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4 aprile 2017

KGB vs CIA

Ma anche voi avete avuto un’illusoria impennata dei contatti?
Voi di blogger, intendo (su altre piattaforme, boh).
Sembra, ma non ci casco, che in marzo La Linea abbia battuto il suo record di contatti, oltre settemila, mai raggiunto nemmeno ai tempi d’oro, quando era tutto un commentaire.
Ovviamente tratterassi di qualche spider (?) automatico che viene qui a spisciacchiare, chissà mai perché.
Poi parecchi contatti dagli USA, ma figurati!
Whitout a comment one.
USA e URSS a dire il vero, le grandi potenze!
Trump e Putin. Paura eh?
Forse vi sentite minacciati perché sto leggendo 1984? Fate bene.
O perché mi sto avvicinando, ma non troppo, ai Cinque Stelle?
Forse lo spider cerca nei blog news sul pericolo giallo, chissà.
A ogni modo, devo dirlo, KGB fai cagare, molto meglio la CIA: 5000 visite contro 400
O forse sono solo più spaventati.
A pensarci bene è proprio da quando c’è Donald alla cloche del mondo che è iniziata sta roba.
L’anno scorso ho fatto un muretto tra me e il mio vicino di casa, un metro lineare, mi è costato 550 euri, vuoi vedere che cerca spunti per farsi fare un preventivo dal mio muratore di fiducia?
Cosa gli darà noia della Linea a Trumpettone? Forse questi video di figlio 2, alias beaver nob, che lo mettono un po’ alla berlina?
Trump vs Voldemort
Trump vs Voldemort (2)
Anche se io preferisco Persone compilation.
Boh, vabbè, me li tengo ‘sti contatti fasulli, che devo fa’? Ma non mi monto la testa, lo so che i 7000 sono in realtà 700, se va bene.
Grazie a chi passa di qui senza essere un fottuto robò.
Restiamo umani (cit.).

8 febbraio 2017

Del downgrading tecnologico


Quando ti abbandona un cinofonino hai voglia a portarlo a riparare da loro!
- Si è lotta la displei, no possibile di lipalale no avele pezzi di licambio di questa malca.
Ti attacchi e basta.
Siccome che è durato un po' poco per i miei standard (14 mesi) e non ho voglia di spendere adesso per un apparecchio nuovo, ho rimesso in carreggiata il mio cellulare precedente.
Ero abbastanza riluttante ma vedo che il suo lavoro lo fa, a parte che non c'entra manco una app oltre a quelle che già ci sono.
Telefono, messaggio e chatto, fine. E va bene così.
Ergo mi ero comprato qualcosa di inutile. Diciamo che in più potevo farci due partite di ruzzle al cesso, bada lì!
E quando si guasterà questo ho sempre pronto il 3330 della nokia, l'unico, l'indistruttibile.
Per arrivare poi, con un po' di fortuna e un altro guasto, all'antica vita senza telefonino: un'esperienza ormai smarrita alla quale però si può tendere solo per gradi.

4 dicembre 2015

Addavenì occhiammandorla


Son lontani i tempi in cui dolcemetà sognava di cinesi cattivissimi.
La Cina non è più vicina manco per il cavolo, ci ha superato e come va!
Poi non ditemi che non ve l'avevo detto: la schifata ricerca del made in china sui prodotti vari che andavate comprando qualche anno fa si sta trasformando in una speranzosa affermazione di qualità.
Sarà un attimo perché il talloncino made in china diventi un vero e proprio simbolo di cura e perfezione. Del resto anche i vecchi modelli di eccellenza, leggi Volkswagen (Gas Auto), con le loro cadute di stile stanno spianando la strada ai venti orientali.
Va però che anche da un punto di vista dell'educazione e della correttezza ci stanno dando dei punti.
Certo il mio pensiero è fortemente influenzato dagli ultimi 2 incidenti in motorino che ho avuto, due episodi in fondo, ma le partite si vincono e si perdono per gli episodi.
Ma andiamo con ordine:
5 anni fa mi stampo incolpevolmente in un'auto il cui guidatore, giovane italiano e calciatore (sic), aveva pensato bene di uscire da una coda con una inversione a U in un viale le cui carreggiate erano divise da doppia striscia continua. La sua dichiarazione, avallata da un testimone falso come la morte di sonno di gesuccristo, fu che io ero finito addosso alla sua auto posteggiata e FERMA.
Mi rode ancora il fegato a pensarci. Mi salvo in calcio d'angolo con un testimone (vero o falso?) che mi fa prendere il 50% di ragione. Notare che lo scooter era da buttare.
Ieri stavo seguendo un'auto in una stradina stretta quando questa ha inchiodato ed è partita a marcia indietro alla vista di un parcheggio libero appena passato. Non ho potuto evitare che mi fracassasse il parafango, niente di grave per me che non sono neppure caduto. Scende il chinese man con sua figlia spiccante italiano e mi racquetano un po'... e mi chiedono il preventivo per rifondermi al volo.
In serata chiamo il meccanico, 160 mi fa, e glielo giro in SMS.
Oggi alle 13:30 in punto son venuti sotto al mio ufficio con la busta coi soldi, padre e figlia, tutti belli e sorridenti pure se contriti per l'accaduto. Una stretta di mano e via, problema risolto.
In fondo il diavolo non è così blutto come lo si dipinge.

20 novembre 2014

P'anda' 'n Cina

Ma ve la ricordate quella pazza della mi' nipote, no che quella l'è pazza davvero... la piglia e la parte, spesso da sola, e gira il globo terracqueo come non ci fosse un tra cinque minuti.
In capo a un anno l'è stata nella Terra del Fuoco a vedere il Perito Moreno, nel Sudest asiatico un paio di volte perché aveva perso le foto del primo giro, in gabbia con le tigri, a mangiare grilli e cavallette, sperduta in Scandinavia a caccia dell'aurora boreale, in Lettonia non chiedetemi a far che, a catafiondarsi giù in un bungee jumping artigianale che mammamìa, in cima a Punta Penia sulla Marmolada.
Ora l'è in Cina e ci uozzappa robe meravigliose che van dalle muraglie ai pandi, situazioni anche un po' surreali per uno come me che ha vissuto il doppio dei suoi anni ma ha girato meno dellaa metà.
Diciamo che sulla qualità delle foto si può ancora lavorare, deve aver usato il filtro dagherrotipo.
Quanto ai testi, riceviamo e fedelmente pubblichiamo, in anteprima assoluta anche rispetto ai suoi aggiornamenti di stato su Faccialibro che restano in attesa di connessioni migliori.

Dalla Cina con uozzap: "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita..." come il sommo poeta anche questo viaggio principia dai gironi più bassi per arrivare alle somme rote... treni, sputi, bambini che pisciano nelle piazze e cagano nei bus nelle buste di plastica, colazioni con zampe di gallina -unghie comprese- lesse e teste di pesce con salsa piccante, sputi, bagni intasati, di nuovo treno per molte ore, troppe, vicoli bui, cani che ti ringhiano e inseguono nelle risaie, uomini impolverati di terracotta, noodles, hot pot, riso alla cantonese, miele da sgranocchiare, noodles, lumache, ravioli al vapore, maiale, riso e fagioli con banano, biscotti con uovo sodo e miele, bacchette, sacchetti di plastica come piatti, pannocchie nere, succo di cocco, succo di bambù e soprattutto succo di mais, noodles, thè, e poi che dire... chilometri... non so quanti ma tanti in treno, aereo, piedi, bus, bici, metropolitana, macchina, treno, motorino, sempre e solo treno, fare di prima mattina yoga al tempio con le cinesi, balli in riva al fiume con altre cinesi, innamorarsi della muraglia cinese ed avere una voglia irrefrenabile di volerla fare tutta, scalini, macchina con sconosciuti, Hua Shan con la neve, scalini, 2 gradi...22 gradi, risaie, galline, cascate, rocce, musica cinese, luci strobo e fluo, candele, lanterne, buio, caos, il silenzio, il suono della natura, biglietti d'amore lasciati accanto a te sul treno con traduzione della dedica in inglese, vedere e toccare un panda - la realizzazione di un sogno, città proibite, templi sui monti, sudore, brividi, guanti, occhiali da sole, infradito, scarponi da trekking, la bellezza di una doccia a fine giornata, la carica di una doccia a inizio mattina, la mancanza di una doccia, lonely planet scarabocchiata, strappata, sgualcita, vissuta. L'indimenticabile mia compagna di viaggio la musica -quella giusta-, il mio fedele compagno di viaggio: lo zaino, amato e odiato, lanciato e messo nei posti peggiori per poi abbracciarlo in treno per addormentarmi... odi et amo, incenso, comunismo, bamboo, taichi, kung fu, hutong, gente che gira in pigiama e che fa trekking in ciabatte anzi pantofole per la precisione, aquiloni al parco, addormentarsi e svegliarsi tra le rocce di yangshuo, svegliarsi e addormentarsi nel parco delle sette stelle, perdere asciugamano e sciarpa, perdersi e non ritrovarsi... perdersi nella bellezza di questo paese per non ritrovare la via di casa "...e quindi uscimmo a riveder le stelle."

27 luglio 2012

Una fetta di torta?



Ma sì, diamo i numeri. D'altro canto questo giro attorno al Sole la Terra l'ha compiuto davvero da quando La Linea era in fasce e allora vediamo come si è sviluppato, anche grazie a chi e a che cosa.
La maggior parte delle visite (motori di ricerca esclusi) arriva dei gentili blogroll di Ora e Qui, Sempre un po' a disagio, Sotto l'elmo di Kisciotte, Mai Maturo, La Donna Camel, Menocchio e la Sbullonata nel paese delle meraviglie.

Ma le info più succose, almeno per me, arrivano dalle parole digitate sui motori che in qualche modo, per caso o no, portano contatti alla Linea.




Pensa te, la Coca Cola! Sulla dieta avevo pochi dubbi e infatti il post era volutamente infarcito di parole note a gugol & Co., tengono botta i Cinesi e Ryanello mio. Molto amato anche l'odio, devo dire.
E beh, maialino grugnino è davvero ammirevole.

Per quanto riguarda invece le visite dall'estero (Italia padrona con 50.000 visite) stiamo a questo:


Sono in pratica tutti Paesi nei quali quest'anno è andata Giovy e quelli sono i suoi clic!
Facciamo giusto salvo il sudafrica con Claudia.

27 dicembre 2011

Read Only Memory - n. 3

Come funziona?
Prendete il libro o qualsiasi altra cosa stiate leggendo, cercate una frase che vi siete segnati oppure prendetene una a casaccio e trascrivetela in commento al post, indicando anche titolo dell'opera e autore.

No, non sto leggendo qualcosa di David Foster Wallace, nonostante la foto, ma ho appena terminato un libro di Edoardo Nesi.
Lo scrittore pratese è il traduttore di Infinite Jest e qui trovate un ricordo di Nesi davvero da non perdere su DFW.

Nesi conserva incorniciata una mail di risposta di DFW a una sua domanda sul romanzo (no, non vi dirò niente sul testo della mail), poi scrive:


Mi saluta con un Ciao seguito da un punto esclamativo, si firma e affida il foglietto alla nostra amica comune carissima (Martina Testa n.d.a.), e ogni volta che guardo il foglietto mi compiaccio sempre di quel punto esclamativo, cosa rara per lui, e lo immagino preda di uno dei suoi rarissimi momenti di serenità, DFW, a Capri, d'estate, davanti a un sole e a un mare che così belli non aveva mai visto, circondato di ammiratori entusiasti, ed è in questo mdo che mi sforzo sempre di ricordarlo, lo scrittore più straordinario che abbia mai letto e tradotto, il suicida che mi ha insegnato a vivere.

(Storia della mia gente - Edoardo Nesi)

16 dicembre 2011

Quelli che il blog

Quelli che scrivono dentro nei blog perché ci hanno figli da mantenere, oh yeah!
quelli che è meglio se ci hanno pure un altro lavoro
quelli che di questi non me ne perdo una
quelli che il post è bellissimo, oh yeah!
quelli che in certi momenti vorrebbero essere Robin
quelli che scrivono post brevi per non sporcare
quelli che sono su wordpress ma vogliono migrare su blogspot
quelli che sono su blogspot ma non lo sanno, oh yeah!
quelli che no commento di scambio
quelli che anonimo ha detto
quelli che adottano le parole
quelli che adottano un bimbo a distanza, oh yeah!
quelli che dovrebbero adottare le parole a distanza
quelli che aprono un blog e lo fanno a post
quelli che sono contro il captcha
quelli che sono contro il captcha ma fingono di essere a favore, oh yeah!
quelli che Warhol è un pretesto per celebrare Parola
quelli che i momenti di noia
quelli che la Cina non è vicina, è proprio qui
quelli che lavioli al vapole, oh yeah!
quelli che lo spread del bund della macchina del capo col chewingum®
quelli che questo post mi ha ricordato quando
quelli che l'album più bello di sempre è, oh yeah!
quelli che mille lame, ti dico c'erano mille lame
quelli che la moglie di Crozza
quelli che non sono bono a pubblicare commenti
quelli che guasi guasi è meglio così, oh yeah!
quelli che cazzara santa
quelli che hanno il mare dentro
quelli che viva la figa
quelli che ben gentili, oh yeah!
quelli che come stai? molto beige grazie
quelli che vorrei spezzare una lancia
quelli che ho visto quel filmato kristoddio
quelli che il conte, oh yeah!
quelli che mi ricordo, ma l'hanno letto su wiki
quelli che voi fate come cazzo vi pare
quelli che a Giovy bisogna abbassargli i chilometri se la vogliamo piazzare
quelli che criticate fabbiovolo solo per invidia, oh yeah!
quelli che Ryan Gosling è ritoccato col photoshop
quelli che Chi?
quelli che Quello di Drive
quelli che Ah ok, oh yeah.
quelli che le marchette al mio ego
quelli che maialino grugnino cerca paperina in intimo
quelli che non lascio mai un libro a mezzo
quelli che trovano i libri su un mezzo, pubblico, oh yeah!
quelli che su Scarlett si scrive sempre troppo poco
quelli che grazie dell'info
quelli che l'IBAN mio ce l'hai
quelli che grazie troppo buoni, oh yeah!
quelli che questo blog mi sta uccidendo
quelli che hanno cercato mille volte in gugòl "come inserire link"
quelli che commentano accazzo epperò l'è i' su' bello
quelli che vabbè
ooooooh yeah!
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Io e Enzo - Ho visto Jannacci dal vivo per la prima volta a Sesto Fiorentino nel 1980, ci sono andato con il Biffoli e la sua 126 bianca. Poi l'ho rivisto all'Apollo, al Palazzetto dello sport e al Metastasio di Prato pochi anni fa. Ho diversi suoi dischi tra cui Fotoricordo e Ci vuole orecchio, in vinile, Quando un musicista ride e Come gli aeroplani in CD originali + diverse raccolte di successi. Ho un prezioso VHS con due puntate trasmesse dalla RAI di una trasmissione dal titolo "Ci vuole orecchio" con memorabili improvvisazioni Jannacci/Bennato, Jannacci/Fo e Jannacci/Cochi e Renato.
Ho sentito dalla sua viva voce raccontare di quando si presentò per la prima volta in Rai con Il cane con i capelli.
Uno dei pezzi che più amo? Io e te.


10 dicembre 2011

Gianni il cinese

Licenziato in tronco, questo è.
Alla MUG facevamo monitor di ultima generazione. Improvvisamente sono diventati di penultima generazione e dopo ancora di una generazione perduta nel Pleistocene o giù di lì. Erano quelli a cassettone, per intenderci, erano italiani, erano perfetti. Alla fine ingombranti.
I monitor piatti quando arrivarono sul mercato costavano troppo e il danno per noi non fu immediato. Certo erano strafighi e tutto il resto, ma all’inizio i nostri si vendevano ancora bene. Poi in azienda deliberarono di buttarsi sui nuovi modelli, ma la tecnologia per costruirli non ce l’avevamo mica. Allora li compravamo all’estero per piazzarli qua. E a molti di noi questa strategia ha portato dritto sull’avambraccio il tatuaggio con scritto esubero. Niente più straordinari, molta cassa integrazione e spirito di sacrificio a palate, questo ci chiedevano per la rinascita. Quella rinascita però s’è fermata a Taiwan.
Non l’ho manco aperta la lettera, mi son bastate le parole del capo del Personale.
-    Come si sarà certamente reso conto anche da solo…. Blabblà blabblablà blabblà.
Guardatevi attorno, è tutto un blabblà senza costrutto. In ginocchio non mi ci sono messo nemmeno alla messa di Natale, figuriamoci per un posto di lavoro di fatto evaporato da tempo.
Ho aspettato la mia ora, ho preso le mie cose, poche, e sono uscito da lì. Per sempre.
Non ho pranzato, ma adesso sento lo stomaco protestare per l’assenza di cibo. La fame arriva comunque. Il perdurare dei bisogni è in qualche modo consolatorio.
Mi fermo sulla via di casa in una specie di paninoteca, forse una friggitoria. C’è un cinese al bancone, salve, mi fa. Guardo al di là del vetro: tranci di pizza, panini, patate fritte, schiacciatine. Ordino un salsiccia e cipolla.
Leggo un cartello appeso accanto a un orologio barocco inchiodato sulle 19 e 20 minuti, c’è scritto “Cercasi aiuto in cucina”.
Il panino è sfizioso, soprattutto il pane molto ben lievitato e caldo di forno. Mangio con gusto e seguo vagamente le ordinazioni di un gruppo di ragazzini urlanti al banco, fanno razzia di patatine e pizza.
-    Cerchi sempre? – gli fo al cinese mentre con una mossa del capo indico il cartello.
-    Sì, sì. Per cucina.
Non ce l’ha la erre/elle cinese, la sua parlata ha un’inflessione buffa, tende al fiorentino, ma lo sfiora e basta, poi va per la sua strada.
-    E se vengo io?
-    Va bene.
Non mi guarda e non batte ciglio, la sua faccia resta impassibile come scolpita nella pietra.
-    Però non sono cinese.
-    Sì… ho notato.
Cala giù le chips dentro a dei coni di carta gialla costruiti all’istante con pochi e rapidi movimenti delle mani.
-    Quando si comincia?
-    Anche ora va bene.
Scuoto la testa piano in senso affermativo. Mando un messaggio a casa, faccio tardi, scrivo.
-    Io sono Chen, ma mi puoi chiamare Gianni.
-    Gianni andrà benone.
Continuo a dondolare la testa come un cretino, mastico e dondolo. Poi faccio per andare di là.
-    Finisci pure panino.
Ecco, magari sugli articoli c’è un po’ da lavorare.

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Questo testo partecipa all'EDS del ponte ideato e proposto dalla vulcanica mente de La Donna Camèl che, evidentemente, non aveva niente di meglio da fare in questo lungo weekend.

Altri racconti partecipanti:
Scrivere - di Lillina
La petite danseuse - di Dario 
La settima repubblica  - di Mai Maturo
Tronco lo spirito... - di La Carta 
Grande pino e terre rosse - di La donna Camèl

2 dicembre 2011

Cicero pro domo sua

Diciamo subito che il titolo non c'entra un cazzo.
Volevo solo avallare gli studi sul fenomeno di riverberazione dei post.
Si dice che se uno tira un sasso nello stagno, un sasso che parla, chessò, di Belen Rodriguez, ecco che l'argomento si promana come i cerchi nell'acqua e contamina cento, mille blogger che di colpo si mettono a dire la loro sulla stangona argentina. Direte con Belen è facile, ma pare che funzioni allo stesso modo anche con argomenti meno strafighi. Parli della ribollita, del levriero Greyhound, del grano saraceno o dei preraffaelliti ed ecco che entro qualche giorno fioriranno post a raffica nella blogosfera.
Ora, se leggo in giro di gutta cavat lapidem o di libera nos, beh allora mi butto anch'io, che cavolus!
Poi però parlo d'un'altra cosa anche se, visto che col latinismo cerco di attirare dei gonzi che pensano di venire qui ad acculturarsi sull'ennesima citatio latina da spendere a cena dai cugini della moglie, alla fine il titolo è pure azzeccato. Ma senza volere. O_o
Faccio del metablogging come dice la mia mentoressa di riferimento.
Come trovano il mio blog quelli che vengono da Gugòl? Quali sono le parole più gettonate che portano degli sconosciuti a battere il capo su un testo de La Linea?
Al 5° posto "crema spalmabile" che porta al decalogo per difendersi da TuSaiCosa®; "Cinesi / gruppi di Cinesi"  al 4° posto che porta più o meno qui; al 3° "logo Apple"; al 2° posto "anti captcha" a supporto e incentivazione della lotta intrapresa dalle BACH.
Ma al 1° posto ci sta "Grugnino / maialino Grugnino" che duce al post su Damia'.
Che dire affinché in questo sproloquio egocentrico possa trovare una lisca d'utilità anche qualcun altro che non son io?
Non vi affannate a scrivere sui massimi sistemi, su Scarlett Johansson, su Obama, su X Factor, sull'iPhone 4s, sull'ultimo disco dei Coldplay o sul nuovo romanzo di Camilleri. Prima che il motore di ricerca venga a pescare il vostro post, tra i milioni di altri taggati uguale, mostrerà decine di altre pagine.
Invece, se dedicate i vostri scritti all'Amaro Cora, alla moglie zoppa di Giampagolo, a Spadino di Happy days, al Bruno Cirino di "Diario di un maestro" o, magari, a  maialino Grugnino, ecco che i pazzi scriteriati che lanciano queste ricerche cadranno dritti dritti nelle vostre fauci statistiche.
oink oink

(nella foto ansa-autogrill suino non griffato - no Grugnino)

23 novembre 2011

Quando il dito indica la luna

Quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito.
Ho amato molto questo proverbio cinese, pur temendo in generale i Cinesi.
L'ho amato perché affetta il mondo in imbecilli e non, e tali semplicistiche suddivisioni, da sempre, esercitano su di me un consistente fascino.  Ultimamente ho cominciato a dubitare, però.
Facevo caso ai commenti che lasciamo ai vari post in giro per la blogosfera; spesso l'argomento trattato dal post viene ignorato ed entriamo in scivolata con un'osservazione su un dettaglio del testo, non dico insignificante, ma fine a se stesso sì. Io per primo.
Siccome ho la prova provata che non siamo tutti imbecilli - ho consultato la Captchomanzia - mi chiedo quale sia l'altra chiave di lettura, perché ce ne dev'essere un'altra per forza. O magari anche più di una.
E allora son salito sulla sedia, e poi sul banco e sulla cattedra nella speranza che gli insegnamenti del professor Keating mi tornassero in qualche modo utili.

Quando il dito indica la luna…
•    lo sciocco guarda il dito
•    l'astuto guarda la luna
•    il timido guarda per terra
•    il poeta guarda il quando
•    il finto timido guarda per terra la luna riflessa in una pozzanghera
•    il regista guarda l’indica
•    l'estroso guarda la luna fingendo di guardare il dito
•    il paroliere guarda la fortuna
•    lo scienziato guarda la distanza tra la luna e il dito
•    l'ottimista guarda la luna (crescente)
•    il pessimista guarda la luna (calante)
•    l'artista guarda la faccia nascosta della luna
•    il pignolo guarda l'unghia
•    lo strabico guarda la luna e il dito.

editing del 24/11 (contributi dai commenti)
Quando il dito indica la luna…





19 ottobre 2011

Per Elisa

Ovvero Il padrino parte seconda.
Una volta, quando ancora la Chiesa non mi aveva scomunicato per la mia improvvida adesione alle aperture della legge Fortuna, ero molto richiesto sul fronte battesimale. Così sono stato richiamato la prima volta da mia sorella, per mia nipote, ed è stato quando sono arrivato alla cerimonia in anticipo su tutti perché ero nella fase Il Padrino parte prima.
Le mie figliocce salirono a due, quando il buon Giacomo (sì quello che mi chiama Ciccio) mi precettò per il ruolo di padrino, anzi semipadrino perché c'era pure la Betta, per la sua primogenita, l'Elisa appunto. Era il 1996 e la pupa aveva finalmente visto la luce dopo una gravidanza da non prendere sotto tacco.
Approfitto quindi per fare un uso privato del blog pubblico e postare i miei più cari auguri alla mia figlioccia Elisa (vedi foto).
Di una cosa, Elisa, mi scuso... di averti costretto in quel di Tarquinia a sciropparti 15 puntate di Dragonball con quella cazzo di sfera di energia che veniva dal cielo e giù e giù senza arrivare mai, quando invece tu avevi espresso chiaramente la tua volontà: "Epperò io volevo colorare!".
Spero che poi ti sia potuta sfogare colorando uno, dieci e mille fogli così come hai colorato vivacemente le vite di Giacomo e Lucia.
E scusami anche per Pietro, lo so quanto possano essere fastidiosi i fratelli minori, probabilmente se non andavo a tirarlo via io stava ancora impalato là, nel corso di Massa Marittima. Capita a tutti di sbagliare, non farmene una colpa.
Certo, con i genitori che ti ritrovi, il mio ruolo è svilito assai, per dirla tutta mi sento mobbizzato come padrino. Mai una volta che ci sia stato un bisogno chessò di portarti a pallavolo o di venirti a pigliare davanti a una discoteca. Ti giuro che l'avrei fatto volentieri, scommetto che hai un sacco di amiche con le mamme bone.
Vabbè, seddarcaso fischia e io arriverò al galoppo, manco fossi il cavallo di Zorro.
The last but not the least I want to say goodbye in English so I'm sure your father will not undestand these words although exists Google Translate. I embrace you and send you a big kiss. Your godfather.

Ti lascio con un testo dei Vicini di casa, trattasi non di Cinesi di via di Peretola e nemmeno dei miei dal cantiere sempiterno, sono un gruppo musicale degli anni '70 che si eran presi la briga di descrivere quest'età (15 anni) che non ritorna. A dirlo a te, a me non sono tornati indietro nemmeno i sedici, i trentotto o i quarantaquattro. Tienilo a mente.

Ti ricordi più i nostri quindic'anni
sulla strada della scuola
ci s'incontrava
e parlando del più e del meno
dei nostri affanni con la radio sull'orecchio
si sentiva:
"I'm so young and you're so old
this my darling I've been told"
e quando uscivamo dal liceo
prendevamo insieme il primo tram al volo
e scandalizzando un prete mi baciavi
e guardandomi negl'occhi sussurravi:
"oh Carol I am but a fool
darling I love you though you treat me cruel"
quindic'anni quindic'anni quindic'anni
poesia di un'età che non ritorna
sulla bicicletta in due senza mani
matti come due cavalli io e te..
ogni sabato io ti aspettavo in casa
ma la geografia era una scusa
tu sapevi che correvi certi rischi
quando al buio sentivamo il giradischi:
"forever love me forever
forever say you'll be mine"
quindic'anni quindic'anni quindic'anni
poesia di un'età che non ritorna
una sigaretta un prato e le canzoni
i padroni del domani io e..
..anni quindic'anni quindic'anni
poesia di un'età che non ritorna
sulla bicicletta in due senza mani
matti come due cavalli io e te...


E se li volete riascoltare 'sti 15 anni...

14 ottobre 2011

Interviste al coperto by Indoor Montanelli

- E così Hombre, lei ha deciso di aprire un blog.
- Garantito al limone.
- Il suo blog ci risulta tra i più seguiti del condominio.
- Veramente abito in una bifamiliare, e di là ci sta mia madre colla badante.
- Appunto, subito dopo il blog della badante di sua madre "Perù, c'è sempre un Perù", viene il suo.
- Grazie, ben gentile.
- Tutto questo successo... ma lei resta una persona semplice e anche un po' una testa di cazzo.
- Una deprecabile fuga di notizie.
- Quale obiettivo si prefigge? Vorrebbe raggiungere migliaia di lettori?
- Sarei già contento se mi leggesse mia moglie.
- Il suo motto "Bambini si nasce" ricorda il nick di uno dei più grandi blogger in attività, Mai Maturo.
- Fa' solo che l'agguanti e gli spezzi le braccine che lo trasformo in uno dei più grandi blogger e basta.
- E' nota la sua polemica sulla lunghezza delle email e dei post, potrebbe ospitare in segno di pace un post di Kisciotte detto anche il Mogol della Mancia.
- Certo, basta che me lo invii scritto in Gabelsberger.
- La Linea d'Hombre compie 3 mesi, si sente in dovere di ringraziare qualcuno?
- Sicuramente il mio più grande estimatore Graziano do Brasil, senza di lui che ha lasciato il primo commento ("Ma smetti!" diceva), non ce l'avrei fatta.
- Preferisce scrivere o leggere?
- Un po' e un po', questo è assodato.
- Pensa un giorno di raggiungere le valanghe di contatti?
- L'unica speranza mia so' i Cinesi, anche se sono capeggiati da un sobillatore di masse e perciò ne temo gli Effetti Collaterali.
- Quando saprà d'avere davvero raggiunto il successo?
- Quando alzerò i miei okkietti al cielo e vedrò l'Orsa Minore, l'Orsa Maggiore e l'Orsa Bipolare.
- Le hanno dato del folle (no, affamato no, abbassi pure la crestina), del pazzo scatenato, ci chiediamo se lei beve?
- Solo Spritz all'Aperol, roba buona, uno la mattina e uno la sera, quello mi dà davvero la carica.
- Lei è fiorentino, ma dalla parlata non si direbbe, ha studiato dizione?
- No, per codesta hosa hostì devo solo ringraziare una ragazza parte napoletana e parte nopea he lei la mi ha dato un aiutino per ordinare anche la hoha hola in un barre senza far figuruccia.
- Ci può parlare di questo metodo? Come funziona?
- Vado al bancone, guardo negli occhi il barista, fletto la faringe a 45 gradi e fo: "Una Pepsi per favore" "Abbiamo solo la Coca" "Va bene lo stesso, grazie."
- Ha imparato altro da questa esperienza col blog?
- Certo, che precarietà e felicità possono andare a braccetto, Che Camèl si scrive con l'accento sulla èl e che Sì Viaggiare di Battisti, confrontato alla Giovy, doveva intitolarsi Sì fare due passi.
- Si mormora che il suo pubblico sia prettamente femminile, ci pregano di chiederle dove lei collochi il sesso in un'ipotetica scala di valori?
- Solo al 3° posto. Dopo le tette e la figa.
- Infine c'è qualcosa che vorrebbe dire ai nostri lettori, ha una formula di saluto?
- Non ce l'ho, ma prendo a prestito una delle più belle chiusure per un post che si trovino in giro, un'invenzione di questo Speaker qui.

Questa è Radio Antella Libera, io sono Hombre e sto ascoltando Eve of Destruction di P.F. Sloan nella versione interpretata da Barry McGuire. Voi fate come cazzo vi pare.

7 ottobre 2011

Moglie e blog 2: Cineserie

SCENA 1 - Interno - Cucina - Mattino
Appena alzati, lei armeggia con la moka e il prontocaffè, è spettinata, forse ha sognato male. Lui dispone le tovagliette, scalda il pane e cava fuori il burro e la marmellata di lamponi dal frigo.

- No perché tu scrivi quelle cose sul blog, anche le nostre faccende private e poi se qualcuno le legge e ci arresta e ci dice "Ah, tu fai questo?"
- Ma chi?
- Che ne so, qualcuno, tipo i Cinesi.
- I Cinesi?
- I Cinesi sì, leggono quello che facciamo noi, poi arrivano e mi torturano, e la mia paura sai qual è? Che mi chiedano di fare i nomi e io i nomi non li so perché se li sapessi li direi subito, ché ho terrore del dolore fisico, ma sono innocente e non li so i nomi.
- Ma i nomi di chi?
- I nomi, i nomi, che ne so quali nomi? E così loro continuano a torturarmi.
- Ma chi?
- I Cinesi.
Lui riesce solo a pensare: "Uhm, Cinesi... i contatti non mancheranno!"
Tutto questo la mattina, prima del caffè.
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