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9 gennaio 2014

Ciao caro - Ciao bella

Non lo so, son saluti che mi suonano falsi come un biglietto da quindici euri.
Non basterebbe un ciao?
Questo caro o questa bella buttati lì così, spesso non sono altro che la versione pubblicamente spendibile di merda e zoccola.
Quando li sentite, anche rivolti a voi - soprattutto se rivolti a voi - provate a sostituire il lemma che segue il ciao con il suo significato larvato e vedrete che si sposa molto meglio con il giudizio oggettivo del salutatore riguardo al salutato.
Inoltre questi saluti, seminarli a spaglio su chiunque capita a tiro, anche e qualora in un caso remoto di supposta verità, li svuota totalmente di significato affossando non poco l’immagine del salutato che appare caro o bella solo giusto perché è il trattamento indistinto riservato agli umani dal salutatore in questione.
Il problema è se sia più nobile all'animo tornare ai tempi del gioca jouer e limitarsi all’oscillazione della manina senza alcuna responsabilità aggettiva (proprio con la a).
Ricordatevi dunque di lanciare il trova-sostituisci caro con merda e il trova-sostituisci bella con zoccola: restituiamo dignità alle formule di saluto!
Magari inizialmente fatelo solo nella vostra testa e poi, se funziona: pump up the volume.
Bon, ho finito, ciao cari.

5 febbraio 2013

Read Only Memory - n. 8

Leggere David Foster Wallace è un'esperienza mistica. E devastante.
Se ami leggere vieni preso per mano, a volte spinto con forza o trascinato, altre preso a calci nel culo fino a che ti guardi attorno e hai raggiunto la vetta, un punto panoramico talmente elevato da cui puoi intravedere il paradiso del lettore e percepirne l'estasi. Lassù dove senti l'odore di Omero e di Hemingway.
E ogni altro libro che hai letto sbiadirà nella tua bibliomente come fosse una banconota da mille lire centrifugata al dixan.
Se invece hai una qualche, benché misera, velleità di metter giù tre parole in fila, in un racconto, in un post o foss'anche in una lista della spesa, allora verrai ghermito e imbavagliato, infagottato stretto e macinato a testa in giù nel tritarifiuti usato da Steve Buscemi in Fargo. E ogni cazzosa cosa tu abbia scritto fino ad allora ti sembrerà elementare come una filastrocca per i bambini della materna ma, fatalmente, meno nobile.
E ogni cazzosa cosa tu abbia avuto in mente di scrivere finirà fortunatamente triturata con te.
Quindi, lettori, leggete Wallace che vi condurrà su di un celeste cammino e pseudo/aspiranti scrittori leggete Wallace che vi aiuterà a smettere.
Ho letto La scopa del sistema, ecco.
...
Vengo invitato da Rex Metalman a un qualche Rito della Pubertà in onore della figlia.
Detto rito consistente di file e file, di schiere e schiere, di intere nazioni di sfinite e nervose ragazze in smodati abiti rosa e pessimo portamento. Gracili, capo chino, mani poggiate reciprocamente sulle spalle, labbra in movimento esclusivamente se a ridosso dell'orecchio della vicina. Strabuzzo un po' gli occhi al mio terzo a quarto qualcosa e mi sento in un pantano ghiacciato e scrocchiante, gelido laghetto di fenicotteri canditi, fiori di neve che lentamente si screpolano sotto un sole di cristallo variegato. Poi le ragazze si trasformano e per un po' diventano vagamente rettilee, teste sporgenti come di tartaruga, vagamente anfibie, in apparente continuo scrutinio di premio o minaccia - con brufoli svettanti in determinati angoli di determinate bocche.
Sì, ovviamente tutte tranne Mindy Metalman, che era in abito bianco, con garofano di zucchero rosa, e capelli raccolti in una crocchia fitta ma con un'esplosione di nera ciocca qua, e là, e qua, avvisaglie della scura nova che la sua chioma era pronta a diventare da un momento all'altro purché qualcuno estraneo al mio ascendente lo volesse.
E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente.

...

Va bene, potete riprendere fiato, e magari lasciare la vostra traccia di lettura.

18 dicembre 2012

Ho una notizia da Darwin

Avevamo un gatto il cui nome era Darwin, in ricordo della via in cui era nato, a Bologna.
Mio figlio piccolo l'ha appena conosciuto, prima che venisse asfaltato dallo stadio involutivo homo in suv, però qualcosa del suo nome presagio gli deve aver passato, infatti France ha ritenuto di espormi la sua scala evolutiva dell'uomo:
  • sei nei pensieri
  • sei in pancia
  • sei un po' cresciuto
  • sei fuori
  • sei un neonato
  • sei un bambino
  • sei un cugino
  • sei un ragazzo
  • sei un uomo
  • sei un padre
  • sei uno zio
  • sei un nonno
  • sei morto
  • e morto stecchito


p.s. Ciao Darwin

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