? Non so se premiarlo per l’impegno o se colpirlo a ripetizione con il cric.
Il mito dei miti di me ragazzo è stato Gigi Riva e, come potete leggere qui, è andata che una sera quasi mi ci facevano parlare. Poi ho detto di lasciar perdere, ma mi era costato, oh se mi era costato! E Giacomo l'aveva capito.
Qualche settimana fa, scagnozzi del buon Giacomo sono tornati a mangiare al ristorante preferito dal vecchio Gigi e – udite udite! – gli hanno fatto leggere il post in cui parlavo di lui.
- Svenimento n. 1 –
Lui ha detto che si è divertito (così riportano i presenti), alla fine ha chiesto il mio numero per chiamarmi.
- Svenimento n. 2 –
Ora, i presenti lì, con i quali non ci conosciamo direttamente, hanno telefonato al buon Giacomo chiedendo che inviasse loro il numero del mio cellulare.
- Svenimento n. 3 –
Lui, dice, l’ha fatto. Loro, dicono, non hanno ricevuto un cazzo. Niente proprio.
Ma si può? Dai, non è credibile. Non è che qualcuno s’ingolla gli SMS, diciamo che c’è stato un errore da parte di qualcuno.
L’errore, però, sembrava rimediabile perché i compari di Giacomo e Rombo di Tuono si sono dati appuntamento alla sera dopo. A quel punto il mio numero di telefono era nelle mani giuste ma il buon Gigi, e ne ha tutto il diritto, pur presentandosi a cena non era dell’umore giusto.
L’ultima possibilità sta in un ennesimo viaggio a Cagliari di Giacomo il quale si butta a pesce sul ristorante anche quella sera ma lo trova irrimediabilmente chiuso per lutto.
Così finisce la storia, Giacomo e i suoi sgherri hanno terminato la collaborazione con i colleghi di Cagliari e non ci torneranno. Gigi non ha e non avrà mai il mio numero di cellulare. Io ho perduto ogni possibilità di parlarci.
Ora immaginate il tutto traslato sulla vostra vita e sul vostro idolo dei dodici anni.
Io non ci sono stato bene, ecco.
Perché vi chiedo di valutare il comportamento del gladiatore Giacomo che, fin qui, parrebbe impeccabile?
Solo perché Giacomo a un certo punto non ce l’ha più fatta e mi ha confessato tutto con una dovizia di particolari che mi ha gettato nello sconforto (si fa pe’ dire).
Non sarebbe stato più giusto e più rispettoso nei miei riguardi tacere e portarsi il dannato segreto di Gigi nella tomba?
Mi ha ricordato il marito che torna a casa e dice alla moglie: cara, avrei voluto prenderti un mazzo di rose ma il fioraio aveva già chiuso. E statti zitto, no!
Dunque vi chiedo di assolvere o condannare il comportamento del tenero Giacomo. Avete la mia parola che rispetterò il giudizio che la maggioranza esprimerà mettendo in atto una vendetta crudele o riservandogli la completa assoluzione.
A voi il pollice!
Siete fin d'ora esentati dal leggerlo, anche perché tra breve ve ne dovrò indicare pure un altro, per completezza d’informazione.
Se proprio volete dire la vostra, magari anche senza leggere, potete copiare e incollare una di queste frasi nei commenti, vi assicuro che sono attinenti al testo e non rischiate di fare la figura di quelli che non hanno letto il post.
Comments for dummies:
- Poffarbacco, averlo saputo prima venivo anch’io.
- Le cose andavano meglio prima che i continenti cominciassero a derivare.
- Sei un adorabile pazzo =)
- Vaffanculo te e to’ ma’
- Bel post, ma ovviamente i miei son meglio.
- Viva il captcha.
- Se capita che vai all'Ikea mi prendi un'Expedit?
- Così va la vita.
- Il Turchino andrebbe buttato giù per davvero.
- Forza viola.
- Fabio Fazio a mister decaffeinato gli apre il cubo.
- Sandra Bullock me la tromberei anch'io
- Senza dubbio John Grady Cole
- Lavioli al vapole
Il gladiatore si è battuto, con coraggio. È ferito ma vivo, per adesso.
Già perché sono a chiedere il vostro giudizio: sono a chiedervi di orientare il vostro pollice per salvarlo e affrancarlo da ogni colpa o per scaraventarlo nella polvere dell’umiliazione e della sconfitta.
I fatti. Il gladiatore in attesa di giudizio è Giacomo, mio fedele amico, padre di Elisa e maestro di vita, seppure più giovane di me.
Ha lottato strenuamente e questo potrebbe salvarlo dall’essere preso a calci nelle palle dal sottoscritto, ma poi, proprio quando stava per elevarsi al mio cospetto come un onnipotente dio capace di stupirmi e inzupparmi di sempiterna felicità, è inciampato, come un coglione qualunque.
Che devo fare? Non so se premiarlo per l’impegno o se colpirlo a ripetizione con il cric.
Il mito dei miti di me ragazzo è stato Gigi Riva e, come potete leggere qui, è andata che una sera quasi mi ci facevano parlare. Poi ho detto di lasciar perdere, ma mi era costato, oh se mi era costato! E Giacomo l'aveva capito.
Qualche settimana fa, scagnozzi del buon Giacomo sono tornati a mangiare al ristorante preferito dal vecchio Gigi e – udite udite! – gli hanno fatto leggere il post in cui parlavo di lui.
- Svenimento n. 1 –
Lui ha detto che si è divertito (così riportano i presenti), alla fine ha chiesto il mio numero per chiamarmi.
- Svenimento n. 2 –
Ora, i presenti lì, con i quali non ci conosciamo direttamente, hanno telefonato al buon Giacomo chiedendo che inviasse loro il numero del mio cellulare.
- Svenimento n. 3 –
Lui, dice, l’ha fatto. Loro, dicono, non hanno ricevuto un cazzo. Niente proprio.
Ma si può? Dai, non è credibile. Non è che qualcuno s’ingolla gli SMS, diciamo che c’è stato un errore da parte di qualcuno.
L’errore, però, sembrava rimediabile perché i compari di Giacomo e Rombo di Tuono si sono dati appuntamento alla sera dopo. A quel punto il mio numero di telefono era nelle mani giuste ma il buon Gigi, e ne ha tutto il diritto, pur presentandosi a cena non era dell’umore giusto.
L’ultima possibilità sta in un ennesimo viaggio a Cagliari di Giacomo il quale si butta a pesce sul ristorante anche quella sera ma lo trova irrimediabilmente chiuso per lutto.
Così finisce la storia, Giacomo e i suoi sgherri hanno terminato la collaborazione con i colleghi di Cagliari e non ci torneranno. Gigi non ha e non avrà mai il mio numero di cellulare. Io ho perduto ogni possibilità di parlarci.
Ora immaginate il tutto traslato sulla vostra vita e sul vostro idolo dei dodici anni.
Io non ci sono stato bene, ecco.
Perché vi chiedo di valutare il comportamento del gladiatore Giacomo che, fin qui, parrebbe impeccabile?
Solo perché Giacomo a un certo punto non ce l’ha più fatta e mi ha confessato tutto con una dovizia di particolari che mi ha gettato nello sconforto (si fa pe’ dire).
Non sarebbe stato più giusto e più rispettoso nei miei riguardi tacere e portarsi il dannato segreto di Gigi nella tomba?
Mi ha ricordato il marito che torna a casa e dice alla moglie: cara, avrei voluto prenderti un mazzo di rose ma il fioraio aveva già chiuso. E statti zitto, no!
Dunque vi chiedo di assolvere o condannare il comportamento del tenero Giacomo. Avete la mia parola che rispetterò il giudizio che la maggioranza esprimerà mettendo in atto una vendetta crudele o riservandogli la completa assoluzione.
A voi il pollice!
3 dicembre 2011
Punizioni alla Baggio
I fratelli Smercia, al paese mio, son dei miti.
Ma ancor di più lo erano quand'eravamo ragazzi.
Smercia il grande giocava a pallone in varie squadre dei dintorni, Smercia il piccolo giocava a pallone nella squadra del paese. Giocava col 10 sulle spalle, quando ancora i numeri contavano qualcosa, e si sarebbe detto che calciava le punizioni alla Baggio se il Divin Codino fosse nato giusto un decennio prima.
I due Smercia, insieme, facevano la raccolta figurine calciatori Panini ed erano imbattibili.
Non ce n'era per nessuno. Ogni anno fetente, e mesi prima di tutti gli altri, i fratelli Smercia annunciavano al mondo di aver terminato la raccolta.
Noi, se andava bene, avevamo finito una squadra.
Un anno completarono l'album consegnando un mazzo alto quindici cm a un ragazzo che in cambio staccò via l'ultima figurina che mancava agli Smercia dal suo album.
Insomma per dire che gli Smercia, ma di più il piccolo, da noi erano vips.
Io avevo qualche anno meno dello Smercia piccolo e lui non mi conosceva, non mi salutava e niente sapeva della mia esistenza anonima.
Andò che attorno ai trent'anni/trentacinque mi allenavo con la squadra di calcio a undici amatori del circolo e per un paio di volte venne a sgranchirsi le gambe anche lo Smercia piccolo.
Cosicché, dopo, incontrandomi fuori cominciò a salutarmi.
E questo sarebbe stato fantastico se si esclude che il buon Smercia non aveva correttamente memorizzato il mio nome.
Mi vede e mi fa "Ciao Fabio". "Ciao" gli fo io di rimando, pensando wow mi ha salutato.
Anche le volte dopo mi saluta, ma ormai son ribattezzato. Fabio.
Vabbè, per lo meno mi saluta. Lo Smercia piccolo mi saluta!
Sarebbe bastato anche un "Ciao", ma invece lui è uno di quelli bravi che salutano pure col nome se gli stai simpatico. "Ciao Fabio".
No, non me la sono sentita di fermarlo e dirgli sai grazie che mi saluti, complimenti per le punizioni alla Baggio che battevi, epperò mi chiamo Furio.
No, mi son detto, magari se la piglia e poi smette di salutarmi. Mi accontenterò, poi se una volta capita pure che ci scambio due chiacchiere, ecco allora lo informo.
Un giorno, in piazza, cammino con mio figlio e lo Smercia viene verso di noi sullo stesso marciapiede. Eccolo.
- Ciao Fabio.
- Ciao.
- Ma salutava te? (mio figlio)
- Sì.
- Ma ti ha chiamato Fabio!? (mio figlio strabuzzando gli occhi)
- Già, è una storia lunga.
Ma ancor di più lo erano quand'eravamo ragazzi.
Smercia il grande giocava a pallone in varie squadre dei dintorni, Smercia il piccolo giocava a pallone nella squadra del paese. Giocava col 10 sulle spalle, quando ancora i numeri contavano qualcosa, e si sarebbe detto che calciava le punizioni alla Baggio se il Divin Codino fosse nato giusto un decennio prima.
I due Smercia, insieme, facevano la raccolta figurine calciatori Panini ed erano imbattibili.
Non ce n'era per nessuno. Ogni anno fetente, e mesi prima di tutti gli altri, i fratelli Smercia annunciavano al mondo di aver terminato la raccolta.
Noi, se andava bene, avevamo finito una squadra.
Un anno completarono l'album consegnando un mazzo alto quindici cm a un ragazzo che in cambio staccò via l'ultima figurina che mancava agli Smercia dal suo album.
Insomma per dire che gli Smercia, ma di più il piccolo, da noi erano vips.
Io avevo qualche anno meno dello Smercia piccolo e lui non mi conosceva, non mi salutava e niente sapeva della mia esistenza anonima.
Andò che attorno ai trent'anni/trentacinque mi allenavo con la squadra di calcio a undici amatori del circolo e per un paio di volte venne a sgranchirsi le gambe anche lo Smercia piccolo.
Cosicché, dopo, incontrandomi fuori cominciò a salutarmi.
E questo sarebbe stato fantastico se si esclude che il buon Smercia non aveva correttamente memorizzato il mio nome.
Mi vede e mi fa "Ciao Fabio". "Ciao" gli fo io di rimando, pensando wow mi ha salutato.
Anche le volte dopo mi saluta, ma ormai son ribattezzato. Fabio.
Vabbè, per lo meno mi saluta. Lo Smercia piccolo mi saluta!
Sarebbe bastato anche un "Ciao", ma invece lui è uno di quelli bravi che salutano pure col nome se gli stai simpatico. "Ciao Fabio".
No, non me la sono sentita di fermarlo e dirgli sai grazie che mi saluti, complimenti per le punizioni alla Baggio che battevi, epperò mi chiamo Furio.
No, mi son detto, magari se la piglia e poi smette di salutarmi. Mi accontenterò, poi se una volta capita pure che ci scambio due chiacchiere, ecco allora lo informo.
Un giorno, in piazza, cammino con mio figlio e lo Smercia viene verso di noi sullo stesso marciapiede. Eccolo.
- Ciao Fabio.
- Ciao.
- Ma salutava te? (mio figlio)
- Sì.
- Ma ti ha chiamato Fabio!? (mio figlio strabuzzando gli occhi)
- Già, è una storia lunga.
13 settembre 2011
Indovina chi è venuto a cena
Da piccolo avevo diversi idoli, da Gianni Morandi ad Adriano Panatta, da Neil Armstrong a Raffaella Carrà, da Cochi e Renato a Gustavo Thoeni. E poi avevo un dio: Gigi Riva.
Stasera me ne stavo beato all'autogrill a farmi un trancio di pizza al salamino di Spizzico quando mi chiama Giacomo da Cagliari. Stava mangiando alla Stella Marina di Montecristo, mangi pesce mangi bene spendi poco.
Mi fa: "Ciccio sai chi c'è a cena a un tavolo accanto al mio?"
E lì ho capito, non ci vuole uno scienziato.
"Noooo, Gigi Riva? Scherzi?"
"No, non scherzo, Ciccio, è qui da solo..."
(ma perché continua a chiamarmi Ciccio? Boh!)
"Dimmi che devo fare" mi chiede.
Le immagini di una vita di tifoso, discepolo, adepto e fan sfegatato mi sono passate davanti agli occhi.
"Beh, chiedigli... chiedigli se ha rivisto Hof, digli che mio padre è andato a vederlo al Palagi quando si ruppe la gamba la seconda volta, fagli i complimenti per il sito, digli che ho scambiato delle email con suo figlio, digli che compro le sue reliquie su ebay, digli che ho un bellissimo articolo su una Domenica del Corriere di fine anni sessanta con una foto di lui in camera con alla parete un poster di De André e con ai piedi un paio di mocassini senza calzini. Digli che gli avevo scritto un paio di lettere, ma che non mi ha mai risposto. Digli che magari poteva pure. Ah, e digli che vorrei una delle sue maglie degli anni settanta, quelle bianche coi risvolti rossoblù e il filino al collo. Parlagli magari della doppietta nel 3 a 1 all'Inter a San Siro, dei suoi 35 gol in maglia azzurra e di quella incredibile rovesciata contro il Vicenza. Digli che l'amo. Fatti una foto insieme a lui o stringigli la mano. Chiedigli se davvero Greatti di nome faceva Ricciotti. Senti se puoi baciare il suo piede sinistro. Digli che ho fatto benzina a Comunardo Niccolai, quel coglione.
Anzi no guarda, non fare nulla, non dirgli un cazzo. Non disturbarlo proprio. Lasciamolo mangiare tranquillo. Non sia mai che gli rovino la digestione dopo tutte le gioie che mi ha dato."
"Se vuoi te lo passo..."
"No, non importa, magari se ti capita digli soltanto che i mocassini senza calzini non è cosa..."
Lo so che non ci crederete, ma tornando a casa, ho sentito un tuono, un Rombo di Tuono, e i brividi lungo la schiena.
Stasera me ne stavo beato all'autogrill a farmi un trancio di pizza al salamino di Spizzico quando mi chiama Giacomo da Cagliari. Stava mangiando alla Stella Marina di Montecristo, mangi pesce mangi bene spendi poco.
Mi fa: "Ciccio sai chi c'è a cena a un tavolo accanto al mio?"
E lì ho capito, non ci vuole uno scienziato.
"Noooo, Gigi Riva? Scherzi?"
"No, non scherzo, Ciccio, è qui da solo..."
(ma perché continua a chiamarmi Ciccio? Boh!)
"Dimmi che devo fare" mi chiede.
Le immagini di una vita di tifoso, discepolo, adepto e fan sfegatato mi sono passate davanti agli occhi.
"Beh, chiedigli... chiedigli se ha rivisto Hof, digli che mio padre è andato a vederlo al Palagi quando si ruppe la gamba la seconda volta, fagli i complimenti per il sito, digli che ho scambiato delle email con suo figlio, digli che compro le sue reliquie su ebay, digli che ho un bellissimo articolo su una Domenica del Corriere di fine anni sessanta con una foto di lui in camera con alla parete un poster di De André e con ai piedi un paio di mocassini senza calzini. Digli che gli avevo scritto un paio di lettere, ma che non mi ha mai risposto. Digli che magari poteva pure. Ah, e digli che vorrei una delle sue maglie degli anni settanta, quelle bianche coi risvolti rossoblù e il filino al collo. Parlagli magari della doppietta nel 3 a 1 all'Inter a San Siro, dei suoi 35 gol in maglia azzurra e di quella incredibile rovesciata contro il Vicenza. Digli che l'amo. Fatti una foto insieme a lui o stringigli la mano. Chiedigli se davvero Greatti di nome faceva Ricciotti. Senti se puoi baciare il suo piede sinistro. Digli che ho fatto benzina a Comunardo Niccolai, quel coglione.
Anzi no guarda, non fare nulla, non dirgli un cazzo. Non disturbarlo proprio. Lasciamolo mangiare tranquillo. Non sia mai che gli rovino la digestione dopo tutte le gioie che mi ha dato."
"Se vuoi te lo passo..."
"No, non importa, magari se ti capita digli soltanto che i mocassini senza calzini non è cosa..."
Lo so che non ci crederete, ma tornando a casa, ho sentito un tuono, un Rombo di Tuono, e i brividi lungo la schiena.
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