La prima: quando vi capita di dover esporre un concetto per punti, oppure di dover rispondere ad una domanda con un elenco di motivi o argomentazioni, evitate nella maniera più assoluta di esplicitare in premessa il numero dei concetti che andrete ad esporre.
(tipo: Fondamentalmente sono tre i motivi per cui ti amo, cara... Le cose di cui non posso fare a meno nella vita sono cinque...)
Perché poi, fatalmente, va a finire che quando sbobinate il discorso alcuni punti si fonderanno perché simili, altri perderanno importanza e deciderete di tagliarli e altri ancora sbucheranno dal nulla senza che li abbiate mai considerati prima e reclameranno un posto in elenco.
E il numero dichiarato in partenza, se non per delle fortuite combinazioni algebrico-astronomiche, non tornerà MAI.
E farete una figuretta di quelle.
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30 gennaio 2018
22 febbraio 2017
Per me l'è pari
A me piace svegliarmi alle ore pari.O ai minuti pari.
O ai minuti col "5", che son dispari ma rassicuranti nel metrico decimale.
Anche questo è un sintomo di vecchiaia, temo, una debolezza psichica.
Sono in grado di puntare la sveglia alle 7:00 (l'anno scorso) o alle 6:40 (quest'anno con Juno e le medie inferiori) e anche al minutaggio che finisce in 2, 4, 6, 8, volendo.
Eppure sono stato giovane anch'io e ho puntato sveglie alle 1:19, alle 7:01 o alle 6:47 senza che questo mi rovinasse il sonno.
Senza che la disparitudine interferisse con i miei bioritmi.
Quanto a sveglie, la meglio però l'era quella di' mi' nonno Gigi che quando la suonava la cominciava a camminare sul top del cassettone di marmo fino a cascare in terra, senza che questo ne precludesse il riutilizzo il mattino successivo.
30 gennaio 2017
Fino al Connemara
Alla fine poi uno stracazzo di lavoro me lo sono pure trovato. O lui ha trovato me, parola del signore.
È che mi sono fottuto i venerdì sera. D’altro canto, non ci piscio su cento euri di pappa scodellata.
Va che passo da zia bella alle case del comune per la tombolata, me ne sto lì il tempo della prima vincita e poi vado al cesso come da accordi con Oliviero.
- Io sono Oliviero - mi aveva abbordato un po’ di tempo fa 'sto vecchio che decrepito è decrepito però è sveglio – mi sembra che stai in bolletta.
- E a te che cazzo?
- Venire qui a spillare 50 euro a tua zia, porella, ma non ti vergogni punto?
Stavo per mettergli le mani su i’ viso e buttargli giù pure i denti finti ma son galantuomo e non m’azzuffo coi vecchi.
- Fatti trovare qui anche venerdì prossimo e tu buschi cento euro senza ingrullire.
Di dubbi ero pieno, non sai mai con chi vai a infrascarti a questi chiardiluna, ognimodo ci vo, mi ero pure rileccato a garbo.
Piglio una cartella e aspetto.
32 ‘e cose che nun saccio dicere
Il tipo che tira su i numeri, quello di Compiobbi che s’atteggia a Masaniello, mi sta sempre sui coglioni, non è che è migliorato.
21 o’ guercio ‘e vedetta
Zia bella mi tiene a braccetto, non so se sa, se sa tiene la parte.
64 ‘A neve n’goppa a Monte Morello
Poi, a una certa, Oliviero mi fa un cenno e s’alza, io lo seguo come si conviene e davanti al cesso mi consegna Bibì e Bibò, ovvero due omarini cha avevan d’andare al cimitero a trovare le spose cadaveri.
6 a’ cazzuola ‘ro muratore
- Questo l’è Mario e questo l’è Antonello, tu li porti al camposanto di sant’Agata, tanto l’è aperto, mettan du fiori alle su' spose, poi tu li riporti qui e cento euri un te li leva nessuno.
1 l'omm'e merd
Unn’era proprio un posto fisso, ma per cominciare poteva anche andare. ‘Sti vecchi son zeppi di soldi questo l'è poco ma l’è sicuro.
Stasera pare più tosta, però.
- Senti caro, questo l’è Benito e questa l’è la Pia, voglian senti’ della musica, pensaci te, portali in un locale, sonagli qualcosa te, sai sonare?
- I campanelli, so sonare.
- Vabbè, son tutti tua, fai un po’ come ti pare. Alle 11 qui però, mi raccomando.
Così parto con questo reflusso gastroesofageo degli anni venti, il Benito, e questa nonnina sorda come un panchetto che l’è la Pia.
- Ma che state insieme? – gli fo, così per fa’ du’ chiacchiere.
- Insieme a chi? - mi fa lui, lei mi guarda e sorride come dire l’è grullo. Allora mi cheto subito.
Avevo pensato quasi quasi di portarli al Red Garter che lì conosco uno, magari mi fa passare per una mezz’ora ma poi ho avuto un’idea meglio.
Ho parcheggiato dietro al campeggio al piazzale Michelangiolo che a quell’ora di solito l’è banda.
L'ho sistemati su una panca di quelle nel controviale dove la gente la viene a correre, Benito e la Pia guardavano passare le macchine che l’era un piacere.
- Ecco una Lancia, fa Benito.
- Macché, l’arancia di sera la mi fa venire i fortori, un la voglio.
- Bada l’Ibiza!
- La pizza? Ma tu sei sfondato… un s’è di già preso il brodino?
Poi Benito mi guarda a me
- O la musica?
- Ora l’arriva, state boni.
Un finisco di dirlo che da dietro, dalla zona anfiteatro del campeggio, parte il pulcino pio come pezzo riempipista della baby dance, poi vai con il salto del canguro e il cazzo del coccodrillo che son trent'anni e ancora un si sa come fa.
Li racqueto per un altri venti minuti e poi attacca una tipa.
- Eccola la musica Benito, senti bella.
Il cielo d'Irlanda si spulcia i capelli alla luna
Il cielo d'Irlanda è un gregge che pascola in cielo
- O che musica l’è, un la conosco mica.
Dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
Il cielo d'Irlanda si muove con te
- L’è una della Mannoia, Il cielo d’Irlanda.- Noé, un ce l’ho la ghirlanda, un so mica morta - fa la Pia.
- Unnè mica morta - mi fa Benito, che unnò ancora capito se ci fa o ci è.
Dal Donegal alle isole Aran
E da Dublino fino al Connemara
- E quella se un mi sbaglio l’è una Toyota.- Un po’ idiota mi sembra anche a me, ma con chi c’ha mandato Oliviero?
- L’è i’ nipote della Piera, quello passa il convento - Benito mi strizza l’occhio.
Il cielo d'Irlanda si muove con te
Il cielo d'Irlanda è dentro di te
Non è che ci si passa tutta la sera su quella panchina intendiamoci, il tempo di vagabondo chi son io e di con le mani posso finalmente bere e via, li ricarico in macchina.- Ma questa macchinina icché l’è - mi fa Benito. Unné sta zitto un secondo.
- Una Ka.
- Ecco, bravo, parla più forte sennò un capisco un’acca!
Si rientra al bingo quatti quatti, Oliviero pare in pensiero ma non sono nemmeno le dieci e mezzo, manco fossero i su' figlioli.
29 a' frittur’e calamare
La zia mi fa un sorrisone e mi fa cenno di sedermi.
- Ora guarda di non perdere anche questo di lavoro - e mi verga una gomitata nelle costole.
65 o’ nipote mascalzone
‘Sto figlio di bonadonna di Compiobbi un giorno l’agguanto e lo piglio a calcinculo fino alle Sieci.
22 e' ragazz’e Sanfrediano
Tombola, fa un cristiano di fondo alla sala e tutti a bociare: “Controllo, controllo!”
______________________________
Per EDS in fuga:
- Stelle by Dario
- Soldatini by Dario
- Attraverso le barricate by Lillina
- Come se by La Donna Camèl
11 novembre 2015
Di numeri e di biscotti
In uno di quei riflussi nostalgici che sempre più spesso ultimamente mi si presentano è
andata che ho comprato dei Pavesini che mi sto sparando, pacchetto dopo pacchetto, a
colazione.
Ma voi, se foste stati il signor Pavesi, quanti diamine di biscotti avreste messo per ogni singola confezione?
Questo mi chiedevo ieri mattina in scooter mentre venivo in ufficio.
In realtà mi ero posto la questione a metà colazione, ma avendo già pappato alcuni e imprecisati pavesini mi era impossibile ricavare il numero iniziale, anche perché la confezione, giustamente anni '70 e priva di ogni e qualsivoglia malfunzionante apertura facilitata, va completamente dilaniata per accedere ai biscotti e non presentava uno spazio vuoto stimabile in numero di pavesini mangiati da sommare a quelli restanti per ottenere un totale.
Insomma a occhio potevano sembrare una decina ecco, o forse otto. O magari dodici.
In effetti erano le tre ipotesi più probabili anche se per questione di rotondità tendevo a pensare al 10. 10 frollini per confezione, e magari 10 confezioni per scatola. La vuoi meglio?
[n.p.g.(*) ogni scatola classica contiene 8 confezioni]
Invece cosa t'inventa il signor Pavesi? In ogni pacchettino ce ne stipa 11. Undici!
Ok, li state contando... vi lascio qualche secondo...
...
Fatto?
Sì, lo so, non ha senso, eppure è così.
La mia incredulità è stata avallata poi in famiglia, quando ho posto la questione tipo fagioli di Raffaella, e nessuno s'è sognato di dire 11.
Undici per otto ottantotto e via andare con una serie di multipli irragionevoli per un addetto alle statistiche di produzione e vendita.
Alla fine, e mi era venuto il sospetto, il conto pari l'hanno fatto con il peso, una confezione di 11 biscotti pesa infatti 25 grammi e questo spiega - quasi - tutto.
Sì perché, a quel punto, un frollino pesa 2,27 periodico, ma dico, non era più semplice farlo di 2,5 grammi?
(*) - n.p.g. nota post gugolata
Ma voi, se foste stati il signor Pavesi, quanti diamine di biscotti avreste messo per ogni singola confezione?
Questo mi chiedevo ieri mattina in scooter mentre venivo in ufficio.
In realtà mi ero posto la questione a metà colazione, ma avendo già pappato alcuni e imprecisati pavesini mi era impossibile ricavare il numero iniziale, anche perché la confezione, giustamente anni '70 e priva di ogni e qualsivoglia malfunzionante apertura facilitata, va completamente dilaniata per accedere ai biscotti e non presentava uno spazio vuoto stimabile in numero di pavesini mangiati da sommare a quelli restanti per ottenere un totale.
Insomma a occhio potevano sembrare una decina ecco, o forse otto. O magari dodici.
In effetti erano le tre ipotesi più probabili anche se per questione di rotondità tendevo a pensare al 10. 10 frollini per confezione, e magari 10 confezioni per scatola. La vuoi meglio?
[n.p.g.(*) ogni scatola classica contiene 8 confezioni]
Invece cosa t'inventa il signor Pavesi? In ogni pacchettino ce ne stipa 11. Undici!
Ok, li state contando... vi lascio qualche secondo...
...
Fatto?
Sì, lo so, non ha senso, eppure è così.
La mia incredulità è stata avallata poi in famiglia, quando ho posto la questione tipo fagioli di Raffaella, e nessuno s'è sognato di dire 11.
Undici per otto ottantotto e via andare con una serie di multipli irragionevoli per un addetto alle statistiche di produzione e vendita.
Alla fine, e mi era venuto il sospetto, il conto pari l'hanno fatto con il peso, una confezione di 11 biscotti pesa infatti 25 grammi e questo spiega - quasi - tutto.
Sì perché, a quel punto, un frollino pesa 2,27 periodico, ma dico, non era più semplice farlo di 2,5 grammi?
(*) - n.p.g. nota post gugolata
17 luglio 2014
Un anno di corsa in numeri
È passato esattamente un anno da quando ho ri-preso a correre, galeotto fu il parco di Rimigliano.
Un anno fa pesavo 83 kg, adesso ne peso 78 Kg.
Ho speso circa 700 € tra certificazione medica (150), abbigliamento tecnico (400) e iscrizioni alle varie competizioni (150).
In un anno sono uscito 121 volte a correre che fa 1 volta ogni 3 giorni. Un quarto di queste attività le ho svolte nei giorni feriali prima di recarmi in ufficio con la sveglia puntata alle 5:45.
Sono stato fuori 129 ore con tre paia di scarpe diverse.
Ho percorso 1.329 km di cui 20 a Barceloneta.
Ho corso su asfalto, acciottolato, strade bianche, sentieri, boschi, sabbia e fango. Ho corso al mare, in montagna, in città.
Ho corso in salita e ho corso al buio con la lampada da minatore sulla testa. Ho corso col sole a picco, con la neve e con la pioggia. Ho visto lepri, fagiani, caprioli, cinghiali. Ho corso ascoltando la natura e ascoltando Radio Capital.
Ho fatto 4 volte le valige sempre includendo le scarpe da running.
Ho sofferto di infiammazione al piriforme, fascite plantare, tendinite, crampi, capezzolo del podista.
Ho scritto 10 post, più questo, che parlano di corsa.
Ho corso 3 mezze maratone con un personale di 1h 44m 28s.
Da quando corro mangio tutto quello che mi va senza l’ombra di un senso di colpa. Niente rinunce a pasta, a pizza, a dolci o a vino.
Sono andato a letto prima e più stanco. Ho dormito meglio.
Ho solo letto meno libri, e direi che questo è l’unico cruccio.
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9 aprile 2013
Sette per otto cinquantasei
Ogni volta che nel mondo un bambino, o chi per esso, viene interrogato su questa tabellina si apre un varco spazio temporale che assume una consistenza quasi solida, tridimensionale, e copre la distanza dalla domanda posta alla risposta data.
Poi, gli attimi di vuoto evolvono in un processo chimico e si condensano in pure particelle tangibili di tempo perduto (nella foto Marcel Proust è À la recherche del cinquantasei).
Sette per otto, con anche il suo speculare, è la tabellina più tosta e meno memorizzabile che possa esistere. I cinquantotto, i quarantasei, i cinquantadue si sprecano nell’universo delle risposte sbagliate.
Un gruppo di ricercatori del MIT (*) firma uno studio sulla deriva ipotetica e migliore che avrebbe preso il mondo se al sette per otto fosse stato sempre risposto a tempo zero.
Con il tempo risparmiato avreste potuto prendere quel treno, portare Sara ogni giorno al mare, imparare a giocare a Bridge, salvare il vostro Tamagotchi, baciare quella tipa alla fermata della metro.
Con un po’ di tempo in più il padre di Kim Jong-un avrebbe avuto modo d’infilarsi il profilattico. I Clash avrebbero fatto un altro disco e Kubrick un altro film, Armstrong e Aldrin avrebbero proseguito fino alle Lune di Giove.
E Bach invece della solita Toccata e fuga avrebbe magari composto una Toccata e resto altri dieci minuti magari mi prendo un caffettino.
La soluzione è insegnare ai nostri cuccioli, assieme al loro nome, anche il sette per otto, fin da piccoli.
- Come ti chiami? - Pietro.
- Sette per otto? - Cinquantasei.
E via andare: più facile a farsi che a dirsi.
(*) Massachusetts Institute of TempoPerduto
Poi, gli attimi di vuoto evolvono in un processo chimico e si condensano in pure particelle tangibili di tempo perduto (nella foto Marcel Proust è À la recherche del cinquantasei).
Sette per otto, con anche il suo speculare, è la tabellina più tosta e meno memorizzabile che possa esistere. I cinquantotto, i quarantasei, i cinquantadue si sprecano nell’universo delle risposte sbagliate.
Un gruppo di ricercatori del MIT (*) firma uno studio sulla deriva ipotetica e migliore che avrebbe preso il mondo se al sette per otto fosse stato sempre risposto a tempo zero.
Con il tempo risparmiato avreste potuto prendere quel treno, portare Sara ogni giorno al mare, imparare a giocare a Bridge, salvare il vostro Tamagotchi, baciare quella tipa alla fermata della metro.
Con un po’ di tempo in più il padre di Kim Jong-un avrebbe avuto modo d’infilarsi il profilattico. I Clash avrebbero fatto un altro disco e Kubrick un altro film, Armstrong e Aldrin avrebbero proseguito fino alle Lune di Giove.
E Bach invece della solita Toccata e fuga avrebbe magari composto una Toccata e resto altri dieci minuti magari mi prendo un caffettino.
La soluzione è insegnare ai nostri cuccioli, assieme al loro nome, anche il sette per otto, fin da piccoli.
- Come ti chiami? - Pietro.
- Sette per otto? - Cinquantasei.
E via andare: più facile a farsi che a dirsi.
(*) Massachusetts Institute of TempoPerduto
28 gennaio 2013
Obiettivi 2013
La linea guida alla scelta degli obiettivi per l'anno 2013 è la qualità. Meno stress legato a numeri e più impegno nelle singole attività, tanto per essere chiari. Con qualche eccezione.
Strada
1 - Zero multe;
Alimentazione
2 - Elaborare 10 ricette complicate, fuori dalle mie abitudini e dalla mia padronanza (per la validazione sarà
necessaria la buona riuscita);
Cura della mente
3 - Leggere, tra le altre cose, questi 3 libri: Infinite Jest, 2666, Delitto e Castigo;
Cultura e amici
4 - Vedere al cinema almeno 6 film di livello + 6 uscite birra e/o pizza;
Piacere
5 - Trombare la Cucinotta;
Casa
6 - Riordinare il ripostiglio, gettare il gettabile, sistemare la porta va e vieni, fare le riprese di tinteggiatura;
Salute
7 - Proseguire attività tennistica + camminate + sempre scale quando si può (peso max 82 il 31/12 mattina);
Economia
8 - Incrementare il saldo del c/c vs 2012;
Famiglia
9 - Cercare di non perdere le staffe con figlio 1 per lavoro e figlio 2 per scuola;
Scrittura
10 - Ricominciare a buttar giù delle storie;
Salutissima
11 - Arrivare al 2014.
Strada
1 - Zero multe;
Alimentazione
2 - Elaborare 10 ricette complicate, fuori dalle mie abitudini e dalla mia padronanza (per la validazione sarà
necessaria la buona riuscita);
Cura della mente
3 - Leggere, tra le altre cose, questi 3 libri: Infinite Jest, 2666, Delitto e Castigo;
Cultura e amici
4 - Vedere al cinema almeno 6 film di livello + 6 uscite birra e/o pizza;
Piacere
5 - Trombare la Cucinotta;
Casa
6 - Riordinare il ripostiglio, gettare il gettabile, sistemare la porta va e vieni, fare le riprese di tinteggiatura;
Salute
7 - Proseguire attività tennistica + camminate + sempre scale quando si può (peso max 82 il 31/12 mattina);
Economia
8 - Incrementare il saldo del c/c vs 2012;
Famiglia
9 - Cercare di non perdere le staffe con figlio 1 per lavoro e figlio 2 per scuola;
Scrittura
10 - Ricominciare a buttar giù delle storie;
Salutissima
11 - Arrivare al 2014.
2 gennaio 2013
Obiettivi 2012 - consuntivo
E così questa specie di PAC-MAN per discromatopsici sintetizza il mio 2012. Ho messo un grafico, per quanto insulso, perché dice che i grafici tirano. Mah.
Vediamo il dettaglio:
1 - Arrivare al 2013 - e questo l'ho preso: vivo alla meta.
2 - Leggere almeno 24 libri - preso, anche se faticando (seguirà post).
3 - Finire la 1a stesura del "raccontone" - fallito, alla grande. Ho scritto un capitolo, faccio caà.
4 - Trombare la Cucinotta - fallito, però ho gettato le basi, la seguo su twitter e le ho mandato il link a un mio certo post (se mi dovessero arrestare per stalking spero solo non mi diano i domiciliari dalla Santanchè)
5 - Ampliare la casa di 1 vano - fatto. Mi ha ridotto sul lastrico, però fatto.
6 - Giocare almeno 48 ore di tennis - alla stragrande, obiettivo più che doppiato sulla scia dell'entusiasmo scaturito da Open e non solo.
7 - Uscire almeno 12 volte con gli amici - preso per un pelo, con la dozzina raggiunta appena prima di Natale.
8 - Cucinare almeno 24 nuove ricette - preso, anche se molto impegnativo. È l'obiettivo che mi ha dato più soddisfazione dell'anno. Mi prendo il merito dell'idea. È stato apprezzato da dolcemetà, figli, amici, parenti... insomma mangiare garba sempre. (magari seguirà un post sull'argomento)
9 - Scrivere almeno 120 nuovi post sul blog - preso, nonostante nuove energie disperse in giro su altri asocial network.
10 - Dire almeno 12 volte "ti amo" in giorni diversi, la donna va bene anche la stessa - preso.
11 - Riuscire a vedere sulla bilancia almeno una volta i 79,9 e chiudere l'anno max a 82 kg - preso, ma che stress immondo: chiudo a 81,8.
9 su 11 è un bel risultato, il migliore degli ultimi anni; mi ha stimolato senz'altro il fatto di averli resi pubblici, venire qui a raccontare il fallimento non era proprio la mia massima aspirazione.
Ho intenzione di ripetere la cosa anche per il 2013, ma mi prenderò gennaio per pensare alla scelta degli obiettivi. Una linea per quest'anno che punterà alla qualità piuttosto che alla quantità.
E l'undicesimo, quello che spariglia, ce l'ho già in testa: Zero multe!
Vediamo il dettaglio:
1 - Arrivare al 2013 - e questo l'ho preso: vivo alla meta.
2 - Leggere almeno 24 libri - preso, anche se faticando (seguirà post).
3 - Finire la 1a stesura del "raccontone" - fallito, alla grande. Ho scritto un capitolo, faccio caà.
4 - Trombare la Cucinotta - fallito, però ho gettato le basi, la seguo su twitter e le ho mandato il link a un mio certo post (se mi dovessero arrestare per stalking spero solo non mi diano i domiciliari dalla Santanchè)
5 - Ampliare la casa di 1 vano - fatto. Mi ha ridotto sul lastrico, però fatto.
6 - Giocare almeno 48 ore di tennis - alla stragrande, obiettivo più che doppiato sulla scia dell'entusiasmo scaturito da Open e non solo.
7 - Uscire almeno 12 volte con gli amici - preso per un pelo, con la dozzina raggiunta appena prima di Natale.
8 - Cucinare almeno 24 nuove ricette - preso, anche se molto impegnativo. È l'obiettivo che mi ha dato più soddisfazione dell'anno. Mi prendo il merito dell'idea. È stato apprezzato da dolcemetà, figli, amici, parenti... insomma mangiare garba sempre. (magari seguirà un post sull'argomento)
9 - Scrivere almeno 120 nuovi post sul blog - preso, nonostante nuove energie disperse in giro su altri asocial network.
10 - Dire almeno 12 volte "ti amo" in giorni diversi, la donna va bene anche la stessa - preso.
11 - Riuscire a vedere sulla bilancia almeno una volta i 79,9 e chiudere l'anno max a 82 kg - preso, ma che stress immondo: chiudo a 81,8.
9 su 11 è un bel risultato, il migliore degli ultimi anni; mi ha stimolato senz'altro il fatto di averli resi pubblici, venire qui a raccontare il fallimento non era proprio la mia massima aspirazione.
Ho intenzione di ripetere la cosa anche per il 2013, ma mi prenderò gennaio per pensare alla scelta degli obiettivi. Una linea per quest'anno che punterà alla qualità piuttosto che alla quantità.
E l'undicesimo, quello che spariglia, ce l'ho già in testa: Zero multe!
24 dicembre 2012
Non di solo pane vive l'uomo un anno dopo
Eccoci qua, dopo lo scampato pericolo, a celebrare l'uscita dell'album calciatori Panini 2012/13.
E voi, nel frattempo, avete fatto coming out oppure alimentate ancora la facciata in cui dichiarate che il lato migliore del calcio è quello giocato, o visto in tivù.
Abbiamo aperto già sabato scorso le prime bustine, quando ancora neppure il blister ufficiale era stato diffuso. Prima figu in assoluto: lo scudo del Torino. Prima figu viola: l'immenso Borja Valero. Per la statistica.
Ve lo dico, dovesse capitarmi di stare in coma (spero di no), non lo so se qualcuno si vorrà pigliare la briga di stimolare il mio risveglio ma, nel caso, lasciate stare la musica, manco De André dovete farmi sentire, manco i Led Zeppelin. Provateci solo col rumore di una bustina calciatori aperta a strappo da un bambino dagli occhi luminosi.
Va bene anche un bambino di 50 anni.
p.s. Non di solo pane vive l'uomo, ma anche di Panini.
E voi, nel frattempo, avete fatto coming out oppure alimentate ancora la facciata in cui dichiarate che il lato migliore del calcio è quello giocato, o visto in tivù.
Abbiamo aperto già sabato scorso le prime bustine, quando ancora neppure il blister ufficiale era stato diffuso. Prima figu in assoluto: lo scudo del Torino. Prima figu viola: l'immenso Borja Valero. Per la statistica.
Ve lo dico, dovesse capitarmi di stare in coma (spero di no), non lo so se qualcuno si vorrà pigliare la briga di stimolare il mio risveglio ma, nel caso, lasciate stare la musica, manco De André dovete farmi sentire, manco i Led Zeppelin. Provateci solo col rumore di una bustina calciatori aperta a strappo da un bambino dagli occhi luminosi.
Va bene anche un bambino di 50 anni.
p.s. Non di solo pane vive l'uomo, ma anche di Panini.
27 luglio 2012
Una fetta di torta?
Ma sì, diamo i numeri. D'altro canto questo giro attorno al Sole la Terra l'ha compiuto davvero da quando La Linea era in fasce e allora vediamo come si è sviluppato, anche grazie a chi e a che cosa.
La maggior parte delle visite (motori di ricerca esclusi) arriva dei gentili blogroll di Ora e Qui, Sempre un po' a disagio, Sotto l'elmo di Kisciotte, Mai Maturo, La Donna Camel, Menocchio e la Sbullonata nel paese delle meraviglie.
Ma le info più succose, almeno per me, arrivano dalle parole digitate sui motori che in qualche modo, per caso o no, portano contatti alla Linea.
E beh, maialino grugnino è davvero ammirevole.
Per quanto riguarda invece le visite dall'estero (Italia padrona con 50.000 visite) stiamo a questo:
Sono in pratica tutti Paesi nei quali quest'anno è andata Giovy e quelli sono i suoi clic! Facciamo giusto salvo il sudafrica con Claudia.
24 aprile 2012
Dietro la notizia: Ruby
L'avrete sentito, Ruby sostiene che il berlusca la foraggiasse con 47.000 euro a settimana.
Ora, mi chiedo, ammesso e non concesso che ella offrisse dei servigi remunerabili o comunque, anche se così non fosse, che il cavaliere le volesse attribuire una rendita, perché proprio 47.000 euro a settimana?
La cifra è improponibile, così schisa, sia come richiesta che come proposta, in qualsiasi tipo di accordo, allora mi chiedo da cosa derivi.
Forse da una trattativa sfiancante in stile Paperone/Rockerduck durante la quale lei parte da 100.000 lui da 0 e a un certo punto finisce che trovano l'accordo verso metà strada? Mah, da quanto emergerebbe da altre conversazioni no, perché il nostro pareva non badare a a spese per la piccola Ruby.
E allora? Che siano il frutto di una moltiplicazione o una divisione di una cifra più tonda e pattuita per un altro periodo di riferimento?
È uno scenario già più credibile: "Ti do 5.000 euro al giorno, oppure 10000, crepi l'avarizia!"
Epperò non torna il conto ed è impensabile un'offerta sui 6.714 euro al giorno.
Magari l'emolumento arcoriano era calcolato su base mensile o annua ed è stata la Ruby a semplificarlo in settimanale.
Si ragiona di un mensile di 203.667 euro o di un importo annuo di 2.444.000 che comunque non sono tondi e non verrebbero mai in mente, dai.
Potrebbero essere stati 2.500.000 annui? Sì, come lancio ci può stare, ma se lo dividi per 52 viene oltre 48.000 e la marocchina pare un tipo così preciso da non perdersi un migliaio d'euro facilmente, nel suo resoconto telefonico.
E allora forse son 200.000 al mese che li dividi per 4,3 arrotondato fa 46.512 che ancora arrotondato ti porta dritto ai 47.000.
Uffa però, che fatica!
Ma poi, alla fine, cerchi un'immagine da corredo al post e trovi la soluzione più probabile di tutte: una valigetta di denaro di dubbia provenienza da spendere alla svelta, o alla sveltina.
Ora, mi chiedo, ammesso e non concesso che ella offrisse dei servigi remunerabili o comunque, anche se così non fosse, che il cavaliere le volesse attribuire una rendita, perché proprio 47.000 euro a settimana?
La cifra è improponibile, così schisa, sia come richiesta che come proposta, in qualsiasi tipo di accordo, allora mi chiedo da cosa derivi.
Forse da una trattativa sfiancante in stile Paperone/Rockerduck durante la quale lei parte da 100.000 lui da 0 e a un certo punto finisce che trovano l'accordo verso metà strada? Mah, da quanto emergerebbe da altre conversazioni no, perché il nostro pareva non badare a a spese per la piccola Ruby.
E allora? Che siano il frutto di una moltiplicazione o una divisione di una cifra più tonda e pattuita per un altro periodo di riferimento?
È uno scenario già più credibile: "Ti do 5.000 euro al giorno, oppure 10000, crepi l'avarizia!"
Epperò non torna il conto ed è impensabile un'offerta sui 6.714 euro al giorno.
Magari l'emolumento arcoriano era calcolato su base mensile o annua ed è stata la Ruby a semplificarlo in settimanale.
Si ragiona di un mensile di 203.667 euro o di un importo annuo di 2.444.000 che comunque non sono tondi e non verrebbero mai in mente, dai.
Potrebbero essere stati 2.500.000 annui? Sì, come lancio ci può stare, ma se lo dividi per 52 viene oltre 48.000 e la marocchina pare un tipo così preciso da non perdersi un migliaio d'euro facilmente, nel suo resoconto telefonico.
E allora forse son 200.000 al mese che li dividi per 4,3 arrotondato fa 46.512 che ancora arrotondato ti porta dritto ai 47.000.
Uffa però, che fatica!
Ma poi, alla fine, cerchi un'immagine da corredo al post e trovi la soluzione più probabile di tutte: una valigetta di denaro di dubbia provenienza da spendere alla svelta, o alla sveltina.
30 gennaio 2012
Ma quanto mi pensi?
Dimmi un numero, mi fischia un orecchio.
Immancabile il simpatico di turno dice “8” e tu “A, B, C, D, E, F, G, H… acca!”. Acca, valla a trovare una che ti pensa in quel momento con un nome che inizia per “H”. Il simpatico ride e tu abbozzi, nessuna che ti pensa, che ti fila, nemmeno questa volta. E un altro fischio va sprecato.
Fortuna che a vent’anni conobbi una tedeschina di nome Helene che mi risolse il problema dell'acca.
Invecchiando, e anche a seguito di una fastidiosa otite, ho acquisito a titolo definitivo le prestazioni di un fischio auricolare continuo che ha spazzato via d’un botto tutte le speranze di essere pensato da questa o da quella inglobando sul nascere, nella sua acustica di base, ogni e qualsivoglia altro tipo di fischio.
C’è poi la storia della mela: prima di mangiarla la tieni con una mano e ne giri il picciolo con l’altra, e a ogni giro una lettera “A, B, C…” eccetera, fino a che il picciolo non ti si rompe in mano e ti resta solo di abbinare il nome della tipa - che ti tiene nella mente e magari nel cuore - all’iniziale così definita. G Giulia, L Lorella, M Melania, si casca sempre in quella zona alfabetica, e va di lusso se non si becca l’acca. Una su mille le probabilità che s’arrivi alla V di Veronica, l’unica che era davvero necessario che ti pensasse, quand'era il momento.
L’aspetto positivo da considerare è quello nutrizionale dato l’esponenziale sviluppo fatto registrare dal tuo consumo di mele.
Un tempo si poteva contare anche sui treni, tanti e di svariate lunghezze, alcuni lanciati fin nel profondo degli alfabeti verso le Tamare, le Veroniche e le Zaire. Cominciavi ad abbinare le lettere dal locomotore, una via l'altra, finché finiva il treno. Al mare, per esempio, era pieno di rotaie e di passaggi a livello e niente c’era di meglio, tornando abbrustolito dalla spiaggia, che contare un bel convoglio dalla “A” fino chessò alla “P” e sorridere come un cretino perché Patrizia, in fondo in fondo, stava ancora pensando un poco a te. Pareva.
Poi sono arrivati gli ETR500, monotoni, con le loro fetenti 11 carrozze + due motrici, che fanno 13. Sempre e comunque 13 pezzi che ti portano immancabilmente a un’insulsa lettera “O”, e lì prega il Cielo di conoscere una crista di nome Orietta, perché altrimenti risulterai ancora una volta solo, dimenticato da Dio e da Trenitalia.
Immancabile il simpatico di turno dice “8” e tu “A, B, C, D, E, F, G, H… acca!”. Acca, valla a trovare una che ti pensa in quel momento con un nome che inizia per “H”. Il simpatico ride e tu abbozzi, nessuna che ti pensa, che ti fila, nemmeno questa volta. E un altro fischio va sprecato.
Fortuna che a vent’anni conobbi una tedeschina di nome Helene che mi risolse il problema dell'acca.
Invecchiando, e anche a seguito di una fastidiosa otite, ho acquisito a titolo definitivo le prestazioni di un fischio auricolare continuo che ha spazzato via d’un botto tutte le speranze di essere pensato da questa o da quella inglobando sul nascere, nella sua acustica di base, ogni e qualsivoglia altro tipo di fischio.
C’è poi la storia della mela: prima di mangiarla la tieni con una mano e ne giri il picciolo con l’altra, e a ogni giro una lettera “A, B, C…” eccetera, fino a che il picciolo non ti si rompe in mano e ti resta solo di abbinare il nome della tipa - che ti tiene nella mente e magari nel cuore - all’iniziale così definita. G Giulia, L Lorella, M Melania, si casca sempre in quella zona alfabetica, e va di lusso se non si becca l’acca. Una su mille le probabilità che s’arrivi alla V di Veronica, l’unica che era davvero necessario che ti pensasse, quand'era il momento.
L’aspetto positivo da considerare è quello nutrizionale dato l’esponenziale sviluppo fatto registrare dal tuo consumo di mele.
Un tempo si poteva contare anche sui treni, tanti e di svariate lunghezze, alcuni lanciati fin nel profondo degli alfabeti verso le Tamare, le Veroniche e le Zaire. Cominciavi ad abbinare le lettere dal locomotore, una via l'altra, finché finiva il treno. Al mare, per esempio, era pieno di rotaie e di passaggi a livello e niente c’era di meglio, tornando abbrustolito dalla spiaggia, che contare un bel convoglio dalla “A” fino chessò alla “P” e sorridere come un cretino perché Patrizia, in fondo in fondo, stava ancora pensando un poco a te. Pareva.
Poi sono arrivati gli ETR500, monotoni, con le loro fetenti 11 carrozze + due motrici, che fanno 13. Sempre e comunque 13 pezzi che ti portano immancabilmente a un’insulsa lettera “O”, e lì prega il Cielo di conoscere una crista di nome Orietta, perché altrimenti risulterai ancora una volta solo, dimenticato da Dio e da Trenitalia.
3 gennaio 2012
Obiettivi 2012 - do i numeri
1 - arrivare al 2013;
2 - leggere almeno 24 libri;
3 - finire la 1a stesura del "raccontone";
4 - trombare la Cucinotta;
5 - ampliare la casa di 1 vano;
6 - giocare almeno 48 ore di tennis;
7 - uscire almeno 12 volte con gli amici;
8 - cucinare almeno 24 nuove ricette;
9 - scrivere almeno 120 nuovi post sul blog;
10 - dire almeno 12 volte "ti amo" in giorni diversi, la donna va bene anche la stessa;
11 - riuscire a vedere sulla bilancia almeno una volta i 79,9 e chiudere l'anno max a 82 kg.
Deformazione professionale m'impone di ragionare in termini più numerici che aulici. Per spunti più poetici citofonare Bianca.
In caso di involontario fallimento del primo obiettivo, pregherei Giacomo, di consuntivare gli altri riparametrando i target ai dodicesimi di vita vissuta (considera comunque che la Cucinotta non l'avrò trombata), come puoi notare ho utilizzato i multipli di 12 per non renderti troppo complicato il calcolo. Nel caso fatti aiutare dalla mia figlioccia adorata.
Ovviamente la base 12 è molto utile anche a me per i monitor in corso d’anno così posso impormi e misurarmi con periodici microobiettivi di riferimento.
I punti sono 11 perché nel 2011, avendone 10, sono incappato in uno sbiadito pareggio e non sono stato capace di capire se ho chiuso l’anno in attivo o no.
Si accettano pronostici.
29 dicembre 2011
Il mio amico Guitar Jim
Nel sistema numerico decimale, il 100 è un numero tondo e come tale abbiamo una certa consuetudine a celebrarlo, anche se alla fine è una convenzione pura e semplice, del resto non lo sono anche i nostri onomastici, anniversari e compleanni?
Ragioniamo in base dieci perché il numero è legato al corpo dell'uomo, che probabilmente ha trovato il primo ausilio al far di conto proprio nelle dita delle sue mani. Come pare notò Aristotele, l’uso del sistema decimale non fu altro che il risultato del fatto anatomico accidentale che l'uomo è nato con dieci dita delle mani. Da qui anche la sconvolgente teoria che Aristotele potesse in realtà essere donna, altrimenti magari si ragionava in base undici.
Io avevo un collega, il Maestro, che era detto 8 e mezzo visto che, a causa d’un incidente, aveva perso un dito e mezzo. Riteniamoci fortunati che non abbiamo ereditato un sistema numerico ideato dal Maestro. Immaginatevi un po’ a fare i compiti di matematica dei vostri figli con un sistema numerico in base 8,5… roba da manicomio.
- 100 come i passi che separano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti a Cinisi;
- 100 come il primo numero di Zagor a colori: Il mio amico Guitar Jim;
- 100 come gli anni di solitudine dei Buendía;
- 100 come il primo numero di Alan Ford a colori: Le colline nere del Sud Dakota, dove compare per la prima volta il personaggio del pappagallo Clodoveo;
- 100 come le botteghe di via Gioberti;
- 100 come l’indice di gradimento che Enrico Maria Salerno aveva in famiglia e che si leggeva in alto a destra, sul televisore, quando entrava in cucina, perché possedeva una cucina Salvarani;
- 1100100 come la sequenza binaria per dirlo;
- 100 come i post che La Linea conta oggi.
27 dicembre 2011
Non di solo pane vive l'uomo
Ma anche di Panini.
L'album calciatori Panini 2011-2012 è in edicola. Il blister oltre all'album contiene 5 bustine e 6 figu omaggio spillate all'interno. Niente male.
Anche quest'anno farò la raccolta, della quale sono schiavo, quasi ininterrottamente, dal 1969.
Quanti sudati soldini ho convogliato verso la mitica casa editrice modenese lo sa Dio.
Certo qualche remora ce l'ho, o ce l'ho avuta, nel recarmi dal giornalaio per comprare i pacchi di figu, specie da quando la mia età appare più idonea ad occuparsi di robe serie... ma, si sa, bambini si nasce.
I figli sono stati per anni il mio alibi. Essendo maschi, i miei cuccioli, bastava portarseli dietro in edicola per salvaguardare la reputazione. Seppure, quando li avevo nel marsupio, l'edicolante uno sguardo compassionevole me lo rifilava.
Il trucco è mettere al mondo un figlio maschio ogni decina d'anni, così ti puoi occupare ogni anno della tua bella raccolta calciatori senza che nessuno ti scannagatti la minchia.
L'anno scorso comunque, stanco dei sotterfugi e delle menzogne e spinto da esempi importanti come Ricky Martin e Tiziano Ferro, ho portato avanti il mio personale outing.
In edicola chiedevo la mia dose e gentilmente mi porgevano 10 metadonici pacchetti di figu. E via andare.
I miei figli non hanno mai avuto un alto livello d'accesso all'album - salvo in alcune annate nelle quali ne hanno curato uno loro riempito per lo più con le doppie - perché attaccare una figurina è un'operazione delicata, di precisione. Non la puoi delegare manco alle piume delle tue piume.
È un lavoro da professionista. Serve vista buona, esperienza, mano ferma e molta calma, calma. La fretta t'ammazza proprio.
Ritrovarsi con una figurina storta, oppure appiccicata con una pieghetta, o magari attaccata nel posto sbagliato è un attimo.
Quindi, ogni tanto, sì ho delegato l'apertura delle bustine, ma sempre io ho attaccato, dopo aver messo in ordine le figu e scorrendo l'album da cima a fondo per sottoporlo alla minore usura possibile.
Da quest'anno ho ceduto il comando a mio figlio piccolo, con un gesto di fiducia immenso, Gli permetto di aprire le buste, sparpagliare le figu sul tavolo, prendere quelle che gli va e - rullo di tamburi - attaccarle come gli pare e come gli viene.
Oggi stesso, io ero di spalle perché non ce la facevo a guardare, l'ho sentito più volte mettere giù il calciatore di turno per poi staccarlo perché storto o spiegazzato e poi farlo di nuovo, con facili e immaginabili rischi per la figurina e per l'album.
Se non è amore questo!
E se sei interessato qui trovi dei Panini assortiti.
L'album calciatori Panini 2011-2012 è in edicola. Il blister oltre all'album contiene 5 bustine e 6 figu omaggio spillate all'interno. Niente male.
Anche quest'anno farò la raccolta, della quale sono schiavo, quasi ininterrottamente, dal 1969.
Quanti sudati soldini ho convogliato verso la mitica casa editrice modenese lo sa Dio.
Certo qualche remora ce l'ho, o ce l'ho avuta, nel recarmi dal giornalaio per comprare i pacchi di figu, specie da quando la mia età appare più idonea ad occuparsi di robe serie... ma, si sa, bambini si nasce.
I figli sono stati per anni il mio alibi. Essendo maschi, i miei cuccioli, bastava portarseli dietro in edicola per salvaguardare la reputazione. Seppure, quando li avevo nel marsupio, l'edicolante uno sguardo compassionevole me lo rifilava.
Il trucco è mettere al mondo un figlio maschio ogni decina d'anni, così ti puoi occupare ogni anno della tua bella raccolta calciatori senza che nessuno ti scannagatti la minchia.
L'anno scorso comunque, stanco dei sotterfugi e delle menzogne e spinto da esempi importanti come Ricky Martin e Tiziano Ferro, ho portato avanti il mio personale outing.
In edicola chiedevo la mia dose e gentilmente mi porgevano 10 metadonici pacchetti di figu. E via andare.
I miei figli non hanno mai avuto un alto livello d'accesso all'album - salvo in alcune annate nelle quali ne hanno curato uno loro riempito per lo più con le doppie - perché attaccare una figurina è un'operazione delicata, di precisione. Non la puoi delegare manco alle piume delle tue piume.
È un lavoro da professionista. Serve vista buona, esperienza, mano ferma e molta calma, calma. La fretta t'ammazza proprio.
Ritrovarsi con una figurina storta, oppure appiccicata con una pieghetta, o magari attaccata nel posto sbagliato è un attimo.
Quindi, ogni tanto, sì ho delegato l'apertura delle bustine, ma sempre io ho attaccato, dopo aver messo in ordine le figu e scorrendo l'album da cima a fondo per sottoporlo alla minore usura possibile.
Da quest'anno ho ceduto il comando a mio figlio piccolo, con un gesto di fiducia immenso, Gli permetto di aprire le buste, sparpagliare le figu sul tavolo, prendere quelle che gli va e - rullo di tamburi - attaccarle come gli pare e come gli viene.
Oggi stesso, io ero di spalle perché non ce la facevo a guardare, l'ho sentito più volte mettere giù il calciatore di turno per poi staccarlo perché storto o spiegazzato e poi farlo di nuovo, con facili e immaginabili rischi per la figurina e per l'album.
Se non è amore questo!
E se sei interessato qui trovi dei Panini assortiti.
6 dicembre 2011
Novantanove e Cento
I consigli di lettura si raccolgono in giro, come i funghi.
Alcuni son deliziosi, te li porti a casa, li cucini e te li sbafi all'istante. Se vuoi, però, puoi surgelarli e tirarli fuori quando non è stagione, quando ti prende la voglia.
Altri son così, diciamo mangerecci, ma niente di più, magari a qualcuno che non sei tu piacciono o son piaciuti parecchio, ma non riscontrano i tuoi di gusti. Manco se li fai fritti.
Altri sono marci, è meglio se li cacci via senza nemmeno metterli nel paniere.
I peggiori sono quelli che all'apparenza sembrano buoni e invece risultano velenosi, se hai fortuna però te ne accorgi dopo un morso e li sputi, male che vada puoi sempre sottoporti a una lavanda gastrica riparatoria.
Solitamente quando si consiglia un libro a un amico, se questi inizia la lettura ci piace sapere l'effetto che fa. E se l'amico storce la bocca non convinto appieno da ciò che gli abbiamo suggerito ecco che giochiamo il jolly:
- Guarda, devi solo superare le prime cento pagine, poi va via ch'è una bellezza.
È un consiglio che di recente mi hanno dato per Pastorale Americana e anche per Le Correzioni. È un consiglio che qualche volta ho buttato là anch'io, lo confesso.
Magari possiamo aspirare a un mondo ideale dove vengono proprio stracciate via le cazzo di cento insulse pagine iniziali. Chissà mai!
Ma intanto, scrittori, abbiate voi il coraggio di tagliarle. E voi, maestri dell'editor, sforbiciate!
Certo, così facendo, resterà fortemente penalizzato il metodo scientifico suggerito qui che consiglia di valutare la bontà di un libro, in merito al suo eventuale acquisto, dalla lettura di pagina 99.
Riporto lo stralcio decisivo dell'articolo:
Perché non c'è bisogno di essere Herman Melville e di attaccare con Chiamatemi Ismaele (Moby Dick) per scrivere un incipit comunque decente: la prima frase di un romanzo è una specie di trappola attira lettori, uno scrittore non completamente disastroso avrà messo molto tempo ed energie per produrre un attacco che di solito, alla fine, è almeno accettabile. Il difficile viene dopo. A pagina 99 si è generalmente, più o meno, arrivati a un terzo del libro e si può quindi capirne il ritmo (posto che ne abbia uno), i personaggi sono già tutti o quasi entrati in azione, la storia è ormai nel suo pieno svolgimento e allo stesso tempo sarà difficile incappare in un colpo di scena decisivo che rischi di rovinare la suspense. È il punto perfetto per capire se c'è tensione, e se l'argomento ci interessa.
Nel caso che le prime cento pagine siano state cassate, fatalmente non ci sarà una pagina 99 e ci accontenteremo della 101.
Alcuni son deliziosi, te li porti a casa, li cucini e te li sbafi all'istante. Se vuoi, però, puoi surgelarli e tirarli fuori quando non è stagione, quando ti prende la voglia.
Altri son così, diciamo mangerecci, ma niente di più, magari a qualcuno che non sei tu piacciono o son piaciuti parecchio, ma non riscontrano i tuoi di gusti. Manco se li fai fritti.
Altri sono marci, è meglio se li cacci via senza nemmeno metterli nel paniere.
I peggiori sono quelli che all'apparenza sembrano buoni e invece risultano velenosi, se hai fortuna però te ne accorgi dopo un morso e li sputi, male che vada puoi sempre sottoporti a una lavanda gastrica riparatoria.
Solitamente quando si consiglia un libro a un amico, se questi inizia la lettura ci piace sapere l'effetto che fa. E se l'amico storce la bocca non convinto appieno da ciò che gli abbiamo suggerito ecco che giochiamo il jolly:
- Guarda, devi solo superare le prime cento pagine, poi va via ch'è una bellezza.
È un consiglio che di recente mi hanno dato per Pastorale Americana e anche per Le Correzioni. È un consiglio che qualche volta ho buttato là anch'io, lo confesso.
Magari possiamo aspirare a un mondo ideale dove vengono proprio stracciate via le cazzo di cento insulse pagine iniziali. Chissà mai!
Ma intanto, scrittori, abbiate voi il coraggio di tagliarle. E voi, maestri dell'editor, sforbiciate!
Certo, così facendo, resterà fortemente penalizzato il metodo scientifico suggerito qui che consiglia di valutare la bontà di un libro, in merito al suo eventuale acquisto, dalla lettura di pagina 99.
Riporto lo stralcio decisivo dell'articolo:
Perché non c'è bisogno di essere Herman Melville e di attaccare con Chiamatemi Ismaele (Moby Dick) per scrivere un incipit comunque decente: la prima frase di un romanzo è una specie di trappola attira lettori, uno scrittore non completamente disastroso avrà messo molto tempo ed energie per produrre un attacco che di solito, alla fine, è almeno accettabile. Il difficile viene dopo. A pagina 99 si è generalmente, più o meno, arrivati a un terzo del libro e si può quindi capirne il ritmo (posto che ne abbia uno), i personaggi sono già tutti o quasi entrati in azione, la storia è ormai nel suo pieno svolgimento e allo stesso tempo sarà difficile incappare in un colpo di scena decisivo che rischi di rovinare la suspense. È il punto perfetto per capire se c'è tensione, e se l'argomento ci interessa.
Nel caso che le prime cento pagine siano state cassate, fatalmente non ci sarà una pagina 99 e ci accontenteremo della 101.
28 novembre 2011
La cella del povero Maffei ®
C'era questa tabella che era appannaggio del Maffei.
Non si seppe come fosse finita tra i suoi compiti, fatto sta che mensilmente lui la gestiva, lui ne curava l'input e lui la quadrava.
Considerate che quest'affare elaborato in excel era un vero e proprio rompicapo e non a caso era da tutto l'ufficio conosciuto come la Tabella delle tabelle.
Una roba che quadrarla era come fare tredici, al tempo in cui c'era il tredici, e si parla di quei tempi là.
La tabella incrociava dati a doppia entrata, tanto per spiegare un minimo senza stancare con i dettagli, da una parte dati di origine tecnica e dall'altra dati di origine amministrativa, organizzati per province e tipologia.
La sua quadratura sistematica, operazione non consona ai comuni mortali, aveva fruttato al buon Maffei, oltre alla stima dei capi e all'invidia dei colleghi, pure 3 o 4 categorie, che alla fine dei salmi son soldi.
Al rinfresco per la pensione il Maffei ci salutò con calore e glissò amabilmente, con sorrisetti intrisi di falsa modestia, sulle mozioni che alcuni di noi avanzarono riguardo alla famigerata quadratura tabellare.
Ci puntavamo con odio, noi superstiti, i nostri sguardi lampeggiavano frasi immaginarie del tipo "adesso me la cucco io la Tabella delle tabelle e rilancio la mia carriera alla grande".
Di fatto fummo accontentati tutti, per così dire, in quanto il capo ufficio la fece girare amabilmente tra di noi perché nessuno pareva in grado di risolvere il rebus della quadratura.
La figura del Maffei, che a vederlo un genio non era mai sembrato, assunse sempre più una valenza mistica, uno spirito da evocare nei momenti di crisi quando, nonostante l'impegno profuso ai massimi livelli, le due celle che dovevano riportare totalizzati i due importi identici fatalmente squadravano, se andava bene, di centinaia di migliaia di lire.
Ci arrendemmo tutti, uno a uno, sfiniti. Vinti per sempre dal ricordo del nostro collega e della sua infallibile opera di calcolo.
Il Maffei aveva dolorosamente raggiunto il mondo dei più da un paio d'anni, quando mettemmo casualmente le mani su un floppy blu da 3,5 pollici.
Come nelle migliori spy story lo cacciammo al volo nel primo piccì libero alla ricerca dei segreti dell'ormai povero Maffei.
Ci volle un bel po' per capire che a uno dei due importi veniva aggiunto un numero, all'apparenza frutto di un qualche calcolo empirico, a mano. Controllammo più mesi, era sempre così. Finché un file si aprì non sulla tabella ma su una porzione del foglio all'estrema destra, dove una cella solitaria e sperduta riportava in un grigio appena visibile l'inevitabile scarto che ogni mese i due totali accusavano.
E lui, con semplicità, lo ributtava dentro, sommandolo all'importo più piccolo e raggiungendo con facilità la quadratura cui tutti ambivano. Quello volevano e quello avevano.
Nessuno era stato in grado in tanti anni di sgamare l'ingegnoso artefizio del povero Maffei che giustamente non fu sputtanato, anzi divenne il vero mito, l'eroe che aveva sconfitto la Tabella delle tabelle e pure i suoi capi.
Ieri andava così ma, sarebbe inutile negarlo, la Cella del povero Maffei ® ci salva spesso il culo ancora oggi.
Non si seppe come fosse finita tra i suoi compiti, fatto sta che mensilmente lui la gestiva, lui ne curava l'input e lui la quadrava.
Considerate che quest'affare elaborato in excel era un vero e proprio rompicapo e non a caso era da tutto l'ufficio conosciuto come la Tabella delle tabelle.
Una roba che quadrarla era come fare tredici, al tempo in cui c'era il tredici, e si parla di quei tempi là.
La tabella incrociava dati a doppia entrata, tanto per spiegare un minimo senza stancare con i dettagli, da una parte dati di origine tecnica e dall'altra dati di origine amministrativa, organizzati per province e tipologia.
La sua quadratura sistematica, operazione non consona ai comuni mortali, aveva fruttato al buon Maffei, oltre alla stima dei capi e all'invidia dei colleghi, pure 3 o 4 categorie, che alla fine dei salmi son soldi.
Al rinfresco per la pensione il Maffei ci salutò con calore e glissò amabilmente, con sorrisetti intrisi di falsa modestia, sulle mozioni che alcuni di noi avanzarono riguardo alla famigerata quadratura tabellare.
Ci puntavamo con odio, noi superstiti, i nostri sguardi lampeggiavano frasi immaginarie del tipo "adesso me la cucco io la Tabella delle tabelle e rilancio la mia carriera alla grande".
Di fatto fummo accontentati tutti, per così dire, in quanto il capo ufficio la fece girare amabilmente tra di noi perché nessuno pareva in grado di risolvere il rebus della quadratura.
La figura del Maffei, che a vederlo un genio non era mai sembrato, assunse sempre più una valenza mistica, uno spirito da evocare nei momenti di crisi quando, nonostante l'impegno profuso ai massimi livelli, le due celle che dovevano riportare totalizzati i due importi identici fatalmente squadravano, se andava bene, di centinaia di migliaia di lire.
Ci arrendemmo tutti, uno a uno, sfiniti. Vinti per sempre dal ricordo del nostro collega e della sua infallibile opera di calcolo.
Il Maffei aveva dolorosamente raggiunto il mondo dei più da un paio d'anni, quando mettemmo casualmente le mani su un floppy blu da 3,5 pollici.
Come nelle migliori spy story lo cacciammo al volo nel primo piccì libero alla ricerca dei segreti dell'ormai povero Maffei.
Ci volle un bel po' per capire che a uno dei due importi veniva aggiunto un numero, all'apparenza frutto di un qualche calcolo empirico, a mano. Controllammo più mesi, era sempre così. Finché un file si aprì non sulla tabella ma su una porzione del foglio all'estrema destra, dove una cella solitaria e sperduta riportava in un grigio appena visibile l'inevitabile scarto che ogni mese i due totali accusavano.
E lui, con semplicità, lo ributtava dentro, sommandolo all'importo più piccolo e raggiungendo con facilità la quadratura cui tutti ambivano. Quello volevano e quello avevano.
Nessuno era stato in grado in tanti anni di sgamare l'ingegnoso artefizio del povero Maffei che giustamente non fu sputtanato, anzi divenne il vero mito, l'eroe che aveva sconfitto la Tabella delle tabelle e pure i suoi capi.
Ieri andava così ma, sarebbe inutile negarlo, la Cella del povero Maffei ® ci salva spesso il culo ancora oggi.
11 novembre 2011
11.11.11 - 11:11:11
Oggi è l’11.11.11 è una data tautologica, dice.
Questo post è stato programmato per la pubblicazione alle 11:11:11.
Perché? Fondamentalmente per cazzeggio, non credo certo che questo mi porti soldi, ventura e amore anche perché, al riguardo, non mi posso lamentare, e non credo che porterà una riduzione dello spread del bund della macchina del capo col chewingum® (la donna camèl), non credo che tutta questa serie di 1 derivanti da convenzioni calendariali o orarie ci possa portare una pioggia di fiori fritti in pastella (non riesco a immaginare niente di più succulento che cade dall’alto come manna).
Certo manderò a scuola France con la maglia numero 11 di Gilardino, quello magari sì. Ma solo perché quella di Jovetic era finita.
Però credo che mi ricorderò di quando, alle superiori, col mio amico Leo ci inguattavamo sotto al banco a scrutare il suo Seiko digitale, costato 230 mila lire, per assistere ogni mattina in diretta allo scoccare delle 11:11:11. Che coglioni, eh? Beh, sì, l’ho fatto davvero. Oggi no, al polso avrò la cipolla che fu di mio nonno, e quella è grassa se segna i minuti.
Colgo l’occasione per salutare anche il grande Urlo che, padre di cotanto figlio (Leo), ha pensato di festeggiare una data tautologica con un tautogramma di tutto rispetto che è andato su Lessico e Nuvole.
Provare per presumere preciso.
Questo post è stato programmato per la pubblicazione alle 11:11:11.
Perché? Fondamentalmente per cazzeggio, non credo certo che questo mi porti soldi, ventura e amore anche perché, al riguardo, non mi posso lamentare, e non credo che porterà una riduzione dello spread del bund della macchina del capo col chewingum® (la donna camèl), non credo che tutta questa serie di 1 derivanti da convenzioni calendariali o orarie ci possa portare una pioggia di fiori fritti in pastella (non riesco a immaginare niente di più succulento che cade dall’alto come manna).
Certo manderò a scuola France con la maglia numero 11 di Gilardino, quello magari sì. Ma solo perché quella di Jovetic era finita.
Però credo che mi ricorderò di quando, alle superiori, col mio amico Leo ci inguattavamo sotto al banco a scrutare il suo Seiko digitale, costato 230 mila lire, per assistere ogni mattina in diretta allo scoccare delle 11:11:11. Che coglioni, eh? Beh, sì, l’ho fatto davvero. Oggi no, al polso avrò la cipolla che fu di mio nonno, e quella è grassa se segna i minuti.
Colgo l’occasione per salutare anche il grande Urlo che, padre di cotanto figlio (Leo), ha pensato di festeggiare una data tautologica con un tautogramma di tutto rispetto che è andato su Lessico e Nuvole.
Provare per presumere preciso.
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