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25 novembre 2014

La Morte Sospesa - Touching the Void

Qui si spoilera, ve lo dico, una vera e propria pioggia di spoiler come dio, o chi per lui, la manda.
Se hai intenzione di leggere il libro ti do due consigli. Uno, inizia direttamente dalle parole di Joe Simpson saltando tutte le varie copertine, la prefazione e la premessa; secondo, smetti di leggere ADESSO questo post.

Dalla Seconda di copertina
Nel giugno 1985, due alpinisti britannici, il venticinquenne Joe Simpson e il suo compagno di cordata, Simon Yates, hanno appena raggiunto la vetta del Siula Grande (6536 metri) nelle Ande peruviane, salendo per la prima volta la parete Ovest. Colti, sulla cima, da una violenta bufera, i due scendono lungo una ripida parete innevata, ma Simpson perde un appoggio e precipita su una roccia rompendosi una gamba. Yates cerca di calarlo per seracchi di ghiaccio con laboriose manovre di corda. Nonostante il gelo e l'oscurità tutto sembra procedere fino a quando non accade l'imprevisto: la parete è interrotta da uno strapiombo sotto il quale Joe si trova appeso, inerme. Simon non riesce a issarlo e rischia di venire trascinato anche lui nel vuoto…

Mi fermo, anche se il testo prosegue, qui mi è già venuta voglia di posare il volume se sono in libreria.
L’ebook non ha la seconda di copertina, almeno quello.

Dalla Prefazione di Mirella Tenderini (aprile 2011), 4 pagine
La morte sospesa è un libro diverso che si colloca tra i libri di alpinismo soltanto perché quando Joe Simpson, già infortunato, precipitò nel vuoto atterrando miracolosamente su una cengia di neve soffice…

per poi insistere con un vero e proprio riassunto di tutta la vicenda con una dovizia di particolari inquietante.

Dall’Introduzione di Chris Bonington (1988), 2 pagine
... una delle storie di sopravvivenza più straordinarie che abbia mai letto… Dal momento in cui Joe cadendo si rompe una gamba, fino alla fine della sua solitaria odissea, quando arriva strisciando al campo base…

Ed ecco che anche l’ultima sorpresina se ne va, e la lettura del testo dell’autore ancora non è cominciata.

Poi – FINALMENTE – prende il via La Morte Sospesa di Joe Simpson, ma è tardi, in eccezione al meglio rispetto al mai.

Davvero non riesco a comprendere una scelta editoriale così decisa e così - come dire? - SBAGLIATA. È l’unico aggettivo con il quale riesco a qualificarla.
E non che presentare una storia vera debba introdurre una sorta di tolleranza allo spoiler o, peggio, auspicarla. Non è un articolo di cronaca che per esigenze giornalistiche deve essere sintetizzato già nelle poche parole usate per il titolo, qui si tratta di vendere più copie possibili di un libro, nell’interesse di Simpson e dell’editore (Corbaccio), e l’assurda zappata che si danno sui piedi ferisce fatalmente anche il lettore.

Su Repubblica del 26 ottobre scorso esce Non dirmi come va a finire, un pezzo spregiudicato ed ironico di Gabriele Romagnoli sulla questio spoiler.
SPOILER alert: al termine di questo articolo, in Brasile, una donna morirà. E quindi, che si fa: si smette di leggere perché la fine è nota? O si prosegue per scoprire che cosa c'entra una casalinga di Recife con l'anticipazione di una trama?

Cominciamo col dire che l’incipit scelto da Romagnoli è furbescamente fuorviante e tende a generare empatia per lo spoiler, però truccando le carte. Lo spoiler è tale perché anticipa qualcosa sull’oggetto di discussione (romanzo, film, o articolo di giornale in questo caso) non perché propone divinazioni più o meno scontate su fenomeni che magari si realizzeranno sì, ma in tutt’altri contesti.

Detto ciò il pezzo prosegue:
Due amici si incontrano uno ha già visto la nuova stagione di True Detective l’altro no. Cosa succederà? Ecco l’era dello spoiler. Un tempo, da Star Wars a Psycho si riusciva a proteggere il colpo di scena. Ora viviamo in una ucronia(*) collettiva. Libri, film e serie tv fluiscono in uno spazio-tempo che elude i confini, rimbalza da satelliti, cade nella rete. La fruizione non è più guidata ma libera.
...
... chi non sa che Ulisse torna a casa e fa un massacro?

Ma anche il paragone con l’Odissea non è rispettoso di un’analisi oggettiva, perché spoilerare un classico non ha e non può avere la valenza di spoilerare un film che ancora deve uscire o il finale di una serie TV.
Ci sono da fare considerazioni sui tempi anche. Si parla, ad esempio, de Il Sesto Senso e di come la produzione impose l’assoluto riserbo sulla pellicola per preservare l’effetto sorpresa allo spettatore, ma paradossalmente adesso lo spoiler su quel film è depenalizzato e se incontri qualcuno che non l’ha ancora visto sei quasi autorizzato e tenuto a spifferarglielo, a mo’ di punizione.
Romagnoli chiude con una riflessione sulla vita…
...poiché la nostra esistenza soggiace all’unico spoiler ineludibile, viviamo eludendo il quando e il come ma non il se.

Particolare anche la visione di Guia Soncini, sulla pagina accanto, che scaglia un vero e proprio attacco contro i lagnoni dello spoiler, oltre a esporre la sua teoria di ideale lettura:
L'estate della seconda media la passai a leggere tutti i romanzi di Agatha Christie. Tutti con lo stesso metodo: prima la lista dei personaggi che c'era all'inizio; poi le ultime cinque pagine, quelle in cui miss Marple o Poirot svelavano l'assassino; infine il libro dall'inizio: sapendo già chi erano i cattivi e a chi dovevo fare attenzione, potevo godermi la storia senza concentrarmi sui personaggi sbagliati.

Ma qui siamo all’eresia pura, lascio ad altri il compito di santinquisire.

In definitiva sarei davvero curioso di conoscere le motivazioni che hanno portato Corbaccio a confezionare la storia di Joe Simpson così, magari chiedo.

(*) ucronia, devo dire, è bello.

p.s. Simpson e Yates a tutt’oggi restano gli unici alpinisti ad avere scalato la parete ovest del Siula Grande.
edit p.s. avete provato a intonare Touching the void al ritmo di Pump up the volume? Secondo me funziona.

1 marzo 2012

La Dieta Dukan


Digitando "Du" su san Google motore martire, dopo Ducati, Dubai, Durex e Durc appare Dukan, la dieta che va per la maggiore. Un 5° posto incredibile con tendenza a salire. Certo Durc lo vedo più indietro in graduatoria, a meno che non sia il nome di un Pokemon.
Durc, usa fuoco carica! Sì, potrebbe essere.
Su La Linea siamo obbligati dallo statuto a discutere di dieta e magrezza, e difatti non è che ci chiamiamo Le Lonze d’Hombre.
Poi, non appena La Linea d’Ombra chiederà la chiusura del blog, cercate pure Le Lonze, perché non credo che quei fetenti di Coca Colla alzeranno un dito per me, se non il medio. Burp.
Tutti ne parlano, molti la seguono, ma non è la farfallina di Belén: è la dieta Dukan.
Se penso alla dieta mi viene in mente questo post dell’amico Chiagia, è meraviglioso, leggetelo, bastano 10 secondi. Di Dukan invece hanno anche già disquisito in modo amabile e disagiato qui.
Il risultato è garantito, la prima settimana si perdono 2 chili assumendo solo proteine e 3 cucchiaiate di crusca d’avena al giorno, temo prodotta dal buon Dukan, poi si susseguono altre fasi ma, sinceramente, non sono né in grado né voglioso di disquisirne.
L’aspetto fantastico della dieta è che per tutti i cazzo di giovedì della vostra vita mangerete solo e sempre proteine, niente grassi, niente zuccheri, niente carboidrati (ripeto: niente carboidrati), questo contribuirà a rendervi tutte strafighe (gli uomini è provato che non arrivano al primo giovedì) e, soprattutto, vi porterà a rivalutare il lunedì, che perderà il primato di giorno più odiato della settimana.
Ah, un’ultima cosa: basta con la minchiata sono d’ossatura grossa, non ci credete più nemmeno voi.

p.s. per chi non l’avesse capito, questo post nasce dall’esigenza di portare nuova linfa e contatti sul sito. Non a caso sono state utilizzate alcune tra le prime 100 chiavi di ricerca del web: Dukan, Pokemon, farfallina di Belen, strafighe, minchiata, chiavi di ricerca del web e huge tits.


30 dicembre 2011

Rapporto di Lettura 2011

Non sono un recensore di libri, sono un lettore e come tale ho i miei gusti, tra l'altro, mutevoli nel tempo.
L'elenco che segue, per questi motivi, non può considerarsi una classifica, semmai, più propriamente, un rapporto di lettura.
Le votazioni (espresse in Carver) sono il frutto del mio personalissimo gradimento.

Vi invito quindi a considerare con le dovute molle i voti che, comunque, mi va di affibbiare.
Magari qualche spunto, quello sì, si può trarre.
In sintesi il 2011 si chiude con 3 capolavori, tanti libri sopra la sufficienza (considerate che quasi sempre gli insufficienti li abbandono prima, cosicché non arrivano a figurare in nessun rapporto di lettura), e alcune inevitabili delusioni.


Olive Kitteridge - Elizabeth Strout (3,4)
Un personaggio speciale, Olive, che veleggia lontano dagli stereotipi letterari, un personaggio nel quale non ti va d'immedesimarti e che ti offre una visione asciutta del suo mondo, un mondo vero.

Senza Luce - Luigi Bernardi (2,6)
Una bella idea, sviluppata con stile e senza fronzoli.

Aria Sottile - Jon Krakauer (3,6)
Per un appassionato come me della letteratura di genere, un testo da divorare. Un documento appassionante.

XY - Sandro Veronesi (1)
Una delusione. Un libro ben scritto, frutto anche di ottima documentazione su alcuni dei temi trattati. E basta. Proprio basta. Trama e epilogo inaccettabili per un lettore. Un libro che elude furbescamente le regole più banali della scrittura. "Niente trucchi da quattro soldi" tuonava Carver, lo sento che si rivolta. Un romanzo che mai nessun editore avrebbe accettato da un esordiente, e questo per me è motivo sufficiente per considerare tempo perso le ore dedicategli.

Che tu sia per me il coltello - David Grossman (3,2)
Il libro più sottolineato dell'anno. Sviluppa una situazione non originalissima (scambio epistolare) in modo ricercato e con una scrittura affascinante. Siete innamorati (ma davvero!)? È la lettura che fa per voi.

Flemma - Antonio Paolacci (2,5)
Un romanzo d'esordio di spessore. Una scrittura fin troppo ricca lo appesantisce un po', per il resto è perfetto.
Crea suspance e non lascia dubbi antipatici al lettore. Ti fa capire alcune situazioni ed evoluzioni della trama senza esporle direttamente e questo è un merito. Sempre se le capisci.

Niente da Capire - Luigi Bernardi (2,9)
È una raccolta di racconti incentrati sul personaggio di Antonia Monanni, un magistrato molto umano. Alcuni dei racconti sono piccole perle che meriterebbero una votazione più alta.

Odore di chiuso - Marco Malvaldi (3)
Il modo in cui questo ragazzo scrive è un piacevolissimo cocktail giallo/ironico. Farà strada, tanta.

Hanno tutti ragione - Paolo Sorrentino (3,5)
Ho già parlato di questo romanzo che secondo me ha una prima parte straordinaria da un punto di vista narrativo (con una prefazione da 4,5), ma poi si perde in una serie di personaggi tutti troppo sovrapponibili.

Canale Mussolini - Antonio Pennacchi (4,2)
Un capolavoro. È una vera forza questo romanzo. Storia vera sullo sfondo, ne senti l'odore e il sapore, personaggi superbamente descritti. Alla fine, la sensazione che ti lascia è che vorresti averlo scritto tu. Maledeto Pennacchi e maledeti i Zorzi vila.

La vita agra - Luciano Bianciardi (2,2)
Un libro amaro, uno spaccato duro e alquanto deprimente. Non ero nel momento giusto per sorbirmelo.

La biblioteca dei morti – Glenn Cooper (1,8)
Intendiamoci è un libro che può piacere e che, comunque, si legge d'un fiato, volendo. Ma anche no. Penso che a vent'anni (i miei vent'anni) mi sarebbe piaciuto parecchio, ma adesso non è più uno stile che mi si confà. Molto mestiere, ecco... ricorda Dan Brown. Ah, e poi c'è un episodio fondamentale della trama spiegato con sufficienza e non accettabile.

La briscola in cinque - Marco Malvaldi (2,4)
Una lettura leggera ma molto piacevole, si sorride, spesso anche si ride.
Il primo romanzo coi personaggi del BarLume, Ampelio & Co., tipi da conoscere.
Deludente la soluzione del giallo, a mio parere molto scontata.

Il gioco delle tre carte – Marco Malvaldi (2,8)
Ancora al BarLume, gli ingredienti sono gli stessi e il risultato più che sufficiente.

Momenti di trascurabile felicità - Francesco Piccolo (2,5)
Niente di che. Belle fotografie di vita vissuta, alcune situazioni anche esilaranti.
Una lettura semplice e nel complesso gradevole, del resto non penso che l'autore puntasse a qualcosa di diverso.

Pastorale americana - Philip Roth (4,3)
Un capolavoro. Non c'è molto da aggiungere. Un bel malloppo di pagine che si fanno ingoiare in fretta. Si parla de Lo Svedese, della sua vita, della sua famiglia, ma nulla è banale.
Il problema più grosso è che quando l'hai finito ne vorresti altre due o trecento pagine.

Le correzioni - Jonathan Franzen (4,4)
Un capolavoro. E non ve lo sto certo a dire io.
Franzen ha una capacità fuori dal comune di entrare dentro ai personaggi, ai loro pensieri, ai loro desideri, alle loro paure e descrive il tutto con maestria, dovizia di particolari e ricercatezza di lessico impareggiabili. E li distingue i personaggi, nettamente uno dall'altro, con le loro peculiarità e le loro anime. È una lettura che richiede attenzione e tempo (le 5 pagine a sera non vanno bene), altrimenti può tendere al pesante.

Lotta di classe - Ascanio Celestini (2,8)
Lo leggi e ti senti nelle orecchie la voce di Ascanio, questo ti aiuta anche un po'.
Storie amare ma con picchi gustosi d'ironia, come piace a me.

Burned children of America - AA.VV. (2)
Nel complesso deludente, contiene un racconto di DFW, l'ho preso in biblioteca solo per quello.

Una vita da lettore - Nick Hornby (n.v.)
Un ottimo stacco tra un romanzo e l'altro. Un lettore coi controfiocchi come Hornby può con venti righe di recensione prenderti a calci nel culo fino alla libreria più vicina per farti acquistare quello che lui decide. E io mi ci lascio pigliare, a calci.

Antologia lama e trama 2011 – AA.VV. (n.v.)
Mi sento di dare un voto (3) solo allo splendido racconto di Giampaolo Simi che apre la raccolta: The Winner Takes It All.

Sotto il crinale e altri racconti - Ernest Hemingway (3,5)
Non stiamo qui per divulgare il verbo. Hemingway è Hemingway, possiamo solo chinare il capo e godere dei suoi scritti.

Arrivederci amore, ciao
- Massimo Carlotto (3,2)
Una rivelazione. Titubavo, e invece meritava eccome. Storia a parte è la pulizia della scrittura (e i carveriani sanno di cosa parlo) il suo massimo pregio.
Dritti al punto, senza inutili orpelli. Prevedo di dedicarmi all'Alligatore nel 2012.

L'estate torbida - Carlo Lucarelli (2,6)
Avvenimenti vissuti da vicino dai miei vecchi e spesso sentiti in salse simili nei loro racconti.
Il giallo intreccia la storia in un canovaccio in cui Lucarelli è maestro.

Trilogia della città di K. - Agota Kristof (2,8)
Sulla scrittura niente da dire: un punto d'arrivo.
La trama mi ha lasciato non pochi dubbi e con la lettura della seconda e terza parte s'ingarbuglia forse un po' troppo. Almeno per me. Alla fine la sensazione è che non tutti i tasselli siano andati a posto. Affascinante la prima persona plurale scelta per narrare il primo episodio della trilogia.

La traccia dell'angelo - Stefano Benni (2,2)
Un libro poetico, troppo per il Furio di questo tralcio di vita, con una buona idea (peraltro non originale) sviluppata con esperienza.
È un regalo di mia nipote e l'ho letto su una copia autografata da Benni stesso, con dedica personalizzata e disegno di Lucio Lucertola (da Comici Spaventati Guerrieri).

Storia della mia gente - Edoardo Nesi (2,5)
Saggio amaro sulla crisi dell'industria tessile nel pratese.
Nesi e la sua famiglia avevano un'impresa e in quest'opera Edoardo ne racconta l'origine, l'ascesa e il declino. Alcuni sfiziosi aneddoti letterari impreziosiscono l'opera.

Mattatoio n. 5 - Kurt Vonnegut (2,9)
Un'opera difficile da classificare. È fantascienza reale. È realtà fantastica.
Prende spunto dalla sua vita, Vonnegut, dal bombardamento di Dresda della Seconda Guerra Mondiale, e viaggia libero, con Billy Pilgrim, nel tempo e nello spazio.
Fino a Tralfamadore. In certi spunti mi ha ricordato Salinger.

Volevo vivere per sempre - Sally Nicholls (2,3)
Un libro triste, si piange, da evitare se in depressione o in odore di.
La scrittura è forzatamente semplice (è il diario di un bambino), ma certe riflessioni appaiono eccessive per un bambino dell'età del protagonista.

Open - Andre Agassi (3,3)
Se amate il tennis Andre vi offre un esclusivo sguardo dall'interno, ma è gradevole comunque, seppure in certi tratti appare un po' forzato.
Da un punto di vista tennistico non è che sia di grande aiuto - Agassi odia il tennis! - ma ti spinge ad aggredire quella cazzo di pallina gialla, questo sì.

8 novembre 2011

Comodino condominio

Sul mio comodino ci sta una pila di dieci libri.
In basso, a piano terra, gli ultimi tre letti. Attraversano quel limbo temporale che va dal termine lettura fino alla libreria e sono a disposizione come diligenti soldatini pronti ad aprirsi alle pagine evidenziate o a quelle colle orecchiette per riflessioni postume e riletture a stralci.
Subito sopra, al primo piano, tre libri ammezzati. Sono quelli interrotti, sono in attesa di tempi migliori. Aspettano che la mia indole volubile o una nuova condizione mentale, una curiosità irrisolta, una spinta aliena, possa riportarli in vita, in mano mia. O che un vento di sconfitta li scaraventi in uno scaffale anonimo senza passare dal piano di sotto, quello dei libri letti.
All’ultimo piano ci sono i prossimi tre libri che leggerò, sono un perno imprescindibile della mia serenità, il pungolo a ingoiarsi più parole possibili ogni sera, per arrivare, un giorno, a loro. Mi rassicurano, li guardo e so che anche domani, anche tra un mese, avrò qualcosa di cui nutrire la mia pancia di lettore.
Infine l’attico dove ci sta il libro che sto leggendo. Lo leggo la sera, di solito a letto, ma è un angelo custode discreto che si muove piano con me anche durante il giorno. Le sue parole, il suo stile, le sue atmosfere e i caratteri dei suoi personaggi influenzano la mia vita anche solo accompagnandomi in ufficio o a comprare il pane.

I dieci oggi, dall’attico fino al piano terra:

Le Correzioni - Jonathan Franzen
La Traccia dell'Angelo - Stefano Benni
La Fortezza della Solitudine - Jonathan Lethem
Storia della Mia Gente - Edoardo Nesi
La Caduta dei Giganti – Ken Follett
Il Vangelo Secondo Gesù Cristo – José Saramago
Bella Vita e Guerre Altrui di mr. Pyle Gentiluomo – Alessandro Barbero
Trilogia della Città di K. - Agota Kristof - (2,8)*
Pastorale Americana - Philip Roth - (4,3)*
Aria Sottile – Jon Krakauer - (3,6)*

* - Votazioni espresse in Carver

14 settembre 2011

Walter ego

Non parlerò di Bonatti alpinista, le sue imprese sono note - o dovrebbero esserlo - a tutti.
Non parlerò della vicenda del K2, la cui verità è nota - o dovrebbe esserlo - a tutti.
Voglio invece ricordare il Bonatti uomo vero, il Bonatti che restituisce il Cavalierato di Gran Croce quando scopre di essere stato accomunato nell'onorificenza a Compagnoni.
Bonatti è un uomo a cui ispirarsi, un simbolo d'integrità e coraggio.
Consiglio a tutti la lettura di K2 - LA VERITA'.
3,3 Carver (*)
La storia della più grande impresa dell'alpinismo italiano va riscritta, ci vuole coraggio.



Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso.
E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso.

(Walter Bonatti)
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