Non che ci sia mai stato, ma m'immagino un fiorire d'emozioni simile.
Entrare senza un'idea precisa e lasciarsi affascinare dal bendiddìo.
Semmai chiedere alla signora anziana all'ingresso.
Guardarsi intorno, camminare, tocchicchiare, aprire un lembo e prendersi un assaggino.
Scegliere? O lasciar fare al caso?
Perdersi tra gli scaffali, abbandonarsi alla voglia di conoscere tutte le avventure del luogo, così nascoste e così a portata di mano.
Basta poco in fondo... una tessera, così come sarebbe bastata una lira.
Infine prendersi quello che la nostra passione e il nostro amore ci hanno riservato e uscire soddisfatto per essere venuto.
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15 maggio 2019
8 gennaio 2019
pa pa pa paaa
Erano a letto, sdraiati pancia in su, ognuno con il suo libro.
Lei leggeva qualcosa di De Carlo, Due di due, Tre per due, Uno di noi due, Tre fratto due o comunque una roba del genere.
Lui era su L'uomo che cade.
Lei cercava di incamerare un paio di capitoli per poi mettersi giù e crollare prima di lui e del suo rumoroso addormentarsi.
Lui cercava di portare a casa un paio di capitoli giusto per il progredire, anche se faceva un'inconsueta fatica. Nonostante il libro fosse scritto da dio, o da DeLillo che è un po' la stessa cosa, c'era spesso bisogno di rileggere dei pezzi, per meglio comprendere o apprezzare, per dare al testo tutta l'attenzione che meritava.
Poi lei stacca gli occhi dal libro e si volta verso di lui:
"Come fa la nona di Beethoven?"
"Pa pa pa paaa".
"Sicuro?"
Beethoven a lui gli fa sempre venire in mente un'interrogazione delle medie con il suo professore argentino, Diego si chiamava, o forse Lopez, o magari Diego Lopez. Di sicuro era argentino.
Della vita di Ludwig van doveva parlare e raccontò anche che da vecchio, quel gran genio della musica, diventò cieco.
Non lo corresse subito, solo alla fine, quando lo rimandò a posto con un sei:
"Ricorda di non dire più a nessuno che Beethoven divenne cieco da vecchio", questo gli disse Diego, o Lopez, o quel che era.
Eppure l'aveva visto quel ritratto del musicista piegato sul piano con il corno all'orecchio, o forse se l'era solo immaginato poi, vabbè, ormai era fatta.
Non è proprio sicuro che sia la nona sinfonia quella del pa pa pa paaa, l'indomani avrebbe googlato, ma quasi.
"Ma quasi" precisò.
Continuò a pensare al professore argentino e gli vennero in mente certi disegni che Diego buttava giù con gran maestria durante le interrogazioni dei ragazzi. Disegnava moto viste davanti, solo così, ma erano perfette.
Le disegnava con la penna, senza uno sbaffo, un'errore, non ci voleva uno scienziato per capire che era la sua specialità vera.
Fottute moto viste davanti, che invidia.
Lei leggeva qualcosa di De Carlo, Due di due, Tre per due, Uno di noi due, Tre fratto due o comunque una roba del genere.
Lui era su L'uomo che cade.
Lei cercava di incamerare un paio di capitoli per poi mettersi giù e crollare prima di lui e del suo rumoroso addormentarsi.
Lui cercava di portare a casa un paio di capitoli giusto per il progredire, anche se faceva un'inconsueta fatica. Nonostante il libro fosse scritto da dio, o da DeLillo che è un po' la stessa cosa, c'era spesso bisogno di rileggere dei pezzi, per meglio comprendere o apprezzare, per dare al testo tutta l'attenzione che meritava.
Poi lei stacca gli occhi dal libro e si volta verso di lui:
"Come fa la nona di Beethoven?"
"Pa pa pa paaa".
"Sicuro?"
Beethoven a lui gli fa sempre venire in mente un'interrogazione delle medie con il suo professore argentino, Diego si chiamava, o forse Lopez, o magari Diego Lopez. Di sicuro era argentino.
Della vita di Ludwig van doveva parlare e raccontò anche che da vecchio, quel gran genio della musica, diventò cieco.
Non lo corresse subito, solo alla fine, quando lo rimandò a posto con un sei:
"Ricorda di non dire più a nessuno che Beethoven divenne cieco da vecchio", questo gli disse Diego, o Lopez, o quel che era.
Eppure l'aveva visto quel ritratto del musicista piegato sul piano con il corno all'orecchio, o forse se l'era solo immaginato poi, vabbè, ormai era fatta.
Non è proprio sicuro che sia la nona sinfonia quella del pa pa pa paaa, l'indomani avrebbe googlato, ma quasi.
"Ma quasi" precisò.
Continuò a pensare al professore argentino e gli vennero in mente certi disegni che Diego buttava giù con gran maestria durante le interrogazioni dei ragazzi. Disegnava moto viste davanti, solo così, ma erano perfette.
Le disegnava con la penna, senza uno sbaffo, un'errore, non ci voleva uno scienziato per capire che era la sua specialità vera.
Fottute moto viste davanti, che invidia.
7 gennaio 2019
L'amore ai tempi della demenza senile
Bisogna ricominciare a scrivere.
Sforzarsi se necessario.
In qualche modo e per qualche motivo.
Fosse anche solo perché non c'è molto altro da fare.
Perché le storie che non verranno scritte non saranno mai di nessuno.
C'è da trovare il coraggio per attraversare la strada e andare a dare un'occhiata dall'altra parte.
Seppure rischiando di fare la fine del rospo.
Ho letto L'amore ai tempi del colera (3.4 carver), l'ho cominciato un po' così, dubbioso. E non ho evidenziato le prime frasi che mi colpivano, così poi ho evitato di segnare anche le successive perché non volevo fare un lavoro zoppo. Ma ne ho mandata a memoria una, non ho fatto poco.
Lo constatò con la compassione dei figli che la vita ha trasformato a poco a poco in padri dei loro padri...
Sforzarsi se necessario.
In qualche modo e per qualche motivo.
Fosse anche solo perché non c'è molto altro da fare.
Perché le storie che non verranno scritte non saranno mai di nessuno.
C'è da trovare il coraggio per attraversare la strada e andare a dare un'occhiata dall'altra parte.
Seppure rischiando di fare la fine del rospo.
Ho letto L'amore ai tempi del colera (3.4 carver), l'ho cominciato un po' così, dubbioso. E non ho evidenziato le prime frasi che mi colpivano, così poi ho evitato di segnare anche le successive perché non volevo fare un lavoro zoppo. Ma ne ho mandata a memoria una, non ho fatto poco.
Lo constatò con la compassione dei figli che la vita ha trasformato a poco a poco in padri dei loro padri...
9 ottobre 2018
Però il profumo della carta, vuoi mettere?
Senza scomodare Giambattista Vico, che comunque cito nel presuntuoso tentativo di sfoggiare uno sprazzo di cultura, non è difficile immaginare che certi discorsi, quelli che si fanno quando si è di fronte al grande dilemma se acquistare un ebook reader oppure no, siano già stati fatti in passato.
Qualche secolo fa:
- Ehi, cara, ti ho comprato una nuova bibbia. Di carta!
- Oddio, ma ci sta tutta lì dentro? È così piccola...
- È il progresso, puoi buttare i sette tomi di pergamena.
- Eh, però, vuoi mettere quel sano odor di pecora... eh no, questa carta non mi convince mica.
Qualche millennio fa:
- Ecco qua, può firmare l'atto di compravendita qui.
- Ma cos'è quella roba? E poi sta scritto tutto lì? L'altra volta ci sono volute diciotto tavolette d'argilla.
- È il progresso, l'argilla è morta, dia retta a un bischero.
- Eh, però, vuoi mettere quel sano odor di terra... eh no, questa pergamena non mi convince mica.
16 gennaio 2015
Levatemi tutto ma non la tessera della biblioteca
Sono parecchie le cose che ho appreso colpevolmente tardi.
I miei biografi più rigorosi potrebbero parlarvi della rivelazione che dalle api viene il miele, come del frumento che alla fine altro non è che fottuto grano, o del fatto che il famigerato trattino che unisce è una roba francese e niente c'incastrano le bellicose Trade Union.
Non ultima la biblioteca.
Per decenni ho identificato la biblioteca come La Biblioteca Nazionale, posto rispettabilissimo ma dal complicato accesso e dalla spiccata sontuosità, caratteristiche facili ad incutere timore nelle persone più sensibili.
Per decenni sono stato succube anche di credo idioti che m'impedivano di leggere libri a prestito perché dovevo possedere tutto ciò che leggevo.
Ho scoperto l'immenso tesoro di una biblioteca di provincia accompagnando France e adesso non posso più farne a meno.
Cerco di andarci solo quando non ho fretta ed ogni volta ho la faccia e l'entusiasmo incredulo del bambino nella vasca delle palline colorate.
Poi mi porto a casa, come ieri, cinque volumi (Per legge superiore; Esche vive; Sono stato a Lisbona e ho pensato a te; Vacanze in giallo; Uscirne vivi) dei quali ne leggerò magari un paio, ma va bene anche così.
I miei biografi più rigorosi potrebbero parlarvi della rivelazione che dalle api viene il miele, come del frumento che alla fine altro non è che fottuto grano, o del fatto che il famigerato trattino che unisce è una roba francese e niente c'incastrano le bellicose Trade Union.
Non ultima la biblioteca.
Per decenni ho identificato la biblioteca come La Biblioteca Nazionale, posto rispettabilissimo ma dal complicato accesso e dalla spiccata sontuosità, caratteristiche facili ad incutere timore nelle persone più sensibili.
Per decenni sono stato succube anche di credo idioti che m'impedivano di leggere libri a prestito perché dovevo possedere tutto ciò che leggevo.
Ho scoperto l'immenso tesoro di una biblioteca di provincia accompagnando France e adesso non posso più farne a meno.
Cerco di andarci solo quando non ho fretta ed ogni volta ho la faccia e l'entusiasmo incredulo del bambino nella vasca delle palline colorate.
Poi mi porto a casa, come ieri, cinque volumi (Per legge superiore; Esche vive; Sono stato a Lisbona e ho pensato a te; Vacanze in giallo; Uscirne vivi) dei quali ne leggerò magari un paio, ma va bene anche così.
19 novembre 2014
Libri vs ebook in 10 round
PESO
Il kindle (o l'ebook reader che ti pare) è leggero, è fine di spessore, te lo ficchi nella tasca dietro dei jeans, lo porti in borsa, non grava il tuo bagaglio e, qualsiasi cosa tu stia leggendo, è sempre dello stesso peso/dimensione.
Con i libri può capitarti lo smilzo o un bestione tipo Infinite Jest e in quel caso son cavoli, te ne devi uscire attrezzato se vuoi portartelo dietro.
(ebook 1)
ODORE
Il kindle non odora, quindi niente profumo di carta, ed eviterei di comprare le bombolette che lo riproducono, ma neanche odore di muffa, ad esempio.
Confesso che odoravo gli Alan Ford appena presi in edicola, ma era una ragazzata, non ricorderò Libertà perché l'ho letto cartaceo ma per i contenuti.
In ogni caso la materia disponibile, toccata, odorata, sentita fa pendere la bilancia a favore del cartaceo.
(libri 1)
MANEGGEVOLEZZA
Con il kindle impugnato bene (non ho il touch) ti gestisci il cambio pagina con una mano sola, in bus, a letto, in sala d'attesa. Se sei fortunato puoi usare la mano libera per accarezzare un gatto.
Il libro ha dalla sua l'abitudine consolidata, ma generalmente il sorreggerlo e lo scorrerlo generano un impegno maggiore rispetto al digitale.
(ebook 1)
SOTTOLINEATURE / RICERCHE
Quanto a efficacia il kindle è fenomenale, tu sottolinei e lui mette via, alla fine se vuoi ti scodella pure un bel file txt da gestire come credi.
Il libro però è più poetico, riaprire un volume letto anni prima ed andare alla ricerca di parti evidenziate o sottolineate è tenero, ti permette di riscoprire tesori dimentcati. Il libro vissuto, nella mia visione, acquista valore.
Un ebook non è mai vissuto: puoi anche averne sottolineato il 30% del testo, ma lui resta lì asettico e immutabile in un imprecisato luogo/non luogo.
(1-1)
PRIVACY
Il kindle la tutela, nessuno può sbirciare fra le tue dita per vedere che libro stai leggendo.
D'altro canto può capitare che non sai più cosa legge il tuo partner e se dovessi partecipare a una di quelle trasmissioni sulle affinità di coppia, sai tipo quelle che teneva Columbro, la domanda specifica ti metterebbe in difficoltà; diverso è vedere un libro sul comodino per un mese.
(ebook 1)
COSTO (se voglio possedere)
L'ebook è più economico, ma solo in teoria. Intanto non è così economico come dovrebbe, secondo me. Non lo so se è una scelta per tenere in vita la carta ma, facciamo un esempio con un libro che vorrei leggere adesso (Morte di un uomo felice - Giorgio Fontana) il cartaceo viene 12€ e il digitale 10€. Il disagio di non poterlo poi sistemare in libreria vale molto di più dei 2 euro non spesi. Vedrei più adeguato un costo del libro digitale di circa la metà rispetto alla versione su carta.
Il libro di carta lo puoi leggere, ma anche far leggere alla moglie, prestare a un amico o persino regalarlo alla biblioteca. È molto più flessibile in questo senso e in relazione alla rigidità del kindle (mi risulta ancora non utilizzabile la funzione del prestito, invece attiva negli USA da kindle a kindle) diventa persino più economico.
Il discorso con i classici, che puoi trovare a pochi centesimi o gratis, ovviamente non regge e non si fa.
Edit: Anche l'IVA fa la sua parte in questa valutazione, purtroppo, 4% sui libri e 22% sugli ebook.
(libri 1)
COSTO (se voglio solo leggere)
Qualche ebook lo si trova libero da DRM (in realtà poca roba e magari non quella che vorresti leggere, e va bene così), in quel caso spendi zero, se la tua coscienza ti lascia un pertugio sgombro dai sensi di colpa per poter leggere senza rimorsi.
In biblioteca trovi tutto quello che può valere la pena di essere letto, e GRATIS.
(libri 1)
SOTTOBOSCO LETTERARIO
Ormai un ebook non si nega a nessuno.
Con il kindle puoi fruire facilmente di libercoli che nessuna casa editrice avrebbe avuto l'ardire di imprimere su carta.
Con il kindle puoi subire facilmente certi libercoli che nessuna casa editrice avrebbe avuto l'ardire di imprimere su carta.
(0-0)
FRUIBILITA'
Il possesso del libro in digitale ti consente di portarne avanti la lettura anche su uno smartcoso o su un tablet grazie all'applicazione gratuita che puoi installare. Questo può avere una valenza perché la volta che te lo scordi o non hai previsto che ti si sarebbe aperta una mezz'ora di tempo libero in una serata altrimenti programmata puoi sopperire con un altro dispositivo.
Il libro o ce l'hai dietro o ciccia.
(ebook 1)
FACILITA' DI ACQUISTO
Sono le 22, hai appena terminato un libro e non vedi l'ora di buttarti su un altro. Se leggi digitale puoi avere a disposizione in pochi minuti il nuovo libro senza doverti spostare, al limite, nemmeno dal letto.
Con il cartaceo, devi organizzarti prima. È chiaro che qualcosa in casa c'è sempre, a qualunque ora, però la voglia specifica di un testo può capitare che resti inevasa nel tempo brevissimo.
(ebook 1)
Il match si chiude con un combattuto 6-4 degli ebook sui libri, anche se il risultato va interpretato perché alcuni dei punti messi a segno dai libri sono belli pesanti. Fate voi, io una scelta definitiva non l'ho fatta e penso che la convivenza sia la soluzione ideale.
Il kindle (o l'ebook reader che ti pare) è leggero, è fine di spessore, te lo ficchi nella tasca dietro dei jeans, lo porti in borsa, non grava il tuo bagaglio e, qualsiasi cosa tu stia leggendo, è sempre dello stesso peso/dimensione.
Con i libri può capitarti lo smilzo o un bestione tipo Infinite Jest e in quel caso son cavoli, te ne devi uscire attrezzato se vuoi portartelo dietro.
(ebook 1)
ODORE
Il kindle non odora, quindi niente profumo di carta, ed eviterei di comprare le bombolette che lo riproducono, ma neanche odore di muffa, ad esempio.
Confesso che odoravo gli Alan Ford appena presi in edicola, ma era una ragazzata, non ricorderò Libertà perché l'ho letto cartaceo ma per i contenuti.
In ogni caso la materia disponibile, toccata, odorata, sentita fa pendere la bilancia a favore del cartaceo.
(libri 1)
MANEGGEVOLEZZA
Con il kindle impugnato bene (non ho il touch) ti gestisci il cambio pagina con una mano sola, in bus, a letto, in sala d'attesa. Se sei fortunato puoi usare la mano libera per accarezzare un gatto.
Il libro ha dalla sua l'abitudine consolidata, ma generalmente il sorreggerlo e lo scorrerlo generano un impegno maggiore rispetto al digitale.
(ebook 1)
SOTTOLINEATURE / RICERCHE
Quanto a efficacia il kindle è fenomenale, tu sottolinei e lui mette via, alla fine se vuoi ti scodella pure un bel file txt da gestire come credi.
Il libro però è più poetico, riaprire un volume letto anni prima ed andare alla ricerca di parti evidenziate o sottolineate è tenero, ti permette di riscoprire tesori dimentcati. Il libro vissuto, nella mia visione, acquista valore.
Un ebook non è mai vissuto: puoi anche averne sottolineato il 30% del testo, ma lui resta lì asettico e immutabile in un imprecisato luogo/non luogo.
(1-1)
PRIVACY
Il kindle la tutela, nessuno può sbirciare fra le tue dita per vedere che libro stai leggendo.
D'altro canto può capitare che non sai più cosa legge il tuo partner e se dovessi partecipare a una di quelle trasmissioni sulle affinità di coppia, sai tipo quelle che teneva Columbro, la domanda specifica ti metterebbe in difficoltà; diverso è vedere un libro sul comodino per un mese.
(ebook 1)
COSTO (se voglio possedere)
L'ebook è più economico, ma solo in teoria. Intanto non è così economico come dovrebbe, secondo me. Non lo so se è una scelta per tenere in vita la carta ma, facciamo un esempio con un libro che vorrei leggere adesso (Morte di un uomo felice - Giorgio Fontana) il cartaceo viene 12€ e il digitale 10€. Il disagio di non poterlo poi sistemare in libreria vale molto di più dei 2 euro non spesi. Vedrei più adeguato un costo del libro digitale di circa la metà rispetto alla versione su carta.
Il libro di carta lo puoi leggere, ma anche far leggere alla moglie, prestare a un amico o persino regalarlo alla biblioteca. È molto più flessibile in questo senso e in relazione alla rigidità del kindle (mi risulta ancora non utilizzabile la funzione del prestito, invece attiva negli USA da kindle a kindle) diventa persino più economico.
Il discorso con i classici, che puoi trovare a pochi centesimi o gratis, ovviamente non regge e non si fa.
Edit: Anche l'IVA fa la sua parte in questa valutazione, purtroppo, 4% sui libri e 22% sugli ebook.
(libri 1)
COSTO (se voglio solo leggere)
Qualche ebook lo si trova libero da DRM (in realtà poca roba e magari non quella che vorresti leggere, e va bene così), in quel caso spendi zero, se la tua coscienza ti lascia un pertugio sgombro dai sensi di colpa per poter leggere senza rimorsi.
In biblioteca trovi tutto quello che può valere la pena di essere letto, e GRATIS.
(libri 1)
SOTTOBOSCO LETTERARIO
Ormai un ebook non si nega a nessuno.
Con il kindle puoi fruire facilmente di libercoli che nessuna casa editrice avrebbe avuto l'ardire di imprimere su carta.
Con il kindle puoi subire facilmente certi libercoli che nessuna casa editrice avrebbe avuto l'ardire di imprimere su carta.
(0-0)
FRUIBILITA'
Il possesso del libro in digitale ti consente di portarne avanti la lettura anche su uno smartcoso o su un tablet grazie all'applicazione gratuita che puoi installare. Questo può avere una valenza perché la volta che te lo scordi o non hai previsto che ti si sarebbe aperta una mezz'ora di tempo libero in una serata altrimenti programmata puoi sopperire con un altro dispositivo.
Il libro o ce l'hai dietro o ciccia.
(ebook 1)
FACILITA' DI ACQUISTO
Sono le 22, hai appena terminato un libro e non vedi l'ora di buttarti su un altro. Se leggi digitale puoi avere a disposizione in pochi minuti il nuovo libro senza doverti spostare, al limite, nemmeno dal letto.
Con il cartaceo, devi organizzarti prima. È chiaro che qualcosa in casa c'è sempre, a qualunque ora, però la voglia specifica di un testo può capitare che resti inevasa nel tempo brevissimo.
(ebook 1)
Il match si chiude con un combattuto 6-4 degli ebook sui libri, anche se il risultato va interpretato perché alcuni dei punti messi a segno dai libri sono belli pesanti. Fate voi, io una scelta definitiva non l'ho fatta e penso che la convivenza sia la soluzione ideale.
30 settembre 2013
È morto il Kindle viva il Kindle
Solo per dire che l'assistenza di Amazon merita le 5 stelle.
Che hanno fatto? Niente, solo il loro dovere, direi, ma l'hanno fatto benissimo.
Presto e bene questa volta stanno insieme.
Una parte dello schermo del mio ebook reader si era incancrenita in un'immagine fissa non scardinabile nemmeno con l'hard reset (tieni premuto 20 secondi il tasto e mangia prega ama, ma nulla di fatto) e allora ho attivato l'assistenza.
Mi hanno chiamato, mi hanno chiesto il nome utente (che ovviamente non ricordavo), hanno raccolto la descrizione del danno e fine.
Tre giorni dopo avevo il nuovo Kindle, con tutti i miei documenti recuperabili con un clic, in sostituzione del vecchio e con precise istruzioni per la restituzione a totale carico Amazon del dispositivo guasto.
Alla Posta ci son dovuto andare io, questo è l'unico neo.
Che hanno fatto? Niente, solo il loro dovere, direi, ma l'hanno fatto benissimo.
Presto e bene questa volta stanno insieme.
Una parte dello schermo del mio ebook reader si era incancrenita in un'immagine fissa non scardinabile nemmeno con l'hard reset (tieni premuto 20 secondi il tasto e mangia prega ama, ma nulla di fatto) e allora ho attivato l'assistenza.
Mi hanno chiamato, mi hanno chiesto il nome utente (che ovviamente non ricordavo), hanno raccolto la descrizione del danno e fine.
Tre giorni dopo avevo il nuovo Kindle, con tutti i miei documenti recuperabili con un clic, in sostituzione del vecchio e con precise istruzioni per la restituzione a totale carico Amazon del dispositivo guasto.
Alla Posta ci son dovuto andare io, questo è l'unico neo.
5 febbraio 2013
Read Only Memory - n. 8
Leggere David Foster Wallace è un'esperienza mistica. E devastante.
Se ami leggere vieni preso per mano, a volte spinto con forza o trascinato, altre preso a calci nel culo fino a che ti guardi attorno e hai raggiunto la vetta, un punto panoramico talmente elevato da cui puoi intravedere il paradiso del lettore e percepirne l'estasi. Lassù dove senti l'odore di Omero e di Hemingway.
E ogni altro libro che hai letto sbiadirà nella tua bibliomente come fosse una banconota da mille lire centrifugata al dixan.
Se invece hai una qualche, benché misera, velleità di metter giù tre parole in fila, in un racconto, in un post o foss'anche in una lista della spesa, allora verrai ghermito e imbavagliato, infagottato stretto e macinato a testa in giù nel tritarifiuti usato da Steve Buscemi in Fargo. E ogni cazzosa cosa tu abbia scritto fino ad allora ti sembrerà elementare come una filastrocca per i bambini della materna ma, fatalmente, meno nobile.
E ogni cazzosa cosa tu abbia avuto in mente di scrivere finirà fortunatamente triturata con te.
Quindi, lettori, leggete Wallace che vi condurrà su di un celeste cammino e pseudo/aspiranti scrittori leggete Wallace che vi aiuterà a smettere.
Ho letto La scopa del sistema, ecco.
...
Vengo invitato da Rex Metalman a un qualche Rito della Pubertà in onore della figlia.
Detto rito consistente di file e file, di schiere e schiere, di intere nazioni di sfinite e nervose ragazze in smodati abiti rosa e pessimo portamento. Gracili, capo chino, mani poggiate reciprocamente sulle spalle, labbra in movimento esclusivamente se a ridosso dell'orecchio della vicina. Strabuzzo un po' gli occhi al mio terzo a quarto qualcosa e mi sento in un pantano ghiacciato e scrocchiante, gelido laghetto di fenicotteri canditi, fiori di neve che lentamente si screpolano sotto un sole di cristallo variegato. Poi le ragazze si trasformano e per un po' diventano vagamente rettilee, teste sporgenti come di tartaruga, vagamente anfibie, in apparente continuo scrutinio di premio o minaccia - con brufoli svettanti in determinati angoli di determinate bocche.
Sì, ovviamente tutte tranne Mindy Metalman, che era in abito bianco, con garofano di zucchero rosa, e capelli raccolti in una crocchia fitta ma con un'esplosione di nera ciocca qua, e là, e qua, avvisaglie della scura nova che la sua chioma era pronta a diventare da un momento all'altro purché qualcuno estraneo al mio ascendente lo volesse.
E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente.
...
Va bene, potete riprendere fiato, e magari lasciare la vostra traccia di lettura.
Se ami leggere vieni preso per mano, a volte spinto con forza o trascinato, altre preso a calci nel culo fino a che ti guardi attorno e hai raggiunto la vetta, un punto panoramico talmente elevato da cui puoi intravedere il paradiso del lettore e percepirne l'estasi. Lassù dove senti l'odore di Omero e di Hemingway.
E ogni altro libro che hai letto sbiadirà nella tua bibliomente come fosse una banconota da mille lire centrifugata al dixan.
Se invece hai una qualche, benché misera, velleità di metter giù tre parole in fila, in un racconto, in un post o foss'anche in una lista della spesa, allora verrai ghermito e imbavagliato, infagottato stretto e macinato a testa in giù nel tritarifiuti usato da Steve Buscemi in Fargo. E ogni cazzosa cosa tu abbia scritto fino ad allora ti sembrerà elementare come una filastrocca per i bambini della materna ma, fatalmente, meno nobile.
E ogni cazzosa cosa tu abbia avuto in mente di scrivere finirà fortunatamente triturata con te.
Quindi, lettori, leggete Wallace che vi condurrà su di un celeste cammino e pseudo/aspiranti scrittori leggete Wallace che vi aiuterà a smettere.
Ho letto La scopa del sistema, ecco.
...
Vengo invitato da Rex Metalman a un qualche Rito della Pubertà in onore della figlia.
Detto rito consistente di file e file, di schiere e schiere, di intere nazioni di sfinite e nervose ragazze in smodati abiti rosa e pessimo portamento. Gracili, capo chino, mani poggiate reciprocamente sulle spalle, labbra in movimento esclusivamente se a ridosso dell'orecchio della vicina. Strabuzzo un po' gli occhi al mio terzo a quarto qualcosa e mi sento in un pantano ghiacciato e scrocchiante, gelido laghetto di fenicotteri canditi, fiori di neve che lentamente si screpolano sotto un sole di cristallo variegato. Poi le ragazze si trasformano e per un po' diventano vagamente rettilee, teste sporgenti come di tartaruga, vagamente anfibie, in apparente continuo scrutinio di premio o minaccia - con brufoli svettanti in determinati angoli di determinate bocche.
Sì, ovviamente tutte tranne Mindy Metalman, che era in abito bianco, con garofano di zucchero rosa, e capelli raccolti in una crocchia fitta ma con un'esplosione di nera ciocca qua, e là, e qua, avvisaglie della scura nova che la sua chioma era pronta a diventare da un momento all'altro purché qualcuno estraneo al mio ascendente lo volesse.
E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente.
...
Va bene, potete riprendere fiato, e magari lasciare la vostra traccia di lettura.
3 novembre 2012
Lingue e Letterature Straniere
Càpita in libreria che per darmi in tono mi soffermi nel reparto volumi in lingua straniera, inglese per lo più, e inizi a sfogliarne qualcuno. Ho provato con The Corrections di Franzen ma niente, del primo paragrafo ho compreso solo poche parole sparse e certo non il senso delle frasi.
Poi ne ho preso in mano un altro, assai accattivante a vedersi e a toccarsi (una copertina simil pergamenata), e mi supplicava di possederlo. Non so se capita anche a voi, ma io in quei luoghi sento le voci, dei libri.
Aggiungiamo che, leggendo qua e là, qualcosa capivo ed ecco che ho fatto il mio 3° acquisto di un libro in inglese della mia vita.
Il primo fu The Catcher in the Rye che presi e lessi subito dopo aver divorato la versione in italiano e che, grazie a ciò, compresi discretamente. O almeno pensai. La lettura in lingua originale, tra l'altro mi svelò che gran parte delle locuzioni "e compagnia bella" "e tutto quanto" "e via discorrendo" che tanto mi avevano affascinato nella lettura del romanzo altro non erano che una licenza, discutibile? apprezzabile?, della traduttrice Adriana Motti, in quanto, il vecchio Salinger, in chiusura a tanti periodi della storia, altro non aveva scritto che "at all".
Il secondo, acquistato a Londra quest'anno, è una raccolta di proverbi e s'intitola An apple a day, di Caroline Taggart, lo leggo a sprazzi la sera a letto, quando ho troppo sonno per concentrarmi su fasci di parole che sviluppano una trama.
Ma eccoci al terzo, è quello della foto ed è un manuale d'insulti, insulti raccolti per categoria, dalla letteratura al cinema, dalla tivù alla politica, dallo sport al lavoro, dall'amore all'odio.
Insomma, non fatevi ingannare dalle apparenze, è zeppo di materiale sfizioso, può piacere.
E poi, nel caso, potete anche solo accarezzarlo.
Un estratto:
Don't hesitate to speak your mind... you have nothing to lose.
Don't hate me because I'm beautiful... hate me because your boyfriend thinks I'm beautiful.
Of all the people I've meet... you're certainly one of them.
Some folks seems to have descended from the chimpanzee later than others.
Poi ne ho preso in mano un altro, assai accattivante a vedersi e a toccarsi (una copertina simil pergamenata), e mi supplicava di possederlo. Non so se capita anche a voi, ma io in quei luoghi sento le voci, dei libri.
Aggiungiamo che, leggendo qua e là, qualcosa capivo ed ecco che ho fatto il mio 3° acquisto di un libro in inglese della mia vita.
Il primo fu The Catcher in the Rye che presi e lessi subito dopo aver divorato la versione in italiano e che, grazie a ciò, compresi discretamente. O almeno pensai. La lettura in lingua originale, tra l'altro mi svelò che gran parte delle locuzioni "e compagnia bella" "e tutto quanto" "e via discorrendo" che tanto mi avevano affascinato nella lettura del romanzo altro non erano che una licenza, discutibile? apprezzabile?, della traduttrice Adriana Motti, in quanto, il vecchio Salinger, in chiusura a tanti periodi della storia, altro non aveva scritto che "at all".
Il secondo, acquistato a Londra quest'anno, è una raccolta di proverbi e s'intitola An apple a day, di Caroline Taggart, lo leggo a sprazzi la sera a letto, quando ho troppo sonno per concentrarmi su fasci di parole che sviluppano una trama.
Ma eccoci al terzo, è quello della foto ed è un manuale d'insulti, insulti raccolti per categoria, dalla letteratura al cinema, dalla tivù alla politica, dallo sport al lavoro, dall'amore all'odio.
Insomma, non fatevi ingannare dalle apparenze, è zeppo di materiale sfizioso, può piacere.
E poi, nel caso, potete anche solo accarezzarlo.
Un estratto:
Don't hesitate to speak your mind... you have nothing to lose.
Don't hate me because I'm beautiful... hate me because your boyfriend thinks I'm beautiful.
Of all the people I've meet... you're certainly one of them.
Some folks seems to have descended from the chimpanzee later than others.
14 agosto 2012
Il ferragosto più sfigato
Ovvero Vinci un'agenda di Comix - 3.
Tempi duri per tutti con questa crisi, anche per la Madonna che, per effetto della spending review, da quest'anno, non sarà più assunta in cielo, ma soltanto contattata per un colloquio. Le faranno sapere.
Tornando a noi, stavolta serve una storia strappalacrime.
Fatevi avanti, descrivete il vostro Ferragosto, finzione realtà, passato futuro, poco importa, fondamentale è che riusciate a ispirare pena e compassione così, magari, sarete eletti e riceverete l'agenda in premio.
Chi pensa che l'agenda di Comix faccia cagare è meglio se evita di parlarci dei suoi istinti suicidi perché l'arrivo del pacco a casa potrebbe infliggergli il colpo di grazia.
Mi raccomando l'ironia, ragazzi, non è detto che il 15 agosto al bagno 78 di Rimini, da Guido e Luca, trascorso tra un mojito e un gavettone sia migliore di un Ferragosto in città, imboscato al fresco di un divano con un libro di Bukowski tra le mani.
La base d'asta sarà il mio Ferragosto:
Due ore e mezza di macchina all'andata, pranzo coi parenti, rompimenti di balle da destra e da manca mentre invano tento di ritagliarmi una pennica su una sdraio, due ore e mezza di macchina (se va bene) al ritorno.
Chi offre di più?
Tempi duri per tutti con questa crisi, anche per la Madonna che, per effetto della spending review, da quest'anno, non sarà più assunta in cielo, ma soltanto contattata per un colloquio. Le faranno sapere.
Tornando a noi, stavolta serve una storia strappalacrime.
Fatevi avanti, descrivete il vostro Ferragosto, finzione realtà, passato futuro, poco importa, fondamentale è che riusciate a ispirare pena e compassione così, magari, sarete eletti e riceverete l'agenda in premio.
Chi pensa che l'agenda di Comix faccia cagare è meglio se evita di parlarci dei suoi istinti suicidi perché l'arrivo del pacco a casa potrebbe infliggergli il colpo di grazia.
Mi raccomando l'ironia, ragazzi, non è detto che il 15 agosto al bagno 78 di Rimini, da Guido e Luca, trascorso tra un mojito e un gavettone sia migliore di un Ferragosto in città, imboscato al fresco di un divano con un libro di Bukowski tra le mani.
La base d'asta sarà il mio Ferragosto:
Due ore e mezza di macchina all'andata, pranzo coi parenti, rompimenti di balle da destra e da manca mentre invano tento di ritagliarmi una pennica su una sdraio, due ore e mezza di macchina (se va bene) al ritorno.
Chi offre di più?
17 giugno 2012
Read Only Memory - n. 7
Gli enigmisti, e non solo, sanno bene che la definizione perfetta che inquadra il bibliotecario è beato coi libri, anche e soprattutto perché si tratta del suo anagramma.
Alla biblioteca dove vado io, ché nonostante il Kindle leggo ancora 'sti cosi cartacei, di solito mi serve un bibliotecario che beato non è di certo. Sempre immusonito, sempre incacchiato con chi lascia la porta aperta, con chi la lascia chiusa, col collega che non gli dà mano o col collega che s'intromette, coi bimbetti che giocano e coi ragazzi che posano il casco nell'armadietto. E poi dorme, per registrare i tuoi noleggi ci sta una vita, guarda in qua, guarda in là, pare sbarcato da Alpha Centauri col diretto delle tre. E penso che quella meravigliosa definizione non regge con lui, non regge se non la modifichi un po'. Alla fine ce la fa, passa i miei volumi e io, sfibrato, posso andarmene, e lo lascio lì: beota coi libri.
- Sai perché ho sposato Carol? – Questa volta pronunciò il suo nome, come per rendere a bella posta più brutalmente indiscreto ciò che stava per confessare. Ma non era, in effetti, la brutalità di Henry; era la brutalità della sua coscienza, che lo sorprendeva prima ancora che lui avesse cominciato a violarne i principî.
- No, - rispose Zuckerman, al quale Carol era sempre sembrata carina, ma noiosa, - no, davvero.
- Non è stato perché piangeva. Non è stato perché le avevo messo il distintivo all’occhiello e l’anello al dito. Non è stato neanche perché i nostri genitori si aspettavano che lo facessimo… Le avevo prestato un libro. Le avevo prestato un libro, e sapevo che se non l’avessi sposata non l’avrei più rivisto.
(Zuckerman scatenato - Philip Roth)
E voi che state leggendo? A parte le dichiarazioni del Trap, intendo.
Alla biblioteca dove vado io, ché nonostante il Kindle leggo ancora 'sti cosi cartacei, di solito mi serve un bibliotecario che beato non è di certo. Sempre immusonito, sempre incacchiato con chi lascia la porta aperta, con chi la lascia chiusa, col collega che non gli dà mano o col collega che s'intromette, coi bimbetti che giocano e coi ragazzi che posano il casco nell'armadietto. E poi dorme, per registrare i tuoi noleggi ci sta una vita, guarda in qua, guarda in là, pare sbarcato da Alpha Centauri col diretto delle tre. E penso che quella meravigliosa definizione non regge con lui, non regge se non la modifichi un po'. Alla fine ce la fa, passa i miei volumi e io, sfibrato, posso andarmene, e lo lascio lì: beota coi libri.
- Sai perché ho sposato Carol? – Questa volta pronunciò il suo nome, come per rendere a bella posta più brutalmente indiscreto ciò che stava per confessare. Ma non era, in effetti, la brutalità di Henry; era la brutalità della sua coscienza, che lo sorprendeva prima ancora che lui avesse cominciato a violarne i principî.
- No, - rispose Zuckerman, al quale Carol era sempre sembrata carina, ma noiosa, - no, davvero.
- Non è stato perché piangeva. Non è stato perché le avevo messo il distintivo all’occhiello e l’anello al dito. Non è stato neanche perché i nostri genitori si aspettavano che lo facessimo… Le avevo prestato un libro. Le avevo prestato un libro, e sapevo che se non l’avessi sposata non l’avrei più rivisto.
(Zuckerman scatenato - Philip Roth)
E voi che state leggendo? A parte le dichiarazioni del Trap, intendo.
1 giugno 2012
Noia credevamo
Raccolgo al volo l'appello alle liste di v. e butto giù la lista di cose che mi annoiano:
- i sogni raccontati
- le persone monotematiche
- i libri di De Carlo
- gli oroscopi
- i viaggi in macchina
- la tivù prima delle 23
- le riunioni
- i corsi di formazione
- le recite / i saggi
6 aprile 2012
Read Only Memory n. 6
Da adulto, se c'è una cosa che mi ricorda l'eccitazione per la sorpresa da cavare fuori dall'uovo di Pasqua, è la lettura d'un libro.
È una sensazione più lenta, diluita, che senti fremere forte nelle mani solo quando ti appresti a cominciare un nuovo romanzo, poi si fa soffusa.
Spaccare l'uovo è voltare la copertina e tuffarsi dentro al primo capitolo.
Come a Pasqua, poi, la sorpresa spesso può deludere, non di rado è moderatamente piacevole, ma alcune pregiate volte è davvero appagante e vale l'attesa, e vale il gioco, la candela, Sansone e tutti i Filistei.
E ce ne sono a bizzeffe di sorprese celate, e nemmeno troppo, dentro alle pagine di un buon libro, e non appena ti accorgi di averle comprese e tolte dall'incarto, succede che c'hai quella faccia lì, un po' ebete e un po' sorniona, di quando, tra i pezzi di cioccolato, tiravi su una sorta di trottola colorata e non vedevi l'ora di farla girare, per sempre.
Accostarono le tende alle finestre. È così semplice lasciare la casa dove si è abitato per anni. Non ci si affeziona a un alloggio, tantomeno un ufficiale. Perché diventi casa, un'appartamento condominiale dev'essere abitato da una donna. Se lei se ne va, o muore, la casa torna a essere semplicemente un edificio, una baracca, un buco. Così disse il colonnello a Helena Puusaari.
"Ti manca ancora tua moglie?" chiese lei.
"Sì. Tyne è morta di tumore tre anni fa. Il primo anno è stato il più difficile. Ho preso anche un cane, ma un cane non sostituisce una moglie, per quanto sia di razza."
(Piccoli suicidi tra amici - Arto Paasilinna)
E voi, che sorpresa avete trovato nel vostro libro (n)uovo di Pasqua?
È una sensazione più lenta, diluita, che senti fremere forte nelle mani solo quando ti appresti a cominciare un nuovo romanzo, poi si fa soffusa.
Spaccare l'uovo è voltare la copertina e tuffarsi dentro al primo capitolo.
Come a Pasqua, poi, la sorpresa spesso può deludere, non di rado è moderatamente piacevole, ma alcune pregiate volte è davvero appagante e vale l'attesa, e vale il gioco, la candela, Sansone e tutti i Filistei.
E ce ne sono a bizzeffe di sorprese celate, e nemmeno troppo, dentro alle pagine di un buon libro, e non appena ti accorgi di averle comprese e tolte dall'incarto, succede che c'hai quella faccia lì, un po' ebete e un po' sorniona, di quando, tra i pezzi di cioccolato, tiravi su una sorta di trottola colorata e non vedevi l'ora di farla girare, per sempre.
Accostarono le tende alle finestre. È così semplice lasciare la casa dove si è abitato per anni. Non ci si affeziona a un alloggio, tantomeno un ufficiale. Perché diventi casa, un'appartamento condominiale dev'essere abitato da una donna. Se lei se ne va, o muore, la casa torna a essere semplicemente un edificio, una baracca, un buco. Così disse il colonnello a Helena Puusaari.
"Ti manca ancora tua moglie?" chiese lei.
"Sì. Tyne è morta di tumore tre anni fa. Il primo anno è stato il più difficile. Ho preso anche un cane, ma un cane non sostituisce una moglie, per quanto sia di razza."
(Piccoli suicidi tra amici - Arto Paasilinna)
E voi, che sorpresa avete trovato nel vostro libro (n)uovo di Pasqua?
23 marzo 2012
Russo for dummies
Io ai miei figli ci ho insegnato il russo.
Prima a uno, e sedici anni dopo a quell'altro.
E in quell'intervallo mica l'ho parlata più la lingua di Cechov (foto ansa-rostock), però il russo è come andare in bicicletta, e quando l'hai imparato non lo scordi più.
Dice, ma come mai conosci il russo, l'hai studiato?
No, lo so a orecchio.
C'è chi l'orecchio ce l'ha musicale, ma a me Dio non me l'ha dato, io non riconosco un si bemolle da un mi cantino, un la diesis da un là dietro.
Però c'ho l'orecchio per il russo, che ci volete fare?
E insegnare il russo a un cucciolo di tre anni è un gioco divertente, anche se resta un gradino sotto a Schiaccia il Sofficino.
Ad ogni modo, se vi va di fare un salto a San Pietroburgo o un volo a Mosca, magari emulando le gesta di Mathias Rust, ecco le frasi utili che è consigliabile conoscere:
- Ehi, testadiminchioski, la mia valigioski non è arrivatoski.
- Buongiornoski, cornettoski e cappuccinoski, per favoroski.
- Mi scusoski, da che partoski per il Cremlinoski?
- Quanti rubloski costoska matrioska?
- Vaffanculoski (da usare con parsimonia).
- Sono un ganzoski (in caso di vostro effettivo atterraggio in Piazza Rossa).
Ah, dimenticavo, leggeteli i Racconti di Cechov che sono straordinarioski, oltre che tradotti da linguisti più accreditati di me.
Prima a uno, e sedici anni dopo a quell'altro.
E in quell'intervallo mica l'ho parlata più la lingua di Cechov (foto ansa-rostock), però il russo è come andare in bicicletta, e quando l'hai imparato non lo scordi più.
Dice, ma come mai conosci il russo, l'hai studiato?
No, lo so a orecchio.
C'è chi l'orecchio ce l'ha musicale, ma a me Dio non me l'ha dato, io non riconosco un si bemolle da un mi cantino, un la diesis da un là dietro.
Però c'ho l'orecchio per il russo, che ci volete fare?
E insegnare il russo a un cucciolo di tre anni è un gioco divertente, anche se resta un gradino sotto a Schiaccia il Sofficino.
Ad ogni modo, se vi va di fare un salto a San Pietroburgo o un volo a Mosca, magari emulando le gesta di Mathias Rust, ecco le frasi utili che è consigliabile conoscere:
- Ehi, testadiminchioski, la mia valigioski non è arrivatoski.
- Buongiornoski, cornettoski e cappuccinoski, per favoroski.
- Mi scusoski, da che partoski per il Cremlinoski?
- Quanti rubloski costoska matrioska?
- Vaffanculoski (da usare con parsimonia).
- Sono un ganzoski (in caso di vostro effettivo atterraggio in Piazza Rossa).
Ah, dimenticavo, leggeteli i Racconti di Cechov che sono straordinarioski, oltre che tradotti da linguisti più accreditati di me.
19 marzo 2012
Io che non sono l'Imperatore
Mi permetto di citare Edoardo Bennato perché è proprio con i suoi versi che Pino (lui sì ch'è Imperatore de Jure e de facto) decide di aprirci quella finestra su Napoli che è il suo romanzo: Benvenuti in casa Esposito (ed. Giunti).
'O pullastro nun s’è cuotto bbuono, questo il testo della telefonata che dà il titolo al primo capitolo, ma 'o pullastro di Pino, invece, il suo romanzo, quello sì che s'è cuotto davvero bbuono.
Non è facile trattare tematiche reali e delicate con la levità dell’invenzione e infilzarle con la lama dell’ironia. Eppure, Pino Imperatore l’ha fatto con maestria, il suo romanzo si rivela una lettura gradevole, mai sopra le righe, una lettura che spesso e volentieri ti allarga un sorriso, pure se qualche volta è amaro.
La scrittura di Pino non ricerca acrobatismi nella forma e non si avvale di facili ruffianerie, ti conquista semplicemente con le perle lessicali del dialetto e con una rappresentazione dello spirito napoletano: roba che andrebbe insegnata nelle scuole.
Le gesta di Tonino Esposito sono l’ossatura del romanzo, ma non possiamo dimenticare personaggi dai tratti pregevolissimi come 'o Tarramoto, El Rapido, 'o Serpente. O magari come Ciruzzo 'o Schiattamuorto.
E poi c'è la voce partenopea del navigatore satellitare di Tonino, della quale vi allego un gustoso estratto:
“Svolta a destra”
Tonino svoltò. Trecento metri più avanti, l’asfalto s’interruppe per fare spazio a un viottolo di campagna.
Il navigatore assunse un tono burlesco: "T’aggie fatto ‘o scherzo, t'aggie fatto ‘o scherzo! Non dovevi andare di qua. Ci sei cascato, eh? Sei proprio un babbà! Torna indietro!”
Risero tutti, tranne Tonino: “Ah, sì? M’hai fatto ‘o scherzo? Mo’ ti combino io p’'e feste!” E schiacciò il pulsante di spegnimento.
Prima di disattivarsi, il navigatore enunciò le ultime parole di circostanza: “Mi stai uccidendo, eh? Disgraziato! Curnuto! Ommo ‘e merda!”
(Pino, fanno 500 euri e vedi di non rifilarmi la banconota quella farlocca)
'O pullastro nun s’è cuotto bbuono, questo il testo della telefonata che dà il titolo al primo capitolo, ma 'o pullastro di Pino, invece, il suo romanzo, quello sì che s'è cuotto davvero bbuono.
Non è facile trattare tematiche reali e delicate con la levità dell’invenzione e infilzarle con la lama dell’ironia. Eppure, Pino Imperatore l’ha fatto con maestria, il suo romanzo si rivela una lettura gradevole, mai sopra le righe, una lettura che spesso e volentieri ti allarga un sorriso, pure se qualche volta è amaro.
La scrittura di Pino non ricerca acrobatismi nella forma e non si avvale di facili ruffianerie, ti conquista semplicemente con le perle lessicali del dialetto e con una rappresentazione dello spirito napoletano: roba che andrebbe insegnata nelle scuole.
Le gesta di Tonino Esposito sono l’ossatura del romanzo, ma non possiamo dimenticare personaggi dai tratti pregevolissimi come 'o Tarramoto, El Rapido, 'o Serpente. O magari come Ciruzzo 'o Schiattamuorto.
E poi c'è la voce partenopea del navigatore satellitare di Tonino, della quale vi allego un gustoso estratto:
“Svolta a destra”
Tonino svoltò. Trecento metri più avanti, l’asfalto s’interruppe per fare spazio a un viottolo di campagna.
Il navigatore assunse un tono burlesco: "T’aggie fatto ‘o scherzo, t'aggie fatto ‘o scherzo! Non dovevi andare di qua. Ci sei cascato, eh? Sei proprio un babbà! Torna indietro!”
Risero tutti, tranne Tonino: “Ah, sì? M’hai fatto ‘o scherzo? Mo’ ti combino io p’'e feste!” E schiacciò il pulsante di spegnimento.
Prima di disattivarsi, il navigatore enunciò le ultime parole di circostanza: “Mi stai uccidendo, eh? Disgraziato! Curnuto! Ommo ‘e merda!”
(Pino, fanno 500 euri e vedi di non rifilarmi la banconota quella farlocca)
29 febbraio 2012
Il cinque maggio
Trovo piacevole girovagare perdendo tempo tra i banchi d'un mercato antiquario, che sia a Lucca, ad Arezzo, in Piazza de' Ciompi o al Galluzzo.
Devo solo controllarmi perché spazio in casa non ce n'è più, e dire che la stiperei di Underwood e vecchi grammofoni, casa mia! Qualche articolo meno impegnativo nelle dimensioni, però, posso ancora permettermelo, e se non è una stampa antica o un fumetto degli anni '60, di sicuro è un libro.
I libri antichi mi fanno sentire ricco, è proprio un oggetto che mi piace possedere. Li guardo, a volte li prendo in mano, li sfoglio davanti ad amici stralunati, e sto bene.
Ecco, domenica mattina ho comprato una bella edizione de I Promessi Sposi, non bellissima, anche tenuta abbastanza male in effetti, ma gustosa e datata 1938.
L'ho spulciata per dieci minuti buoni, ero rimasto affascinato dal brano "autografo" di Manzoni in coda al volume (in foto).
Una sestina del 5 maggio (la penultima) che io ho riconosciuto quasi subito, e cioè una volta a casa quando l'ho data in pasto a San Google motore martire.
Quando c'è un oggetto non prezzato che vorrei comprare io mi pongo un limite di spesa in testa, oltre al quale non voglio andare, ed affido a questo parametro la decisione o meno di acquistare. 20 euro glieli avrei dati, questo mi dicevo. Poi lui è venuto lì ed è come se l'avesse prezzato al momento, l'ha aperto, ha fatto scorrere le pagine, ha visto che qualche foglio si staccava e ha chiesto 8. Quindi l'ho preso, e poi ho speso i 12 euro incredibilmente avanzati per mezza forma di cenerino di Roccastrada.
I versi, se non siete farmacisti ve li traduco, recitano così:
Bella Immortal benefica
Fede ai trionfi avvezza
Scrivi ancor questo, allegrati
Che più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò
Ma quello che mi attizza è il secondo verso barrato, sul manoscritto. Il buon Manzoni, era partito per un'altra via, dunque, in questa sestina ("Nuova la tua + sgorbio incomprensibile che forse finisce in "zione") e chissà che magari, seguitando da lì e ritrovandosi con una rima che non viene, una sillaba da allungare o un'accentatura da spostare, chissà se avrebbe comunque finito per sostenere e avvalorare la tesi che ci è nota. Così, mi piace pensare che il secondo verso, quello nuovo, che termina con "avvezza" e porta due righe più sotto ad "altezza", rimanendo in versione originaria con quello sgorbio che termina in "zione", chissà mai che non avrebbe portato il Manzoni a sbottare e a chiudere la rima con "coglione".
Con tanti saluti alla vera gloria.
Devo solo controllarmi perché spazio in casa non ce n'è più, e dire che la stiperei di Underwood e vecchi grammofoni, casa mia! Qualche articolo meno impegnativo nelle dimensioni, però, posso ancora permettermelo, e se non è una stampa antica o un fumetto degli anni '60, di sicuro è un libro.
I libri antichi mi fanno sentire ricco, è proprio un oggetto che mi piace possedere. Li guardo, a volte li prendo in mano, li sfoglio davanti ad amici stralunati, e sto bene.
Ecco, domenica mattina ho comprato una bella edizione de I Promessi Sposi, non bellissima, anche tenuta abbastanza male in effetti, ma gustosa e datata 1938.
L'ho spulciata per dieci minuti buoni, ero rimasto affascinato dal brano "autografo" di Manzoni in coda al volume (in foto).
Una sestina del 5 maggio (la penultima) che io ho riconosciuto quasi subito, e cioè una volta a casa quando l'ho data in pasto a San Google motore martire.
Quando c'è un oggetto non prezzato che vorrei comprare io mi pongo un limite di spesa in testa, oltre al quale non voglio andare, ed affido a questo parametro la decisione o meno di acquistare. 20 euro glieli avrei dati, questo mi dicevo. Poi lui è venuto lì ed è come se l'avesse prezzato al momento, l'ha aperto, ha fatto scorrere le pagine, ha visto che qualche foglio si staccava e ha chiesto 8. Quindi l'ho preso, e poi ho speso i 12 euro incredibilmente avanzati per mezza forma di cenerino di Roccastrada.
I versi, se non siete farmacisti ve li traduco, recitano così:
Bella Immortal benefica
Fede ai trionfi avvezza
Scrivi ancor questo, allegrati
Che più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò
Ma quello che mi attizza è il secondo verso barrato, sul manoscritto. Il buon Manzoni, era partito per un'altra via, dunque, in questa sestina ("Nuova la tua + sgorbio incomprensibile che forse finisce in "zione") e chissà che magari, seguitando da lì e ritrovandosi con una rima che non viene, una sillaba da allungare o un'accentatura da spostare, chissà se avrebbe comunque finito per sostenere e avvalorare la tesi che ci è nota. Così, mi piace pensare che il secondo verso, quello nuovo, che termina con "avvezza" e porta due righe più sotto ad "altezza", rimanendo in versione originaria con quello sgorbio che termina in "zione", chissà mai che non avrebbe portato il Manzoni a sbottare e a chiudere la rima con "coglione".
Con tanti saluti alla vera gloria.
29 dicembre 2011
Il mio amico Guitar Jim
Nel sistema numerico decimale, il 100 è un numero tondo e come tale abbiamo una certa consuetudine a celebrarlo, anche se alla fine è una convenzione pura e semplice, del resto non lo sono anche i nostri onomastici, anniversari e compleanni?
Ragioniamo in base dieci perché il numero è legato al corpo dell'uomo, che probabilmente ha trovato il primo ausilio al far di conto proprio nelle dita delle sue mani. Come pare notò Aristotele, l’uso del sistema decimale non fu altro che il risultato del fatto anatomico accidentale che l'uomo è nato con dieci dita delle mani. Da qui anche la sconvolgente teoria che Aristotele potesse in realtà essere donna, altrimenti magari si ragionava in base undici.
Io avevo un collega, il Maestro, che era detto 8 e mezzo visto che, a causa d’un incidente, aveva perso un dito e mezzo. Riteniamoci fortunati che non abbiamo ereditato un sistema numerico ideato dal Maestro. Immaginatevi un po’ a fare i compiti di matematica dei vostri figli con un sistema numerico in base 8,5… roba da manicomio.
- 100 come i passi che separano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti a Cinisi;
- 100 come il primo numero di Zagor a colori: Il mio amico Guitar Jim;
- 100 come gli anni di solitudine dei Buendía;
- 100 come il primo numero di Alan Ford a colori: Le colline nere del Sud Dakota, dove compare per la prima volta il personaggio del pappagallo Clodoveo;
- 100 come le botteghe di via Gioberti;
- 100 come l’indice di gradimento che Enrico Maria Salerno aveva in famiglia e che si leggeva in alto a destra, sul televisore, quando entrava in cucina, perché possedeva una cucina Salvarani;
- 1100100 come la sequenza binaria per dirlo;
- 100 come i post che La Linea conta oggi.
18 dicembre 2011
Le Affinità Lettive
Quando due persone, A e B, vanno a vivere insieme unendo i loro patrimoni intellettuali, a casa di A, a casa di B, in affitto a casa di C, o in una casa magari di A e B, capita che nella libreria, così come nella discoteca, si vadano a formare coppie di due articoli uguali. Stessi libri o stessi dischi.
Questa clonazione materiale che sprigiona dal sentimento che unisce A e B è un fenomeno a cui prestare molta attenzione perché può essere spia di scenari futuri, di normalità, di battaglie di coppia o di sempiterna comunione di anima e di fisico.
Fateci caso ai libri che si sono duplicati sui vostri scaffali (più che ai dischi, secondo me) perché possono fornire preziose rivelazioni riguardo alle affinità sulle quali avete puntato, sulla loro solidità o sulla loro fatale precarietà.
La riflessione del resto nasce spontanea quando A apre lo scatolone coi libri di B.
- Ehi, anche tu hai letto Guida all'imbalsamazione dei ratti?
State tranquilli che si tratta proprio della vostra cazzo di anima gemella.
Chiaramente più il volume che raddoppia è strampalato o di nicchia e più acqua porta al mulino della vostra felicità di coppia e della vostra intimità.
Ma se volete fare una cosa buona, anche se meno facile, potete indagare e soffermarvi anche sui testi che vi sareste aspettati sbucassero dallo scatolone dei libri del vostro partner ma che, inspiegabilmente, pare non ci fossero.
Se cercate sullo scaffale della letteratura americana Vuoi star zitta per favore? ma rinvenite soltanto la vostra vecchia copia, allora conviene che ci pensiate. Riflettete sul fatto che la vostra probabile metà non ha sentito la necessità di acquistarlo. Magari indagate se l'ha letto perché preso in prestito in biblioteca o da un amico, anche se vale di meno perché, comunque, non l'avrà ritenuto un libro da possedere(*).
La teoria può essere applicata anche in un'ottica preventiva, quando A, ancora indeciso se andare a vivere assieme a B, sbircia nella libreria a casa di B alla ricerca del suo romanzo feticcio. Nel caso, sarà d'uopo accertarsi che il volume non sia stato acquistato dalla futura suocera, nonché mamma di B.
Per quanto mi riguarda i libri (antecedenti al 1998) che ci siamo ritrovati doppi sono:
(*) - I libri da possedere sono quelli che dopo la lettura da biblioteca o da amico ci si sente di dover acquistare per averne una copia con noi.
Questa clonazione materiale che sprigiona dal sentimento che unisce A e B è un fenomeno a cui prestare molta attenzione perché può essere spia di scenari futuri, di normalità, di battaglie di coppia o di sempiterna comunione di anima e di fisico.
Fateci caso ai libri che si sono duplicati sui vostri scaffali (più che ai dischi, secondo me) perché possono fornire preziose rivelazioni riguardo alle affinità sulle quali avete puntato, sulla loro solidità o sulla loro fatale precarietà.
La riflessione del resto nasce spontanea quando A apre lo scatolone coi libri di B.
- Ehi, anche tu hai letto Guida all'imbalsamazione dei ratti?
State tranquilli che si tratta proprio della vostra cazzo di anima gemella.
Chiaramente più il volume che raddoppia è strampalato o di nicchia e più acqua porta al mulino della vostra felicità di coppia e della vostra intimità.
Ma se volete fare una cosa buona, anche se meno facile, potete indagare e soffermarvi anche sui testi che vi sareste aspettati sbucassero dallo scatolone dei libri del vostro partner ma che, inspiegabilmente, pare non ci fossero.
Se cercate sullo scaffale della letteratura americana Vuoi star zitta per favore? ma rinvenite soltanto la vostra vecchia copia, allora conviene che ci pensiate. Riflettete sul fatto che la vostra probabile metà non ha sentito la necessità di acquistarlo. Magari indagate se l'ha letto perché preso in prestito in biblioteca o da un amico, anche se vale di meno perché, comunque, non l'avrà ritenuto un libro da possedere(*).
La teoria può essere applicata anche in un'ottica preventiva, quando A, ancora indeciso se andare a vivere assieme a B, sbircia nella libreria a casa di B alla ricerca del suo romanzo feticcio. Nel caso, sarà d'uopo accertarsi che il volume non sia stato acquistato dalla futura suocera, nonché mamma di B.
Per quanto mi riguarda i libri (antecedenti al 1998) che ci siamo ritrovati doppi sono:
- Il Bar sotto il mare - Stefano Benni
- È già mercoledì e io no - Alessandro Bergonzoni
- L'Alchimista - Paulo Coelho
- Madame Bovary - Gustave Flaubert
- Rimini - Pier Vittorio Tondelli (da cui lo spunto per questo post, grazie Alligatore)
(*) - I libri da possedere sono quelli che dopo la lettura da biblioteca o da amico ci si sente di dover acquistare per averne una copia con noi.
14 novembre 2011
Io lo odio il lunedì ma un po' meno
Stasera vado a giocare a tennis. Una cosa piccola ma buona, per citare il titolo di uno dei più bei racconti scritti dal maestro, sempre se si possa arrischiarsi a ordinare per bellezza le opere d’arte.
Quest’ora di tennis settimanale, al di là del piacere che di per sé m'infonde, assume una rilevanza speciale nel susseguirsi dei giorni e nell’oscillazione del mio umore.
Il fatto di avere in qualche modo cementato quest’impegno al lunedì l’ha caricato di significati e meriti che vanno al di là di palle break, servizi vincenti e passanti incrociati.
Il pensiero di giocare riqualifica in toto il giorno. Le beghe d’inizio settimana mi s’inquadrano in una luce nuova, si staccano dal grigiore tipico del lunedì rimasterizzate in un prisma di terra rossa e palle gialle.
Non ho in odio particolarmente il lunedì, però, rimettere in moto la macchina organizzativa familiare, a partire da una sveglia puntata presto, richiede del sano impegno fisico e mentale. Perciò, drogare la malinconia post domenicale con l’idea di prendere a pallate qualcuno, mi corrobora più d'un bicchiere di fernet.
Sempre a proposito di tennis viene naturale citare, a beneficio di tutti i baricchiani e per gli amanti della lettura in genere, il primo dei 50 libri che Baricco, appunto, presenterà ogni domenica dalle pagine di Repubblica.
Ieri l'esordio parlando di Open, una biografia di Andre Agassi. C'è una citazione che da sola vale l'articolo e forse il libro, è una classificazione, una suddivisone bipolare di quelle che mi stanno tanto a cuore.
A pronunciarla è il preparatore atletico Gil Reyes ed è rivolta allo stesso Agassi, fa così:
Certe persone sono termometri, altre termostati. Tu sei un termostato. Non registri la temperatura in una stanza, la cambi.
Una bella iniezione di fiducia. Sia in campo per affrontare Pete Sampras sia fuori campo per affrontare Steffi Graf.
Leggendola, dopo la prima frase, per simpatia verso la parola, ho pensato che la miglior alternativa in cui incarnarsi doveva essere il termometro, perché termostato suonava male. Ma poi ho capito, eh.
Quindi stasera cercherò di essere un termostato, colpirò quella cazzo di pallina quando sale, che quando scende son buoni tutti e starò con i piedi ben dentro al campo.
Poi vi saprò dire.
Quest’ora di tennis settimanale, al di là del piacere che di per sé m'infonde, assume una rilevanza speciale nel susseguirsi dei giorni e nell’oscillazione del mio umore.
Il fatto di avere in qualche modo cementato quest’impegno al lunedì l’ha caricato di significati e meriti che vanno al di là di palle break, servizi vincenti e passanti incrociati.
Il pensiero di giocare riqualifica in toto il giorno. Le beghe d’inizio settimana mi s’inquadrano in una luce nuova, si staccano dal grigiore tipico del lunedì rimasterizzate in un prisma di terra rossa e palle gialle.
Non ho in odio particolarmente il lunedì, però, rimettere in moto la macchina organizzativa familiare, a partire da una sveglia puntata presto, richiede del sano impegno fisico e mentale. Perciò, drogare la malinconia post domenicale con l’idea di prendere a pallate qualcuno, mi corrobora più d'un bicchiere di fernet.
Sempre a proposito di tennis viene naturale citare, a beneficio di tutti i baricchiani e per gli amanti della lettura in genere, il primo dei 50 libri che Baricco, appunto, presenterà ogni domenica dalle pagine di Repubblica.
Ieri l'esordio parlando di Open, una biografia di Andre Agassi. C'è una citazione che da sola vale l'articolo e forse il libro, è una classificazione, una suddivisone bipolare di quelle che mi stanno tanto a cuore.
A pronunciarla è il preparatore atletico Gil Reyes ed è rivolta allo stesso Agassi, fa così:
Certe persone sono termometri, altre termostati. Tu sei un termostato. Non registri la temperatura in una stanza, la cambi.
Una bella iniezione di fiducia. Sia in campo per affrontare Pete Sampras sia fuori campo per affrontare Steffi Graf.
Leggendola, dopo la prima frase, per simpatia verso la parola, ho pensato che la miglior alternativa in cui incarnarsi doveva essere il termometro, perché termostato suonava male. Ma poi ho capito, eh.
Quindi stasera cercherò di essere un termostato, colpirò quella cazzo di pallina quando sale, che quando scende son buoni tutti e starò con i piedi ben dentro al campo.
Poi vi saprò dire.
5 novembre 2011
Read Only Memory - n. 1
Ovvero la Memoria di Sola Lettura che mi piacerebbe impegnare con il contributo di chi vorrà farlo.
Vi lascio qui di seguito alcune semplici istruzioni che potete pedissequamente seguire oppure barbaramente infrangere.
Prendete il libro che state leggendo (forza, alzare il culo!), va bene anche se l'avete finito da poco, non va bene andare in libreria e tirare giù il vostro romanzo cult.
Se non perdete il vostro tempo sui libri, può andare bene un quotidiano, o l'ultimo Dylan Dog, o il bugiardino dell'aspirina pure.
Aprìtelo, cercate una frase sottolineata o evidenziata se siete lettori che sottolinenano o evidenziano, altrimenti sceglietene una così, epocale come banale, anche a caso volendo, ci piacerà leggerla comunque.
Quindi lasciate un vostro commento, riportando il pezzo che avete scelto, oltre al titolo e all'autore del libro.
Cosa ne uscirà? Forse niente, ma forse troveremo l'ispirazione per nuove letture.
Magari ci conosceremo un po' meglio, anche se questo non sarà necessariamente un bene.
Anche chi di solito legge e basta e non ha account come blogger, se ha voglia, può postare una frase dal suo libro in lettura usando il profilo anonimo (magari si firma lo stesso, a mano).
Vi lascio qui di seguito alcune semplici istruzioni che potete pedissequamente seguire oppure barbaramente infrangere.
Prendete il libro che state leggendo (forza, alzare il culo!), va bene anche se l'avete finito da poco, non va bene andare in libreria e tirare giù il vostro romanzo cult.
Se non perdete il vostro tempo sui libri, può andare bene un quotidiano, o l'ultimo Dylan Dog, o il bugiardino dell'aspirina pure.
Aprìtelo, cercate una frase sottolineata o evidenziata se siete lettori che sottolinenano o evidenziano, altrimenti sceglietene una così, epocale come banale, anche a caso volendo, ci piacerà leggerla comunque.
Quindi lasciate un vostro commento, riportando il pezzo che avete scelto, oltre al titolo e all'autore del libro.
Cosa ne uscirà? Forse niente, ma forse troveremo l'ispirazione per nuove letture.
Magari ci conosceremo un po' meglio, anche se questo non sarà necessariamente un bene.
Anche chi di solito legge e basta e non ha account come blogger, se ha voglia, può postare una frase dal suo libro in lettura usando il profilo anonimo (magari si firma lo stesso, a mano).
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